Quando una donna decide d’interrompere la sua gravidanza

Se lui vuole farla abortire e la donna non vuole

Quando una donna decide d’interrompere la sua gravidanza

Aborto: chi decide? Cosa succede se l’uomo è favorevole all’interruzione di gravidanza e la donna no? Chi decide se la donna è minorenne?

Sicuramente saprai che in Italia è ammessa l’interruzione di gravidanza, cioè l’aborto.

Si tratta di una legge degli anni settanta che consente alla donna, in presenza di determinate condizioni, di interrompere la gestazione non solo quando vi sia pericolo per la propria salute o per quella del bambino, ma anche in altri casi, essenzialmente riconducibili alla mancata volontà di far fronte alla futura maternità.

Con la legge del 1978, quindi, è stata introdotta la distinzione tra aborto da farsi entro determinati limiti di tempo e aborto terapeutico: mentre il primo può effettuarsi solamente entro i primi tre mesi di gravidanza, il secondo è sempre possibile quando lo richiedono fondate ragioni di salute.

In estrema sintesi, la legge italiana consente di abortire entro un determinato lasso di tempo dal concepimento, superato il quale l’aborto è possibile solamente se giustificato dalle condizioni di salute della donna.

Fuori da queste ipotesi, l’aborto costituisce reato; allo stesso modo, abortire al di fuori delle strutture sanitarie o con metodi non approvati costituisce ugualmente un illecito. Probabilmente sarai già a conoscenza di queste semplici nozioni; quello che forse non sai, però, è che la legge ha attribuito un ruolo di preminenza alla donna.

Cosa significa? Vuol dire che, come ti spiegherò meglio nel corso di questo articolo, l’ultima parola in merito all’aborto ce l’ha la donna, non il suo compagno. La conseguenza di questa scelta è molto semplice: se lui vuole farla abortire e la donna non vuole, a prevalere è la volontà di quest’ultima.

Una scelta radicale quella compiuta dalla legge, ma allo stesso tempo più che comprensibile: è la donna a dover affrontare il parto, con o senza l’uomo, ed è la sua salute, eventualmente, ad essere messa a rischio. Pertanto, il futuro papà può senz’altro avere voce in capitolo, ma la decisione sull’abortire o meno spetta sempre alla mamma. Se questo argomento ti interessa è il caso che tu prosegua nella lettura: vedremo cosa succede se lui vuole farla abortire e la donna non vuole.

Aborto: cos’è?

Con questo articolo ti spiegherò cosa accade se lui vuole farla abortire e la donna non vuole; prima, però, è bene spendere qualche parola sull’aborto, nel caso in cui non avessi alcuna cognizione di questa legge.

L’ordinamento giuridico italiano consente alla donna di abortire entro i primi novanta giorni dal concepimento se ella ritiene che vi siano circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione anche alle sue condizioni economiche, sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito [1].

In buona sostanza, la legge consente l’interruzione di gravidanza entro i primi novanta giorni non solo in presenza di problemi di salute, ma anche per ragioni economiche o sociali: nel primo caso, rientrano tutte le ipotesi riconducibili al tenore di vita della futura madre; nel secondo, invece, le circostanze di biasimo sociale che una gravidanza (se mai indesiderata) può comportare.

Aborto: chi decide?

Per farti capire i diversi ruoli che la donna e l’uomo hanno all’interno della procedura di interruzione della gravidanza, e per farti comprendere, quindi, cosa accade se lui vuole farla abortire e la donna non vuole, ti riporto quello che dice la legge: «Per l’interruzione volontaria della gravidanza entro i primi novanta giorni, la donna che accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito, si rivolge ad un consultorio pubblico istituito […], o a una struttura socio-sanitaria a ciò abilitata dalla regione, o a un medico di sua fiducia».

Dalla lettura di questo semplice articolo capirai che, se lui vuole farla abortire e la donna non vuole, a prevalere sarà la volontà della futura mamma, non quella del padre. Possiamo tranquillamente dire, quindi, che la protagonista della legge sull’aborto è la donna.

Aborto: qual è il ruolo del padre?

