Sculacciate ai bambini: perché è meglio evitarle

Svelato a cosa servono le botte e le sculacciate: ditelo a tutti i genitori

Sculacciate ai bambini: perché è meglio evitarle

Tutte le azioni hanno una ricaduta, non solo materiale ma anche emotiva, soprattutto hanno un peso emozionale specifico le azioni educative.

Sebbene la pedagogia contemporanea si sforzi di ispirare i genitori al dialogo con i figli, ci sono ancora mamme, papà e persino nonni che trovano nelle sculacciate e negli schiaffi una risposta al bisogno di “mettere in riga i bimbi e i ragazzi”.

Quando serve serve,

uno schiaffo non ha mai ucciso nessuno,

se supera il limite una bella sculacciata è necessaria,

io sono cresciuta a schiaffoni e sculacciate e sono bene educata.

Sono queste alcune delle tipiche risposte\giustificazioni addotte da chi usa educare con lo strumento delle punizioni corporali.

C’è sempre uno stato emotivo che giustifica il nostro agire. Nello specifico, l’adulto che picchia (sculaccia o libera uno schiaffo contro il figlio) altro non fa che rispondere alla propria rabbia:

nel momento in cui picchia, il genitore sta cercando una soluzione radicale capace di azzerare velocemente la fonte dello stress.

Comunemente la sculacciata o il ceffone mettono a tacere i capricci dei bambini, perchè?

Il perché è presto spiegato: l’adulto che agisce picchiando mette in campo un atto di violenza a cui il bimbo (già solo per inferiorità fisica, oltre che psicologica) non può opporsi. 

Tale reazione violenta – sia essa proveniente da mamma o papà – ingenera nel bambino una paura ingestibile e irrefrenabile, persino irragionevole:

il bambino prova dolore, è mortificato, non si sente né compreso né amato, accusa il rifiuto del genitore e lo sente distante.

Tutte queste emozioni insieme creano un sentimento di opposizione e chiusura inducendo, in prima battuta, il bimbo al silenzio.

Dal punto di vista concreto, il bimbo picchiato cessa il comportamento sbagliato, questo è un fatto oggettivo.

Tuttavia bisognerebbe guardare ben oltre questa pace apparente che in sé non dimostra che il piccolo abbia compreso il suo errore.

Facilmente quello stesso errore sarà ripetuto ancora e ancora dal medesimo bambino, forse il genitore gli ricorderà le botte ricevute e gli dirà: “Non hai capito niente!”

Ed è proprio vero: il bambino picchiato non può decodificare l’errore e correggerlo perchè il suo cuore e il suo cervello sono troppo impegnanti a reagire al dolore (quello fisico e quello emotivo).

Il figlio sculacciato o schiaffeggiato  smette di “fare il cattivo” perché asseconda l’adulto più forte e fa in modo di evitare a se stesso altro dolore (fisico e morale)

Viste così le sculacciate sono una facile scappatoia per mamma e papà. In sintesi sculacciare è una reazione a catena che si può esprimere così:

“Ti picchio, tu stai zitto, io mi sfogo e poi ti educherò … in un altro momento!”

Sculacciate psicologia: cosa scatta nella mente del bambino

La reazione del bambino alla sculacciata è duplice:

  • da un lato il figlio prova dolore e si mortifica sino al punto di sentirsi responsabile della rabbia del genitore;
  • d’altro canto  lo stesso bambino riflette sul modo in cui l’adulto risolve i problemi e apprende che la violenza e la legge del più forte sono strumenti di risoluzione delle controversi.

Il figlio picchiato capisce che il genitori risolve i problemi con le botte. Sintetizzando l’agire dell’adulto il bambino intende che quando le parole finiscono si può ricorrere alle mani, è persino possibile che metta in pratica questo comportamento nel confronto con gli altri.

Sculacciate psicologia: le botte sono una perfetta educazione alla violenza e allontanano genitori e figli

In definitiva il bimbo sculacciato o schiaffeggiato blocca il comportamento sgradito all’adulto ma non comprende l’errore ne è messo in condizione di rifletterci, è impietrito dalla paura che il genitore ha scatenato in lui e recepisce un solo messaggio: la violenza.

