Psicosi infantili, cosa sono e come si interviene

Il neuropsichiatra infantile, come intervenire e quando

Psicosi infantili, cosa sono e come si interviene

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Il neuropsichiatra infantile è un medico specializzato che si occupa di problematiche psichiatriche e neurologiche nell’infanzia e nell’adolescenza.

Presso il poliambulatorio dell’Ospedale Maria Luigia è attivo un ambulatorio di neuropsichiatria infantile coordinato dalla dott.ssa Antonella Ciriaco.

In questa breve intervista conosciamo meglio la neuropsichiatria infantile come branca della medicina e il professionista che se ne occupa: il neuropsichiatra infantile.

La neuropsichiatria infantile

La neuropsichiatria infantile è una branca della medicina ed è considerata una disciplina mista, nel senso che si considera una specialità a ponte tra tre diverse aree della medicina: la pediatria, la neurologia e la psichiatria.

La pediatria, in quanto è una disciplina che si occupa di bambini e adolescenti, la neurologia in quanto si occupa di patologie che coinvolgono il sistema nervoso centrale e periferico e psichiatria in quanto si occupa di problematiche psichiche e psichiatriche specifiche di questo periodo della vita.

Ancora oggi, in Italia, la competenza neurologica infantile e quella psichiatrica infantile sono unite insieme in un’unica figura professionale: il neuropsichiatra infantile.

In altri paesi non è più così; ad esempio in Inghilterra esistono due figure differenti.

Una specialità si dedica allo studio e alla cura delle malattie neurologiche dell’infanzia, l’altra si concentra invece su problematiche psicologiche e psichiatriche in età evolutiva.

Il neuropsichiatra infantile

Per diventare neuropsichiatra infantile c’è una strada lunga e perigliosa da percorrere. Bisogna innanzi tutto laurearsi in Medicina e Chirurgia e poi effettuare una specializzazione specifica in neuropsichiatria infantile (ora la specialità dura 4 anni).

Inoltre, una volta specializzati, la formazione deve costantemente continuare… Infatti in Italia i neuropsichiatri infantili si specializzano ulteriormente nel corso della loro carriera e scelgono se approfondire, attraverso la pratica clinica, lo studio e la ricerca, la parte di neurologia infantile oppure quella di psichiatria infantile.

C’è poi una ulteriore differenza da sottolineare. I neuropsichiatri infantili si dividono in territoriali e ospedalieri.

In genere i neuropsichiatri infantili del territorio tendono ad avere una formazione un po’ più a 360 gradi.

Quindi, nonostante si specializzino in una delle due sottocategorie (neurologia o psichiatria), possono incontrare entrambe le tipologie di malattia nei bambini che seguono.

I neuropsichiatri infantili ospedalieri devono sempre continuare a mantenere la visione d’insieme dello sviluppo neuropsichico del bambino, ma si occupano in maniera maggiormente specializzata di patologie neurologiche o psichiatriche.

Ad esempio un bambino con una diagnosi di malattia rara verrà indirizzato presso un centro specialistico ospedaliero che tratta malattie neurologiche dell’infanzia.

Al contrario, un bambino che presenta una diagnosi di autismo più facilmente arriverà all’attenzione di un neuropsichiatra infantile che lavora in un centro specializzato per l’autismo.

Di cosa si occupa il neuropsichiatra infantile?

L’ambito della neuropsichiatria infantile è davvero vasto. In passato si era ragionato sul far sparire questa branca facendone assorbire una parte dalla neuropediatria e un’altra parte dalla psichiatria.

Ma poi è stato deciso di non farlo.

E da neuropsichiatra infantile sono molto d’accordo: la nostra specialità è l’unica che si occupa specificamente dello sviluppo neuropsichico fisiologico e patologico del bambino e dell’adolescente durante tutto il periodo di formazione.

Con il progresso della scienza e delle conoscenze mediche sono state individuate numerose patologie in più, sia neurologiche che psichiatriche tipiche dell’infanzia. Queste diagnosi sono diventate davvero tante e c’è bisogno di uno specialista che le riconosca e se ne occupi in modo specifico.

Il neuropsichiatra infantile lavora molto spesso a stretto contatto con i pediatri di libera scelta ma con competenze differenti. Il pediatra si occupa della crescita generale del bambino, del suo corretto sviluppo e delle malattie internistiche, come neuropsichiatri infantili ci specializziamo sulle problematiche neurologiche e psichiatriche.