Il fatto che a decidere sull’interruzione di gravidanza sia la donna non significa che l’uomo non abbia alcuna voce in capitolo. Sebbene striminzita, la figura del padre è presente come sostegno alla donna.

Ad esempio, la legge dice che il consultorio o la struttura socio-sanitaria ove ci si rivolge per praticare l’aborto, oltre a dover garantire il sostegno medico, ha il compito di assistere moralmente la donna, specialmente quando la richiesta di interruzione della gravidanza sia motivata dall’incidenza delle condizioni economiche, sociali o familiari sulla salute della gestante. In questa ipotesi, la struttura ha il dovere di esaminare con la donna e con il padre del concepito (sempre che la donna lo consenta), nel rispetto della dignità e della riservatezza di entrambi, le possibili soluzioni dei problemi proposti, al fine di aiutarla a rimuovere le cause che la porterebbero alla interruzione della gravidanza, di metterla in grado di far valere i suoi diritti di lavoratrice e di madre, di promuovere ogni opportuno intervento atto a sostenere la donna, offrendole tutti gli aiuti necessari sia durante la gravidanza sia dopo il parto [2].

Come si evince da quanto appena detto, l’uomo può stare accanto alla sua donna nel percorso che la porterà, eventualmente, ad interrompere la gravidanza, ma soltanto se ella è d’accordo. In buona sostanza, la legge consente alla donna di estromettere l’uomo dal processo decisionale, cioè da una fase delicatissima, anzi determinante per le sorti della gestazione.

Lo stesso accade quando la donna si reca dal proprio medico di famiglia: la legge dice che, quando si rivolge al medico di sua fiducia, questi compie gli accertamenti sanitari necessari, nel rispetto della dignità e della libertà della donna; valuta altresì con la donna stessa e con il padre del concepito, ove la donna lo consenta, le circostanze che la determinano a chiedere l’interruzione della gravidanza. Ancora una volta, la legge consente al padre di presenziare accanto alla madre, sempreché vi sia il consenso di quest’ultima.

È chiaro, quindi, che se lui vuole farla abortire e la donna non vuole, quest’ultima non solo può decidere di proseguire la gravidanza, ma addirittura di recarsi presso consultori e strutture sanitarie chiedendo che l’uomo venga estromesso da ogni decisione a riguardo.

Minorenne: può abortire?

Abbiamo capito che se lui vuole farla abortire e la donna non vuole, la futura madre può imporre la sua volontà senza possibilità che l’uomo possa opporsi. Tuttavia, è possibile che la decisione della donna incontri un altro ostacolo: quello dei genitori, nel caso in cui ella sia minorenne.

  Chi decide se la donna è minorenne? Ebbene, la legge dice che se la donna non ha raggiunto i diciotto anni d’età, per l’aborto è richiesto l’assenso di chi esercita la responsabilità genitoriale o, in assenza, la tutela [3].

In poche parole, quindi, la minorenne non può decidere da sola senza il consenso dei genitori. Attenzione, però: il consenso è richiesto solamente se la donna ha già intenzione di abortire.

Questo significa che, se la donna non vuole interrompere la gravidanza e i genitori, al contrario, sono favorevoli all’aborto, la gestazione proseguirà normalmente, secondo il volere della futura madre.

Alla regola sopra enunciata, secondo la quale è necessario il consenso dei genitori della minorenne per praticare l’aborto voluto dalla donna, fanno seguito delle eccezioni: innanzitutto, nei primi novanta giorni, quando vi siano seri motivi che impediscano o sconsiglino la consultazione dei genitori, oppure questi, interpellati, rifiutino il loro assenso o esprimano pareri tra loro difformi, il consultorio, la struttura socio-sanitaria o il medico di fiducia presso cui si è rivolta la donna interpella il giudice tutelare territorialmente competente affinché prenda una decisione. Il giudice tutelare, entro cinque giorni, sentita la donna e tenuto conto della sua volontà, delle ragioni che adduce e della relazione trasmessagli dal consultorio o dalla struttura medica, può autorizzarla, a decidere per l’interruzione della gravidanza. In poche parole, se la madre ritenga non opportuno mettere a conoscenza dei propri genitori del suo stato di gravidanza, oppure se questi ultimi prendono decisioni contrastanti, sarà il giudice tutelare a decidere se accogliere o meno la richiesta di aborto.

