Rapporti che cambiano: mamma e nonna

Diritti della nonna acquisita

Rapporti che cambiano: mamma e nonna

Quali sono i diritti dei nonni nel loro rapporto con i nipoti e che valore giuridico ha la figura della compagna del nonno, cioè della nonna acquisita.

Ormai si sente parlare sempre più spesso delle famiglie di fatto, dei diritti e doveri che esistono nella coppia anche non sposata e del desiderio di avere dei figli. Non solo uomo e donna che vivono insieme (senza un legame matrimoniale) ma anche coppie dello stesso sesso si sono interrogati su quali fossero i loro diritti verso (eventuali) figli.

Il nuovo problema che ci si pone oggi riguarda il rapporto tra nonni e nipoti ed in particolare tra nipoti e nonna acquisita.

Cosa accade se il nonno vedovo ha sposato (o convive) con una nuova compagna; che diritti ha questa nonna acquisita? Immaginiamo che il nonno litighi con il figlio ma desideri continuare ad avere un rapporto con il proprio nipote che gli è particolarmente legato; che succede? Sappiamo che il diritto ad avere un rapporto con i propri nipoti è stato introdotto nel nostro ordinamento attraverso ill’Unione europea ma come si pone la legge nei confronti della nonna acquisita che, benché non sia la nonna biologica, è legata da una relazione affettiva stabile con il minore? Ha diritto anche lei ad avere rapporti significativi con il nipote, anche se non ha con lui un rapporto di parentela diretta? Il concetto di famiglia, anche a seguito dei principi sanciti dalle sentenze europee, si sta ampliando: ciò che bisogna salvaguardare, in tema di contese di minori, è la continuità affettiva che, quando c’è, va oltre le relazioni di sangue. Vediamo insieme in che senso e quali sono i diritti della nonna acquisita.

Cosa si intende per famiglia?

Cos’è la famiglia? Sembra una domanda semplice ma in realtà la risposta è particolarmente complessa e per nulla scontata.

La famiglia è un nucleo sociale rappresentato da due o più individui che vivono nella stessa abitazione; di norma, si tratta di madre, padre e figli, legati tra loro da rapporti di parentela o di affinità, consanguineità (ovvero discendenza da progenitori comuni).

I legami affettivi possono essere acquisiti o riconosciuti dalla legge per la presenza del vincolo del matrimonio o di una unione civile o per una adozione, oppure per un legame sorto di fatto in virtù di una convivenza.

La funzione primaria della famiglia è quella di riprodurre la società da un punto di vista socio-culturale; per questo famiglia e società cambiano (si può dire) di pari passo, a seconda delle epoche e dei luoghi del mondo.

La famiglia di fatto: cos’è?

Abbiamo risposto alla domanda relativa a cosa si intende per famiglia secondo la nozione più conosciuta, quella riportata nel vocabolario e quella che la chiesa riconosce come la sola possibile.

Il concetto di famiglia, però, si sta evolvendo nel tempo tanto da equiparare alle coppie sposate le cosiddette famiglie di fatto: si tratta di famiglie costituite da un uomo e una donna che, pur non essendo legati tra loro da alcun vincolo matrimoniale, convivono insieme agli eventuali figli nati dalla loro unione (o da coppie dello stesso sesso).  Nelle famiglie di fatto manca un atto formale (il matrimonio) a cui ricollegare degli effetti giuridici. Benché il nostro ordinamento abbia sempre attribuito formale superiorità ed una maggiore dignità alla famiglia fondata sul matrimonio, anche la stabile convivenza delle coppie non coniugate, pur non avendo una disciplina autonoma, negli ultimi anni, ha acquistato una maggiore rilevanza giuridica e maggiore tutela.

I diritti dei nonni: quali sono?

Abbiamo parlato della famiglia, così come intesa tradizionalmente, e della famiglia di fatto alla quale la legge, recentemente, ha riconosciuto una particolare tutela.