Quando portare un bambino dal Neuropsichiatra Infantile

Molti genitori mi chiedono quando è necessario portare il proprio figlio ad una visita specialistica dal neuropsichiatra infantile.

A volte infatti alcuni comportamenti dei nostri figli ci possono allarmare o far preoccupare anche se spesso ci troviamo di fronte a reazioni normali o comunque a normali passaggi evolutivi.

Sicuramente un aspetto da monitorare è l’intensità e la durata dei sintomi, nonché la compromissione del funzionamento nei diversi contesti di vita che ne può derivare.

Reazioni emotive negative ad eventi dolorosi della vita sono normali anche in età infantile. Per fare un esempio, se muore una persona cara e un bambino è triste, questa reazione è normale e fisiologica. Non richiede in genere nessun intervento specialistico.

Se invece l’emotività espressa dal bambino è intensa (ad esempio piange spesso), duratura ed inficia la possibilità di andare a scuola o stare con i pari diventa un‘ indicatore della necessità di richiedere un consulto ad un neuropsichiatra infantile.

Neuropsichiatra infantile a Parma

L’approccio alla cura nell’ambulatorio di neuropsichiatria infantile che coordino presso il poliambulatorio dell’Ospedale Maria Luigia a Monticelli Terme, Parma…richiede un importante lavoro di equipe.

Spesso infatti il neuropsichiatra infantile si trova a collaborare con altri professionisti della salute mentale come lo psicologo, l’educatore, il logopedista, il tecnico della riabilitazione psichiatrica e l’infermiere.

L’approccio alle cure in neuropsichiatria infantile è infatti un approccio sistemico, complesso e multiprofessionale.

La salute psicologica di un bambino dipende soprattutto dai contesti relazionali che vive (la famiglia, la scuola, lo sport etc) e per questo la presa in carico spesso è dell’intero nucleo familiare. I genitori sono coinvolti nella presa incarico per la comprensione del disagio e la guida di eventuali evoluzioni positive.

Per maggiori informazioni è possibile contattare il poliambulatorio dell’Ospedale Maria Luigia.

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IL NEUROPSICHIATRA INFANTILE. QUANDO INTERVENIRE E COME was last modified: maggio 31st, 2021 by Paolo ArtoniIL NEUROPSICHIATRA INFANTILE. QUANDO INTERVENIRE E COME ultima modifica: 2018-12-04T15:48:49+00:00 da Paolo Artoni

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Esordio psicotico precoce

Psicosi infantili, cosa sono e come si interviene

28th Ott 2014

Esordio psicotico in adolescenza

Con il termine esordio psicotico si definisce la comparsa dei primi sintomi di un complesso ed etereogeneo disturbo psichiatrico, la Psicosi.

L’esordio avviene nella maggior parte dei casi in tarda adolescenza o nel giovane adulto.

Negli ultimi anni tuttavia si è assistito ad  un significativo abbassamento dell’età di esordio della psicosi (13-14 anni) ed in genere di tutte le patologie psichiatriche.

Cosa è la Psicosi

Il termine psicosi comprende un gruppo eterogeneo di disturbi psichiatrici e in cui il rapporto di un individuo con la realtà si è “interrotto”, alterando gravemente la sua capacità di giudizio e il suo funzionamento personale, sociale e lavorativo. L’individuo tende all’isolamento e non è più in grado di svolgere i precedenti ruoli sociali e familiari.

Sintomi della psicosi

La psicosi è caratterizzata dai seguenti sintomi che possono comparire isolati, insieme, o in successione.

