Si tocca i genitali: il perchè dei giochi autoerotici

Giochi autoerotici dei bambini

Si tocca i genitali: il perchè dei giochi autoerotici

Quando si toccano gli organi genitali: come comportarsi di fronte ai giochi autoerotici dei bambini? Molti genitori quando vedono che i loro figli piccoli si toccano gli organi genitali si sentono a disagio e spesso ricorrono a minacce oppure fanno finta di nulla!

La mamma di Marina chiede un colloquio. Quando arriva all’appuntamento, da sola, sembra imbarazzata e quasi disperata. La sua bambina ha 10 anni, frequenta la quinta elementare e si tocca i genitali continuamente. Lo fa in ogni dove, a volte, a casa, lascia il gioco per isolarsi e toccarsi.

In altri momenti, davanti alla tv, la vede che si sta toccando e ha il viso rosso con un’espressione ‘strana’. Ma la lascia stare, la sua è diventata un’abitudine. La signora svolge un lavoro che la impegna tantissimo e passa poco tempo con la piccola.

Ha una figlia più grande di 8 anni che esclude continuamente Marina dalla sua vita e dal suo ambiente, la caccia infatti quando entra nella sua stanza e tocca le sue cose. Litigano spesso.

Le maestre di Marina dopo circa 8 mesi mi riferiscono che questa bambina ha cominciato a masturbarsi in classe. Si struscia sugli angoli dei banchi, cambia espressione del viso, si capisce che prova piacere a farlo, a volte anche sugli altri bambini.

Sono imbarazzate, non sanno come intervenire, quando si accorgono che sta avvenendo cercano di distrarla. Ne hanno parlato una volta alla mamma ma da allora non è cambiato niente, sembra che il suo comportamento stia diventando più insistente e sono preoccupate per l’anno prossimo perché passerà in prima media.

La sua mamma lavora molto per cui, a scuola, viene sempre il papà e con lui non sentono di avere grande confidenza. Per questo preferiscono tacere.

L’autoerotismo nei bambini è molto frequente, spesso usano tale pratica come gioco. Scoprire il proprio corpo per un bambino è un’esperienza graduale che comincia sin dai primi giorni dopo la nascita.

Infatti, tutte le singole parti rappresentano una sorpresa continua anche in relazione all’ambiente. È tramite il corpo che il neonato apprende a differenziarsi dalla mamma definendo i suoi confini sul piano relazionale e personale.

È così che esplora anche i suoi genitali, provando al contempo piacere nel farlo. Il suo vissuto, però, è molto diverso da quello di un adulto che interpreta a suo modo tale ‘autoerotismo’, soprattutto quando il comportamento col passar del tempo diventa ripetitivo.

La sua scoperta principale è la sensazione di piacere legata al toccarsi ma che poi, a distanza, tralascia poiché la sua ricerca termina.

Difatti, i giochi autoerotici nei bambini fanno parte del processo di crescita.

Il comportamento dei genitori

A tal proposito molti adulti tendono a punire il bambino che tocca le sue parti intime – e spesso lo fa anche per indicare la sua necessità di espletare dei bisogni fisiologici – e ad indurre in lui un senso di vergogna per un gesto naturale che non ha nessun significato erotico.

La vergogna non ha una connotazione negativa ma diventerebbe una limitazione per quanto riguarda l’esperienza personale andando ad inficiare l’autostima e l’immagine di sé. Molto dipende anche dal tipo di educazione sessuale che hanno ricevuto i genitori e che tendono ad inculcare nei loro figli.

Spesso i limiti personali vengono trasmessi senza consapevolezza, mentre una maggiore apertura rispetto alla comprensione di tali comportamenti permette una diversa accettazione.

L’emozione della vergogna si manifesta attorno ai 2-3 anni di vita, dopo le emozioni primarie, e consente l’interiorizzazione di condotte morali e di norme sociali.