Cosa rappresentano i nonni nel concetto di famiglia e quali diritti hanno? I nonni, da un lato sono le persone alle quali i giovani genitori si appoggiano per avere aiuto nella crescita dei propri figli, e dall’altro costituiscono il punto di riferimento affettivo per i bambini (subito dopo la mamma ed il papà): il ruolo speciale del nonno è giuridicamente riconosciuto tanto che l’Unione europea è intervenuta a precisare che il rapporto tra nonni e nipoti non può essere in alcun modo limitato [1]. Tutti i nonni, anche se litigano con i propri figli, hanno diritto di mantenere rapporti significativi con i propri nipoti minorenni. Se sei un nonno e tuo figlio non ti consente di vedere tuo nipote, puoi fare ricorso al giudice affinché ti consenta di vederlo e sentirlo (questo naturalmente non vale se tuo figlio ti impedisce di vedere tuo nipote perché sei stato violento o per altre ragioni importanti).. Ma cosa succede se sei un nonno acquisito? Se, cioè, vuoi poter vedere il nipote del tuo compagno/a a cui sei molto legato/a? La legge te lo consente anche se non sei il nonno biologico?

I nonni acquisiti che diritti hanno?

Il nonno acquisito ha gli stessi diritti del nonno biologico! La Cassazione, proprio ieri [2], lo ha chiarito con una sentenza nella quale ha spiegato che, ciò che conta affinché possa (o debba) mantenersi in vita uno stabile rapporto tra un soggetto ed il minore (in questo caso parliamo di nonni, biologici o acquisiti), è l’effettivo rapporto che esiste tra i due (a prescindere dal legame di sangue). In particolare, la prima sezione civile della Cassazione ha confermato il diritto di un nonno biologico, in una causa con il figlio con cui è in lite, a veder crescere le nipoti ed, andando oltre, ha riconosciuto lo stesso diritto anche a sua moglie, che non è una nonna biologica ma una nonna di fatto. Se la nonna acquisita (che convive con il nonno biologico) ha una relazione importante e sincera con il bambino minorenne, può e deve continuare a vederlo e sentirlo, anche in caso di litigio tra la stessa ed i genitori.

[1] Art. 317 bis cod. civ.

[2] Cass., sent. N. 19779 del 07.06.2018.

Источник: https://www.laleggepertutti.it/225919_diritti-della-nonna-acquisita

Rapporti con la nonna materna

Rapporti che cambiano: mamma e nonna

Come cambia il legame che ci unisce alle nostre madri quando abbiamo dei bambini? E come creare dei buoni rapporti con la nonna materna

La nonna materna rivestirebbe, per i nipoti, un'importanza maggiore rispetto a quella materna. A dirlo è una ricerca condotta dalla rivista di psiconanalisi neofreudiana Ifefromm che ha riesaminato un ventaglio di analisi condotte negli anni e ha concluso che per i bambini la figura della nonna materna sarebbe preferita rispetto a quella paterna.

Proviamo a capire perché?

Le ricerche analizzate sono giunte a queste conclusioni:

  • la nonna materna in genere ha tra 60 e 70 anni,
  • vive nella stessa città dei nipoti,
  • li vede più volte alla settimana
  • è pensionata o casalinga.

Nella maggior parte dei casi ha instaurato con i nipotini un rapporto molto stretto sin dal primo anno di vita e molti di questi bambini sono stati affidati proprio alla nonna materna quando la mamma è tornata a lavoro dopo il congedo di maternità.

Alla luce di questi elementi è chiaro ed evidente il motivo per cui i bambini sembrano preferire la figura della nonna materna: è quella sempre presente, quella della quale la mamma sembra fidarsi di più in assoluto, è disponibile a prendersi cura di loro in molte occasioni.

In effetti basta riflettere sulla nostra esperienza di mamme per capire che questa ricerca dice il vero: molte di noi hanno deciso di affidare i propri bambini alla mamma quando siamo tornate a lavoro, ci fidiamo di lei come di nessun'altra persona al mondo, solo quando diventiamo mamme ci rendiamo conto del grande impegno e lavoro che le nostre madri hanno investito per noi.

Insomma la maternità spesso ha un effetto positivo sui rapporti tra madre e figlia: ci si sente più legate, ci si affida alla propria mamma e si accetta il suo aiuto (che magari per anni è stato rifiutato nel percorso di crescita ed indipendenza da ragazze a donne realizzate), si sente la sua mancanza se vive in un'altra città, in qualche caso addirittura l'arrivo di un nipotino serve a rinsaldare e ricucire rapporti tesi e distaccati.

