Rispettare i tempi del bambino per accelerare l’apprendimento del linguaggio

Quando chiedere una valutazione logopedica

Rispettare i tempi del bambino per accelerare l’apprendimento del linguaggio

Molti genitori si chiedono in cosa consista effettivamente la logopedia, se anche tu hai gli stessi dubbi, leggi il nostro articolo.

La logopedia, dalle parole greche logos (discorso) e paideia (educazione), è una disciplina che si occupa dello studio, della prevenzione, della valutazione e della cura delle patologie e dei disturbi della voce, del linguaggio, della comunicazione, della deglutizione e dei disturbi cognitivi connessi (memoria e apprendimento).

Cosa ci si chiede prima di rivolgersi ad un logopedista

Tale disciplina risponde, tra le altre,  alle seguenti domande:

  • Perché non riesco a parlare bene?
  • Come posso curare il mio difetto di pronuncia?
  • Perché balbetto?
  • Come posso fare a parlare meglio?
  • Come posso curare il mio disturbo del linguaggio?
  • Perché non capisco quello che ascolto?
  • Perché ho la voce rauca e come posso curarla?
  • Perché il mio bambino parla male?
  • Perché il mio bambino ancora non parla?
  • Perché il mio bambino pronuncia male alcune lettere?
  • Perché il mio bambino non sa leggere bene?
  • Perché il mio bambino non sa scrivere bene?

La figura professionale del logopedista

Il logopedista è il professionista sanitario formato a livello universitario tramite il corso di laurea di primo livello in logopedia.

Si occupa della valutazione delle capacità comunicative, della stesura di un piano d’intervento, del trattamento riabilitativo, della verifica continua dell’intervento, del counselling volto a sostenere il paziente e la sua famiglia nel percorso rieducativo e frequentemente attua il suo intervento all’interno di un progetto condiviso con una équipe multiprofessionale (psicologi, neurologi, fisiatri, neuropsichiatri infantili, etc.).

In cosa consistono la valutazione e la terapia in logopedia

In un primo colloquio con il paziente e/o i genitori del paziente, il logopedista raccoglie un’anamnesi fisio-patologica del disturbo per capire se ci sono notizie rilevanti nel passato del paziente (anamnesi patologica remota), nella sua storia clinica (anamnesi prossima) o in quella della sua famiglia. Per esempio, sapere che la mamma di un bambino ha parlato per la prima volta all’età di 4 anni può essere un indizio della presenza di familiarità per ritardo di linguaggio.

La valutazione vera e propria, viene effettuata attraverso sia osservazioni del paziente in un contesto semi-strutturato sia con dei test standardizzati i cui punteggi consentono di quantificare il grado di disturbo confrontando la prestazione del paziente con la media della popolazione di pari età.

In alcuni casi, fatta la debita comunicazione al paziente o al genitore dello stesso, saranno necessarie delle consulenze da parte di altri professionisti sanitari (terapista della neuro-psicomotricità, tecnico audiometrista, fisioterapista, psicologo, etc.).
Al termine della valutazione, se vi è la necessità clinica, il logopedista propone al paziente una presa in carico attraverso una terapia di riabilitazione, finalizzata a un lavoro mirato al recupero dei disturbi rilevati.

La frequenza delle sedute logopediche varia in base alla gravità del disturbo, ma generalmente è di tipo mono o bisettimanale e della durata media di 45–50 minuti.

Durante il percorso logopedico e a fine terapia, il logopedista effettua nuovamente i test standardizzati e le osservazioni per monitorare i miglioramenti e indirizzare la terapia a seconda delle esigenze specifiche.

Per esempio, in caso di diagnosi di disturbo specifico del linguaggio, il logopedista stimola il bambino attraverso attività ludiche a tavolino (giochi simbolici, memory, tombole lessicali, etc.

) per coinvolgerlo e motivarlo a pronunciare un suono, una parola o una frase o nell’eseguire esercizi prassici davanti ad uno specchio.

In seduta esistono quindi momenti di lavoro più strutturati (davanti ad un quaderno o a schede specifiche) e altri più dinamici (sdraiati sul materassino a disegnare, colorare o cantare).

È importante sottolineare che non esiste un protocollo di trattamento che vada bene per tutti, esistono delle competenze da favorire.

Quando un genitore dovrebbe chiedere un supporto logopedico

Vi illustriamo ora, alcune situazioni tipo che possono risultare da modello alla richiesta di intervento di un logopedista.

Bambina/o da 2 a 4 anni:

  • non ha ancora cominciato a parlare
  • non sembra comprendere gli ordini, anche i più semplici
  • non sembra capire le parole
  • non ha una buona coordinazione
  • non si esprime in maniera comprensibile (3–4 anni)
  • non ha una buona comunicazione con i suoi coetanei.

