Pet Therapy per assistere bambini ricoverati in terapia intensiva

Relazione Attività A.G.E.B.O. – Anno 2019

Pet Therapy per assistere bambini ricoverati in terapia intensiva

L’Associazione A.G.E.B.O. ( Assistenza Genitori e Bambini Ospedalizzati) svolge la propria attività, dal 1997, nel Reparto di Pediatria dell’Ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna.

Gli interventi dei volontari si rivolgono sia direttamente ai bambini, proponendo loro giochi, lettura di libri e attività di disegno, laboratori didattici e creativi, sia nel dare collaborazione e sostegno morale ai genitori, anche sostituendoli in caso di bisogno durante questo delicato momento.

Pensiamo che per il bambino il gioco in Ospedale sia realmente d’aiuto se un adulto gioca con lui. Avere giocattoli a disposizione può essere sufficiente a far passare lunghe ore di noia ma non a ridurre ansie e timori.

L’adulto invece può ascoltare il bambino che gli parla dei suoi interessi, delle sue paure e può rassicurarlo. Inoltre aiutare i genitori a ridurre le ansie, permette loro di stare vicini ai propri figli con un po’ più di serenità.

DATI RELATIVI ALL’ATTIVITA’ DEL REPARTO DI PEDIATRIA NEL 2019

  • Ricoverati n° 895
  • OBI n° 393
  • Curati periodicamente in Day Hospital e in Day Surgery n° 435
  • Terapia intensiva neonatale n° 142

Interventi dei Volontari

I soci prestano il loro servizio in reparto dal lunedì al venerdì, dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 15.00 alle

18.00, il sabato dalle 9.30 alle 12.30, da settembre a giugno.

Durante l’estate e nei periodi delle festività natalizie e pasquali i volontari sono in grado di garantire il

servizio in reparto anche se a orario ridotto, in base alla disponibilità dei soci.

In casi particolari, i volontari intervengono anche in orari e giorni diversi, su richiesta delle assistenti

sociali, e comunque in accordo con il coordinatore infermieristico.

L’attività dei volontari può svolgersi:

− nelle stanze dei piccoli degenti con la distribuzione di giochi, libri, proposte di letture e varie

attività;

− nella sala giochi allestita presso il reparto, con giochi di società, videogiochi e laboratori;

− in Day Hospital;

− nel Pronto Soccorso Pediatrico

− nella Terapia Intensiva Neonatale (T.I.N.).

Nel 2019 gli interventi sono stati 601 così suddivisi:

  • 129 sostituzioni e sostegno genitori
  • 191 interventi ludici in sala giochi
  • 281 intrattenimenti in camera e pronto soccorso
  • Intervento diverso richiesto dal personale sanitario e fuori orario: nessuno.

Attività di animazione

È compito dell’ A.G.E.B.O. coordinare le attività di animazione, svolte da soggetti diversi, sia nella sala giochi che nelle singole stanze.

1. Progetto “Un Ospedale a colori” – Animazione a cura dell’Associazione “Asja Lacis”, svolta da gennaio a dicembre il lunedì e il mercoledì pomeriggio. Anche per il 2019, la Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna ha contribuito, in collaborazione con A.G.E.B.O.

alla spesa per l’attività di animazione. Le animatrici, professioniste specificamente formate e competenti per affrontare i problemi dei bimbi ospedalizzati, operano insieme al volontario A.G.E.B.O. di turno affinché i bimbi traggano il maggior beneficio possibile.

Ogni anno, presentano alla nostra Associazione una relazione dettagliata dei programmi svolti in Reparto e suddivisi in base all’età dei piccoli assistiti. Nel 2019, le animatrici hanno incontrato 251 bambini.

Alcuni bambini, essendo stati ricoverati a lungo, sono stati visti più volte, per un totale di 279 interventi.

2. Il Progetto di Musicoterapia ha avuto inizio l’8 gennaio e il si è concluso il 17 dicembre.

La lettura/interpretazione dei questionari distribuiti ai genitori ha mostrato un ottimo gradimento da parte dei degenti, delle loro famiglie e del personale medico-infermieristico.

 I donatori/sostenitori del progetto, visto l’entusiasmo, hanno ritenuto di sostenerlo fino allo scadere. Nel 2019, sono state effettuate 183 sedute per un totale di 41 giornate di presenze.

3. Il Progetto EDUCANDOG ha avuto inizio nei primi mesi del 2019 e prevede l’intervento in reparto di un educatore cinofilo accompagnato da vari cani ed i loro conduttori. Il progetto prevede la presenza degli stessi per circa un’ora in reparto la domenica mattina.