Se la violenza è il messaggio educativo che risulta dalle botte, è facile credere che il bambino diventerà un adolescente oppositivo e taciturno perché non è stato educato al dialogo.

Più botte ci sono in una famiglia meno parole mettono in comunicazione genitori e figli.

Se la mamma o il papà che picchiano pensano di fare del bene, probabilmente stanno trascurando il messaggio sotteso alle sculacciate e allo schiaffo, ovvero la violenza.

La violenza è un vortice che coinvolge facilmente gli atteggiamenti del vivere comune. Il bimbo picchiato per fini educativi può reagire diventando chiuso, scortese, scostumato.

Ogni volta che adopererà un atteggiamento simile, il bimbo entrerà in aperto contrasto con l’adulto e lo farà volontariamente come per ricambiare quel senso di rifiuto e distacco che ha ricevuto dal genitore insieme alla violenza.

La rivista di psicologia “L’ABC della Psicologia dei bambini” , proprio in un articolo dedicato all’educazione punitiva, esprime un giudizio non secondario sulle sculacciate: le botte tolgono ai bambini l’empatia, uno degli istinti più puri e importanti dell’essere fanciullo.

Fonte immagini it.123rf.com. ID Immagini: 45880387; 93472213.

Источник: https://www.vitadamamma.com/180674/sculacciate-psicologia-ecco-perche-e-meglio-farne-a-meno.html

Sculacciate

Sculacciate ai bambini: perché è meglio evitarle

Sculacciate: sculacciare i bambini fa bene? E' educativo? La psicologa ci spiega perché le punizioni corporali hanno effetti negativi sullo sviluppo dei bambini

Le sculacciate sono sempre esistite. Spesso da un semplice sculaccione si passava a vere e proprie botte. Non per niente i bambini venivano picchiati molto più facilmente e la cosa rientrava apparentemente nella norma. Ma serve a qualcosa? E' educativo? 

Sculacciare i bambini è educativo?

Il metodo educativo utilizzato nelle epoche (non tanto) passate aveva la finalità di correggere un comportamento scorretto nei bambini.

In realtà molti studi hanno constatato l'esatto contrario e cioè che le botte o meglio le punizioni corporali hanno degli effetti negativi sulla psiche anche a lungo termine cioè una volta cresciuti.

Sul Canadian Medical Association Journals è stato pubblicato uno studio effettuato su 653 soggetti che durante l'infanzia hanno subito punizioni corporali (schiaffi e sculaccioni).

L'indagine ha riscontrato che sussiste una maggiore presenza di forme di dipendenza da alcool, sostanze stupefacenti e illegali. Inoltre, si è palesata la presenza di deficit cognitivi, disturbi affettivi, comportamenti violenti e stati d'ansia in una percentuale che varia dal 2 al 7%.

Anche a scuola la punizione, la sculacciata, lo schiaffo o lo scappellotto come “metodo educativo” produce le sue conseguenze.

Gli studiosi della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health hanno scoperto che i piccoli sculacciati al di sotto dei due anni di età sono spesso soggetti a disturbi del comportamento a distanza di tempo e questo è stato constatato su un gruppo abbastanza consistente di soggetti, cioè 1966 bambini seguiti nel loro percorso di crescita da o a 23 mesi e nei 2 anni successivi cioè al momento dell'ingresso a scuola e nei primi processi di socializzazione. In effetti, coloro che avevano subito qualche sculacciata di troppo erano maggiormente ripresi o puniti con “note” in classe o richiamati dai genitori una volta a casa dietro sollecitazione della scuola.

I dati incrociati riguardavano l'educazione severa dei genitori, i problemi scolastici dei bambini e le differenze tra etnie. Se a subire le punizioni corporali era un bambino bianco, questi manifestava una sensibilità maggiore alla punizione rispetto ad un bambino di colore.