Qualora il medico accerti l’urgenza dell’intervento a causa di un grave pericolo per la salute della minore di diciotto anni, indipendentemente dall’assenso dei genitori e senza adire il giudice tutelare, certifica l’esistenza delle condizioni che giustificano l’interruzione della gravidanza. Tale certificazione costituisce titolo per ottenere in via d’urgenza l’intervento e, se necessario, il ricovero.

Ai fini dell’interruzione della gravidanza dopo i primi novanta giorni, indipendentemente dall’assenso di chi esercita la responsabilità genitoriale o la tutela, alla minore degli anni diciotto può essere praticata l’interruzione di gravidanza quando vi sia un imminente pericolo di vita per la stessa.

Di conseguenza, nel caso di donna minorenne, avremo queste situazioni:

  • se i genitori (o, in loro assenza, colui che esercita la tutela sulla minore) sono d’accordo, allora si potrà procedere all’aborto;
  • se i genitori non prestano il consenso oppure non vengono nemmeno informati per volontà della minore, allora il medico deve avvertire il giudice tutelare affinché decida;
  • se l’aborto è giustificato da gravi motivi di salute, si procede indipendentemente dall’assenso dei genitori o del giudice tutelare;
  • stessa cosa nel caso di aborto terapeutico, cioè aborto giustificato dalla salvaguardia della salute della donna incinta: si procede d’urgenza anche senza il consenso dei genitori o del giudice tutelare.

[1] Art. 4, legge n. 194 del 22.05.1978.

[2] Art. 5, legge n. 194/1978.

[3] Art. 12, legge n. 194/1978.

Autore immagine: Pixabay.com

Источник: https://www.laleggepertutti.it/260346_se-lui-vuole-farla-abortire-e-la-donna-non-vuole

Aborto volontario: cosa fare per interrompere una gravidanza

Quando una donna decide d’interrompere la sua gravidanza

Come si esegue una interruzione di gravidanza? Ecco tutto quello che devi sapere

L'aborto volontario è l'interruzione del periodo di gestazione, decisa direttamente dalla donna, che per diversi motivi può desiderare di non proseguire con la sua gravidanza.

L'interruzione volontaria di gravidanza, detta anche IVG, consiste nella rimozione dell'embrione o del feto, e in Italia si può eseguire entro i primi 90 giorni della gravidanza stessa, una volta accertata da un medico.

Ci sono poi i casi di aborto terapeutico, ammesso fino alla 22esima-23esima settimana di gravidanza, nel caso in cui il feto presenti anomalie gravi che mettono a rischio la vita sua o della madre.

Cosa fare se hai deciso di abortire

Vedi anche

Se hai i tipici sintomi di una gravidanza, è bene verificare subito con un test (compralo su Amazon a 8,34€), o rivolgendoti a un ambulatorio per un test più sicuro. Se poi hai deciso di abortire, anche per motivi che non riguardano la tua salute o quella del bambino, devi contattare il tuo medico prima possibile.

Puoi rivolgerti al tuo ginecologo, o direttamente a un Centro di IVG. La legge italiana prevede un colloquio con un medico, che mette al corrente della procedura che verrà usata per l'aborto, e ha un colloquio conoscitivo generale con la paziente.

Nel caso tu sia minorenne, è necessario essere accompagnate e autorizzate ad abortire da un genitore o da un tutore legale. Dopo il colloquio, il medico rilascia un certificato: hai sette giorni di tempo per riflettere sul da farsi, concedendoti una pausa di riflessione. Dopo di che, puoi recarti in qualunque struttura ospedaliera, pubblica o privata, per abortire.

L'aborto volontario è gratuito negli ospedali pubblici. Salvo casi medici particolari, in cui il medico stesso ordina l'aborto in day hospital, si consiglia comunque di abortire nelle prime otto settimane dal concepimento: in questo caso i rischi sono praticamente azzerati.

Se ti servono altre info, il libro “Aborto.

Ragioni vere e false” di Enrico Pagano può essere di grande aiuto, perché ti spiega in maniera scientifica e ragionevole tutto ciò che circonda questa situazione. – Acquistalo a 8,80€.

