Rifiuto del genitore verso un figlio

Rifiutare un figlio

Rifiuto del genitore verso un figlio

Rifiutare un figlio può essere espressione di un modello affettivo-relazionale ed esperienze pregresse. Le cause possono essere diverse e non è possibile generalizzare

Un figlio rappresenta la continuità del proprio Sé, rende durevole la vita di un genitore anche dopo la sua morte. È pertanto considerato un amore incondizionato e universale.

Di contro, sono tante le circostanze nelle quali vi può essere il rifiuto di un figlio ed è per questo che, nonostante si possa generalizzare, è bene riferirsi comunque al contesto nel quale tutto ciò avviene.

Ma da cosa dipende?

La vita di un adulto non è sempre semplice: è caratterizzata da diverse esperienze pregresse che portano con sé dolori e delusioni ma anche un background culturale che influisce necessariamente sulla relazione con i propri figli. Ciò che si vive e che caratterizza il legame con i propri genitori, una volta interiorizzato, diviene un “modello” affettivo-relazionale.

Che sia esso costruttivo o disfunzionale lo si ripropone inconsciamente in tutti i contesti nei quali ci si relaziona. Anche il rifiuto stesso può divenire espressione di quel modello.

Come mai un genitore rifiuta un figlio?

Le cause possono essere differenti e pertanto non è possibile generalizzare:

  1. Una gravidanza indesiderata.

    Un rapporto occasionale o “un incidente di percorso”, come spesso viene definito l’esito di un rapporto che non aveva finalità riproduttiva, ha la capacità di generare un rifiuto nella donna tanto da avvertire in maniera quasi sequenziale, sorpresa, rabbia e negazione della gravidanza nonché un possibile stato depressivo a cui segue un distacco emotivo.

    Se la donna decide di tenere il bambino chiaramente la situazione potrebbe migliorare e trasformarsi in una esperienza positiva, diversamente manifesterà sin da subito un allontanamento emozionale ed affettivo dal feto e poi dal nascituro.

  2. L’educazione appresa.

    Un’educazione troppo rigida e povera di scambi emotivi e fisici determina una mancanza di espansività. Le carenze di abbracci, baci, contatti fisici spontanei, e che fanno parte di un qualsiasi rapporto affettivo, possono in definitiva essere compensati da una verbalizzazione e quindi non influire necessariamente sul piano psichico.

    Succede, invece che l’assenza di “carezze” sia fisiche e sia verbali producono un distanziamento emotivo che mina la relazione e inevitabilmente la crescita affettiva dei figli. L’anaffettività viene inevitabilmente vissuta come rifiuto.

    Una distanza emotiva, che nessuno può accorciare, lascia spazio a diverse problematiche sul piano psicologico spesso di natura considerevole.

  3. La gelosia dell’altro. Un altro caso può essere definito attraverso la gelosia nei confronti di un figlio manifestata da uno dei due genitori.

    Il terzo può essere considerato un “intruso” o addirittura un “rivale” che ha occupato un posto che non gli spettava o mostra di essere migliore di chi invece non riesce. E’ pertanto non solo rifiutato ma osteggiato e screditato sia sul piano emotivo e relazionale sia su quello strettamente personale.

  4. Un figlio di altri.

    Una nuova unione tra due nuovi partner, a loro volta divorziati e con prole, porta spesso con sé delle problematiche irrisolte. Le dinamiche che si instaurano tra gli adulti e la generazione dei più piccoli non sempre sono sane e, proprio perché l’esperienza precedente può aver comportato dolore e sofferenza, i figli dell’altro vengono considerati degli estranei.

    L’essere il genitore di sangue fa la differenza e ciò induce alla negazione di tutto ciò che fa parte del passato. I figli sottraggono spazio e tempo a tutto, anche al/la nuovo/a compagno/a, il rifiuto diviene quindi un modo per mostrare il proprio disappunto e la contrarietà rispetto alla mancanza di centralità nel rapporto di coppia.

