Qual è la differenza tra violenza psicologica e punizioni sui bambini

Differenza tra violenza psicologica e punizioni sui bambini

Qual è la differenza tra violenza psicologica e punizioni sui bambini

La psicologa ci spiega quali sono le differenze tra violenza psicologica e punizioni sui bambini

Che cos’è la violenza psicologica e qual è la differenza con le punizioni? A volte si pensa che una punizione troppo severa possa sconfinare nella violenza. Ma è possibile delineare la differenza tra le due realtà?

La punizione subentra allorquando si trasgredisce una regola esplicita o tacita da parte di qualcuno: riferendoci ai bambini, quando mettono in atto un comportamento non condiviso dall’adulto.

Il rispetto delle regole da parte dei piccoli è fondamentale poiché permette di essere contenuti sul piano comportamentale: il principio base di un’educazione corretta è proprio rispettare tali limiti.

Quando i figli comprendono dove hanno sbagliato sanno di poter ricevere un’ammonizione e pertanto cominciano ad avere paura delle reazioni dei genitori o comunque dell’effetto del loro atteggiamento.

Tale riconoscimento da parte del bambino permette a quest’ultimo di individuare la sua figura di riferimento che ha il compito di tutelarlo e proteggerlo quando ne ha bisogno. Diversamente la situazione si ribalterebbe e sarebbe il figlio stesso ad avere il sopravvento sul genitore che non verrà più riconosciuto nel suo ruolo di educatore ma nella persona che avrà accontentato tutti i bisogni fondamentali e non (capricci) del bambino.

Le

regole

e i possibili

divieti

possono essere concordate tra genitori e figli ma quest’ultimi spesso non sono in grado di rispettarle. Ed ecco che subentra il divieto molto importante poiché

stabilisce dei confin

i e diviene fondamentale per una crescita corretta e autonoma al fine di rapportarsi, da adulti, in maniera più adeguata dinanzi ai ‘no’, a possibili frustrazioni, all’accettazione dei propri e altrui limiti.

Vi sono però delle situazioni nelle quali  si trascende la punizione stessa tanto che diviene, se protratta nel tempo, una vera e propria violenza.

Dove inizia la violenza?

Una punizione protratta quali continue urla, divieti eccessivi rispetto al malfatto, l’assenza di un dialogo o un’ammonizione particolarmente crudele e che va a ledere l’autostima del bambino può essere considerata una violenza.

È difficile però stabilire qual è il confine e delinearlo in maniera precisa soprattutto perché rispetto a tempi remoti, il concetto di violenza è decisamente cambiato e ciò che prima risultava ‘accettabile’  o ‘normale’ adesso risulterebbe una brutalità.

Quando un adulto comunica al figlio il proprio disappunto utilizzando una metodo educativo troppo severo o incisivo può scivolare nella violenza psicologica. Mentre sgridarlo, offenderlo, prenderlo in giro o isolarlo sono più evidenti sul piano comportamentale, le ferite emotive sono meno visibili ma più profonde.

Quando si può parlare di abuso psicologico sui minori?

Rientra nella definizione di violenza psicologica l’abuso, anche se non è di tipo fisico si può considerare la reiterazione di comportamenti che trasmettono al bambino il messaggio che ‘vale poco’, ‘che non è importante’, tutto ciò che dice è stupido, critiche e differenze tra i vari fratelli comportano una serie di maltrattamenti difficili da tollerare a lungo tempo. Gli stessi lasciano tracce emotive che poi sfociano in comportamenti problematici poiché l’Io non si struttura in modo adeguato per poter affrontare situazioni nelle quali il soggetto dovrà autodeterminarsi e auto affermarsi.

Conseguenze sul bambino

Un bambino abusato ha un atteggiamento differente nei confronti della vita e degli altri. Può esprimere rabbia, frustrazione, può mettere in atto, crescendo, comportamentidevianti, assumere droghe o alcool.

Al contrario può chiudersi in se stesso e diventare ipersensibile nei confronti di qualsiasi tipo di relazione, giudizio o commento rivolti a lui quale per esempio essere preso in giro dai compagni. Un bambino che subisce non sviluppa una sana forza dell’Io e può presentare diversi disturbi tra cui ansia da prestazione, fobia sociale, depressione e anche patologie molto più serie.

