Scuola in quarantena: 8 strategie che funzionano per non impazzire con i compiti a casa

Compiti per casa: lotta continua? I 3 punti in cui sbagli

Scuola in quarantena: 8 strategie che funzionano per non impazzire con i compiti a casa

I figli so' piezz 'e core, recita un proverbio. Ovvero: i figli sono pezzi di cuore, di quello stesso cuore con il quale li ami tanto profondamente e incondizionatamente.

Perché tu lo ami incondizionatamente, tuo figlio, giusto?

Mi spiego meglio: ami tuo figlio anche quando non va bene a scuola, anche quando gli insegnanti ti dicono che non si impegna abbastanza, che non rende abbastanza, che è “intelligente, ma non si applica”?

E che dire di quando torna a casa con un brutto voto nel compito in classe, o addirittura sulla pagella? E quando il pomeriggio si trasforma in una battaglia per fargli finire i compiti? Oppure sei un genitore che lavora e rientri la sera dopo una dura giornata in ufficio con lui o lei che non ha ancora aperto un libro e ti ritrovi di fronte alla prospettiva di una serata tra operazioni di matematica, analisi grammaticali o dialoghi di inglese da ripetere fino alla nausea.

E tutto ciò che sognavi era sdraiarti sul divano, magari con il tuo cucciolo accoccolato a te a chiacchierare in totale relax o guardarvi insieme il vostro programma tv preferito…

Da alcuni anni ho a che fare con bambini e ragazzini i cui genitori si rivolgono a me per dare una mano ai propri figli con i compiti.

C’è il ragazzino che pur di finire i compiti il più in fretta possibile non mette la minima cura in ciò che fa, quello che è lì fisicamente ma con la testa non si sa bene quale spazio astrale stia esplorando, quello che perde continuamente l’attenzione, quella scoraggiata e insicura perché l’insegnante le dice “per questa materia proprio non sei portata”… e la lista potrebbe continuare a lungo.

I genitori, quasi sempre, manifestano nei miei confronti una gratitudine che va ben al di là di ciò che effettivamente mi sembra di fare per loro.

Eppure, alla mia risposta “Figurati, per così poco”, mi sento spesso controbattere qualcosa che suona come: “No davvero, per me è veramente importante perché quando si tratta di fare i compiti insieme finiamo sempre per litigare. Io mi arrabbio, lui si arrabbia e ce ne diciamo di tutti i colori”.

Tutto ciò mi ha dato molto da pensare. E quando in ufficio è arrivato il nuovo libro di Shefali Tsabary “Zero Disciplina”, guida rivoluzionaria per genitori alla ricerca di un metodo educativo efficace per crescere i figli e vivere con loro in armonia, non ho potuto fare a meno di sfogliarlo con interesse.

L’autrice di questo libro, psicologa clinica, ha alle spalle diversi anni di esperienza pratica, anni in cui ha seguito innumerevoli casi di genitori esasperati e figli demotivati per “colpa” della scuola e dei compiti. O meglio, per colpa di un approccio sbagliato e del tutto inefficace alla scuola e ai compiti.

Il capitolo 21 del libro “Zero Disciplina” si intitola proprio “Evitate le battaglie sui compiti scolastici”. Vediamo insieme alcuni degli errori che molti genitori commettono quando si tratta di seguire i figli nello studio.

Errore n. 1: Interferire eccessivamente e assumere un atteggiamento giudicante

Un esempio tratto dal libro: Audrey e Mike sono mamma e figlio.

Quando Mike fa i compiti, Audrey all’improvviso entra in scena e, controllando gli esercizi che Mike sta svolgendo per conto proprio, inizia ad aggredirlo verbalmente con frasi del tipo: “Stai sbagliando tutto” o “Sei talmente pigro.

Vuoi prendere sempre la strada più facile” e altre cose del genere. A quel punto Mike perde il controllo, inizia a urlare e, ovviamente, chiude i libri e per quel giorno non vuole più saperne di fare nulla.

Ti è mai capitato qualcosa di simile? Credo si tratti di un problema assai comune: so addirittura di una mamma talmente spazientita dal fatto che il figlio non riuscisse a svolgere certi esercizi da essere uscita come una furia dalla stanza e aver scaricato la rabbia mandando in frantumi un portafotografie capitatole sventuratamente sotto mano.

