Quando i bambini crescono: 5 cose che nessuno ti dice!

Educazione: 5 dritte molto utili per NON crescere bambini viziati

Quando i bambini crescono: 5 cose che nessuno ti dice!

Qual è il giusto equilibrio tra coccole e autorità per evitare che i vizi abbiano la meglio sull’educazione? Ecco i cinque consigli di Alberto Pellai, psicoterapeuta dell’età evolutiva: evitare le scuse in caso di delusioni, non mettere in discussione le regole che avete stabilito a casa, insegnare ai bambini l’arte della pazienza, gestire i capricci, dare ai figli incoraggiamento e motivarli invece di sommergerli di regali  

Che il padre dei vizi sia l’ozio può anche essere vero in generale, ma sicuramente non vale per i bambini: di solito i piccoli sono l’immagine stessa dell’energia e della vitalità.

Eppure, si rischia lo stesso di crescerli viziati: magari per troppo amore, perché “mio figlio deve avere tutto ciò che non ho avuto io”; o magari per stanchezza, perché è più facile dire sì piuttosto che no e tenere tranquilli i bambini almeno per un po’.

O ancora, dandogliela vinta perché ci si sente in colpa: spesso si sta lontano dai figli tutto il giorno per colpa del lavoro, e quando si sta insieme si tende a concedere loro qualsiasi cosa come “risarcimento” per l’assenza. (Leggi anche I nonni lo viziano!)

Se da un lato, però, tutti i genitori vogliono far felici i loro bambini, dall’altro vogliono anche crescere adulti seri e responsabili.

Qual è, quindi, il giusto equilibrio tra coccole e autorità per evitare che i vizi abbiano la meglio sull’educazione?

“L’equilibrio è dato dalla capacità del genitore di evitare il ‘troppo’: se le coccole non sono più un regalo di mamma e papà ma diventano una dipendenza per il bambino, e se l’autorità non è più semplicemente un modo per stabilire limiti e regole ma diventa qualcosa che spaventa il bambino, allora ecco che l’equilibrio è compromesso” sostiene Alberto Pellai, medico, psicoterapeuta dell'età evolutiva e autore di numerose pubblicazioni per genitori.

Pellai dà 5 consigli per evitare di crescere bambini viziati.

1. Niente scuse anche se è deluso

“Scusa” e “mi spiace” sono parole che hanno motivo di esistere in famiglia e, anzi, dovrebbero essere usate più spesso. Ma non vanno bene in ogni occasione. Un genitore non si deve scusare se non si può permettere di comprare al figlio un giocattolo costoso, o se non può portare il figlio al parco perché deve cucinare la cena.

Ciò non significa mostrarsi freddi: ma un conto è mostrare di comprendere la delusione del figlio, un altro dargli l’impressione che lui ha ragione e voi torto. “Se il genitore non può o non intende fare o dare una cosa al bambino, non deve affatto scusarsi.

Ciò che è importante dare non sono le scuse ma il motivo: bisogna sempre spiegare perché non potete fare o dare qualcosa ai vostri figli” spiega Pellai.

E aiutare un bambino a capire che non può sempre avere tutto ciò che vuole è anche un’importante lezione di vita. Ovviamente, se gli avevate promesso qualcosa e poi non riuscite a tener fede alla parola data, allora le scuse sono necessarie.

Quel che è importante, invece, secondo Pellai, è non assecondare l’idea che al bambino tutto sia dovuto. Molte cose, nella vita bisogna conquistarsele.

E allora, ad esempio, se proprio vuole quel gioco costoso, potete proporre un compromesso: “Io posso metterci questa cifra: il resto devi riuscire a pagarlo tu con i tuoi risparmi”.

2. Poche regole ma non discutibili

Mai, mai, mai discutere con i figli le regole che ci si è dati come famiglia. Se ad esempio avete stabilito che quando si va in bicicletta bisogna indossare il casco, allora bisogna indossare il casco. Punto. È inutile stare a discutere con loro, perché l’esito della discussione non può che essere uno: avete ragione voi.

Soprattutto le regole di tutela fisica o di protezione non possono e non devono entrare in un dispositivo di negoziazione: per andare in bicicletta si indossa il casco, per andare in macchina bisogna andare sul seggiolino. E i bambini possono piangere quanto vogliono se non vogliono rispettare le regole. Ma su certe cose non si può indietreggiare di un passo” spiega Pellai. (Leggi anche Bambini, come insegnare il rispetto delle regole)

I bambini, insomma, hanno il diritto di essere scontenti o arrabbiati se le cose non vanno come dicono loro, ma i genitori non devono mai ingaggiare una battaglia verbale dato che non c’è nulla di cui discutere. (Potrebbe interessarti 8 regole per rimproverare il bambino)

3. Resistete alla tentazione di cedere ai capricci

Quando si cede davanti ai capricci, ai pianti e agli strilli si insegna ai bambini solo una cosa: che piangendo ottengono ciò che vogliono. “Bisogna sempre rimanere coerenti con la posizione genitoriale. È il genitore che decide se il bambino ha bisogno o meno di una cosa.

Certo, poi ci sono le eccezioni, che però vanno concesse al bambino purché non vi sia pretesa da parte sua” spiega Pellai.

E puntualizza: “la relazione tra genitore e figlio non è un gioco alla fune in cui potete far vincere il piccolo pur di non sentirlo lamentare.

Perché così coltiverete la sua illusione che sono i piccoli a vincere”. (Potrebbe interessarti Come rimproverare il bambino e farlo sentire amato)

Certo, a nessuno piace sentire le lamentele di un bambino che piange continuando a ripetere “Lo voglio, lo voglio, lo voglio, lo voglio” fino a portarvi all’esaurimento.

