Ricomincia la scuola: le ansie e le domande delle mamme

Contents
  1. Come affrontare il distacco del bambino dalla mamma| GG Giovani Genitori
  2. Il distacco come valore. Ma è davvero così?
  3. Consigli pratici per affrontare il distacco
  4. Ricomincia la scuola: la crisi da rientro
  5. L’importanza della connessione emotiva
  6. Genitori e bambini ad alto contatto (e le critiche)
  7. La solitudine delle mamme
  8. Ritorno a scuola, parlano le mamme
  9. Viviamo alla giornata cercando di essere ottimisti
  10. Ci concentriamo sugli aspetti positivi
  11. Troppe domande ancora senza risposta
  12. Ritorno a scuola, sperando che non ci siano nuove chiusure
  13. “Ricomincia la scuola!” – Consigli pratici per mamma e papà – Chiara Nardone Psicoterapeuta
  14. SCUOLA D’INFANZIA E PRIMARIA
  15. Cosa non fare:
  16. Cosa fare:
  17. SCUOLE SECONDARIE DI PRIMO GRADO
  18. SCUOLE SECONDARIE DI SECONDO GRADO
  19. Cosa fare e cosa non fare:
  20. CONSIGLIO PER TUTTE LE ETÀ:
  21. Lo Stress Scolastico Delle Mamme: Perché È Importante Invertire la Rotta
  22. Stress scolastico delle mamme: il Genitore Spazzaneve
  23. L’Adulto Allenatore
  24. L’ansia del genitore per il bambino a scuola: la nostra esperienza a InStudio
  25. Ansia da scuola: 10 consigli per aiutare bambini e ragazzi a superarla
  26. Da dove nasce l’ansia
  27. 1. Non chiedergli sempre “com’è andata a scuola?”
  28. 2. Lascia che faccia i compiti da solo
  29. 3. Non dirgli “hai sbagliato”!
  30. 4. Se l’interrogazione è andata male, non farti vedere preoccupata
  31. 5. Mostra comprensione per la sua ansia
  32. 6. Io penso positivo!
  33. 7. Aiutalo a sopportare la frustrazione
  34. 8. Insegnagli a 'smontare' l’ansia
  35. 9. Quando l’ansia sale, meglio rompere il ghiaccio
  36. 10. Se non passa, non aver timore di chiedere il parere di un esperto

Come affrontare il distacco del bambino dalla mamma| GG Giovani Genitori

Ricomincia la scuola: le ansie e le domande delle mamme

distacco bambino mamma

Il ritorno alla routine dopo molti giorni di vacanza trascorsi sempre insieme. L’inizio dell’asilo nido o della scuola materna. Il rientro al lavoro dopo i lunghi mesi della maternità.

Quelli di settembre sono i giorni del distacco: difficile per i bambini, soprattutto i più piccoli, complicato e spesso pieno di sensi di colpa per i genitori, in modo particolare per le mamme.

Ne abbiamo parlato con Alessandra Bortolotti, psicologa esperta del periodo perinatale, divenuta famosa tra i genitori grazie al tam tam e al successo di libri come “E se poi prende il vizio?” e “Poi la mamma torna. Gestire il distacco senza sensi di colpa”.

Proprio in quest’ultimo libro la psicologa ci spiega come affrontare nel migliore dei modi il momento delicato del distacco dai nostri bimbi (e scoprire che come lo facciamo può influenzare positivamente il futuro non solo dei nostri figli, ma anche della società nella quale viviamo).

Il distacco come valore. Ma è davvero così?

 “Viviamo in una cultura per la quale il distacco è un valore” ci spiega la Bortolotti. “Sono considerati bravi bambini e bravi genitori quelli che si distaccano gli uni dagli altri serenamente, senza traumi.

I più recenti studi di siconeuroendocrinologia ci dicono, invece, che siamo fatti per garantire il contatto e che la separazione precoce della mamma dal bambino non è poi così naturale. Ce lo dicono anche le sensazioni di benessere che proviamo quando siamo a contatto fisico e che sono attivate dai ricettori della pelle.

Dobbiamo prendere atto che, a differenza di quanto avviene in altre culture, nella nostra c’è stata una separazione tra la norma culturale e quella biologica. La norma biologica ci dice che siamo fatti per fondare le nostre prime relazioni sul contatto.

Questo presuppone un ribaltamento del punto di vista: il distacco e l’autonomia dei bambini sono favoriti dalle esperienze di contatto e dalla dipendenza dai genitori e non il contrario, come siamo portati a credere.

Consigli pratici per affrontare il distacco

La cosa più importante è capire quali sono le risorse della propria famiglia in quel particolare momento: a che stadio di crescita è il proprio bambino, se si può e si vuole tornare a lavorare e in che modo. Partendo dal qui e ora si prendono poi delle decisioni.

Se la mamma torna a lavorare, è fondamentale trovare qualcuno a cui lasciare il proprio bimbo di cui ci si fidi completamente, possibilmente già interno alla famiglia, che sia un nonno o una babysitter, oppure una struttura con la quale costruire insieme un rapporto di fiducia profonda.

Da questo punto di vista, è importante dare valore alle esperienze personali perché non è detto che un asilo che va bene per una famiglia vada bene anche per un’altra.

Ricomincia la scuola: la crisi da rientro

Anche il rientro dalla vacanze estive e il ritorno ai ritmi quotidiani della scuola e del lavoro è spesso un momento delicato. Come affrontarlo? Dandosi del tempo. Il rientro è faticoso per noi adulti, figuriamoci per un bambino. Bisogna darsi tutti insieme del tempo per rientrare a poco a poco nella quotidianità.

