Secondo alcuni pediatri i compiti a casa nel weekend sarebbero inutili e dannosi

I compiti a casa? Inutili, dannosi, discriminanti e malsani: spazio all’homework-free

Secondo alcuni pediatri i compiti a casa nel weekend sarebbero inutili e dannosi

Se in Italia è in forte crescita il fronte di genitori e insegnanti contrari ai compiti a casa, nel resto d’Europa ci sono sul tema pareri contrastanti sui vantaggi o meno di questo nuovo approccio

In Francia ad esempio Macron li ha vietati anche alle medie dopo che per i più piccoli sono vietati da oltre sessanta anni, in Inghilterra invece i genitori della Philip Morant School and College di Colchester si sono scagliati contro la preside per la sua decisione di dichiarare la scuola “homework-free”.

Per i fautori dell’importanza dei compiti a casa, non studiare a casa, infatti, non solo non darebbe più autonomia ma non li aiuterebbe neanche nella preparazione agli esami né ad abituarli allo studio delle scuole superiori.

La febbre dell’Homework free

In Italia, come dicevamo sale sempre più la febbre dell’Homework free da parte di tutti gli stakeholders della scuola.

Dalla petizione, come riportava il Corriere della Sera sulla piattaforma Change.

org, animata dal dirigente scolastico di Genova Maurizio Parodi che l’ha lanciata tre anni fa con lo slogan: «Basta compiti» perché sono inutili, dannosi, discriminanti e malsani.

Petizione che è arrivata già a 30 mila adesioni, cui fanno eco iniziative personali di diversa natura di maestre e professori sostenuti da scrittori, esperti di pedagogia e psicologi.

La stessa Ministra Fedeli ha più volte ribadito la necessità di cadenzare i campiti nell’ambito del progetto Alternanza scuola lavoro (articolo pubblicato recentemente da TdS), ribadendo la necessità di “un atteggiamento migliorativo rispetto a quello tradizionale: ti faccio la lezione frontale, poi tu approfondisci a casa da solo”.

Ma il fermento di vietare i compiti in base alla Carta internazionale dei diritti dell’infanzia che parla di diritto al riposo si scontra con la libertà d’insegnamento, principio fin qui invocato dai precedenti ministri per evitare di prendere provvedimenti definitivi. L’ex ministra Stefania Giannini a suo tempo fu addirittura categorica in merito: “Non si possono cancellare i compiti per legge”.

Va nella direzione dei “no ai compiti a casa” la sperimentazione avviata dal pedagogista Raffaele Ciambrone partita l’anno scorso nella provincia di Biella arrivata quest’anno a toccare già 166 scuole elementari e medie di altre 4 province, Verbania, Milano, Torino e Trapani.

L’idea di fondo che sta dietro questo progetto è che non basta eliminare i compiti a casa se la didattica rimane quella che è oggi.

“I nostri figli sono sovraccaricati”

Come ha spiegato Cinzia Sabatino referente del progetto presso l’ufficio scolastico di Biella al Corriere “Siamo partiti da una constatazione: i nostri figli sono sovraccaricati. Fanno lezione per 6,7 ore al giorno e poi devono pure fare i compiti. Perché non usare una parte delle ore in classe invece per solidificare le cose imparate al mattino?».

Il progetto interviene inoltre anche sullo spezzatino delle materie che a dir loro toglie concentrazione agli studenti.

La didattica prevede infatti una settimana intera di italiano e la successiva di matematica.

Alle medie le materie sono accorpate per macro aree (esempio quella linguistica, quella matematica e quella espressiva) cosi da consentire ad ogni insegnante di svolgere un argomento alla volta.

Le lezioni sono concentrate al mattino per la primaria e nelle prime tre ore alle medie. Poi parte il lavoro in gruppo con le esercitazioni.

Funzionerà?

Funzionerà questo nuovo approccio alla didattica? Per la Sabatino “I primi segnali sono molto incoraggianti”.

I risultati sono monitorati dall’Università Cattolica che al termine del triennio pubblicherà i risultati per successive valutazioni o modifiche del progetto.

Difficile dire chi ha ragione. E forse solo tra qualche anno quando i risultati di queste sperimentazioni saranno resi pubblici si saprà qualcosa in più.

Sicuramente da non trascurare sono i dati dell’Ocse, che parla di ragazzini finlandesi e coreani che sono al top per competenze e conoscenze ma studiano un terzo dei loro coetanei italiani che vanno invece molto peggio a scuola.

Secondo gli esperti dell’organizzazione internazionale i compiti sarebbero un esercizio ridondante soprattutto alle elementari.

E altro fattore da tenere in considerazione, i compiti sarebbero portatori di ineguaglianze perché chi ha genitori che hanno studiato ha sicuramente più possibilità di essere aiutato.