Un'esperta ci spiega nello specifico cosa significa subire un aborto spontaneo. Ecco alcune informazioni utili sul più comune degli aborti.

Il tuo browser non può visualizzare questo video

Video di Francesca Clerici

I tipi di aborto volontario

Ci sono diversi tipi di interruzione della gravidanza, sempre che ovviamente non si tratti di aborto spontaneo, che è un caso del tutto diverso e ha origini solo fisiologiche.

Esiste infatti l'aborto chirurgico, che prevede un intervento in ospedale, e l'aborto farmacologico, che fa uso della famosa RU486, una pillola abortiva da non confondere con la pillola del giorno dopo.

La scelta tra i tipi di aborto è spesso indicata dallo stato di avanzamento della gestazione: la pillola abortiva è infatti indicata nelle gravidanze alle prime settimane, mentre quando la gravidanza è più avanzata si ricorre all'aborto chirurgico.

Spesso l'aborto non è esattamente una scelta della donna, ma una necessità medica, per mettere al sicuro la vita e la salute della mamma. In questi casi, si parla di aborto terapeutico.

L'aborto chirurgico

Tra i vari tipi di aborto chirurgico si distinguono:

  • svuotamento strumentale: è il metodo più diffuso, avviene in anestesia locale e dura solo 5 minuti
  • isterosuzione: si esegue solo entro le prime otto settimane di gravidanza, e prevede l'aspirazione di embrione ed endometrio con una cannula inserita nell'utero, e non prevede nemmeno la dilatazione della cervice
  • dilatazione e revisione della cavità uterina: si esegue in genere tra l'ottava e la dodicesima settimana di gestazione. In anestesia locale o totale, la cervice viene dilatata per introdurre una cannula da suzione proporzionata alle dimensioni di un feto più cresciuto
  • dilatazione e svuotamento: utilizzata solo per le gravidanze oltre la dodicesima settimana (dopo i termini della legge italiana del 1978 per l'interruzione volontaria di gravidanza). Consiste nella dilatazione meccanica del canale cervicale, con la rimozione del feto e l'aspirazione di liquido amniotico e placenta. È il tipo di aborto chirurgico che viene eseguito solo in caso di rischi per la salute della mamma e per malformazioni del feto

L'aborto farmacologico prevede il ricorso a una pillola abortiva, la RU486. Contiene l'ormone mifepristone, uno steroide chimico che procura un aborto nei primi due mesi di gravidanza.

La RU486 è coadiuvata dal misoprostolo (o dal gemeprost) che viene assunto due giorni dopo la somministrazione della pillola abortiva. L’aborto avviene nel giro di uno/due giorni (attraverso un sanguinamento che precede l’assunzione della seconda pillola) e dura poco più di una settimana.

Ecco due cose da sapere sulla pillola abortiva:

  • In Italia l’uso della pillola RU486 è stato autorizzato nel 2009, dopo qualche anno di sperimentazione e quasi dieci in cui veniva già utilizzata per interrompere lo sviluppo di feti affetti da sindrome di Cushing, ma solo un anno dopo è stata effettivamente messa in commercio
  • Fai attenzione a non identificare la pillola RU486 con la pillola del giorno dopo: si tratta di due farmaci molto diversi. La pillola del giorno dopo agisce stimolando una produzione importante di ormoni progestinici per far sì che l’ovulo fecondato non si annidi nella cavità uterina, la RU486 interviene a concepimento e annidamento già avvenuti

Da sapere

Se hai deciso di abortire, parla con il tuo medico o il tuo ginecologo. Puoi anche rivolgerti a un consultorio familiare. L'interruzione volontaria di gravidanza non è un metodo contraccettivo, oggi comporta pochi rischi, ma è comunque un'esperienza non facile in ogni caso, soprattutto dal punto di vista emotivo.

È bene ricordare che è un tuo diritto, che nessuno ha diritto di giudicarti per la tua libera scelta né di importi il suo volere.

Come scrive la dottoressa Claudia Ravaldi, “L’aborto è un evento che segna il vissuto di moltissime donne e può condizionare la loro successiva genitorialità con i bambini che vengono dopo”.