L’importanza della connessione emotiva

Nel suo ultimo libro, dedicato proprio al tema del distacco, Alessandra Bortolotti sottolinea quanto sia importante per i genitori stabilire sin dall’inizio una “connessione emotiva” con i propri bambini attraverso il contatto.

Cosa significa?
I bambini comunicano con il linguaggio dei sentimenti” ci spiega Alessandra. Hanno bisogno di un rispecchiamento emotivo per poter dare un nome alle emozioni e imparare a elaborarle. E’ così che si forma la loro competenza emotiva.

Per questo, se un bambino è triste o arrabbiato non serve mandarlo a piangere in camera sua, ma piuttosto parlargli per dare insieme un nome a quello che sente in quel momento. Questo non significa mancanza di regole.

Significa dare ai bambini, sin da piccoli, gli strumenti per imparare a elaborare lo stress, anche nella fase del distacco. Ed è qualcosa che ha a che fare non solamente con il benessere dei nostri bambini, ma con la salute di tutti.

Viviamo in una società tendenzialmente anaffettiva, in grande affanno dal punto di vista relazionale. Se vogliamo mettere nel mondo persone emotivamente competenti questa è la rivoluzione di cui abbiamo bisogno a livello culturale e sociale, ognuno facendo il proprio piccolo passo”.

Genitori e bambini ad alto contatto (e le critiche)

Perché lo fate dormire con voi? Non è che portandolo in fascia lo soffochi? Se allatti così tanto non si staccherà mai da te! I genitori, e in modo particolare le mamme, che scelgono uno stile di accudimento basato sul contatto fisico sono però spesso oggetto di critiche.

Come affrontarle? “Proprio perché sono comportamenti che spesso vanno contro la norma culturale, i genitori che scelgono questo genere di accudimento sono visti come personaggi un po’ “scomodi”. Se ci rendiamo conto che i nostri interlocutori criticano per mancanza di informazioni, possiamo fornirgliele, se pensiamo ne valga la pena.

Se, invece, sono solo pregiudizi, dobbiamo ricordarci che i genitori siamo noi: se abbiamo scelto quella strada, andiamo avanti serenamente”.

La solitudine delle mamme

Spesso il confronto che manca nella vita reale su questi temi i genitori lo cercano in rete. Perché le mamme di oggi hanno così bisogno di cercare consigli attraverso gruppi e chat online? “Perché sono sole.

Non c’è più il villaggio nel quale trovare condivisione e il confronto si cerca in internet, con il rischio di rimanere fortemente delusi.

Il consiglio è di rimanere alla larga dalle discussioni più violente, di verificare sempre le fonti delle informazioni raccontando il meno possibile di sé.

La rete può essere un valido strumento, ma per le cose davvero importanti è meglio cercare un contatto vero con le persone. Alla fine, un caffè con un’amica rimane sempre la soluzione migliore di fronte alla solitudine e alle difficoltà che oggi provano tante mamme.

Источник: https://www.giovanigenitori.it/lifestyle/distacco-bambino/

Ritorno a scuola, parlano le mamme

Ricomincia la scuola: le ansie e le domande delle mamme

Ci si chiede come sarà possibile conciliare il ritorno a scuola con le nuove norme di sicurezza, e la preoccupazione comune è quella che in caso di focolai le scuole possano nuovamente chiudere i battenti. Tanti dubbi che si cerca di non far percepire ai bambini, ma che, in questo periodo, pesano sulle famiglie, come emerge dalle testimonianze delle mamme che abbiamo intervistato.

Viviamo alla giornata cercando di essere ottimisti

Serena Preveato, 33 anni di Somma Lombardo, mamma di Giulia, quasi 7 anni

L'anno scorso Giulia aveva affrontato l'inizio della prima elementare con molto entusiasmo. Entusiasmo che si è spento con la didattica a distanza, quando si è trovata a rapportarsi con compagni e maestre attraverso uno schermo.

È stato un periodo difficile sia per lei, che era molto nervosa, che per me. Ora ci stiamo incamminando verso la seconda, stiamo preparando il materiale e ci hanno comunicato le variazioni orarie del plesso.

Al momento, rispetto al rientro a scuola la vedo tranquilla e cerchiamo di alimentare questo suo stato d’animo trasmettendole serenità, ma le preoccupazioni ci sono.

Come reagirà nel trovare una scuola 'diversa'? Penso in particolare alle relazioni sociali, che ora subiranno grandi cambiamenti…

O forse no? Come si saranno organizzate le maestre? Avranno pensato ai bambini o solo a rendere la scuola strutturalmente adeguata alle linee guida?

Ci sono anche degli aspetti pratici da chiarire: in caso di raffreddore deve restare a casa tutta la famiglia? Il mio bimbo più piccolo ha due anni, frequenta il nido e ha il raffreddore da settembre a giugno…

A questo si aggiungono le preoccupazioni di un eventuale contagio dei nonni e della bisnonna, con cui i bambini hanno contatti quotidiani. Cerchiamo di vivere alla giornata, dato che nell'incertezza generale trovare risposte sembra impossibile.

Ci concentriamo sugli aspetti positivi

Elisa Tristano, 43 anni di Como, mamma di Fabio, 6 anni

Quest’anno per noi inizia l'avventura della scuola primaria! Prepararsi a questo passo importante non è stato semplice visto il periodo di incertezza. Non conosciamo ancora i dettagli pratici: i bimbi dovranno indossare la mascherina per tutta la lezione o nelle aule sono riusciti a distanziare i banchi a sufficienza?

