Sì alla culla sin dai primi giorni di vita e no al lettone

Lettone sì o lettone no? Le opinioni degli esperti e dei genitori

Sì alla culla sin dai primi giorni di vita e no al lettone

Prima della nascita del bambino eravate tra i convinti assertori del “Mai nel lettone!” ma al primo uè vi siete fatti intenerire? Oppure siete tra i (pochi) fortunati ad avere un pargolo contento di dormire nel suo lettino? 

Da piccoli, ci arrivano fra le braccia dei genitori. Crescendo, poi, ci si infilano da soli. A passi felpati, durante la notte, varcano la soglia della camera matrimoniale e, silenziosi, si infilano nel lettone, dove poi rimangono, felici e soddisfatti, fino al mattino seguente.

Starò sbagliando – si chiedono i genitori – starò concedendo a mio figlio un “vizio” che poi non riuscirò più a togliergli? Oppure sarà giusto così, perché tenerlo accanto a me durante la notte gli infonderà serenità e sicurezza, lo farà sentire più protetto?

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Insomma, meglio 'lettone no o lettone sì?' Una risposta certa non c'è e poi ogni famiglia, ogni coppia e ogni bambino è fatto a modo suo. Per trovare la propria formula e vivere senza sensi di colpa, che si decida in un modo oppure nell'altro, Nostrofiglio.it ha intervistato diversi esperti dell'infanzia sul tema. Ecco che cosa hanno detto.

“Lettone sì ma deve essere una scelta condivisa dalla coppia” (Lidia Magistrati, educatrice)

“È molto difficile dare un’unica risposta a questa domanda, soprattutto quando si parla di neonati.

Per un bimbo appena arrivato nella sua nuova casa, infatti, che cosa c’è di meglio che stare il più possibile vicino a mamma e papà, sia di giorno che di notte? Fin che i ritmi delle poppate non si sono assestati e la “conoscenza reciproca” non si è fatta più profonda, quindi, tenere il piccolo nel lettone può essere rassicurante e positivo oltre che comodo.

Ovviamente, questa scelta deve essere condivisa da entrambi i genitori, non “spaventare” nessuno né turbare l’equilibrio della coppia,” sostiene Lidia Magistrati, educatrice della “Casa di Maternità La Via Lattea” di Milano, 57 anni, madre di due figli, di 30 e 22 anni..

Fino a quando dormire tutti insieme? “C’è un limite che credo non debba superare i tre anni – dice Magistrati -.

A questa età, infatti, i bambini dovrebbero ormai aver imparato a capire che, sia per loro che per gli adulti, esistono spazi “personali” distinti e riconosciuti, che vanno rispettati e accettati.

Arrivare a questa consapevolezza, però, non è sempre così facile né rapido né automatico come magari si vorrebbe.

A volte, è meglio andare per gradi, senza farsi influenzare dai pareri dei nonni, degli amici, dei vicini di casa… Se si sente che non è ancora il momento giusto, magari per “colpa” di un evento esterno che turba la serenità familiare (l’arrivo di un fratellino, l’inizio dell’asilo nido, la mamma che ha ripreso il lavoro), meglio rimandare ancora un po’”. CONTINUA >>>> L'intervista sul lettone a Lidia Magistrati, educatrice

Fino a tre anni può essere una scelta ammissibile ma meglio che genitori e bambini abbiano spazi distinti, soprattutto di notte” (Daniele Novara, pedagogista)

“Seppur in una condivisione pressoché totale, la vita dei bambini e quella degli adulti dovrebbero comunque avere anche spazi e momenti fra loro ben distinti – sostiene Daniele Novara, pedagogista e direttore del Centro Psicopedagogico per la pace e la gestione dei conflitti di Piacenza, 52 anni, una figlia di 21 e autore di diversi libri sull'educazione dei bambini La notte è uno di questi momenti e la camera da letto matrimoniale uno di questi spazi. Permettere ai bambini di entrarvi senza opporre alcuna resistenza impedisce loro di cogliere questo limite”.