  5. Una gravidanza riparatrice. Un matrimonio o una relazione ormai al termine viene spesso “salvato” dalla nascita di un bimbo che porta però, su di sé, un’enorme responsabilità. È facile, difatti, che possa diventare il capro espiatorio di conflitti di coppia mai risolti. Il suo ruolo è difficile e problematico e spesso in contrasto con uno dei due. I figli “riparatori” ai quali non viene attribuita un’importanza storica nella vita di coppia ma che diviene il detentore della loro forzata unione viene rifiutato poiché in definitiva si nega la relazione e quindi tutto ciò che è legato a quel difficile periodo. Il figlio non ha quindi ottemperato al ruolo attribuitogli, non ha cioè salvato la coppia!

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Источник: https://www.pianetamamma.it/la-famiglia/rifiutare-un-figlio.html

Diritto alla bigenitorialità: non può spingersi oltre il rifiuto del minore di incontrare il genitore non collocatario

Rifiuto del genitore verso un figlio

Il diritto alla bigenitorialità non può spingersi oltre il rifiuto del minore alla frequentazione del genitore non collocatario, a stabilirlo è la Suprema Corte di Cassazione con l’ordinanza del 23 aprile scorso n. 11170

Non di rado uno dei genitori si trova avanti il netto rifiuto di un figlio ad incontrarlo. Pertanto capita spesso che i Giudici si trovino ad decidere su richieste di tutela al diritto di frequentazione con il figlio.

Ma fino a che punto può spingersi il potere del Giudice? Si può davvero imporre ad un minore di incontrare il genitore con il quale non convive stabilmente? A dare la soluzione a tale pungente quesito è l’Ecc.ma Corte di Cassazione, Sez. 1, con l’ordinanza del 23.04.2019 n.1170.

Il caso attenzionato dalla Suprema Corte riguardava un padre il quale chiedeva al Tribunale di ottenere, oltre alla modifica delle condizioni economiche e di mantenimento, l’affidamento congiunto della figlia sedicenne.

Il Tribunale, preso atto del rifiuto della figlia di volere intrattenere rapporti con il padre nonché dell’esito della CTU rigettava la domanda. Anche la Corte di Appello adita, confermava quando statuito dal giudice di prima istanza pertanto il padre, per vedere tutelato il proprio diritto alla bigenitorialità ricorreva in Cassazione.

La Corte di Cassazione respingeva definitivamente il ricorso del padre

Gli Ermellini investiti della questione rigettavano il ricorso del padre, allineandosi di fatto con l’orientamento assunto dai giudici di merito.

In particolare la Corte di Cassazione sottolineava che il rapporto affettivo, per natura incoercibile, non può essere imposto.

Pertanto, conclusivamente, se un figlio non intente intrattenere un rapporto stabile con il genitore non collocatario, questo non può essere obbligato.

La questione

la domanda sorge spontanea: alla luce della superiore soluzione a favore di chi è stato previsto il diritto alla bigenitorialità? E’ il diritto di ciascun genitore di essere presente in maniera significativa nella vita del figlio? Ovvero il diritto del figlio a mantenere (o non mantenere) un rapporto continuativo con ciascuno dei genitori?

Nell’ordinamento giuridico italiano il diritto alla bigenitorialità è garantito e tutelato dalla legge 54/2006 sull’affido condiviso, nonché dal d.lgs. 154/2013.

La superiore normativa si caratterizza per il ruolo centrale riconosciuto al minore e pertanto il bene tutelato è, in primis, il diritto del minore.

In particolare il minore ha diritto a mantenere rapporti equilibrati e significativi con entrambi i genitori, nonché di ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza morale e materiale da entrambi. 

Da tale assioma deriva la logica conseguenza che, salvo le ipotesi in cui ad ostacolare gli incontri tra genitore e figlio sia il coniuge, il figlio può rifiutarsi di frequentare l’altro genitore.

La Suprema Corte stabilisce che la bigenitorialità può essere esercitata anche in accezione negativa. Ciò significa che il minore, con capacita di discernimento, ha diritto a “non mantenere” con un genitore un rapporto continuativo.