Ma secondo lo specialista dargli ciò che vuole è anche peggio. Se invece lo ignorate (prima o poi) smetterà. E quando imparerà che con voi questa tattica non funziona, sarà meno probabile che vi ricorra nuovamente.

(Leggi anche Fa i capricci? Tu mantieni la calma)

4. No al tutto subito

I bambini viziati sono convinti non solo di aver diritto di volere qualsiasi cosa, ma anche di poterla avere subito. Del resto, viviamo in una società touch-screen, dove si cerca la gratificazione immediata e dove la vita scorre sempre più veloce. E anche la tecnologia può fare la sua parte: voglio vedere la nonna? La chiamo via Skype. Voglio sapere qualcosa?

Chiedo a Google (o a Siri, che è anche peggio). Voglio vedere un cartone animato? C’è . Voglio un gioco elettronico? C’è l’AppStore. Tutto facile, semplice, immediato. E tutto ciò crea nei bambini aspettative non realistiche sulla possibilità di ottenere quello che vogliono quando vogliono.

Spesso – spiega Pellai – il capriccio del bambino non corrisponde a un bisogno ma un desiderio. E, di fronte ai desideri, il genitore può scegliere tre vie: dire un sì immediato, ritardare la risposta affermativa spiegando al bambino perché sarà sì ma tra una settimana o un mese, dare una risposta negativa spiegando perché alcuni desideri non si possono realizzare”.

Anche il rapporto dei genitori con la tecnologia, tra l'altro, spesso non aiuta: non è forse vero che vi mostrate scocciati, impazienti e nervosi quando una pagina internet non si carica all’istante? O quando il computer si impalla? “Ecco, la tecnologia non fa altro che accelerare i tempi del desiderio – continua l'esperto – coltivando nel bambino l'idea del voglio tutto e subito”.

Ma anche nel mondo reale certi comportamenti possono dare idee sbagliate. Davanti a richieste innocenti come possono essere una caramella, un adesivo, un giochino a poco prezzo, per far sorridere un bambino siamo tentati di dire sì più spesso di quanto si dovrebbe.

Ma questo comportamento non aiuta i bambini a imparare a essere pazienti. Se invece a volte si oppone (spiegandolo) un rifiuto o quantomeno li si fa aspettare, si insegna loro a sviluppare autodisciplina e ad apprezzare di più ciò che ricevono.

(Guarda anche Un bambino di due anni può avere pazienza?)

5. Più incoraggiamento, no alle ricompense per ogni piccolo traguardo

Genitori, puntate più su attestazioni di stima ed esperienze da condividere e meno sugli oggetti materiali. Regalate ai vostri figli regali che hanno un valore affettivo e non materiale” dice Pellai. (Leggi anche Complimenti ai figli, sì ma senza esagerare)

Perché un bambino che riceve una ricompensa per ogni piccolo traguardo che raggiunge, perderà il naturale stimolo a fare sempre meglio.

Invece, frasi di incoraggiamento (come “bravo, hai lavorato sodo e così hai raggiunto il risultato”) motivano i bambini e li stimolano molto di più.

Naturalmente non c’è nulla di male nel premiarli di tanto in tanto anche con un regalo, che però dev’essere presentato come un festeggiamento per il risultato raggiunto, e non come una ricompensa.

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Accontentate sempre il vostro bambino, difendetelo anche se ha torto marcio e non rimproveratelo mai … Il tema è serissimo, cioè l'educazione dei nostri figli, ma una volta tanto…

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Aggiornato il 03.11.2016

Источник: https://www.nostrofiglio.it/bambino/educazione-dritte-per-non-crescere-bambini-viziati

EDUCHIAMOCI AD EDUCARLI

Quando i bambini crescono: 5 cose che nessuno ti dice!
Un bambino a un corso Babybrains™

Sono sempre più numerosi i genitori che scelgono di istruirsi sullo sviluppo cognitivo dei loro figli. Perchè ciò che era considerata un’abilità innata si è trasformata in una straziante battaglia per la maggior parte dei genitori d’oggi? Perchè sentiamo di aver bisogno di educazione parentale?

Non è solo una questione di depressione post parto (anche se in effetti un po’ di educazione aiuta a ridurre pure quella).

Non è solo una questione di fare in modo che i nostri figli vadano meglio a scuola (anche se in effetti la capacità di produrre lavoro di qualità li può aiutare ad avere successo nella vita, indipendentemente da come ognuno decide di definire questa parola tanto amata e tanto temuta).

Ci sono quattro ragioni fondamentali per cui al giorno d’oggi nessun genitore dovrebbe rinunciare a un minimo di educazione sullo sviluppo cognitivo dei suoi figli.

Come recita l’antico proverbio nigeriano “Ci vuole un villaggio per crescere un bambino”. Ma oggi le famiglie crescono per la maggior parte isolate dal resto della società.

Per come l’essere umano si è evoluto, i bambini fino all’età di 3-4 anni sono a loro agio in compagnia dei loro genitori nel contesto di un gruppo sociale più ampio: per millenni, gruppi di madri e figli hanno condiviso i loro momenti di lavoro e di riposo.

Tutti i bambini conoscevano bene tutti gli adulti e vice versa.

Se una mamma doveva andare a fare pipì dietro un cespuglio, suo figlio probabilmente nemmeno si accorgeva: i suoi coetanei si occupavano di intrattenerlo, le altre donne lo proteggevano in caso di pericolo, e finiva lì.