“Non solo: poter accedere liberamente a questo luogo, che per gli adulti è sinonimo di particolare riservatezza e intimità, crea nei più piccoli una pericolosa idea di onnipotenza che, crescendo, potrebbe dare loro non poche difficoltà nelle relazioni con gli altri”.

“La presenza del bambino nel lettone, o meglio nella camera, di mamma e papà può avere un senso nel primo anno di vita. Progressivamente, però, questa abitudine va abbandonata e, dai tre anni in poi, a mio parere un bimbo dovrebbe dormire da solo. CONTINUA>>>> L'intervista sul lettone a Daniele Novara, pedagogista

“Sono a favore del lettone se la mamma è stanca ed è una scelta che aiuta ad alleviare la sua fatica” (Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta dell'età evolutiva)

“Come regola generale, direi che il lettone è il luogo del riposo di mamma e papà, non di mamma, papà e bambini.

Per questi ultimi, il posto ideale dove fare la nanna è la culla o il lettino – sostiene Alberto Pellai, medico, psicoterapeuta dell’età evolutiva, ricercatore all’Università Statale di Milano, 44 anni, papà di 4 figli di 9, 6, 3 e 1 anno e anche lui autore di diversi saggi per genitori -. Come ogni regola, però, anche questa può avere qualche eccezione. Soprattutto nei primi mesi di vita di un neonato: se i ritmi delle poppate sono ancora un po’ confusi e i risvegli molto frequenti, infatti, il lettone può diventare un “salvavita” per una mamma che allatta. L’idea è quella di alleviare la sua stanchezza, di tutelare il suo benessere e, di conseguenza, quello del bimbo”.

“Conviene ricordare una cosa, però. Accogliere il bebè nel proprio letto significa abituarlo ad addormentarsi sempre e solo accanto a sé, ma in seguito bisognerà inevitabilmente insegnargli anche a dormire da solo.

E questo è un passaggio che richiede tempo, pazienza, disponibilità e per il quale bisogna essere pronti. A volte, però, sono proprio mamma e papà i primi a non esserlo e nascondono i loro timori dietro la necessità di infondere sicurezza ai bambini…

CONTINUA >>>> L'intervista ad Alberto Pellai, medico, psicoterapeuta dell’età evolutiva

“Bimbi nel lettone ma devono anche imparare a dormire da soli perché è il primo passo verso la conquista dell'autonomia e indipendenza” (Paola Scalari, psicoterapeuta)

“Io non sono né del tutto contraria né del tutto favorevole alla possibilità del lettone.

Mi piace pensare che ogni tanto un bimbo possa anche dormire accanto ai suoi genitori – sostiene Paola Scalari, psicoterapeuta dell’età evolutiva a Venezia, 57 anni, autrice di diversi libri sull'educazione.

Ciò che considero decisamente negativo, invece, è il “far uscire” dal lettone uno dei genitori – che in genere è il papà – per far spazio al bimbo. Rinunciare al proprio posto nel letto coniugale sarebbe un grande errore per l’equilibrio della coppia”.

“Una volta conquistato il lettone, però, poi i bambini devono anche accettare di lasciarlo… Seppur felici di avere accanto a sé il loro bimbo tenero, dolce e fiducioso, i genitori devono anche essere consapevoli della necessità di insegnargli a dormire da soli”, dice Scalari.

“Con convinzione, serenità e disponibilità devono far capire l figlio che è perfettamente in grado di riposare anche senza di loro.

Fargli comprendere che lasciare il lettone non equivale a un rifiuto da parte di mamma e papà ma, piuttosto, è un segno di fiducia, è il primo passo, nel cammino della crescita, verso la conquista dell’autonomia e dell’indipendenza”. CONTINUA >>> L'intervista a Paola Scalari, psicoterapeuta dell’età evolutiva

Su MAMMENELLARETE – Ecco invece che cosa pensano le mamme e i papà sul tema lettone

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Nanna e neonati: gioie e dolori. A volte ci sono bimbi che subito dopo la nascita di notte dormono. La maggior parte dei bambini invece ci riesce verso la fine del primo anno di vita. Tutto nella…

Leggi anche i consigli di Adriana Cantisani (la tata Adriana di SOS tata) sulla nanna

Источник: https://www.nostrofiglio.it/bambino/psicologia/lettone-si-lettone-no

Far dormire i bambini da soli: come abituarli

Sì alla culla sin dai primi giorni di vita e no al lettone

Abituare un bambino a dormire da solo, non è semplice. È però necessario che impari a farlo anche se ha paura o piange. Vediamo quando e come farlo.

