Quali sono i migliori metodi educativi?

Contents
  1. Metodi educativi
  2. Cos’è il metodo Montessori
  3. Come informarsi sul metodo Montessori
  4. I 5 migliori libri metodo Montessori
  5. 60 attività Montessori per il mio bebè –Marie-Hélène Place
  6. 100 attività Montessori dai 18 mesi – Eve Hermann
  7. Montessori da 9 a 12 anni. Guida pratica per genitori con idee e attività da svolgere a casa –Nathalie Petit
  8. Il metodo Montessori per tutti. Comprenderlo appieno e usarlo per educare i propri figli alla libertà e all’autonomia – Laura Beltrami
  9. Maria Montessori, una storia attuale. La vita, il pensiero , le testimonianze – Grazia Honegger Fresco
  10. Sviluppo del Neonato, 10 principi del metodo Montessori
  11. La casa dei bambini di Maria Montessori
  12. I 10 principi del metodo educativo Montessori
  13. Oltre alla scuola, la vita in famiglia
  14. 6 metodi didattici da prendere in considerazione
  15. COOPERATIVE LEARNING
  16. CIRCLE TIME
  17. CLASSE CAPOVOLTA
  18. PEER EDUCATION
  19. DIDATTICA LABORATORIALE
  20. AUTOEDUCAZIONE
  21. Cinque sistemi educativi di successo a cui ispirarsi
  22. Estonia
  23. Finlandia
  24. Svizzera
  25. Singapore
  26. Canada
  27. Scelta della scuola
  28. Scuole Montessori
  29. Scuole Waldorf o Steineriane
  30. HomeSchooling
  31. Outdoor Education: le scuole nel bosco
  32. Metodi pedagogici: quali sono?
  33. Cosa significa EDUCAZIONE ATTIVA?
  34. Il metodo Margherita Fasolo
  35. Il metodo Analogico Bortolato
  36. Il Reggio Emilia Approach
  37. Ma quali sono, oggi, i metodi pedagogici più importanti? E come si decide se utilizzare l’uno piuttosto che l’altro?
  38. Uno dei Migliori Metodi Educativi Esistenti al Mondo: Metodo Reggio Children
  39. È la prima di una lunga serie di scuole che perseguiranno il cosiddetto Reggio Approach, il “Metodo Reggio”, che negli anni verrà considerato come il migliore al mondo per l’insegnamento negli asili nido e nella scuola dell’infanzia
  40. In cosa consiste il metodo Reggio?

Metodi educativi

Quali sono i migliori metodi educativi?

Da più di un secolo, l’approccio incentrato sul bambino che la dottoressa Maria Montessori, medico italiano, ha sviluppato per l’educazione dei bambini ha trasformato l’approccio all’educazione dei bambini nelle scuole di tutto il mondo.

Non appena si entra in un’aula, si capisce che c’è qualcosa di diverso. Le aule Montessori sono immediatamente riconoscibili.

Si vedono bambini che lavorano in modo indipendente e in gruppo, spesso con materiali didattici appositamente studiati, profondamente impegnati nel loro lavoro e rispettosi di se stessi e di ciò che li circonda.

Cos’è il metodo Montessori

Il metodo Montessori promuove una crescita rigorosa e auto-motivata dei bambini e degli adolescenti in tutte le aree del loro sviluppo: cognitiva, emotiva, sociale e fisica.

L’educazione montessoriana è gestita dallo studente e si svolge autonomamente, ma è guidata, valutata e arricchita da insegnanti competenti e premurosi, dalla guida dei loro coetanei e da un ambiente stimolante.

metodo montessori

All’interno della comunità di una classe, progettata per creare opportunità naturali di indipendenza, cittadinanza e responsabilità, i bambini abbracciano l’apprendimento multisensoriale e la ricerca appassionata, sperimentando con attività ricreative che ne mettono in luce capacità e, perché no, anche limiti, con il presupposto che conoscere i propri limiti possa renderli molto più consapevoli di ciò che sono e da qui iniziare un percorso per superarli. I singoli studenti seguono la loro curiosità al loro ritmo, prendendosi il tempo necessario per comprendere appieno ogni concetto e raggiungere gli obiettivi di apprendimento individuali.

Gli Insegnamenti di Maria Montessori

Con la libertà e il sostegno necessari per porre domande, andare in profondità nelle questioni che più li appassionano e fare collegamenti, gli studenti Montessori crescono per diventare studenti e cittadini sicuri, entusiasti e auto-diretti, responsabili sia verso se stessi che verso la loro comunità. Pensano in modo critico, lavorano in modo collaborativo e agiscono con coraggio e integrità. Quale risultato migliore potreste desiderare per i vostri figli?

Come informarsi sul metodo Montessori

Seguire il metodo montessoriano è ad oggi piuttosto semplice in quanto tantissime sono le risorse online e offline che ben raccontano come affrontare nel modo migliore un’educazione seguendo questo prezioso metodo.

Se online è possibile imbattersi in numerosi articoli che illustrano a grandi linee cos’è il metodo Montessori e quali sono i benefici della sua applicazione, è nei libri che si trovano le informazioni più preziose che è possibile tra l’altro avere sempre a portata di mano.

Perché questo è importante? Il metodo Montessori può seguire la crescita e lo sviluppo del tuo bambino in modo completo, dunque le nozioni principali da tenere a mente sono tante e variano in base alla fase di crescita. Per questo motivo risulta essere molto utile avere sempre uno o più libri a portata di mano da consultare.

I 5 migliori libri metodo Montessori

I libri sul metodo Montessori in commercio sono davvero tantissimi la mia personale selezione dei 5 migliori è la seguente, con link per acquistarli. I libri che vi segnalo a seguire sono sia per la lettura di adulti genitori che vogliono informarsi e studiare il metodo, sia quelli specifici per i bambini come i libri sulle attività montessori.