La differenza risiede sostanzialmente nel tipo di “cultura” che caratterizza il gruppo etnico cioè una maggiore tollerabilità alla punizione da parte dei soggetti di colore.

Altre variabili sono la presenza di un atteggiamento punitivo costante e un clima di tensione persistente all'interno della famiglia cioè un bimbo trattato con comportamenti rabbiosi o schiaffeggiato manifesta conseguenze peggiori.

Come sculacciare i bambini

I bambini, spiegano esperti, pedagogisti e psicologi, non vanno mai sculacciati: non è questo il modo migliore per educarli. E nemmeno una “sonora sculacciata ogni tanto” può sortire effetti positivi.

Gli effetti della violenza, anche se lieve, poiché i parametri di valutazione hanno un ampio raggio di stima, sono di diverso genere e tanti sono gli studi che affrontano tale tematica.

L'aspetto saliente ha riguardato la considerazione dell'assunzione del comportamento “violento”come modello di vita tanto da dare adito ad atteggiamenti di bullismo, di prepotenza e di aggressività nei confronti dei propri compagni e degli altri. D'altro canto tale reazione è una conseguenza del fatto che i bambini non si sentono amati e voluti e quindi più soggetti a depressione, ansia e ad altri disturbi psichici di varia entità. Inoltre il rapporto con i genitori è diverso soprattutto dal punto di vista fisico in quanto tendono ad evitare il contatto.

Può succedere anche che una semplice “abitudine” alla sculacciata diventi qualcosa di più serio e, in momenti critici in cui i genitori sono maggiormente stressati o frustrati, si sfoci in manifestazioni di rabbia più difficili da gestire sul piano psicologico e fisico da parte dei bambini. Una volta adulti, gli stessi, non abituati a comunicare o a condividere abbracci e carezze vivono con più difficoltà alcune situazioni.

Cosa evitare?

I bambini molto piccoli non sono in grado di comprendere il motivo della punizione per cui vanno evitati atteggiamenti di castigo o di botte proprio perché stanno ancora sviluppando il senso di sicurezza nei confronti delle figure di riferimento cosa che verrebbe ostacolata nel momento in cui il dolore e la sofferenza fisica si andrebbero a sostituire ad una comunicazione e spiegazione nel tentativo di correggere il comportamento scorretto.

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Источник: https://www.pianetamamma.it/il-bambino/sviluppo-e-crescita/sculacciare-bambini.html

Disciplina: no a schiaffi e sculacciate

Sculacciate ai bambini: perché è meglio evitarle

Save the Children sta promuovendo la sottoscrizione di un manifesto per un’educazione senza violenza e l’iniziativa mi trova molto d’accordo.

Benché gli specialisti del settore siano ormai tutti unanimi nell’affermare gli effetti negativi del ricorso alle punizioni corporali, sia pure di lieve entità, i genitori che ricorrono a sculacciate o schiaffi sono ancora moltissimi, dalle statistiche addirittura in 1 famiglia su 4. C’è chi perde il controllo e poi è invaso dai sensi di colpa.

E c’è chi difende il proprio comportamento con affermazioni del tipo “tanto ha il pannolino e non gli faccio male davvero” oppure “uno sculaccione non ha mai ucciso nessuno” o anche “a volte una sberla è l’unica cosa che lo ferma”.

Quali sono per il bambino le conseguenze del ricevere punizioni fisiche?

Parliamo dei danni che provoca il ricorso alla violenza come “pratica educativa” (che tale non è), anche senza considerare i casi estremi di maltrattamenti (che meriterebbero ulteriori e immaginabili approfondimenti).

Il piccolo impara moltissimo per imitazione. Se mamme e papà gli danno le botte lui si sentirà autorizzato nel darle ai compagni. Come insegnargli che non si picchia nessuno se siamo noi i primi a farlo?

Un’importante compito evolutivo è quello di imparare a mentalizzare, simbolizzare e verbalizzare le emozioni. Il genitore aiuta il figlio a crescere traducendo i suoi bisogni in parole e dando risposte adeguate.