Con la pronuncia in oggetto, quindi, gli Ermellini hanno messo in luce come il principio alla bigenitorialità sia posto a tutela, innanzitutto, del figlio e non solo dei genitori.

Osservazioni

Il diritto di famiglia, in continua evoluzione, spesso dai confini poco chiari e marcati rende il compito dei giudici ancora più difficile. Tale ruolo diviene particolarmente arduo quando nel caso concreto emerge l’esistenza di una grave conflittualità tra i genitori. Infatti spesso i genitori tendono a far prevalere i propri interessi a discapito di quelli dei figli.

Pertanto il giudicante dovrà orientare la propria decisione tenendo in alta considerazione l’interesse morale del minore. Dovrà, altresì, valutare la capacità dei genitori di crescere ed educare il figlio nella nuova situazione di fatto causata dalla disgregazione del nucleo.

Per fare ciò il giudicante, terrà conto del modo in cui i genitori hanno in passato svolto i propri compiti verso i figli. 

Potrebbe anche interessarti: “Il superiore interesse del minore nel procedimento per riconoscimento del figlio: le linee guida della Cassazione in Cass. I Civ. Sent. n. 17762/2017” Leggi qui

Источник: https://www.arcoleo.it/diritto-alla-bigenitorialita-non-puo-spingersi-oltre-il-rifiuto-del-minore-di-incontrare-il-genitore-non-collocatario

Come incide il rifiuto da parte di un genitore? 5 conseguenze

Rifiuto del genitore verso un figlio

I genitori sono un pilastro per i loro figli, poiché sono loro a fornire i primi legami affettivi oltre che educativi.

Da quando sono nata fino a quando avevo 5 anni, mio ​​padre e mia madre hanno avuto un rapporto difficile, ed entrambi hanno lavorato, quindi ho dovuto vivere con i miei nonni. Ho visto a malapena mio padre. Poteva passare mesi senza dirmi nulla.

L'idea di famiglia è cambiata negli anni, evolvendosi notevolmente. Tuttavia, molte volte tendiamo a pensare che il ruolo dei genitori nell'infanzia di un bambino sia qualcosa di secondario, o di non così importante.

Quello di cui non ci rendiamo conto è che una famiglia con genitori che assumono comportamenti tossici, o una famiglia in cui uno dei genitori ignora i suoi figli e lascia che tutto il peso ricada sull’altra figura genitoriale, può avere gravi conseguenze.  

In quest'ultimo caso, i bambini vivranno la mancanza di un riferimento genitoriale che percepiranno come distaccato dalla famiglia senza capirne il motivo.

Una ricerca dell'Università del Connecticut, condotta da Ronald P. Rohner e Abdul Khaleque, ha dimostrato che quando un bambino si sente rifiutato, le aree del suo cervello che vengono attivate sono le stesse del dolore fisico. La differenza è che il dolore fisico scompare, ma il rifiuto da parte di un genitore crea una ferita emotiva molto profonda.

Le cause del rifiuto da parte di un genitore

Ci sono molte ragioni per cui un genitore può rifiutare il proprio figlio, molte sono anche inconsciamente dovute ad atteggiamenti vissuti in passato. I più frequenti sono:

  • ripetizione di modelli genitoriali ed educativi vissuti;
  • cattivo rapporto con l’altro componente della coppia genitoriale;
  • problemi psicologici importanti quali depressione, alcolismo o altri tipi di disturbi;
  • gravidanza indesiderata;
  • il/la figlio/a soffre di una malattia che il genitore non riesce ad accettare.

Come si manifesta il rifiuto genitoriale?

Il rifiuto può avvenire in modi molto diversi, e in base a come si manifesta influisce in modo diverso sul/la bambino/a.

  • Aggressione: può essere sia fisica che verbale, dalla violenza fisica agli insulti, passando per urla od ordini.
  • Trascuratezza: il genitore è assente sia fisicamente che emotivamente e non si prende cura dei bisogni del/la bambino/a.
  • Indifferenza: fingere, semplicemente, che il figlio non esista e non sia mai esistito.

