Sette vantaggi di far crescere un bambino in città

Vantaggi e svantaggi dei bambini che crescono in una città

Sette vantaggi di far crescere un bambino in città

Ci sono tanti bambini che crescono nelle grandi città e questa per i loro genitori è senza dubbio l'opzione migliore, ma per altri magari che vivono in città, desiderano vivere nella tranquillità dei paesi o della campagna.

Ma come ogni cosa, vivere in una città ha dei vantaggi, ma ci possono essere anche degli svantaggi.

Dipenderà dallo stile di vita che hai e dall'educazione che vuoi trasmettere ai tuoi figli che tu rimanga in una città per crescere i tuoi piccoli o no.

La saggezza convenzionale ci dice che per crescere bambini felici hai bisogno di una grande casa, un prato, un cortile, una sala giochi e molto altro …

Un quartiere tranquillo, una buona macchina e tempo per viaggiare.

In altre parole, è necessaria una qualità di vita che le grandi città difficilmente possono fornire, tra l'altro perché vivere in città è molto più costoso che in città.

Ma la realtà è che per essere felici i bambini non hanno bisogno di tante cose materiali, ciò di cui hanno bisogno è che i loro genitori e parenti siano al loro fianco, li amino e trascorrano del tempo di qualità con loro.

Molte famiglie scelgono di crescere i propri figli nei centri urbani, nelle aree urbane affollate.

Le persone che sono cresciute nelle città si trasferiscono nelle città per crescere i loro figli perché si rendono conto che c'è meno criminalità, ci sono scuole migliori e una vita con più qualità, ma nelle città non è tutto così male perché anche nelle città sta cominciando a cambiare.

A poco a poco anche le città stanno diventando luoghi sicuri, con buone scuole, parchi e aree verdi dove divertirsi con i bambini e un gran numero di opzioni che le città non hanno e non possono offrire.

Tanta cultura a portata di mano

Se vivi in ​​una grande città, è probabile che tu abbia a portata di mano in modo molto più semplice un buon accesso ai servizi culturali, puoi andare a teatro, andare a musei, cinema, conoscere la storia della città. ..

La cosa migliore è che molte delle attività culturali nelle città sono a basso costo o totalmente gratuite. Quando i bambini sono piccoli questo non è apprezzato, ma man mano che invecchiano è importante avere tutte le opzioni della città culturale a portata di mano.

Ci vuole solo una breve corsa in autobus per arrivare ovunque.

Ci vuole meno tempo per arrivare ovunque

Quando vivi lontano dalla città e devi recarti in ospedale o in un qualsiasi servizio che non è in città, ci vorrà molto tempo per arrivare, soprattutto se non hai un tuo mezzo e le combinazioni di trasporto non sono molto buono (che è sempre peggio quanto più lontano dalla città). Ma Se vivi in ​​città, tutto questo verrà dimenticato perché puoi essere vicino a qualsiasi luogo con una corsa in autobus o 10 minuti in taxi.

Inoltre, quando i bambini hanno più di 12 anni, poiché le combinazioni di trasporto pubblico nelle città sono spesso abbastanza efficaci, possono consentire ai tuoi figli di viaggiare in modo indipendente.

Avranno una mente più aperta al mondo

Vivere in un villaggio fa sì che i bambini abbiano una visione più chiusa della vita, perché non vedono o vivono abbastanza esperienze.

Le persone nelle città vivono e lavorano in esse, i bambini conoscono persone con molte esperienze nella loro vita e questo può aumentare la loro compassione e tolleranza per gli altri.

I bambini che crescono nelle città sono esposti a molte persone diverse e da luoghi diversi, qualcosa che indubbiamente li farà crescere internamente.

Lezioni di vita

È terribile dover spiegare a un bambino perché ci sono dei senzatetto che dormono per strada, ma ci sono anche opportunità di apprendimento e crescita, così come tante opportunità di fare volontariato e offrire un aiuto reale a persone che non si conoscono. Puoi fare volontariato presso banchi alimentari o rifugi. 

Ci sono persone che vivono in piccoli paesi o in campagna, dove crescono conoscendo la vita delle persone che li circondano, senza guardare oltre.

Ci sono anche persone che crescono senza sapere che ci sono persone povere o bambini bisognosi.

Nelle città puoi vedere molti tipi di persone e questo fa sì che i bambini abbiano una maggiore comprensione del mondo e del posto che occupano o vogliono occupare in esso.

Più tempo per la famiglia

Pensi ancora che vivendo in una città hai più tempo per vivere con la tua famiglia perché c'è una migliore qualità della vita. Ma la realtà è che se lavori fuori città ci vorrà più tempo per andare a lavorare e tornare a casa, quindi hai meno tempo reale da trascorrere con la tua famiglia e divertirti con i tuoi figli.