Mamme e bambini imparano insieme a Babybrains™

Oggi invece, quando scegliamo di stare assieme ai nostri figli (prendendo congedo di maternità, congedo non retribuito o lasciando il nostro datore di lavoro), tipicamente ci ritoviamo intrappolate in casa con i nostri bambini per la maggior parte del giorno.

Non c’è da stupirsi se i bambini sviluppano un’ossessione per la madre. Non c’è da stupirsi se le madri sviluppano un’ossessione per i bambini. (E da queste ossessioni segue il terribile corollario dell’impossibilità di utilizzare le toilettes in intimità).

Gestire queste ossessioni è una delle sfide più ardue che i genitori d’oggi devono quotidianamente affronatre.

La soluzione probabilmente non sta nel ritornare a una società di cacciatori/raccoglitori. Il nostro stile di vita ha dei vantaggi ai quali sarebbe triste rinunciare (un buon libro, un buon film, skype, viaggaire nel mondo intero…), ma conoscere un po’ meglio i meccanismi della “mammosità” permetterebbe ai genitori di

  1. interpretarla meglio
  2. modificare l’ambiente e le abitudini della famiglia in modo tale da amplificare i benefici di stare assieme e ridurne i disagi. La prima cosa da fare per ogni genitore a tempo pieno sarebbe quella di ricreare “il Villaggio”: basta un po’ di organizzazione e di flessibilità e si può passare la maggior parte della giornata in compagnia di altri adulti e bambini… con ottimi risultati per tutti.

2. I consigli dei nostri genitori sono spesso sorpassati

Con la rivoluzione industriale, anche la vita familiare é stata rivoluzionata. Usanze che si erano evolute per millenni sono state smesse all’improvviso a causa dei fantastici progressi scientifici e igienici portati dal progresso.

Pratiche come il parto ospedalizzato, l’allattamento artificiale, l’uso dei nidi, la scolarizzazione di massa sono state adottate entusiasticamente per i loro ovvi vantaggi in termini di sopravvivenza e di praticità.

Ma troppo spesso, per far sopravvivere mamma e bambino, abbiamo dimenticato che potevamo farli prosperare. Per far “riposare la mamma”, abbiamo messo i bastoni fra le ruote a quel magico legame chimico con il suo bambino che le avrebbe messo le ali ai piedi.

Per offrire un’educazione a tutti i bamini, abbiamo trascurato l’individualità del gioioso processo dell’apprendimento.

E si potrebbe continuare con una miriade di esempi nei quali l’industrializzazione della famiglia ha finito per complicare la vita piuttosto che renderla più semplice.

Questo non vuol dire che non stiamo meglio oggi che 150 anni fa.

Né che non siamo infinitamente grati ai nostri genitori e nonni  per averci dato il meglio che potevano, sulla base di quello che sapevano e possedevano.

Ma questa gratitudine non deve per forza bloccare il progresso. Possiamo costruire su tutto quello che i nostri genitori ci hanno passato. Possiamo fare il prossimo passo avanti nella storia.

Grazie papà per avermi resa quella che sono oggi.

3. La conoscenza è disponibile e accessibile a tutti

Quello che l’Uomo del 2016 sa fare meglio di qulunque suo antenato è cercare informazioni ed assorbirle. Prima di comprare uno spazzolino da denti andiamo in internet, studiamo i suoi pro e i suoi contro, cerchiamo il rivenditore più conveniente e infine prendiamo la nostra bella decisione informata.

Perchè non fare lo stesso quando si tratta di una cosa importante come lo sviluppo cognitivo del proprio bambino? Perché delegare il tutto a un ginecologo, un pediatra e un maestro?

I giornali di psicologia e neuroscienza straripano di informazioni su come si sviluppa il cervello dalla concezione in poi: negli ultimi cinquanta anni gli scienziati hanno scoperto tantissimo su cosa un cervello sia capace o meno di fare ad ogni età. Gli scienziati oggi ci possono dire come offrire le informazioni ai nostri piccoli in modo che esse siano processate in modo facile, veloce e piacevole. Perchè fare gli struzzi e non informarsi?

Da “Buchi e Bruchi” di G. Tessaro

4. La genitorialità importa

Si potrebbe pensare che come si educano i bambini nei primi anni di vita non conti più di tanto. Meglio risparmiare soldi ed energie per quando saranno al Liceo e all’Universita, vero? FALSO!

Come si vede nell’immagine qui sotto, la capacità del cervello di assorbire informazioni in diversi campi cognitivi raggiunge il suo picco prima dei quattro anni di età del bambino.

Durante i primi quattro anni  si pongono le basi per il resto della vita intellettiva e affettiva della persona. Come in cemento fresco, si lasciano impronte che durano una vita.

Sono i genitori a fare la differenza: ginecologi, pediatri e maestri sono solo (utili) comparse.

Da www..com/watch?v=M89VFIk4D-s

Per concludere, sentiamo il bisogno di educazione genitoriale… semplicemente perchè ce l’abbiamo.

Dobbiamo usare la conoscenza scientifica per compensare la mancanza di supporto (del “Villaggio”) e per mediare fra il nostro cervello che si evolve lentamente e la nostra società  che progredisce velocemente. Appropriarci di questa conoscenza è l’investimento ad alto impatto più importante che possiamo fare per aumentare le probabilità di felicità, realizzazione e successo dei nostri bambini. E le nostre.

Источник: https://ilpartopositivo.com/2016/02/12/educhiamoci-ad-educarli/

Punizioni ai bambini: servono davvero?

Quando i bambini crescono: 5 cose che nessuno ti dice!