Compatibilmente con la nostra organizzazione, spesso una nostra volontaria è presente la domenica mattina per supportare l’educatore cinofilo ed i conduttori dei cani.

L’iniziativa suscita grande entusiasmo nei piccoli pazienti anche perché vengono impiegati cani estremamente docili ed abituati alla presenza dei bambini.

4. A.G.E.B.O. aderisce al progetto nazionale “Nati per leggere, nati per la musica” proponendo ai bambini letture animate di favole, selezionate tenendo conto delle diverse esigenze in rapporto all’età. Un angolo lettura è stato predisposto nella sala giochi della Pediatria.

Nel corridoio del reparto degenza viene inoltre regolarmente rifornito un carrello, denominato “biblioteca della farfalla”, contenente libri suddivisi per le varie fasce di età, forniti dalla Biblioteca Classense, a disposizione di tutti i piccoli degenti.

Da settembre, i lettori volontari di Nati per leggere vengono in reparto ogni giovedì pomeriggio per intrattenere i piccoli pazienti con letture animate.

5. Natale/Epifania: I volontari A.G.E.B.O hanno preparato i doni, regalati da privati o aziende, in parte distribuiti ai piccoli ricoverati durante le vacanze e in parte consegnati al personale sanitario affinché potesse distribuirli in occasione delle festività natalizie.

Attività di laboratorio

  1. Nella settimana precedente alla Pasqua è stato organizzato un laboratorio per ritagliare e dipingere cartoncini di auguri e uova. Un altro laboratorio è stato organizzato per la creazione dell’albero di Pasqua.
  2. In Dicembre e come di consueto ormai, con l’idea che l’albero di Natale da allestire in reparto debba essere addobbato dai bambini ricoverati per farli sentire partecipi della festa che stava avvicinandosi, è stato organizzato un laboratorio di pittura con pennarelli e brillantini, decoupage e altro per decorare palline, medaglioni, cuoricini e cartoncini.

Formazione

Nel 2019 gli incontri della durata di tre ore ciascuno, condotti dalla dott.ssa Antonella Casadio (psicologa-psicoterapeuta), sono stati 1 per un totale di 3 ore. E’ stato organizzato anche un incontro con la dott.ssa Sintini che collabora e supporta le operatrici di Linea Rosa per affrontare l’argomento sulla violenza di genere.

Progetti

Nell’ambito del progetto “Adotta un progetto sociale diventa un’azienda solidale” indetto dal Comune di Ravenna, A.G.E.B.

O in collaborazione con l’Associazione Il MOSAICO – Amici dei Bambini Malati, ha presentato un progetto denominato “Tutta un’altra musica: esperienze di musicoterapia in pediatria”.

Il Progetto è stato adottato dalla ditta China Merchant Industry Techn. Inoltre, le aziende Docks Cereali Spa e Sers Srl hanno contribuito per un ampliamento del progetto.

Partecipazioni dei volontari

A.G.E.B.O, con una sua volontaria, ha scelto anche quest’anno di partecipare al Comitato Consultivo Misto dell’ AUSL di Ravenna, condividendone la finalità di controllo della qualità e della soddisfazione dal lato degli utenti.

Questa esperienza, trasmessa ai volontari in servizio, permette di offrire ai genitori anche un supporto informativo su aspetti dell’accesso ai servizi non sempre noti.

La relazione sulla attività del CCM del 2019 è stata inviata a tutti i soci, così come il materiale informativo via via prodotto durante l’anno, in modo da favorirne la divulgazione. La relazione finale e il materiale prodotto sono disponibili presso L’URP di Ravenna.

Contributi e donazioni varie

A.G.E.B.O. ha preparato un progetto di raccolta fondi su una piattaforma di crowd-founding per finanziare l’acquisto di macchinine elettriche destinate a far guidare i bambini da sottoporre ad intervento chirurgico dalla propria camera fino alla sala operatoria.

I dipendenti della BCC hanno adottato il progetto ancor prima dell’inizio della raccolta on-line ed hanno finanziato l’acquisto di ben tre macchinine che sono state ordinate a fine 2019.

Il progetto on-line è stato sostituito da un nuovo modulo per la musicoterapia, e la raccolta fondi inizierà nel 2020.

Altri contributi e donazioni ricevuti hanno permesso l’acquisto di giochi e materiali per lo svolgimento delle attività del progetto “Un Ospedale a Colori con libri, giochi e animatori”.