Forse non sbaglia chi, come me, crede che le nonne siano più inclini ad occuparsi dei bambini delle figlie femmine che di quelle dei maschi: questo perché con le figlie femmine il legame non si è mai spezzato.

Anzi, l'arrivo di un bambino serve a ristabilire quel filo emozionale e personale tipico del legame donna-donna, mentre il figlio maschio probabilmente avrà una compagna o una moglie che preferirà affidarsi alla propria madre per la cura dei bambini.

Non voglio togliere nulla al valore e alla profondità del sentimento che la nonna paterna prova per il proprio nipotino, ma l'affetto, la cura e la dedizione si dimostrano ogni giorno con l'impegno e la presenza e questo insieme di azioni rinsalda e potenzia il legame tra nipote e nonna materna.

Chiarire i ruoli nonna e mamma

Come gettare le basi per un costruttivo e promettente rapporto tra mamma e nonna? A meno che nostra madre non sia particolarmente giovane apparterrà ad un'altra generazione e avrà idee educative del tutto diverse dalle nostre: magari la penserà in modo rigido sulle coccole, il pianto, l'allattamento e l'educazione del bebè. Possiamo trovare un compromesso? Certo che sì. Non dimentichiamo che di mamma del bambino ce n'è una sola e siamo noi ad avere la responsabilità e il compito di crescere nostro figlio come riteniamo più giusto, affidandoci certamente all'esperienza e ai consigli della nonna, ma anche e soprattutto al nostro istinto e alle informazioni che troviamo. Siamo mamme e donne molto più informate e attente rispetto a quelle delle generazioni passate: abbiamo accesso ad una miriade di libri, saggi, manuali e siti di informazione dove possiamo crearci una vera e propria cultura in materia di educazione e crescita dei bambini e se scegliamo di intraprendere un certo percorso, di abbracciare una teoria educativa è giusto portarla avanti e chiarire sin da subito alla nonna come la pensiamo.

Nonna materna troppo invadente

E sta sempre alla giovane mamma il compito di far rispettare la propria privacy, le decisioni prese insieme al proprio compagno e la propria volontà.

Mostrare riconoscenza per la sua presenza, per il suo auto è importante: molte neomamme sono sole e non possono contare sull'aiuto della propria mamma e questo può complicare enormemente la vita.

Chi ha la fortuna di avere vicina la nonna materna potrà tornare a lavoro sapendo di lasciare il proprio bambino in mani fidate, potrà uscire qualche volta il pomeriggio o addirittura la sera con il proprio compagno, garantirà ai propri bambini una presenza familiare amorevole e affidabile.

In cambio di questi benefici si deve mettere in conto di dover subire un po' di invadenza, soprattutto se la nonna è sola o ha un rapporto complicato con il nonno. In qualche caso potrebbe viziare troppo i bambini e riservare su di loro eccessive attenzioni.

Sta a noi capire quando si sta superando il limite. Ricordiamo che siamo noi a dettare le regole dell'educazione dei nostri figli, ma che la rigidità non è mai buona consigliera.

Non importa se la nonna fa un regalino in più al bambino o se gli consente un gelato quando noi avremmo detto no: accettare queste piccole diversità di vedute vuol dire gettare le basi per un rapporto basato sul rispetto e la comprensione. E non abbiate paura: il bambino sa distinguere perfettamente chi è la mamma e chi la nonna.

Nonna invadente

Siamo molto fortunate ad avere accanto la nostra mamma, dobbiamo ricordarlo sempre.

E al tempo stesso dobbiamo ricordare che il suo aiuto non è un obbligo: ha già cresciuto i suoi figli, il suo compito e la fase in cui doveva conciliare a fatica lavoro e famiglia è passata.

Ora per lei è giunto il momento di godere del proprio tempo e coltivare i suoi interessi. Potrà aiutarci ed essere disponibile ma se la faremo sentire in obbligo, indispensabile o necessaria il passo verso l'invadenza sarà breve e spontaneo.

