Sei madre abbastanza ?

10 frasi da NON dire mai ad una figlia

Sei madre abbastanza ?

Le parole contano. Non sono solo forma, ma veicolano un contenuto ben preciso. Per questa ragione è importante fermarsi a riflettere prima di dare voce a impulsi irrazionali o a dannosi luoghi comuni

Frasi madre figlia: le 10 da non dire

Non c'è alcun dubbio che la qualità delle relazioni madre-figlia è funzione della somma dei messaggi educativi della madre, ma anche delle reazioni verbali della figlia.

Le parole malsane sono dei dispositivi ipnotici materni impiantati nella memoria comportamentale della figlia.

Devono essere sradicati per far emergere le potenzialità del dialogo vero e ricostruire un modello di comportamento liberatorio ed equilibrato.

Ecco dieci frasi che una madre non dovrebbe dire mai ad una figlia, tratte dal “Dizionario bilingue madre/figlia figlia/madre” di Joseph e Caroline Messinger, edito da Sonda.

Lo stile del libro è molto “duro”, perché, come dice l'autore, è facile riprodurre gli errori di cui si è state vittime, inconsapevolmente.

“L'obiettivo del nostro dizionario – si legge – è quello di aiutare le donne a prendere coscienza dei danni diretti e collaterali provocati da queste parole malsane. La presa di coscienza – anche se difficoltosa – è essenziale”.

1. «Mi ammalo per causa tua»

Secondo quanto afferma l'autore nel suo Dizionario, “Per causa tua è un comodo ritornello per addossare la responsabilità alla figlia ed evitare di guardare in faccia le proprie incompetenze”.

“La figlia è sempre la causa del male di cui soffre la madre. Perché? Perché ne è un prolungamento e la rimpiazza agli occhi del mondo – spiega ancora Messinger nel libro -. In un certo senso, la figlia è la madre più giovane.

È al tempo stesso il passato e l'avvenire di quella che l'ha cresciuta”.

Ma l'avvenire non appartiene più alla madre, ed è questo che può causarle dispiacere e indurla a utilizzare, suo malgrado, termini poco opportuni.

Meglio evitare di concludere un dialogo in questo modo, spiegando piuttosto quali sono le cause dell'eventuale malessere che si percepisce per cercare di risolverlo, o semplicemente accettarlo, insieme.

Sarebbe poi opportuno evitare esternazioni che possono generare sensi di colpa nelle figlie.

Una competenza fondamentale del genitore è sviluppare autocontrollo: dare delle regole chiare, descrivere i punti di forza dei figli, spiegare cosa succede se scelgono di disobbedire.

2. «Come sei magra… sei veramente scheletrica»

“La magrezza dei figli e la tendenza all'anoressia potrebbe essere sinonimo di disequilibrio affettivo familiare, così come l'obesità precoce – afferma Messinger -. Non è accorgendovi che vostra figlia sta dimagrendo che risolverete il problema.

Dovrete riconoscere i vostri eventuali torti, chiedere scusa per averla ignorata quando aveva bisogno di voi.

Continuerà a dimagrire finché non troverete le parole giuste o non saprete esprimere i vostri sentimenti reali e non quell'amore verbalizzato che, se mal espresso, potrebbe suonare falso”.

Imparare ad esprimere i vostri sentimenti di affetto per lei sarà utile anche a vostra figlia per capire come elaborare i suoi e prevenire i disturbi alimentari.

“Può sembrare una cosa scontata, ma insegnare al bambino a dare un nome ai vari stati emotivi, e insegnargli a metterli in relazione con quanto gli sta capitando, è un modo importante per fargli sviluppare un senso di auto-efficacia che gli consentirà progressivamente di riconoscere autonomamente i suoi bisogni ed emozioni, e provare a soddisfarli lui stesso, se possibile, oppure chiedendo aiuto a qualche adulto”, ci ha spiegato lo psicoterapeuta Giovanni Porta in questo articolo.