Qual è l’effetto di un sistema educativo basato su premi e punizioni per i bambini? Col passare del tempo, il rischio è che figli e genitori si allontanino, perché il piccolo, oltre a non avere libertà di scelta, non terrà conto delle conseguenze di ciò che fa, ma deciderà solo in base alla reazione dell’adulto. Facciamo un esempio per comprendere meglio.

Bambini “in castigo”

Giulio ha 11 anni e oggi non andrà a calcio perché ha preso 5 in geografia, i genitori ritengono opportuno metterlo in castigo: non andrà agli allenamenti, così avrà più tempo per studiare.

Ma Giulio, alla domanda «Studierai veramente di più?», risponde: «Perché dovrei? Non mi piace la geografia. E poi tanto mamma e papà hanno sempre da ridire e urlano, anche se prendo 6».

Dunque, serve davvero mettere il bambino in castigo?

Perché l’amore genitoriale si trasforma in un sistema di premi e punizioni? Proviamo a riflettere osservando alcune situazioni che si presentano tipicamente durante la crescita.

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Capricci

Tutto quello che c'è da sapere per capire e gestire in maniera educativa le reazioni “esplosive” dei bambini

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Rispondere alla crescita

Nei primi mesi di vita il bambino è totalmente dipendente dai suoi genitori che, con grande amore e dedizione, gli dedicano tutte le loro attenzioni e assecondano tutte le sue richieste.

Crescendo, però, il piccolo scopre il proprio corpo e cerca di imporre la sua volontà: inizia per esempio ad afferrare i primi oggetti e a lanciarli, o a rifiutare il cibo.

A questo punto non si tratta più di dedicargli delle cure, ma di saper rispondere alla sua crescita in modo educativo chiedendosi il perché di ciò che fa.

I bambini lanciano le cose per diversi motivi: per sentire il rumore che fanno, per vedere quanto ci mettono a cadere, per misurare le distanze. In questi casi spesso il genitore reagisce con un secco “no”, poi toglie l’oggetto di mano al bambino e lo allontana dalla sua portata.

A questo punto inizia il pianto, magari prolungato, con il genitore che spesso si rassegna e rimette lo stesso oggetto o un altro davanti al bambino per farlo stare buono. In questo modo, però, il piccolo impara che piangendo può ottenere ciò che gli era stato tolto. Talvolta, invece, il genitore raccoglie pazientemente l’oggetto e il bambino interpreta questa successione di lanci-raccolte come un gioco divertente da ripetere.

Toccare tutto

Il bambino ha da poco iniziato a camminare e ora sta esplorando tutto ciò che per mesi ha solo potuto vedere. In casa ci sono tanti oggetti che lo attraggono e che finalmente può raggiungere, toccare, spostare… ma quegli oggetti a volte sono fragili o comunque inadeguati per lui.

Il genitore allora interviene con un forte «No, quello non si tocca!» e magari, dopo avergli tolto l’oggetto, gli dà uno schiaffetto sulla mano per insegnargli che «questo non si fa». Ed ecco che parte subito il pianto disperato.

Il bimbo piange perché gli è stato tolto il prezioso oggetto? Perché ha visto il genitore arrabbiato? Perché tutti gli oggetti interessanti gli vengono sottratti?

Dopo il pianto le reazioni del bambino possono essere diverse: può ostinarsi a cercare di prendere quanto gli è stato tolto (un tipo di insistenza che spesso si conclude con uno sculaccione); cercare una nuova occupazione, tenendo però sempre d’occhio la reazione del genitore; rimanere fermo. Comunque, in nessuno di questi la punizione servirà al bambino al fine di capire perché può o non può fare una cosa.

Punizioni e bambini: le risposte impertinenti

Il bambino inizia a parlare abbastanza bene, tanto che a volte risponde in modo impertinente, e spesso, di fronte a questo fenomeno, i genitori e gli adulti che si occupano di lui ridono divertiti, stupiti dalla sua intelligenza nel rispondere “a tono”.

Tra i 2 e i 5 anni il bambino imita il modo di parlare degli adulti, e se questo processo non segue la giusta trasformazione, le sue risposte potrebbero diventare maleducate e sconvenienti.

L’adulto all’improvviso inizia a sgridare il piccolo pesantemente, fino a ricorrere alla punizione: uno schiaffo o una momentanea privazione della libertà, il famoso «ora vai nell’angolo a riflettere» oppure «vai immediatamente in camera tua» diventano la panacea per ogni tipo di situazione.

In tutto ciò, di fronte a qualsiasi di queste punizioni il bambino non capisce cosa sia cambiato: perché fino a ieri poteva rispondere in un modo che da oggi è vietato?

Il modo di rispondere di un bambino e il suo linguaggio crescono insieme a lui e vanno curati fin da subito, ponendo grande attenzione al nostro atteggiamento che, ricordiamolo, verrà preso come esempio.

Punizioni e “no” dei bambini

Ecco alcune tra le più classiche richieste a cui generalmente i bambini rispondono con quei “no” che quotidianamente fanno esasperare i genitori: «Mangia la minestra»; «Lavati le mani»; «Rimetti in ordine i giochi»; «Lavati i denti»; «Mettiti le scarpe»; «Andiamo a letto». E la lista può continuare per tante altre attività, con un epilogo che spesso porta alla perdita di pazienza da parte dei genitori e, in alcuni casi, a castighi e/o punizioni per il bambino (una sonora sgridata o a una sculacciata).

Le ripercussioni sul futuro

Castighi e punizioni si ripercuotono su tutto il pensiero del bambino, nei suoi atteggiamenti e nel suo modo di affrontare gli altri e le cose che accadono.