Durante l'intervallo dovranno restare chiusi nella loro classe? Il mio bambino è molto vivace e avrebbe davvero bisogno di potersi muovere un po' a metà mattina. E come ci si regolerà per l'entrata e per l'uscita?

Non conoscendo ancora la risposta a tutte queste domande, mi è difficile raccontare a Fabio come si svolgerà la sua giornata scolastica. Questo mi dispiace perché per lui sarebbe stato rassicurante iniziare a farsi un'idea della nuova routine.

Per incoraggiarlo, elenchiamo insieme gli aspetti positivi della scuola che sta per cominciare: potrà imparare tante cose nuove e bellissime (e almeno questo è certo) e lo farà con altri bimbi con cui potranno nascere delle belle amicizie. Quando sapremo i dettagli… ci ragioneremo.

Intanto, in attesa del ritorno a scuola abbiamo iniziato a sfogliare insieme i libri di italiano, matematica e scienze, leggendo qualche pagina qua e là e provando a rispondere (solo oralmente) ad alcune domande.

Abbiamo applicato le etichette con il nome al materiale scolastico…

Insomma, stiamo cercando di aiutarlo a prendere confidenza con il mondo della scuola e a superare quei timori che sono normali di fronte a un'esperienza sconosciuta.

Troppe domande ancora senza risposta

Valentina Lofaro, 35 anni di Genova, mamma di Eva, 9 anni

I dubbi sono tanti e nascono principalmente dal fatto che non vedo programmazione, né procedure chiare e univoche da seguire. Nella classe di mia figlia gli alunni erano 24, quindi i bambini saranno divisi e questo per loro sarà sicuramente un trauma.

Inoltre, a oggi non si sa se le maestre richieste al Ministero arriveranno: se questo non accadrà, probabilmente i bambini frequenteranno poche ore al giorno. Se invece le maestre arriveranno, i bambini dovranno abituarsi, in quarta, a metodi e caratteri nuovi.

Altro problema enorme è la mancanza di socializzazione che li attende. I bambini hanno un estremo bisogno di giocare e stare insieme, ma temo che questo a scuola non potrà avvenire.

Non abbiamo ancora indicazioni relative agli orari di entrata e uscita, al funzionamento della mensa, al materiale da portare. Così, per chi lavora non è possibile organizzarsi in modo efficiente.

Dal punto di vista medico, poi, le informazioni sul ritorno a scuola sono davvero scarne: non si è tenuto conto di tutti quei soggetti allergici o con patologie associate a problemi respiratori non infettivi e come genitori vorremmo conoscere modalità e tempistiche con cui si effettueranno i tamponi.

In caso di contagio come verrà gestita la classe? E i familiari? Due nonni di Eva sono soggetti ad alto rischio: un nonno è stato operato al cuore e una nonna ha una pluripatologia pregressa. Ho anche preso in considerazione l'homeschooling. Valuterò in base a come si metteranno le cose.

Ritorno a scuola, sperando che non ci siano nuove chiusure

Marina Loro, 34 anni di Castione Andevenno (Sondrio), mamma di Enea, quasi tre anni

 Enea frequenterà il primo anno di scuola dell'infanzia, è emozionato e non vede l'ora di iniziare la scuola “dei grandi” con altri bimbi che già conosce. Sa che c'è il virus e che ci saranno delle regole da rispettare e dovrà disinfettare le manine prima di entrare.

Da mamma, in realtà, certi regolamenti li trovo assurdi: i bambini saranno divisi in gruppi anche all'aperto, non potranno mai stare insieme, ma poi al di fuori dell'asilo tanti di loro si frequenteranno normalmente dato che abitiamo in un piccolo paese.

Tra l'altro, ci sono tutte queste regole per le scuole (disinfezione, insegnanti con la mascherina, distanze, ecc.) ma nelle altre situazioni ognuno ormai fa come vuole.

Anche al lavoro ogni giorno ci sono discussioni con le persone che non rispettano le distanze, non aspettano a entrare quando in ufficio c'è già qualcuno… Sembra che gli unici che debbano seguire restrizioni (e rimetterci) siano i nostri piccoli!

Pensando ai prossimi mesi, la preoccupazione è che dopo il ritorno a scuola venga richiuso tutto. Enea ha sofferto molto quando ha interrotto il nido: alla mattina, per mesi ha chiesto se poteva andare a giocare all'asilo. Ha bisogno di stare con i bimbi!

Se dovessero richiudere le scuole sarebbe un bel problema, ma probabilmente faremmo come nei mesi scorsi, con il papà in smart working e l'aiuto dei nonni che abitano al piano di sotto. Io lavoro in un settore che non chiuderebbe, ma se necessario potrei chiedere lachiedere la riduzione dell'orario come ho fatto lo scorso aprile a giugno.

Giorgia Cozza

Источник: https://quimamme.corriere.it/bambini/educazione-scuola/ritorno-scuola-parlano-mamme

“Ricomincia la scuola!” – Consigli pratici per mamma e papà – Chiara Nardone Psicoterapeuta

Ricomincia la scuola: le ansie e le domande delle mamme

Tra poco ricomincia l’anno scolastico. Vostro figlio vi ha già lanciato l’ultimatum: “Non voglio tornare a scuola!”.

Come fare per affrontare un tasto così delicato?

Ansia e preoccupazione, ma al contempo curiosità e impazienza rendono questo momento dell’anno uno dei più duri da affrontare sia per i giovani protagonisti che per mamma e papà.