Il 22 maggio 1978, dopo anni di manifestazioni, lotte, proteste e battaglie politiche, è entrata in vigore in italia la Legge 194, che depenalizza l'aborto volontario, rendendolo quindi legale, e ne definisce le modalità d’accesso.

Prima di tale data storica, l’interruzione volontaria di gravidanza costituiva, secondo il codice penale italiano, un reato.Una donna che si procurava un aborto rischiava da uno a quattro anni di prigione e chi provocava l’aborto di una donna consenziente rischiava da due a cinque anni di reclusione.

L’articolo 4 della Legge n.

194 permette invece di ricorrere all’aborto volontario nei primi 90 giorni di gravidanza, alla donna « che accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito »

L’aborto volontario è quindi un diritto per la donna, anche se in realtà la legge non è suffiiciente per garantire tale diritto.

L’obiezione di coscienza permette infatti ad un medico di rifiutare di eseguire un aborto, per motivi morali e religiosi. Questo rende difficile l’accesso all’aborto per tante donne italiane, in particolar modo al Sud, dove in certe regioni la percentuale di medici obiettori è addirittura superiore all’80%.

Scopri le nostre newsletters!

Abbiamo tanto da dirti: news, tendenze e promozioni esclusive di ogni genere.

Mi iscrivo

Per maggiori informazioni utili sull'aborto volontario, potete visionare il sito di Epicentro.

Источник: https://www.alfemminile.com/concepimento/aborto-volontario-s762486.html

Interruzione di gravidanza: cosa fare, quando e dove

Quando una donna decide d’interrompere la sua gravidanza

L’anticoncezionale non ha funzionato, il preservativo si è rotto… Oppure nessuno ti ha mai dato informazioni corrette ed esaurienti su come funziona il tuo corpo e su come è possibile evitare di rimanere incinte.

solo tu hai il diritto di decidere se vuoi o no proseguire la gravidanza.

Se non sai cosa fare, puoi trovare aiuto e supporto nei consultori pubblici, negli spazi autogestiti dalle donne, nei consultori privati laici. Qui di seguito alcune indicazioni. 

Quanto tempo hai per decidere

L’Interruzione Volontaria di Gravidanza (IVG) è consentita dalla legge 194/78 entro i primi novanta giorni, periodo che viene calcolato dalla data delle ultime mestruazioni.

Sapere questo è molto importante: di solito, quando ci si accorge di essere incinte sono già passate almeno cinque o sei settimane dall’ultimo ciclo.

Bisogna inoltre tenere conto che la legge 194 impone sette giorni di “riflessione” dalla data del certificato medico a quando ci si può presentare in ospedale per l’intervento – quindi, di fatto, ci sono solo cinque o sei settimane di tempo utile per decidere cosa fare. 

Oltre la dodicesima settima si può ricorrere all’aborto terapeutico solo se la gravidanza o il parto comportano un grave pericolo per la vita della donna, o quando sono accertati processi patologici (rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro) che possano determinare un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna. 

Dal 2010 è possibile abortire anche con metodo farmacologico (RU486): la pillola abortiva, però, può essere somministrata non oltre la settima settimana di gravidanza (49 giorni dall’ultima mestruazione). 

A chi rivolgersi

Per ottenere il certificato per l’IVG puoi rivolgerti gratuitamente presso i consultori familiari pubblici, presso un ospedale, oppure presso un medico di tua scelta. Porta con te un documento di identità, la tessera sanitaria e – nel caso il medico a cui ti rivolgi non sia un ginecologo – il test di gravidanza. 

Il test di gravidanza deve essere “stampato”, ossia deve contenere il tuo nome e cognome: rivolgiti a un laboratorio di analisi o a una farmacia che svolge questo servizio. Alcune farmacie restituiscono l’esito in un paio d’ore, altre dopo uno o due giorni. Per il test, basta raccogliere un po’ della prima pipì del mattino in un barattolino pulito. 

Se puoi, verifica in anticipo che il medico con cui si avrà il colloquio non sia obiettore di coscienza, altrimenti rischi di perdere altro tempo prezioso. 

Puoi recarti al colloquio col tuo partner, ma non sei tenuta a farlo, e nessuno può importi che lui sia presente!