Attraverso di essa il bambino percepisce l’importanza dell’immagine di sé rimandata dall’esterno e se sminuita da figure significative per la crescita quali genitori, nonni e insegnanti, tenderà ad inibire la sua capacità di espressione restando ‘bloccato’ su aspetti di sé che non lo faranno sentire ‘all’altezza della situazione’. Altre volte, il bambino viene addirittura ignorato e ciò diviene anche un problema perché sta cercando di comunicare qualcosa che non viene recepito. È chiaro, quindi, che una via di mezzo potrebbe essere l’atteggiamento giusto per affrontare tali situazioni. Ossia, chiedere al bambino cosa induce il suo comportamento senza nessun genere di giudizio sottostante.

Quando preoccuparsi

In alcuni casi, l’atteggiamento autoerotico diviene persistente al punto da manifestarsi anche in circostanze pubbliche.

Può capitare che il bambino comincia a toccarsi in un ambiente intimo, quale quello familiare, ma col passare del tempo la sua esigenza si estende anche ad ambiti esterni, quali la scuola o spazi pubblici condivisi.

Ed allora, il gesto che poteva essere considerato semplicemente auto consolatorio diventa un modo per scaricare l’ansia o una preoccupazione intensa che lo ha investito.

Nella sua vita, alcune circostanze possono aver contribuito all’insorgenza di ansie e inquietudini come l’ingresso a scuola, la nascita di un nuovo fratellino, la separazione di genitori, un trasloco, un cambiamento d’ambiente, l’inizio o la ripresa dell’attività lavorativa della mamma, la trascuratezza nei suoi confronti. Il bambino ha quindi bisogno di più attenzioni.

È bene in queste circostanze non drammatizzare e non sgridarlo poiché sta già vivendo un disagio che può essere amplificato dal comportamento accusatorio dell’adulto.

Bisognerebbe, invece, abbracciarlo, rassicurarlo e parlare più apertamente con lui così da comprendere quali siano le reali apprensioni che lo portano ad avere un atteggiamento compulsivo, considerandolo al pari di qualsiasi altra manifestazione d’ansia.

La ricerca del piacere infatti assume una funzione di appagamento emotivo che diversamente non riesce a placare. Come in molte altre situazioni è opportuno confrontarsi con un professionista per prendersi cura del malessere evidente che sta manifestando.

Molto spesso si tralascia l’importanza del caso, come nell’esempio succitato, e si rischia di farlo aggravare ulteriormente.

Infatti, a lungo andare, oltre a porre in difficoltà il bambino nelle situazioni sociali, potrebbe divenire un’esigenza cronica nel periodo adolescenziale quando i ragazzi hanno necessità di confrontarsi con i coetanei ed assumere un comportamento di tipo etero erotico.

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Источник: https://www.pianetamamma.it/il-bambino/sviluppo-e-crescita/si-tocca-i-genitali-il-perche-dei-giochi-autoerotici.html

Masturbazione infantile

Si tocca i genitali: il perchè dei giochi autoerotici

Questo articolo poco aggiunge su ciò che già è scritto da altre parti nel web sulla masturbazione infantile.
Vorrebbe solo fungere da monito sull’uso delle informazioni.

Qualche tempo fa, durante un colloquio con due genitori, mi viene posto il dubbio (di molti) su come intervenire di fronte al bambino che si tocca i genitali.

Stavamo parlando di un maschietto di nemmeno 6 anni che si strofinava la patta dei pantaloni in più contesti (pubblici e privati, stressanti e piacevoli).

I genitori in questione raccontavano di relazionarsi al comportamento in modo consono al “MANUALE DEI BUONI CONSIGLI“.
Buoni consigli sulla masturbazione infantile che si trovano in molti altri psico-articoli e che si possono riassumere in:

  1. non allarmarsi, è una fase naturale dello sviluppo: finirà da sola
  2. non ingigantire il gesto e, quindi, non attribuire significati dell’adulto al mondo del bambino
  3. chiedere con garbo e naturalezza al figlio se c’è qualche motivo per cui si stia “toccando”, per valutare che la sensazione sia il piacere e non prurito, dolore o altro che richiederebbe una visita pediatrica
  4. promuovere l’acquisizione della norma sociale che prevede che la masturbazione sia cosa privata e, quindi, invitare il figlio a farlo quando è da solo (e con le mani pulite)
  5. rivolgersi a pediatra e psicologo se la cosa diventa eccessiva.