Però anche i genitori devono contribuire a trovare insieme al corpo docente la migliore soluzione possibile e non chiamarsi fuori in maniera autonoma giustificando i figli al ritorno dalle vacanze o perché il bambino non aveva semplicemente voglia di applicarsi nel weekend.

Источник: https://www.tecnicadellascuola.it/compiti-casa-inutili-dannosi-discriminanti-malsani-spazio-allhomework-free

Giovani e coronavirus: “irresponsabile non seguire le indicazioni”

Secondo alcuni pediatri i compiti a casa nel weekend sarebbero inutili e dannosi

“Irresponsabile non seguire le indicazioni” afferma il virologo Fabrizio Pregliasco. In questo momento serve fermare il contagio: le restrizioni sui comportamenti valgono per tutti. Gli inviti dei vip.

#iorestoacasa

Con il cosiddetto decreto #iorestoacasa, il 9 marzo il governo ha dichiarato tutta Italia “zona protetta”. Ora valgono ovunque sul territorio le misure restrittive previste nei giorni scorsi per la Lombardia e altre province:

  • asili, scuole e università chiusi fino al tre aprile;
  • ristoranti e bar chiusi dopo le 18;
  • centri commerciali chiusi nel week end (con l'eccezione di farmacie, parafarmacie e alimentari. Dunque non c'è alcun bisogno di affollarsi per fare scorte);
  • divieto di assembramenti;
  • sospensione delle attività di palestre, piscine, centri sociali e culturali, centri ricreativi;
  • sospensione delle competizioni sportive (a parte alcune eccezioni, comunque a porte chiuse);
  • invito a limitare gli spostamenti a quelli strettamente necessari.

L'obiettivo è chiaro: limitare il più possibile i contatti e, dunque, le possibilità di diffusione del SARS-Covid-19, il nuovo coronavirus che sta ormai pesantemente interessando il nostro paese.

Comportamenti irresponsabili

Eppure, giungono ancora notizie di ritrovi tra i giovani: feste private, pranzi in compagnia e simili. “Un comportamento del tutto incongruo, da irresponsabili” dichiara senza mezzi termini il virologo Fabrizio Pregliasco, dell'Università di Milano.

“Adolescenti e giovani adulti pensano di essere superuomini che non possono essere toccati dal virus, ma non è così. Anche loro possono ammalarsi e soprattutto possono infettare gli altri“.

Magari i familiari più anziani o con malattie croniche (i nonni, ma anche mamma o papà, se per esempio hanno diabete o cardiopatie o altro), che rischiano di più.

Bambini, adolescenti, giovani adulti: i comportamenti da seguire

Ecco perché secondo Pregliasco è fondamentale richiamare anche i giovani a un'attenzione generalizzata. In termini di strategia di contenimento del virus rischia di non servire a nulla stare a casa da scuola per poi passare i pomeriggi o le serate insieme. “I comportamenti da seguire sono gli stessi indicati per tutti” ricorda il virologo:

  • Non affastellarsi in gruppo, mantenendo la distanza di almeno un metro gli uni dagli altri;
  • Evitare baci, abbracci e strette di mano;
  • Lavarsi spesso le mani;
  • Non toccare naso, occhi e bocca con le mani;
  • Coprire naso e bocca con fazzoletti monouso (da gettare via subito dopo) quando si starnutisce o si tossisce. In alternativa, starnutire o tossire nella piega del gomito;
  • Non andare dal medico o al pronto soccorso in caso di sintomi influenzali, ma contattare al telefono medico, pediatra, guardia medica o numeri regionali per l'emergenza.

Gli inviti vip

Anche cantanti, attori, r e influencer stanno diffondendo sui social il loro invito ai più giovani a restare a casa. Lo ha fatto per esempio Giuliano Sangiorgi, cantante e autore dei Negroamaro, con una canzone composta di getto domenica scorsa, mentre preparava il ragù.

“Sono giorni che ci penso e vorrei incontrarti, ma non si può

sono ore, lunghe ore, passate solo ad aspettare

che qualcuno sappia dire qualcosa che faccia sperare

che questa maledetta storia sia sul punto di finire

e insieme finalmente noi domani torneremo a uscire

a incontrarci per le strade come un tempo in un locale”

Jovanotti invece ha registrato un video messaggio per i suoi fan:

Ecco alcuni stralci del messaggio:

“Speriamo che questa cosa passi presto, altrimenti vi faccio un disco per solo oud (uno strumento arabo, NdR). Perché questo non accada, stiamo a casa. Stiamo a casa il tempo necessario perché questa crisi si risolva”.

“Ascoltiamo gli esperti, seguiamo le direttive. Non è che non c'è scuola perché è vacanza, non c'è scuola perché c'è un'emergenza“.