Conseguenze del rifiuto genitoriale

Le ferite emotive causate da una tale situazione possono essere durevoli nel tempo, trascinarsi fino all’età adulta e trasformarsi quindi in un vero e proprio trauma.

Tra le conseguenze del rifiuto genitoriale troviamo le seguenti.

  1. Bassa autostima e scarsa fiducia in se stessi: le persone che hanno subito un rifiuto da parte dei genitori tendono a pensare che nessuno le amerà ne potrà amarle mai davvero, pensano di valere molto meno di quello che valgono in realtà. Sono persone convinte di non meritare amore nella loro vita.
  2. Tentativo di riempire il vuoto percepito: in molte occasioni, cercano di compensare il vuoto emotivo causato dal rifiuto di un genitore in altri modi, come il gioco d'azzardo o dipendenze di vario genere.
  3. Difficoltà a mostrare i propri sentimenti: il fatto di aver avuto un esempio genitoriale che è sempre stato indifferente a ciò che da bambini sentivano, renderà difficile per i futuri adulti esprimere i propri sentimenti e le proprie emozioni.
  4. Necessità di approvazione: chi ha subito un trauma di questo genere tende ad essere autocritico/a ed eccessivamente esigente con se stesso/a. Sente la necessità che gli altri gli/le ricordino i suoi successi.
  5. Tendenza a fare affidamento solo sulle proprie forze: essendosi il bambino sentito rifiutato dal genitore anche quando ha chiesto aiuto, penserà di poter fare affidamento solo su se stesso e sulle proprie forze. Sentendosi inadeguato e incapace nei confronti della vita, del lavoro, della scuola o nelle relazioni sentimentali, questo individuo preferirà rimanere solo e isolato.

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A che età un bambino può decidere di non vedere un genitore

Rifiuto del genitore verso un figlio

Separazione: quando il figlio non vuole incontrare la mamma o il papà.

Tu e tuo marito vi siete separati. Tuo figlio di 14 anni ne ha sofferto molto al punto da non voler più incontrare il padre. Probabilmente, il suo rifiuto è dettato dal fatto che attribuisca al papà la fine del matrimonio. Hai cercato di parlare con tuo figlio, ma ciò è servito a poco.

Tuo marito, d’altro canto, ha già una nuova compagna e questo non fa che aumentare la mancanza di dialogo e il divario tra lui e il figlio. Come comportarsi in questi casi? Nell’articolo che segue cercheremo di capire a che età un bambino può decidere di non vedere un genitore.

Cos’è la bigenitorialità?

Devi sapere che i figli hanno il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno genitore e di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi.

Ciò anche, e soprattutto, in caso di separazione e divorzio. In altre parole, ciascun genitore deve favorire gli incontri con il figlio e adoperarsi per rimuovere ogni ostacolo.

Solo in questo modo si consente ai figli di avere una crescita sana ed equilibrata ed evitare eventuali traumi connessi alla separazione dei genitori.

Separazione: a chi vengono affidati i figli?

Nella maggior parte dei casi, a seguito della separazione, il giudice affida i figli ad entrambi i genitori (c.d. affidamento condiviso) con collocamento degli stessi presso la madre.

In altri termini, i figlio vivrà con la mamma e potrà vedere il papà nei giorni stabiliti nel provvedimento. Se uno dei genitori si rivela totalmente inadeguato al suo ruolo, allora è possibile chiedere al giudice l’affidamento esclusivo.

 Ad esempio, nel caso in cui tuo marito fa uso di sostanze alcoliche o di stupefacenti, oppure è violento, abbandona il figlio, ecc.

Può accadere che dopo una separazione o un divorzio, il figlio minorenne decida di non voler partecipare agli incontri con un genitore (più precisamente, con quello non collocatario).

Ad esempio, tuo figlio di 14 anni trova delle scuse ogni volta che si avvicina il giorno di visita del padre. Tu cerchi di farlo ragionare in tutti i modi, ma lui fa i capricci e non ne vuole proprio sapere. Da parte tua, non sai come comportarti.