È molto frequente che figli e genitori vivano i primi giorni di scuola in maniera molto traumatica; alcuni lo descrivono come un vero e proprio incubo.

Nei più piccini ciò può palesarsi sotto forma di una continua richiesta di attenzione da parte dei genitori.

In generale, si può manifestare un malessere fisico e psicologico diffuso, che spazia dal mal di testa, al capogiro, all’insonnia, fino ai sintomi tipici dell’ansia come palpitazioni, sudorazione eccessiva, disturbi gastrointestinali, e così via.

Solitamente, questo disagio è solo passeggero, perché dovuto alla fine delle vacanze e l’inizio di un nuovo anno scolastico, quindi potremmo considerarlo come un semplice rito di passaggio. In questi casi, è sufficiente che i genitori diano il giusto supporto al figlio, senza sovraccaricarlo di ulteriori pressioni per far sì che la situazione migliori nel giro di pochi giorni.

Quando invece la sintomatologia diventa più invalidante, prima che si trasformi in un grave disturbo psicopatologico è opportuno rivolgersi ad uno specialista, che dovrà valutare a cosa sia dovuta questa esagerata reazione ansiogena.

Infatti, la paura di tornare fra i banchi di scuola non è detto che sia una condizione insita della personalità del ragazzo.

Essa può essere conseguenza di altri stressor, come una complicata relazione fra i genitori, un disturbo dell’apprendimento, essere vittima di bullismo, etc.

SCUOLA D’INFANZIA E PRIMARIA

Il primo giorno è sempre uno scoglio a livello emotivo sia per i bimbi che per i genitori. Spesso è la prima occasione di distacco vero e proprio e comunque è vissuta come il primo passo del figlio verso l’ “emancipazione” dalla famiglia.  Scopriamo cosa fare e cosa non fare per viverlo al meglio.

Cosa non fare:

  1. Evitate di essere iperprotettivi nei confronti dei vostri figli: state bloccando la naturale curiosità dei bambini nello scoprire nuovi mondi e nuove realtà, alla conquista di quell’esperienza che in futuro sarà la base su cui costruire il carattere e l’autonomia.
  2. Evitate di manifestare ai figli il vostro stato d’ansia e di preoccupazione, per non far nascere una paura che altrimenti loro non avrebbero avuto motivo di provare.

    Ovvero, se un figlio vede il genitore preoccupato dal distacco da lui, sarà istintivamente preoccupato a sua volta, anche se non comprende il perché.

Cosa fare:

  1. Imparate ad ascoltare cosa i bimbi raccontano, le loro aspettative e i loro timori riguardo alla nuova esperienza. A questo punto saprete a quali domande rispondere senza abbattere il loro l’entusiasmo né innescare paure immotivate.

  2. Create occasioni di dialogo come ad esempio scegliendo insieme l’occorrente per la scuola: zaino, quaderni, astuccio, penne. Potete sfruttare questo momento per spiegare come funziona la scuola, quali sono le principali regole da rispettare, gli orari, la suddivisione in materie.

    Inoltre, dimostrerete “concretamente” l’importanza di usare lo strumento adatto, per esempio il quaderno a righe per italiano o a quadretti per matematica. Così, ridurrete il disorientamento di vostro figlio, perché saprà già cosa utilizzare e quando utilizzarlo.

  3. Qualche giorno prima dell’inizio delle lezioni, iniziate a metterli a dormire presto dovendo poi svegliarli all’orario della scuola, in modo da permettere loro di “sfogare il sonno” e arrivare riposati in classe. Anche questo aiuta non poco a ridurre ansia e preoccupazione.
  4. Se possibile andate insieme a vostro figlio a visitare la nuova scuola e a conoscere i nuovi compagni di classe. Così all’inizio della scuola non sarà tutto sconosciuto.
  5. Se possibile il primo giorno di scuola accompagnate il bambino in aula, in modo da incoraggiarlo alla nuova esperienza da affrontare e distaccarsi gradualmente.
  6. Incoraggiate l’autonomia dei bambini fin da piccoli, insegnate loro a vestirsi e a mangiare da soli, perché più apprendimenti avranno già acquisito più si sentiranno sicuri nel nuovo ambiente.
  7. Educatelo a preparare zaino e vestiti la sera prima, invece che lasciarsi l’incombenza al mattino.

    Questo permette di avere la mente più serena e lucida per pensare cosa prendere ed evitare di lasciare a casa materiale necessario il giorno dopo; inoltre, fare le cose frettolosamente fa sviluppare nel bambino l’idea di “non essere pronto”, che potrà poi influire sul suo approccio agli insegnanti, ai compagni e alla scuola in generale.

SCUOLE SECONDARIE DI PRIMO GRADO

Il passaggio dalla scuola elementare alla scuola media è vissuta da molti alunni come una montagna da valicare.

Del resto l’età in cui avviene aumenta la difficoltà tipica di una transizione in un nuovo ambiente, in quanto il bambino sente la necessità innata di essere più autonomo dalla famiglia, ma al contempo manifesta peculiarità dell’infanzia, che cerca di tenere celate.

Purtroppo, non di rado capita che i figli evitino di condividere con i genitori il conflitto interiore che stanno vivendo. Sta quindi a mamma e papà allentare tale pressione sociale osservando senza intervenire, essendo presenti ma non invadenti.

A meno che non si manifestino esagerate reazioni di rifiuto della scuola che potrebbero sottendere situazioni di bullismo o disturbi dell’apprendimento precedentemente  non svelati. In questi casi, è necessario informarsi con gli insegnanti e con specialisti del settore per poter intervenire nel più breve tempo possibile con un’azione mirata.