Nella maggior parte dei casi il contatto con i genitori aiuta i bambini a rilassarsi e, di conseguenza, ad addormentarsi. Anche i genitori, però, hanno bisogno di spazi in cui mantenere la loro intimità, e il la camera da letto è uno di questi, per questo sarebbe meglio abituare il bambino a dormire da solo sin dai primi giorni di vita.

Questa scelta porta con sé anche altri vantaggi, primo fra tutti aiutare il bambino a sviluppare una personalità più sicura e a combattere l'ansia generata al distacco. Infatti il momento di andare a dormire rappresenta per il piccolo una vera e propria separazione dai genitori associata alla paura di non ritrovare, al risveglio, il proprio mondo di affetti.

A tutto ciò si aggiunge il fatto che quando il bambino è piccolo farlo dormire da solo riduce il rischio di soffocamento. Infine, non bisogna sottovalutare la possibilità che dormendo nel letto con la mamma il piccolo faccia fatica ad abituarsi agli orari dell'allattamento.

Perché abituare un bambino a dormire da solo

Poiché più passa il tempo più il distacco dai genitori diventa difficile, alcuni esperti consigliano di far dormire il bambino nella sua stanza già quando è molto piccolo, anche prima che compia il primo anno di vita.

Un bimbo che dorme ancora nella culla non riesce infatti a uscire dal suo letto per correre nella camera dei genitori, e questo eviterà di fargli credere di poter andare da mamma e papà in qualunque momento della notte, proprio come se fosse un gioco.

In ogni caso, per riuscire nell'intento è prima di tutto importante che i genitori siano uniti e fermi nelle loro decisioni, e che entrambi ricordino che non è necessario sentirsi in colpa se un bambino non riesce a dormire tutta la notte. In questo modo sarà meno difficile averla vinta sulle lacrime del piccolo.

Come abituare un bambino a dormire da solo?

Fra gli approcci consigliati ce n'è uno che richiede di portare pazienza proprio da questo punto di vista; infatti secondo alcuni esperti per abituare il bambino a dormire da solo ci si dovrebbe rassegnare alla possibilità di lasciarlo piangere per un po' prima di correre a consolarlo.

La teoria alla base di questo approccio sostiene che se il bambino si abitua a essere coccolato per addormentarsi non riuscirà mai a farlo da solo. Di conseguenza, anche nel caso in cui si dovesse svegliare durante la notte finirebbe inevitabilmente per aver bisogno di un genitore per potersi riaddormentare.

Secondo i sostenitori di questa teoria il pianto sarebbe un inevitabile effetto collaterale dell'allenamento del bambino ad addormentarsi da solo. Dal punto di vista pratico, il loro consiglio è mettere il bimbo nella sua culla o nel suo lettino quando è assonnato ma non ancora addormentato, dargli la buonanotte e lasciarlo solo già al primo tentativo.

Nel caso in cui si dovesse mettere a piangere è bene attendere 3 minuti prima di correre a consolarlo. Solo trascorso questo tempo si può tornare nella stanza per non più di 1 o 2 minuti, lasciando la luce spenta e parlando a voce bassa e con tono rassicurante, senza però prenderlo in braccio e andandosene prima che si sia addormentato, anche se sta ancora piangendo.

Se il bambino non dovesse riaddormentarsi si può tornare a consolarlo, ma solo dopo aver aspettato per 5 minuti dall'inizio del nuovo pianto. A partire dal terzo tentativo, invece, i minuti di attesa devono essere 10. E se il bambino dovesse riaddormentarsi per poi svegliarsi nuovamente andrà riproposto lo stesso schema.