60 attività Montessori per il mio bebè – Marie-Hélène Place

Il libro è rivolto ai neogenitori che desiderano preparare il proprio neonato alla scoperta del mondo che lo circonda, attraverso materiali sensoriali e attività educative che lo stimoleranno moltissimo nella crescita e nella fase dell’apprendimento. Perfetto per i piccoli dalla nascita fino ai 15 mesi.

100 attività Montessori dai 18 mesi – Eve Hermann

Il libro precedente da spunti su come applicare il Metodo Montessori sin dalla nascita, questo invece è il seguito con attività montessori dai 18 mesi in sù, per imparare a creare coi propri figli e portarla alla scoperta di ciò che li circonda con tante cose che già abbiamo in casa.

Montessori da 9 a 12 anni. Guida pratica per genitori con idee e attività da svolgere a casa – Nathalie Petit

Il periodo tra l’infanzia e l’adolescenza è estremamente delicato e molto spesso non si è sufficientemente preparati per accompagnare i propri figli in questa transizione.

Non sono più bambini, sono alla ricerca della loro indipendenza e spesso entrano in conflitto con i propri genitori, creando in loro disorientamento.

Questo è anche frutto di cambiamenti fisici e comportamentali, che questo libro riesce bene a mettere in evidenza ed analizzare con il proverbiale approccio montessoriano.

Il metodo Montessori per tutti. Comprenderlo appieno e usarlo per educare i propri figli alla libertà e all’autonomia – Laura Beltrami

In questo libro puoi trovare utilissime informazioni su come applicare il metodo Montessori dall’età prescolare fino all’adolescenza. Abbraccia una fase molto ampia del bambino, dove è chiara la sua voglia di indipendenza.

Maria Montessori, una storia attuale. La vita, il pensiero , le testimonianze – Grazia Honegger Fresco

Per capire il metodo montessoriano fino in fondo si consiglia la lettura di questo libro, il ritratto di una donna unica, capace di stravolgere i dogmi della pedagogia a favore di quel metodo innovativo e assolutamente visionario che lei stessa ha ideato e che ancora oggi viene applicato con successo.

Non mi resta che augurarvi buona scelta e invitarvi a leggere anche altri articoli sui metodi educativi che ho scritto:

Metodo Munari

Homeschooling pro e contro

Источник: https://www.mammanaturale.it/tag/metodi-educativi/

Sviluppo del Neonato, 10 principi del metodo Montessori

Quali sono i migliori metodi educativi?

Il Metodo educativo Montessori è il sistema pedagogico pensato e formulato da Maria Montessori nel 1909 nel celebre testo “Educare alla libertà”.

Si tratta di un metodo rivoluzionario (per l'epoca ma attuale e innovatore anche oggi), che mette al centro il rispetto per la spontaneità del bambino.

La pedagogia montessoriana si basa sull'indipendenza, sulla libertà di scelta del proprio percorso educativo (entro certi limiti) e sul rispetto dello sviluppo fisico, psicologico e sociale del bambino.

La casa dei bambini di Maria Montessori

La scuola viene definita la “Casa dei bambini“, poiché deve essere organizzata in modo tale da andare incontro ai desideri, alla voglia di esplorare e scoprire e al bisogno di movimento dei bambini.

Il bambino è al centro dell'apprendimento e deve essere lasciato libero di imparare in un ambiente ricco, vario e stimolante.

I bambini possono scegliere i materiali, i giocattoli e gli strumenti che preferiscono utilizzare, perché attraverso l'esperienza apprendono concetti, principi e insegnamenti (assimilabile a quest'idea c'è per esempio il cestino dei tesori da proporre verso i 6 mesi).

Il metodo educativo Montessori è applicato in migliaia di scuole in tutto il mondo e segue i bambini dalla nascita alla pubertà. I principi della pedagogia montessoriana sono codificati dall'Associazione Montessori Internazionale e dalla Società Americana Montessori.

I 10 principi del metodo educativo Montessori

  1. Educare all'indipendenza – I genitori devono aiutare i bambini a imparare a fare da soli per camminare, correre, lavarsi e mangiare. Imboccare un neonato senza insegnargli a mangiare da solo significa trattarlo come un fantoccio e quindi non rispettarlo.
  2. Mai impedire un'azione in base all'età – Non bisogna bloccare un bambino solo perché si pensa che sia troppo piccolo e quindi non in grado. Bisogna dimostrare fiducia e lasciargli svolgere le attività che desidera iniziando dalle più facili.
  3. Abituare alla precisione – I bambini sono attratti dai particolari e dal fare qualcosa con precisione. Inoltre è un utile esercizio per armonizzare il corpo e imparare il controllo dei movimenti. Maria Montessori per esempio consiglia di insegnare ai più piccoli a fare piccoli lavoretti domestici (Es.

    apparecchiare o mettere in ordine i giochi) con diligenza.

  4. Educare al contatto con la natura – Far vivere il bambino a contatto con la natura: in un contesto naturale il bambino tira fuori energie, capacità e curiosità inaspettate.

    Se vai in campagna, lascialo camminare da solo, mettendoti tu al suo passo e permettetegli di scoprire le meraviglie della natura.

  5. L'insegnante è un osservatore – Fatta eccezione di situazioni di pericolo per sé o per gli altri, l'educatore interviene il meno possibile, lasciando libero il bambino di sperimentare.

  6. Non forzare il bambino a fare qualcosa – Rispettare i suoi tempi e la sua libertà significa anche permettergli di rifiutarsi di fare un'attività in un certo momento.
  7. Avere cura di animali e piante – Nel metodo Montessori il rapporto con la natura è molto importante e non è solo fine a se stesso.

    Prendersi cura di piante e animali educa il bambino a occuparsi degli altri esseri viventi, a pensare al domani.