Bambina/o da 4 a 6 anni:

  • parla usando solo due sillabe
  • non pronuncia bene alcune parole
  • non pronuncia bene alcune lettere
  • scambia le lettere all’interno delle parole
  • non socializza con gli altri bambini
  • non sa disegnare e ha una cattiva coordinazione
  • non deglutisce bene
  • produce balbettii.

Bambina/o dai 6 anni in su:

  • presenta difficoltà di concentrazione a scuola
  • ha difficoltà di apprendimento
  • ha difficoltà a scrivere
  • ha difficoltà a leggere
  • ha problemi con l’ortografia
  • ha una grafia incomprensibile
  • ha difficoltà ad eseguire i calcoli matematici
  • ha difficoltà ad imparare a memoria
  • ha difficoltà a socializzare e sembra aggressivo
  • non sta fermo un attimo e non si concentra su nulla.

Consigli importanti per i genitori

I bambini che hanno difficoltà ad esprimersi, vivono un malessere che non possiamo comprendere. Un buon modo per cominciare ad aiutarli a superare questa difficoltà è sicuramente quello di entrare in empatia con loro, senza giudicarli, senza forzarli, senza far credere che il loro modo di esprimersi sia un peso.

Altra cosa importantissima è non sottovalutare la situazione, ma nemmeno esasperarla.

Non tardate a consultare un logopedista quando notate una modalità espressiva del vostro bambino che non vi convince, o quando persone esterne alla famiglia che si occupano del vostro bambino, vi fanno notare che ci sono difficoltà nel linguaggio (insegnanti, pediatra, psicologa scolastica).

Il linguaggio del bambino, è spesso comprensibile ai genitori e può risultare divertente e simpatico proprio per le sue imperfezioni, ma solo il logopedista saprà dirvi se e in che modo sarà necessario intervenire.

Sicuramente ci sono delle attività che potrete svolgere a casa per favorire le competenze linguistiche dei vostri bambini come:

  • leggere storie e filastrocche già a partire da pochi mesi di vita del bambino
  • rispettare i tempi del bambino per accelerare l’apprendimento del linguaggio
  • stimolare il linguaggio, nominando gli oggetti intorno a voi senza diminutivi o sostitutivi (ciccia, bica ecc.)
  • non esaudire le richieste del bambino se non sono accompagnate dal linguaggio
  • non parlare il “bambinese” ripetendo le parole storpiate come le pronuncia il bambino
  • non sostituirsi a lui anticipando la pronuncia della parola quando sta pensando alla parola da pronunciare
  • comunicare con il vostro bambino anche se molto piccolo, facendo la narrazione delle proprie azioni e abituandolo all’ascolto della vostra voce, ad esempio: ” adesso la mamma sta pelando una patata, ora la mette nella pentola e ti prepara la minestra”
  • non avere paura di usare termini appropriati, anche se difficili, i bambini sono bravissimi ad apprendere.

Quando chiedere una valutazione logopedica

Источник: https://www.centroremida.it/valutazione-logopedia/

Rispettare i tempi dei bambini

Rispettare i tempi del bambino per accelerare l’apprendimento del linguaggio

Mi capita spesso di confrontarmi con mamme e con la loro preoccupazione sullo sviluppo del proprio bambino. Condivido con voi  un episodio di vita di tanto  tempo fa, che ha aiutato me e la piccola  Joy, ad instaurare un rapporto di fiducia.

Un giorno le proposi di giocare insieme,  per la prima volta,  con il memory, ma per qualche motivo, non riusciva proprio a farlo, così , mi impegnavo, facevo di tutto per far si che lo imparasse.

Poi, un giorno,  mentre scendevamo le scale di casa, sempre di corsa, presi dalla routine della vita, ho capito qualcosa! 

Una voce dentro me iniziò a dirmi:  “Aspettala, prenditi 5 minuti in più, anche se farai ritardo,  aspetta e rispetta i suoi tempi.”- 

Da quel giorno, mi sono auto imposta di non metterle più fretta. Se abbiamo un’appuntamento importante, da non poter fare ritardo, cerco di organizzarmi in modo da non mettere fretta ai miei piccoli.

La nostra vita, non so per quale motivo, ci mette nella condizione di dover sempre correre, ma pensateci, per cosa? Ci affatichiamo per raggiungere standard di vita ideale, lavoriamo con fatica credendo che questo ci porterà ad avere una vita perfetta, ma ne vale davvero la pena? 

Rispettare i tempi dei propri piccoli non è un modo per viziarli, ma gli permetterà di vivere la vita restando presenti che solo un bambino, i cui tempi sono rispettati, può fare. 