A partire dalla seconda notte i minuti di attesa devono salire a 5 per il primo pianto, 10 per il secondo e 12 per il terzo, e ad ogni notte successiva bisogna avere la forza di attendere sempre più a lungo. In questo modo nell'arco di una settimana al massimo il bambino dovrebbe abituarsi a dormire da solo.

D'altra parte, c'è anche chi sostiene che i bambini che si stanno abituando a dormire da soli non dovrebbero essere lasciati a piangere in solitudine, anzi, rispondere rapidamente alle richieste del piccolo rappresenterebbe una vera e propria opportunità per stabilire un legame e sviluppare rituali che garantiscano un riposo tranquillo e profondo. Al contrario, lasciare il bambino piangere da solo potrebbe portarlo ad associare al sonno emozioni negative che il piccolo potrebbe portare con sé per sempre.

I sostenitori di questa seconda teoria consigliano prima di tutto di stabilire orari regolari, senza cedere alla tentazione di tenere il bambino sveglio fino a tardi per farlo stancare il più possibile. Infatti quando sono molto stanchi i bambini possono fare ancora più fatica ad addormentarsi; al contrario, metterli a letto presto potrebbe anche aiutarli a dormire più a lungo.

Eventuali cambiamenti negli orari devono essere graduali. Inoltre è importante creare un ambiente confortevole; la scelta migliore varia da bambino a bambino: alcuni hanno bisogno di più silenzio e più buio rispetto ad altri.

In generale, le coperte non dovrebbero essere fredde ma la stanza non deve essere nemmeno troppo calda. La biancheria utilizzata durante la notte deve essere comoda e il piccolo non deve essere vestito troppo.

Anche se questo approccio prevede di non aspettare a consolare un bambino che si sveglia piangendo, non consiglia di rispondere a qualsiasi rumore del piccolo. Mamma e papà dovrebbero piuttosto imparare a distinguere il vero pianto dalle piccole lamentele, entrando eventualmente nella stanza per verificare se sta dormendo senza però disturbarlo.

Creare delle abitudini

In realtà sembra che non esista un metodo migliore rispetto a un altro: tutto dipende dalle reazioni del piccolo e dalle altre esperienze che sta affrontando.

Nemmeno l'età più adatta per iniziare ad abituarli a dormire in una stanza tutta loro è la stessa per tutti i bambini; in caso di dubbi, il modo migliore per sapere quando farlo è chiedere consiglio al proprio pediatra.

Decidere di iniziare ad abituarlo a dormire in una camera diversa da quella dei genitori nello stesso periodo in cui si sta imparando a usare il vasino potrebbe, ad esempio, non essere una buona idea. Cogliere, invece, l'occasione di un trasloco per proporgli di avere finalmente una cameretta personale potrebbe rivelarsi una scelta vincente.

Qualunque sia l'approccio prescelto, alcuni consigli restano invariati. In particolare, è importante accompagnare il bambino lungo questa esperienza, creando un'atmosfera serena e piccole abitudini che lo aiutino a prepararsi al sonno.

Ciò che conta è mantenere il più possibile la calma, ad esempio utilizzando sempre un linguaggio positivo e incoraggiante, in modo che il piccolo non percepisca il momento di addormentarsi come un attimo di tensione.

In ogni caso, non bisogna dimenticare che quando si tratta di abituare un bambino a dormire da solo la tenacia dei genitori è considerata la chiave del successo dell'impresa.

Источник: https://www.bepanthenol.it/it/essere-mamma/il-tuo-bambino/abituarlo-a-dormire-da-solo/

Dormire nel lettone con il proprio bambino è rischioso?

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La sindrome della morte improvvisa infantile (Sudden Infant Death Syndrome – SIDS), conosciuta anche come morte in culla, consiste in un decesso improvviso di un bambino di età compresa tra un mese ed un anno che rimane inspiegato dopo una approfondita indagine.