  8. Non parlare male e incoraggia i talenti – Soprattutto in sua presenza non si deve parlare male di un bambino, ma si devono sottolinearne i lati positivi, gli sforzi e i progressi.

    Sempre con un atteggiamento volto a spronare il bambino e non a mortificarlo.

  9. Ambiente a misura di bambino – Nel metodo educativo Montessori la scuola (e la casa) dovrebbe essere alla sua portata, sia i mobili che gli oggetti educativi devono essere adatti alla sua età.

    A casa per esempio cercare di predisporre gli ambienti in modo tale che possa fare le cose da solo in tutta sicurezza, eviterà tanti “no”, pianti, frustrazioni, capricci nonché rischi e pericoli (e il bambino sarà più libero di girare per gli ambienti come e quanto vuole).

  10. Spiegare e mostrare le meraviglie del mondo – A partire dai primissimi mesi, abituati a spiegargli il mondo circostante. Secondo Maria Montessori, infatti, il bambino è come un piccolo viaggiatore e l'adulto è la sua guida.

Oltre alla scuola, la vita in famiglia

I principi del metodo Montessori sono applicabili anche a casa, a partire dagli ambienti domestici.

Anche con piccoli accorgimenti è possibile allestire l'abitazione a misura di bimbo: per esempio mettendo all'ingresso un appendiabiti alla sua altezza (dove poter vestirsi e svestirsi senza l'aiuto del genitore); oppure riservando la parte bassa di una libreria ai suoi giochi e ai suoi libri; arredare la sua cameretta con mobili di legno naturale e sempre alla sua portata (per esempio un letto basso dove poter salire e scendere con facilità.

Источник: https://it.mukako.com/it/consigli-per-le-mamme/metodo-educativo-montessori

6 metodi didattici da prendere in considerazione

Quali sono i migliori metodi educativi?

Siamo abituati alle lezioni classiche, praticamente in tutte le scuole: lezioni frontali, compiti, verifiche, interrogazioni e voti.

Quello che non sappiamo è che in realtà esistono metodi educativi e approcci didattici davvero innovativi.

Sono numerosi, e gli insegnanti che stanno iniziando (almeno) ad integrarli nei loro programmi, affiancandoli alle classiche lezioni, sono fortunatamente sempre di più.

Gli approcci a cui ci riferiamo sono innovativi perché mettono al centro il bambino e il ragazzo, e non più la materia; perché coinvolgono la concretezza dell’imparare; perché tentando di capovolgere gli schemi per avere più risultati a livello ampio; e perché mettono in gioco non solo le nozioni, ma anche la socialità, le emozioni e la praticità.

COOPERATIVE LEARNING

Il cooperative learning è probabilmente il metodo più distante da quello frontale a cui siamo abituati, perché prevede l’apprendimento attraverso la collaborazione di tutti, insegnanti e ragazzi, esattamente come suggerisce il nome.

Coinvolgendo direttamente i bambini e i ragazzi, li si stimola e li si interessa maggiormente, e la concretezza del processo aiuta ad apprendere meglio i concetti.

Non solo: anche la socialità ne esce rafforzata, così come l’empatia e il rispetto (degli altri e di se stessi, ognuno con i propri limiti e le proprie forze, dal momento che ognuno mette la sua a disposizione degli altri).

Qui trovate il nostro articolo che spiega nello specifico di cosa si tratta quando parliamo di cooperative learning (o apprendimento cooperativo).

CIRCLE TIME

Il circle time, o “momento in cerchio”, prevede che in classe una volta al giorno (o un paio di volte a settimana) ci si impegni in un momento di lezione nel quale i ragazzi dispongono le loro sedie in cerchio, insieme all’insegnante (che si siede insieme a loro, allo stesso livello).

È un momento di parità in classe, nel quale non c’è più l’insegnante di fronte a loro e soprattutto durante il quale scompaiono le disposizioni degli alunni (davanti “gli indisciplinati”, dietro “i bravi”).

Può essere utilizzato per apprendere nuove nozioni e fare lezione in maniera diversa, ma è soprattutto un momento buono per le riflessioni, per il problem soling e per la risoluzione di tensioni e dubbi.

Qui il nostro articolo dedicato al Circle Time.

CLASSE CAPOVOLTA

Per classe capovolta si intende un metodo educativo che prevede l’apprendimento attivo da parte dei bambini, che non subiscono più passivamente le lezioni ma che divengono protagonisti della propria educazione. L’aula diviene il luogo dello scambio e non più solo del “ricevere informazioni”, dal momento che queste informazioni vengono fornite ai ragazzi attraverso diversi strumenti che loro possono scegliere.

PEER EDUCATION

Simile alla classe capovolta (o flipped classroom) è la peer education, ovvero l’educazione tra pari.

Prevede lo scambio diretto e concreto tra i ragazzi, che dopo avere assistito alle lezioni rispondono alle domande dell’insegnante in gruppo, oppure discutono insieme sull’argomento.

In questo modo, applicando la peer education a tutte le materie, i ragazzi che hanno capito meglio l’argomento lo spiegano a quelli rimasti un attimo più indietro, stimolando una tipologia di comprensione diversa, più attiva da parte di entrambi perché più stimolante.

Non ci sarà mai quello “più bravo” e quello “più scarso”, poiché in generale in ogni materia e in ogni argomento ci sarà chi è più portato e chi meno, chi ha capito tutto e a chi è sfuggito qualcosa, e nel lungo termine tutti si troveranno allo stesso livello, educativo e sociale.

DIDATTICA LABORATORIALE

La didattica laboratoriale si fonda su una concezione costruttivista e concreta dell’apprendimento.

Ovvero: intraprendendo più laboratori durante l’orario scolastico, si stimolano i bambini a lavorare con le proprie mani o a mettere in gioco il loro intelletto in maniera più concreta e applicata, per giungere ad un apprendimento più solido perché provato sulla propria pelle.