Mom3artist 

LA LENTEZZA DELLA LUMACA

Osservare, rispettare e accogliere i tempi di apprendimento dei bambini.

I ritmi di crescita e i tempi di apprendimento sono diversi da bambino a bambino, pur seguendo delle tappe indicative, come riportato da alcuni manuali che ripercorrono la crescita evolutiva dei bambini.

Possiamo paragonare la crescita del bambino al tempo delle piante in natura. È controproducente forzare i tempi e anticipare le stagioni di crescita.

Il bambino, come la pianta, “fiorisce” quando è il suo momento (dal libro “Slow school Pedagogia del quotidiano” di Penny Ritscher).

Noi genitori abbiamo il piacevole compito di osservare, ascoltare e accogliere con fiducia la crescita e gli apprendimenti dei nostri bambini. Osservare e accogliere vuol dire anche prendere consapevolezza delle caratteristiche e dei bisogni educativi del bambino.

Spesso tra noi genitori c’è la tendenza a fare paragoni sia tra fratelli o cugini sia con altri bambini, ad esempio i figli di coppie di amici o gli amichetti di scuola. Non si tratta certo di una gara a chi cammina, parla, va in bici, legge e scrive prima degli altri.  La velocità, a cui siamo esposti, è fonte di competizione.

Ma spesso cadiamo in questa trappola finendo per giudicare i nostri bambini in base a nostre o altrui aspettative senza rispettare i loro tempi.

Il confronto oltre ad essere inutile è anche dannoso perché mina alla base la conquista dell’autostima da parte del bambino che si basa soprattutto sul modo in cui le sue figure di riferimento si rapportano a lui. I bambini hanno una grande stima dei propri genitori e noi siamo i primi a dover credere in loro e nelle loro risorse e capacità.

Sviluppare la capacità di attesa  e seminare giorno dopo giorno ascolto attivo, rispetto e fiducia è la sfida di noi genitori moderni.

I ritmi frenetici, i doveri e gli orari lavorativi, la molteplicità di cose da fare ci portano a pretendere che anche i nostri bambini facciano le cose  velocemente.

E allora, per non perdere tempo, spesso ci sostituiamo a loro continuandoli ad  imboccarli per mangiare, a prenderli in braccio anziché fare le scale, a mettere e togliere le scarpe e così via.

Rispettare la lentezza dei bambini offrirà loro la possibilità di sperimentare da soli, sbagliare, fare tentativi e poi riuscire in modo autonomo acquistando sicurezza in sé stessi.

Questo vale non solo per le autonomie ma anche per gli apprendimenti cognitivi.

Secondo “La pedagogia della lumaca” di Gianfranco Zavalloni, insegnante e dirigente scolastico, è necessario rallentare e dedicare il giusto tempo al bambino, tutto il tempo che gli è necessario per crescere e sbocciare.

Il contesto gioca un ruolo fondamentale e questo è risaputo. Materiali adatti, ambiente organizzato a misura di bambino e approccio giocoso sono gli antecedenti per creare una situazione stimolante ma allo stesso tempo non costrittiva. Inoltre è importante valorizzare l’apprendimento tramite esperienze pratiche, manuali e a contatto con la natura.

Accelerare i tempi e pretendere di far acquisire al bambino abilità più evolute può generare frustrazione sia ai genitori sia ai bambini. Mentre valorizzare la lentezza della lumaca ci porterà ad entrare in ascolto empatico con i nostri bambini e a valorizzare giocosamente le loro risorse.

“Seminate nei bambini buone idee perché anche se oggi non le comprendono sapranno un giorno farle fiorire”

Maria Montessori

Elvira Iris de Angelis

Elvira Iris de AngelisPsicologa e Terapista ABA AutismoMoglie e Mamma di Nina

Su Instagram (@psicologram) condivido attività psicoeducative e creative per valorizzare risorse e abilità di mamme e bambini.

Источник: https://www.mom3artist.com/rispettare-i-tempi-dei-bambini/

Giochi e attività per stimolare l’apprendimento del linguaggio nei bambini

Rispettare i tempi del bambino per accelerare l’apprendimento del linguaggio

Di sicuro ricorderete la prima parola pronunciata da vostro figlio o il giorno in cui ha mosso i primi passi. Vedere i nostri figli crescere e imparare nei primi anni di vita è un’esperienza davvero meravigliosa.

Durante la prima infanzia, nell’individuo si verificano più cambiamenti di quanti ve ne saranno nel corso di tutti gli anni di vita successivi. I nostri bambini sviluppano capacità fisiche, psicologiche e sociali. In particolare, il processo di acquisizione del linguaggio è un viaggio assolutamente affascinante.

È possibile stimolare l’apprendimento?