In Italia è in netto declino ed ora è stimabile attorno allo 0,5% dei nati; il picco dei casi si verifica fra i 2 e 4 mesi di età, più raramente dopo i 6 mesi. Sebbene le cause non siano note, sono stati individuati alcuni comportamenti che possono ridurne l’incidenza:

  • Allattamento al seno a richiesta del bambino (diminuzione accertata del 50%);
  • il bambino deve essere messo a dormire in posizione supina sin dai primi giorni di vita;
  • l’ambiente non deve mai essere eccessivamentecaldo, da evitare anche l’eccesso di vestiti e di coperte pesanti che possono far sudare il piccolo;
  • il materasso deve essere della misura esatta della culla/lettino e non troppo soffice, va evitato di far dormire il bambino vicino ad oggetti soffici quali giocattoli di peluche o paracolpi per evitare anche il pericolo dell’ingestione di corpi estranei;
  • il bambino deve essere sistemato con i piedi che toccano il fondo della culla o del lettino in modo che non possa scivolare sotto le coperte;
  • la condivisione del letto dei genitori è da evitare (vedi sotto);
  • l’ambiente deve essere libero da fumi, quindi non si deve fumare e soprattutto bisogna evitare che altri fumino in casa, inoltre non si deve far uso di sostanze che alterino lo stato di coscienza (alcol, droghe);
  • l’uso del succhiotto durante il sonno, raccomandato in alcuni paesi, può avere un effetto protettivo, in ogni caso va proposto dopo il mese di vita (per non interferire con l’inizio dell’allattamento al seno) e sospeso possibilmente entro l’anno di vita (per evitare che disturbi il buon sviluppo dei denti). (vedi sotto)

Dormire insieme con il proprio bambino è realmente rischioso? Moltissimi genitori dormono con il proprio bambino, soprattutto nei primi mesi di vita, e le ragioni sono molte: facilita l’accudimento notturno, l’allattamento al seno, contribuisce a sorvegliare il bebè, agevola il sonno, per comodità (non è necessario alzarsi ad esempio). Alcune mamme lo fanno ogni notte per tutta la notte, altre solo alcune ore, altre ancora soltanto occasionalmente, infine ci sono madri che si addormentano per caso durante la poppata senza accorgersene. Le possibili variabili, quindi, sono molte ed è un dato di fatto che la maggior parte delle mamme che allattano dorma (tanto o poco) con il proprio figlio. È ovvio che i dubbi sollevati della condivisione del sonno siano numerosi.

Tale pratica può provocare la SIDS? Può prevenirla? C’è il rischio che i bambini soffochino o restino schiacciati? Dormire con il bambino è pericoloso se non lo si allatta? Dove si dovrebbe allattare di notte? Come condividere il letto? Come renderlo più sicuro?

Le domande riguardo la condivisione del letto non sono semplici, quindi molte di esse non ricevono risposte semplici. Le evidenze scientifiche sono contraddittorie, così come le linee guida pubblicate da varie associazioni.

In più sono rare le ricerche in cui i bambini allattati al seno e quelli non allattati al seno vengono presi in esame separatamente. Le nostre conoscenze sono, quindi, incomplete e le linee guida in circolazione riflettono le competenze o le priorità dell’organizzazione che le ha commissionate.

I genitori devono fare perciò appello al proprio giudizio per determinare cosa funzioni, cosa sia meglio o sicuro, per sé e per il proprio bambino, ma per farlo necessitano di informazioni.

Durante la condivisione del letto le mamme sono più sensibili ai richiami di fame o altro del bambino, quindi lo accudiscono e lo allattano più frequentemente; questa “pronta risposta” materna diminuisce se il bimbo è nella culla o lettino nella stessa stanza dei genitori e diminuisce drasticamente se invece dorme in un’altra stanza. Inoltre diversi studi hanno rilevato che, sebbene la condivisione del letto con madri che allattano comporti risvegli più frequenti per la poppata, esse rimangono sveglie per periodi più brevi, riaddormentandosi più in fretta e più a lungo rispetto alle madri che non condividono il letto.