3. «Ti rendi conto che non ho più nulla e pretendi ancora che ti compri delle cose?»

“I bambini sono le prime vittime delle restrizioni domestiche nelle famiglie precarizzate. Data la loro giovane età, non capiscono i problemi economici se i genitori non glieli spiegano”, si legge nel dizionario di Messinger.

Vanno sempre informati delle nostre fluttuazioni finanziarie e delle scelte che ne conseguono, con parole adatte al loro grado di sviluppo e senza spaventarli.

Invece di sottolineare le ristrettezze, provate a far nascere in loro un sentimento positivo di attenzione verso il denaro: già dai 4 anni si possono fare i primi passi, spiegando che è uno strumento di scambio, dando soluzioni pratiche e concrete, e soprattutto senza mai legare il denaro al senso di colpa: evitate di ricompensare i figli con una paghetta se prendono un buon voto a scuola.

4. «Gli uomini non valgono niente»

“La minusvalenza degli uomini accresce la plusvalenza della madre agli occhi della figlia – afferma lo psicologo -. Svalutare l'altro per valorizzarsi e vendersi a un prezzo superiore a quello di mercato è un sistema che, nel mondo degli affari, funziona sempre.

Ma quando una madre cerca di svalutare gli uomini agli occhi della figlia per tenerla al calduccio con lei, riduce l'uomo al piacere che se ne può trarre, eliminando completamente il concetto di amore e di coppia”. Cercate invece per come e quanto possibile di creare un'immagine positiva del padre e del nonno nella bambina, fin da piccola.

Il padre ha un ruolo fondamentale nella sua vita, durante la quale cercherà sempre, in campo affettivo, persone simili alla figura maschile che l'ha cresciuta.

5. «Con tuo marito non sei felice»

Secondo Messinger, ecco come suona la traduzione di questa frase: “Vorrei che tu non fossi felice con tuo marito, così potresti ritornare da me e staremmo insieme come prima”.

Dicendo così, potrebbe passare il messaggio che le madri ne sanno di più delle figlie, soprattutto per quello che riguarda la felicità coniugale.

“I mariti non c'entrano – continua l'autore -: troppo lontani dall'ideale materno, in questo contesto espressivo sembrano passare più che altro per rapitori di figlie, spezzando la coppia simbiotica madre-figlia”.

6. «Per te mi sono rovinata la vita!»

“Ed ecco come mi ringrazi”, potrebbe essere il seguito. Crescere un bimbo non è uno scherzo e le delusioni sono spesso all'ordine del giorno. In ultima analisi, i figli non si fanno per sé ma per loro”, commenta l'autore.

Le madri che si lasciano sfuggire questa frase potrebbero avere a loro volta un conflitto irrisolto con la propria madre che potrebbe in qualche modo aver ostacolato la realizzazione dei loro sogni.

Di conseguenza potrebbero aver sovrainvestito, seppure in buona fede, sulle proprie figlie. Ma nel momento in cui le figlie non rispondono più alle loro ambizioni, le madri, involontariamente, le respingono.

Può capitare di pronunciare una frase simile in un momento di stanchezza, ma rendendosene conto si può sempre tornare sui propri passi.

7. «Faccio tutto per la mia piccola!»

“L'avvenire di questa bambina è già segnato. Non potrà mai superare i famosi problemi con una madre che si crede responsabile del suo destino”, arriva ad affermare Messinger.

Le madri che si esprimono così, possono tradire una visione della maternità di cui potrebbero non essere pienamente consapevoli: può quasi sembrare che la vita delle figlie appartenga loro a pieno titolo.

“L'amore fusionale che una madre trasmette involontariamente alla figlia è un amore che soffocherà anche tutti i progressi che quest'ultima potrebbe fare per evolvere in meglio e, forse, riuscire ad assumersi le proprie responsabilità”, conclude l'autore.