Ecco. La psicologia (che sul web è sempre più scienza affermativa e talvolta da punto esclamativo, piuttosto che restare scienza umile e da punto interrogativo) fa la morale :S

Certo, perché un bambino che si masturba è l’occasione per dire al senso comune e alla gente della strada che è solo la devianza alla loro moralità che fa percepire la cosa come problematica. Abbandonando questa “chiusura mentale”, si potrà facilmente desumere che l’atto autoerotico sia una fondamentale tappa di crescita.

Mentre uno psicologo dice e scrive questo, migliaia di bisnonne ottuagenarie delle campagne italiane stanno dicendo alla figlia allarmata dal nipotino che si gratta le tasche “Ma cossa vutu preoccuparte, varda che bel che l’é! Vien qua pitusseto che zioghen a carte” (per i non veneti “Ma cosa vuoi preoccuparti, guarda che bello che è! Vieni qui pulcino che giochiamo a carte”).

Fondamentalmente è la stessa cosa detta dagli psicologi. Con di più, da parte delle bisnonne, l’intervento distraente nei confronti del nipotino onanista che interrompe l’azione :).

Si perché, il punto 4 dei buoni consigli lascia il dubbio di classificare come atto masturbatorio (quindi da fare in bagno o sotto le coperte) il gesto del proprio figlio.

Questo magari è un anticipare un senso che per ora il bimbo non ha (vedi approfondimenti Veglia).

Quindi tra i buoni psico-consigli e la bisnonna, vince la bisnonna.

Però la psicologia aggiunge: “Masturbazione infantile?” Attenzione che la cosa non sia “eccessiva”.Eccessiva rispetto a cosa?

Qual è il limite? È numerico, cioè la frequenza delle volte in cui il bimbo si strofina su qualcosa? Oppure la durata dell’atto? O il tempo di persistenza del comportamento misurato in mensilità?

Il limite è un limite morale.
Cioè cosa sia giusto o non giusto, tollerabile o non tollerabile per la cultura sociale di riferimento e per la nuova narrazione che in essa è mantenuta.

Un genitore che chiede consiglio lo fa perché percepisce l’atto come eccessivo, l’esperto lo valuta con gli strumenti di una “morale” differente e lo giudica non eccessivo. C’è poco di scienza e c’è poco da arrabbiarsi o scandalizzarsi se alcuni genitori hanno una morale molto diversa da quella proposta dalla attuale psicologia. Non solo per la masturbazione infantile.

Ma dato che cogliere la morale è utile affinché una storia acquisisca senso nell’indirizzare la realtà:

ps: Pillole  Strategiche  (ovvero)

  1. parlate con vostra nonna, meglio se la invitate a pranzo la domenica (o andate da lei) e provate a chiederle che ne pensa
  2. se non va bene con la nonna bigotta scegliete l’altra (come dicono i 5 “buoni consigli”, l’obiettivo è quello di trovare il modo per pensare e comportarsi come se lo strofinarsi non sia un problema, ma una delle tante scoperte)
  3. non fate grandi discorsi alla bimba, che poi vi incartate e vi vengono fuori frasi senza senso. Volete che vostra figlia cresca senza problemi sessuali, che abbia consapevolezza del proprio corpo e delle sensazioni che ogni parte di esso può darle. Lasciate che sperimenti, senza sgridarla, dimostrare vergogna o imbarazzo. Vale anche per la distrazione: dev’essere naturale e, quindi, non tempestiva
  4. se è “eccessivo”, fermatevi e parlatene tra voi genitori. Cos’è questo “troppo”? Quale sarebbe il limite giusto? Indagate la vostra morale e valutate se è utile alla crescita di vostro figlio ai nostri tempi
  5. se non trovate una risposta certa e andate da uno psicologo. Se questo sarà coerente con la sua scienza, vi lascerà nel dubbio, lo approfondirà e vi farà apprezzare l’incertezza. Se poi la masturbazione è legata a stress, rabbia, vergogna o ad altre eccezioni moralmente disfunzionali, lo psicologo saprà valutarle ed intervenire
  6. il pediatra, è un medico che vedete spesso. Molti medici assieme a tanta esperienza e professionalità hanno anche tanto buon senso. Il pediatra vi aiuterà a capire se vi sono complicanze cliniche, se è solo una vostra preoccupazione o se è meglio rivolgersi ad uno psicologo.