Il medico è tenuto a verificare con te i motivi che ti portano a interrompere la gravidanza nel rispetto della tua dignità, libertà e riservatezza, e a fornirti indicazioni sui supporti a carattere sociale ed economico a cui hai diritto in caso tu decidessi di non abortire. 

SE SEI MINORENNE 

La legge ti consente di interrompere la gravidanza anche se sei minorenne, previo consenso di entrambi i tuoi genitori. Se pensi non sia opportuno coinvolgerli, o sono contrari, il medico – entro sette giorni dalla tua richiesta – inoltra al giudice tutelare competente una relazione, corredata dal proprio parere.

Il giudice tutelare, entro cinque giorni, fisserà un colloquio con te e – tenuto conto della tua volontà, delle tue ragioni e della relazione del medico – può autorizzarti, con atto non soggetto a reclamo, a procedere con l’interruzione.

Ricorda che nessuno è tenuto a informare i tuoi genitori della tua decisione!

sE SEI STRANIERA (NEo-comunitaria o senza permesso di soggiorno)

La legge prevede che tu possa interrompere la gravidanza anche se non hai il permesso di soggiorno. Nessuno potrà segnalarti alla polizia o trattenerti! 

Puoi accedere ai consultori pubblici e agli ospedali per ottenere il certificato e richiedere l’intervento anche se non hai la tessera sanitaria: in sostituzione, ti verrà fatto il codice STP, che ti servirà per accedere ai servizi sanitari. 

Se sei cittadina neo-comunitaria, ti consigliamo di contattare l’Ufficio Ricoveri dell’ospedale che hai scelto per avere informazioni precise sui documenti da presentare. Chiedi sempre se in quell’ospedale vogliono farti pagare l’intervento o no. 

L’iter burocratico

Il medico rilascia un certificato, che deve essere firmato anche dalla donna, con l’invito a “soprassedere” per sette giorni.

Trascorso questo tempo, ci si può rivolgere a un ospedale pubblico o convenzionato per richiedere l’interruzione di gravidanza.

In caso di urgenza, il medico può rilasciare un certificato che permette di rivolgersi all’ospedale senza che siano trascorsi i sette giorni.

L’accesso in ospedale

La modalità di accesso all’ospedale varia da regione a regione, e spesso anche nella stessa città gli ospedali hanno procedure diverse. Per evitare di perdere tempo prezioso, è sempre bene informarsi prima.

consulta la nostra mappatura prima di scegliere l’ospedale

In ospedale verranno fissati gli esami di routine e la data per l’intervento (o per l’assunzione del mifepristone, se decidi di abortire tramite RU486), che solitamente viene eseguito in regime di day hospital. L’anestesia, solitamente una sedazione profonda, varia a seconda degli ospedali: in alcuni, si può concordare col medico una anestesia locale. 

I nominativi delle donne che ricorrono all’IVG non possono essere divulgati o resi pubblici. Anche le relazioni che i medici e gli ospedali, per legge, devono far pervenire all’autorità sanitaria provinciale, non devono far menzione dell’identità della donna. 

Источник: https://consultoriautogestita.wordpress.com/interruzione-di-gravidanza/interruzione-di-gravidanza-cosa-fare-quando-e-dove/

Aborto: lei vuole tenere il bambino e lui no, a chi spetta la scelta?

Quando una donna decide d’interrompere la sua gravidanza

In Italia l’aborto è stato introdotto con lalegge n. 194 del 1978 con la quale è stata ammessa l’interruzione di gravidanza. La legge sull’aborto permette alle donne che si trovano in determinate condizioni di non continuare la gestazione. 

Non vengono contemplati soltanto i casi nei quali la salute della donna in gravidanza o quella del bambino potrebbero essere a rischio, ma anche quelli nei quali non vi è la volontà da parte della madre di procedere con la maternità. 

Come funziona dunque l’aborto in Italia e cosa succede nei casi in cui la donna non volesse abortire, mentre l’uomo fosse favorevole all’interruzione di gravidanza? Analizziamo più nel dettaglio la normativa in vigore sul tema. 