Il ricorso all’azione (mi arrabbio -> ti do una sberla) non è una modalità adulta di gestire i conflitti e se mamma e papà si comportano il tal modo sarà difficile per il bambino sviluppare abilità di contenimento delle emozioni.

Da quando iniziano a protestare, dire  “no” e poi “fare i capricci” nel periodo dei “terribili due” fino ad arrivare alle ribellioni adolescenziali i figli hanno bisogno di mettere alla prova i genitori per rassicurarsi della loro stabilità.

I bambini e i ragazzi hanno grande necessità di sentire che ci sono dei limiti che li proteggono, dei genitori forti a cui possono far riferimento che restano sicuri di sé e capaci di dare sostegno e contenimento. Per questo è molto importante non farsi abbattere da capricci e proteste e provare a rimanere sereni e fermi nei “no”.

Rispondere con la violenza ferisce profondamente il bambino che si trova a temere il genitore (a volte la sberla funziona davvero a far cessare il comportamento del piccolo, ma a caro prezzo) e non vederlo più come una sicurezza oppure a continuare a sfidarlo sempre di più per vedere dove arriverà (alcuni bambini reagiscono alle botte con apparente indifferenza e continuando anzi a comportarsi sempre peggio). Ricorrere alle percosse è un fallimento della prova a cui il bambino ci sta sottoponendo. E lo farà sentire più arrabbiato di prima o umiliato o spaventato, con nessun insegnamento.

Se le punizioni fisiche sono viste come le uniche metodiche possibili, vi pongo alcune domande. Quando poi sarà un adolescente più grande e forte di noi? Come svolgere una funzione educativa quando le sue sberle saranno più dolorose delle nostre? E’ invece importante insegnare a gestire le difficoltà in modo costruttivo.

Come fare per evitare di ricorrere a schiaffi e sculacciate?

Innanzitutto è utile e costruttivo cercare di mettersi nei panni del piccolo e provare a vedere le cose dal suo punto di vista: così facendo molti dei suoi “capricci” verranno compresi come esigenze (un pianto disperato davanti ad un estraneo ad esempio o il rifiuto a vestirsi per uscire) e alcuni comportamenti sbagliati verranno letti sotto un’ottica diversa.

Per esempio, un piccolo di 12 mesi è incuriosito dal mondo e vorrà toccare le prese di corrente o mettere in bocca un mozzicone di sigaretta trovato per terra: certamente andrà fermato ma la causa del suo comportamento è comprensibile e legittima e molto probabilmente cercherà più volte di soddisfare le sue curiosità malgrado i “no”. Non c’è comunque motivo di arrabbiarsi né di dargli schiaffetti sulle mani che non capirà e non lo aiuteranno. Oppure se alla stessa età o anche oltre si dimena sul fasciatoio scalciando e opponendosi alla vestizione infuriarsi e sculacciarlo non è una buona idea: immedesimandosi in lui si può capire che ha fretta di tornare a giocare e non capisce perché deve essere imbrigliato in manovre per lui noiose e fastidiose! I calci non sono intenzionalmente diretti a farci male. Cerchiamo quindi di sbrigare in fretta la faccenda distraendolo con giochi e oggetti.
Un bimbo di due anni che difende a spintoni il proprio gioco va sicuramente ripreso spiegandogli che non ci si comporta così. Comunque gli si può comunicare la nostra comprensione cercando di capire che dal suo punto di vista il gioco è suo e non vi è motivo di condividere, a costo di difendere fisicamente la cosa a cui tiene!

O ancora: un  bambino di tre anni che pesta i piedi urlando o si butta per terra alla notizia che bisogna lasciare il parco-giochi per tornare a casa fa sicuramente esasperare.

Mettendo un po’ da parte la nostra fretta si può facilmente capirlo: perché mai dovrebbe accettare di buon grado di abbandonare i divertimenti? Gli si può quindi dire che sappiamo che è arrabbiato e prospettargli qualche attività piacevole che lo aspetta al rientro, così da motivarlo a muoversi.