Rispetto alle lezioni frontali, i laboratori fanno sì che i ragazzi apprendano i concetti attraverso problemi concreti da risolvere, attraverso tecniche da applicare e attraverso esperimenti da provare, stimolando l’attività pratica ma anche l’interazione e mettendo in gioco tutte le risorse, non solo quelle intellettive più pure di studio e di comprensione astratta.

AUTOEDUCAZIONE

È ancora poco diffusa, e c’è nello specifico una scuola in particolare che la pratica, e da cui potremmo prendere spunto: la Sudbury Valley School, che segue il pensiero studiato da Peter Gray che prevede di intendere l’insegnamento non come una trasmissione in linea verticale insegnante-bambini, ma come un processo lineare orizzontale nel quale i ragazzi vengono lasciati liberi per giungere in maniera naturale a imparare tutto ciò di cui hanno bisogno. L’insegnante diviene una guida, a disposizione dei bambini, che scelgono da sé come impiegare il tempo scolastico. La cosa che stupisce è come i bambini siano diligenti nell’apprendimento: non pensiamo che se lasciati liberi impieghino il loro tempo solo a giocare senza altro fine. I bambini sanno in maniera innata e istintiva di cosa hanno bisogno, e una volta abituati a decidere come sfruttare il proprio tempo giungono ad un perfetto equilibrio.

Se volete approfondire il metodo, ecco un articolo che lo spiega in dettaglio.

Giulia Mandrino 

Источник: https://www.mammapretaporter.it/scuola-efficace/6-metodi-didattici-da-prendere-in-considerazione

Cinque sistemi educativi di successo a cui ispirarsi

Quali sono i migliori metodi educativi?

In Italia si parla con frequenza di riforme del sistema scolastico, alla continua ricerca delle soluzioni giuste per formare al meglio i nostri studenti. Tra strutture vecchie e strumentazioni da ammodernare, una buona idea sarebbe quella di prendere esempio da cinque sistemi educativi esteri particolarmente efficaci.

Estonia

Partiamo dall'Estonia, Paese di cui ci siamo già occupati in passato proprio per come ha deciso di puntare sul sistema scolastico. Un dato su tutti: dieci anni fa gli studenti stranieri che studiavano in Estonia erano circa 400, oggi sono più di 4000, ovvero dieci volte tanto.

Merito di docenti responsabilizzati – attraverso larga autonomia nella gestione del programma didattico e una degna ricompensa economica – e di un insegnamento al passo coi tempi, che prevede per esempio il ProgeTiger, programma creato per insegnare i fondamenti della programmazione informatica a tutti i livelli, dalla scuola dell'infanzia alla formazione permanente per gli adulti.

In Finlandia fino ai sedici anni non esistono né esami né voti e le scuole sono sempre pubbliche e gratuite.

Finlandia

Poco più a nord troviamo un'altra eccellenza. Si tratta del sistema finlandese, che pur essendo riconosciuto come uno dei migliori al mondo non smette di innovarsi.

È di un paio d'anni fa l'ultima novità: le scuole finlandesi devono garantire un approccio “collaborativo”, lasciando scegliere agli studenti un tema di loro interesse attorno a cui impostare parte del lavoro.

I cambiamenti si inseriscono in un sistema già molto diverso dal nostro, come dimostra il fatto che l'equivalente delle nostre elementari iniziano a sette anni e che fino ai 16 anni non esistono né esami né voti. Chi lo desidera potrà poi iscriversi alla scuola secondaria, che dura fino ai 19 anni e prepara all'università, sempre pubblica e gratuita.

Ad essere pubbliche, a ben guardare, sono tutte le scuole finlandesi, caratteristica che permette una grandeuniformità nella formazione, indipendentemente dalla classe sociale, e alza verso l'alto l'asticella dell'insegnamento, con docenti laureati (anche per la primaria) e costretti a superare test molto severi per accedere al ruolo.

Svizzera

Restando in Europa, c'è il caso della Svizzera: la scuola dell'obbligo, fino ai sedici anni, è gestita dai cantoni in modo federalista, proprio come i licei. In mano allo Stato centrale sono invece le scuole professionali, che possono durare fino a quattro anni.

A contraddistinguere il metodo svizzero è la cura per l'ambiente scolastico: gli alunni hanno in dotazione i libri di testo, che poi lasceranno l'anno successivo ai ragazzi di un anno più piccoli, assieme a matite, colori e strumenti vari.

Lavagne, banchi e attrezzature tecnologiche sono all'avanguardia, ma a far riflettere è un fattore più umano che mai: fin dalla scuola primaria gli alunni sono invitati a svolgere da soli il percorso da casa a scuola, in modo che siano responsabilizzati e che imparino a muoversi in città, a gestire le difficoltà della strada e a non dover dipendere da un genitore.

Il Canada ha sfruttato il sistema educativo per trarre il meglio dai milioni di migranti che ha ospitato.

Singapore

Per finire, altri due modelli di successo fuori dal vecchio Continente. Il primo è quello di Singapore, in cui gli insegnanti vengono selezioni tra i diplomati dell'istituto di formazione nazionale.

Durante il periodo di studio, gli aspiranti insegnanti vivono fianco a fianco con colleghi più esperti, percependo già da allora uno stipendio. Per i docenti sono poi previsti incentivi legati al loro rendimento, valutato a fine anno in base ai risultati ottenuti dai loro allievi e dalle loro scuole.

Con un occhio di riguardo per l'aggiornamento professionale, al quale ogni anno gli insegnanti dedicano fino a cento ore.

Canada

In Nord America svetta invece il Canada, che anche attraverso la scuola ha saputo gestire i flussi migratori che hanno portato nel corso dei decenni milioni di persone nel Paese.

Per non ritrovarsi sacche di popolazione non alfabetizzate o non qualificate, il Canada ha fatto in modo di favorire l'inserimento nel sistema scolastico di tutti gli strati sociali, garantendo la gratuità dell'insegnamento fino all'università.