Fritjof Capra, fisico e teorico dei sistemi, scrive: «Le nostre risposte all’ambiente sono determinate non tanto dall’effetto diretto degli stimoli esterni sul nostro sistema biologico, quanto dalla nostra esperienza passata, dalle nostre attese, dalle nostre intenzioni e dall’interpretazione simbolica individuale della nostra esperienza».

Dunque, proviamo a proiettare nel futuro quello che sarà l’effetto di punizioni e castighi inferti ai bambini durante la crescita. La situazione presentata all’inizio, ad esempio, sottolinea come Giulio sia rassegnato all’atteggiamento di rimprovero dei genitori e non veda alcuna possibilità di cambiamento.

Strade alternative a punizioni e castighi ai bambini

È vero, molti genitori hanno a loro volta ricevuto castighi e punizioni da bambini e, nonostante ciò, sono cresciuti bene e hanno una vita normale. Ma è vero anche quanto sostenuto da Bertrand Russell: «Il fatto che un’opinione sia fortemente mantenuta, non significa che non sia assurda».

Ovvero: se alcuni adulti non avessero ricevuto punizioni e castighi da piccoli, oggi sarebbero diversi? Continuerebbero a infliggere punizioni e castighi anche ai loro figli? Anche se abbiamo subìto punizioni e castighi da bambini, possiamo comunque scegliere altre strade per educare i nostri figli; basta documentarsi, con l’obiettivo di conoscere al meglio le tappe della loro crescita e del loro sviluppo per evitare i momenti di litigiosità. Nel suo libro La mente assorbente, Maria Montessori spiega che lo sviluppo dell’indipendenza e la capacità di scegliere di fronte alle situazioni attraversano tre fasi:

  1. Da 0 a 2 anni e mezzo il bambino obbedisce solo occasionalmente alle richieste, perché è guidato da un forte impulso interiore che lo spinge verso il suo cammino di autocostruzione.
  2. Da 2 anni e mezzo a 5 anni il piccolo ha un forte e profondo desiderio di obbedire, ma non sempre può o è capace di farlo.
  3. Dopo i 5 anni avviene la piena conquista dell’autocontrollo e dell’autodisciplina: il bambino è capace di fare ciò che gli viene chiesto, sia dal punto di vista fisico sia emotivo; il che, però, non significa che lo farà.

Risulta perciò evidente che punire un bambino al di sotto dei 2 anni e mezzo è inutile e soprattutto dannoso, perché rappresenterebbe un ostacolo alla sua scoperta di sé e del mondo.

Il che non significa essere permissivi su qualsiasi cosa, ma solo che è necessario predisporre l’ambiente: in questo modo il piccolo potrà scegliere liberamente e in completa sicurezza le attività che preferisce, mentre il genitore sarà più pronto ad affrontare ogni eventuale sviluppo e situazione.

Ricordiamoci che un bambino che non viene sgridato e al quale non vengono dati schiaffi e sculaccioni è sicuramente più sereno e sviluppa maggiore conoscenza di sé e del mondo: è un bambino più calmo perché ha potuto rispondere alle sue curiosità senza timore; ha imparato a concentrarsi perché non viene bruscamente interrotto e non ha bisogno di agitarsi continuamente per spostare i limiti delle regole degli adulti.

Predisporre l’ambiente

L’alternativa al sistema fatto di premi, punizioni e castighi quindi esiste ed è basata, per i più piccoli, sulla predisposizione dell’ambiente e sull’osservazione delle loro richieste.

Se il bambino lancia gli oggetti, possiamo assecondarlo per un po’ (in modo da consumare la sua curiosità) e poi proporre un cambiamento attirando la sua attenzione su altre cose in un punto diverso della stanza. In questo modo – fornendo cioè un’alternativa a quello che sta facendo – eviteremo il momento dei pianti estenuanti.

Ma torniamo per un attimo al bambino che impara a camminare e agguanta tutto ciò che è alla sua portata. Predisporre l’ambiente, in questo caso, significa sostituire gli oggetti non adatti con altri che gli consentano di agire in libertà e sicurezza.

Sostituire ad esempio le statuine di ceramica con dei contenitori pieni di mollette o di palline o di cucchiaini dà al bambino la possibilità di agire in autonomia, di toccare, di provare a spostare e a muovere le cose.

Il genitore, così facendo, non è costretto a intervenire continuamente e favorisce un clima di crescita sereno, senza necessità di un controllo costante sul piccolo.

Conseguenze logiche e naturali

Quando il bambino si avvicina a un’attività è necessario non solo mostrargli “come si fa” ma anche ciò che va evitato per non incorrere in situazioni sbagliate.

Se poi il bambino fa proprio ciò che non va fatto, l’adulto dovrà spiegargli quali sono le conseguenze della sua azione mantenendo un atteggiamento neutro, che non faccia trasparire rimprovero o giudizio, ponendosi con dolcezza e facendolo sentire amato, accettato.

In questo modo il bambino si sentirà ascoltato e accolto, tenderà a non urlare e ad ascoltare, imparerà a prendere decisioni responsabili non per evitare una punizione o per assecondare gli adulti, ma perché conoscerà l’impatto delle proprie azioni; insomma, avrà l’opportunità di imparare dall’ordine naturale delle cose.

Si tratta di un buon sistema per mostrare che tutte le scelte hanno un impatto, su sé stessi e sugli altri, ma affinché sia davvero efficace, il bambino deve essere in grado di vedere il collegamento tra l’azione che compie e le sue conseguenze logiche e naturali.