SCUOLE SECONDARIE DI SECONDO GRADO

Il passaggio alle scuole superiori  è un’altra transizione molto delicata. È la prima volta che vostro figlio si trova a dover compiere una scelta di formazione che potrebbe condurre ad una futura professione.

Infatti, il ragazzo si avvicina all’età adulta, aumentano le responsabilità delle proprie decisioni. Iniziano i primi problemi di cuore e cambiano fondamentalmente le relazioni sia tra pari che tra adolescenti e genitori.

Quindi mamma e papà spesso si trovano di fronte un figlio “diverso”, in piena trasformazione dal bambino che era all’adulto che sarà.

E di certo, gestire questa fase della crescita non è un compito facile, perché il limite tra le restrizioni educative (che ancora sono necessarie!) e le libertà da concedere per permettere ai giovani di conquistare e meritarsi la propria autonomia, è molto sottile.

Infatti, i genitori si sentono come due funamboli che camminano sulla fune alla continua ricerca di u nuovo equilibrio.

Come se non bastasse, devono fare anche i conti con gli sbalzi d’umore tipici dell’adolescenza: stati ansiosi talvolta depressivi vanno a braccetto con momenti di assoluta serenità e rilassatezza che possono sconfinare addirittura in ozio.

Come già detto, ogni stato fuori dalla “normalità” rispetto agli abituali comportamenti di vostro figlio va attentamente monitorato e osservato, ma senza intervenire a meno che non si noti che tale difficoltà stia diventando troppo invalidante per le usuali attività del ragazzo.

Cosa fare e cosa non fare:

valgono gli stessi punti dell’analisi precedente ma con un’inclinazione più marcata verso la libertà di scelta e verso l’apertura al dialogo, approcciandosi alla conversazione tenendo presente che vi state relazionando con una persona sempre più matura e che di conseguenza vuole essere trattata come tale.

CONSIGLIO PER TUTTE LE ETÀ:

Un consiglio che tutti i genitori con figli di ogni età dovrebbero ricordare:

a livello educativo ciò che ha molto valore è l’esempio che diamo, in famiglia e nella professione.

I giovani osservano e imitano i più grandi. Gli adulti, quindi, dovrebbero impegnarsi nel condividere con loro passioni e attività, trasmettendo l’idea che la conoscenza è un valore e un privilegio. E che la scuola è il mezzo per eccellenza (anche se non l’unico) per aprire la strada al sapere.

La convinzione che uno studente sia poco dotato spesso è errata. L’amore per ciò che si fa, in questo caso per lo studio, si può imparare e quindi si può anche insegnare. Sta ai genitori (e agli insegnanti) spronare i ragazzi a migliorarsi, sempre.

Dimostratevi sempre curiosi e impazienti di imparare, leggete libri, fate ricerche nel web e vedrete che ai vostri figli la voglia di studiare non tarderà ad arrivare.

Le parole insegnano, gli esempi trascinano. Solo i fatti danno credibilità alle parole.

Agostino d’Ippona

Источник: https://nardonechiara.it/art/ricomincia-la-scuola-consigli-pratici-mamma-papa.html

Lo Stress Scolastico Delle Mamme: Perché È Importante Invertire la Rotta

Ricomincia la scuola: le ansie e le domande delle mamme

Possiamo chiamarlo ‘stress scolastico delle mamme‘ ed è un fenomeno che merita attenzione e approfondimento.

Questo perché si tratta di uno stato diffuso, molto più di quanto possiamo immaginare, che se non viene ben compreso e affrontato può portare la mamma a vivere in modo difficile il rapporto di genitorialità, nonché il figlio a diventare insicuro e dipendente dalla sua figura in ambito scolastico e non solo.

***

‘Come sarà la verifica?’ ‘A domanda aperta oppure a crocette?’ ‘L’ultima volta in classe l’insegnante non ha fatto il ripasso..e adesso come faccio?

Domande di questo tipo sono classiche, ci aspettiamo di trovarle in una chat di ragazzi o di ascoltarle mentre si scambiano delle conversazioni.

E invece, queste domande non vengono dai pensieri né dalla voce dei ragazzi, ma sempre più dalle mamme che spesso cercano aiuto, supporto e scambi di visione nelle chat dedicate.

“Con tutti questi compiti per casa dove trovo il tempo di studiare?”

“Devo anche fare lo schema! Però la mamma di Tonino dice che si va meglio con i riassunti, cosa faccio? “

Scambi di questo genere, oggi parecchio diffusi, dimostrano che le mamme stanno diventando più studentesse oggi di quanto non lo erano ai tempi delle medie e delle superiori e questo fenomeno merita di essere fotografato con attenzione.

Lo stress scolastico delle mamme si manifesta, infatti, con una serie di emozioni tipiche, che rivelano quanto le mamme si sentano come se fossero tornate sui banchi di scuola.

Sentono l’ansia delle verifiche e della preparazione.

Chattano con altre mamme alla ricerca di aiuto e supporto.

Si chiedono come sono organizzate con lo studio (loro) e con gli esercizi di matematica o di storia…

E i figli in tutto ciò cosa fanno?

Stanno a guardare!

Del resto non hanno alternative.

E a questa prima reazione ne segue un’altra: ad un certo punto i ragazzi troveranno naturale aspettare che sia la mamma a fare, a chattare, a creare gli schemi (o i riassunti), a sentirsi in ansia, a sentirsi più o meno preparata, ad agitarsi per una verifica, a non dormire la notte.