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Источник: https://www.pianetamamma.it/la-famiglia/mamma-nonna-materna.html

Quando i nonni non vogliono fare i nonni

Rapporti che cambiano: mamma e nonna

Una gravidanza desiderata coralmente, dalla coppia, ma anche dalle famiglie di origine. La bella notizia, l’attesa vissuta come un’ovatta nel sogno dell’arrivo del grande giorno. La preparazione del corredino, della cameretta, le coccole alla futura mamma. Poi ecco che arriva il grande momento.

Il parto, il dolore, lo scoraggiamento naturale ed inevitabile che prova la neo-mamma nelle ore di travaglio e quando spinge per dare alla luce il suo bambino. Eccolo, è nato. Non è per come ce lo si era aspettato, ma è comunque un miracolo, perché la nascita è il miracolo per antonomasia. I neo genitori sono increduli, felici e spaventati al contempo.

Ed i nonni? Succede che, nella maggior parte dei casi, i nonni siano le figure granitiche durante l’accoglienza alla nuova vita. Hanno anni ed esperienza in più rispetto ai neo genitori. Conoscono l’avventura del fare posto a una nuova creatura e dovrebbero saperla gestire con equilibrio ed esperienza. Non sempre però è così.

A iniziò estate abbiamo ricevuto una email da una signora quarantenne, che ci raccontava l’abnorme sacrificio prima di rimanere incinta. I tentativi falliti, la disillusione  poi, quando nessuno se lo aspettava la bella notizia che manda in felice fibrillazione un’intera famiglia, con i futuri nonni al settimo cielo.

Dopo il parto però le cose non vanno per come previsto. Il bimbo nasce bello e sano, la mamma, quarantenne, ci mette un po’ a riprendersi. I nonni, inspiegabilmente, si dileguano. Non una notte in ospedale ad aiutare la neo-mamma, reduce da un parto lungo e difficoltoso, neppure l’ombra della felicità vissuta nel periodo dell’attesa.

Solo qualche visita al piccino, il rifiuto assoluto di collaborare i neogenitori anche gestione della vita quotidiana: preparazione dei pasti, lavaggio della biancheria del piccolo, faccende domestiche. Per non parlare di un piccolo aiuto nell’accudimento del nuovo nato. Nulla di tutto ciò.

“La cosa che mi ha fatto più male, scrive la nostra lettrice, è stato quando mio marito è dovuto andare via per un viaggio di lavoro. Un’assenza di pochi giorni, ma che a me, con uno scricciolo di neppure un mese, è sembrata un’eternità.

Mio marito chiese a mia madre se potesse rimanere in casa con me e il bambino a farci compagnia e a collaborarci e lei fu categorica. Pronunció un no secco e senza appello, come i tanti altri no, che ha pronunciato da quando è nato il suo nipotino.

Quel primo no però brucia ancora, perché Dio sa il terrore e lo scoramento che ho provato da sola nelle notti interminabili accanto a quell’esserino minuscolo ed affamato. Ho temuto che soffocasse mentre lo allattavo, che non mangiasse abbastanza. Non ho dormito per giorni.

Ero uno zombie e nei momenti in cui il mio bambino riposava io piangevo perché mi sentivo sola, inadeguata, intimorita. Da quel momento, i rapporti con mia madre, che erano sempre stati buoni e non avevano mai disatteso le legittime aspettative di una figlia, che nella mamma vede sempre il porto sicuro dove approdare, si sono incrinati terribilmente.

Dopo la nascita di mio figlio i miei sono diventati instabili, nervosi, impazienti e soprattutto insensibile e non solo nei miei confronti. Mia madre si è concessa anche più di un attacco isterico ed autolesionistico di fronte al mio bambino, dichiarandosi una persona fortemente ‘esaurita’. Una volta mi urló che io volevo scaricarle a vita il mio bambino. Follia pura. Scontro dopo scontro ho scelto di rompere i ponti, nella speranza che i miei si rivolgano a un medico competente che li aiuti a capire e a risolvere questo problema e a ricompattare il rapporto con me e la mia famiglia.”

Cosa ne pensano gli esperti dei nonni assenti

La psicologa della redazione, Valeria Augello, ha già parlato tra le nostre pagine di una forma rara, eppure presente, di depressione post partum. Quella che può colpire i nonni.

La dottoressa Augello spiegava quanto la nascita di un bambino non sia un evento scontato quanto una vera e propria detonazione, che cambia radicalmente la vita familiare di chi accoglie il piccolo.