Empatizzando con le sue esigenze fin da prima gli si può anticipare il momento del ritorno in modo concreto: “ancora 3 scivolate/2 giri in giostra/una corsa attorno al parco e poi andiamo via”.

Di solito già il fatto di mettersi dal punto di vista del bambino e vivere i suoi comportamenti come legittimi per l’età e non come azioni contro di noi smorza l’istinto di passare alle mani.

Bisogna anche tener conto di possibili momenti di difficoltà e disagio del bambino che lo rendono più irritabile e reattivo o anche del fatto che potrebbe essere stanco e nervoso.

“Capricci” o scoppi di ira serali probabilmente si risolveranno mettendo il bimbo a dormire.

Aggressività e nervosismo persistenti talvolta richiedono un approfondimento se si teme possano essere sintomi di qualche problematica.

Se ci si rende conto che proprio si perde il controllo e il ricorso alla violenza è frequente e inevitabile allora è il caso che l’adulto faccia un lavoro su di sé per capire le cause della sua rabbia e imparare a gestirla diversamente.

Quali le soluzioni alternative alle sculacciate?

Innanzitutto vanno evitate anche le parole pesanti, le offese al bambino e tutte le affermazioni che minano la sua autostima.

Si rimprovera il comportamento sbagliato e mai il bambino! Mai dire “sei cattivo/stupido/un disastro etc” ma “ti sei comportato male/non mi piace quello che hai fatto/questa azione è sbagliata”.

Rinforzare sempre i comportamenti positivi con apprezzamenti e lodi, anche quelli che si tenderebbe a dare per scontati. La “ricetta” giusta è fatta di rispetto, pazienza e fermezza. Essere coerenti, non urlare, avvertire prima di prendere provvedimenti.

I modi per arginare proteste e comportamenti sbagliati varieranno in base all’età, al temperamento dello specifico bambino e alla gravità di quanto sta facendo di inaccettabile.

Con i più piccoli la tecnica migliore è quella di dire “no” fermi e coerenti, pochi ma stabili (è bene che la casa sia il più possibile sicura con poche cose proibite), e poi distrarli con giochi diversi proponendo un oggetto sicuro in cambio di quello pericoloso.

Man mano che cresce può essere utile il ricorso al “time out”, ovvero un luogo prestabilito e dedicato solo a questo scopo in cui il piccolo starà il tempo necessario a calmarsi da una crisi prendendo una pausa dal problema. Le proteste esasperate vanno disapprovate e poi ignorate finché non saranno espresse in modo accettabile.

E’ buona cosa proporre delle scelte tra due alternative accettabili: vuoi il maglione blu o quello rosso? Vuoi andare a piedi o in passeggino? Ovviamente non si discute sul maglione di per sé né sulla necessità di uscire, ma dandogli uno spazio di scelta.

Più il bambino è grande più sarà possibile spiegargli il perché dei comportamenti da evitare, prima con parole molto semplici poi arrivando a negoziare con lui quando ne avrà le capacità.

Quando possibile lasciargli sperimentare le conseguenze delle sue azioni (se lancia quel gioco si rompe, lasciare che lo rompa).

“E’ successo una sola volta. Gli avrò causato un trauma?”

Certo che se una o due volte nella vita capita di perdere il controllo e dare una sculacciata o una sberla non è una tragedia.

In una situazione davvero esasperante uno schiaffo, proprio per il fatto di essere una cosa eccezionale che non si verifica mai, può assumere quella funzione di “stop” e di limite che il figlio sta cercando e probabilmente resterà impresso nella memoria (anche se non è infrequente che ci si ricordi l’evento e non il motivo per cui lo si è preso!). Questo però solo se è stato un caso isolato che non si ripeterà e comunque meglio mai che pochi. Il rischio poi che diventi una modalità consolidata è alto.

a cura della dott.ssa Irene Koulouris – psicologa psicoterapeuta

photo credit: iStock.com/Nastia11

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Sculacciare i bambini, quando si può fare? La risposta è una sola: MAI

Sculacciate ai bambini: perché è meglio evitarle

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E’ ancora un dilemma, anche nella nostra epoca: sculacciare i bambini, si può fare? Ci sono ancora molti genitori che sono pro sculacciate, altri assolutamente no, per nessuna ragione.