Il cervello dei bambini da 0 a 6 anni è naturalmente predisposto all’apprendimento. Per questo motivo la stimolazione precoce favorisce lo sviluppo di abilità fondamentali che sono destinate ad avere un grande impatto sul futuro di ogni individuo.

Il contesto familiare ha un’importanza cruciale nello sviluppo dei più piccoli; ciò appare particolarmente evidente nell’ambito del linguaggio, in cui l’interazione e l’imitazione alimentano il motore dell’apprendimento.

Analogamente, quando si tratta di imparare una seconda o terza lingua, come l’inglese, l’ambiente familiare riveste un ruolo molto importante in quanto fonte di stimolo.

L’importanza del gioco nell’apprendimento

Nel corso degli anni molti psicologi, filosofi e pedagoghi hanno rimarcato l’importanza del gioco nei processi di apprendimento.

Come affermato da uno dei primi studiosi dei meccanismi cerebrali nei bambini, Jean Piaget, “I bambini non giocano per imparare, ma imparano perché giocano”.

Giocare è un istinto, una tendenza naturale insita in ogni bambino; rappresenta il modo di scoprire e capire il mondo, nonché di rapportarsi ai propri simili. Giocare in un contesto ricco di affetto e di rispetto potenzia il senso di sicurezza e l’autostima.

Giocando, i bambini accrescono le loro capacità sociali, perfezionano il linguaggio e lo sviluppo intellettivo, imparano a cooperare e a rispettarsi reciprocamente; inoltre, migliorano le proprie capacità cognitive.

L’importanza del gioco nell’acquisizione di una nuova lingua, come l’inglese, è uno dei fattori chiave per l’apprendimento naturale della lingua.

Come è possibile stimolare lo sviluppo del linguaggio nei bambini?

Prima di cimentarsi nel linguaggio, il cervello del bambino si “prepara”, acquisendo le basi che permettono la comprensione e l‘espressione preverbale. Proprio per questo, durante il primo anno di vita l’ascolto è così importante.

Anche in questo caso il nostro istinto di genitori ci guida sapientemente nelle azioni quotidiane, spingendoci a cantare canzoni ai nostri bambini,a leggere loro dei racconti, aprodurre suoni onomatopeici o a ballare tenendoli in braccio: di fatto, tutte queste azioni contribuiscono a stimolare in loro il linguaggio.

Vi piacerebbe entrare nel dettaglio e provare alcune attività? Siete pronti?

5 consigli per stimolare il linguaggio nei neonati

Prima di introdurre il linguaggio attraverso frasi e parole, possiamo aiutarli a costruire le basi del linguaggio espressivo. Ecco alcuni esercizi che potete fare con i vostri bimbi fin dai primi giorni di vita, per stimolare in loro lo sviluppo del linguaggio.

  1. Potenziare il contatto visivo.
    Stabilire un buon contatto visivo è molto importante per ottenere un efficace livello comunicativo. Ricordatevi di posizionarvi possibilmente alla loro altezza e di guardarli sempre negli occhi quando parlate, cantate o giocate con loro.
  2. Fatevi capire anche con i gesti.
    Accompagnate le vostre spiegazioni con gesti ed espressioni facciali: permetteranno loro di decodificare le informazioni e di migliorare l’espressione preverbale attraverso l’imitazione.
  3. Imitate i suoni.
    Cercate di riprodurre i versi degli animali, i rumori dei veicoli, ecc… Nella fase prelinguistica, la ripetizione di sillabe semplici e musicali aiuterà i vostri bambini a costruire le basi del linguaggio e della decodificazione. Inoltre, in questo modo sicuramente riuscirete ad attirare l’attenzione dei vostri ascoltatori, magari strappando loro una bella risata. Quello è senza dubbio il più bel suono del mondo!
  4. Fingere di telefonare.
    I bambini adorano imitare gli adulti: immancabilmente afferreranno qualche oggetto fingendo che sia un telefono con il quale “parleranno” con voi o con i nonni. Cogliete la palla al balzo e intrattenete delle intense conversazioni con i vostri piccoli, continuando il “dialogo” e incoraggiandoli a rispondere.
  5. Stimolazione dell’apparato fonatorio.
    È bene fare ginnastica con i muscoli che si utilizzano per parlare. Fare pernacchie, mandare baci volanti, soffiare in un fischietto o in un tubo, fare smorfie davanti allo specchio, respirare profondamente: sono tutti degli utili esercizi per sviluppare la fonazione.

5 giochi per stimolare il linguaggio… Anche in inglese!

Ecco alcuni giochi destinati a potenziare lo sviluppo del linguaggio; sono anche utili per far sì che bambini imparino l’inglese tra le mura domestiche.