  • Allucinazioni: false percezioni, ovvero percezioni senza che vi sia realmente l’oggetto percepito. Possono essere di tipo uditivo, visivo, olfattivo, gustativo, tattile. Il soggetto può vedere oggetti, udire suoni o parole, provare sensazioni senza che vi siano realmente.
  • Deliri: false convinzioni, resistenti ad ogni critica che comportano un’interpretazione non corretta della realtà. I deliri più frequenti sono di persecuzione, in cui la persona ritiene di essere perseguitata o al centro di un complotto, di grandezza in cui si convince di essere l’unica detentrice di conoscenze o poteri straordinari, di inserimento del pensiero, in cui la persona crede che alcuni dei suoi pensieri le siano stati imposti da una forza esterna, religioso, in cui forze religiose governano completamente la sua vita rendendola immune da disgrazie o malattie, di identità, in cui la persona crede di essere qualcun altro, tipicamente un personaggio importante della storia presente o passata, erotomanico, in cui si convince di essere segretamente amata da qualcuno che, di fatto, non la ricambia, e di gelosia.
  • Pensiero disorganizzato: si deduce dall’eloquio del soggetto. Il soggetto può passare da un argomento all’altro senza che vi sia alcun nesso comprensibile tra di essi (deragliamento del pensiero) o che i nessi siano difficilmente comprensibili (allentamento dei nessi associativi). Può dare delle risposte che non sono correlate, o lo sono solo marginalmente, alle domande poste (tangenzialità). Può avere un eloquio totalmente incomprensibile (incoerenza o insalata di parole)
  • Comportamento motorio grossolanamente disorganizzato o anomalo: il comportamento può essere caratterizzato da un’estrema ottusità, concretezza o inappropriatezza, bizzarria o da un’agitazione intensa e/o imprevedibile. Le anomalie del comportamento hanno un’intensità tale per cui il soggetto fatica ad eseguire le normali attività quotidiane. A volte è caratterizzato dalla catatonia, che consiste in una marcata diminuzione della reattività all’ambiente con resistenza alle istruzioni impartite (negativismo), nel mantenere una postura o una espressione facciale rigida, inappropriata o bizzarra, fino alla completa mancanza di risposte verbali o motorie (mutismo, stupor).
  • Sintomi negativi: consistono nella diminuzione della capacità di provare ed esprimere emozioni,  della capacità di provare piacere in qualunque attività (anedonia), della capacità di prendere decisioni o di iniziare o portare a termine un’azione (abulia), nell’apparente disinteresse per le relazioni sociali.

La psicosi comprende i seguenti disturbi:

  • Schizofrenia. E’ la forma più grave di psicosi. I sintomi psicotici durano per almeno sei mesi consecutivi. Il il 20 % dei soggetti ha un decorso favorevole.  Sono stati descritti anche casi di guarigione completa. Più è precoce la diagnosi e la terapia, più la prognosi migliora. La maggior parte di soggetti affetti da schizofrenia, tuttavia, un decorso cronico con periodi di esacerbazione/remissione dei sintomi attivi (ad es. deliri, allucinazioni, eloquio disorganizzato) e necessità di supporto farmacologico, riabilitativo e psicoeducativo costante. In una significativa percentuale di casi vi è un decorso caratterizzato da un deterioramento progressivo. Viene classificata in schizofrenia paranoidea (allucinazioni e idee deliranti a carattere persecutorio); disorganizzata (disorganizzazione dell’eloquio, dell’affettività e del comportamento); catatonica (blocco motorio, negativismo, stereotipie motorie e verbali); residuale (presenza dei sintomi negativi, ad esempio l’incapacità di provare emozioni,  la mancanza di interessi e il ritiro sociale ).
  • Disturbo Schizoaffettivo in cui sono presenti sia sintomi appartenenti alla schizofrenia, che appartenenti al Disturbo dell’Umore. Il Disturbo Schizoaffettivo ha una prognosi migliore rispetto la schizofrenia, ma peggiore rispetto ai Disturbo Depressivo.
  • Disturbo Psicotico Breve in cui si ha una remissione completa dei sintomi psicotici entro un mese. Ha una prognosi buona per quanto riguarda la sintomatologia psicotica con remissione completa dei sintomi entro un mese e in molti casi entro pochi gg.
  • Disturbo Schizofreniforme se i sintomi durano meno di sei mesi. Circa un terzo ha un recupero completo entro i sei mesi. Gli altri due terzi dei soggetti mostrerà ancora sintomi e riceverà una diagnosi di Schizofrenia o Disturbo Schizoaffettivo.
  • Disturbo Psicotico indotto da sostanze  stupefacenti (ad es. Cannabis, Cocaina, Anfetamine). Ha una prognosi che dipende innanzitutto dalla capacità di rimanere astinente da tali sostanze. Nella maggior parte dei casi, si assiste a remissione dei sintomi, una volta rimosso l’agente tossico. In alcuni casi i sintomi persistono per settimane o più, nonostante il trattamento con farmaci neurolettici.
  • Disturbo Psicotico indotto da altra patologia medica (ad es. tumori cerebrali, Scherosi Mulitpla, ictus, epilessia,  gravi dismetabolismi), dipende dalla patologia medica che ha causato l’insorgere dei sintomi psicotici (ad es. tumori cerebrali, Sclerosi Multipla, Ictus, gravi dismetabolismi).