Per amore dell’argomento diciamo subito che ciò di cui necessitano i figli sono limiti ben precisi e genitori capaci di proteggerli impartendo loro la giusta disciplina.

Ma cosa significa disciplinare? Sculacciare i bambini? La mia risposta è MAI! Vediamo insieme perché.

Sculacciare i bambini è disciplina?

I concetti di punizione e disciplina sono opposti tra loro. La punizione è motivata dalla rabbia, si concentra sul passato e ha come conseguenza paura o ribellione e sentimenti di vergogna, colpa e/o ostilità.

La punizione inflitta in questo modo è semplicemente una perdita di autocontrollo da parte del genitore e di solito è eccessiva e controproducente.

D’altra parte, la disciplina è motivata dall’amore per il bambino, si concentra sul futuro e si traduce in obbedienza e sentimenti di sicurezza.

Disciplinare significa principalmente istruire, educare e correggere. Non ha mai a che fare con maltrattamenti e crudeltà. È chiaro quindi che la disciplina non ha a che fare con lo sculacciare i bambini e non è mai data in preda alla rabbia.

Disciplinando o istruendo con amore e fermezza si aiuterà il bambino a verbalizzare le proprie emozioni, soprattutto quelle negative, invece che esprimerle in termini di azioni (ad esempio picchiando gli altri).

È normale che ad un certo punto della loro vita, i bambini inizino a protestare, a rifiutarsi di fare le cose richieste: ad essere disubbidienti. È un processo fisiologico.

Stabilire quali azioni restrittive applicare per un bambino capriccioso è fondamentale. Queste le vedremo fra breve, prima, però, vorremmo aiutare i genitori che sono propensi a sculacciare i bambini a cambiare il loro approccio.

Come farlo? Seguendo questo semplice consiglio: cercate di comprendere perché vostro figlio si comporta così.

Perché i bambini fanno capricci e come evitare le sculacciate

Comprendere perché vostro figlio si comporta in modo che vi fa saltare i nervi è il primo passo per evitare le sculacciate. Se state affrontando il periodo più nefasto da questo punto di vista, vi consiglio di leggere l’articolo dedicato ai capricci dei terrible two. In generale, potreste seguire questi semplici consigli:

  • tenete conto della sua età e del suo grado di maturità. Se, per esempio, si avvicina alle prese di corrente non lo fa certo perché vuole prendere la scossa ma probabilmente perché ne è incuriosito. Spiegargli con una certa fermezza che non lo dovrà mai fare potrebbe non bastare, ma il primo passo è farvi vedere molto seri quando date istruzioni su questioni che riguardano l’incolumità del vostro piccolo.
  • chiedetevi: “È un episodio isolato o è diventata un’abitudine? Il suo comportamento è dettato dalla stanchezza o forse perché non si sente bene? Potrebbe esserci qualche altro problema?”. Molto spesso infatti, alcune crisi sono dettate dalla stanchezza o da una eccitazione sopra la norma e nella maggior parte dei casi scema con pochi minuti. E’ importante da parte vostra mantenere la calma, fare un bel respiro e contestualizzare lo stato emotivo che sta vivendo vostro figlio.
  • siate coerenti. I figli hanno bisogno di una disciplina coerente. Se cambiate le regole a seconda dell’umore, potreste causare confusione e frustrazione in vostro figlio. Questo vuol dire pochi no, ma indiscutibili.
  • se gli promettete qualcosa dovete dargliela. Se date ultimatum pensateci bene perché dovrete rispettare ciò che dite. Quindi, se avvisate vostro figlio di una certa disciplina, nel caso in cui si comporti male, poi dovrete essere coerenti applicando ciò che avete stabilito.
  • agite di comune accordo tra di voi. Entrambi i genitori devono stabilire delle linee guida da seguire e attenervisi,
  • Quando voi genitori non siete d’accordo su come gestire una determinata situazione è meglio che ne parliate in privato e giungiate a una decisione comune.