  • Fondazione Cassa di Risparmi
  • Intesa San Paolo
  • Luisa Spagnoli – Evento benefico con la presenza della campionessa di ciclismo Sofia Collinelli
  • Associazione Letizia Onlus
  • Hotel Diana – Evento benefico con il campione Olimpionico di ciclismo Andrea Collinelli
  • Varie donazioni da privati

Per il progetto di musicoterapia “TUTTA UN’ALTRA MUSICA: ESPERIENZE Dl MUSICOTERAPIA IN PEDIATRIA” hanno contribuito:

  • China Merch Industry Tech
  • Docks Cereali
  • Sers srl
  • Banca BCC

Per il progetto “Educandog – pet therapy in reparto”

  • Lions Club Ravenna – Romagna Padusa
  • Associazione il Mosquota
  • Donazioni da privati
  • Donazioni varie
  • Un privato ha fatto una donazione per l’acquisto di una barella oleodinamica ed una poltrona relax per l’allattamento
  • Scuola Palazzone di Cervia con il progetto “Babbo Natale siamo noi: La Gioia di Donare” ha regalato tanti peluches, libri, giocattoli ai piccoli pazienti
  • Donazioni varie di giocattoli da privati cittadini
  • Donazioni da Battesimi, Matrimoni, Anniversari, e in memoria
  • Donazioni di libri da privati

Ravenna, 29 Settembre 2020

Источник: https://www.agebo.it/articoli/relazioni/relazione-attivita-a-g-e-b-o-anno-2019/

Pet therapy: i cani in ospedale

Pet Therapy per assistere bambini ricoverati in terapia intensiva

Chiunque possegga o abbia posseduto un cane conosce bene la piacevole sensazione di avere vicino un animale così speciale. Il cane ci consola con la sua presenza ed è felice di starci accanto, ottenendo così il risultato di migliorare il nostro stato d’animo.

Questo è uno dei motivi per cui, in alcuni casi, dei cani accuratamente selezionati e accompagnati da conduttori che devono essere correttamente formati vengono introdotti negli asili nido e nelle scuole materne, nei centri diurni disabili, nelle scuole primarie, secondarie e superiori, nelle case di riposo e nelle comunità che si occupano del recupero di persone con problemi di dipendenza come alcool o droghe.

Pet therapy: un inizio lontano

Le terapie assistite dagli animali vennero introdotte per la prima volta nel 1792 allo York Retreat Hospital, in Inghilterra, dallo psicologo infantile William Tuke. A questo primo intervento ne seguirono molti altri in diversi Paesi, quali Germania, Francia, Stati Uniti, Norvegia.

Da qualche anno, anche in Italia gli interventi di Attività e di Terapie Assistite dagli Animali, noti al grande pubblico come attività di Pet Therapy, vengono proposti con successo in molte strutture sanitarie.

La differenza sostanziale, tra le Attività Assistite dagli Animali (AAA), che possono essere anche di tipo Educativo (AEAA), e le Terapie Assistite dagli Animali (TAA), è che nel primo caso non vengono raccolte informazioni e dati riguardo all’attività svolta, gli incontri sono generalmente ludici e non necessariamente inseriti in un progetto. Nel secondo contesto vengono invece raccolte informazioni a seguito di un progetto concordato, che prevede degli obiettivi specifici, informazioni che servono a monitorare gli interventi e a valutare se e quando questi obbiettivi vengono raggiunti. Questi dati vengono raccolti in specifiche schede di osservazione; in alcuni casi, anche scattare fotografie e riprendere filmati può aiutare a meglio comprendere la qualità degli interventi.

Pet therapy: diverse applicazioni

Parlando più nel dettaglio delle terapie, sono molteplici le attività che possono essere svolte all’interno degli istituti sanitari o scolastici, il tutto mirato a ottenere un generale benessere psico-fisico nei pazienti.

Gli obiettivi che possiamo vedere realizzati grazie a questi interventi con il cane sono un aumento dell’autonomia personale, delle capacità di socializzazione e dell’autostima, una riduzione sensibile dell’aggressività, dello stato di tensione, di ansia e della paura.

Questo non deve stupire se consideriamo, per esempio, che nelle persone che vivono con un cane si riscontra una riduzione del battito cardiaco e della pressione arteriosa media, quindi uno stato di maggiore rilassatezza.