Pensiamo solo ad alcune delle affermazioni tipiche delle mamme che stanno vivendo lo stress scolastico dei figli e al posto dei figli:

A mio figlio non gliene frega niente della scuola..

Se fosse per lui non si studierebbe mai…

Se non gli organizzo io i compiti e gli dico cosa fare starebbe tutto il giorno con la play station

Non sa neanche quando ha le verifiche…

Per fortuna vedo tutto nel registro elettronico…

La domanda sorge spontanea: ma chi va a scuola, la mamma o il figlio?

E ora cerchiamo di approfondire.

Stress scolastico delle mamme: il Genitore Spazzaneve

Alberto Pellai, psicoterapeuta dell’età evolutiva presso il Dipartimento di Scienze Bio-mediche dell’Università di Milano definisce ‘genitore spazzaneve‘ il genitore che invece di stare al fianco del figlio gli si mette davanti.

Come fa lo spazzaneve, spiana la strada e la prepara: pronta e pulita per essere attraversata in tutta sicurezza.

In ambito scolastico, questo fenomeno succede ad esempio quando la mamma dà assistenza concreta al bambino per fare i compiti a casa, anche quando l’aiuto non viene richiesto.

In questo caso dobbiamo fare molta attenzione, perché il messaggio che la mamma passa al figlio è il seguente: non credo che tu sia in grado di fare i compiti da solo, punto.

Il che è piuttosto ovvio, perché se la mamma reputasse il figlio in grado di fare i propri compiti, non si preoccuperebbe di farli lei, né di offrire aiuto, tanto più se non esplicitamente richiesto.

Pellai spiega che quando si verifica questo fenomeno, il genitore è guidato dall’ansia di sostenere la crescita dei figli e quasi si sostituisce a loro.

Le conseguenze di questo comportamento possono essere problematiche, per ambo le parti.

I figli, innanzitutto, non sono messi in condizione di imparare e rischiamo soprattutto di non imparare come apprendere, perché trovano i compiti fatti e quindi non lavorano per risolvere i problemi, per fare le ricerche, per sviluppare la loro cultura e la loro conoscenza.

Del resto chi glielo fa fare se trovano tutto, o quasi, già fatto da consegnare agli insegnanti il giorno seguente?

Non solo, l’aiuto non richiesto può indurli a diventare sempre più pigri, perché sanno di poter contare su una presenza pronta e costante, che è lì a risolvere i problemi al posto loro.

Va da sé che questo comportamento si può riflettere anche sulle scelte future di vita, inducendo i ragazzi a maturare difficoltà nel prendere le decisioni e anche nell’assumersi le proprie responsabilità.

Ma in questo articolo vorremmo toccare un po’ meno il ‘lato ragazzi’ e concentrarci sullo stress scolastico delle mamme, perché è da loro, in questo caso, che parte l’azione e da loro può essere interrotta per ristabilire il giusto equilibrio in ambito scolastico per i figli.

L’Adulto Allenatore

Per contrapporre una figura di chiara comprensione al ‘genitore spazzaneve’ potremmo usare la metafora dell’adulto allenatore.

L’allenatore, il bravo allenatore, mai si sognerebbe di fare gli esercizi o di giocare al posto dei ragazzi, perché non è di certo lui che scende in campo, ma i suoi allievi.

Il bravo allenatore conduce il bambino lungo un percorso e NON si pone come una persona che ha la sola priorità di raggiungere un certo obiettivo, qualunque esso sia.

Il bravo allenatore è la persona che sviluppa il potenziale di un ragazzo, che lo aiuta certamente a migliorare ma che gli fa provare in prima persona cosa significa praticare qualcosa.

In ‘prima persona’ è, in questo caso, la parola chiave.

Perché chi opera in prima persona può riuscire, capire, provare, anche fallire.

Perché il fallimento non deve essere demonizzato o visto come qualcosa di irreparabile, anzi, il fallimento o la mancata riuscita possono e devono essere letti come occasioni di crescita, che aiutano il bambino a comprendere i meccanismi scolastici e di conseguenza i meccanismi di vita.

A prendere coscienza che:

Non potrà mai essere tutto perfetto.

Non potrà mai essere tutto giusto.

Impossibile.

Se ai bambini non viene concessa la possibilità di provare e capire questo meccanismo, il rischio di far passare la perfezione (creata oltretutto dalla mamma) come qualcosa di normale è dietro l’angolo e può avere delle ripercussioni problematiche nel futuro del loro apprendimento, e non solo.

I genitori di oggi, dice infatti Pellai, fanno un monitoraggio costante dei compiti perché deve essere tutto perfetto e senza sbavature, mentre dovrebbero stare due passi indietro e soprattutto tollerare l’imperfezione e l’errore che sono tipici dell’età evolutiva e che permettono al bambino di crescere.

L’ansia del genitore per il bambino a scuola: la nostra esperienza a InStudio

Analizzando i nostri dati di InStudio possiamo dire di avere raggiunto maggiori risultati con chi si è affidato a noi per riorganizzare l’intervento della mamma nell’aiuto ai compiti.

Nella pratica, con i ragazzi che si sono rivolti a InStudio durante l’anno scolastico con un andamento negativo o comunque altalenante, siamo spesso intervenuti nel riorganizzare l’intervento della mamma nell’aiuto compiti ‘sostituendoci a lei’.

Per la mamma lasciare fare ad altri (esperti, altrimenti ci potrebbero essere ulteriori danni) non è facile, perché comporta la perdita di controllo sul figlio e fa inevitabilmente nascere dei sensi di colpa.