Come intervenire?

I soggetti che subiscono violenza psicologica hanno bisogno di riacquistare la propria autostima, la  propria capacità di discernere ciò che è stato inflitto da ciò che è reale, di riappropriarsi del proprio diritto all’esistenza, di elaborare il vissuto, l’aggressione, l’ingiustizia comminata da una figura che avrebbe dovuto essere una guida, un educatore, un genitore.

Non è semplice recuperare in poco tempo questi aspetti di Sé poiché molti sintomi, come conseguenza dell’abuso subìto, si presentano a distanza di anni  e per anni.

È possibile, invece, poter intervenire attraverso la prevenzione primaria che mira ad informare i genitori e i figli sulle possibili conseguenza di questo tipo di maltrattamento sia in termini emotivo/psicologici che giuridici.

È opportuno, infatti, segnalare casi di questo tipo ai servizi sociali, alle forze dell’ordine quando si percepisce che all’interno di un contesto familiare succede l’imprevedibile, mentre per i più piccoli anche se l’età della consapevolezza è piuttosto lontana, rivolgersi a centri specifici o associazioni che offrono servizi di ascolto telefonico o online.

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Источник: https://www.pianetamamma.it/il-bambino/sviluppo-e-crescita/punizioni-e-violenza-psicologica.html

Violenza sulle donne: 8 consigli per educare i bambini al rispetto di sé e degli altri

Qual è la differenza tra violenza psicologica e punizioni sui bambini

Bloccare la spirale di violenza sulle donne  si può educando i bambini al rispetto di sé e degli altri. Ma per far questo è fondamentale il buon esempio dei genitori e per le femmine avere una figura paterna che le sappia valorizzare. Ecco i consigli della psicologa Anna Oliviero Ferraris.

1. Prima di tutto conta l'esempio della famiglia

“Il modello casalingo è fondamentale” spiega l'esperta. “Esistono famiglie, anche dall'apparenza normale, dove però la madre subisce maltrattamenti da parte del marito. E in molti casi la violenza viene scambiata per virilità.

I bambini che crescono in questi contesti sviluppano modelli simili: i maschi si sentiranno giustificati a usare la violenza e le femmine troveranno normale subire maltrattamenti da parte del partner.

Leggi anche: La violenza domestica ha un impatto negativo sui figli

Esistono anche situazioni arretrate dove l'uomo è considerato superiore. In questi ambienti si tende a privilegiare il figlio maschio rispetto alla femmina: lo si sgrida meno, gli si permette di più. Questo ovviamente crea uno squilibrio insano.

E' importante che i genitori trattino i figli in modo paritario“.

Il podcast: come riconoscere la violenza psicologica?

Ascolta il podcast della Dott.ssa Pamela Pace psicoterapeuta e psicoanalista, Presidente dell'Associazione Pollicino e Centro Crisi genitori Onlus sulla violenza psicologica:

2. Educazione sentimentale per superare le emozioni negative

I bambini provano emozioni molto forti e spesso negative, come:

Compito dei genitori è insegnare a riconoscerle e a superarle in modo positivo.

“Un bambino che non impara a gestire questi sentimenti potrebbe diventare un adulto insicuro e violento. I bulli sono quei bambini a cui non è stato insegnato a reagire in modo intelligente alla rabbia”. Come avviene questa educazione sentimentale?

Uno strumento utile sono i racconti. Le fiabe classiche, in particolare, mostrano in modo indiretto che a un problema c'è sempre una soluzione pacifica che porta al lieto fine”.

3. Dare dei limiti ma senza umiliare

Un bambino abituato a urla e frasi umilianti da parte del genitore, diventerà a sua volta un adulto portato a urlare e umiliare il prossimo, oppure gli sembrerà normale che la relazione si basi su discussioni violente.

“E' giusto dare ai piccoli regole e limiti, segnalare gli errori e gli sbagli, ma bisogna farlo senza urlare e senza farsi prendere dall'impulsività.

Ad esempio, se il piccolo ha lasciato la stanza in disordine non urlare: “sei il solito disordinato, guarda che stanza, mi fai sempre arrabbiare!”; ma dire con tranquillità: ” la camera è ancora in disordine, vediamo insieme come rimetterla a posto. Dalla prossima volta però dovrai fare da solo”.