“Non bisogna uscire. Non bisogna stare insieme in tanti nello stesso posto. Bisogna mantenere una distanza di sicurezza”

“Dobbiamo fermare il contagio. Ognuno faccia la sua parte: bisogna mostrare senso civico e serietà, anche se avete 14 o 15 anni. Bisogna rispettare sé stessi e gli altri. Tutti insieme ce la faremo”.

E ancora, Diodato, vincitore dell'ultima edizione del Festival di Sanremo con la canzone Fai rumore:

“Mi rivolgo soprattutto ai più giovani, che forse si sentono meno toccati” ha dichiarato Diodato, sottolineando che in realtà “è facile diventare alleati di questo virus”.

Per fortuna, “si possono fare un sacco di cose a casa: leggere un libro, studiare, cucinare, scrivere canzoni, giocare ai videogames, e la tecnologia ci aiuta a stare comunque un po' insieme”.

Il video del cantante si conclude con un auspicio: “Torneremo presto a fare rumore tutti insieme. Adesso io sto a casa“.

Infine, gli appelli di Nicole Rossi e Jennifer Poni (da Il Collegio a PechinoExpress), dalla pagina di Rai2:

Nicole: “Ricordo agli adolescenti e studenti come me di tutte quelle volte in cui abbiamo supplicato di stare a casa. Allora mi chiedo: ora che non solo possiamo ma dobbiamo stare a casa, perché andate in giro mettendo a rischio non solo voi stessi ma tutta la comunità?”

Jennifer, invece, raccomanda di “non sottovalutare l'emergenza sanitaria in cui ci troviamo” e di approfittarne per godersi la compagnia dei familiari e magari guardare la tv.

Источник: https://www.nostrofiglio.it/famiglia/costume/giovani-e-coronavirus

e se fosse meglio così?

Secondo alcuni pediatri i compiti a casa nel weekend sarebbero inutili e dannosi

Pubblicato da Redazione Basta Compiti il 12 Aprile 2019

di FRANCESCO BUDA

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Tu adulto sei obbligato a portarti il lavoro a casa? È quello che succede ai nostri bambini e ragazzi ogni santo giorno, anche quando i grandi non ci vanno a lavorare, perché è sabato, domenica o vacanza. Si sta diffondendo in Italia la richiesta di abolire i compiti a casa nella scuola dell’obbligo, cioè alle elementari e medie. 

Chili di libri e quaderni che nemmeno al master di fisica nucleare. Chiunque può fare un semplice ed efficace test: pesare i libri di testo dei propri figli o nipoti. Già alle elementari sono diversi kg. Non occorre essere ortopedici per domandarsi se già solo gli zaini addosso facciano male alla salute.