L’esordio psicotico, nella maggior parte dei casi, non viene  riconosciuto precocemente e pertanto  nemmeno curato precocemente.

Sintomi di esordio e prognosi

I sintomi più riconoscibili dell’esordio psicotico sono i deliri e le allucinazioni. Più è curato tardivamente, più conduce l’individuo ad un distacco dalla realtà e ad una disabilità tale per cui risulta sempre difficile ritornare ad una situazione di buon compenso psichico.

Nel periodo che precede l’insorgere del disturbo psicotico (in media 2-4 anni prima) si possono riscontrare cambiamenti significativi del comportamento dell’adolescente/giovane adulto (ad es il ritiro sociale, l’interruzione di attività precedentemente considerate importanti, alcune piccole bizzarrie nel comportamento), ma spesso  tali segni/sintomi vengono confusi con l’espressione di una crisi adolescenziale. I familiari tendono a minimizzarli, sperando che si risolvano in breve tempo.

Riconoscere i primi segnali di disagio o primi sintomi del disturbo psicotico può consentire un intervento precoce e mirato e migliorare significativamente la prognosi.

Molti studi concordano nel ritenere che più a lungo si rimane senza cure, più aumenta la gravità della malattia e la possibilità di avere ricadute.

L’intervento precoce può ritardare o impedire l’insorgenza dei sintomi della piscosi (allucinazioni, deliri, disorganizzazione del pensiero, sintomi negativi).

Alla comparsa dei primi SEGNI/SINTOMI DI DISAGIO, il disturbo non si è ancora strutturato e non ha causato danni funzionali irreversibili. Pertanto un trattamento psicoterapeutico e farmacologico è molto più efficace che nelle fasi successive della malattia.

Inoltre anche nel caso in cui è avvenuto il primo episodio psicotico, un intervento tempestivo è in grado di ridurre la gravità della malattia e migliorare la prognosi. Nei 2-3 anni  che seguono l’esordio psicotico il disturbo, infatti, è ancora plastico e molto sensibile al trattamento. Più si ritarda il trattamento, più è difficoltoso il miglioramento.

Cause

Fattori biologici e genetici

La quasi totalità degli studi riguarda la Schizofrenia. La vulnerabilità alla schizofrenia è correlata a fattori genetici. L’incidenza tende ad aumentare con il grado di parentela (6-17% nei parenti di I grado, 2-6% in quelli di II grado e 2% circa in quelli di terzo grado; nella popolazione generale è del 1%).

Numerosi cromosomi sono considerati come siti di potenziale vulnerabilità alla  pisicosi/schizofrenia (1,6,8,10,13,22).

Fra i geni più importanti allo stato attuale si ricorda il gene, situato sul braccio lungo del cromosoma 22, responsabile della codificazione della Catecol-O-Metiltransferasi, enzima deputato alla degradazione della dopamina sinaptica nella corteccia prefrontale.

Nei gemelli omozigoti (hanno il 100% del patrimonio genetico uguale) la concordanza della malattia è del 50%. Ciò significa che oltre ai fattori genetici intervengono anche fattori ambientali (fattori infettivi, tossici, autoimmuni o lesione traumatica o stress durante la gestazione o l’infanzia).

Sul piano funzionale studi recenti hanno evidenziato, a livello dei neuroni dopaminergici dell’Area  Ventrale Tegmentale del  Mesencefalo, una disregolazione del rilascio di dopamina che provocherebbe una iperattività dopaminergica a livello sottocorticale (responsabile dei sintomi positivi) ed una ipoattività dopaminergica a livello corticale prefrontale dorso laterale (responsabile dei sintomi negativi).Tale disregolazione sembrerebbe dipendere da un’ipofunzione del sistema recettoriale glutamatergico presente a livello corticale Essa dipenderebbe a sua volta da un’alterata maturazione a livello dell’Ippocampo.

A livello anatomico si riscontra una riduzione del volume corticale prefrontale sia in pazienti cronici, sia all’esordio della malattia.