Il nuovo nato non è solo foriero di gioia ed entusiasmo, porta anche responsabilità, accudimento h24, notti in bianco, timori ed ovviamente anche tantissima gioia. Quando arriva un bebè cambiano tutte le abitudini e la cosa può fare paura. Non tutti i nonni si sentono all’altezza di vivere questa condizione.

Vuoi per timore, per fragilità personale, per paura della nuova responsabilità sopraggiunta in un’età in cui non si ha più lo smalto di quando si era giovani genitori. Nella maggior parte dei casi si tratta di paure più concettuali che non reali.

I nonni che vivono la depressione post partum hanno il terrore di essere investiti di deleghe più grandi di loro, di diventare dei genitori gregari ed entrano nel panico, rischiando di compromettere il rapporto con i neo genitori e con il nuovo nato.

La questione postaci dalla nostra lettrice, trova risposte anche nelle asserzioni degli psichiatri di Riza, che hanno affrontato il tema. Secondo gli esperti non tutti i nonni sono predisposti a essere tali. Non sempre vi è una spiegazione o un perché.

Molto semplicemente in alcune coppie il passaggio dall’essere genitori di figli adulti, autonomi e completamente affrancati sotto tutti i punti di vista, al diventare nonni può creare un vero e proprio sconvolgimento emotivo e comportamentale.

Persone equilibrate e con uno spiccato senso della famiglia, possono diventare nonni nevrotici, insensibili, con attacchi di ira inspiegabile. Secondo gli esperti, spesso di tratta di timore da ingabbiamento. I nonni, che possibilmente hanno vissuto una genitorialità delegante, contando sull’aiuto totalizzante dei nonni, temono di fare quella fine.

Di diventare genitori gregari, rimanendo privi della libertà personale e totalmente ingabbiati nel ruolo di nonni a tempo pieno. Da lì i no categorici e preventivi a qualsiasi richiesta dei neogenitori, fosse anche la più banale. Il concetto è semplice: non ti dico sí per non creare il precedente e per non rischiare di mettere in discussione la mia autonomia personale. Se ti dico sí, seppur di tanto in tanto, lo circonderò di talmente tanti paletti che la prossima volta dovrai pensarci cento volte prima di avanzarmi un’altra richiesta. Altro escamotage messo in atto dai nonni rifiutanti è l’appello alla paura. “Non porto il bimbo a passeggio perché ho paura che scappi”, “Non tengo il bimbo una notte a dormire da me perché temo che si senta molto male”, “Non accompagno il bimbo all’asilo in auto perché potremmo avere un incidente”.

Mettere in mezzo pericoli estremi derivanti da innocui gesti di accudimento rimanda a un alibi, difficile da disinstallare nella mentalità dei nonni rifiutanti. Paradossalmente, come illustrano gli esperti di Riza, sono proprio i genitori che hanno tanto delegato in passato ai nonni a diventare dei nonni rifiutanti è timorosi di tutti.

Eppure loro avevano spesso mandato i bimbi a dormire dai nonni quando necessario. Avevano demandato ai nonni il compito di accompagnare i loro piccini a scuola o al parco.

Perché azioni che a loro erano sembrate ovvie oggi diventano motivo di fobia? In taluni casi perché temono di fare la fine dei loro genitori e perché, verosimilmente, hanno poca esperienza con i bimbi piccoli, avendo loro tanto delegato.

Un’altra ragione di rifiuti risiede nella consapevolezza che la propria figlia è diventata grande, ha lasciato il nido e ne ha addirittura creato uno di suo, ospitando e dando la vita. Per alcune madri/nonne questa presa di coscienza può comportare una destabilizzazione emotiva importante.

Entrano in gioco meccanismi inconsci di competizione con la figlia femmina, a sua volta diventata madre ed anche timore di aver perso il controllo su questa. Se a ciò si aggiunge che, simbolicamente, la figura (sicuramente superata) della nonna è quella della persona anziana, ormai arrivata alle ultime stagioni della vita, la destabilizzazione emotiva, in donne predisposte, aumenta.

Le caratteristiche dei nonni rifiutanti

Non dicono mai un sí immediato alle richieste di aiuto dei figli in relazione al nuovo arrivato.

