Quando si forma e in che modo si sviluppa la personalità del bambino?

Rapporto genitori-figli: come si sviluppa dall’infanzia all’età adulta

Quando si forma e in che modo si sviluppa la personalità del bambino?

Essere genitore è un mestiere bello e altrettanto complesso. Per quanti consigli si possano ascoltare non esistono regole ben definite, manuali di istruzione o corsi in grado di preparare a 360° a questo compito.

Diventare madre e padre avviene direttamente sul campo, agendo, sbagliando, imparando dai propri errori, a volte ricorrendo al sostegno di esperti nel caso in cui vi siano difficoltà troppo elevate da fronteggiare da soli.

Ne consegue che il rapporto genitori-figli è quindi centrale nella vita di ogni individuo, a partire dall’infanzia fino all’età adulta.

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8 frasi tossiche che un genitore non dovrebbe mai dire al figlio.

Il rapporto genitori-figli per la psicologia

Per la psicologia la famiglia è il primissimo nucleo in cui l’individuo sperimenta il contatto con una rete sociale.

Da qui si costruiscono strutture relazionali, la personalità, il rispetto dei ruoli, si sviluppano risorse cognitive ed emotive.

All’interno del nucleo familiare quindi il rapporto genitori e figli è fondamentale e si sviluppa tra attaccamento e progressiva conquista di indipendenza.

Per un bambino i genitori rappresentano la guida e la protezione; inoltre non va mai sottovalutata la capacità del bambino di comprendere la realtà, a prescindere dall’età.

Quando si instaurano sistemi educativi basati su inganno, senso di colpa o paura si cerca di risolvere problemi nel breve termine, ma non si sta facendo un buon investimento per lo sviluppo emotivo della persona.

Si tratta in pratica di scorciatoie educative spesso preferite a onestà, amore e dialogo, percorsi sicuramente più lunghi e faticosi ma che nel lungo termine contribuiscono alla formazione di una personalità positiva e migliorano il rapporto genitori-figli.

Rapporto tra genitori e figli nell’adolescenza

L’adolescenza è sicuramente una delle fasi più problematiche nello sviluppo di un individuo. In questo momento per il bambino che si appresta a diventare adulto la realtà può apparire sotto altre vesti, si possono sviluppare sentimenti e pensieri contrastanti non pienamente comprensibili, si può cadere in forme di alienazione e mancanza di autostima. 

L’adolescenza è inoltre un momento di esplorazione, di nuova autonomia e di allontanamento dall’autorità e dalla figura dei genitori.

Un percorso assolutamente normale ma che, se vissuto negativamente come distacco, perdita di contatto, improvvisa incapacità di comprendere ed essere compresi, può condurre ad ansia e depressione.

Se fino ad un attimo prima madre e padre era il riferimento per tutto, improvvisamente le stesse persone appaiono degli estranei, come se non potessero più avere le risposte che si sta cercando: ecco che può crearsi allora una rottura del legame di fiducia incondizionata, per lasciare spazio a incertezza.

Anche i genitori sono disorientati da questa fase così particolare di cambiamento. Spesso, oltre ad accettare con difficoltà il cambiamento, ci si sente rifiutati ed esclusi dalla vita intima di quelli che fino a poco tempo prima erano i propri bambini.

I ragazzini diventano ribelli e riluttanti ad accettare le regole che vengono ora percepite come soffocanti, la madre e il padre non sono più al centro della vita dei figli, ora ci sono gli amici, le fidanzate o i fidanzati.

Come recuperare allora il rapporto genitori-figli? Sicuramente questa fase va accettata per quella che è, senza incrementare il controllo né ostentare amicizia a tutti i costi, che al contrario potrebbe allontanare l’adolescente che non desidera un approccio amicale forzato da parte di qualcuno che è e dovrebbe continuare a fare il genitore. 

L’unica strada costruttiva è quella di lasciare ai figli lo spazio e il tempo per vivere e capire cosa gli sta accadendo, restando aperti al dialogo con dovuta vigilanza.

È bene che i ragazzi sappiano di potersi esprimere liberamente, senza eccessive imposizioni o costrizioni, sapendo che in caso di bisogno i genitori sono presenti.

La comunicazione: fondamentale per un buon rapporto genitori-figli

Nel rapporto genitori-figli la comunicazione riveste da sempre un ruolo fondamentale.

Sicuramente oggi, rispetto al passato, i genitori sono più propensi ad essere flessibili ed empatici con i figli, sebbene spesso le dinamiche e i problemi di interazioni restino gli stessi.

Molti genitori vivono il loro ruolo nel timore di essere troppo severi o troppo permissivi, di viziare o non dare abbastanza attenzioni. I figli dal canto loro desidererebbero sempre avere rispetto e approvazione dei genitori, che a loro volta cercano di costruire il consenso e hanno paura di dire “no”.

L’unica via d’uscita, che è anche poi l’unica strategia realmente vincente, è la comunicazione funzionale tra figli e genitori: non una comunicazione a senso unico, ma un contenitore di reale ascolto e comprensione. 

I problemi dei ragazzi non vanno sminuiti, si dovrebbe cercare di non lasciarsi andare a critiche o consigli prima di aver davvero ascoltato cosa hanno da dire. Un’altra soluzione può anche essere quella di richiedere un sostegno psicologico genitoriale per un confronto più professionale.

Inoltre con l’avvento di Internet e delle nuove tecnologie che propinano l’idea di essere sempre connessi e quindi presenti, quando invece l’isolamente è solamente camuffato, ai genitori è assolutamente richiesto di apprendere i linguaggi del web per sorvegliare i figli in un territorio facilmente disseminato di insidie e minacce. 

Inoltre per una comunicazione realmente è necessario che vi sia dialogo, armonia, ascolto e accordo all’interno della coppia formata dai genitori, che sono chiamati ad educare fornendo regole e a dispensare amore. 