Fa un certo effetto vederli usare il trolley per andare a scuola anziché in vacanza. E c’è chi adotta il libro di testo di educazione fisica, ma la scuola non ha palestra o comunque non fa fare ginnastica e sport! I baby facchini dell’istruzione quanto veramente imparano così? Niente, secondo la rete “Basta Compiti!”. Insegnanti, capi d’istituto, genitori che hanno avviato anche una petizione su internet tramite change.org, che ha raccolto finora circa 34mila adesioni. Ma perché, se si è sempre fatto così? I MOTIVI PER ABOLIRE I COMPITIIl manifesto della petizione, in sintesi, snocciola i motivi per cui abolire i compiti a casa: • sono inutili: visto che le nozioni ingurgitate così svaniscono dopo pochi mesi; • sono dannosi: procurano disagi, sofferenze soprattutto agli studenti già in difficoltà, suscitando odio per la scuola e repulsione per la cultura, oltre alla certezza, per molti studenti “diversamente dotati” della propria “naturale” inabilità allo studio;• sono discriminanti: avvantaggiano gli studenti che hanno genitori premurosi e istruiti, e penalizzano chi vive in ambienti deprivati; • ledono il “diritto al riposo e allo svago” riconosciuto dall’articolo 24 della Dichiarazione dei diritti dell’uomo a tutti i lavoratori; • costringono i genitori a sostituire i docenti, senza averne le competenze professionali. Non solo: limitano fondamentali attività formative (musica, sport…) oltre gli orari delle lezioni e stressano generando molta parte dei conflitti e litigi tra genitori e figli, quando sarebbe invece essenziale disporre di tempo libero da trascorrere insieme, serenamente. E poi, sottolineano quelli di Basta Compiti!, sono malsani: portare ogni giorno zaini pesantissimi, colmi di quadernoni e libri, è nocivo per la salute, per l’integrità fisica soprattutto dei più piccoli, come dimostrato da numerose ricerche mediche. SI DOVREBBE IMPARARE A SCUOLA «Da molto tempo diverse ricerche hanno dimostrato tutto ciò – spiega alla rivista Acqua & Sapone Maurizio Parodi,  dirigente scolastico, pedagogo, coordinatore e responsabile scientifico della rete docenti e dirigenti a compiti zero. Dal titolo del suo libro “Basta Compiti! – Non è così che si impara” ha preso il nome la campagna per l’abolizione dei compiti a casa. L’iniziativa corre sull’omonimo sito web e attraverso due pagine , una aperta con oltre 13.500 utenti, soprattutto genitori, e l’altra professionale, riservata ai docenti e capi d’istituto. Organizzano incontri in giro per l’Italia. Il dottor Parodi continua ad approfondire il tema, il senso e le radici anche scientifiche di questa mobilitazione nel suo ultimo libro “Così impari. Per una scuola senza compiti”, fitto di dati e riflessioni sperimentate sul campo in varie parti del mondo. Sta anche raccogliendo fondi per realizzare un documentario. «Compito della scuola – prosegue l’esperto – non è “punire” gli studenti caricandoli di lavoro anche fuori dalle aule. Bensì insegnare il giusto metodo per imparare con profitto e far emergere la personalità di ciascuno di loro. Il contrario dei compiti a casa standardizzati, uguali per tutti. I lavoratori hanno diritti e sindacati. I bambini no: devono continuare a “lavorare” pure a casa invece che godersi le relazioni, la natura, il gioco e le altre attività. È un accanimento morboso. Si segue il principio aberrante secondo cui a scuola si insegna e a casa si impara. In verità l’allievo può apprendere molto di più semplicemente vivendosi serenamente il pomeriggio, il week end, la vacanza». «LA SOFFERENZA DEI PICCOLI»Ma perché un dirigente scolastico si imbarca in una simile battaglia totalmente controcorrente, contro il senso comune, contro la maggioranza di maestri e prof, contro quello che credono e sostengono quasi tutti i genitori benché “vittime” anch’essi del sovraccarico dei loro pargoli? «Per molte ragioni. Innanzitutto perché sono sempre più insofferente rispetto alla sofferenza che la scuola infligge ai suoi utenti più deboli, sofferenze spesso inutili e controproducenti. Mi creda, ne soffro – confida il promotore di “Basta Compiti!” -. Un modello che ti chiede unicamente di memorizzare cose da ripetere all’interrogazione o per le verifiche scritte, ma che poi dimentichi. Non c’è nemmeno la funzione cognitiva – ragiona il dottor Parodi – e il corpo viene fatto fuori, mentre in classe restano inchiavardati ai banchi ad ascoltare adulti che parlano di cose astratte. Devono fare così, punto e basta. Si assegnano compiti a casa persino ai bambini di sei anni che fanno il tempo pieno: dopo 8 ore di lavoro in classe gli si chiede altro impegno! Pure nei week end. È assurdo». Alla rete dei docenti a compiti zero hanno aderito circa 800 insegnanti, di ogni ordine e grado. E i loro alunni non sono caproni. Pare che siano mediamente anche più sereni. «I loro studenti non hanno problemi, anzi… Gli insegnanti dovrebbero imparare a non insegnare, ma ad essere maieutici, a far venir fuori le potenzialità degli allievi naturalmente», ricorda il dottot Parodi. «Le migliori evidenze scientifiche internazionali dimostrano che i compiti a casa non aiutano, ma comunque non devo essere io a dimostrare che sono inutili, ma sei tu che li assegni a dovermi dimostrare che servono».  FELICI O “ISTRUITI” IN SERIE?Tra gli studiosi che hanno attaccato il dogma dei compiti a casa, ci sono nomi importanti in àmbito pedagogico ed educativo: Harrys Cooper,  John Dewey, Etta Kralovec e John Buell, Granville Stanley Hall, fondatore tra l’altro della prima rivista di psicologia negli Usa nel 1887, l’American journal of psychology e dell’American psychological association. E ancora Philippe Meirieu e l’ex Ministro dell’istruzione Tullio De Mauro, padre di  uno dei più noti vocabolari della lingua italiana. «I compiti sono un supplizio che devono subire gli studenti italiani sin dalla tenera età: devono fare il triplo e quadruplo dei loro colleghi europei, con risultati inferiori, deludenti e inquietanti», insiste Parodi. In concreto? «Basta guardare la Finlandia: i loro studenti dal fondo in cui stavano negli anni ’60, sono passati al primo posto nella classifica mondiale dell’istruzione nel 2000. Come? Hanno eliminato i compiti a casa». Lo racconta Michael Moore nel documentario “Where to invade next”. Spiega una insegnante intervistata dal famoso regista: «Gli permettiamo di essere bambini». «Cerchiamo di insegnargli ad essere felici», aggiunge un prof di matematica nel film del premio Oscar. E noi? Ci è stato consentito questo? Rendersene conto, può aiutarci a districarci nel dilemma “compiti sì, compiti no”.