Devi costringere tuo figlio, ormai adolescente, a vedere il padre?

Secondo la giurisprudenza, il genitore non può imporre al figlio minorenne di vedere il papà, soprattutto se quest’ultimo si dimostra poco affettuoso e disponibile.

Al massimo, si può presentare un ricorso al tribunale affinché il giudice solleciti l’intervento dei servizi sociali per cercare di recuperare  un rapporto affettivo e favorire la comunicazione tra padre e figlio.

Va detto che la tendenza dei giudici è sempre quella di salvaguardare la bigenitorialità, affinché i figli mantengano rapporti con entrambi i genitori (anche optando per gli incontri protetti, cioè con la presenza dei servizi sociali). Tuttavia, se il genitore non fa nulla per riavvicinarsi al figlio, il giudice non può costringere quest’ultimo ad incontrare il papà ed avere con lui un rapporto che non vuole. 

Prima di decidere, comunque, il giudice disporrà una consulenza tecnica sul minore (con uno psicologo infantile) per verificare le ragioni effettive del suo rifiuto (se, ad esempio, sono dettate da motivi personali oppure se dovute alla cattiva influenza della madre che non fa altro che denigrare il padre). All’esito di tale consulenza, se il minore rifiuta categoricamente di vedere l’altro genitore, allora il tribunale potrà sospendere le visite e affidare ai servizi sociali il compito di monitorare la situazione per favorire un ravvicinamento spontaneo e un recupero dei rapporti tra genitore e figlio.

Se comunque il figlio ha ormai superato l’età del discernimento (dai 14 anni in su) la sua volontà di voler vedere il genitore è più che legittima.

In tal caso, quindi, il giudice può disporre la sospensione delle visite tra genitore e figlio fino a quando la situazione non migliori, sperando in un riavvicinamento spontaneo, nel rispetto sempre dell’interesse del minore.

Che fare se un genitore non fa vedere i figli all’altro?

Spesso e volentieri capita che sia proprio il genitore collocatario (cioè quello presso cui vivono i figli) a ostacolare l’esercizio del diritto di visita dell’altro.

In questi casi, il genitore non collocatario (solitamente, il papà) può chiedere al giudice la modifica o la revoca delle disposizioni sull’affidamento e che al genitore colpevole della condotta illecita vengano applicate le seguenti sanzioni:

  • l’ammonizione nei confronti del genitore responsabile;
  • il risarcimento dei danni;
  • la condanna a una sanzione amministrativa da un minimo di 75 euro a un massimo di 5.000 euro;
  • la revoca della collocazione o dell’affidamento condiviso.

Attenzione: la condotta di non far vedere i figli all’altro genitore rileva anche dal punto di vista penale. Il codice, infatti, punisce chi non rispetta un provvedimento del giudice civile che concerne l’affidamento di minori o di altre persone incapaci [1] con la reclusione fino a 3 anni oppure la multa da 103 a 1.032 euro.

I figli maggiorenni possono decidere di non vedere un genitore?

I figli che hanno compiuto 18 anni possono decidere di non vedere un genitore e il giudice non può imporre loro alcunché. Questo significa anche che i figli ormai maggiorenni possono decidere con quale genitore vivere.

Sindrome di alienazione parentale

Quando un bambino rifiuta categoricamente l’esistenza di un genitore tanto da allontanarsene definitivamente, siamo in presenza della Sindrome da Alienazione Parentale (Pas).

Tale patologia è principalmente dovuta al comportamento di un genitore (detto alienante) che porta il figlio minore a manifestare astio e rifiuto verso l’altro genitore (detto alienato).

 Tale sindrome, seppur non riconosciuta, va accertata con rigore dal giudice – anche tramite l’ascolto del minore – e, in alcuni casi, può essere fonte di responsabilità e perdita dell’affidamento.

Источник: https://www.laleggepertutti.it/367037_a-che-eta-un-bambino-puo-decidere-di-non-vedere-un-genitore

Gravidanza
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