Il modo in cui educare i propri figli è indubbiamente una scelta molto personale e spesso difficile. In ogni caso, sostituire punizioni e castighi con le spiegazioni delle conseguenze naturali è possibile per ogni tipo di comportamento sbagliato del bambino, dal più semplice (come rompere un oggetto) al più complesso (come picchiare altri bambini).

In fondo a questo articolo troverete qualche esempio. Più difficili da spiegare sono i comportamenti le cui conseguenze non sono immediate: non mangiare la verdura, non lavarsi i denti, guardare troppa televisione, fare i compiti senza studiare prima, e così via.

In questi casi si possono usare le conseguenze logiche, ovvero la catena dello sviluppo delle azioni nel tempo.

Se ad esempio far lavare i denti al bambino è una vera e propria missione impossibile, possiamo portarlo con noi dal dentista e farlo assistere alla seduta.

In questo modo sarà più facile spiegargli le conseguenze del non lavarsi i denti: «Se non te li lavi tutti i giorni, piano piano il cibo che rimane incastrato li farà ammalare, verranno attaccati dalle carie, ti faranno male e sarai costretto ad andare dal dentista che li curerà utilizzando gli strumenti che hai visto oggi nel suo studio».

Allo stesso modo, se il nostro Giulio prende dei brutti voti a scuola, non ha senso vietargli di andare agli allenamenti di calcio, perché in questo modo si allontanerà ancora di più dai suoi genitori.

Sarà invece più opportuno sedersi accanto a lui e aiutarlo nello studio, mostrandogli che in questo modo affronterà le verifiche in classe con maggiore serenità e avrà quindi una maggiore probabilità di prendere bei voti (sufficienti, buoni o eccellenti). Inoltre, risultati soddisfacenti evitano che si inneschi “la catena dei rimproveri”, mai piacevole né per chi la agisce, né tantomeno per chi la subisce.

Quando si parla di bambini, dunque, sostituire castighi e punizioni con il dialogo non significa essere deboli o permissivi; al contrario, significa mostrare, attraverso l’esempio, come rispettare e condividere le regole avendo la giusta considerazione per il bambino che sta crescendo.

Comprendere le conseguenze delle proprie azioni

  1. È il momento di uscire in giardino e il bambino non vuole infilarsi le scarpe. La conseguenza naturale è che non si esce perché correre a piedi nudi sul prato non è sicuro.
  2. Il bambino lascia i suoi giocattoli in giardino nonostante la nostra richiesta di portarli in casa.

    La conseguenza naturale è che il cane li mordicchierà e i giocattoli dovranno essere buttati via.

  3. Se si prendono in giro o si picchiano gli amici, la conseguenza naturale è che nessuno vorrà più giocare con te.

  4. Se un bambino risponde in modo impertinente, oltre a non ridere del fatto, è bene fargli notare che le parole che ha appena detto non sono corrette e possono offendere o far arrabbiare la persona a cui vengono rivolte.

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Capricci

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Bibliografia:

  • Fritjof Capra, Il punto di svolta, Feltrinelli, Milano, 2009
  • Maria Montessori, La mente assorbente, Garzanti, 2017

Источник: https://www.uppa.it/educazione/pedagogia/punizioni-dannose-e-non-servono-a-nulla/

I bambini crescono, le mamme pure: 10 cose che cambiano con gli anni

Quando i bambini crescono: 5 cose che nessuno ti dice!

Quando siamo incinte, o ancora prima, abbiamo tantissime convinzioni. Sul tipo di madre che saremo, sul tipo di cose che faremo, anche su come sarà il nostro bambino, perché siamo certe che sarà come vogliamo noi, basta impegnarsi.

Poi, se siete madri ormai lo sapete – a meno che non rientriate nella categoria saputelle che hanno partorito ieri e pensano di avere tutte le verità in mano solo perché il bambino dorme o perché riescono ad allattare bene – le cose vanno un po’ diversamente.

I bambini sono come sono, voi potete metterci del vostro ma non sempre basterà. Ma soprattutto, i bambini cambiano, continuamente. Quando sono piccolissimi cambiano così repentinamente che quando siamo alle prime armi ci disperiamo e esultiamo per qualsiasi cosa, nell’arco di pochissime ore passiamo da bianco a nero così, come nulla fosse.

E noi mamme? Uh, se cambiamo, anche noi mamme. E per fortuna, direi.

1. L’alimentazione

Ci sono bambini che mangiano come vitelli appena nati, al seno o al biberon. Altri che non danno alcun problema. Altri che hanno le coliche. Altri che rifiutano questo e quello. Poi si svezzano, e ci sono quelli che mangiano con gusto, e quelli che ti sputano il cibo in faccia.

Ci sono bambini che vanno rincorsi, altri che mangiano pure te. A volte dipende da noi, molte volte no. Non fasciatevi la testa: cambieranno ancora mille volte.

Se dovessi contare tutte le fasi che hanno passato le mie figlie in questi anni, non finirei più… Perciò, crescete anche voi: take it easy, se non mangiano oggi, mangeranno domani. A qualsiasi età.

2. Il sonno

Se vi sentite super genitori perché vostro figlio di sei mesi dorme 10 ore di fila non è detto che sia merito vostro.

Io ho avuto due figlie che dormivano tutta la notte, dalle 21 alle 10 una e dalle 21 alle 7 l’altra a SEI SETTIMANE. Di sicuro io mi sono impegnata perché lo facessero, ma la loro era anche predisposizione.

E poi? Giochi fatti? Eh no! Le fasi sono talmente tante, che non sapete come andrà. Io oggi ne ho una che soffre di sonnambulismo e quindi si sveglia OGNI notte.