«Facciamo una ricerca in Italia»

«Non vogliamo allevare fannulloni, come scrive qualcuno. Si tratta invece di stimolare i bambini e i ragazzi secondo la loro natura. Non leggono più se stanno a fare i compiti anche dopo cena.

Non hanno tempo di suonare uno strumento musicale o fare sport! Accompagniamoli ad essere curiosi, non a ripetere meccanicamente. Ma spesso i più ostili sono i genitori». A parlare è la dottoressa Annunziata Brandoni, preside in pensione, pedagogista e sostenitrice di “Basta Compiti!”.

«Avevo approntato un progetto di ricerca per verificare se gli allievi senza compiti apprendono e rendono come quelli che fanno i compiti a casa. C’era pure qualche insegnante disposto ad aderire, ma avevano paura dei genitori che vogliono tanti compiti, perché i figli devono diventare ingegneri».

Il progetto è rimasto sulla carta. Sarebbe un bel compito da svolgere per verificare alla prova dei fatti cose è meglio.

L’ALLERTA DEL MINISTERO: NON LI CARICATE… ERA IL 1964

3 circolari degli anni ’60 (dimenticate) invitano a non sovraccaricare gli allievi La rete “Basta Compiti!” fa leva anche sulla Carta internazionale dei diritti dell’infanzia, articolo 31: “Gli Stati membri riconoscono al fanciullo il diritto al riposo e al tempo libero, a dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie della sua età”. Dal canto suo il Ministero della pubblica istruzione italiano, nel frattempo amputato dell’aggettivo “pubblica”, oltre mezzo secolo fa ha invitato a non esagerare. In tre circolari ai capi d’istituto sollecitava a lasciare il tempo di vivere agli alunni: nel 1964, la n. 62 sottolineava che “costringere i giovani ad aggiungere alle quattro o cinque ore di scuola altrettante, o anche più, ore di studio individuale a casa, oltre agli eventuali riflessi dannosi sotto il profilo igienico, contribuisce a determinare una preparazione lacunosa […] e precaria”. Morale: “Ogni sovraccarico di compiti per casa è naturalmente escluso”. Invito ribadito nel 1965, con la circolare n. 431:  “Un sovraccarico degli impegni di studio o la concentrazione di essi in alcuni giorni nuocerebbe, infatti, sia alla salute dei giovani, sia al processo di maturazione culturale, che non può essere costretto in schemi innaturali”. A maggio 1969, con la circolare 177, il Ministero sottolinea l’importanza di lasciare tempo da dedicare “alla pratica degli sport, alle manifestazioni artistiche […], attività tutte che quasi sempre si svolgono nelle giornate domenicali e in altri giorni festivi”. Negli anni 2000 vari Ministri dell’istruzione hanno invitato a ridurre il carico. Ma questi “compiti” chi di dovere non li fa.

https://www.ioacquaesapone.it/articolo.php?id=3103

Источник: https://www.bastacompiti.it/basta-compiti-a-casa-e-se-fosse-meglio-cosi/

Non si può affrontare la scuola senza il carico dei compiti a casa. Il contro-manifesto di Giorgio Luppi

Secondo alcuni pediatri i compiti a casa nel weekend sarebbero inutili e dannosi

“Egregi signori, ho avuto modo di assistere ad una delle vostre assemblee pubbliche e di seguire la vostra pagina e mi permetto di esprimere alcune considerazioni.

Se ho ben capito voi sostenete che nella scuola dell’obbligo i compiti a casa siano non sono inutili ma addirittura dannosi.

La scuola dell’obbligo si estende dal primo anno della primaria al secondo anno delle superiori, un arco di tempo di dieci anni, durante i quali i bambini diventano ragazzi e il loro modo di essere cambia radicalmente così come cambiano gli argomenti e l’impegno richiesti a scuola. Generalizzare ed estendere a tutto questo arco temporale le vostre considerazioni mi sembra non realistico.

IL CARICO DI COMPITI A CASA

Se è vero che talvolta nella scuola primaria il carico dei compiti a casa, specialmente nelle scuole a tempo pieno, può essere eccessivo, è altrettanto vero che non si può affrontare una scuola superiore senza pensare di applicarsi anche a casa. Fra il troppo ed il niente esistono infinite possibilità e sicuramente ne esiste più di una che rappresenta un giusto equilibrio.

Il processo di apprendimento è denso di soddisfazioni ma lungo e faticoso, e, in gran parte, individuale. Non credo sia possibile apprendere senza fatica, affrontando in prima persona le difficoltà che nuovi argomenti possono presentare.

Cito l’insegnante di matematica delle medie dei miei figli all’assemblea di presentazione: “la matematica non si impara a scuola ma a casa facendo esercizi”. Parole sacre, che non valgono solo per la matematica e che condivido pienamente.