Volevo farvelo sapere. E sebbene mi occupi di diverse problematiche legate all’infanzia è da questa pagina che vengo contattato più spesso per indicazioni e consigli: in giro ci devono essere dei bimbi arrapatissimi =)

Sessualità del bambino – spunti

Alexander S. Neill: “Se la madre prestasse alle attività orali del bambino la stessa virtuosa attenzione che presta alle attività genitali, il succhiarsi il pollice diventerebbe una caso di coscienza.” (da “Summerhill un’esperienza educativa rivoluzionaria”, Rizzoli, lo trovate anche in pdf)

Erving Goffman: “Ciò che è importante riguardo ai criminali – e altri desperados sociali come i bambini, i comici, i sabotatori e coloro certificati come pazzi – non è ciò che fanno o perché lo fanno… ma la luce che per contrasto la loro situazione getta su ciò che noi facciamo.” (Da “La vita quotidiana come rappresentazione” il Mulino)

Fabio Veglia: “I bambini usano la sessualità con intenzioni esplorative per conoscere il proprio corpo e quello delle persone dell’altro sesso, e orientano la loro ricerca sia verso i coetanei che verso alcuni adulti significativi.

Sono interessati alle differenze morfologiche, alle funzioni dell’apparato genitale e al mistero del concepimento e della nascita. Durante l’esplorazione incontrano il piacere sessuale sia sul piano fisico che emozionale, lo organizzano in giochi autoerotici o in giochi sessuali condivisi tra coetanei, ma non lo orientano verso un investimento interpersonale.

Non sono ancora capaci di integrare il sesso con le relazioni significative e con l’amore, e sono ben protetti dal rischio di collegare la sessualità con l’attaccamento e l’accudimento.

[…] Durante l’infanzia si preparano i linguaggi e le metafore, le grammatiche dei sentimenti e le mappe incorporate grazie alle quali, un giorno, gli stessi saranno narrati  e condivisi.” (Da “Sessualità e sviluppo: implicazioni psicopedagogiche, psicopatologiche e cliniche in età evolutiva”)

Источник: https://www.studiobidogia.it/clinica/masturbazione-infantile/

La masturbazione infantile psicologia Torino per bambini

Si tocca i genitali: il perchè dei giochi autoerotici

Nei Tre saggi sulla teoria sessuale (1905), Freud scrive che “una delle credenze popolari sulla pulsione sessuale consiste nel ritenere che essa sia assente nell’infanzia e che si risvegli soltanto nel periodo di vita che si definisce pubertà. Questo non è soltanto un errore banale, bensì anche un errore che comporta gravi conseguenze …”.

Secondo Freud la vita sessuale esiste fin dalle prime ore di vita, quando il bambino prova piacere sessuale nel poppare; gradualmente il piacere erotico dalla bocca si trasferisce ai genitali, di conseguenza possiamo affermare che la masturbazione nel bambino è una scoperta naturale.

Quindi, la masturbazione infantile è assolutamente normale e può verificarsi anche in bambini molto piccoli.