Dunque, è necessario iniziare gradualmente a vedere la propria figlia come una persona autonoma, unica e differente, anche lasciandola sbagliare. In questo modo anche il linguaggio si modellerà di conseguenza.

8. «È per il tuo bene!»

Secondo lo piscologo Joseph Messinger, questo è l'Argomento principe della “madre disorientata”: “Un sotterfugio verbale che tronca di netto il dialogo. Un'argomentazione che annuncia la chiusura.

Perché non è tanto l'opposizione materna che genera il conflitto ma il carattere dell'argomento materno: È per il tuo bene!, si afferma.

Ma se fosse veramente così, la madre non avrebbe bisogno di sottolinearlo”.

Il rispetto attraverso il dialogo sarebbe la prova tangibile che vuole veramente agire per il suo bene, quindi la soluzione ancora una volta è aprirsi all'ascolto e instaurare una comunicazione positiva, spiegando chiaramente le proprie ragioni e accettando anche il disappunto che può derivarne dall'altra parte.

9. «Sei tu che paghi l’affitto? No! Sei a casa mia e farai quello che ti dico io»

“Si può capire che la madre sia esasperata dal comportamento della figlia, ma ci si può ugualmente chiedere se la figlia venga considerata dalla propria madre come un'invitata che non ha un proprio territorio presso i genitori.

Perché questa affermazione è tipicamente legata al rifiuto di accordare uno spazio di libertà alla figlia.

Il rifiuto di accordare tale territorio alla figlia può generare in quest'ultima un'incapacità futura a gestirsi”.

Una soluzione può essere quella di insegnare a comportarsi nel modo corretto, senza imporlo e pretenderlo a priori. Ad esempio, con le bambine più piccole, spiegando come tenere in ordine la cameretta e perché ha senso farlo. E' importante che le figlie capiscano che c'è una ragione motivata dietro alle richieste che ricevono.

10. «Capirai quando sarai madre…»

Simile alla famigerata: “Capirai quando sarai grande”. Questa frase, secondo l'autore, “insinua nella mente della figlia che non è abbastanza cresciuta per condividere i suoi segreti”. Da un altro punto di vista, “la frase tradisce il rifiuto di “iniziare”la figlia, forse per evitare di essere scavalcata”.

In base alla teoria esposta nel Dizionario, questa frase potrebbe tradire il fatto che la madre si senta forse un gradino al di sotto della situazione, magari in un momento di difficoltà, e senta quindi la necessità di riaffermarsi con un'affermazione che suona però molto lapidaria. Meglio riflettere su come ci si sente e condividere, per quanto possibile, i propri pensieri anche con le figlie.

Источник: https://www.nostrofiglio.it/bambino/psicologia/frasi-madre-figlia-le-10-da-non-dire

RISPONDE LO PSICOLOGO – Una mamma sufficientemente buona

Sei madre abbastanza ?

Ancora un prezioso contributo sul tema psicologia a misura di bambino, a cura della dottoressa Manuela Arenella, psicologa psicoterapeuta, specializzata in psicologia dell’infanzia e dell’adolescenza.

Risponde alle vostre richieste e sollecitazioni (potete utilizzare l’indirizzo mail info@bimbiarimini.

it), stavolta a una madre che ha paura a passare troppo tempo col figlio di 3 anni perché non si sente abbastanza…

DOMANDA

Gentile dottoressa, mio figlio, di quasi tre anni, é sempre stato molto legato a me ma non é stato sempre cosi.

Fin da piccolissimo, non avendolo allattato per problemi vari, ho sempre avuto l`impressione che non gli interessasse niente di stare con me, ma che gli andasse bene chiunque anche perché fin dai primi giorni ho dovuto lasciarlo per andare al lavoro.

Poi abbiamo vissuto momenti sereni e ora mi sento di nuovo respinta. anche perché ho poco tempo da dedicargli e devo pensare anche al fratello. Lui passa tanto tempo coi nonni che sono più bravi di me a inventare giochi.