Le alternative alle sculacciate

Esistono tutta una serie di misure più efficaci dello sculacciare i bambini. Dipendendo dall’età, dal temperamento del bambino e dalla gravità del comportamento sbagliato si useranno diverse misure.

Inutile dire che è l’azione che va rimproverata e non il bambino in quanto tale. Meglio dire: “non mi piace quando dici le bugie”, piuttosto che “sei un bugiardo”.

Nel secondo caso si etichetta un bambino e si mina la sua fiducia in se stesso.

Per esempio, se il bimbo è piccolo probabilmente potrà bastare un fermo e deciso no per farlo smettere.

E se ci rendiamo conto che è stanco, sarà opportuno rilassarlo e metterlo a letto: molto spesso, invece che innescare un botta e risposta che avrebbe poco senso viste le differenze di nozioni cognitive e strumenti intellettuali fra voi e i piccoli, sarebbe meglio accogliere la crisi dando il vostro abbraccio di comprensione, facendo per esempio riferimento a quando da più piccoli subivate le stesse frustrazioni . E quando il comportamento diviene davvero grave, è da evitare un vero e proprio castigo: vi basterà uscire dalla stanza e frustrare il suo bisogno della vostra vicinanza per fargli capire quanto siamo dispiaciuti per una sua azione che reputiamo davvero inaccettabile. Una volta calmo si potrà parlare della situazione e del suo comportamento.

Potrebbe essere una buona cosa proporre due alternative. Esempio: ‘se continui a strillare non riusciamo a giocare e sarò costretta a lasciare la stanza, se smetti possiamo parlarne e continuare a giocare’. Dandogli una scelta non lo facciamo sentire in gabbia.

Man mano che il bambino cresce dovrete dargli delle spiegazioni sul perché vi aspettate che si comporti in un certo modo e dirgli in modo chiaro e semplice le conseguenze a cui andrà incontro non facendolo.

Molti genitori hanno riscontrato buoni risultati agendo in questo modo. Quindi, per riassumere, quando si possono sculacciare i bambini? In una sola parola: MAI.

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Lo sculaccione? Rende aggressivi, meglio evitare

Sculacciate ai bambini: perché è meglio evitarle

L’80% dei genitori allunga uno sculaccione ai figli. Lo ha detto l’Unicef in una ricerca sulla genitorialità in Italia. Ma tirare uno sculaccione serve a qualcosa? Aiuta a educare? Aiuta a crescere? Lo abbiamo chiesto a Ilaria Lesmo, ricercatrice in Antropologia della contemporaneità, specializzata in antropologia medica.

Aggressività da sculacciata

Lo sculaccione non serve, anzi, è controproducente. Porta a comportamenti di sfida nei confronti dei genitori e ad atteggiamenti antisociali e aggressivi. I bambini picchiati sono più inclini all’iperattività e all’indisciplina fuori casa, con ricadute negative anche sul loro percorso di studi.

“Bisogna tenere conto che gran parte dell’apprendimento passa attraverso quello che in antropologia si chiama incorporazione – spiega Ilaria Lesmo -. Si imitano inconsapevolmente le pratiche e i modelli presenti in un certo ambiente. Va da sé che il bambino che viene sculacciato è portato ad adottare atteggiamenti fisici e punitivi.

Comunicare attraverso la corporeità può essere immediato, persino più facile, ma non aiuta il bambino a comprendere quel che succede, né lo prepara al dialogo. Tutt’al più (e neanche sempre) lo abitua al rispetto forzoso di certe regole, senza giustificare le regole stesse e senza facilitare l’elaborazione di uno spirito critico”.

A volte lo sculaccione scappa

Ci sono giorni in cui si è molto stanchi, in cui i bimbi sono particolarmente carichi e provocatori, in cui pare difficilissimo mettersi a tavolino a parlare e spiegare. Allora lo sculaccione scappa proprio.

“Sì, ci possono essere sculaccioni più comprensibili di altri -continua la dottoressa Lesmo -. Quello del corpo è pur sempre un metodo comunicativo e può succedere che a volte il genitore perda la pazienza.