Rapporto genitori-figli in età adulta

In una famiglia funzionale l’individuo, fin da bambino, viene amato e sostenuto nel suo sviluppo e nella sua crescita verso la conquista della propria indipendenza. Ogni persona costruisce quindi dentro di sé la propria personalità e la proiezione del partner con cui si legherà.

Il background educativo e domestico di ogni individuo ha ripercussioni quindi sulla futura vita di coppia.

Nel caso in cui vi siano manifestazioni disfunzionali questo può dipendere dalla presenza eccessivamente invadente del genitore nell’esistenza dei figli ormai adulti o l’insicurezza di questi ultimi nell’affrontare il mondo può essere causata da ansia e incertezza ereditate fin dalla più tenera età.

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Di qualunque legame malato si tratti, è bene sottolineare che i figli non sono né una proprietà né una estensione dei genitori ed hanno il diritto di vivere la vita nel modo che ritengono giusto per loro.

Sicuramente per mantenere un buon rapporto con i genitori i figli adulti dovrebbero concedere il giusto spazio senza far percepire la distanza, creare confini senza trasmettere una sensazione di esclusione.

Una delle principali cause di litigio tra genitori e figli è il partner scelto come compagno di vita. In età adulta infatti, ad un certo punto il rapporto tra genitori e figli dovrebbe diventare paritario, ma purtroppo questo non accade quasi mai e solo quando i ruoli si capovolgono completamente perché i genitori sono ormai anziani.  

Infine al giorno d’oggi uno dei motivi per cui il rapporto tra genitori e figli resta per troppo tempo acerbo e disfunzionale è anche la difficile realizzazione professionale delle persone.

I nuovi adulti riescono a lasciare la casa dei genitori sempre più tardi, a volte per comodità e convenienza, molte altre per reale impossibilità economica.

Questo congela i rapporti in una specie di tarda adolescenza, una situazione che poi si ripercuote anche nei rapporti con gli altri, nelle relazioni e nella capacità di essere autonomi.

Источник: http://www.drlorenzoflori.it/2021/03/rapporto-genitori-figli-come-si-sviluppa-dallinfanzia-alleta-adulta/

Quando si forma la personalità del bambino?

Quando si forma e in che modo si sviluppa la personalità del bambino?

Quando si forma la personalità del bambino? La pedagogista ci parla delle diverse fasi di sviluppo dell'identità e dell'egocentrismo dei più piccoli

Quello che andremo ad affrontare è uno degli argomenti, a mio avviso, più interessanti della sfera psico-pedagogica. Parleremo di personalità del bambino, quando si forma, in che modo si sviluppa e tratteremo un aspetto che interessa non solo i bambini, ma a volte anche gli adulti: l’egocentrismo.

Proseguiamo per ordine e spieghiamo prima di tutto cosa intendiamo quando parliamo di personalità. Andando a ricercare il significato del termine mi sono imbattuta in questa definizione che potremmo accettare:

L'insieme delle caratteristiche individuali, non fisiche, che in quanto tali costituiscono o conferiscono motivo di integrità o di distinzione.

Quindi ognuno è diverso dall’altro poiché ognuno ha la sua personalità.

La personalità: un continuo divenire

La storia dell’individuo e le esperienze che compie sono la base sulla quale viene costruita la sua personalità.

Si è abbandonata l’idea secondo cui sia una caratteristica statica dell’uomo che conclude il suo percorso una volta divenuto adulto, per far posto ad una moderna analisi dell’argomento considerato dagli studiosi, invece, come un processo dinamico in continuo divenire.

Le esperienze che un individuo compie in un determinato periodo della sua vita non si esauriscono man mano che egli cresce, ma rappresentano il suo bagaglio evolutivo attraverso il quale si va a formare e prendere peso la sua personalità.

Sin dai primissimi mesi di vita del bambino siamo spettatori del suo modo di essere, ci sono neonati più tranquilli, altri più agitati, spesso si sente dire dai genitori “Io da piccolo non ero così”.

Ciò ci fa capire che benché si prendano parti del carattere dei genitori, tuttavia ogni essere umano non sarà mai uguale ad un altro.

La stessa vecchiaia non è più considerata come una fase di chiusura della vita di una persona, ma alcuni anziani riscoprono una parte del loro carattere che in gioventù non avevano, dovuto magari a delle restrizioni educative e culturali alle quali erano soggetti e si aprono alla vita consapevoli di poter ancora dare tanto.

Come si forma la personalità?

Abbiamo detto che sin da piccolissimi nei bambini è già chiaro il loro modo di essere. Il carattere si forma, infatti, grazie all’ insieme di diversi fattori biologici, culturali, ambientali, sociali. Tante mamme raccontano che durante la gravidanza i loro piccoli erano più o meno agitati nella pancia ed hanno riscontrato lo stesso carattere una volta nati.

Poiché siamo il risultato di vari mescolamenti genetici può succedere che si prenda un lato della personalità della nonna materna o dello zio paterno. Tutto ciò fa sorridere, ma anche riflettere. Ma come, non eravamo unici? Assolutamente sì e continueremo ad esserlo grazie all’ esperienze che andremo a fare e riguardo ai bambini, alle esperienze che gli faremo fare.

Un bambino che attorno a sé ha pochi stimoli ludici o culturali avrà un tratto della personalità poco sufficiente a differenza di chi vive esperienze legate a varie sfaccettature, faccio riferimento ai viaggi, alle letture, agli scambi comunicativi con gli adulti.

Spesso i genitori preferiscono limitare i dialoghi con i figli soltanto se si riferiscono al loro dovere di alunno e quindi al rendimento scolastico.