In genere, nella naturale esplorazione del proprio corpo, il bambino scopre che gli organi genitali offrono sensazioni calmanti e più piacevoli rispetto ad altre parti del corpo.

Ne consegue che, già a partire dai due anni, la masturbazione va accettata con serenità e che per i bambini rappresenta una forma di consolazione alla quale ricorrere nei momenti di noia, stanchezza e solitudine.

Il bambino piccolo, che si masturba, appare concentrato nell’atto stimolatorio e non prova alcun imbarazzo, non ha motivo per non toccarsi e per nascondersi agli sguardi altrui, perché non conosce ancora il senso del pudore. Intorno ai tre/quattro anni, con lo sviluppo del senso del pudore, il bambino inizia a praticare la masturbazione in situazioni di intimità.

Di fondamentale importanza è la reazione dell’adulto a tutto questo, perché un atteggiamento di riprovazione o punitivo, rischia di sviluppare nel bambino dei tabù o delle reazioni negative nei confronti della sessualità. Inoltre, tale atteggiamento può rafforzare l’autostimolazione dei genitali, perché pensare di compiere un atto proibito, può spingere il bambino ancora di più verso l’isolamento e l’autoerotismo.

Quale comportamento dovete tenere voi genitori e in generale le figure di riferimento?

I bambini che si masturbano, spesso lo fanno perché sentono il bisogno di attenzione e coccole. Di conseguenza:

  • non sgridateli, non colpevolizzate il “desiderio”, perché il divieto introiettato e la vergogna provata, potrebbero compromettere il normale funzionamento sessuale nell’età adulta; appaiano invece adeguate la relazione affettiva e  il contenimento da parte vostra;
  • non dite loro che si sentiranno male, o che queste cose si fanno solo da grandi;
  • non trasmettete ai bambini eventuali vostre preoccupazioni circa la loro attività masturbatoria, al fine di evitare che giudichino in senso negativo un comportamento che di per sé negativo non è;
  • ritagliatevi del tempo da dedicare ai vostri figli: giocate con loro, leggete dei libri, svolgete insieme quelle attività che piacciono e che possano coinvolgere entrambe;
  • con pazienza educate i vostri figli a non masturbarsi in presenza di altre persone, come insegnate loro a non mettersi le dita nel naso; dovete spostare l’attenzione sulle norme della buona educazione, enfatizzare la regola sociale, senza drammi e soprattutto senza instillare il senso di colpa. Utilizzate parole chiare, dolci e comprensive, usate un tono di voce rassicurante e contenitivo. Dite che è del tutto normale che abbia provato desiderio di accarezzarsi, ma che sarebbe il caso di farlo quando è da solo;
  • cogliete l’occasione per parlare con i vostri bambini del loro corpo e della loro sessualità presente e futura; parlatene senza tralasciare gli affetti e i sentimenti e senza dimenticare che la sessualità, affinché non rimanga solo sesso, va inserita in un contesto relazionale (es.: mamma e papà si amano e dal loro amore sei nato/a tu); e non omettete i dati biologici (è ormai passato il tempo di cavoli e cicogne e di api sui fiori). Utilizzate un linguaggio semplice e comprensibile.

Cosa fare se la frequenza dell’atto masturbatorio è elevata?

Il ricorso troppo frequente nell’ambito della stessa giornata o particolarmente prolungato, accompagnato a scuola da un isolamento dagli altri bambini, può essere considerato come un possibile segnale di disagio affettivo, dovuto all’incapacità del bambino di trovare delle forme di gratificazione nella realtà esterna. Ne deriva che, il proprio corpo diventa un rifugio.

Dott.ssa Cristina Montanaro

Psicologa e Psicoterapeuta

La psicologa Cristina Montanaro ha risposto ad ulcune delle vostre domande relative alla masturbazione infantile. Se volete leggerle ecco i link:

Masturbazione infantile

Источник: https://www.torinobimbi.it/articoli/la-masturbazione-infantile.html

Gravidanza
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