1- I spy…
Un classico che non tradisce mai. In italiano potremmo dire: “Vedo-vedo” “Cosa vedi?” “Una cosa” “Che cos’è?” A quel punto bisogna dare un indizio, in base all’età del bambino o ai vocaboli che intendiamo utilizzare. “Inizia con la lettera M”, oppure “è di colore blu “.

La frase in inglese suona così: “I spy, with my little eye, something with the letter M…// something that is blue”.

2- Simon Says (Simon dice)
Questo è un altro classico. È un gioco che permette di migliorare la comprensione orale, incoraggia l’ascolto attivo e potenzia la velocità di reazione e la coordinazione. Inoltre, consente di apprendere i vocaboli inerenti alle azioni (verbi) e alle parti del corpo.

Il giocatore che inizia dice: “Simon says…” completando la frase con un’azione, ad esempio “let’s jump up and down” (saltiamo su e giù) o “let’s touch our nose” (tocchiamoci il naso) e i bambini devono fare tutto ciò che Simon dice.

Ma bisogna stare attenti: se il giocatore non dice “Simon says” non si dovrà fare nulla, anche se si tratta di un ordine!

3- A bag with stuff (la borsa degli oggetti)
Questo gioco è perfetto per potenziare l’immaginazione, il vocabolario e la capacità di narrare, il tutto rafforzato dall’effetto sorpresa.

Sai come si gioca? Si dovranno collocare diversi oggetti all’interno di una busta, di una cesta o di una scatola, che andrà posizionata al centro della stanza. I giocatori si dovranno sedere attorno al contenitore.

La busta potrà contenere i più svariati oggetti: un cucchiaio, una foglia, un sonaglio, una bambola, una piuma, una ciliegia, un calzino… I partecipanti estrarranno dalla busta due oggetti a caso e dovranno inventare una storia in cui essi siano presenti.

Una variante prevede l’estrazione di oggetti man mano che si prosegue nel racconto, inserendoli progressivamente nella trama.

Per i più piccoli può essere un po’ complicato giocare a questo gioco in inglese; tuttavia, invece di inventare dei racconti, si possono usare gli oggetti estratti dalla busta per creare delle frasi semplici.

4- Giochi da tavolo simili a “Indovina chi?” o “Pictionary”.
Daremo nuova vita a questi classici dei giochi da tavolo…

giocando in inglese! Entrambi i giochi hanno una versione per i più piccoli; se invece siamo in possesso della versione per grandi, possiamo adattare le regole affinché tutti possano sentirsi a loro agio, per trascorrere dei piacevoli momenti in compagnia e ripassare un po’ di inglese.

“Indovina chi?” ci permette di lavorare con le descrizioni (parti del corpo, dimensioni, colori), mentre con “Pictionary” possiamo ampliare il nostro vocabolario e migliorare l’espressione orale.

È una buona idea tenere a portata di mano un dizionario qualora non si conosca la parola inglese che a nostro avviso corrisponde alla descrizione di un determinato disegno.

Le risate sono assicurate e sarà davvero difficile dimenticare il significato di quelle parole il cui disegno ci ha fatto sudare sette camicie.

5- Tongue Twisters (scioglilingua)
A chi non piacevano gli scioglilingua da piccoli? Tante risate, molta concentrazione e un’enorme soddisfazione quando riuscivamo a pronunciarli.

Gli scioglilingua (tongue twisters, in inglese) permettono di lavorare sulla memoria e sulla pronuncia. Provate ad andare al di là del “Tre tigri contro tre tigri”, e dimostrate tutti insieme la vostra abilità cimentandovi con l’inglese.

Vi proponiamo quattro scioglilingua molto semplici per iniziare a giocare con i più piccoli

Ice cream!

I scream, you scream, we all scream, for ice cream!

Two witches, two watches

If two witches would watch two watches, which witch would watch which watch?

She sells sea shells

She sells seashells by the seashore

And the shells she sells by the seashore are seashells for sure

Woodchuck chuck

How much wood would a woodchuck chuck, if the woodchuck could chuck wood?

He would chuck, he would, as much as he could,

And chuck as much wood as a woodchuck would,

If a woodchuck could chuck wood.

Musica per far imparare l’inglese ai bambini

Se seguite con attenzione il nostro blog, presto scoprirete come utilizzare alcune tecniche di musicoterapia per imparare l’inglese.

Semplicemente, il fatto di ascoltare attentamente la musica che più si ama, imparando nel contempo qualche ritornello, rappresenta uno stimolo ideale per fare grandi progressi con la lingua inglese.