L’ESPERIMENTO

Proviamo a fare un esperimento: sostituiamo la parola “compiti” con la parola “esercizi”.

Nessuno ha mai provato a suonare uno strumento musicale, a stare in equilibrio sui pattini, a centrare una porta con un pallone,  a parlare una lingua straniera, a risolvere una equazione, o un problema di fisica senza prima aver studiato la teoria e provato ad applicarla con esercizi? Più esercizi si svolgono e più si diventa abili, si accumula esperienza e di conseguenza migliora la padronanza della materia. Non è possibile raggiungere competenze accettabili senza la pratica e l’esercizio, per non parlare dell’eccellenza, che richiede applicazione costante e continuativa.  

Vanno benissimo sia lo studio che le esercitazioni a coppie o di gruppo ma ritengo che un momento in solitudine con un problema da risolvere o un teorema da dimostrare ed un foglio bianco ed una matita davanti siano indispensabili per mettere alla prova le proprie competenze e verificare quanto si è appreso. Chi non lo ha mai fatto non credo sappia cosa vuol dire studiare.

Secondo la vostra teoria tutti quelli che ora esercitano le professioni di medico, di avvocato di ingegnere o che insegnano nelle scuole e nelle università e che hanno studiato con metodi tradizionali e che per raggiungere tali risultati si sono impegnati con tanti esercizi hanno sbagliato tutto? Se devo farmi operare da un chirurgo spero che abbia fatto davvero tanti esercizi e compiti a casa.

In conclusione ritengo che la giusta quantità e qualità di compiti a casa sia un mezzo indispensabile per supportare un processo di apprendimento davvero completo e soddisfacente pertanto propongo il mio contro-manifesto:

  1. le nozioni ingurgitate attraverso lo studio domestico per essere rigettate, a comando (interrogazioni, verifiche…), hanno durata brevissima; non “insegnano”, non lasciano il “segno” – dopo pochi mesi restano solo labili tracce della faticosa applicazione;  

– Vero, è necessario avere il tempo per assimilare e metabolizzare le nozioni, e la giusta quantità e qualità di esercizi è indispensabile per farle proprie

  1. procurano disagi, sofferenze soprattutto agli studenti già in difficoltà, suscitando odio per la scuola e repulsione per la cultura, oltre alla certezza, per molti studenti “diversamente dotati”, della propria «naturale» inabilità allo studio;

– Come può fare uno studente in difficoltà a migliorare senza esercitarsi? La soddisfazione di risolvere un problema o un esercizio non può che aumentare l’autostima e la sicurezza nelle proprie competenze. Non confondiamo il disagio con la fatica, non c’è dubbio: studiare e’ faticoso e lo sarà sempre.

  1. avvantaggiano gli studenti avvantaggiati, quelli che hanno genitori premurosi e istruiti, e penalizzano chi vive in ambienti deprivati, aggravando, anziché “compensare”, l’ingiustizia già sofferta, e costituiscono una delle ragioni, più gravi, dell’abbandono scolastico;  

– Quindi togliamo anche a quelli che potrebbero esercitarsi l’opportunità di farlo e livelliamo tutti verso il basso. Costringiamo tutti i genitori premurosi e istruiti a diventare assenti e ignoranti.

  1. spesso costringono i genitori a pagare lezioni private, se ne hanno la possibilità economica (ulteriore discriminazione), perché i figli facciano ciò che evidentemente non sono in grado di fare – un “affare” da milioni di euro, per di più in nero;

– Cerchiamo piuttosto di offrire recuperi gratuiti gestiti dagli stessi insegnanti e di far emergere il nero

  1. ledono il “diritto al riposo e allo svago” (sancito dall’Articolo 24 della dichiarazione dei diritti dell’uomo), e quello scolastico è un “lavoro” oneroso, spesso alienante – si danno compiti anche nelle classi a tempo pieno, dopo 8 ore di scuola, persino nei week end;

– Se diritto al riposo e allo svago significa ore davanti a videogames o allo smartphone, penso sia meglio fare i compiti.

  1. costringono i genitori a sostituire i docenti; senza averne le competenze professionali, nel compito più importante, quello di insegnare a imparare (spesso devono sostituire anche i figli, facendo loro i compiti a casa);

– Affermazione contraddittoria: se i genitori non hanno le competenze come possono fare loro i compiti? Un genitore quindi non può insegnare ad imparare a suo figlio? Non può trasmettergli le sue competenze, se è in grado di farlo?

  1. lo svolgimento di fondamentali attività formative che la scuola non offre (musica, sport…) e che richiedono tempo, energie, impegno sono limitate o impedite dai compiti a casa;  

– Quindi impegnare tempo, energia e denaro per la musica e lo sport va bene ma per la scuola no?