3. La pazienza

Vostra. Quando partoriamo siamo in pieno subbuglio ormonale e sconvolgimento totale. A volte altri fattori incidono sulla nostra pazienza.

Ma via via che i bambini crescono, ci sta di farsi le spalle e riuscire ad affrontare meglio le situazioni di stress.

Loro crescono, noi ci adattiamo, continuiamo ad urlare ma a volte, e dico a volte, è davvero colpa nostra: quando sono piccolini ci mandano al manicomio tra pianti, capricci, richieste continue. Via via che crescono, siamo proprio noi a non reggere niente.

Per questo, dovremmo davvero lavorare su di noi e capire cosa ci rende così nervose e stanche, perché se la risposta sono i nostri figli, allora qualcosa non va… (spesso la risposta è il lavoro, la casa, il marito, la suocera, il peso… provate).

4. La vita sociale

Quando diventiamo genitori pare che la nostra vita sociale sia morta. Alcune di noi fanno tutto come niente fosse forzando il neonato a sorbirsi la qualunque per dimostrare che tutto si può, altre si segregano in casa perché “non ce la posso fare”. Gli anni passano, le cose cambiano davvero.

Mentre prima era tutto un “vorrei ma non posso”, quando avranno un’età più decente vi renderete conto che potrete se vorrete veramente, ovvero, se vi andrà di uscire nessuno ve lo impedirà, nemmeno con loro.

Se invece non vi va, sarete felici di stare in casa a guardare un film sul divano senza dover dimostrare niente a nessuno (era l’ora, tra l’altro).

5. La coppia

I primi anni di vita dei figli sono il periodo più difficile per la coppia. Da una parte la donna non si sente più se stessa, dall’altra l’uomo, a torto o a ragione, si sente trascurato. Entrano in ballo le liti per l’educazione, le ripicche per le cose fatte e non fatte, la divisione dei ruoli e, non ultima, la fatica.

Ma se riuscite a passare questi anni senza covare rancore, capendo che ci passiamo tutti e che essere genitori significa essere una squadra, e a ritagliarvi dei piccoli momenti per ridere insieme, vedrete che le cose torneranno magari non come prima, perché sarete comunque diversi, ma magari anche meglio.

Con una complicità nuova, uno spirito di collaborazione diverso. Le cose migliorano, se lo volete.

6. I pianti

Si ridurranno i loro e i vostri. No, i bambini non piangono per sempre.

Smettono alla materna, per poi farlo per altri motivi: se si fanno male, se qualcuno li tratta male (genitori inclusi, quindi se a 8 anni piangono a causa vostra, pensateci).

Ma i capricci finiscono, e quel pianto che un tempo vi faceva tanto innervosire (se non è così, ben per voi) un giorno vi provocherà solo tanta tenerezza. Avrete voglia di stringerli così forte da fargli ancora più male.

7. La casa

Vi guardate intorno e vedete disordine, disordine, disordine? Non mollate: un giorno non sarà (quasi) più così. Arriverà il giorno in cui i bambini apparecchieranno e sparecchieranno, vi aiuteranno a pulire, si faranno il letto. Certo, se glielo avrete insegnato.

Arriverà il giorno in cui si laveranno i denti e puliranno il lavandino, si spoglieranno e metteranno i vestiti sporchi nella cesta e quelli puliti a posto. In cui riporranno i loro giochi – più o meno – al loro posto. In cui avranno cura delle loro cose.

E la vostra casa sembrerà di nuovo una casa e non un campo di battaglia su cui è appena esplosa una mina. Certo, dipende pure da voi. Ah, poi pare diventino adolescenti.

8. Le mamme

Esistono mamme che il giorno dopo il parto sono belle, truccate e senza pancia. Io ero così (magari bella no). Ero così per fortuna genetica (la pancia) e perché le mie figlie dormivano tanto, e io ero riposata, e avevo il tempo di truccarmi. Nella maggior parte dei casi non è così ma… passa.

Tutto quello che avete letto sopra un giorno sarà un lontano ricordo. Davvero le mie figlie facevano capricci? Davvero io e mio marito non riuscivamo a guardarci un film? Davvero la casa era sempre un bordello? Davvero io mi sentivo un cesso? Sì. Non che tutto sia perfetto, ma finalmente, dopo qualche anno, anche noi mamme respiriamo.

Ci stacchiamo, ci riprendiamo i nostri spazi, capiamo che il nostro lavoro 24/24h è finito, almeno quello fisico, che possiamo prenderci una pausa e dedicarci a noi. Non abbiate fretta, quel momento arriverà. E se non sapete come fare, chiedete a chi c’è riuscito, a chi è uscito dall’essere solo mamma ed è tornata donna.

Che non significa andare per locali a rimorchiare, ma semplicemente essere una persona a 360 gradi e non solo “la mamma di”.

9. I bambini

Oh, i bambini! Crescono così in fretta che non ritroverete quasi nulla di ciò che erano un tempo, guardandoli. Le mie figlie sono cambiate così tante volte che quasi mi sembra di avere avuto tante bambine diverse. Ma, verso i 6-7 anni, si comincia a vedere chi saranno veramente. Ed è qui che conoscerete davvero i vostri figli.

È qui che avrete voglia di passare ogni secondo con loro perché vi sembrerà incredibile tutto ciò che fanno perché… sono cose da grandi.

Bello eh, quando imparano a camminare, a parlare… che emozioni! Ma credetemi, vostra figlia che vi dice di aver tenuto una conferenza di fronte ad una classe e di essere stata l’unica a riuscire a parlare perché gli altri si vergognavano… Beh, questa è tutta un’altra cosa.