Le varie tipologie di aborto

La legge sull’aborto del 1978 ha introdotto la distinzione tra l’aborto che è possibile fare entro un determinato periodo di tempo e l’aborto terapeutico.

Nel primo caso, l’aborto è consentito esclusivamente entro i primi 3 mesi di gravidanza.

Al contrario, l’aborto terapeutico può essere praticato in qualsiasi momento, nel caso in cui le condizioni di salute lo rendessero necessario

Nell’ordinamento giuridico italiano la donna ha la possibilità di abortire nei primi 90 giorni dal concepimento:

  1. qualora fossero presenti condizioni di salute poco favorevoli, non solo dal punto di vista fisico, ma anche sotto il profilo psichico;
  2. nel caso in cui non ci fossero le condizioni economiche, familiari o sociali per poter portare avanti la gravidanza, il parto e la successiva maternità. 

Nell’ipotesi in cui si dovesse abortire senza rientrare nei casi contemplati dalla legge, si commetterebbe un reato. Costituirebbe un illecito anche abortire al di fuori delle strutture sanitarie o con metodi non conformi alle procedure mediche. 

Chi ha il diritto di decidere in caso di aborto

L’aborto è sicuramente una decisione difficile da prendere, che avrà ripercussioni psicologiche sulla donna per diverso tempo. Questo è il motivo per il quale la legge ha scelto di dare alla donna un ruolo predominante quando si tratta di scegliere se interrompere una gravidanza

Di conseguenza, nell’ipotesi in cui la donna avesse intenzione di non abortire, ma il padre non fosse d’accordo e preferirebbe il contrario, sarebbe la volontà della donna ad avere il sopravvento

La legge si è messa totalmente nei panni della donna: sarà lei a dover affrontare il parto, a correre dei rischi per la propria salute, a dover affrontare il cambiamento fisico e mentale che la gravidanza porta con sé. Di conseguenza è più che comprensibile comprendere come la decisione di abortire o continuare la gravidanza spetti a lei.

Cosa dice la legge sull’aborto

La legge n.

194 del 1978 stabilisce che “Per l’interruzione volontaria della gravidanza entro i primi novanta giorni, la donna che accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito, si rivolge ad un consultorio pubblico istituito […], o a una struttura socio-sanitaria a ciò abilitata dalla regione, o a un medico di sua fiducia”.

La legge prevede anche che il consultorio o la struttura socio-sanitaria che si occuperanno dell’aborto, hanno il compito

  • di garantire un supporto medico adeguato;
  • di fornire assistenza non solo sotto il profilo sanitario, ma anche dal punto di vista morale, in particolar modo nei casi in cui l’interruzione di gravidanza sia legata esclusivamente a motivazioni di tipo economico o sociale.

Le strutture sanitarie dovrebbero anche cercare di proporre eventuali soluzioni che potrebbero sostenere la donna e metterla nella condizioni di non dover necessariamente abortire, oppure aiutarla nei casi in cui fosse una lavoratrice e avesse problemi a coniugare la gravidanza e la maternità con i suoi impegni lavorativi

Qual è la funzione del padre durante la gravidanza?

In base alle motivazioni che condizionano una decisione così importante qual è l’aborto, la volontà della donna prevale dunque su quella del futuro padre. Una domanda lecita a questo punto è legata al ruolo della figura paterna: che funzione svolge in qualità di padre? 

Il futuro padre dovrebbe sostenere la donna nella sua decisione di voler abortire, ma solo nel caso in cui ci sia consenso da parte della donna, ma non può in alcun modo costringerla ad agire contrariamente alla sua volontà

La donna ha, d’altra parte il diritto di estromettere l’uomo dalla decisione finale in base alla quale saranno decise le sorti della gestazione: ciò significa che la donna può anche recarsi presso una struttura sanitaria o un consultorio in totale autonomia

Una minorenne può abortire?

Abbiamo visto che la legge sull’aborto è stata una novità, epocale soprattutto per il periodo storico nella quale è stata introdotta, che ha concesso alle donne il diritto irrinunciabile di poter disporre del proprio corpo, nel rispetto delle condizioni determinate dalla legge. 