I bambini impareranno che anche questa è una conseguenza a cui possono andare incontro.

Il genitore dovrebbe però essere ben consapevole di aver esercitato, attraverso lo sculaccione, il proprio potere e la propria forza, dimostrandosi incapace di gestire altrimenti la sua relazione con il figlio. Sarebbe bene, a freddo, quando la rabbia è passata, spiegare al bambino che cosa lo ha portato a reagire in quel modo”.

L’alternativa educativa

Partendo dalla convinzione che il bambino sia in grado di capire e riflettere, stanno nascendo forme educative alternative a quelle normalmente in uso. I nuovi modelli educativi lavorano su una sorta di apprendimento reciproco.

Si valorizzano gli stimoli che vengono dai bambini, soprattutto la loro dimensione creativa. “Oggi un buon approccio educativo cerca di non imporre regole dall’alto, ma piuttosto di decidere insieme ai bambini le regole da applicare nel contesto di interazione.

Ovviamente bisogna accompagnarli nella riflessione e nella discussione”.

Questo non significa lasciar decidere tutto ai bambini in una sorta di ribaltamento di ruoli? “Assolutamente no. È piuttosto un lavoro di scambio e di condivisione delle visioni, dei significati e dei punti di vista.

Gli adulti cercano di comprendere e valorizzare le proposte dei bambini e le problematizzano in base alla loro esperienza. Adottando un metodo di condivisione, perdono valore i castighi, lo sculaccione in primis”.

Ma se l’hanno fatta proprio grossa?

È chiaro che di fronte a un comportamento pericoloso del bambino, l’adulto deve valutare il rischio. Se il pericolo è lieve si può anche scegliere di lasciare che sia il bambino a rendersi conto da solo delle conseguenze. L’apprendimento dall’esperienza diretta è sicuramente più efficace delle regole e dei castighi imposti dall’alto.

Se il rischio è grande, se ci va di mezzo la loro incolumità o quella altrui, l’adulto deve intervenire, spiegando i pericoli e le possibili conseguenze del comportamento sbagliato.

“Si tratta di favorire la comprensione del bambino considerandolo un degno interlocutore – continua la dottoressa Lesmo – Il bambino porta con sé significati, punti di vista, critiche e considerazioni valide e utili per tutti.

Considerarlo il bambino un essere umano completo si producono adulti consapevoli, critici, eventualmente anche dissenzienti più che assoggettati.

Si costruisce un mondo dove gli individui non obbediscono meccanicamente alle regole prescritte”.

Un passo indietro: è cambiato il concetto di infanzia

I metodi educativi dipendono dall’idea che si ha dei bambini. Gli studi antropologici dimostrano che il concetto di “infanzia” è diffuso nella maggior parte delle società umane, ma questo concetto varia moltissimo da luogo a luogo.

“L’idea di infanzia che abbiamo oggi in Europa – continua la dottoressa Lesmo – è stata elaborata intorno nel diciassettesimo secolo. In passato i bambini erano considerati esseri irrazionali, naturali. Esseri senza storia e senza competenza. Dall’altro lato rispetto ai bambini c’era il modello di “uomo completo”: l’adulto razionale, socializzato e competente”.

L’educazione è stata allora considerata come un processo di plasmazione a senso unico: gli adulti competenti sono incaricati di plasmare i piccoli, così da renderli uomini e donne adeguati.

“Oggi, tuttavia, questa visione è criticata.

I bambini sono riconosciuti come individui completi e competenti, che sanno come e dove possono muoversi e adottano specifiche strategie di comportamento, sperimentandone anche di nuove”.

Un cambiamento di mentalità profondo, che non permette più di tornare a forme antiche (e definitivamente sbagliate) di “educazione”. Basta botte, basta sberle e basta sculaccioni: siamo genitori del ventunesimo secolo. 

Источник: https://www.giovanigenitori.it/lifestyle/sculaccione-dai-genitori-rende-aggressivi/

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