Qual è il problema?

Secondo l’autrice del libro, se ti comporti come Audrey stai sbagliando approccio. Come genitore, infatti, non sei tenuto a svolgere il ruolo del suo insegnante (ed anzi, sarebbe meglio che tu evitassi di farlo), soprattutto se né tuo figlio, né i suoi insegnanti te lo hanno richiesto.

La tua interferenza, per quanto motivata dalle migliori intenzioni (nel caso di Audrey si trattava della preoccupazione che suo figlio andasse male a scuola), può essere altamente controproducente, perché è probabile che vada a minare la fiducia che tuo figlio ha in sé stesso e dunque prosciughi la sua motivazione.

Qual è la soluzione?

Permetti a tuo figlio di valutare in maniera autonoma il suo lavoro e imparare ad autoregolarsi. Fai in modo che sia lui a capire cosa prova nei confronti del lavoro che ha prodotto (se è soddisfatto, se ritiene ci sia spazio di miglioramento ecc.). Come suggerisce l’autrice, lascia che tuo figlio si metta “al timone del proprio destino scolastico.”

E se ha bisogno di aiuto, lascia sia lui a chiedertelo, oppure poni domande per capire dove puoi effettivamente aiutarlo, ma cerca di rimanere paziente, coerente e compassionevole, senza farlo sentire costantemente giudicato.

Errore n. 2: Identificare tuo figlio con i suoi voti, fargli sentire che il suo valore dipende dai risultati scolastici

Questo è davvero un grosso problema. Viviamo in una società che promuove l’idea che il valore personale di ciascun individuo sia legato alle sue performance. A ciò che fa, a quanto riesce a essere produttivo, a quali risultati porta a casa.

Il mondo del lavoro funziona così, te ne sarai reso conto… ma anche la scuola tende, purtroppo, ad avere una simile impostazione.

Ma ciò non fa che generare negli alunni, soprattutto in quelli più sensibili, una forte ansia da prestazione.

Il timore di non corrispondere alle aspettative di insegnanti e genitori, e dunque di non meritare apprezzamento, riconoscimento e, più in generale, amore semplicemente per ciò che si è, è davvero una sensazione spiacevole.

E, ciò che è peggio, se interiorizzata da bambini, è qualcosa che rischia di accompagnare tuo figlio per tutta la vita, anche al di fuori del contesto scolastico.

Riferisce l’autrice: “Troppi dei miei giovani pazienti, addirittura di 8-9 anni di età, hanno i crampi allo stomaco per colpa di un’acuta ansietà riferita al loro profitto scolastico”.

E ciò non è affatto sano.

Qual è la soluzione?

Evita di porre sempre l’accento sui voti, di mostrarti eccessivamente interessato al rendimento di tuo figlio, come se fosse la sola cosa che conta per te.

E quando torna da scuola, che ne pensi di evitare domande del tipo: “Come è andata la verifica?” o “Che voto hai preso” a favore di “Come ti senti?” o “Come è andata la tua giornata?” Forse, in questo modo, eviterai di trasmettere a tuo figlio l’idea che il suo rendimento è più importante rispetto al suo benessere.

Afferma l’autrice su sé stessa: “Sono meno interessata alla posizione di mia figlia nella classifica del profitto della sua classe che non alla sua crescita come individuo dalle molte sfaccettature. E, naturalmente, non credo affatto che i suoi voti si riflettano su di me.” Se non ti trovi d’accordo con questa affermazione, pensa alla possibilità di rivedere la tua posizione.

Errore n. 3: Imporre lo studio, anziché incentivare la curiosità naturale di tuo figlio

Molti genitori, fa notare Shefali Tsabary, si chiedono come fare a trasmettere il valore dello studio e motivare i propri figli a impegnarsi a scuola.

Promuovere la competizione, la rincorsa al risultato fine a sé stesso e l’idea dello studio come dovere non porterà i frutti sperati.

La competizione e la corsa al voto, come abbiamo già visto, producono ansia nei bambini e nei ragazzi (con il risultato che anche il loro rendimento, inevitabilmente, ne risente), mentre imporre i compiti, minacciare punizioni e tentare di inculcare la motivazione con la disciplina e il controllo non fanno che acuire il problema esistente, trasmettendo al bambino un senso di inadeguatezza da un lato e di impotenza dall’altro.