Questo nonostante la struttura federale del Paese renda molto diverse le gestioni regionali della scuola, pur mantenendo comune la caratteristica di non avere licei specializzati, come in Italia, ma generiche high school sul modello americano.

Источник: https://www.morningfuture.com/it/2018/06/22/cinque-migliori-sistemi-educativi-successo-scuola/

Scelta della scuola

Quali sono i migliori metodi educativi?

Scegliere la scuola per i propri figli non è mai stato così complesso: molti, con buon senso, optano per un compromesso tra comodità, accessibilità e qualità educativa, restando generalmente nell’ambito del modello educativo “tradizionale”.

Un numero sempre crescente di genitori, tuttavia, mostra interesse nei confronti di modelli educativi “alternativi”, che partono oggi sin dall’asilo nido e possono proseguire, in alcuni casi, fino al liceo.

Ogni genitore è guidato dall’obiettivo di garantire una buona istruzione al proprio bambino e, con essa, favorire il suo benessere.

Questo coincide, di fondo, con il fine ultimo della scuola: ovvero quello di coltivare la personalità, l’integrazione e l’intelligenza creativa dei bambini e dei ragazzi, offrendo loro gli strumenti per formarsi le proprie opinioni e per utilizzare le conoscenze acquisite nella vita quotidiana in maniera positiva.

I modelli di educazione “alternativa” pongono al centro questo valore, in contrapposizione a un modello “tradizionale” che farebbe della “pressione” sugli studenti un’arma a doppio taglio: se da un lato promuove lo studio in vista di test, interrogazioni e valutazioni, dall’altro favorisce il semplice “nozionismo” e tende ad abbassare le prestazioni generando ansia e tensione.

È questa l’opinione di chi sceglie una scuola basata su una precisa filosofia educativa oppure di chi, all’estremo, rifiuta la scuola nel suo complesso e sceglie l’educazione parentale.
Di seguito ti illustriamo i principali modelli considerati “alternativi” che stanno avendo una diffusione sempre crescente in Italia e nel mondo: vuoi scoprire di più? Prosegui nella lettura!

Scuole Montessori

Medico, pedagogista, filosofa ed educatrice Maria Montessori ha fondato il celebre “Metodo” nel corso della prima metà del ‘900: un metodo a cui non solo le scuole italiane, ma anche quelle estere, guardano con grande interesse, riconoscendone l’eccezionale portata innovativa.

In tutto il mondo esistono oggi scuole di ogni livello, dal nido al college, ispirati al pensiero di Maria Montessori che pone al centro il bambino, valorizzandone tutte le potenzialità attraverso un approccio rispettoso da parte degli educatori.

Il bambino è infatti libero di scegliere la propria attività ed è spinto all’apprendimento attraverso l’autodisciplina e l’autocorrezione: tutti i materiali Montessori sono studiati per un solo utilizzo, ben specifico, e ideati in modo tale da permettere al bambino di comprendere l’errore e correggerlo da solo. Non sono necessari voti e interventi esterni.
L’arredamento è a misura del bambino, ancora una volta per stimolarne l’autonomia: l’ordine è prioritario, nella convinzione che l’ordine esteriore e quello interiore siano strettamente legati.

Tra le principali critiche mosse al metodo l’accento posto sulle attività svolte individualmente e autonomamente, a sacrificio di quelle di gruppo; la decisione di optare per età miste per ogni classe; la libertà di scelta nell’attività da svolgere, che può essere fraintesa con la scarsa capacità dell’educatore di guidare il bambino.

Scuole Waldorf o Steineriane

Rudolf Steiner è stato filosofo, pedagogista ed esoterista a cavallo tra 1800 e 1900.

Il Metodo Waldorf da lui fondato mira a “nutrire l’essere umano in modo da renderlo libero”: l’apprendimento inteso in senso tradizionale passa in secondo piano e viene lasciato grande spazio all’immaginazione.

Questa è una prima differenza rispetto al Metodo Montessoriano che, pur incoraggiando la creatività, mira a tenere il bambino “con i piedi per terra”.

I giocattoli, grezzi e rudimentali, sono inoltre utilizzabili in modi diversi e aperti alla fantasia del bambino, a differenza dei materiali Montessoriani.

L’educazione è incentrata su arti e lavori manuali, quali pittura, scultura, musica, magia, cucito, lavorazione di legno e metallo.Non vengono utilizzati strumenti tecnologici e viene prediletto il gioco all’aperto, con qualsiasi condizione climatica.Come nel metodo montessoriano anche in questo caso l’arredamento è a misura di bambino, ma l’ordine è messo in secondo piano rispetto alla libertà di spostare mobili, arrampicarsi o trasformali, con l’immaginazione, in ciò che i bambini preferiscono.

Come il Metodo Montessoriano anche il Metodo Waldorf non fa utilizzo di voti e pone al centro l’immenso potenziale di apprendimento del bambino.

HomeSchooling

L’HomeSchooling, o educazione parentale, nasce dalla decisione dei genitori di non iscrivere i figli a scuola: i bambini vengono quindi cresciuti nell’ambiente domestico e la loro istruzione è presa in carico dai genitori o da altre figure di riferimento.

È una tendenza diffusa in special modo negli USA, dove oltre 2 milioni di famiglie scelgono oggi l’HomeSchooling: la crescita è rapida anche in Italia, dove l’educazione parentale riguarda circa un migliaio di bambini.

Alla base la volontà di lasciare maggiore spazio a ritmi di crescita e apprendimento del bambino senza imposizioni e forzature: l’assenza di voti e di paragoni consente di imparare senza stress, assecondando la propria naturale curiosità.

Un “sistema”, come i precedenti, che pone l’accento sulla libertà e sulla centralità del bambino, in maniera per certi versi più radicale.