Proseguendo nell’elenco dei benefici che si possono ottenere, viene evidenziato nei pazienti un miglioramento dell’utilizzo del linguaggio, delle competenze cognitive e fisiche, e un rilassamento generale dovuto al divertimento e alla maggior voglia di sorridere che i cani quasi sempre generano.

Pet therapy nella pratica

In tutto questo, come si collocano gli interventi negli ospedali? Sappiamo che i regolamenti degli ospedali prevedono che gli animali non vi possano entrare, per ovvie ragioni igienico sanitarie.

In realtà, però, questo non è sempre vero: recentemente, un Giudice tutelare del Tribunale di Varese ha emesso una sentenza riguardo alla richiesta di una signora ricoverata con una grave patologia, che chiedeva di poter vedere il proprio cane, richiesta che era stata inizialmente respinta dal personale dell’ospedale.

Il Giudice ha sancito che il “sentimento per gli animali costituisce un valore e un interesse a copertura costituzionale”, riscrivendo di fatto il regolamento della clinica in questione e dando ragione alla paziente, che ha così potuto riabbracciare il suo cane, e creando in questo modo un precedente importante.

Alcuni Ospedali hanno promosso o stanno promuovendo progetti di attività con gli animali meritevoli di attenzione: citiamo per esempio l’Ospedale Meyer di Firenze, l’Ospedale Pediatrico di Padova, l’ospedale Pediatrico G. Di Cristina di Palermo, l’Azienda Ospedaliera Ospedale Niguarda Ca’ Granda Milano.

Ma cosa si fa in un ospedale con un animale? I bambini ricoverati spesso sono spaventati, hanno dolore e non sempre possono avere accanto i genitori. Tutto questo può generare ansia e in alcuni casi persino depressione.

Il cane genera uno stato di gioia in questi piccoli pazienti, il che permette di migliorare il loro stato d’animo, rendendo più facile per loro l’essere avvicinati da medici e infermieri che devono somministrare le terapie.

Il cane può diventare anche catalizzatore di attenzione da parte di tutti i bambini ricoverati e questo può semplificare e migliorare la relazione tra i baby degenti, migliorando la convivenza durante la loro permanenza in ospedale.

Anche gli interventi rivolti a bambini che si recano in pronto soccorso a causa di un evento traumatico possono essere molto importanti, poiché il cane può rendere più piacevole e meno angosciante l’attesa e la visita. Con il nostro amico a quattro zampe possiamo svolgere anche progetti più complessi, come l’affiancamento per bambini affetti da gravi malattie, benché in questo caso non sempre si possa compiere l’intervento, soprattutto se ci sono problemi di carattere immunodepressivo. In realtà i cani utilizzati per la Pet Therapy devono essere controllati scrupolosamente e seguire un programma di prevenzione delle zoonosi, quindi la trasmissione di malattie ai pazienti è altamente improbabile, ma spesso la direzione sanitaria della struttura preferisce evitare qualsiasi tipo di rischio.

Diritti e doveri dei cani in ospedale

Benché le istituzioni stiano finalmente iniziando a comprendere il valore della pet therapy e stiano aprendo le strutture sanitarie a questi interventi, è sempre bene partire dal presupposto che portare il cane o il gatto in ospedale non è un diritto assoluto, da far valere a tutti i costi.

I singoli istituti devono valutare la situazione, caso per caso, inoltre bisogna tenere presenti anche condizioni oggettive, come il fatto che il paziente possa dividere la camera con altre persone che non condividono la passione per gli animali.

La strada giusta è quella di informarsi, parlare con le associazioni che si occupano di pet therapy e confrontarsi rispettosamente con il personale sanitario, al quale spetta l’ultima parola per autorizzare la pratica.

I requisiti fondamentali dei cani in ospedale

  • Che sia selezionato accuratamente da un punto di vista comportamentale.
  • Che sia controllato costantemente riguardo al benessere e allo stato di salute per prevenire ed eventualmente curare le zoonosi.
  • Malattie come la rabbia, la leishmaniosi, la leptospirosi e la filariosi, sono zoonosi e si possono trasmettere dagli animali agli uomini. Il programma di prevenzione SIMEVEP è il più rigoroso e prevede molti e scrupolosi controlli sui cani impegnati nei programmi di Terapie Assistite dagli Animali.
  • È comunque consigliato:1: Profilassi vaccinale tetravalente e antirabbica annuale e leptospirosi semestrale.2: Esame delle feci e sverminazione semestrale3: Controllo degli ectoparassiti mensile4: Profilassi filaria annuale ed esame sierologico di controllo annuale5: Controllo igienico6: Visita clinica veterinaria mensile7: Educazione dei pazienti

Esperienze vissute

Ci sono diversi casi in cui la pet therapy ha già avuto modo di dimostrare la propria efficacia.