Ciò dipenderebbe da una riduzione dei dendriti e del volume dei neuroni piramidali  glutaminergici del III strato corticale.

Analogamente a livello ipocampale si registra una riduzione del volume con un’alterazione dell’architettura delle cellule cerebrali.

Allo stato attuale sembrerebbe, pertanto, che un’alterazione dei processi di  neurosviluppo a livello dell’Ippocampo, della Corteccia prefrontale e dei neuroni dopaminergici dell’Area Ventrale Tegmentale del Mesencefalo  sarebbero responsabili dei sintomi della patologia schizofrenica.

Sono almeno due le fasi maturative critiche per il Sistma Nerovso Centrale. La prima, nel periodo embrionale, durante la migrazione dei neuroni dalla profondità alla superficie; la seconda, in adolescenza, quando si verifica uno sfrondamento di dendriti e sinapsi suberanti.Anomalie durante queste due fasi causerebbero la manifestazione della malattia dopo circa 1-3 decadi.

Fattori ambientali

Fattori infettivi, tossici, autoimmuni o lesione traumatica o stress durante la gestazione, l’infanzia, ma anche l’adolescenza sono fattori di rischio per la psicosi. Ambienti familiari caratterizzati da un stile relazionale confusivo, incoerente, o abusante sono fattori di rischio per la psicosi.

Terapie

Il principale intervento terapeutico dell’esordio psicotico è di tipo farmacologico.

I farmaci Antipsicotici utilizzati il più precocemente possibile hanno una buona possibilità di far regredire le allucinazioni, i deliri, la disorganizzazione del pensiero e  i disturbi comportamentali.

I farmaci psicotici più utilizzati in età evolutiva sono l’Aloperidolo, il Risperisone, l’Aripiprazolo e la Quetiapina.

Sui sintomi  negativi sono meno efficaci e vanno sempre associati a ad un intervento riabilitativo e psicoeducativo volto a ridurre l’inerzia e il ritiro sociale che tale malattia  induce.

Fondamentale risulta essere anche  la psicoterapia, volta ad aumentare la consapevolezza di Sé e della realtà (l giovane deve imparare nuovamente  a distinguere i propri pensieri dai dati della realtà) e delle proprie emozioni e sentimenti.

Источник: http://www.sos-genitori.it/patologie-infantili/esordio-psicotico-adolescenza/

Schizofrenia: sintomi e cura

Psicosi infantili, cosa sono e come si interviene

La schizofrenia è un grave disturbo psicotico: chi ne è affetto diventa del tutto indifferente a ciò che accade, reagisce in modo assurdo o incoerente agli eventi esterni, perde il contatto con la realtà e si isola in un mondo suo proprio, incomprensibile agli altri.

A causa della sua caratteristica destrutturante della personalità, la schizofrenia compromette tutti gli aspetti della vita del soggetto, sconvolgendo profondamente la sua rete relazionale e, quindi, coinvolgendo anche il nucleo familiare.

Cos’è la schizofrenia

La schizofrenia è un disturbo caratterizzato da alterazione del pensiero, della percezione, del comportamento e dell’affettività. Si manifesta con deliri, allucinazioni, eloquio disorganizzato, comportamento disorganizzato o catatonico e sintomi negativi.

Gli individui con schizofrenia spesso mostrano affettività inadeguata, umore disforico (depressione, ansia, rabbia) e alterazione del ritmo sonno/veglia.

Possono verificarsi anche depersonalizzazione, derealizzazione e preoccupazioni somatiche.

Tra i deficit cognitivi spesso si riscontra una diminuzione della memoria, delle funzioni linguistiche, della velocità di elaborazione e dell’attenzione.

Alcuni soggetti con schizofrenia mostrano deficit nella cognizione sociale e spesso mancano di consapevolezza di malattia (DSM-5, 2013).

Inquadramento diagnostico

Il DSM-5 stabilisce che, per poter fare diagnosi di schizofrenia, la sintomatologia deve persiste per almeno 6 mesi.

Inoltre almeno due dei seguenti sintomi deve essere presente per almeno un mese, di cui almeno uno di questi deve essere tra deliri, allucinazioni o eloquio disorganizzato.

La compromissione del funzionamento deve essere presente in una o più delle seguenti aree: lavoro, relazioni interpersonali o cura di sé.