Far partecipare, invece, i bambini a discorsi “da grandi” come la politica, la guerra, la morte o la separazione dei genitori, utilizzando sempre un linguaggio appropriato e semplice, li porterà ad un arricchimento fondamentale per lo sviluppo della loro personalità. Prima di tutto avranno l’idea di far parte veramente del gruppo famiglia, si sentiranno importanti e questo a volte manca in molte famiglie.

Fasi dello sviluppo della personalità

Già nella vita intrauterina è abbastanza chiaro il modo di essere del bambino che andrà a rafforzarsi e modificarsi crescendo. Il periodo intorno ai due anni è importante e molto delicato. In questa fase i bambini iniziano ad esprimere il loro malcontento per qualcosa o qualcuno. I genitori spesso parlano di “capricci”e il “no” è la parola che più di tutte sentono ripetere dai figli.

Teniamo conto che è un’età in cui il vocabolario dei bambini è ancora ridotto, non riescono ad esprimersi in modo corretto e appropriato, pertanto la via d’uscita più facile da seguire è rifiutarsi di fare determinate cose o non rispondere alle richieste che gli vengono fatte. Non tutti i bambini frequentano, inoltre, il nido e non vivono a stretto contatto ogni giorno con coetanei o altri adulti perciò sono meno portati a seguire le regole imposte da soggetti estranei ai componenti della famiglia.

Con la scolarizzazione si va delineando il carattere, esce fuori un’indole più timida o estroversa. I bambini ricercano ancora i genitori e fanno affidamento su di loro, si fidano dei loro consigli e rispettano decisioni e regole. Questo mondo idilliaco ha vita breve perché andrà a scontrarsi di lì a poco con il periodo per eccellenza della personalità: l’adolescenza!

Chi vive in questo momento a stretto contatto con figli adolescenti non può che darmi ragione. I genitori sono perennemente in lotta con i vari sbalzi d’umore di questi figli non più piccoli, ma nemmeno adulti.

Cambia il corpo, ma cambia anche la mente, il modo di ragionare, di vedere se stessi e gli altri. L’adolescente è alla continua ricerca di piacere a chi gli sta intorno.

Il rifiuto per il bambino o la bambina che è stato è agli occhi di tutti, e spesso per ricercare attenzioni e approvazioni da adulti e coetanei vanno incontro a situazioni spesso oltre il limite consentito.

Il ragazzo o la ragazza solitamente si trovano in bilico tra una condizione di vita che non è più la loro, non sono più bambini e tali vengono considerati dai genitori, ma al tempo stesso non possono essere considerati adulti anche se chi sta loro vicino li vorrebbe maturi e responsabili.

L’adolescente vive una lotta continua di affermazione della sua personalità, non accettata e il più delle volte non capita. Eppure, abbiamo vissuto tutti questi stati d’animo!

L’egocentrismo nei bambini

Due grandi psicologi infantili hanno affrontato a lungo il discorso riguardante l’egocentrismo, ovvero l'incapacità del bambino di percepire la differenza tra la propria visuale e quella altrui.

Secondo Piaget l'egocentrismo infantile si esprime perché non vi è comunicazione con il mondo esterno e il bambino preferisce un monologo comunque esteriorizzato, ovvero, parla da solo. Per Lev Vigotskij, invece, il linguaggio egocentrico è comunicazione anche se si assiste ad un monologo del bambino.

È una fase dello sviluppo che avviene intorno ai 2-3 anni, i bambini sono soliti considerare tutto ciò che è alla loro portata e che riguardi solo loro stessi. Perciò non li considerate maleducati o poco attenti, sono attenti eccome invece!

Da 0 a 3 anni esistono i bisogni solo se è il bambino che li può soddisfare…”tutto il resto è noia”, tanto per citare una canzone. Niente paura però, cari mamma e papà l’egocentrismo andrà a scomparire intorno ai 7 anni, poi verranno fuori altri “problemi” dei vostri figli, già, ma perché svelarli tutti ora?! 

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Источник: https://www.pianetamamma.it/il-bambino/sviluppo-e-crescita/quando-si-forma-la-personalita-del-bambino.html

9 caratteristiche che definiscono la personalità di un bimbo

Quando si forma e in che modo si sviluppa la personalità del bambino?

Quando ogni bimbo compie un anno, inizia a manifestare alcuni tratti di quello che sarà il suo carattere. Ecco quali sono, secondo il giornalista, scrittore ed esperto di tematiche relative all'educazione e all'infanzia Luciano Montero del magazine spagnolo Serpadres.es, le nove caratteristiche che definiscono la personalità di un bimbo.

Quando un bimbo compie un anno inizia a manifestare alcuni tratti di quello che sarà il suo carattere. E per educarlo è molto utile capire che tipo è, qual è il suo modo di essere. Il carattere di un bimbo è condizionato dall'ambiente che lo circonda, dalle esperienze che compie e dal modo in cui reagisce a queste.

Esiste però anche un lato della personalità che ognuno porta con sé sin dalla nascita e che dura per tutta la vita. Si tratta del temperamento.

Capire il tipo di temperamento di un bambino è utile per poterlo gestire al meglio.

Così, è evidente che occorre trattare i bimbi in modo differente, assecondando le caratteristiche di ognuno.

Il giornalista Luciano Montero del magazine spagnolo Serpadres.es ha individuato quali sono le 9 caratteristiche della personalità che si manifestano intorno all'anno di età.

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Durante l'anno si vive di corsa e senza volerlo ci si perde un po'. Recuperare/migliorare il rapporto con i propri figli e ritrovare un buon clima familiare durante le vacanze, via o a…

1. Livello di 'attività'

Se il bambino è molto attivo, occorre dargli molte opportunità per permettergli di sfogare la sua energia. Per questo motivo, è necessario avere spazio, sia all'interno che all'esterno.

Inoltre, con i bimbi molto vivaci è meglio ridurre le situazioni in cui occorre stare fermi e in silenzio. E se non si riesce a tranquillizzare il bimbo neanche per un minuto, è meglio portarlo via piuttosto che tentare di farlo stare fermo.

Quando crescerà, il piccolo saprà certamente adattarsi meglio ai contesti, ma per ora non è possibile controllarlo. Inoltre, è importante ricordare che questo comportamento avrà i suoi vantaggi quando il piccolo sarà grande.

Se, al contrario, il bambino è tranquillo e i genitori sono invece molto attivi, si può restare spiazzati dalla sua compostezza.

E' sempre meglio accettare il piccolo com'è e godere dei benefici del suo modo di essere in ogni caso.

Infine, è comunque opportuno non dimenticare che un vero e proprio eccesso di attività o di passività potrebbe indicare altri problemi.

2. Regolarità

Con questo termine si intendono le funzioni biologiche del piccolo come la fame, il sonno o le funzioni intestinali. I genitori di bambini molto regolari riescono a organizzare bene le giornate, ma sanno anche, in compenso, che è difficile cambiare le abitudini dei figli.

I bimbi irregolari mangiano o dormono male, fino a quando i genitori si rendono conto che occorre imporre, in modo delicato, una pianificazione. Andare a letto e mangiare ad orari prestabiliti è rassicurante e fa percepire ai bimbi che la vita è gestibile, anche se i loro ritmi interni non lo sono.

3. Adattabilità

I bambini che si adattano facilmente ai cambiamenti sono una 'benedizione', ma i genitori devono ricordare che tutti i bimbi hanno bisogno di stabilità e di una routine quotidiana. Per i bimbi che tollerano male i cambiamenti, è meglio mantenere, quanto più è possibile, abitudini giornaliere.

Un certo numero di cambiamenti è inevitabile e persino auspicabile, perciò il trucco è: introdurre lentamente e gradualmente le modifiche. Nuovi alimenti, per esempio, possono essere inseriti nel menu del piccolo a poco a poco. Inoltre, se daremo loro opportunità facili e frequenti di provare delle novità, li aiuteremo a tollerare meglio i cambiamenti.

4. Reazioni alle novità

La facilità che hanno alcuni bambini nell'accettare nuove persone e nuove situazioni è molto positiva, ma potrebbe anche avere un lato negativo: questi potrebbero essere eccessivamente socievoli con gli estranei o avere la tendenza ad allontanarsi da soli.

I bimbi che si ritraggono non devono essere messi sotto pressione, anzi devono essere preparati in precedenza e deve essere dato loro il tempo necessario per accettare le novità.

Per questo, è fondamentale informarli in anticipo dei cambiamenti e delle nuove circostanze.

E' necessario comprendere questo tratto del carattere e far capire loro che li si apprezza allo stesso modo.

5. Intensità delle reazioni

L'intensità con cui il bambino esprime le sue emozioni è molto importante.

Per i bambini più 'intensi', occorre, ad esempio, capire quando è necessario confortarli perché il loro pianto è giustificato e quando ignorarli perché gli attacchi d'ira sono soltanto teatrali.

Per quanto riguarda i bambini più miti, il pericolo può essere che le loro esigenze siano ignorate perché non adeguatamente espresse. Per questi motivi, è necessario aiutarli a distinguere le sfumature di espressione dei sentimenti e incoraggiarli ad essere più chiari nelle richieste.

6. Attenzione e concentrazione

Ad un anno di età l'attenzione è generalmente instabile, ma, mentre alcuni bambini passano rapidamente da un'attività all'altra in meno di un minuto, gli altri possono restare concentrati su un oggetto o su un'attività per cinque, dieci, quindici minuti o più. I bimbi più instabili hanno bisogno di essere seguiti durante i loro giochi e di essere incoraggiati alla concentrazione e alla pazienza. Non va bene dar loro troppi giochi in una sola volta.

I più concentrati hanno più autonomia nel trascorrere del tempo da soli. In cambio, sarà più difficile distrarli quando si ostinano a fare o a toccare qualcosa che non dovrebbero.

7. Distrazione

La grande attività e la capacità di distrarsi di molti bambini di un anno porta molti genitori a pensare all'iperattività, sindrome difficile da diagnosticare in un'età così precoce.

In ogni caso, con i bambini molto distratti gli stimoli devono essere sempre tenuti bassi. Il vantaggio è che è facile farli passare da un'attività all'altra senza opposizione.

Può accadere però che siano più testardi e che facciano opposizione: in questo caso occorre parlare loro in anticipo di eventuali cambiamenti. D'altra parte, però, sono anche più autonomi.

8. Sensibilità sensoriale

Molto bambini sensibili reagiscono in modo forte alle variazioni (anche lievi) di sapori, consistenze, luci, odori e temperature. Da grandi saranno certamente persone molto sensibili e amanti dei dettagli. Finché sono piccoli è meglio non imporre loro molti più cambiamenti di quelli che possono sopportare.

Coloro che hanno un basso livello di tale sensibilità danno meno problemi, ma anche danno anche meno segnali se hanno bisogno di un cambio di pannolino o se un vestito ruvido irrita la loro pelle.

9. Tipologia di umore

In alcuni bimbi prevale la gioia, in altri la serietà e in altri ancora la rabbia. E' molto facile scoprire com'è nostro figlio. Basta tenere a mente che:

  • I bimbi allegri sono deliziosi, ma occorre fare attenzione per capire quando dietro i loro sorrisi c'è qualche frustrazione o disagio, perché non esprimono facilmente i loro malumori.
  • Per quanto riguarda i bimbi in cui il malumore è predominante, occorre che i genitori ammettano questa caratteristica caratteriale del bimbo e non si attribuiscano colpe (a meno che tale cattivo umore non sia conseguente a una causa ambientale che riguarda la vita del piccolo).
  • Occorre far capire ai bimbi seri che li si ama e bisogna valorizzarli per quello che sono, in modo che non sentano la necessità di sembrare affascinanti e, quindi, di essere anche seriosi.

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La gestione della rabbia è una tappa fondamentale nella crescita dei nostri ragazzi. Ecco qualche consiglio da condividere con loro tratto dal sito americano WebMD

Источник: https://www.nostrofiglio.it/bambino/psicologia/9-caratteristiche-che-definiscono-la-personalita-di-un-bimbo

Lo sviluppo psicologico del bambino

Quando si forma e in che modo si sviluppa la personalità del bambino?

Secondo una teoria dello psicologo e psicoanalista tedesco Erik Erikson, fin dalla nascita ha inizio lo sviluppo psicologico del bambino, che porterà gradualmente alla formazione della sua individualità e della sua personalità. Si tratta di un processo graduale, che passa attraverso le diverse fasce di età e si esprime tramite una serie di cambiamenti, il cui manifestarsi è influenzato dallo sviluppo dei suoi processi cognitivi ed affettivi e dalle componenti ambientali e sociali.

Per questo, fin dai primi mesi è importante fornire ai nostri bambini le cure e l'attenzione di cui necessitano, facendoli vivere in un ambiente familiare affettivo, caratterizzato da un'alta qualità del tempo dedicato loro, in modo che possano utilizzarlo come base per lo sviluppo autonomo della loro coscienza e delle loro caratteristiche personali.

Personalità in formazione

Quando si parla di personalità si fa riferimento alle caratteristiche psichiche su cui si costruisce l’identità personale di un individuo, caratteristiche che lo distinguono dagli altri e ne determinano il comportamento e le relazioni personali.

La personalità individuale si sviluppa lungo tutto il corso della nostra vita, modellandosi quando siamo piccoli e consolidandosi con la maturazione psicologica e cognitiva dell'adulto, influenzata e scandita dallo sviluppo di diversi aspetti del nostro io.

Oggi gli psicologi sociali e gli studiosi di psicologia dell'età infantile riconoscono che la personalità non è una struttura fissa, che si definisce stabilmente alla fine dell'adolescenza, ma è un processo particolare di crescita continua che prosegue fino alla morte. Anche durante la maturità e la vecchiaia, grazie al nostro modo di gestire i rapporti e le difficoltà, continuerà infatti il nostro percorso di crescita psicologica ed evolutiva, in un esercizio mentale continuo volto all'auto-miglioramento.

Tra i fattori fondamentali che concorrono allo sviluppo dell'io emotivo e relazionale del nostro bambino, ci sono facoltà e capacità legate allo sviluppo cognitivo e all'adozione del linguaggio come percezione, come apprendimento, pensiero, intelligenza e memoria, ma anche sensazioni legate allo sviluppo della sfera affettiva e volitiva, che riflettono maggiormente la nostra interiorità, come le emozioni, i sentimenti, gli interessi e le preferenze.

Sempre secondo gli studi e le teorie di Erikson, questo sviluppo può essere riassunto e schematizzato in quattro fasi o tappe principali; per riuscire a sviluppare una personalità sana ed equilibrata, il bimbo deve superare in modo positivo gli impulsi conflittuali e le crisi che caratterizzano ciascuna fase.

Il superamento di queste fasi non significa, tuttavia, che l'esistenza di un individuo venga scandita da cambi caratteriali repentini; in realtà con la maturazione e lo sviluppo del proprio senso di adattamento, le modalità di comportamento si sfumeranno, finendo per modellarsi in base al nostro vero io.

Questione di fiducia

Dalla nascita fino all'incirca al primo anno di vita, il bambino per i suoi bisogni dipende strettamente dalla presenza della madre e poi, in un secondo momento anche da quella del padre e della coppia genitoriale.

Avere qualcuno in grado di comprendere e soddisfare tutti i suoi bisogni, assicurare calore affettivo, nutrimento, contatto, e di alleviare i suoi disagi, permette al bambino di alimentare quel senso di fiducia nei genitori che gli permetterà di instaurare, successivamente, una relazione positiva con gli altri adulti e un rapporto aperto verso il mondo esterno.

Sviluppare questo tipo di fiducia fin dall'infanzia, gli permetterà di approcciarsi alla vita in modo sicuro ed aperto e di affrontare le sfide che gli si presenteranno nel suo percorso di crescita.

In questo, il ruolo chiave è rivestito dalla mamma e solo dopo dal resto della famiglia: soprattutto nei primi mesi, la madre non deve mancare di soddisfare aspettative e bisogni del proprio figlio, per evitare che sviluppi un senso sfiducia nei suoi confronti, sentendosi abbandonato.

Con il passare del tempo la mamma dovrà iniziare a distaccarsi gradualmente dal proprio bambino, per permettergli di adattarsi anche alle esigenze degli altri e per insegnargli a superare anche i momenti di stress e frustrazione che dovrà affrontare in futuro, da solo, senza perdere la fiducia nell'affetto e nel sostegno incondizionato della famiglia.

Bando alla timidezza, largo all'autonomia

La fiducia in sé stesso guadagnata nella prima fase, sarà la base di partenza grazie alla quale il bambino potrà superare la sfide caratteriali presenti nella seconda.

Intorno ai 2-3 anni, il bimbo ha infatti acquisito la necessaria sicurezza per iniziare a coltivare la sua autonomia e, anche dal punto di vista psico-motorio, sono arrivate delle importanti conquiste che gli permettono di fare nuovi movimenti e compiere gesti con maggiore autonomia, come mangiare, stare seduto, camminare.

Inoltre, più il bambino scopre le sue nuove possibilità e facoltà cognitive, più avverte la necessità di allontanarsi dai genitori, per affermare la sua indipendenza e dimostrare di saper fare quelle cose per le quali prima, nel periodo dell'attaccamento, dipendeva totalmente dal padre e dalla madre.

Anche se questo momento di distacco può dispiacere a noi genitori, dobbiamo superare questo test obbligato e considerare che l'allontanamento fa parte della sua evoluzione psicologica e che lo sviluppo del senso di autonomia è fondamentale per permettergli di diventare un individuo completo. Anzi, come genitori dobbiamo cercare di aiutarlo ad entrare in comunicazione con sé stesso e con i suoi desideri e fare in modo che il suo senso di incertezza non prevalga sul desiderio di autonomia.

Dobbiamo quindi lasciar fare loro le prime esperienze, senza caricarli di pressioni o aspettative che li renderebbero insicuri, paurosi di sbagliare o deluderci, e frenando la loro maturazione psicologica.

Proponiamogli quindi giochi stimolanti con una funzione educativa, non ordiniamogli di fare le cose ma invitiamoli a pensare e a fare delle scelte, per farli sentire ancora più autonomi e padroni delle loro giornate.

Una dote rara: lo spirito di iniziativa

Se avremo fatto un buon lavoro nella precedente fase, avremo preparato i nostri figli ad affrontare il mondo in maniera più consapevole ed avremo gettato le basi per fargli sviluppare quello che è un importante talento per i giovani e i bambini di oggi: lo spirito di iniziativa.

Nella società moderna, dove i bambini sono bombardati dagli stimoli e dalle informazioni provenienti dalla cultura televisiva e si dimostrano sempre più passivi e totalmente dipendenti dai genitori, incoraggiarli a sviluppare la propria personalità e capacità di fare le proprie, seppur piccole, scelte, non è una cosa da poco.

La curiosità di sapere e capire come funzionano le cose e il mondo che gli sta intorno, espressa in genere tramite domande a cui dobbiamo essere in grado di dare risposte efficaci, e la voglia di fare e provare nuove esperienze, sono componenti che non dovrebbero mancare nella struttura psicologica del bambino tra i 3 e i 5 anni e che vanno a comporre la loro personalità creativa.

Ovviamente, dato che sono dei bambini, non dobbiamo abbandonarli a loro stessi in questo viaggio di scoperta della novità e di esplorazione della natura del proprio io e di ciò che gli sta intorno, ma guidarli nella ricerca e proteggerli quando necessario.

In questo stato di protetta autonomia, i bimbi potranno arricchire il loro bagaglio di esperienze e conoscenze ed iniziare a sviluppare un primo senso di responsabilità, sperimentando sulla loro pelle che alcune azioni hanno delle conseguenze, non sempre positive o in linea con i loro desideri e la loro volontà, e che provare è uno dei metodi migliori per imparare e crescere.

Il superamento di questa fase, dove curiosità e creatività la fanno da padrone e dove realtà ed immaginazione si sfumano a vicenda nella fertile mente del bambino, sarà la base di partenza anche per il suo futuro sviluppo intellettuale, aprendogli le porte al mondo della scuola e a nuovi livelli, meno istintivi e più guidati, di conoscenza e apprendimento.

Tutto pronto per la scuola

La quarta ed ultima fase dello sviluppo psicologico del bambino prende il suo avvio con l'inizio dell'età scolare, e va quindi dai sei anni in su, terminando con la fase adolescenziale.

A questa età i bambini sono ormai dei piccoli individui operosi, in grado di capire, apprendere, fare ricerche e coltivare le proprie idee, per cui la scuola è lo strumento giusto per accrescere le loro capacità intellettive e forgiare le loro caratteristiche psicologiche.

Dal punto di vista motorio ormai i bambini sono autonomi e avvertono il desiderio di mettersi alla prova, confrontarsi ed affinare le proprie capacità, per cui diventano importanti i giochi di squadra e gli sport.

Noi genitori dobbiamo assecondare questo loro desiderio di attività e operosità, combattendo le tendenze alla pigrizia e alla sedentarietà e incoraggiandoli a scegliere un'attività positiva per la loro salute e il benessere del loro corpo e a rispettarne poi gli impegni, senza rinunciare al tempo necessario da dedicare allo studio. Inoltre, dobbiamo aiutarli a vivere lo sport e le regole del gioco in maniera positiva e ludica, senza farli sentire inadeguati o inferiori rispetto agli altri bambini ma incoraggiandoli a coltivare le proprie passioni e a migliorarsi costantemente.

Dal punto di vista sociale e psicologico, il dover vivere in comunione con altri bambini, secondo regole, orari e spazi scanditi è un importante strumento che farà sviluppare nei nostri piccoli il senso dell'obbedienza, il rispetto, la pazienza e la capacità di accettare le avversità e le diversità.

L'interazione continua con i compagni gli fornirà degli esempi pratici di atteggiamenti e comportamenti diversi rispetto a quelli cui erano abituati in famiglia, che potranno influenzare in qualche modo la loro personalità, per spingerli ad adattarsi alle norme del vivere comune.

Infine stando in gruppo, emergeranno più facilmente le caratteristiche peculiari del carattere del nostro bambino, che potranno protrarsi anche una volta cresciuti, definendo le basi su cui si definirà la loro vera personalità.

Источник: https://www.fruttolo.it/fruttolo-magazine/sviluppo-psicologico-bambino

Complesso di Edipo

Quando si forma e in che modo si sviluppa la personalità del bambino?

Per complesso di Edipo s'intende la competizione che un figlio inconsciamente nutre per il padre, dovuta alla proiezione amorosa nei confronti del genitore di sesso opposto (madre). Questo fenomeno è connesso all'identità sessuale e rappresenta una fase normale nello sviluppo emotivo di un bambino.

Generalmente, la risoluzione del complesso di Edipo è spontanea e prevede l'identificazione progressiva con il genitore del proprio sesso.

In molti casi, infatti, il fenomeno ha come conseguenza violenti conflitti emotivi e sensi di colpa, da cui risulta la scoperta delle differenze che permettono al bambino di comprendere quale ruolo deve occupare nella relazione tra i due sessi.

Nello sviluppo evolutivo, pertanto, questa tappa è importante per la futura strutturazione della personalità.

Il complesso di Edipo è il rifiuto inconscio che il bambino sperimenta nei confronti del genitore dello stesso sesso (il padre per un figlio maschio o la madre per una figlia), associata all'attrazione per il genitore di sesso opposto (la madre per un figlio maschio o il padre per una figlia).

Oggi, quest'espressione è impiegata per entrambi i sessi, nonostante per le bambine sia più appropriato parlare di complesso di Elettra.

L'espressione “complesso edipico” ha origine dalla tematica suggerita dalla leggenda di Edipo, eroe della mitologia greca ed ignaro delle proprie origini, destinato dal Fato ad uccidere inconsapevolmente il padre Laio, da cui era stato abbandonato alla nascita. Dopo varie peripezie, Edipo sposa la madre Giocasta, senza conoscere la vera identità della donna, avviando così un rapporto incestuoso.

Complesso di Edipo al femminile

Per quanto riguarda le bambine, invece, il “complesso di Elettra” prende ispirazione dal nome dell'eroina greca che uccise la madre, Clitemnestra, per vendicare suo padre Agamennone.

Il complesso di Edipo è un concetto originariamente elaborato da Sigmund Freud nell'ambito della teoria psicoanalitica, per descrivere come il bambino matura l'identificazione col genitore del proprio sesso e il desiderio nei confronti del genitore del sesso opposto.

Secondo l'ipotesi freudiana, la libido (ossia l'espressione psichica dell'energia sessuale fondata sull'esistenza di pulsioni fondamentali) emerge fin dalla nascita, determinando non solo i comportamenti adulti, ma anche quelli infantili.

Freud sostiene, in particolare, che la libido attraversi varie fasi evolutive correlabili a diverse zone erogene (cioè quelle parti del corpo la cui stimolazione è fonte di piacere sessuale).

Secondo Freud, le fasi del complesso edipico sono:

  1. Fase orale (0-18 mesi): è caratterizzata dall'attività della suzione, fonte di piacere e nutrimento, e dall'introiezione, cioè dall'impossessamento dell'oggetto attraverso l'introduzione orale;
  2. Fase anale (18 mesi-3 anni): in questa fase, l'ano (o, meglio, il controllo che il bambino comincia a mostrare nella ritenzione e nell'espulsione delle feci) viene a costituire il luogo più importante dei desideri e delle gratificazioni sessuali;
  3. Fase fallica (3-5 anni): in tale momento dell'evoluzione, l'unico organo conosciuto sia dal maschio che dalla femmina è il pene, che crea un'opposizione tra i due sessi. In quest'ultima fase, Freud colloca la nascita del complesso di Edipo, ossia l'insieme di sentimenti amorosi ed ostili che il bambino prova nei confronti dei genitori.

Nella fase orale ed anale, la libido dell'individuo è auto-erotica; in quella fallica, invece, il desiderio sessuale si apre al di fuori dell'individuo stesso, cercando nell'altro sesso un oggetto d'amore.

Gli psicanalisti ritengono che in quest'ultima fase del complesso di Edipo l'individuo affronti una delle più sconvolgenti esperienze emotive ed affettive di tutta la vita.

In altre parole, dalla risoluzione o meno del complesso di Edipo, dipende la futura strutturazione della personalità.

Tra il 1912 ed il 1914, l'interpretazione del complesso di Edipo fu la causa dei primi disaccordi teorici tra i protagonisti più conosciuti della storia della psicoanalisi: Sigmund Freud e Carl Gustav Jung.

I sintomi del complesso di Edipo possono manifestarsi nella fase dello sviluppo affettivo del bambino che si verifica dai due anni e mezzo circa fino ai sei anni di età.

1) Attaccamento madre-figlio (o padre-figlia)

Il complesso di Edipo può essere evidente nel maschietto verso i tre anni quando:

  • Vuole avere tutta per sé la madre e si allontana dal padre (considerato come un rivale in amore);
  • Diventa possessivo nei confronti della figura materna, a cui richiede maggiori attenzioni, coccole e tenerezze;
  • Si adira se il padre esprime gesti affettuosi verso la madre;
  • Cerca di intromettersi nell'intimità sessuale dei genitori entrando, per esempio, in camera loro senza bussare;
  • Avverte la presenza del padre come scomoda e manifesta la sua contentezza quando costui intraprende un viaggio oppure è assente da casa;
  • Dimostra curiosità sessuale per la madre (ad esempio: pretende di dormirle accanto la notte).

Per quanto concerne le bambine, il complesso di Edipo può configurarsi in modo analogo, con le necessarie varianti. Una figlia può fortificare la proiezione amorosa nei confronti del padre, al quale richiede numerose manifestazioni d'affetto.

Inoltre, la bambina cerca di attirare continuamente l'attenzione del papà, rifugiandosi spesso tra le sue braccia. Al contempo, la madre diventa una rivale o viene vista come una figura superflua.

Nei casi peggiori, la bambina esplica comportamenti irrispettosi ed aggressivi nei confronti della figura materna, la quale viene incitata ad allontanarsi dal padre.

2) Complesso di castrazione

Tra i tre ed i cinque anni di età, il bambino inizia a capire che non gli è permesso sedurre la madre (secondo Freud, ciò avviene attraverso i richiami paterni): incontrando il limite del divieto e non riuscendo in queste incoscienti manovre, il bambino soffocherà la propria contrarietà e sarà costretto a rinviare il soddisfacimento delle proprie pulsioni. Il complesso di Edipo finirà per esprimersi, quindi, attraverso attacchi di collera ed incubi notturni. Questa fase viene definita da Freud come complesso di castrazione: nei confronti del proprio desiderio, il bambino ritiene che la punizione inflitta dal padre sia giusta.

3) Fase risolutiva

Verso i cinque-sei anni, il bambino rinuncerà gradualmente a prendere il posto del genitore del suo stesso sesso, respingendo nell'inconscio le proprie emozioni e passioni.

A quest'età, il bambino sposta il suo interesse dalla madre ad un altro individuo di sesso femminile all'esterno della famiglia; inoltre, costui inizia a condividere delle attività ed adotta comportamenti simili a quelli del papà, con il quale si identifica progressivamente.

Le bambine iniziano, invece, a fare tutto come la mamma, che prendono come esempio da seguire.La risoluzione del complesso di Edipo e dell'angoscia di castrazione porta alla comprensione psichica delle differenze tra gli esseri, tra i sessi e tra le generazioni.

  • Il complesso di Edipo viene definito positivo, se il bambino manifesta una proiezione amorosa verso il genitore di sesso opposto, mentre quello dello stesso sesso, diventa oggetto di sentimenti ostili.
  • Nella formanegativa del complesso edipico, invece, la situazione appare capovolta, ossia il figlio presenta un'attrazione per il genitore dello stesso sesso e rifiuto per quello di sesso opposto.
  • La maggior parte delle volte, tuttavia, il complesso di Edipo si presenta in forma complessa: a seconda dei singoli casi, entrambi i genitori possono essere oggetto d'amore e di ostilità, sia pure in diversa e variabile misura.

Lo schema psicoanalitico delle fasi evolutive della libido formulato da Freud sembra poter esistere, ad oggi, solo in un nucleo familiare dove le relazioni rispettano un sistema triangolare, costituito da bambino, padre e madre.

Ai tempi attuali, tuttavia, occorre considerare l'emergere di nuove forme di famiglia, in cui la figura paterna o materna è assente (monoparentali) o divisa tra due uomini o due donne (omoparentali).

Pertanto, si dovrebbe rivedere la struttura del complesso di Edipo, per adattarla a quest'ultimi casi.

Il complesso di Edipo è un momento cruciale, nel quale viene sancita la differenza tra i sessi e tra le generazioni.  Questa tappa richiede l'opportuna attenzione da parte dei genitori.

In particolare, è necessario spiegare al bambino che non potrà avere lo stesso tipo di relazione che ha il papà con la mamma, ma troverà, nel tempo, un'altra persona con la quale potrà fare ciò che fanno i genitori.  

In genere, durante lo sviluppo emotivo, l'autorità del padre pone dei limiti rispetto ai desideri del bambino.

Tuttavia, se quest'ultimo diventasse temporaneamente aggressivo o manifestasse eccessiva gelosia ed ostilità, il genitore deve continuare a comportarsi come se niente fosse.

La figura familiare preferita deve cogliere, invece, ogni occasione per valorizzare l'altro genitore.

Il complesso di Edipo è una fase normale per lo sviluppo della sessualità e della personalità di ogni individuo. Il modo in cui questo viene affrontato e superato dipende da come si svolgono le precedenti tappe evolutive e da come i due genitori costruiscono il rapporto con i loro figli.

I bambini sottoposti a maltrattamento fisico e verbale, rifiuto e crudeltà da parte dei genitori sembrano essere più soggetti a sviluppare problemi con l'intimità emotiva. 

Tuttavia, il complesso di Edipo può interessare anche le persone senza particolari problemi psicologici: nel corso della propria evoluzione, ciascuno affronta e generalmente supera tale periodo evolutivo.

Inizialmente, le fantasie incestuose irrisolte durante la crescita di un bambino furono poste in relazione con lo sviluppo della maggior parte dei disordini psichici, tra cui l'identificazione del figlio con la madre e l'attrazione per persone dello stesso sesso.

Il complesso di Edipo si risolve normalmente da solo, tra i 5 ed i 7 anni, con la progressiva rinuncia a prendere il posto del genitore del suo stesso sesso (il padre per il bambino; la madre per la bambina) e la repulsione nell'inconscio delle emozioni e delle passioni per l'altra figura genitoriale.

Di solito, verso i cinque-sei anni inizia l'età in cui i bambini sono felici di adottare comportamenti simili a quelli del papà e le bambine vogliono imitare la mamma.

Questi comportamenti sanciscono concretamente il superamento del complesso di Edipo e delineano l'ingresso in una nuova fase di crescita del bambino ed il suo corretto approccio psicologico nei confronti della figura paterna e materna.

Come anticipato, il complesso di Edipo può essere influenzato dall'atteggiamento dei genitori e dal rapporto che ciascuno di essi ha con il bambino.

Un rifiuto delle manifestazioni fisiche di affetto, come il contatto da parte di un genitore, può generare sensi di colpa e di vergogna nel bambino inibendo la sua capacità di godere della propria sessualità e di sviluppare delle sane relazioni intime.

Il normale superamento del complesso di Edipo può essere influenzato in senso negativo da un eccessivo distacco emotivo, da atteggiamenti punitivi o da palese seduzione e sfruttamento sessuale da parte di un genitore.

I disturbi della personalità ed i problemi con la sessualità associate al mancato superamento del complesso di Edipo possono essere diagnosticati da uno specialista che esaminerà con precisione la storia personale del paziente.

I problemi psicosessuali, inclusi i disordini d'identità di genere e le parafilie, possono essere riconosciuti ed affrontati con l'aiuto di professionisti della salute ben informati, che non devono perdere l'opportunità di intervenire in modo utile. Questi possono fornire, infatti, consigli con delicatezza e competenza riguardo la sessualità.

Источник: https://www.my-personaltrainer.it/salute/complesso-di-edipo.html

Gravidanza
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