Nel 2013, per esempio, è stato portato all’attenzione del pubblico il caso di una bambina di 10 anni di Roma, ricoverata nel reparto Terapia intensiva pediatrica del Policlinico Gemelli, affetta da uno stato depressivo profondo che si era sviluppato come conseguenza della degenza nel reparto intensivo.

La visita quotidiana del suo cucciolo di Golden Retriever, Portos, ha contribuito notevolmente a farle superare il momento di crisi. Gli incontri sono stati organizzati con l’avvallo dello staff medico e seguendo un rigido protocollo.

I risultati sono stati evidenti fin dal primo incontro, con un visibile miglioramento da parte della giovane paziente, che le ha permesso di affrontare con più energia la fisioterapia riabilitativa.La pet therapy può essere utilizzata in molte situazioni diverse e offre i risultati più significativi proprio con le patologie complesse. Ecco alcuni esempi:■ sindrome di Down■ sindrome di Prader Willy■ sindrome di Asperger■ sindrome di Rett■ sindrome di Angelman■ sindrome di Diogene■ psicosi

■ dipendenze patologiche

Источник: https://amicidicasa.it/news/pet-therapy-cani-ospedale/

Ricovero in ospedale: tutto quello che i piccoli pazienti devono sapere

Pet Therapy per assistere bambini ricoverati in terapia intensiva

«Ai bambini va sempre raccontata la verità», bella o brutta che sia. Una raccomandazione su cui insiste Alberto Villani, presidente della Società italiana di pediatria e responsabile della Pediatria generale dell’ospedale Bambino Gesù di Roma. «I piccoli capiscono anche il linguaggio non verbale, non si può nascondere nulla.

Tendiamo spesso a trascurare la forza che hanno di reagire alla sofferenza». La verità li aiuta a combattere la malattia? Certamente. Ma vanno usati concetti semplici. Per esempio, a un bambino di sette anni è inutile dire che la terapia dà esito negativo solo nel 10% dei casi, meglio dire che nove volte su dieci funziona».

Quale consiglio dare ai genitori? «Assumere sempre un punto di vista positivo. Spostando il focus su quello che il figlio può fare anziché su quello che non riesce più a fare. Ragionando per obiettivi ravvicinati, andando avanti a piccoli passi, uno alla volta. Decisivi poi sono i messaggi di speranza.

Il che non vuol dire illudere il bambino ma credere fortissimamente che ce la può fare, sempre. Va inoltre rinforzato il suo comportamento con parole di stima, tipo “ottimo, bravo!”, mentre si sforza di seguire la terapia e dopo qualsiasi esame e intervento».

Tra i diritti dei pazienti pediatrici quali sono i meno rispettati? «Molti reparti non sono a misura di bambino, non hanno pareti colorate, spazi confortevoli, giochi, attività di intrattenimento. Ma la bellezza è curativa. C’è moltissimo da fare su questo fronte.

Poco numeroso anche il personale medico e infermieristico con specialità pediatrica. Quando un 12enne viene visitato da un medico per adulti il rischio è di avere diagnosi meno precoci».

Anche lo stato d’animo conta

Anche il suo stato d’animo lo influenzerà tantissimo. «Quando entriamo nella stanza il bambino volge subito lo sguardo alla mamma o al papà per capire quello che sta succedendo — continua il pediatra —. Qualsiasi cosa noi medici diciamo viene recepita da lui con gli occhi, le parole e l’umore del genitore.

Se questo accetta il percorso senza paura né diffidenza lo stesso farà il bambino. Conviene quindi preparare a parte il familiare soprattutto se è facile all’ansia. Quando il caso è grave ci sono genitori che non si fidano della diagnosi, procedono per conto proprio e non ci avvertono.

È giusto sentire un altro parere, ma non bisogna sottoporre il bambino ad accanimenti terapeutici perché non si accetta il decorso della malattia». Resti fa riferimento a un altro fenomeno preoccupante da cui proteggere i più piccoli: «Ogni settimana ricoveriamo bambini con sintomi inventati dalle madri che, dopo tutti i controlli, scopriamo essere sanissimi.

Una volta era raro, oggi è sempre più frequente. Si tratta di madri fragili, in cerca di attenzione, che magari stanno vivendo un momento di crisi col marito».