Infine la sintomatologia non deve essere meglio spiegata da un altro disturbo mentale, non deve essere attribuibile agli effetti fisiologici di una sostanza (droga, farmaco) o ad un’altra condizione medica (DSM-5,2013).

Sviluppo e diffusione della schizofrenia

La schizofrenia compare in età adolescenziale o giovanile: tra i 17 e i 30 anni negli uomini, più tardi (20-40 anni) nelle donne. L’esordio può essere acuto, nel 5-15% dei pazienti, ed è indice di una prognosi più favorevole.

La diffusione della schizofrenia è relativamente bassa, 1% in tutto il mondo, e trasversale: si riscontra, infatti, in tutte le classi sociali, senza distinzione di sesso, razza, territorio.

Cause e fattori di rischio

Sono molte le teorie sulle possibili origini della schizofrenia. In realtà non si può ancora riconoscere una causa certa, ma si può parlare di fattori di rischio, ossia di condizioni che predispongono un individuo a sviluppare la malattia più degli altri.

In ordine d’importanza decrescente, questi fattori sono dovuti a: componenti genetiche, complicazioni del parto, fattori biologici, fattori psicologici.

La componente genetica è sicuramente il fattore più accreditato per quanto riguarda l’eziopatogenesi della schizofrenia. E’ noto, infatti, che i familiari dei pazienti con schizofrenia hanno un rischio maggiore di ammalarsi rispetto alla popolazione normale.

Alcuni precursori infantili e adolescenziali sono: ritardo nello sviluppo psicomotorio, problemi nel linguaggio (nei primi 5 anni), ansia sociale e ritiro sociale.

Sottotipo clinici

Nella schizofrenia vengono identificati vari sottotipi.

Paranoide

Il soggetto presenta rilevanti deliri o allucinazioni in un contesto di funzioni cognitive ed affettività preservate.

Il delirio di persecuzione è dominante: l’individuo è convinto di essere oggetto di cospirazione, di inganno, di essere spiato, seguito o avvelenato.

Il mondo è percepito come ostile e il sospetto può portare in certi casi a mettere in atto comportamenti aggressivi e violenti come forme preventive di difesa da eventuali minacce percepite.

Disorganizzato

Il soggetto presenta un eloquio ed un comportamento disorganizzato. Il linguaggio e i comportamenti sono incoerenti ed inadeguati rispetto al contesto, l’affettività è anch’essa disorganizzata e si possono verificare dissociazione del pensiero e disinteresse per il mondo circostante.

Catatonico

Il soggetto presenta un notevole disturbo psicomotorio: mutismo, assunzione di posture anormali, distacco dalla realtà, stati di immobilità o crisi di intensa agitazione.

Infine la schizofrenia può presentarsi sotto forma del sottotipo indifferenziato/residuo.

Decorso e prognosi della schizofrenia

La schizofrenia è una patologia grave e invalidante, che conduce spesso al ricovero ospedaliero e che deve essere attentamente diagnosticata e curata. Oggigiorno, tuttavia, la sua prognosi non è così negativa come un tempo.

La comparsa dei sintomi negativi, il declino delle funzioni cognitive e anomalie cerebrali si concentrano nella fase prodromica e durante il primo episodio per poi mantenersi costanti.

Il prodromo presenta sintomi negativi quali depressione, ansia, irritabilità, distraibilità, ritiro sociale, appiattimento affettivo, alogia, avolizione e diminuzione dell’espressione emozionale. L’attenzione deve crescere nel momento in cui compare la sospettosità.

Schizofrenia sintomi

I sintomi della schizofrenia sono molto variabili sia in relazione alla fase della malattia (prodromica, esordio o lungo termine) che alla sottotipologia clinica. Possono presentarsi in momenti critici (episodici) oppure in modo stabile e cronico e generalmente vengono suddivisi in due gruppi antitetici: sintomi positivi e negativi.

I sintomi della schizofrenia positivi sono manifestazioni nuove e anomale dovute alla malattia, i sintomi della schizofrenia negativi derivano, invece, dalla perdita di capacità che erano presenti prima dell’esordio della malattia.