La musica è un ottimo strumento per potenziare l’apprendimento dell’inglese nei bambini, poiché essi la adorano e la vivono come un gioco: affina l’udito e la comprensione, permettendo loro di migliorare la pronuncia e di ampliare il vocabolario. Ma, soprattutto, è divertente e naturale: rende il cervello molto più ricettivo durante il processo di apprendimento.

Nel nostro blog troverete tante canzoni da cantare con i vostri bambini; sono classificate in base all’età, con la possibilità di scaricare i testi. Ecco i link:

Attività da svolgere a casa con bambini di 1 e 2 anni.
Attività da svolgere a casa con bambini da 3 a 8 anni.
Attività da svolgere a casa con bambini da 9 a 11 anni.

Se i vostri figli sono adolescenti, potete condividere con loro la musica in inglese che più vi piace: può diventare un grande momento di complicità. Provate a interessarvi ai gruppi che piacciono loro, guardate insieme i video, cercate i testi delle canzoni, imparatele insieme e cantatele a pieni polmoni.

E voi, quali altri giochi fate a casa per allenarvi ad imparare la lingua? Perché non ce li descrivete?

Источник: https://blog.kidsandus.it/giochi-e-attivita-per-stimolare-lapprendimento-del-linguaggio-nei-bambini

Favorire lo sviluppo del linguaggio: otto consigli pratici

Rispettare i tempi del bambino per accelerare l’apprendimento del linguaggio

I genitori, come gli educatori, devono parlare, tanto e bene. Spesso il bambino piccolo che ancora non verbalizza, inibisce l’adulto.

Ma come il corpo necessita di cibo sano, ben cucinato, ben presentato, per essere nutrito e crescere, così l’ambiente linguistico in cui è immerso il neonato deve essere curato, pensato e nutriente (una strategia utile in questo senso è favorire il bilinguismo, ne parliamo in questo articolo).

La lingua si sviluppa prima nella mente del bambino attraverso l’ascolto per poi divenire espressione. Intorno ai 30 mesi avviene quella che Maria Montessori definisce “l’esplosione del linguaggio”.

Più gli stimoli linguistici che offriamo si mostreranno ordinati, chiari, interessanti, migliore sarà l’organizzazione mentale del bambino e maggiormente ordinata e chiara si mostrerà l’esposizione linguistica quando si rivelerà. Pertanto parlare ai neonati bene e tanto si dimostra una scelta vincente per iniziare al meglio.

La narrazione

Quando siamo genitori di un bimbo neonato trovare di che parlare non è semplice. Narriamo allora ciò che accade: «Dobbiamo cambiarci! Ora ti sfilo i pantaloni… ti slaccio il pannolino… faccio scorrere un po’ d’acqua… senti com’è fresca? Ora ti asciugo…».

Oltre a essere un ottimo esercizio di sviluppo linguistico, èuna perfetta strategia per rassicurare il bambino durante le operazioni di igiene personale che spesso lo intimoriscono: il suono tranquillo e dolce della voce di mamma e papà trasmette al bambino sicurezza e calma.

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La nomenclatura

Ogni oggetto ha un suo nome.

Quando porgiamo un oggetto al bambino, sia esso un mestolo, un pupazzo, una cordicella, un tappo di sughero, una pallina, nominiamolo lentamente, offrendo al bambino solo il nome dell’oggetto: «Pallina», invece di «guarda che bella! Una pallina! Ti piace? La vuoi prendere? Me la dai? La tengo io?».
Chiarezza e semplicità permettono al bambino di collegare immediatamente e con velocità oggetto-suono. Tutto il resto della comunicazione può avvenire attraverso il linguaggio non verbale.

I brevi racconti

Fin dalla primissima infanzia i piccoli adorano sentir parlare mamma e papà di cose vissute che devono rielaborare o dei programmi per il futuro prossimo.

Ad esempio, raccontare al bambino la giornata trascorsa per addormentarsi può essere una valida strategia per farlo rilassare, sentir nominare con cura tutto ciò che ha visto e rielaborare i vissuti.

«Stamattina mamma e papà si sono svegliati prima di te, sono andati in cucina e hanno apparecchiato la tavola per la colazione. Mamma ha riempito la caffettiera con acqua e caffè, papà ha fatto scaldare il latte.

Poi papà ha sentito la tua voce chiamare “papà!” così è uscito dalla cucina, è venuto in camera tua, ti ha abbracciato forte e ha detto: “Buongiorno!”. Poi, dopo aver fatto la pipì, insieme siete andati in cucina, vi siete seduti al tavolo…».

Le caratteristiche delle frasi

È importante che il linguaggio che usiamo con i bambini piccoli abbia una struttura semplice. La semplicità non deve ricercarsi nei termini scelti, ma nella struttura: frasi brevi, con soggetto, predicato e complemento.