Le poche volte che si rendono disponibili lo fanno tra i denti (come scriveva Freud). Pongono paletti espliciti e determinati da difficoltà di tempo e di spazio.

Tendono a ricordare e a rinfacciare l’aiuto dato.

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Hanno molti alibi: fobie immotivate relative al nipotino, frasi della serie “non posso assumermi questa responsabilità”, appello a loro condizioni di salute cagionevoli e a un’età non più consona per l’accudire bambini.

Quando aiutano non fanno mai il bis, non nell’immediato. Se hanno accudito il bimbo per qualche ora, il giorno dopo spunterà un malessere, sovente di chiave psicosomatica, che fugherà ulteriori richieste da parte dei genitori.

Cosa fare con i nonni rifiutanti

Non forzare le cose. Sforzarsi di cambiare dei nonni rifiutanti è tempo perso. Indirizzarli verso un terapeuta, che li aiuterà a capire i timori, ad affrontarli e superarli è la soluzione più efficace. Tentare la strada della terapia familiare è un altro metodo efficace.

Lo psicoterapeuta aiuterà i nonni a comprendere la nuova e privilegiata condizione. Farà loro intuire che esistono molto vie di mezzo tra il tutto ed il nulla. Che si può essere degli ottimi nonni senza dover diventare dei sostituti dei genitori, che possibilmente i genitori stessi non vogliono questo. Si può iniziare con un impegno settimanale.

Mezza giornata con il nipotino ogni sabato, compreso il pranzo, il parco giochi e il riposino. I genitori potranno approfittarne per passare un po’ di tempo da soli, necessario per mantenere la buona salute della coppia, e i nonni potranno godere del nipotino.

Uno step successivo potrebbe essere invitare il piccino (magari dopo il compimento dei tre anni, quando è già più autonomo ed in grado di esprimere bisogni e richieste) a dormire una notte al mese dai nonni. Ed ancora accompagnarlo a scuola una volta a settimana.

Queste piccole azioni diventeranno piano piano un meraviglioso rituale, che gioverà a tutta la famiglia in primis agli stessi nonni. Sarà importante impegnarsi a non disattenderlo. Imporre i nipotini, al contrario, può creare un effetto domino, che peggiora le cose.

Ricordarsi che

I nonni rifiutanti non è detto che non amino i loro nipoti, anzi. Hanno timore della nuova condizione ma non significa che non abbiano amore. Si deve aiutarli a farlo venire fuori con costanza, consci del fatto che i bimbi necessitano di continuità.

I bimbi crescono in fretta

I bimbi crescono davvero in fretta. La fase “critica” dell’accudimento totale è anche quella in cui i bimbi si concedono del tutto e sanno dare amore incondizionato. Una volta perso quel momento magico sarà impossibile recuperarlo.

Un bimbo non avrà a vita la genuinità dei tre anni e non dispenserà per sempre coccole e amore come nella fase della prima infanzia. I nonni sono figure mitiche per i piccini, ancor più dei genitori.

Perdere la possibilità di ricevere il loro amore è un peccato e può diventare un grande rimorso. I nipotini sono sempre una chance che dà la vita.

Una volta superato il timore dell’essere ingabbiati i nonni saranno felici di passare del tempo con i loro nipoti e non vedranno l’ora che accada di nuovo. Superato il senso del dovere e quello di privazione della libertà, vedranno come una risorsa lo stare con i loro nipoti.

Evitare litigi di fronte ai piccoli. Per loro è traumatizzante perché mettono in discussione la solidità di figure di massimo riferimento. Se proprio non si riesce ad andare d’accordo meglio prendersi una civile pausa e non forzare le cose.

Avere comprensione reciproca è fondamentale: i nonni verso i neo genitori e viceversa. Pretendere di cambiarsi è errato, farsi aiutare è auspicabile, nella convinzione che la famiglia è un bene infinitamente prezioso. Può interessarti:  Come raccontare il Coronavirus ai nostri bambini

Источник: https://www.atuttamamma.net/quando-i-nonni-non-vogliono-fare-i-nonni/

Se il bimbo preferisce la nonna

Rapporti che cambiano: mamma e nonna

La nonna, che facilmente concede qualche vizio in più, può diventare la “preferita” nell'universo affettivo del bambino. Non c'è da preoccuparsi, ma si può intervenire per ristabilire l'equilibrio

La mamma che lavora tutto il giorno e rientra stanca alla sera, il bimbo lasciato alla nonna per la maggior parte del tempo, i vizi e le attenzioni concessi dalla nonna, i no, un po' duri, che la mamma si lascia sfuggire più facilmente dopo una giornata stressante.