10. L’amore

E qui viene il punto. Li amiamo da sempre, ma l’intensità di questo amore cresce a dismisura ogni giorno. Se pensate di amarli oggi che hanno tre anni, non sapete ancora niente.

Proprio per quello che dicevo più su, amare un bambino “grande”, che è così diverso da qualsiasi altro bambino, che sviluppa i propri gusti, le proprie capacità, che affronta le prime sconfitte e i primi successi, è tutta un’altra cosa.

È un amore maturo, è un amore difficile, è un amore sudato e meritato.

Ed ho l’impressione che sarà sempre più grande.

Proprio come loro.

Источник: https://www.50sfumaturedimamma.com/2018/01/bambini-crescono-le-mamme-pure.html

Da 1 mese ad 1 anno: sviluppo dei bambini

Quando i bambini crescono: 5 cose che nessuno ti dice!
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Da neonato a bambino, non ci crederai ma ci vogliono solo 12 mesi perché il tuo bambino subisca un’incredibile trasformazione. I bambini crescono a un ritmo rapido e ogni mese in corso porta a nuovi sviluppi.

È ovvio che tutti i nuovi genitori si chiedono cosa aspettarsi dopo nel loro bambino e come sapere se lo sviluppo del loro bambino è nella giusta direzione.

A prescindere dal ritmo in cui si sviluppa il bambino, c’è una finestra abbastanza ampia per consentire a un bambino di raggiungere ogni stadio dello sviluppo.

Non vedi l’ora che il tuo bambino raggiunga molte pietre miliari nei primi 12 mesi come gattonare, chiacchierare, mordicchiare e afferrare.

Se il tuo bambino può raggiungere prima una pietra miliare, potrebbe averne un’altra dopo che il suo corpo sarà impegnato a perfezionare un’abilità. Tenendo presente tutte queste variazioni, impara cosa è normale e cosa aspettarsi ogni mese dai tuoi bambini il primo anno.

Ecco una infografica che ti informa di tali informazioni.

1° mese

  • Il tuo bambino sta crescendo velocemente
  • Sostiene il contatto visivo
  • Chiede aiuto piangendo
  • Reagisce alle voci e ai sorrisi dei genitori

2° mese

  • Il tuo bambino diventa più paffuto
  • Impara a rispondere con un sorriso e a studiare i volti per riconoscerli
  • Si concentra sul guardare le persone rispetto agli oggetti
  • Mormorii e gorgoglii in risposta ai suoni
  • Esprime la rabbia

3° mese

  • Vedrai uno miglioramento notevole nel programma di crescita del tuo bambino
  • Sorride quando sorridi, ed il suo sorriso coinvolge tutto il corpo – le braccia si sollevano, le mani si spalancano e le gambe si muovono
  • Sorride e gorgoglia per attirare la tua attenzione
  • Imita espressioni facciali di chi è attorno a sé e determinati movimenti

4° mese

  • Spinge le braccia quando si trova steso a pancia in giù
  • Può iniziare ad opporsi alle tue prese!
  • Ride ad alta voce
  • Si diverte a giocare e piange quando il divertimento è finito!

5° mese

  • Diventa assertivo
  • Inizia a rotolare in una direzione o nell’altra
  • Impara a trasferire oggetti da una mano all’altra
  • Inizia a fare le bolle con la bocca!
  • Piange per mamma o papà se sono fuori dalla sua vista
  • Ama giocare durante l’allattamento

6° mese

  • Rotola su entrambi i lati
  • Si allunga nel tentativo di raggiungere piccoli oggetti, come i suoi giocattoli
  • Batte e fa rumori come strilli e mormorii
  • Tende ad essere più gentile o più capriccioso, inizia a delinearsi il carattere

7° mese

  • Inizia a gattonare
  • Impara a usare il pollice e le dita
  • Si divertente ad essere in un ambiente sociale
  • Esprime la rabbia in modo forte
  • Imita i suoni degli adulti

8° mese

  • Si siede senza alcun supporto
  • Prova a battere le mani
  • Risponde quando chiami il tuo bambino per nome
  • Può diventare ansioso o timido con gli estranei

9° mese

  • Cerca di gattonare e salire le scale
  • Imita i gesti che gli altri fanno
  • Gli piace giocare con i genitori (con la mamma quando sta cucinando)

10° mese

  • Cerca di alzarsi
  • Mescola e di nuovo sistema i giocattoli
  • Inizia a creare in maniera vera e propria l’autostima
  • Risponde all’applauso
  • Mostra tutti gli stati d’animo, se è felice, triste o arrabbiato

11° mese

  • Non ti permette di leggere libri o giornali!
  • Prova a dire mamma o dada
  • Non sarà cooperativo
  • Ama il bagnetto

12° mese

  • Si alzerà senza alcun supporto e muoverà i primi passi
  • Prova a parlare da 2 a 3 parole
  • Collaborerà mentre lo vestirai, come nello spingere le manine nelle maniche
  • Mostrerà i suoi primi scoppi d’ira
  • Svilupperà il senso dell’umorismo

Il tuo bambino subirà una trasformazione straordinaria nel primo anno di vita. Lui o lei avrà circa il peso alla nascita triplicato. Continua a guardare le fasi di crescita del bambino. Inoltre, tieni presente che non tutti i bambini crescono allo stesso ritmo, naturalmente. Se non vedi nessuna delle pietre miliari del bambino mese per mese, come dichiarato, è del tutto normale nello sviluppo del tuo bambino.

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Источник: https://www.mammastobene.com/sviluppo-bimbi-mese-per-mese/

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