  1. molta parte dei conflitti, dei litigi (le urla, i pianti, le punizioni…) che avvengono tra genitori e figli riguardano lo svolgimento, meglio il tardivo o il mancato svolgimento dei compiti, quando sarebbe invece essenziale disporre di tempo libero da trascorrere insieme, serenamente;  

– Sono stressanti se affrontati nel modo sbagliato: anche condividere col proprio figlio un momento educativo può essere appagante e di crescita per entrambi

  1. si danno persino i “compiti per le vacanze”: un ossimoro, un assurdo logico (e pedagogico), giacché le vacanze sono tali, o dovrebbero esserlo, proprio perché liberano dagli affanni feriali e invece si trasformano in un supplizio, creando stress, sofferenza, insofferenza;

– In tre mesi di vacanze è molto facile dimenticare quanto si è appreso durante l’anno scolastico, senza un minimo di esercizio bisogna ripartire da zero.

  1. portare ogni giorno zaini pesantissimi, colmi di quadernoni e libri di testo, è nocivo per la salute, per l’integrità fisica soprattutto dei più piccoli, come dimostrato da numerose ricerche mediche.

– Cosa c’entra il peso dello zaino da portare a scuola con i compiti da fare a casa?  In ogni caso esistono alternative ai libri di testo, effettivamente troppo pesanti, vedi per esempio: www.bookinprogress.org

E, per finire, una citazione dalla scrittrice Paola Mastracola:

Lo studio è, ancora, inevitabile.

Per quanto gli insegnanti si producano in performance sempre più accattivanti; i saperi si esternalizzino; le scuole si dotino di LIM, DVD, app, wi-fi e bluetooth; per quanto limiamo asperità e livelliamo strade azzerando ogni sorta di difficoltà; per quanto puntiamo al saper fare e alle competenze e al problem solving, e non più al sapere; ebbene, c’è sempre un momento in cui lo studente deve mettersi a studiare: piazzarsi seduto, aprire un benedettissimo libro, e starci sopra parecchio, e anche parecchio concentrato e attento. Che sia una semplice verifica, un’interrogazione virtuale, un esonero all’università, un test di ammissione per la Normale di Pisa o l’assunzione presso una ditta di surgelati, a un certo punto della vita i ragazzi dovranno dimostrare di sapere qualcosa. Quindi dovranno, bene o male, poco o tanto, studiare.

Non abbiamo ancora inventato sistemi alternativi, grazie ai quali evitare lo studio, questo spiacevole disagio, questo disturbo, percorso a ostacoli, noiosissimo impiccio che intralcia, deprime, sporca leggermente il meraviglioso luna park che pensiamo debba essere la vita. A un certo punto dobbiamo scendere dalla giostra dei cavallini e studiare: intollerabile! Non ci piace per niente.”

Buono studio a tutti, Giorgio Luppi

Источник: https://www.oggiscuola.com/web/2019/03/27/non-si-puo-affrontare-la-scuola-senza-il-carico-dei-compiti-a-casa-il-contro-manifesto-di-giorgio-luppi/

Compiti a Casa Pro e Contro

Secondo alcuni pediatri i compiti a casa nel weekend sarebbero inutili e dannosi

Compiti a casa pro e contro: è il perenne dibattito tra genitori, insegnanti e pedagogisti

Compiti a casa pro e contro

Continua il dibattito, non solo italiano, su pro e contro dei compiti a casa. Sempre più spesso in rete e sui social vengono pubblicati e condivisi pareri e missive dei genitori che dichiarano di essere apertamente contrari ai compiti a casa e qualcuno scrive direttamente agli insegnanti per affermare che i propri figli non faranno più i compiti.

E' quello che è accaduto qualche giorno fa su , dove la scrittrice Bunmi Laditan ha pubblicato un post nel quale condivideva con i suoi follower una emal che aveva appena mandato alla scuola di sua figlia nella quale dichiarava che la bambina aveva chiuso con i compiti a casa.

Mia figlia è a scuola dalle 8.15 della mattina alle 4 del pomeriggio tutti i giorni”, spiega la mamma, “quindi qualcuno può spiegarmi perché deve fare i compiti per altre due o tre ore ogni sera? Fare i compiti fino alle 6.30, poi cenare e rilassarsi per un'ora prima di andare a letto che senso ha?

scrive Bunmi, che ribadisce che il temo impiegato per fare i compiti a casa, fino l'imbrunire, dopo otto ore passate a scuola finiscono con l'impedire alla sua bambina di 10 anni di vivere il suo rapporto con i fratelli, con la famiglia, le impediscono di giocare, rilassarsi, e in generale di essere semplicemente una bambina.

Il post di Bunmi è stato condiviso decine di migliaia di volte e ha scatenato un acceso dibattito sull'effettiva utilità di fare i compiti a casa.