Certo, è difficile staccarsi e lasciare la responsabilità dei compiti ai figli, ma è necessario.

Ricerche condotte presso le Università della Finlandia orientale e di Jyvaskyla hanno rilevato, prendendo in considerazione bimbi della primaria dal secondo al quarto anno, che più le mamme davano ai figli opportunità per lavorare da soli per i compiti a casa, più i bambini diventavano tenaci per raggiungere il risultato.

Jaana Viljaranta, docente dell’Università della Finlandia orientale, afferma che una possibile spiegazione è legata al fatto che quando la madre dà al bambino l’opportunità di fare i compiti autonomamente, la mamma invia anche un messaggio: dimostra di credere nelle sue capacità.

Ora: l’esperienza pluriennale ci insegna che gli studenti con maggior successo a scuola sono quelli meno seguiti nella gestione dei compiti.

Questo fin dalla primaria, perché non si tratta di qualcosa legato all’età. Ai bambini della primaria viene dato un carico di compiti con difficoltà, che loro possono tranquillamente gestire in base alla loro età e a ciò che stanno facendo in classe.

Così alle medie inferiori e superiori, il carico di compiti è calibrato in base alla classe frequentata e agli argomenti affrontati in classe.

Gli studenti, quindi, dovrebbero essere autonomi fin da subito.

Non si può pretendere e non è giusto pretendere che lo diventino di botto alle medie o alle superiori, se negli anni precedenti sono stati sempre seguiti da genitori o ‘aiutanti’ che non hanno lavorato per l’autonomia dello studente.

Cosa fare allora?

State fermi!

È necessario invertire la rotta e, da parte dei genitori, comprendere questi meccanismi fin dalle elementari.

Questo significa non interferire con i compiti a casa del bambino.

Significa lasciarlo fare e lasciarlo sbagliare.

In fondo questo è il suo ‘lavoro’ e non gli verrà chiesto di fare cose non adatte al suo sviluppo cognitivo e alla sua età.

Questo non toglie che se ci sono difficoltà nella gestione dei compiti sia bene rivolgersi a professionisti.

Questi sapranno valutare il grado di difficoltà e avranno a disposizione strumenti corretti per poterla superare o compensare, lavorando con l’obiettivo primario di ottenere l’autonomia nella gestione dei compiti da parte dello studente.

Di questo ci occupiamo a InStudio e se vuoi ricevere maggiori informazioni chiamaci al numero 339 4876 813 o scrivici un messaggio cliccando su questa pagina di contatti.

P.S. È interessante notare che la comprensione dei meccanismi raccontati in questo articolo potrebbe essere un antidoto potente contro lo stress scolastico delle mamme.

Se invertiamo la rotta, i benefici non sono solo rivolti ai bambini o a ragazzi, ma alle mamme stesse, che possono migliorare la qualità della loro vita in termini di benessere emotivo e psico-fisico.

Источник: http://www.instudiotrissino.it/stress-scolastico-delle-mamme/

Ansia da scuola: 10 consigli per aiutare bambini e ragazzi a superarla

Ricomincia la scuola: le ansie e le domande delle mamme

Capita a molti bambini e adolescenti: in vista di un compito in classe o un'interrogazione, si caricano talmente tanto di ansia che vanno nel pallone, col risultato che, immancabilmente, la verifica va male. L’aiuto più grande può venire dagli adulti, soprattutto dai genitori. I consigli della psicologa per vincere l’ansia da scuola.

Da dove nasce l’ansia

“L’ansia da scuola è dovuta in gran parte al comportamento di noi adulti ed ai messaggi che, il più delle volte inconsapevolmente, trasmettiamo ai figli” dice Rosanna Schiralli, psicologa e psicoterapeuta.

“E’ normale che il genitore ci tenga che il bambino studi e abbia un buon rendimento scolastico, ma a volte, senza rendersene conto, fa passare al figlio il messaggio che agli occhi del genitore lui esiste, è amabile e degno d’attenzione solo se soddisfa certe aspettative. Anche se a parole gli dice ‘non ti preoccupare, stai tranquillo’.

Perché i bambini, con le loro antennine, vanno ben al di là delle nostre parole.”

E allora, come aiutare davvero i nostro figli? [Leggi anche: mio figlio ha l'ansia, tre consigli per gestirla]

1. Non chiedergli sempre “com’è andata a scuola?”

Ci viene spontanea, invece è una domanda che va evitata.

“Se tutti i giorni il genitore, prendendo il figlio all'uscita da scuola, gli chiede 'che hai fatto a scuola, ti hanno interrogato, che voto hai preso, quanto hanno preso gli altri', il messaggio che arriva è che al genitore importa solo del suo rendimento scolastico” dice la psicologa.

“Proviamo invece a chiedergli come è stato a scuola, oppure a raccontargli com'è andata la nostra giornata o ad interpellarlo su un qualunque altro argomento. Spostiamo insomma la nostra attenzione dalla sua prestazione alla sua persona”.

D'altronde proviamo a immedesimarci: se a fine giornata qualcuno ci chiedesse puntualmente com'è andata o se abbiamo risolto determinati problemi di lavoro, non ci darebbe fastidio? Non ci verrebbe da rispondere: 'Sono già stanca di mio, adesso ti ci metti pure tu a farmi l'interrogatorio?'  

2. Lascia che faccia i compiti da solo

L'ansia da prestazione viene anche dallo stare troppo appresso ai figli con i compiti.