Sintomi positivi

I sintomi positivi della schizofrenia comprendono:

  • I deliri, intesi come convinzioni contrarie alla realtà, durature, fermamente sostenute malgrado le prove del contrario, dissonanti rispetto al contesto di riferimento. Quelli più frequenti sono quelli di persecuzione, di grandezza, di riferimento, di lettura del pensiero.
  • Le allucinazioni, cioè alterazioni della percezione per cui la persona crede di percepire cose che in realtà non ci sono. Tipiche quelle uditive, quando la persona sente voci che la insultano, la minacciano, la comandano o commentano le sue azioni.
  • La disorganizzazione e la frammentazione del pensiero.
  • Il comportamento bizzarro e disorganizzato.

Sintomi negativi

I sintomi negativi della schizofrenia invece comprendono:

  • Apatia
  • Appiattimento affettivo
  • Deficit nella produttività e fluidità dell’eloquio
  • Perdita d’iniziativa
  • Povertà ideativa
  • Difficoltà a mantenere l’attenzione
  • Compromissione dei rapporti interpersonali, del funzionamento sociale e lavorativo.

In pratica il soggetto non reagisce a quelle situazioni che negli altri suscitano emozioni, perde interessi ed energie e tende a ridurre sempre più i propri rapporti sociali, fino all’isolamento.

Sono questi i sintomi della schizofrenia più difficili da interpretare in modo chiaro, hanno un’evoluzione lenta e graduale. Almeno all’inizio, possono non sembrare segnali specifici di una patologia così grave, ma confondersi con i sintomi depressivi.

Schizofrenia e rischio suicidario

Gli individui affetti da schizofrenia hanno una maggiore probabilità di ricorrere al suicidio: il 20% tenta il suicidio e molti presentano una significativa ideazione suicidaria.

I fattori di rischio suicidari per la schizofrenia sono: uso di sostanze e sintomi depressivi.

Inoltre anche il periodo successivo all’episodio psicotico o ad una dimissione ospedaliera costituiscono importanti fattori di rischio suicidario.

Infine i maschi di giovane età sembrano essere maggiormente a rischio suicidario rispetto alle femmine di pari età.

Schizofrenia cura

La cura della schizofrenia può essere schematizzata in diversi momenti. Nella fase acuta l’ospedalizzazione può risultare necessaria, ma nella maggior parte dei casi si interviene con terapia ambulatoriale o condotta in strutture intermedie (centro diurno).

Terapia farmacologica

Per ristabilire l’equilibrio biochimico è fondamentale una terapia farmacologica e i nuovi neurolettici (clozapina, risperidone, olanzapina, quetiapina, aripiprazolo) vengono considerati la prima opzione terapeutica, poiché più tollerabili e dotati di azione positiva anche sulle funzioni cognitive.

Nella cura della schizofrenia vengono impiegati farmaci che agiscono sui deliri e sulle allucinazioni, come l’aloperidolo (Serenase) e il benperidolo (Psicoben) o, se è presente notevole agitazione, farmaci ad azione sedativa come la clorpromazina (Largactil) o la tioridazina (Melleril).

Per la sintomatologia negativa i neurolettici più indicati sono: pimozide (Orap), bromperidolo (Impromen) e levosulpiride (Levopraid).

Terapia cognitivo comportamentale

Associato alla terapia farmacologica, per la cura della schizofrenia è fondamentale un intervento psicologico-riabilitativo con il paziente.

Gli interventi di tipo cognitivo-comportamentale mirano allo sviluppo di abilità di base (per esempio di cura personale come lavarsi e vestirsi) e sociali (Social Skills Training) e al controllo di comportamenti problematici quali aggressività, autolesionismo, iperattività, stereotipie.

Psicoeducazione e interventi sui familiari

Il trattamento della schizofrenia di tipo cognitivo comportamentale prevede anche degli interventi di tipo psicoeducativo nei confronti della famiglia del paziente, che ha bisogno di aiuto per affrontare la malattia e ha un ruolo importante nella cura del familiare malato.

Chi soffre di schizofrenia è infatti vulnerabile agli stressors ambientali e familiari ed è fondamentale che il paziente e i familiari imparino a riconoscere le manifestazioni della malattia e i segnali di una eventuale ricaduta.

I familiari sono alleati e co-protagonisti della cura della schizofrenia, non hanno nessuna colpa o responsabilità per il disturbo e possono essere aiutati a migliorarne le strategie di gestione.

I programmi di trattamento familiare hanno anche lo scopo di massimizzare l’aderenza al trattamento farmacologico del paziente.

  • Gli altri disturbi psicotici
  • Deliri
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Источник: https://www.ipsico.it/sintomi-cura/schizofrenia/

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