I genitori devono capire che avere un figlio significa educarlo. E' un impegno gravoso, ma dura solo alcuni anni.

E durante questo periodo bisogna mettercela tutta per crescere il piccolo in modo equilibrato, con regole chiare e atteggiamento fermo.

Ma bisogna anche aiutarlo a superare capricci e rabbia empatizzando con lui e contenendolo e mai perdere la testa”.

Leggi anche: Come farsi ubbidire dai figli senza urlare (e perché è meglio)

4.Limitare i dispositivi digitali

Assolutamente da evitare i dispositivi digitali per calmare un bambino in preda a forti emozioni. 

E' sbagliato mettere il bambino davanti a tablet o smartphone per tranquillizzarlo. 

Leggi anche: No a tablet e smartphone per calmare i capricci

I cartoni e i videogiochi sono l'opposto delle fiabe: la soluzione al problema è la violenza e non una trovata positiva.
I bambini assorbono tantissimo i modelli che vedono sullo schermo.

Inoltre, non solo il contenuto è spesso violento, ma anche dove non c'è violenza esplicita i cartoni di oggi sono caratterizzati da immagini molto cariche, troppo veloci: eccitano e spaventano i piccoli con risultati iperstimolanti.

Ecco perché vanno limitati il più possibile”.

E se volete un momento di relax, perché non provare con i cartoni della nostra infanzia, con immagini più lente e colori acquarellati, più adatti alla visione dei piccoli.

Leggi anche: Tv e bambini, istruzioni per l'uso

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Chi di noi non ha pianto guardando Candy Candy e Peline, riso insieme a Spank, lottato contro i malvagi al fianco di Daitarn e Jeeg o tifato per veder vincere Holly e Mila? Sono i cartoni animati…

5. Intervenire subito se un bambino picchia una femmina

Un conto è quando un bimbo e una bimba stanno giocando in modo “un po' fisico”. Diverso è il caso se le botte sono verso una bambina che non ha nessuna intenzione di partecipare a questo gioco.

Nel caso dovesse succedere, occorre intervenire immediatamente se la bambina è nel ruolo di vittima.

6. Crescere bambine sicure di sé

Donne sicure di sé difficilmente si faranno sottomettere da uomini violenti. “L'insicurezza può derivare da due opposte situazioni vissute durante l'infanzia: maltrattamento o iperprotezione.

Se il primo motivo è scontato, meno è il secondo. Vietare qualsiasi cosa perché è pericolosa fa aumentare l'ansia e l'insicurezza.

I figli vanno educati all'autonomia, solo così possono crescere sicuri e con una buona autostima”.

Leggi anche: Autostima bambini: 8 consigli per crescere figli forti e sicuri di sé

7. Il ruolo fondamentale del padre

L'atteggiamento che il papà ha verso la figlia femmina è importantissimo per la sua crescita. “Si è visto che dietro le grandi donne del passato c'è sempre stata una bella figura paterna, ad esempio Maria Montessori e la Levi Montalcini sono state molto incoraggiate dai loro padri.

La nostra identità dipende dal riflesso che ne danno gli altri. Un padre che valorizza la figlia, con apprezzamenti sia estetici che intellettuali, le dà forza: la bambina si sentirà apprezzata dalla parte maschile della famiglia”.

E probabilmente da grande cercherà relazioni con uomini che la stimano davvero ed eviterà situazioni di sottomissione.

8. Educazione sessuale per gli adolescenti

A partire dai 12-13 anni maschi e femmine hanno una separazione più netta a causa del diverso sviluppo ormonale.

“Sarebbe molto utile che in tutte le scuole medie si tenessero delle lezioni di educazione sessuale. Certi temi sono difficili da affrontare in casa, ecco perché il ruolo della scuola è cruciale.

Negli istituti scolastici in cui i genitori hanno organizzato questi corsi, ci sono stati ottimi risultati.

E' fondamentale insegnare ai ragazzi d'oggi la parità dei sessi e l'importanza di rispettare il corpo”.

Источник: https://www.nostrofiglio.it/bambino/violenza-sulle-donne-8-consigli-per-educare-i-bambini-al-rispetto-di-se-e-degli-altri

Gravidanza
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