“Ancora una volta vanno evitati gli interrogatori del pomeriggio: 'che compiti hai (o, ancor peggio, 'che compiti abbiamo')? hai ripassato storia? guarda che domani ti interroga!' ” dice la psicologa.

Il processo di autonomia si costruisce dando fiducia al bambino di potercela fare da solo. Se è più piccolo, lo si aiuta ad organizzare lo studio, si chiariscono eventuali dubbi (se ce lo chiede), si fa una supervisione finale, ma non ci si siede a fare i compiti con lui.

Per spronarlo a fare da solo e ad impegnarsi, promettiamogli invece un'attività piacevole da fare insieme dopo, come un gioco da tavolo o un cinema (non la spesa al supermercato!). E, ovviamente, manteniamo la promessa! [Leggi anche: i consigli per aiutare il bambino a fare i compiti da solo]

3. Non dirgli “hai sbagliato”!

Se a scuola ha sbagliato un problema o a casa fa male un disegno, non bocciamo in toto il suo operato ('non si fa così!'), ma cerchiamo di capire piuttosto come ha ragionato, in che cosa si è inceppato. Interessiamoci cioè alla procedura più che alla prestazione. “Anche perché certe cose che a noi sembrano sbagliate per loro sono giuste” osserva la Schiralli.

“Ad esempio, fino ai 5-6 anni è normale che un bambino non riesca a colorare dentro i contorni o che usi i colori in maniera non realistica: se ha fatto il cielo di rosso, allora, piuttosto che dare subito giudizi ('ma come, non lo sai che il cielo è azzurro?') , interessiamoci a quel che ha fatto ('che carino il cielo rosso, come mai lo hai fatto di questo colore?').

4. Se l’interrogazione è andata male, non farti vedere preoccupata

Se torna a casa con un brutto voto, non dobbiamo mostrarci preoccupati o farci venire l'ansia noi per primi. Ricordiamoci che noi genitori siamo i 'piloti dell'aereo' e se c'è una turbolenza il pilota non può farsi vedere dal passeggero più spaventato di lui, ma avere l'atteggiamento rassicurante di chi è certo che si arriverà sani e salvi a destinazione.

FAI ANCHE IL TEST: SEI UN GENITORE ANSIOGENO?

5. Mostra comprensione per la sua ansia

Per un figlio è importante che il genitore mostri di comprendere il suo stato d'animo.

Le frasi giuste? 'Immagino come ti senti, so che cosa stai provando, anche io starei così al posto tuo', magari rievocando qualche episodio simile successo anche a noi.

“Parlandogli in questo modo, il messaggio è che il genitore sa quel che prova, ci è passato anche lui ma sa anche che ce la può fare” sottolinea Rosanna Schiralli.

6. Io penso positivo!

Il bambino ansioso si fascia la testa in partenza: in vista di una verifica, è portato a pensare che andrà male, sarà difficilissima, farà scena muta.

Ancora una volta, spetta a noi adulti il compito di smorzare il catastrofismo e trasformare il pensiero negativo in un ventaglio di alternative ottimistiche.

“Sproniamolo ad immaginare altri scenari: magari il compito sarà proprio sull'argomento che conosce meglio, magari la maestra farà domande semplici, magari andrà benissimo” suggerisce la psicologa. Le possibilità sono tante: perché pensare al peggio?

7. Aiutalo a sopportare la frustrazione

A volte il ragazzo sente il peso della scuola anche perché non è mai stato abituato a sopportare la sconfitta ed il senso di frustrazione che ne deriva, magari perché ha sempre camminato con l’aiuto del ‘bastone’ dei genitori. A quel punto spetta a noi adulti insegnare che nella vita si può cadere, ci si fa male, ma poi ci si rialza e si ricomincia a camminare (con le proprie gambe). Perché nessuno di noi è infallibile.

8. Insegnagli a 'smontare' l’ansia

Ad esempio insegnandogli qualche tecnica di rilassamento, con esercizi di respirazione e meditazione da fare prima di andare a scuola o in vista di un'interrogazione.

 
Leggi: Rilassamento bambini, 10 consigli per calmarli e renderli più attenti con la meditazione
Un altro stratagemma utile è invitarlo a disegnare l'ansia con particolari buffi o a darle un nome ridicolo, in modo da sdrammatizzarla e sgonfiarla.

“Se non possiamo eliminarla del tutto, possiamo imparare a conviverci, quasi come fosse un fratellino un po' dispettoso” osserva la Schiralli.

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Che cosa è la mindfulness? Un contatto con il presente, una consapevolezza che nasce educando la propria attenzione. La mente viene guidata con una serie di esercizi (o giochi, nel caso dei…

9. Quando l’ansia sale, meglio rompere il ghiaccio

Se all'inizio dell'interrogazione arriva l'ansia, suggeriamo al bambino di dire apertamente che è un po' agitato. E' un modo per rompere il ghiaccio con l'insegnante, che sicuramente reagirà con un sorriso o una piccola dritta che rimette l'alunno sul binario giusto.

10. Se non passa, non aver timore di chiedere il parere di un esperto

Se, dopo aver adottato i vari accorgimenti, l'ansia non passa, può essere utile fare una chiacchierata con uno psicologo, per capire che cosa si nasconde dietro l'atteggiamento ansioso e che cosa vuol comunicare il ragazzo attraverso l'ansia.

Aggiornato il 14.09.2018

Источник: https://www.nostrofiglio.it/bambino/ansia-da-scuola-10-consigli-per-aiutare-bambini-e-ragazzi-a-superarla

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