Cosa succede nel caso in cui la volontà di abortire fosse quella di una minorenne? Si può prendere una decisione di questo tipo se non sono stati ancora compiuti 18 anni? La risposta è negativa, in quanto per abortire sarà necessaria l’approvazione dei genitori o di chiunque eserciti la responsabilità genitoriale, come per esempio un tutore legale. 

Il consenso da parte dei genitori è necessario soltanto nel caso in cui una minorenne decidesse di abortire: qualora avesse invece intenzione di non interrompere la gravidanza, mentre i genitori vorrebbero proseguire con l’aborto, non potrebbe essere obbligata a farlo. In questo caso prevarrebbe il suo volere. 

In quali casi un minorenne può abortire senza il consenso dei genitori?

Quali sono le eccezioni esistenti rispetto a quanto detto finora, ovvero ci sono delle procedure che permettono a una minorenne di far valere la propria volontà su quella dei genitori non favorevoli all’aborto?

In caso di dissenso da parte dei genitori o nei casi in cui, per ragioni differenti, non potessero essere interpellati o la minorenne decidesse di non condividere informazioni riguardanti la condizione nella quale si trova:

  • il medico o la struttura sanitaria alla quale ci si è rivolti possono interpellare il giudice territoriale competente affinché venga presa una decisione sulla questione;
  • il giudice avrà a sua disposizione 5 giorni di tempo per sentire la minorenne incinta e analizzare il suo punto di vista;
  • a questo punto il giudice potrà quindi autorizzare la giovane a interrompere la gravidanza, anche senza il sì dei suoi genitori.

L’aborto può essere portato a termine da una minore che non ha l’assenso dei genitori anche nei casi in cui la gravidanza rappresenti un pericolo per la sua salute: in questa circostanza, sarà il medico, nei primi 90 giorni dal concepimento, a decretare l’urgenza di intervenire con un’interruzione di gravidanza. 

Lo potrà fare anche senza richiedere l’intervento del giudice e ottenere così l’intervento in via d’urgenza. Inoltre, qualora la gravidanza rappresentasse un pericolo per la vita della minorenne, il medico può stabilire che venga praticato l’aborto anche dopo i primi 90 giorni dal concepimento. 

Aborto in Italia in sintesi

Nella tabella in basso è stato riportato uno schema che riassume le varie casistiche nelle quali è possibile ricorrere all’aborto in Italia. 

Tipologia di soggettoEntro i primi 90 giorniDopo 90 giorni
MaggiorennePuò abortire sempre entro i primi 90 giorni. Non ha bisogno del consenso del padre.Solo nei casi in cui la gravidanza potrebbe mettere la futura madre in pericolo di vita. 
MinorennePuò abortire solo con l’assenso dei genitori o da parte di chi esercita la responsabilità genitoriale. Nei casi in cui i genitori non fossero favorevoli, o il minore non volesse informarli sulla gravidanza, il medico dovrà avvertire il giudice tutelare affinché possa concedere un’eventuale autorizzazione ad abortire. Nei casi di pericolo di vita, l’aborto potrà essere effettuato anche senza l’intervento del giudice e dei genitori. Solo nei casi in cui la gravidanza potrebbe mettere la futura madre in pericolo di vita. 

Aborto – Domande frequenti

Posso abortire perché non ho abbastanza soldi?

Sì, la legge italiana prevede che l’interruzione di gravidanza possa avvenire entro i primi 90 giorni non solo per motivi di salute, ma anche per motivazioni di tipo economico o sociale. 

Posso abortire dopo i primi 90 giorni?

Sì, in questi casi si parla di aborto terapeutico e si verifica nei casi in cui la gravidanza rappresenti un rischio molto grave per le condizioni di salute della donna. 

Posso tenere il bambino anche se il padre non lo vuole?

Sì, la legge italiana prevede che la volontà della madre prevalga per le decisioni riguardanti una possibile interruzione di gravidanza, qualora non fosse uguale a quella del futuro padre. 

Posso abortire se sono minorenne?

I minorenni possono abortire, ma solo se hanno l’assenso da parte dei genitori o di chi ne esercita la responsabilità genitoriale. 

Источник: https://www.dequo.it/articoli/aborto-decisione-madre-padre

Gravidanza
Lascia un commento

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!: