Quando portare un bambino dallo psicologo?

Quando portare un bambino dallo psicologo?

Scegliere di portare il proprio bambino da uno psicologo è ancora oggi per molti genitori fonte di grandi timori e perplessità. Si è assaliti da dubbi e preoccupazioni relative al fare o non fare questo passo.

I genitori spesso si domandano: Sarà giusto chiedere l’aiuto di uno psicologo? Come vivrà questa esperienza mio figlio? E’ forse troppo piccolo per andare dallo psicologo? Come avverrà il primo incontro? Cosa succederà dopo il primo incontro? Come informo mio figlio del primo incontro con lo psicologo? 

Se ti è capitato di richiedere un appuntamento con uno psicologo per approfondire alcuni aspetti del comportamento del tuo bambino ti sarai posto una o più di queste domande.

Molti bambini possono avere fin dai primi anni di vita dei rallentamenti nell’acquisizione di alcune fondamentali tappe di sviluppo (indicare, parlare, camminare, e così via).

Oppure presentare delle difficoltà di regolazionedel comportamento, dell’attenzione, difficoltà di apprendimento, di memorizzazione, di linguaggio, di coordinazione fine o grosso motoria.

Altri bambini possono presentare nel corso della crescita dei disagi emotivi, relazionali e interpersonali; alterazioni del ritmo sonno-veglia, dell’alimentazione, del controllo corporeo. Lo psicologo è dunque una vera e propria figura di riferimento che aiuta i genitori a comprendere la natura della problematica e come affrontarla.

Alcuni genitori prima di prenotare un primo incontro con lo psicologo si sentono in colpa, in quanto, a torto o a ragione, si ritengono responsabili dei problemi del figlio.

La richiesta di un aiuto psicologico può essere dunque accompagnata per una mamma o un papà da una sensazione di impotenza della propria capacità genitoriale. Tuttavia l’obiettivo dello psicologo fin dal primo incontro non è quello di colpevolizzare un genitore o un bambino per le difficoltà presenti.

L’obiettivo è di costruire una sana, fiduciosa e reciproca unione di forze, in modo che si possa assumere un atteggiamento collaborativo vincente per affrontare il problema.

Lo psicologo: chi è e cosa fa?

La parola “Psicologo” è connotata di molti significati diversi. Mentre ci rechiamo senza grandi perplessità dal medico di fiducia se non ci sentiamo bene, difficilmente ci rechiamo con la stessa facilità da uno psicologo se avvertiamo una sensazione diffusa di malessere generale o difficoltà ad affrontare un problema.

Tuttavia, se ci fermiamo un attimo a riflettere, le origini della psicologia sono molto antiche. Affondano nella grande filosofia greca dove il termine “psiche” era usato per indicare il “respiro vitale” e “l’anima“.

Tanti filosofi, come Aristotele, studiarono le funzioni proprie dell’essere umano “pensante” e “razionale”: l’intelletto, i desideri, i sentimenti, il piacere, la sofferenza e così via.

Ma è solo nella seconda metà dell’800 che si è cominciato ad indagare questi e altri fenomeni psichici con un metodo più propriamente scientifico.

Nasce così lo psicologo, un professionista che studia l’uomo e il suo comportamento, per conoscere e comprendere meglio noi stessi e gli altri.

Lo psicologo si pone diversi obiettivi nel suo lavoro tra i quali: descrivere, spiegare, ascoltare, prevedere, raccogliere dati, osservare il comportamento, misurare, migliorare la qualità di vita e il benessere delle persone.

Oltre a questo favorisce il cambiamentopotenzia le risorse e accompagna gli individui in particolari momenti critici della loro vita che possono essere fonte di grande sofferenza e disagio.

Per fare questo si avvale di alcuni strumenti clinici utili tra cui: il colloquio clinico, l’osservazione, test e questionari.

Durante il primo incontro lo psicologo ha la necessità di raccogliere delle informazioni per comprendere la natura della problematica presentata dal bambino. Quindi il primo vero incontro lo psicologo lo fa solitamente con i soli genitori.

Nel primo colloquio con i genitori lo psicologo pone a entrambi delle domande sulla storia clinica del bambino: quando ha acquisito le principali tappe dello sviluppo, da quando sono iniziate le sue difficoltà, dove si manifestano maggiormente, quali tentate soluzioni hanno messo in atto per aiutarlo ad affrontarle, quali sono gli interessi e impegni scolastici e familiari, e così via.

Alla fine del colloquio, sulla base delle informazioni raccolte, lo psicologo decide come procedere. Possono configurarsi diversi scenari.

Occorre valutare la completezza degli elementi raccolti: se si ritiene che le informazioni in possesso non siano sufficienti si fissa un secondo colloquio con i genitori.

Se e informazioni sono sufficienti, sulla base della problematica riferita, si può decidere di far iniziare al bambino un percorso di valutazione psicodiagnostico. Se i genitori sono d’accordo si condividono con loro le regole del setting, che riguardano:

  1. organizzazione degli incontri (numero e durata, giorni, orari)
  2. le attività che si svolgeranno con il bambino
  3. il costo delle sedute e le modalità di pagamento
  4. le regole per eventuale cancellazione dell’appuntamento prenotato

E’ dunque in un secondo momento che avviene il primo vero incontro tra il bambino e lo psicologo.

Nel primo incontro con il bambino lo psicologo ha l’obiettivo di conoscerlo e di instaurare una relazione di fiducia con lui. Dopo essersi presentato, farà vedere la stanza nella quale trascorreranno del tempo insieme.

Lo psicologo fornirà il giusto spazio al bambino per permettergli di familiarizzare con il nuovo ambiente di lavoro.

Dopo una fase di conoscenza iniziale lo psicologo presenterà delle attività per indagare il funzionamento cognitivo, comportamentale ed emotivo del bambino.

Al bambino viene spiegato con parole semplici cosa si farà insieme e per quanto tempo, invitandolo a porre domande che possano aiutarlo a comprendere la situazione. La chiarezza e l’onesta sono indispensabili per instaurare un clima collaborativo e partecipativo.

I test sono solitamente attività carta e matita che vengono svolte insieme allo psicologo. Durante l’esecuzione dei test il bambino viene lasciato libero di esprimersi, senza essere richiamato per eventuali errori nelle prove cognitive o di performance.

Lo scopo dei test è soprattutto indagare il profilo di funzionamento del bambino al momento della richiesta di consultazione. Per tale ragione lo psicologo è molto attento a non influenzare in alcun modo lo svolgimento delle prove e a far sentire a suo agio il bambino per tutta la durata dell’incontro.

 Ogni attività viene presentata in modo ludico e senza fretta per permettere l‘accoglienza, l’ascolto, la comprensione, la gratificazione del bambino. E’ compito dello psicologo far si che in ciascun incontro si sperimenti la positività dello stare insieme.

Se il bambino si sentirà sereno e coinvolto in modo autentico sarà più propenso a ritornare con maggiore disponibilità nei futuri incontri.

Per quanto tempo il bambino deve andare dallo psicologo?

E’ difficile stabilire a priori il numero di incontri effettivi che servono per approfondire e intervenire  sulle difficoltà del bambino e della famiglia.

Pertanto, a seconda della tipologia di problematica riscontrata, il numero di incontri con lo psicologo è variabile. E’ possibile dare una indicazione di massima, che tuttavia varia molto da situazione a situazione.

Solitamente nella prima fase di indagine clinica il primo colloquio con i genitori si caratterizza per un paio di incontri.

Gli incontri di valutazione con test e attività di indagine specifiche con il bambino nella fase di valutazione psicodiagnostica possono invece variare da tre sedute a circa cinque/sei sedute (o più).

A conclusione del percorso di valutazione lo psicologo incontra nuovamente i genitori per svolgere un colloquio di restituzione. In questo incontro rilascia una relazione clinica in cui si trovano le osservazioni cliniche effettuate dallo psicologo.

Lo psicologo ha così il compito di spiegare i punteggi ottenuti ai test somministrati, di far comprendere ai genitori il profilo di funzionamento cognitivo, emotivo e comportamentale del bambino. Viene poi spiegata la diagnosi e fornite delle indicazioni per il percorso di intervento terapeutico o di potenziamento.

  Se vuoi saperne di più sulla valutazione con bambini e adulti leggi qui: la valutazione psicodiagnostica

Come informare il bambino del primo incontro con lo psicologo?

Scegliere le parole adatte per comunicare al bambino il primo incontro con lo psicologo è il primo passo per avviare una buona predisposizione alla conoscenza reciproca.

Se il bambino percepirà paura e preoccupazione dei genitori nei riguardi dello psicologo potrà a sua volta essere spaventato dall’incontro e recarsi malvolentieri il giorno dell’appuntamento.

Per comprendere come poter comunicare in modo funzionale questa notizia al bambino, poniti la domanda: se tu fossi chiamato a un appuntamento per un primo incontro con uno psicologo, cosa vorresti sapere?

Probabilmente vorresti sapere:

1) Da chi vai, ovvero qualcosa in più sul professionista con il quale hai l’appuntamento (chi è e cosa fa lo psicologo).
2) Cosa farai lì e per quanto tempo.
3) Perché devi andare dallo psicologo.

A questi tre punti potrai pertanto attenerti per comunicare con il tuo bambino. Prova adesso a fare questo esercizio. Formula delle risposte scritte alle domande che trovi di seguito immaginando di dover parlare con tuo figlio:

  1. DA CHI ANDIAMO?
  2. COSA FAREMO DALLO PSICOLOGO E PER QUANTO TEMPO?
  3. PERCHE’ ANDIAMO LI?

Mentre scrivi cerca di usare un linguaggio semplice e di facile comprensione. Evita termini troppo tecnici o specialistici che potrebbero confondere il bambino che ti sta ascoltando. Fatto? Bene adesso confronta le tue risposte con alcune proposte che troverai nel video di seguito.

 In questo video è illustrata la situazione di un genitore che ha deciso di iniziare un percorso di valutazione psicodiagnostico per sospetta dislessia o difficoltà di apprendimento.

L’esempio nel video, che potrai personalizzare a tua volta in base alle tue specifiche necessità, ha lo scopo di mostrarti come puoi comunicare in modo più efficace al tuo bambino il primo incontro con lo psicologo.

Источник: https://www.odipa.it/il-primo-incontro-tra-il-bambino-e-lo-psicologo/

Psicologo infantile: quando serve?

Quando portare un bambino dallo psicologo?

Un comportamento strano in un bambino fa sorgere nei genitori e familiari il dubbio che sia necessaria la consulenza di uno psicologo infantile.

Quando serve l’intervento di un esperto esterno è innanzitutto importante non preoccuparsi e affidarsi alle competenze di chi si occupa di psicologia infantile per risolvere atteggiamenti che nascondono un disagio nel bambino.

Quando serve andare da uno psicologo infantile e quali sono i comportamenti che mostrano un disagio di natura psicologica per il quale è necessario l’intervento di un esperto?

Per prima cosa è bene sottolineare che richiedere l’aiuto di uno psicologo infantile non deve spaventare e che quando si percepisce un problema in un bambino è bene intervenire subito e non lasciare che la situazione si aggravi.

Ci sono alcuni comportamenti o ritardi nello sviluppo che mostrano chiaramente un disagio psicologico nel bambino: ecco quali sono e quando è consigliabile affidarsi ad uno psicologo infantile e richiedere consulenza ad un esperto.

Molto spesso non è facile riconoscere che un bambino, tanto più quando si tratta del proprio figlio, ha bisogno della consulenza di uno psicologo infantile. Quando serve affidarsi alla consulenza di un esperto?

Ci sono alcuni atteggiamenti e problemi per i quali la consulenza di uno psicologo dell’infanzia serve a trovare la giusta soluzione.

Per capire quando serve portare un bambino dallo psicologo infantile è bene ricordare che è soltanto il proprio pediatra a poter aiutare a capire se si tratta di un disagio fisico e temporaneo o di un problema di natura psicologica.

Le situazioni più comuni per le quali è richiesto l’intervento di uno psicologo dell’infanzia sono di natura comportamentale o riguardano problemi dello sviluppo.

Serve andare dallo psicologo infantile quando un bambino cambia improvvisamente atteggiamento, passa da stati di buon umore a momenti di rabbia ingiustificata. Anche casi di inappetenza, stanchezza o problemi nel sonno possono essere il sintomo di un disagio più profondo.

Alcuni sintomi da non trascurare per capire quando serve uno psicologo infantile

Prima di vedere quali sono alcuni sintomi che mostrano il bisogno per il bambino di un esperto di psicologia infantile ribadiamo ancora una volta che è soltanto consultandosi con il proprio pediatra che è possibile stabilire se si tratta di problemi per i quali serve la consulenza di uno psicologo infantile o di altri medici specializzati.

I bambini fino ai 10 anni sono sottoposti a continui cambiamenti, sia fisici che sociali. Questo può portare a scontri, malessere e problemi non sempre risolvibili autonomamente.

Anche i bambini più piccoli possono manifestare disagi per i quali serve l’aiuto di uno psicologo infantile: difficoltà a dormire, stanchezza, frequenti incubi notturni e inappetenza sono soltanto alcuni degli atteggiamenti tipici che manifestano un problema di natura profonda.

Per capire quando ad un bambino serve l’aiuto di uno psicologo infantile è bene anche fare una prima “autodiagnosi”: ci sono stati stress familiari che possono aver coinvolto il bambino? In casi di separazioni, divorzi o lutti i bambini non sempre mostrano apparentemente il proprio disagio e malessere ma lo fanno con atteggiamenti e comportamenti all’apparenza innocui.

Rabbia improvvisa o disturbi di attenzione, eccessiva iperattività: si tratta di alcuni dei casi in cui si consiglia di rivolgersi ad uno psicologo infantile. Da non sottovalutare anche i disturbi alimentari, il rifiuto del cibo o sintomi di bulimia.

Cosa fa uno psicologo infantile

Portare un bambino dallo psicologo è per molti, ancora oggi, visto come una vergogna e quasi come una violenza. Soprattutto se si tratta del proprio figlio, non riuscire a risolvere da soli un problema e un disagio è visto quasi come una “sconfitta”.

Ovviamente così non è, e far parlare un bambino con una persona esterna che si occupa di psicologia infantile può essere a volte più utile dei mille sforzi e tentativi di un genitore.

Cosa fa uno psicologo infantile e quali sono le terapie adottate con i pazienti più piccoli? La psicologia dell’infanzia è una disciplina medica che richiede particolari attenzioni, oltre che preparazione accademica.

Uno psicologo infantile per prima cosa incontrerà e parlerà con i genitori del bambino o con chi si occupa di lui, per cercare di ricostruire la storia familiare. Le terapie possono svolgersi alla presenza di uno dei genitori o meno, questo ovviamente in base alla tipologia di problema e all’età del bambino.

Durante le terapie cercherà per prima cosa di mettere a proprio agio il bambino; verrà proposto di disegnare, fare giochi di ruolo o modellare oggetti. Ugualmente, uno psicologo infantile potrebbe richiedere di incontrare i genitori singolarmente o la famiglia per un confronto e per analizzare i progressi del bambino.

Scegliere di far aiutare un bambino da uno psicologo infantile è tutto fuorché traumatico e, in caso di dubbi, il consiglio è di consultarsi per prima cosa con il pediatra o medico di famiglia per capire la natura del disagio fisico o comportamentale e le possibili soluzioni.

Источник: https://www.informazionefiscale.it/psicologo-infantile-quando-serve-bambini

Quando portare un bambino dallo psicologo?

Quando portare un bambino dallo psicologo? La Dott.ssa Emanuella Ameruoso ci spiega quando è opportuno chiedere un sostegno per il bambino e per tutti coloro che costituiscono il suo nucleo di riferimento

I bambini, nel corso della crescita, possono presentare dei disturbi del comportamento o disagi legati alle relazioni, un’emotività esagerata o bloccata in merito alle situazioni che vivono. Ci si domanda se sia quindi opportuno portarli dallo psicologo.

Cosa fa lo psicologo infantile

Nell’ambito degli indirizzi di formazione del corso di laurea in Psicologia c’è quello relativo all’età evolutiva. Lo studente, quindi, sceglie di specializzarsi in un’area specifica per lavorare prevalentemente a contatto con i bambini.

Il percorso fornisce una conoscenza sui processi di sviluppo nell’infanzia e nell’adolescenza prendendo in considerazione i vari contesti e le istituzioni che coinvolgono il piccolo nella crescita e nella sua istruzione.

Lo stesso tipo di competenze le acquisisce lo studente che segue una formazione in Psicologia Clinica poiché approfondisce anche l’area evolutiva e neuropsicologica.

L’apprendimento delle capacità cognitive, dei processi psico-socio-affettivi e linguistici nonché di tutte le sindromi, patologie e disagi legate a questa fascia di età, permettono allo psicologo dell’età evolutiva e allo psicologo clinico di fornire attività di consulenza e sostegno non solo al bambino ma anche agli educatori, agli insegnanti, ai genitori, alla famiglia e a tutte le persone che costituiscono il nucleo di riferimento del bambino valutando nel complesso il suo processo di sviluppo e diagnosticando eventualmente disturbi del comportamento, dell’apprendimento, delle relazioni o dell’area neuropsicologica. Hanno quindi competenze per prendere in carico il bambino, sostenerlo e curarlo rispetto alle difficoltà che manifesta.

Quando portare un bambino dallo psicologo?

Diverse sono le situazioni per le quali è necessario portare il bambino dallo psicologo a partire da un semplice disagio che lui può avvertire e che i genitori non riescono a gestire. Nel contesto familiare vi è la complessità di capire come mai un figlio, a differenza di un altro, si comporta in un determinato modo.

Può essere più esigente, più timido o al contrario più estroverso. Può presentare dei comportamenti di iperattività, di ansia, di opposizione rispetto alle regole genitoriali, addormentarsi con difficoltà, mangiare poco, preferire un genitore all’altro, manifestare ansia quando lo si accompagna fuori, etc.

Lo stesso per quanto concerne l’ambito scolastico: presentare lentezza nell’apprendimento del linguaggio o della scrittura, del calcolo, avere difficoltà a stare seduto, se disturba troppo la classe o se si isola dalla stessa.

Questi due contesti sono i principali nei quali si può osservare direttamente se il bambino presenta delle problematicità o un disagio.

Il confronto con il professionista è semplicemente un modo per chiarire e comprendere più nello specifico cosa sta vivendo il bimbo in quel momento specifico della sua vita. Lo psicologo è quindi una figura di riferimento per i genitori e per la scuola al pari del pediatra.

Diversi dubbi assalgono i genitori, le maestre e gli insegnanti a proposito del comportamento dei piccoli e dei ragazzi:

  • La mia bambina, orami cresciuta, non si separa dal suo Winnie the Pooh di cui ormai non è rimasto niente. Non esce se non c’è il suo orsetto (ciò che resta) e non fa nessuna attività senza lo stesso. È giusto che glielo butti? È così brutto…
  • Cosa dobbiamo fare con il nostro bambino che presenta comportamento di iperattività? Come ci dobbiamo comportare?
  • Il piccolo è indietro rispetto alla classe, come mai?
  • È giusto far dormire il piccolo nel lettone?
  • La mia bambina ha cominciato a toccarsi i genitali e mi rendo conto che prova piacere nel farlo. Glielo devo impedire?
  • Abbiamo difficoltà a comunicare ai genitori che il bambino ha difficoltà scolastiche, si comporta male a scuola e picchia i compagni. Come possiamo fare?
  • I bambini possono regredire una volta cominciata la scuola?
  • Devo rimettergli il pannolino poiché ha ricominciato a fare la cacca addosso?
  • Se un compagno a scuola lo maltratta o il piccolo non si trova bene con le maestre è giusto cambiare scuola anche ad anno iniziato
  • Non riesce a stare fermo. È normale?

Come capire se un bambino ha bisogno di uno psicologo?

  • Marco ha 13 anni e manifesta uno ‘strano’ comportamento: è molto rigido nell’organizzazione delle sue attività quotidiane. Struttura una lista di cose da compiere nell’arco della giornata e se non riesce a realizzarle tutte, per imprevisti indipendenti dalla sua volontà, comincia ad arrabbiarsi, ad essere in tensione e a cambiare umore. Diventa quindi scontroso con tutta la sua famiglia. Quando era piccolo, all’età di 3 anni e ½ ha sofferto di una lieve forma di ansia e insonnia legata alla separazione dei suoi genitori. Infatti, in quel periodo, il papà è stato lontano per circa 8 mesi da casa e lo vedeva sporadicamente. Superata la crisi, la coppia ha avuto un altro figlio, una bambina, e Marco aveva 5 anni. I suoi sintomi sono passati ma il suo disagio, a distanza di tempo, è comparso in altra forma. Il ragazzo ha sviluppato un comportamento ossessivo. È rigido rispetto alle situazioni esterne che lui vorrebbe gestire e, se non riesce, decide di dare un taglio netto al ‘progetto’ decidendo di essere inflessibile rispetto alla soluzione presa. L’ultimo episodio ha riguardato l’insuccesso nell’organizzazione di una serata con gli altri compagni di classe per cui lui ha stabilito di non uscire più di casa in futuro. ——*****——–
  • Marta ha 5 anni e da un po’ di tempo la mamma osserva in lei un comportamento ‘strano’: quando guarda la tv o è in camera da sola comincia a toccarsi i genitali. Anche durante le sue attività quotidiane, per esempio mentre svolge i compiti, lascia tutto e si isola per masturbarsi. La cosa impensierisce notevolmente la donna che la lascia comunque stare anche se la vede diventare rossa e sudare. A fronte di ciò, racconta che la cosa succede solo da poco tempo ma da sempre se di notte si sveglia, in seguito ad un incubo, corre subito a dormire nel lettone di mamma e papà. Nella stanza con lei dorme la sorella maggiore di 16 anni con la quale non va d’accordo poiché quest’ultima non le dà la possibilità di condividere spazi e tempi. Di questo la piccola soffre molto e per tutte le sue cose si rivolge sempre alla mamma. A scuola è una bambina socievole e mostra interesse per le attività che svolge e nelle quali si lascia coinvolgere. —–****——
  • Filippo frequenta la 3° elementare e le maestre dopo aver ricevuto un certificato dai genitori il quale attesta un disturbo dell’adattamento sono molto in difficoltà poiché la richiesta della famiglia è quella di favorire lo stesso apprendimento scolastico tra il piccolo e il resto della classe. Il bambino è normodotato ma ha un rallentamento nell’acquisizione della scrittura e del calcolo, ha un comportamento iperattivo e oppositivo nei confronti dei suoi compagni che vengono sempre messi in secondo piano rispetto alle sue esigenze. Questi sono soltanto alcune delle situazioni indicative di come, a fronte di difficoltà di diverso tipo, sia importante avere un professionista a cui rivolgersi.

Molte altre, che non rientrano in situazioni difficoltose o di cambiamento, possono fornire semplici chiarimenti rispetto al ruolo educativo del genitore e delle maestre o insegnanti.

Può capitare che dinanzi all’idea di consultare uno psicologo ci si lasci intimorire rispetto ad una diagnosi o una problematica che possa riguardare il proprio figlio.

Ma è bene considerare in primis il suo benessere anziché paure o pregiudizi che non hanno niente a che fare con la realtà.

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Источник: https://www.pianetamamma.it/il-bambino/sviluppo-e-crescita/quando-portare-un-bambino-dallo-psicologo.html

Psicologi Milano: centro psicoterapia SPP

Quando portare un bambino dallo psicologo?

Lo psicologo per bambini è un professionista, laureato in psicologia e specializzato in problematiche legate all'età evolutiva: va subito chiarito che non lavora “contro” i genitori, ma “con” i genitori.

È bene considerare in primo luogo il benessere del bambino anziché paure o pregiudizi che non abbiano niente a che fare con la realtà.

Prima di vedere un bambino, infatti, uno psicologo dell'infanzia chiede sempre un colloquio con i genitori in modo da conoscerli, farsi conoscere, capire il motivo della richiesta della visita, ma anche accogliere senza giudicare le ansie e le preoccupazioni di un genitore.

Dopo avere incontrato il bambino o la bambina qualche volta e magari aver somministrato loro un test, dà una restituzione della sua valutazione ai familiari e poi collabora con loro durante tutta la terapia, vedendoli periodicamente per discutere di come si evolve la terapia e offrendo loro consigli e supporto. È quindi un professionista che lavora con il bambino, ma funge da appoggio anche per i genitori.

Psicologo per bambini: quanto può essere difficile per i genitori l'ammissione?

La scelta per i genitori di chiedere l'intervento di uno psicologo infantile perché aiuti il proprio bambino è molto delicata e oltretutto accade raramente che sia una scelta assolutamente autonoma. Nella maggior parte dei casi sono infatti altre persone a suggerirne l'utilità, in primis le maestre della scuola materna o elementare, il pediatra o uno psicoterapeuta che segua gli stessi genitori.

Tutto ciò perché per una mamma o un papà l'ammissione che il loro bimbo ne abbia bisogno è estremamente difficile visto che, ancora oggi, portare un bambino dallo psicologo è visto da molti come una vergogna se non addirittura come una violenza.

 Soprattutto trattandosi del proprio figlio o figlia, non riuscire a risolvere da soli un problema e un disagio è visto quasi come una “sconfitta”.

Ma non è assolutamente così e far parlare un bambino con una persona esterna che si occupi di psicologia infantile vuol dire prendersi cura del bambino ed è una scelta coraggiosa che può essere a volte più utile rispetto ai mille sforzi e tentativi messi in atto da parte di un genitore.

 In ogni caso, la figura con cui confrontarsi prima di decidere qualsiasi intervento è il pediatra perché in primo luogo può valutare se si tratti di una problematica organica piuttosto che emotiva ma temporanea oppure di un disagio più profondo e, se dovesse pensare all'utilità di un intervento, potrebbe indirizzare verso il professionista a suo parere più adeguato.

Psicologo per bambini o altri specialisti?

La questione su cui focalizzarsi riguarda innanzitutto il disagio che il bambino presenta.

 È utile in primo luogo distinguere quei casi in cui sarebbe meglio che il bimbo venisse inviato per un consulto da un neuropsichiatra infantile.

 Sono situazioni in cui il bambino non raggiunge le tappe evolutive in età adeguata o ha difficoltà nell'area prassico motoria (difficoltà di gestione del corpo nello spazio, difficoltà nella motricità fine e nel coordinamento).

Questi sono casi in cui interpellare uno psicoterapeuta non sarebbe effettivamente la scelta più corretta, visto che non è propriamente il suo campo.

Un neuropsichiatra infantile ha più cognizione di causa in queste occasioni e può inviare verso la figura professionale più adeguata in base alla diagnosi.

 Queste sono però situazioni gravi in cui più spesso il bimbo viene preso in carico da una équipe, di cui in genere fa parte anche uno psicologo per bambini.

Psicologo per bambini, quando è davvero utile?

Ma quando e in quali casi è utile che un bimbo sia indirizzato verso uno psicoterapeuta per bambini? L'età non è il punto centrale poiché, fin da quando sono molto piccoli, i bambini possono trarre giovamento dall'intervento di uno psicologo infantile; ciò su cui focalizzarsi è il disagio. Se un bimbo dovesse presentare comportamenti o problemi che prima non aveva sarebbe utile in primo luogo una “autoanalisi” e domandarsi se ci siano state situazioni di stress per lui: un lutto, una separazione, un divorzio o un trasferimento.

Se così fosse, spesso i problemi possono essere il sintomo di un disagio più profondo e il confronto con uno psicologo per bambini per valutare una presa in carico potrebbe essere realmente utile.

 La casa e la scuola sono i due contesti in cui principalmente si può osservare se il bambino presenti certe problematicità o un disagio.

I problemi da non sottovalutare sono comportamenti di iperattività, ansia, oppositività nei confronti dei genitori o di altre figure con un ruolo educativo, disturbi del sonno o dell'alimentazione e difficoltà eccessive a separarsi dai genitori, come anche sintomi regressivi.

Pure a scuola possono palesarsi alcuni problemi, come presentare lentezza nell'apprendimento del linguaggio o della scrittura, del calcolo, avere difficoltà a stare seduto, disturbare troppo la classe o isolarsi. Insomma lo psicologo per bambini rappresenta una possibilità concreta ed efficace di aiuto per il minore e la sua famiglia, a cui rivolgersi con fiducia e serenità.

Dott.ssa Diana Medri, psicoterapeuta specializzata in problematiche sull'infanzia

Vuoi contattare le dottoressa Medri? Ecco qui la nostra sezione “Contatti”.

Источник: http://www.centroclinicospp.it/approfondimenti/279-psicologo-bambini.html

Lo psicologo infantile: quando può essere utile e come si svolge una seduta

Quando portare un bambino dallo psicologo?

Quando si sente parlare di psicologia infantile si ragiona su tutti quegli aspetti legati al mondo dell’infanzia, periodo estremamente importante per il processo di formazione dell’individuo.

La psicologia infantile non si occupa solo della cura di eventuali traumi dell’infanzia, ma anche dell’educazione e dell’assistenza ai bambini, legandosi dunque alle metodologie pedagogiche, allo scopo di non far nascere traumi e paure, o per lo meno di ridurne il numero. La psicologia infantile nasce all’interno degli studi sulla materia di quelli che vengono considerati i pionieri del genere: il Professor Arnold Gessel e il Professor Alfred Binet.

Chi è lo psicologo infantile

Lo Psicologo infantile si interessa delle problematiche dello sviluppo dei bambini fino all’adolescenza.

Nel suo iter formativo ha scelto si proseguire studiando la Psicologia Clinica o la Psicologia dello sviluppo e successivamente ha svolto un periodo di formazione pratica all’interno di strutture che trattano l’infanzia.

Le strutture territoriali come la neuropsichiatria infantile o un Day Hospital (DH) di Neuropsichiatria. Spesso ha proseguito lavorando all’interno dei centri di riabilitazione per l’infanzia però con poco focus sulla diagnostica testistica.

Lo “Psicologo dei bambini” si occupa delle difficoltà incontrate dal bambino durante le varie fasi della crescita e del suo sviluppo neuro-cognitivo, psicodinamico ed emotivo.

Le fasi della crescita portano difficoltà come l’ADHD (DDAI), o disturbi Oppositivi o DSA; che incrinano lo sviluppo della personalità. Lavorando su queste criticità si può arrivare ad una personalità più armonica. Ma col cambiare delle età anche problemi come la depressione, le ossessioni e le compulsioni, le anoressie o le “psicosi infantili”.

Come lavora

L’iter lavorativo prevede colloqui psicologici con la famiglia e i genitori, colloqui psicologico clinici con il bambino, osservazioni in coppia genitore-bambino, osservazioni nell’ambiente del bambino e somministrazione di test psicodiagnostici e neuropsicologici.

Stranamente a quanto si pensa le problematiche che si osservano riguardano tutte le età di sviluppo a partire dalla fascia 0-2 anni, quella 3-5, la 6-8, quella 9-11 e 12-17 e 11 mesi.

Il sostegno psicologico con i bambini si avvale di una varietà di tecniche e metodi che possono essere utilizzati per aiutare i più piccoli che esprimono sintomi di malessere e disagio, sia a livello comportamentale che emotivo.

Attraverso tale supporto è possibile dare nuovi significati a quello che viene considerato il problema, alla luce della storia familiare, dello sviluppo del bambino e delle relazioni all'interno dei suoi contesti di appartenenza. Il bambino e la sua famiglia ricevono un supporto emotivo, imparano a riconoscere le proprie emozioni, hanno la possibilità di trovare nuovi modi di comunicare, individuando nuove soluzioni ai vecchi problemi.

Il professionista nelle fasi iniziali potrà avvalersi di specifiche tecniche di osservazione e test da somministrare al bambino, in base ai quali definire obiettivi e strategie di intervento.

Il lavoro con i bambini, proprio per la particolare età dei pazienti, utilizza poi principalmente strumenti che permettono l’emergere di contenuti verbali e non verbali utili al professionista per la comprensione del funzionamento psichico del bambino, ma allo stesso tempo che non siano percepiti come “invasivi”.

Il gioco riveste una grande importanza, solitamente sono presenti nella stanza  materiali ludici come bambole, personaggi che rappresentino una famiglia, costruzioni, plastilina ed anche giochi strutturati come puzzle o giochi da tavolo. Altro importante strumento è quello dell'attività grafica, matite e colori permettono al bambino di utilizzare un linguaggio a lui familiare e attraverso il quale i contenuti emotivi possano emergere con maggiore facilità.

Per i bambini giocare, disegnare, costruire sono infatti degli strumenti comunicativi molto importanti: attraverso l'espressione di sentimenti ed emozioni si può così andare a  lavorare sull'elaborazione e la risoluzione dei conflitti

Il ruolo dei genitori

Il primo colloquio avviene generalmente con i genitori, o con chi si prende cura del bambino, vengono valutate le motivazioni per le quali è stato contattato il professionista e la reale necessità di un percorso.

Si prosegue poi all'interno di una prima fase di accoglienza e valutazione, incontrando sia i genitori insieme al bambino che il piccolo paziente da solo. Vengono poi definiti gli obiettivi e condivisi con i genitori.

Lungo il percorso, oltre alle sedute individuali, potranno essere proposti degli incontri con i genitori insieme al bambino o ai soli genitori.

In alcuni casi può essere suggerito a questi ultimi di intraprendere un percorso parallelo a quello del bambino,  per far sì che i cambiamenti possano essere rinforzati anche a casa e per il benessere generale di tutti i componenti della famiglia.

Quando portare un bambino dallo psicologo

Per prima cosa è bene sottolineare che richiedere l’aiuto di uno psicologo infantile non deve spaventare e che quando si percepisce un problema in un bambino è bene intervenire subito e non lasciare che la situazione si aggravi.

Durante l’età evolutiva, i disagi che i bambini manifestano possono essere molteplici, alcuni passeggeri, altri invece possono durare nel tempo.

Non è facile per un genitore valutare la gravità della situazione e i comportamenti di un bambino: atteggiamenti di timidezza, isolamento o iperattività, ansia, difficoltà del sonno o mancanza di appetito, difficoltà scolastiche come lentezza nell’apprendimento, nel linguaggio e nella scrittura, problemi con l’accettazione delle regole e altro ancora.

La psicologia infantile può aiutare i genitori e capire gli atteggiamenti del bambino e insieme individuare le cause dei comportamenti o dei disturbi.

Alcune delle situazioni più frequenti nel campo della psicologia infantile sono:

  • Difficoltà dei bambini nel separarsi da un oggetto, solitamente una bambola o un peluche.
  • Comportamenti di iperattività e difficoltà di gestione del bambino.
  • Difficoltà scolastiche e lentezza nell’apprendimento, in confronto al resto della classe.
  • Aggressività del bambino verso i compagni di classe o di attività sportive.
  • Separazione dei bambini dai genitori nelle ore del sonno.
  • Scoperta del piacere nel toccarsi gli organi genitali, soprattutto nelle bambine. I
  • l bambino manifesta di nuovo bisogno del pannolino, nonostante gli sia stato tolto da tempo.

Oltre a queste, esistono molte altre situazioni difficili per i bambini e al tempo stesso per i genitori.

Lo figura dello psicologo è molto utile in questi casi, anche se capita spesso che i genitori non vogliano ricevere aiuto, principalmente per due motivi: cercare di minimizzare i comportamenti dei figli; paura di fronte alla possibile diagnosi del professionista.

La psicologia infantile ci ricorda che la cosa più importante, in questi casi, è il benessere del bambino: lasciamo da parte paure e pregiudizi e chiediamo aiuto a uno psicologo.

Come comunicarlo al bambino

Molti genitori esprimono il timore di comunicare al proprio figlio l’incontro con lo psicologo.  Innanzitutto se il bambino manifesta sintomi di disagio, il fatto stesso che il genitore si accorga di questo e chieda aiuto, lo mette già nella condizione di sentirsi ascoltato.

Sentirsi supportato dai propri adulti di riferimento, che mostrano la loro fiducia nella figura del professionista, permetterà al bambino di vivere l'incontro con lo psicologo senza particolari paure.

Il fatto che i genitori vengano primariamente accolti da soli dallo psicologo e possano così affrontare il più serenamente possibile il percorso,  aiuterà il proprio figlio a sentirsi all'interno di un clima di fiducia, rassicurandolo su ciò che sta accadendo intorno a lui.

Nello specifico, il colloquio iniziale con i genitori può essere utile anche per trovare insieme le modalità migliori per comunicare al bambino il successivo incontro con lo psicologo.

Источник: https://www.ohga.it/lo-psicologo-infantile-quando-puo-essere-utile-e-come-si-svolge-una-seduta/

Gravidanza
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