L’educazione parentale può essere intrapresa in qualsiasi momento, dalla primissima infanzia fino al liceo: non sono pochi i casi di homeschoolers che hanno proseguito la propria educazione in università prestigiose quali Harvard o Yale.Tra le principali perplessità su questo tipo di scelta prima tra tutte quella relativa alla potenziale chiusura verso le relazioni interpersonali coi propri pari: la scuola, con i suoi pregi e difetti, stimola il bambino alla relazione, anche conflittuale, ponendolo costantemente di fronte a nuove sfide e stimolandolo ad adattarsi a svariate situazioni.

Chi pratica HomeSchooling, tuttavia, ritiene che i propri figli abbiano più tempo da dedicare alla socialità che nasce, anche in questo caso, dalla libera scelta del bambino e non dalla costrizione di un’aula nella quale, di fatto, i reali momenti di aggregazione possono essere brevi e poco profondi.

Ci si chiede inoltre quale sia il grado di reale preparazione dei genitori che intraprendono questa strada: la maggior parte, infatti, non ha alcuna qualifica e sorge il dubbio che, seppur dotati delle migliori attenzioni, possano non essere del tutto in grado di farsi carico dell’educazione dei propri figli.

Alcuni di loro si attengono alle indicazioni dei programmi ministeriali utilizzando i testi scolastici consigliati, altri optano per metodi educativi alternativi ai tradizionali; altri ancora, infine, praticano “UnSchooling”, ovvero non forniscono input strutturati ai figli, ma li affiancano e li sostengono nel loro naturale percorso di apprendimento.

Outdoor Education: le scuole nel bosco

È forse questa la tendenza destinata a crescere maggiormente in questi anni: già molto diffusa in paesi quali Danimarca, Norvegia, Svezia, Regno Unito, l’outdoor education sta prendendo piede anche in Italia.

Il punto di partenza è la totale immersione nel contesto naturale, nella convinzione che questa attivi dei processi cognitivi che nessuna esperienza mediata dall’adulto riesca a innescare.

Come per il Metodo Waldorf, a maggior ragione in questo caso i bambini trascorrono le loro giornate all’aria aperta con qualsiasi condizione meteorologica al suon del motto “Non esiste cattivo tempo, esiste solo cattivo equipaggiamento”.

Sono numerose, orami, le ricerche che sostengono che la vita nella natura accresca positivamente lo sviluppo globale del bambino: riduce ansia e stress, rinforza le difese immunitarie, stimola maggiormente memoria e attenzione, favorisce lo sviluppo del gioco spontaneo e della socializzazione, promuove stili di vita attivi e salutari.

Molto spesso le “scuole nel bosco” offrono una didattica ispirata a modelli di educazione alternativi, ma il metodo varia tra le diverse realtà.
La preoccupazione mossa da alcuni genitori, nonostante i dati positivi sulla scarsa incidenza di malattie in questo tipo di “strutture”, riguarda l’esposizione a condizioni climatiche avverse e le possibili conseguenze sulla salute dei bambini.

Источник: https://www.fondoassistenzaebenessere.it/scelta-della-scuola/

Metodi pedagogici: quali sono?

Quali sono i migliori metodi educativi?

Si fa presto a parlare di metodi pedagogici: molte, infatti, sono le strategie e le tecniche di insegnamento che hanno dato vita a vari metodi didattici, più o meno adatti al contesto educativo in cui si opera.

Facendo un rapido excursus, chiudiamo gli occhi e torniamo indietro fino al 1937, anno di nascita, in Francia, dei Centridi Esercitazione ai Metodi dell’Educazione Attiva (CEMEA).

Costituiti da persone impegnate nell’educazione e nella formazione sociale, arrivati poi anche in Italia nel 1950, si fondano sui principi dell’Educazione Attiva. I CEMEA affermano che:

  • ogni essere umano ha la libertà di svilupparsi e trasformarsi nel corso della sua vita
  • esiste soltanto una educazione, che si rivolge a tutti
  • l’educazione tiene conto del reale in tutte le sue forme
  • l’ambiente è fondamentale nello sviluppo dell’individuo
  • l’educazione deve fondarsi sull’attività
  • ogni persona ha diritto al rispetto

Cosa significa EDUCAZIONE ATTIVA?

Significa offrire a chiunque situazioni nelle quali essere consapevole del mondo che lo circonda. In questo modo, egli/ella contribuisce all’ evoluzione, in una prospettiva di progresso individuale e sociale.

Il metodo Margherita Fasolo

Rientra nel principio dell’educazione attiva, e la sua finalità educativa è seguire gli interessi dei bambini in età 2 – 6 anni senza imposizioni, lasciandoli liberi nella scelta delle attività.  

Parte integrante del metodo Fasolo è il progetto di formazione continua o permanente dell’insegnante, per acquisire o migliorare gli strumenti professionali che valorizzino sempre di più i desideri del bambino.

Forte è anche il rapporto con i genitori, con incontri organizzati in gruppi nei quali discutere dei vari momenti della vita dei bambini a scuola.

Il metodo Analogico Bortolato

Da Camillo Bortolato, suo ideatore, è definito come quello più naturale e istintivo. Nella sua genialità, infatti, il bambino compie ogni minuto migliaia di calcoli e supposizioni, e metafore e analogie sono per lui all’ordine del giorno.

Quale migliore strumento dell’analogia – anziché la logica – per conoscere il mondo?

Il Reggio Emilia Approach

Punto di riferimento nel mondo, si sviluppa e rinnova quotidianamente nelle scuole e nei nidi d’infanzia del Comune di Reggio Emilia.

Se ne inizia a parlare nella seconda metà dell’800, ma è negli anni ’60, con la figura di Loris Malaguzzi, che comincia a concretizzarsi l’idea di una rete di scuole e nidi d’infanzia comunali reggiani. 