Quella appena descritta è una situazione diffusa che può creare qualche squilibrio nei rapporti familiari.

Che fare, dunque, se il bambino sembra preferire la nonna? Ne parliamo con Cristina Riva Crugnola, professoressa di Psicologia dinamica dell'Università di Milano-Bicocca.

I diversi livelli di attaccamento

“Il fatto che il bambino si leghi a diverse persone, sviluppando differenti livelli di attaccamento, non è di per sé negativo, anzi è un atteggiamento sano – rassicura la professoressa -.

A seconda della situazione in cui si trova e in base ai diversi ruoli delle persone con cui si rapporta, il bimbo sviluppa legami diversi (si pensi ad esempio anche alla baby sitter o alla maestra d'asilo).

Non c'è da preoccuparsi, dunque, se la nonna riveste il ruolo di un care giver importante.

Chiaramente, quando il tempo trascorso con la nonna è nettamente superiore a quello che il bambino passa con la mamma, si può creare uno sbilanciamento nell'attaccamento, che la madre potrebbe vivere con frustrazione. Se non può intervenire dedicando maggiore tempo al figlio ritagliandolo dove possibile, quello che può fare, indipendentemente dall'età del bambino, è stabilire regole chiare con la nonna”.

Se il bambino preferisce la nonna: come possono intervenire le mamme

“A livello pratico, il primo consiglio è di non delegare ai nonni anche nel weekend o quando si è liberi, anche se a volte la stanchezza potrebbe prendere il sopravvento.

Soprattutto con i bimbi molto piccoli, la quantità di tempo è importante: non gli si può spiegare a parole quello che succede, le ragioni che tengono la madre lontano e la necessità di lavorare, conta soprattutto la presenza.

Ai bimbi che iniziano a farsi capire si può invece comunicare che la mamma, a causa del lavoro, non può esserci sempre, rassicurandoli sulla sua presenza anche nei momenti di lontananza, magari facendosi sentire qualche volta in più per telefono”.

Concordare il modello educativo

“Al di là di queste azioni pratiche, la cosa più importante è che la mamma concordi con la nonna lo stesso stile di parenting, nei contenuti e nelle modalità.

La nonna non deve diventare colei che concede tutto, mentre la mamma nega i vizi assumendo agli occhi del bambino il ruolo della “cattiva”.

Bisogna trovare un bilanciamento e stabilire regole condivise:

  • quante ore di televisione,
  • quante di videogiochi,
  • quanti dolcetti e quando,
  • se acquistare e quando un piccolo regalo durante la passeggiata,
  • in che modo assecondare le richieste del piccolo.

Se tra mamma e nonna c'è un buon dialogo e un buon rapporto, chiaro e sereno, è molto più facile che la relazione tra bambino, mamma e nonna sia a sua volta equilibrata”.

Nonna materna e paterna

“Quando si tratta di mettere in chiaro alcuni punti, e ancor più di chiedere di modificare alcuni comportamenti, se non c'è confidenza il dialogo può risultare un po' più complesso: una cosa è parlarne con la propria madre, con la quale è più facile sentirsi liberi di dire ciò che si pensa, altra cosa è discutere con la madre del proprio partner: il rapporto con la suocera non è mai così lineare. In quest'ultimo caso, tuttavia, la chiarezza è ancor più importante, e per facilitare il dialogo è utile che anche il padre del bambino intervenga, condividendo i principi e le modalità educative che la famiglia ha scelto di adottare. Le nonne, da parte loro, devono rendersi disponibili all'ascolto, comprendendo le esigenze dei genitori e adattandosi alle loro scelte, mettendo da parte magari qualche abitudine non condivisa: non si tratta di offese, ma di legittime richieste”.

Источник: https://www.nostrofiglio.it/famiglia/se-il-bimbo-preferisce-la-nonna-cosa-fare

Gravidanza
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