Io spesso ho paura a passarci troppo tempo insieme perché non so che attività proporgli. Non sono mai stata brava nei rapporti interpersonali e a volte temo che si accorgano che per me stare con loro é un peso perché non mi sento in grado di farlo. Voglio bene ai miei figli, lo preciso, ma cosi temo di rovinare tutto…

RISPONDE DOTT.SSA MANUELA ARENELLA

Gentile Signora, capisco la sua ansia, il suo timore di “non essere abbastanza”, e concordo con lei sul fatto che questi aspetti possono rischiare di condizionare il rapporto con i figli.

I bambini non hanno bisogno di madri perfette, ma “sufficientemente buone”, in grado di sintonizzarsi con i loro bisogni e fare del proprio meglio, mantenendosi in ascolto e aperte ai cambiamenti.

La tendenza alla perfezione ci porta spesso a non accettare gli ostacoli o le difficoltà (ad esempio il non averlo potuto allattare), e a queste si sommano i sensi di colpa, che tendono ulteriormente a minare il rapporto. Se pretendiamo di essere perfette ci condanniamo costantemente al sentirci deluse ed inadeguate.

Un bimbo potrà anche avere nonni creativi e giocherelloni, ma la persona più preziosa per lui resta sempre e comunque la mamma.

Il rapporto tra una madre e un figlio è un rapporto di amore inossidabile, che solo noi mamme possiamo rovinare, con i sensi di colpa o la paura di non essere abbastanza.

I bambini hanno bisogno di nutrirsi di una mamma autentica, anche nei suoi limiti; non hanno bisogno di perfezione, ma di verità e di voglia di esserci, con i nostri difetti e le nostre risorse. E’ questo che li fa sentire amati.

Nella vita bisogna fare i conti con i limiti della realtà, che ci dice che per lavoro dobbiamo stare fuori molte ore, o che dobbiamo dividere le nostre energie tra vari ambiti.

A volte i bambini si “arrabbiano”, quando ci siamo poco, ci dicono che non ci vogliono, ecc… Ma è proprio in quel momento che è importante che una mamma non vacilli, che ribadisca che anche se il tempo è poco, i suoi bimbi sono comunque la cosa più preziosa, che li porta sempre nel cuore, ecc..

Il bisogno di perfezione e il conseguente senso di inadeguatezza ci portano a non metterci in gioco completamente nei legami, a non lasciarci andare nel rapporto con l’altro che, di conseguenza, si sente sempre un po’ tagliato fuori.

La relazione con i suoi figli può essere l’occasione per lasciarsi andare e godersi lo stare insieme, che non necessariamente deve essere riempito di attività nuove ed interessanti. La relazione, quella vera e profonda, si nutre della quotidianità e dell’intimità che si alimenta semplicemente stando vicini, accoccolati in silenzio, uno accanto all’altra.

Ci provi, se poi dovesse constatare che le sue difficoltà non migliorano le suggerirei di rivolgersi ad uno psicoterapeuta della sua zona, per approfondire la questione, poiché sarebbe un peccato sia per lei che per i suoi bambini non potervi vivere appieno. Un caro saluto. Si fidi di sé.

MANUELA ARENELLA, psicologa psicoterapeuta, specializzata in psicologia dell’infanzia e dell’adolescenza a Bologna, già da alcuni anni tiene corsi di formazione per educatori di asili nido e scuole e personale docente, ma anche per genitori, in varie località della Romagna e anche a San Marino.

Svolge attività libero-professionale presso proprio studio a Bellaria (via Conti 37) e a Bologna. Ha rapporti di collaborazione consolidati con i Servizi Educativi di San Marino e con il Centro per le Famiglie di Rimini, organizzando serate a tema per i genitori su diverse tematiche, in particolare sui bisogni dei bambini, le relazioni interfamiliari e il valore delle regole.

Источник: http://bimbiarimini.it/mamma-brava-figli-tempo-paura-consigli/

Gravidanza
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