Principale obiettivo di questo metodo, è il raggiungimento di una crescita armoniosa del bambino, portandolo ad essere un cittadino consapevole in grado di cooperare con il prossimo e rispettando l’ambiente.

Ogni bambino è considerato unico in quanto, nei suoi diversi tempi di sviluppo e crescita, possiede i “100 linguaggi e i 100 modi di pensare”.

L’ambiente poi è fondamentale nel valorizzare i 100 linguaggi, e lo fa tramite l’utilizzo del gioco, della musica, dell’arte e della cucina.

Ma quali sono, oggi, i metodi pedagogici più importanti? E come si decide se utilizzare l’uno piuttosto che l’altro?

Domande da un milione di dollari! Ma possiamo affermare che quelli al momento più utilizzati sono: il Montessori, il Waldorf-Steiner e l’Happy Child.

Il metodo Montessori è il più noto, e non solo agli addetti ai lavori, grazie anche alla fiction del 2007 di Canale 5 “Maria Montessori – una vita per i bambini”, con protagonista una strepitosa Paola Cortellesi. 

Elaborato tra il XIX e il XX secolo, il metodo Montessori parte dalla tesi che ogni bambino deve essere lasciato libero di esprimere le proprie capacità, senza che un adulto lo guidi.

Vi è alla base una grande fiducia dell’adulto verso il bambino, e la consapevolezza che questi apprenderà in tempi e modi diversi, in base alle proprie capacità e alla propria “mente assorbente”.

Le attività educative sono organizzate in modo da favorire la scoperta e la costruzione, senza oppressioni. Il docente semplicemente controlla che il bambino non diventi pericoloso per gli altri o per sé.

Libertà, spontaneità, fiducia, osservazione: questi i termini chiave del metodo Montessori, talmente noto e apprezzato da essere adottato attualmente da circa 65mila scuole in tutto il mondo.

Dal 1987, l’Opera Nazionale Montessori  – organizzazione nazionale di ricerca e formazione – sostiene, dal punto di vista metodologico, le scuole pubbliche e private che adottano il metodo Montessori, mediante apposite convenzioni.

Per questa ragione l’ONM promuove, a livello nazionale e internazionale, iniziative di studio e confronto con gli organismi istituzionali e con i rappresentanti delle diverse posizioni scientifiche e culturali.

Qui una lista aggiornata di tutti gli asili nido e le scuole Montessori in Italia.

Qui 100 attività in linea con la pedagogia montessoriana, per bambini dai 18 mesi. Per uno sguardo a 360° sul metodo, qui i riferimenti.

Per l’approfondimento del Waldorf-Steiner e dell’Happy Child, l’appuntamento è ai prossimi articoli in materia di metodi pedagogici!

Источник: https://www.occhiovolante.it/2021/metodi-pedagogici-quali-sono/

Uno dei Migliori Metodi Educativi Esistenti al Mondo: Metodo Reggio Children

Quali sono i migliori metodi educativi?

All’indomani della seconda Guerra Mondiale, nell’aprile del 1945, un gruppo di contadini e operai di un borgo vicino a Reggio Emilia, grazie ad un progetto di un Maestro di scuola elementare di nome Loris Malaguzzi, decide di costruire e gestire in maniera autonoma una scuola per bambini.

Grazie alla vendita di un carro armato, tre autocarri e sei cavalli tedeschi, viene costruita la scuola, e portata avanti da alcuni volontari, non esistendo ancora le figure che sarebbero state poi le educatrici della scuola della prima infanzia.

È la prima di una lunga serie di scuole che perseguiranno il cosiddetto Reggio Approach, il “Metodo Reggio”, che negli anni verrà considerato come il migliore al mondo per l’insegnamento negli asili nido e nella scuola dell’infanzia

Dopo quella scuola Malaguzzi, laureato in Pedagogia,che nel frattempo divenne psicologo del Consultorio Medico Psicopedagogico Comunale di Reggio Emilia, ne aprirà altre, fino a che nel 1963 il comune stesso di Reggio Emilia decise di organizzare una vera e propria rete di servizi per l’infanzia, che includeva anche l’apertura dei primi asilo nido per bambini dai 3 ai 6 anni.

Fino a quel momento infatti le scuole, per lo più religiose, erano indirizzate all’insegnamento scolastico a bambini dai 6 anni in su, e Malaguzzi, e il suo metodo Reggio fu il pioniere di un approccio del tutto innovativo nel campo dell’educazione e della scuola.

“Una volta a settimana portavamo la scuola in città.

Letteralmente, noi caricavamo noi stessi, i bambini, ed i nostri strumenti di lavoro su un camion e facevamo scuola e organizzavamo delle mostre all’aria aperta, nei parchi pubblici o sotto il portico del teatro comunale. I bambini erano felici. La gente guardava; erano sorpresi e facevano domande” raccontava lo stesso Malaguzzi, descrivendo i primi progetti.

Fu sempre lui a curare il primo testo laico per gli insegnanti nel 1971, e fu grazie a Malaguzzi che nel 1970 venne aperto, sempre a Reggio Emilia, il primo asilo nido comunale, per agevolare le madri lavoratrici.

Alla fine di quel decennio a Reggio Emilia il comune gestiva 20 scuole materne, oltre a 19 scuole materne paritarie, 7 scuole materne statali, 3 scuole materne delle opere di carità e 11 asili nido.

Oltre a Malaguzzi, nomi di spicco della pedagogia dell’epoca vollero portare il loro contributo. Fra tutti Gianni Rodari, che nel 1972 tenne un ciclo di seminari per bambini e insegnanti (da cui venne tratto il libro “Grammatica della Fantasia”).

In cosa consiste il metodo Reggio?

Malaguzzi fu il primo a pensare delle cose che oggi potrebbero sembrare ovvie, ma per quell’epoca erano davvero rivoluzionarie.