Qual è la soluzione?

Tsabary fa giustamente riflettere sul fatto che un bambino, normalmente, è curioso per natura (hai presente che quando è piccolo e sta scoprendo il mondo per la prima volta non fa altro che chiedere: “Perché questo? Perché quello? Perché quest’altro ancora?”). È la sua indole naturale che lo porta a voler esplorare, stupirsi e meravigliarsi.

Dice l’autrice: “I figli hanno una connessione innata con la vita”. Non ti sembra una cosa assolutamente meravigliosa, oltre che profondamente vera?

E allora perché il blocco, se non addirittura il rifiuto, dei figli di fronte allo studio?

Semplice: perché hanno smarrito il piacere dello studio (ebbene sì, studiare, e dunque scoprire, può essere piacevole), e quindi lo vivono non come possibilità di arricchimento, ma solo ed esclusivamente come imposizione esterna artificiale.

Promuovi allora la curiosità naturale di tuo figlio, incoraggialo a studiare per il puro piacere di acquisire gli strumenti necessari a sviluppare maggiore consapevolezza di sé stesso e del mondo, fagli capire che non è necessario né gli è richiesto eccellere in tutte le materie, ma è importante che scopra quali sono le sue inclinazioni naturali, per essere un giorno in grado di trovare la sua strada e perseguire la sua felicità.

Non è forse questo tutto ciò che conta davvero? Che tuo figlio sia felice, o perlomeno sereno e in pace con sé stesso?

Dice l’autrice: “è sbagliato non promuovere la curiosità naturale dei figli, che permette loro di svilupparsi nelle aree di esperienza con cui hanno affinità anziché costringerli a seguire curricula prestabiliti, che hanno più a che fare con i nostri interessi che con i loro; così facendo, i figli perdono la loro connessione innata con la vita.”

E sono certa che tu non voglia questo.

Dunque, ricapitolando, come devi fare per finire di arrabbiarti e non stressare tuo figlio quando si parla di compiti per casa?

  • Non essere troppo giudicante e non cercare di esercitare il controllo con atteggiamenti coercitivi: potresti generare insicurezza;
  • non dare troppa importanza ai voti: l’ansia da prestazione non aiuterà tuo figlio (soprattutto sul lungo termine);
  • non imporre lo studio come dovere: è probabile che questo susciti atteggiamenti di ribellione, se non addirittura di totale chiusura.

Ehi, non fraintendermi: non sto affatto dicendo che tutto ciò sia facile! Capisco benissimo che tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, che “tu non hai figli, non puoi capire” e tante altre care cose…

Il mio intento è solo quello di spingerti a riflettere…

E se hai interesse ad approfondire altri aspetti del rapporto genitori e figli, (Come dire “sì” o “no” con efficacia; Che cosa fare quando vostro figlio vi taglia fuori; Come comportarsi con un adolescente ribelle; Rivalità tra fratelli e coetanei) e tanto, tanto altro corri a leggere “Zero Disciplina”.

*****

Vuoi leggere un estratto del libro “Zero Disciplina”? Leggi lo speciale “Come vivere in armonia il rapporto genitori e figli” 

E per tanti altri libri sul rapporto genitori e figli vai su Guide per educatori e genitori.

Data di Pubblicazione: 23 novembre 2018

Источник: https://www.ilgiardinodeilibri.it/speciali/compiti-casa-lotta-continua-tuo-figlio-3-punti-tutti-sbagliano.php

Studiare con i bambini: 3 strategie che ti semplificano le giornate

Scuola in quarantena: 8 strategie che funzionano per non impazzire con i compiti a casa

La luce del mattino illumina il grande tavolo di legno, dalla finestra intravedo il cielo azzurro e le prime gemme sugli alberi. Mi siedo, dò un’occhiata al planning della giornata, apro il computer e imposto il timer per lavorare. Lui legge Geronimo Stilton e sa che fra un’ora cominciamo a fare i compiti.

Prima che tu me lo chieda: no, non va sempre così liscia. Lui ha sei anni e chiede costantemente la mia attenzione, vuole giocare, disegnare, cucinare, fare qualcosa e naturalmente sta a me sfornare idee e inventare lavoretti creativi.