Alcuni studi, che si sono concentrati sui mancati risvegli del bambino con conseguente arresto della respirazione (apnea centrale), suggeriscono che dormire in un ambiente arricchito a livello sensoriale dallo stretto contatto, possa prevenire l’apnea del bambino grazie ai suoni prodotti dalla madre, i suoi movimenti e la respirazione. Se consideriamo tutti i più grandi studi sulla SIDS possiamo arrivare alla conclusione che il sonno condiviso, di per sé, non è una condizione né sufficiente né necessaria per la SIDS. Il sonno condiviso, invece, insieme ad alcuni fattori di rischio aumenta la % di rischio di SIDS.

Sonno condiviso e aumento rischio SIDS          Sonno condiviso e diminuzione rischio SIDS

non allattamento esclusivo al seno                  allattamento esclusivo al senofumo/alcol/droghe                                                no fumo/alcol/droghedormire su divano/poltrone                                dormire a lettoscarsi stimoli sensoriali per il neonato           elevati stimoli sensoriali per il neonato

sonno condiviso non è pratica abituale           sonno condiviso come pratica abituale

Infine, far dormire il bambino prima dei 6 mesi in una stanza separata da quella dei genitori aumenta il rischio di SIDS.

L’uso del ciuccio può ridurre il rischio di SIDS? In realtà nessuno degli studi sull’associazione fra uso del ciuccio e SIDS riporta un effetto protettivo tanto evidente quanto quello dell’allattamento al seno.

L’accumularsi delle prove di un effetto protettivo dell’allattamento al senoe la sua inclusione da parte delle società scientifiche fra gli interventi preventivi contro la SIDS, mette in luce la possibile contraddizione fra la promozione dell’uso del ciuccio e quella dell’allattamento al seno al fine di ridurre il rischio di morte in culla. La promozione dell’uso del ciuccio potrebbe ostacolare l’allattamento al seno, specialmente durante i primi mesi di vita, esponendo i bambini non solo a un rischio aumentato di SIDS, ma anche di tutti le altre condizioni patologiche associate al mancato o breve periodo di allattamento.

Per saperne di più:

www.salute.gov.it/portale/temi/p2_6.jsp?lingua=italiano&id=1923&area=saluteBambino&menu=nascitawww.isisonline.org.ukhttp://www.ibfanitalia.org/wp-content/uploads/2013/10/bb53_sonno_condiviso.pdfhttp://www.ibfanitalia.org/wp-content/uploads/2013/10/bb54_ciuccio_allattamento.pdf

Источник: http://www.ostetricalaura.com/2014/07/05/dormire-nel-lettone-con-il-proprio-bambino-e-rischioso/

Neonato non si addormenta in culla? Prova con il marsupio

Sì alla culla sin dai primi giorni di vita e no al lettone

Quante volte vi sarà capitato di mettere vostro figlio nella culla e vedere che non si addormenta, mentre fino a poco prima, tra le vostre braccia, sembrava aver preso sonno?

Questo può dipendere dal bisogno naturale del bambino del contatto umano, ecco perché la soluzione per poterlo far addormentare può essere quella di utilizzare un marsupio per neonati.

Perché il bambino non si addormenta in culla?

Molto spesso avrete notato che non appena poggiate il vostro bambino dentro la culla, dopo qualche istante il suo sonno sarà disturbato ed inizierà a piangere. La prima cosa che automaticamente la maggior parte dei genitori tende a fare è riprendere il bambino in braccio e calmarlo.

Tuttavia, farlo potrebbe essere a lungo andare svantaggioso, in quanto il bambino non si abitua ad una propria indipendenza. Se infatti sin dai primi mesi di vita, lasciate che egli dorma nella propria culla, si abituerà a non correre nel vostro letto in ogni momento.

Non tutti i bambini però reagiscono allo stesso modo ed alcuni, per addormentarsi, avranno bisogno del contatto con la mamma o con il papà, ecco perché una soluzione al problema, che potrà evitarvi notti insonni, potrebbe essere quella di utilizzare il marsupio.