I bambini infatti, secondo il pedagogo, non imparano, a differenza della teoria di Piaget, soltanto interagendo con gli oggetti, ma essi stessi mettono in pratica tutta una serie di risorse di cui sono dotati, e interagiscono con l’ambiente, con gli oggetti, con altri soggetti, in quanto soggetti attivi e portatori di diritti e di bisogni.

Il sapere dunque si attiva con un processo di auto-costruzione, il bambino, essendo creatore di sapere deve essere lasciato libero di sperimentare, di interagire, di attuare un proprio percorso di apprendimento.

I bambini non sono più recettori passivi, ma attori principali del processo costruttivo, la loro conoscenza passa attraverso le relazioni con gli altri, essi conoscono “100 linguaggi”: verbali, tattili, visivi e tanti altri ancora.

I bambini stessi devono essere incentivati alla discussione, alla riflessione, alla realizzazione di soluzioni per i problemi che essi stessi incontrano.

Gli insegnanti non sono più dunque i depositari del sapere da trasmettere, quanto delle guide che interagiscano con questi nuovi soggetti aventi diritti. La priorità non è la materia da insegnare, ma l’attenzione del bambino.

Non bisognerà insegnare ai bambini di più di quel che riescono ad imparare da soli e non si dovranno esprimere giudizi affrettati.

Il sapere dovrà essere trasversale, e non settoriale.

Bisognerà avere in mente sì un progetto e degli obiettivi finali, ma passare attraverso un processo educativo, il progetto vale più della programmazione.

Si procede seguendo le necessità del piccolo, e si ripianifica e riconsidera in base a questo suo personale percorso.

La formazione dovrà passare dal confronto e dalla discussione

“I bambini costruiscono la propria intelligenza. Gli adulti devono fornire loro le attività ed il contesto e soprattutto devono essere in grado di ascoltare”, diceva Malaguzzi.

Questo nuovo approccio, che sicuramente oggi è praticato spesso in molte realtà, poneva anche i genitori in condizione di prendere parte attiva alle attività scolastiche, insieme al figlio e agli insegnanti: una triade chiamata a compiere delle scelte in funzione dell’apprendimento e della educazione del piccolo.

I genitori parteciperanno agli incontri con gli insegnanti, alle gite, alle attività, all’accoglienza di nuovi bambini e persino all’allestimento degli spazi comuni. I bambini poi potranno visitare i luoghi di lavoro dei genitori, o anche luoghi deputati allo svago e al divertimento come campi sportivi, piscine, parchi.

Questo per creare un senso di equilibrio e di inter-relazioni tra tutti i soggetti: famiglie, bambino, insegnanti.

L’idea della scuola di Malaguzzi e del metodo Reggio divenne anche essa oggetto di studio.

Tra queste idee, la necessità di lavorare in piccoli gruppi, per rafforzare non solo l’apprendimento, ma anche le relazioni sociali, e selezionare le attività più adatte ai piccoli.

La scuola è il cantiere nel quale si costruiscono piccoli soggetti, dove essi studiano, sperimentano, si evolvono, dove gli insegnanti insegnano non un programma ma un metodo di apprendimento.

Malaguzzi si convinse dell’importanza anche dell’estetica della scuola: un posto bello, dove poter “Sporcarsi” le mani.

La struttura dovrà essere formata da un ingresso, che offra informazioni e documentazione sulle attività e sulla scuola, da una sala da pranzo con cucina e da una “piazza”.

La “piazza” il luogo principale, dove si apprende, si svolgono le attività, ci si relaziona con gli altri.

Le aule dovranno essere utilizzate per piccoli o medi gruppi durante attività specifiche, e dovranno prevedere anche spazi affinchè il bimbo possa stare da solo.

Inoltre dovrà essere previsto un atelier, una sorta di laboratorio, con strumentazioni che possano far sperimentare ai bambini sensazioni tattili, uditive, visive, verbali e non.

La scuola dovrà prevedere un archivio per collezioni di oggetti, dischi, ausili audiovisivi e quant’altro concorrerà alla formazione e all’apprendimento dei piccoli.

I lavori dei bambini dovranno essere raccolti, per dare la prova tangibile e visiva del loro impegno e dei loro progressi.

Il metodo Reggio ebbe nel corso degli anni tutta una serie di riconoscimenti.

Nel 1991 la rivista Newsweek nomina l’asilo pubblico Diana di Reggio Emilia, il più avanzato al mondo, nel 1992 ottiene il Premio Lego e nel 1993 un altro importante riconoscimento americano

Sempre negli anni ’90 il Reggio Approach venne adottato in moltissime parti del mondo, soprattutto in Nord America.

Tutt’oggi negli asili Emiliani osservatori da tutto il globo vengono a imparare il metodo, e qualcuno addirittura addita questo pubblico come una possibile nota negativa per l’apprendimento degli alunni.

A proposito di contro, qualcuno avrebbe ipotizzato che questo metodo non può essere applicato, o non porta risultati sperati in quanto ci sono nozioni che vanno necessariamente insegnate con metodi tradizionali.

Inoltre un metodo così alternativo potrebbe destabilizzare i piccoli, che non avrebbero facilità nel momento in cui passano alla scuola primaria, dove l’insegnamento è di tipo tradizionale.

Certo il metodo Reggio, sebbene oramai sia una realtà consolidata, cozza leggermente con i metodi di insegnamento che molte scuole primarie si ritrovano ancora oggi.

Ma forse non è un limite del Reggio Approach, quanto piuttosto della scuola primaria, ancora incagliata a vecchi metodi educativi e nozionistici, che magari un novello Malaguzzi potrebbe un giorno tentare di scardinare.

Источник: https://www.vitadamamma.com/107410/uno-dei-migliori-metodi-educativi-esistenti-al-mondo-metodo-reggio-children.html

Gravidanza
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