Improvvisare pomeriggi stile Art Attack non è il mio forte, me la cavo quanto basta. In compenso ho tirato fuori altri superpoteri, un po’ perché mi piace insegnare – meno male che ho fatto quel master in psicodidattica all’università -, un po’ perché mi è sempre sembrato evidente, dai banchi di scuola alla scrivania dell’ufficio:

se ti organizzi bene guadagni tempo – e tempo libero! – e vivi più serena.

Perché un conto è incitare tuo figlio con l’ennesimo “vestiti”, “lavati”, “dai, facciamo i compiti”. Un altro è far sì che lui lo faccia senza che tu glielo ripeta dieci volte.

E ora veniamo a noi!

Oggi condivido con te le tre strategie che più delle altre mi hanno aiutataad organizzare le giornate a casa con i miei figli e a gestire meglio i compiti durante la quarantena – ma mi tornerà utile senz’altro durante l’estate e il prossimo anno scolastico.

1. Fai il planning della giornata

Prendi un foglio di carta e scrivi insieme ai tuoi bambini cosa farete oggi – dai compiti ai giochi. La parola magica è insieme: si sentiranno più coinvolti per aver partecipato all’organizzazione della giornata, più motivati nel portare a termine le attività e non ti chiederanno continuamente “adesso cosa faccio?”.

Organizzare la giornata, per un bambino delle elementari, vuol dire imparare a:

– gestire il suo tempo fin da piccolo

– dare più valore alle cose che fa

– dosare le energie fra diversi tipi di attività (dai compiti scritti alle capriole in salotto)

– scendere a patti fra quello che deve fare e quello che vuole fare

– diventare autonomo

Mio figlio ha sei anni. Penso che se acquisisce questa competenza adesso, sarà naturale farlo quando sarà grande e studierà da solo, vivrà da solo, lavorerà e gli verranno chieste produttività, efficienza, autonomia, capacità organizzative e gestionali.

E poi: sarà più semplice anche per te riuscire ad avere il tempo che ti serve.

2. Crea un ambiente minimalista

Ci hai mai pensato? Rumori, oggetti e confusione influiscono anche sui bambini. Perché è vero che tendenzialmente giocano e sono rumorosi, ma la quiete serve anche ai bambini.

Quando è il momento di fare i compiti, l’obiettivo è mettere lì tutta l’attenzione possibile. Così aumenterà la concentrazione, studiare sarà più piacevole e ci vorrà meno tempo.

Metti sul tavolo solo quello che serve davvero e togli tutte le distrazioni (libri di altre materie, giocattoli, matite e pennarelli che non servono in quel momento, computer, il tuo smartphone, la merenda…).

Se ci sono altre persone a casa, chiedi di non entrare nella stanza dedicata allo studio per evitare interruzioni.

Scegli una musica strumentale di sottofondo adatta all’attività da svolgere – questo aiuta moltissimo, lo faccio ogni volta che arriva il momento dei compiti.

3. Buone abitudini: fai digital detox e leggi

Un giorno senza videogiochi (e possibilmente senza tv): io ho scelto il lunedì ed è diventato il giorno in cui lui legge di più – ha una passione per i libri di Geronimo Stilton.

Questo è un piccolo allenamento di resistenza, uno sforzo creativo per cercare attività alternative e un aiuto per fare i compiti con più concentrazione. Non è facile, ma è un’abitudine da coltivare. Quando mio figlio non è d’accordo, tengo duro e gli spiego che fa bene agli occhi e al cervello.

Leggere è un’altra buona abitudine da mettere in pratica tutti i giorni.

La scuola che frequenta mio figlio si ferma ogni giorno per quindici minuti in cui tutti i bambini leggono il proprio libro a scelta. A casa facciamo lo stesso ed è diventato un momento dolce da condividere, spesso la sera prima di dormire.

Applichi già queste strategie? Se ancora non lo fai, proverai a metterle in pratica?

Qui puoi scaricare l’infografica in Pdf “Scuola in quarantena” con queste e altre strategie da sperimentare. Qui invece trovi i suggerimenti della Società Italiana di Pediatria per organizzare le giornate dei bambini.

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Источник: https://lanuovame.com/2020/05/05/studiare-con-i-bambini-3-strategie-che-ti-semplificano-le-giornate/

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