Bunmi, ad esempio, cita come esempio la Finlandia, nota per essere uno dei Paesi che vantano uno dei modelli scolastici migliori del mondo, e dove i compiti a casa non sono previsti.

Ma davvero i compiti a casa sono dannosi?

Se lo chiede una mamma come tante altre che ha un bambino a scuola a tempo pieno. Anche lui esce alle quattro tutti i giorni e le maestre assegnano compiti a casa. Tuttavia per noi questa mole di lavoro a casa non ha rappresentato, almeno fino ad ora, un impedimento per il gioco, lo sport o il riposo.

Le maestre non assegnano mai i compiti per il giorno dopo, ma distribuiscono le cose da ripetere e gli esercizi da fare su più giorni, addirittura a volte per la settimana successiva, e in questo modo riusciamo tranquillamente ad organizzarci per dedicare ai compiti qualche ora durante la settimana o il fine settimana.

Si tratta, per quanto mi riguarda, di ore che non vengono sottratte allo sport, alla lettura per puro piacere, al gioco o al riposo, ma magari ai videogiochi, che pure trovano il giusto spazio nella vita di mio figlio.

Detto questo si sprecano i pareri sull'efficacia e la validità dei compiti a casa

Contro i compiti a casa

Esistono dei veri e propri movimenti di genitori che combattono per cancellare i compiti.

Maurizio Parodi, insegnante e genitore, ha addirittura aperto una petizione su Change per dire basta ai compiti e per abolirli visto che, secondo lui e i suoi sostenitori, sono inutili e anche dannosi.

Ad essere da sempre contrario ai compiti è anche il pediatra Italo Farnetani che da anni porta avanti una battaglia per ridurre il carico del lavoro da fare a casa e per eliminare del tutto i compiti per le vacanze.

Gli svantaggi dei compiti a casa sarebbero:

  • un eccessivo carico di compiti rischia di annoiare il bambino e ridurre il suo naturale desiderio di apprendimento;
  • i compiti allontanano i bambini dall'amore per la scuola e riducono il tempo che si può spendere giocando riposandosi e facendo sport.

I pro dei compiti a casa

Molti pediatri e pedagogisti sono, però, a favore dei compiti a casa.

Secondo Anna Maria Roncoroni, psicologa e Presidente dell’Associazione Italiana per lo Sviluppo del Talento e della Plusdotazione, ad esempio servono a sviluppare la concentrazione, un'abilità che si rivela molto utile man mano che si cresce e aumentano gli impegni, inoltre servono a fissare ed assimilare meglio ciò che si è fatto in casa.

Possiamo sintetizzare così i vantaggi dei compiti a casa:

  • aiutano il bambino ad organizzarsi in modo autonomo sui tempi e sui compiti da fare cose che in classe non può fare visto che si è in gruppo e c'è il sostegno della maestra;
  • fanno sì che si possano ripetere nozioni orali che in classe non si è riusciti ad assimilare;
  • ci si esercita con la lettura perché in classe non tutti riescono a leggere a voce alta tutti i giorni;
  • si apprende un metodo di studio che tornerà utile quando si andrà avanti negli anni scolastici.

Resta il fatto che per molti genitori i compiti siano un problema.

Se i bambini non si abituano sin dai primi anni di scuola ad assumersi un impegno e a svolgere un compito in modo autonomo, organizzandosi con i tempi e le modalità, finisce che il carico del compiti venga scaricato sulle spalle dei genitori.

Insomma, forse gran parte delle polemiche riguardanti i compiti (soprattutto alle elementari) riguarda più i genitori che i figli, che sono costretti a passare i pomeriggi sui libri insieme ai figli, annoiati e svogliati.

Di certo è fondamentale trovare il giusto equilibrio e non esagerare con i compiti.

Se un bambino ha passato otto ore a scuola è impensabile che ne debba passare altre tre sui libri una volta tornato a casa, ma se gli insegnanti distribuiscono l'assegno su una settimana allora può essere un'attività utile perché i bambini imparano ad anticiparsi, organizzarsi i tempi, gestire le loro piccole responsabilità senza stress.

Inoltre i compiti a casa non dovrebbero essere ripetitivi, ma al contrario, interessanti, facili, stimolanti.

I Compiti a Casa di Ieri e di Oggi: Video

Anche noi siamo state bambine e i compiti a casa sono sempre stati una gatta da pelare. Ora è il turno dei nostri figli a cui daremo tutto il nostro supporto.

È imporante però tenere a mente quanto debbano, con il tempo, imparare ad essere autonomi nello svolgimento dei compiti.

 Mammansia in questo video saprà come raccontarci questo aspetto in maniera briosa e divertente!

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Источник: https://www.pianetamamma.it/il-bambino/nido-asilo-e-scuola/compiti-a-casa-pro-contro.html

Gravidanza
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