Contro la paura del Covid

Infine, il lockdown ha fatto esplodere l’emergenza del disagio mentale fra i ragazzi. «Sono aumentati esponenzialmente i casi, dalle forme più lievi a quelle più aggressive, come tentati suicidi, anoressia, chi non cammina più per dolori alle gambe.

Anche in questi casi è difficile convincere la famiglia che il figlio o la figlia ha un disturbo grave» commenta Resti. La pandemia ha introdotto una paura in più: quella del contagio.

Contro questo timore l’ospedale pediatrico Gaslini di Genova ad aprile ha lanciato una nuova applicazione interattiva: Space for children, in cui un simpatico robot che arriva da un pianeta che ha già sconfitto il coronavirus spiega all’avatar dell’utente, attraverso quiz e giochi, come proteggersi dal contagio, a cosa servono tamponi e mascherine. La storia può iniziare in 16 modi diversi, in base alla profilazione dell’avatar, e c’è un premio finale (fumetti, video di musica) per aver afferrato i motivi per cui «andrà tutto bene» nonostante tutto.

Cure palliative e terapia del dolore

Non ci sono solo i bambini malati che possono guarire. Ci sono anche quelli colpiti da malattie inguaribili, con aggravamenti improvvisi e bisogni assistenziali complessi, che possono ricevere una risposta di aiuto concreta mediante la rete delle cure palliative e della terapia del dolore (legge 38/2010).

Uno dei diritti di salute fondamentali ma a tutt’oggi il meno garantito di tutti. L’attività è fornita da un team multidisciplinare e organizzata, a seconda dell’intensità di intervento richiesto, in ospedale, in hospice, a domicilio e in altre strutture ambulatoriali del territorio.

L’obiettivo è assicurare una migliore qualità di vita al paziente e a tutto il nucleo familiare.

Come? Tenendo sotto controllo il dolore e tutti gli altri sintomi fisici disturbanti (come astenia e fatica respiratoria), offrendo assistenza quotidiana (inclusa l’alimentazione, per via venosa o tramite sondino) e supporto di tipo psicologico (a genitori, fratellini e nonni) e sociale, per favorire il suo reinserimento a scuola, nello sport e nelle attività ricreative.

Presa in carico globale

Questi bambini vanno seguiti il più possibile a casa, luogo ideale di crescita e di affetti. «È un errore associare le cure palliative esclusivamente al bambino morente — scandisce Franca Benini, responsabile dell’hospice pediatrico del policlinico di Padova e membro della commissione specifica del ministero della Salute —.

Un pregiudizio diffuso che genera chiusura da parte delle famiglie e va superato con una corretta informazione. Quando i genitori scoprono questo servizio ci dicono “ah se lo avessi saputo prima!”. Si offre una presa in carico globale con figure professionali reperibili h24».

Le patologie interessate sono tante: neurologiche, muscolari, respiratorie, cardiologiche, metaboliche, cromosomiche. Molte di queste sono rare, mentre i bambini con patologia oncologica sono meno del 20 per cento, il resto è affetto da altri disturbi inguaribili. Ma, appunto, curabili nel senso descritto sopra, grazie ai progressi della medicina.

La durata della presa in carico dell’equipe palliativista può essere per tutta la vita.

Pochi hospice

Purtroppo in Italia solo il cinque per cento dei pazienti pediatrici accede alle cure palliative e il 15 per cento è in fase terminale. «Abbiamo solo sei hospice pediatrici, a Padova, Genova, Torino, Milano, Napoli e uno in provincia di Potenza.

Fra un paio di anni ne avremo altri quattro — dichiara Benini —. Va potenziato tutto il network, servono più hospice per le fasi più difficili e interventi a domicilio su tutto il territorio. Avere una rete che funziona significa ridurre i ricoveri impropri in ospedale».

Quando la segnalazione è tardiva, o non arriva proprio, si riesce a fare ben poco per il bambino, che troppo sofferente finisce in terapia intensiva e qui spesso muore.

«L’ospedale non è la risposta giusta per gestire il paziente cronico, è un posto destinato alla cura degli acuti, il bambino ha bisogno di vivere in un ambiente a sua misura, con i suoi ritmi, gli amici e i parenti» conclude l’esperta.

24 maggio 2021 (modifica il 25 maggio 2021 | 09:51)

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Источник: https://www.corriere.it/salute/pediatria/21_maggio_24/ricovero-ospedale-quello-che-piccoli-pazienti-devono-sapere-d81ec680-a354-11eb-8b99-a42a4f90039f.shtml

Gravidanza
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