Ovviamente, sarebbe consigliabile abituare poco per volta il vostro bambino ad addormentarsi nella propria culla, ma a piccoli passi.

Perché utilizzare il marsupio per favorire il momento del riposo?

Sebbene si possa pensare che far addormentare il bambino in braccio possa essere sinonimo di vizio, in realtà quando vostro figlio è molto piccolo, necessita del contatto con il proprio careviger, termine che indica la persona che si prende cura di lui, generalmente la mamma, ma può essere anche il papà.

Diversi studi hanno confermato che per i neonati è necessario un contatto fisico con il proprio genitore.

Questo contatto lo aiuterà infatti a reagire positivamente al fatto che è stato sbalzato fuori dall’utero materno per ritrovarsi nel mondo esterno. Dunque, se vedete che il vostro bambino non si addormenta in culla ma in braccio, è perché probabilmente necessita di calore umano, e di sapere che c’è qualcuno che si occupa di lui.

È naturale che il neonato riesca più facilmente a rilassarsi e ad addormentarsi tra le braccia del proprio genitore.

Leggi anche: Da che mese iniziare ad usare il marsupio per neonati?

I vantaggi del marsupio

Una soluzione che può facilitare il momento della nanna del bambino, è l’utilizzo del marsupio per neonati. I neonati, durante la giornata, necessitano di dormire più volte al giorno, e aiutarsi con il marsupio può facilitarvi il lavoro poiché allo stesso tempo potreste far addormentare il vostro bambino cullandolo, e nel mentre occuparvi di qualche piccola faccenda domestica.

Il marsupio infatti, altro non è che una sacca all’interno della quale portare il vostro piccolo e può essere utilizzata ovunque.

Se infatti siete in giro e vedete che il vostro bambino è stanco o agitato, grazie al marsupio potete coccolarlo e cullarlo ed egli rassicurato dal vostro calore, potrà sentirsi al sicuro anche in un ambiente esterno pieno di suoni e rumori.

Il vantaggio del marsupio consiste nella sua struttura. Essendo costituito da cinghie e da una cintura che si avvolge attorno alla vita, non solo permette di sostenere adeguatamente il bambino ma consente al genitore di non avere problemi come mal di schiena o eccessivo affaticamento sulle spalle.

Inoltre, l’utilizzo del marsupio, fa bene anche alla mamma, che si abitua ad avere un contatto con il proprio bambino, ed è grazie a questo contatto che viene stimolata la produzione di ossitocina e prolattina, due ormoni fondamentali che permettono di aumentare il legame con il neonato soprattutto se si allatta al seno.

Leggi anche: Portare i bambini fronte mondo: pro e contro

Il marsupio può essere utilizzato sin dai primi mesi di vita, fino a circa i due anni di età. Infatti supportano un peso massino di 20kg. Sono spesso realizzati con materiali come il cotone che sono leggeri e non permettono al bambino di soffocare, e gli lasciano comunque una piena libertà di movimento.

Permettono di portare il bambino in diverse posizioni. Alcuni genitori utilizzano la posizione sulla schiena, altri invece preferiscono la posizione frontale.

Quest’ultima può essere sia fronte strada, permettendo al bambino di rivolgersi verso il mondo esterno, oppure il bambino può essere rivolto verso di voi, quindi avrà la testa poggiata sul vostro petto.

Questa posizione è indicata soprattutto per i neonati che non hanno ancora bisogno di esplorare l’ambiente ma necessitano solo del contatto umano, e sarà la posizione migliore per facilitare il sonno, poichè permette anche di mantenere un contatto visivo con il bambino.

Come abbiamo detto ogni bambino è diverso e ha le proprie esigenze. Il compito del genitore è assecondarle al meglio per favorire il suo sviluppo fisico ed emotivo e sicuramente un alleato in questo faticoso mestiere è mantenere un contatto con il proprio piccolo sin dai primi mesi di vita in modo tale che cresca rassicurato dalla presenza di un genitore che si occupa di lui.

Источник: https://flokbaby.it/blogs/guide-al-babywearing/neonato-non-si-addormenta-in-culla

Gravidanza
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