Al contrario, le famiglie che vivono e lavorano in città trascorrono meno tempo sulla strada da e verso il lavoro. Ciò significa che avranno più tempo per giocare, fare i compiti con i loro figli o passare con i bambini. ioPossono persino avere servizi così vicini a casa da non dover passare troppo tempo in un posto o nell'altro.

Svantaggi di vivere in città

Anche se come in ogni cosa, ci possono essere anche degli svantaggi nel vivere in una città ed è una buona idea segnalarli in modo che tu possa decidere se vivere in una città è l'opzione migliore o meno per crescere i tuoi figli.

  • Più inquinamento nell'ambiente
  • È più costoso vivere e saranno necessari più soldi alla fine del mese
  • Ci sono più pericoli in giro, come crimini o incidenti
  • Le case sono più piccole perché devono ospitare più persone
  • Le tasse sono più costose
  • Troppe persone in giro aumentano anche le possibilità che abbiano incomprensioni con altre persone
  • I bambini hanno meno libertà quando sono piccoli di passare il tempo a giocare con i loro amici per strada

Источник: https://madreshoy.com/it/ventajas-e-inconvenientes-de-que-los-ninos-crezcan-en-una-ciudad/

I tic nei bambini

Sette vantaggi di far crescere un bambino in città

Alex è un bambino di 7 anni. Viene in ambulatorio per la prima volta. Ha cambiato casa e città. I genitori, in occasione di questo trasloco, hanno ritenuto meglio lasciare il bambino alcuni mesi dalla nonna, in un Paese dell’Est Europa.

La mamma è preoccupata perché il bambino continua a tossire, «come per schiarirsi la voce», solo di giorno.

La timidezza di Alex e la sua difficoltà a parlare italiano – in pochi mesi sembra aver dimenticato il nostro vocabolario – sono la cornice in cui si svolge la visita.

Martino ha 5 anni, è un bambino esuberante, chiacchierone, sempre il primo a tuffarsi nelle attività della scuola dell’infanzia. I fratelli più grandi sono formidabili compagni di gioco a casa o al parco. Sia a casa sia a scuola sembra andare tutto bene, tuttavia la mamma è preoccupata perché il bambino «da qualche settimana sbatte continuamente le palpebre».

Alex e Martino presentano dei comportamenti che vengono definiti tic o disturbi da tic

Cosa sono i tic?

I medici definiscono questi atti motori o vocali come ripetitivi, improvvisi e molto rapidi. Una particolare caratteristica dei tic è la mancanza di una “continuità di presentazione”: ci sono momenti della giornata in cui sono assenti e altri durante i quali si intensificano al punto da allarmare il genitore. 

Un’altra peculiarità che li rende facilmente riconoscibili è il loro ripetersi secondo un modello fisso e prevedibile.

Sbattere le palpebre, arricciare il naso, alzare la spalla, ruotare o flettere il collo, schiarirsi la voce o emettere un suono come per pulirsi la gola sono soltanto alcuni esempi di tic che possono accompagnare per settimane o mesi la crescita del bambino. 

Questo disturbo colpisce soprattuttoi maschi in età scolare.

Probabilmente Alex e Martino non si accorgono di avere un tic, o forse avvertono l’urgente bisogno di schiarirsi la gola o di sbattere le palpebre senza riuscire a controllare volontariamente tali rapidi movimenti.

I due bambini sono sani, non hanno assunto farmaci stimolanti, non hanno mai sofferto di malattie neurologiche. 

La storia di Alex è significativa: ha cambiato casa e città, quindi dovrà ricostruire tutte le sue amicizie; è stato lontano da mamma e papà per alcuni mesi.

Sappiamo che stress e forti emozioni possono intensificare o prolungare nel tempo una sintomatologia del genere, quindi riusciamo a spiegarci facilmente il tic di Alex, ma non quello di Martino, che non colleghiamo a esperienze stressanti o emotivamente impegnative. Ma è una conclusione giusta? Per andare avanti dobbiamo definire che cosa intendiamo per stress.

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Cos’è lo stress?

Lo stress non è una malattia, ma una normale risposta del corpo a uno stimolo ambientale.

Possiamo dire che in ogni momento della vita siamo “sotto stress”, ossia assistiamo a dei cambiamenti che avvengono nel nostro corpo: si modificano gli ormoni, lo stato immunitario, la circolazione del sangue, i pensieri… a seconda di quello che succede intorno a noi e che ci coinvolge.