Quale che sia il momento in cui ci si rivolge al bambino, i messaggi brevi e chiari sono più facilmente accolti e compresi.

È meglio dire: «Esci dalla vasca: il tempo del bagno è finito», piuttosto che dire: «Adesso esci che non è più il tempo di stare nella vasca, sei dentro da un sacco di tempo, non possiamo più rimandare, è proprio arrivata l’ora di asciugarsi e vestirsi».

Se gli input sono troppi, complessi e confusi, il bimbo non pone l’attenzione su ciò che deve realmente fare in quel momento. Diamo un’informazione alla voltacosì che possa essere intesa meglio e ottenere più facilmente risposta.

La scientificità dei termini

I termini che usiamo per descrivere il mondo devono essere specifici e scientifici. L’energia impiegata per memorizzare “albero” è la stessa necessaria per memorizzare “quercia”.

Ma dicendo “quercia” offro al bambino un’informazione più precisa, ricca e interessante. Il suo vocabolario può crescere e arricchirsi velocemente e ordinatamente.

Il “bau” che diventa “cane” è un meccanismo confuso che impone al bambino una continua messa in discussione di ciò che sa, una traduzione inutile e che fa sprecare energie preziose.

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Accettazione e gestione della frustrazione pre-linguistica

Il periodo immediatamente precedente l’esplosione linguistica, intorno ai 24 mesi, è un periodo di grande frustrazione per il bambino, perché il suo pensiero è ormai preciso, i collegamenti oggetti-suoni corrispondenti sono sicuri e chiari ma la produzione linguistica non è ancora all’altezza del pensiero.
Penso “acqua” e dico “aca”.

Questa discrepanza può generare frustrazione nel bambino ed è importante accogliere il suo disagio pronunciandogli sempre bene le parole e permettendogli di osservare il nostro labiale, in modo da aiutarlo.

Chiniamoci sempre al suo sguardo quando parliamo, ciò gli permetterà di rinforzare il messaggio uditivo con l’osservazione della nostra pronuncia.

L’assenza di correzione

Mai correggere direttamente un bambino che non pronuncia correttamente, mai chiedere a un bambino di parlare quando non si sente pronto a farlo. Il nostro intervento non deve mai essere diretto, ma sempre nei termini di un aiuto indiretto.

Il nostro bambino pronuncia male certi termini o balbetta o parla molto poco? Allora noi potremo offrirgli maggiori e migliori occasioni di ascolto, leggiamo di più, chiacchieriamo con semplicità e con maggior frequenza. «Voio  aca, mama!», «Vuoi acqua? Ecco: acqua».

Il tono della voce

A costo di faticare un po’, pronunciamo bene le parole, scandendo con calma ogni sillaba, e rallentiamo il parlato quando ci rivolgiamo ai bambini.

Questa modalità favorisce la concentrazione e i bambini così sono più attenti mentre parliamo loro.

Inoltre un messaggio chiaro, semplice, e ben esposto è più facile da comprendere, da archiviare nella mente così come da elaborare.

Bibliografia:

Источник: https://www.uppa.it/educazione/linguaggio-e-scrittura/favorire-lo-sviluppo-del-linguaggio/

Rispettare i tempi di crescita del bambino

Rispettare i tempi del bambino per accelerare l’apprendimento del linguaggio

I tempi del bambino e quelli dell’adulto sono molto differenti: è necessario che il genitore rispetti i ritmi di apprendimento e di crescita del proprio figlio perché questi possa sviluppare la propria autonomia e indipendenza.

Isabella Micheletti, autrice, maestra e formatrice dell’Opera Nazionale Montessori, spiega come assecondare i tempi di crescita del bambino, sempre intento a scoprire con passione ed energia il mondo che lo circonda, poiché quello dell’infanzia è un tempo di costruzione personale e non di realizzazione di cose.

L’importanza della dimensione interiore

Il filosofo Sant’Agostino, nell’interrogarsi sul tempo, afferma che nessuno può definirlo, poiché il passato non c’è più, il presente è un attimo che si conclude appena lo pensiamo e il futuro non c’è ancora.

Ne risulta un concetto filosofico complesso e ricco di mistero, che sfugge nei suoi contenuti più profondi al pensiero umano: il tempo, che nella nostra vita quotidiana viene quantificato sulla base di convenzioni da sofisticati strumenti di misurazione, appartiene in realtà a una dimensione strettamente interiore e personale.

I tempi dell’adulto: fretta e ottimizzazione

Quante volte percepiamo il tempo in modo diverso da persone che condividono con noi le stesse situazioni, per cui una stessa ora può sembrarci brevissima o infinita a seconda della qualità delle esperienze che viviamo?  È chiaro quindi che esista una connessione indissolubile tra la nostra interiorità e la percezione del tempo.