Uno stress fisico, uno stress immunitario, uno stress emotivo legato alla gestione di una relazione d’amicizia sono normali momenti di vita quotidiana

Un adulto, con tanta esperienza alle spalle, supera facilmente la maggior parte di questi stress, ma un bambino, durante le delicate fasi del suo sviluppo, può esprimere la tensione dell’adattamento o adeguarsi a nuove situazioni con un tic.

Questi improvvisi, piccoli e rapidi movimenti, quindi, non sono la spia di una patologia, ma esprimono l’impegno di un bimbo che sta crescendo e che cerca di mettercela tutta mentre è sottoposto a uno sforzo di lunga durata, come ad esempio il dovere dei compiti a casa, il controllo delle relazioni sociali con gli amici oppure il rispetto di nuove regole fissate dai genitori. Il temperamento del bambino, la sua peculiare capacità di adattarsi alle trasformazioni che avvengono dentro e fuori di sé, sono alcune delle variabili che possono far emergere questi brevi, ripetuti movimenti.

Un tic, in sostanza, è semplicemente l’espressione di uno stato di tensione nel bambino che cresce. Il piccolo non va sgridato e l’ingiunzione a controllare i tic non porterà ad alcun risultato, se non a una maggior tensione, forse anche alla frustrazione e probabilmente, quindi, a un prolungamento nel tempo di questi movimenti involontari. 

Tic un po’ speciali

I tic di cui abbiamo parlato finora sono definiti “transitori” perché si tratta di semplici gesti (lo sbattere delle palpebre, un unico breve movimento del collo o della spalla) che accompagnano la crescita del bambino per non più di un anno.

Ma esistono anche i cosiddetti “tic complessi”, che prevedono comportamenti più articolati: saltare, fare delle giravolte, toccare continuamente degli oggetti, tamburellare; oppure ripetere sillabe, parole o fare l’eco a quanto detto da un’altra persona.

Il persistere di queste manifestazioni per anni e la presenza contemporanea di diversi tipi di tic di tipo vocale e motorio, ossia di suoni o parole e movimenti complessi, definisce un disturbo specifico chiamato sindrome di Tourette.

Questa sindrome, che porta il nome del neurologo francese che per primo la descrisse, è oggi inserita anche in un gruppo di malattie chiamato PANDAS, una sigla inglese che sta per Disordini neuropsichiatrici autoimmuni pediatrici associati alle infezioni da streptococco. 

Un’infezione all’origine dei tic?

In questo gruppo di malattie alcuni studiosi hanno raccolto tutti i tipi di tic e disturbi in cui il bambino ripete ossessivamente alcune azioni, come ad esempio lavarsi le mani.

L’elemento fondamentale della PANDAS, secondo tali ricercatori, è il fatto che i tic sarebbero scatenati da un’infezione da streptococco, ossia dalla faringotonsillite, attraverso un particolare meccanismo immunitario. 

Perché racconto queste cose un po’ complicate? Talvolta si vede prescrivere una terapia antibiotica a un bambino che presenta un tic. C’è allora da chiedersi se questo comportamento sia corretto. Sembrerebbe di no

La cosiddetta PANDAS attualmente non è una malattia riconosciuta, ma un’ipotesi in fase di studio e i risultati delle ricerche sono ancora molto controversi. La causa infettiva alla base dei tic non è stata dimostrata, così come non è stata dimostrata l’efficacia della terapia antibiotica.

In realtà la causa e i meccanismi che provocano i tic continuano a essere in gran parte sconosciuti, anche se la storia familiare di chi presenta simili disturbi sembra indicare che ci sia una predisposizione ereditaria.

Proporre una terapia antibiotica per un tic, allo stato attuale, non è comprovato da alcuna evidenza scientifica. 

Ritorniamo ad Alex e Martino

Alex e Martino, dunque, sono due bambini sani che presentano un tic semplice e i loro improvvisi movimenti non segnalano nessuna malattia neurologica o psicologica da affrontare con una terapia. I genitori devono semplicemente impegnarsi a essere un sostegno positivo per i ragazzi, evitando di rimproverarli o mortificarli per un disturbo che non possono controllare.  

Tuttavia, un bambino con dei tic può avere qualche problema nelle relazioni con i compagni, può essere vittima di bullismo, oppure può soffrire di dolori muscolari a causa del tic o avere difficoltà a eseguire certi movimenti.

Se il tic è persistente o incide in maniera significativa sull’umore e sulla vita del piccolo, sarà allora necessario discutere la situazione con il pediatra per valutare insieme la possibilità di un trattamento.

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Bibliografia:

Источник: https://www.uppa.it/medicina/fisiologia/i-tic-nei-bambini/

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