In particolare, è interessante riflettere sulla differenza tra i tempi dell’adulto e i tempi del bambino: l’adulto (costantemente impegnato nella pratica del fare, del raggiungere risultati e del realizzare cose) vive la temporalità in modo molto veloce, frammentario e discontinuo.

Il fine delle sue azioni coincide con principi economici volti a completare il maggior numero di compiti nel minor tempo possibile, per potersi dedicare a un ulteriore compito.

Questo atteggiamento, spesso legato ad attività che non suscitano particolari passioni o interessi, porta a vivere il tempo del nostro fare in modo transitorio, come tempo del semplice agire sulle cose in vista di altro.

Il bambino naturale consiglia…

I tempi del bambino: scoperta e tentativi

Il bambino vive invece una dimensione profondamente diversa: individuo che si sta realizzando non solo nell’agire, perfezionando il suo movimento, ma anche nel pensiero, che si struttura poco a poco, sulla base delle esperienze che compie nel mondo, il bambino vive il tempo come una dimensione del costruirsi.
Sempre intento a scoprire con passione ed energia il mondo che lo circonda, non ha fretta di finire ciò che sta facendo, poiché tutto quello che sceglie liberamente rappresenta un’occasione di apprendimento, di sperimentazione e di scoperta di sé e della realtà in cui vive.

A partire dal neonato che si cimenta nei suoi primi movimenti e tentativi di comunicazione verbale e vi si applica con una dedizione a noi generalmente sconosciuta, fino al bambino più grande che agisce con maggiore sicurezza nel proprio ambiente: quello dell’infanzia è un tempo di costruzione personale e non di realizzazione di cose.

Trasportare un oggetto, versarsi l’acqua nel bicchiere, vestirsi o lavarsi sono movimenti che il bambino sta apprendendo o perfezionando, ai quali si dedica attraverso il lavoro muscolare del proprio corpo e l’attenzione del proprio pensiero.

Non ha fretta di portarli a termine, poiché del tutto immerso in quello che può essere considerato come un continuo processo di apprendimento.

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Un processo di costruzione che va per tentativi

Ma accanto a questo fare del bambino coesiste anche il suo errare, inteso come il non sapere quale strada imboccare: ogni scelta gli si presenta come nuova, per cui può essere che il piccolo prenda delle decisioni diverse da quelle che avremmo preso noi, incontrando difficoltà che ci possono parere irragionevoli ed evitabili, ma che invece fanno parte del suo processo di costruzione personale.

Usare in modo corretto le posate, stare seduto durante il pasto, riordinare i propri giochi, cioè tutte le azioni che generalmente l’adulto definisce come indice di un ordine personale ed esterno, sono piccoli traguardi che il bambino può raggiungere unicamente attraverso tentativi successivi fra loro, approssimazioni e graduali aggiustamenti. Questo richiede certamente tempistiche che a noi appaiono lunghe, ma che invece per il bambino sono necessarie.

Assecondare i tempi di crescita del bambino

È allora importante cambiare lo sguardo sul bambino e non osservarlo più a partire dal nostro punto di vista: rispettare i suoi tempi, per noi lenti e per lui invece adeguati e sufficienti, significa non imporgli i nostri schemi e non pretendere in modo immediato quella precisione e quell’ordine che potrà acquisire davvero solo attraverso un esercizio quotidiano, accompagnato da un adulto che lo supporta con dedizione e pazienza.

Il genitore non è colui che corregge continuamente e dirige il bambino, ma colui che, consapevole del suo bisogno costante di esercitarsi per apprendere, lo accompagna alla scoperta di un ambiente organizzato e una relazione fondata sul rispetto e sull’ascolto dei propri bisogni.

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Guidare il piccolo, con pazienza

Questo non significa astenersi dall’offrire una guida autorevole, sicura e chiara al bambino, bensì essere capaci di proporre soluzioni e aspettare che il bambino le metta in pratica. Con pazienza, senza mai imporsi sul piccolo con impaziente autorità.

Solo in questo modo potremo provare ad allineare il più possibile il nostro tempo a quello del bambino, lasciando che sia lui a trovare la strada e a percorrerla in modo autentico.

Un tempo veloce che imponga la disciplina al bambino porta a un ordine momentaneo e apparente, che il piccolo non vive dentro di sé, ma solo su indicazione dell’adulto.

Il rischio è di perdere in questo modo una grande opportunità, che coincide con un diritto inalienabile del bambino: quello di crescere.

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di Isabella Micheletti
Maestra e formatrice dell’Opera Nazionale Montessori.

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Источник: https://www.bambinonaturale.it/2020/12/rispettare-i-tempi-di-crescita-del-bambino/

Gravidanza
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