Perchè il bambino si rifiuta di fare la cacca?

Cacca addosso (encopresi) – Video corso: Una guida pratica per i genitori e per i professionisti dell’età evolutiva

Perchè il bambino si rifiuta di fare la cacca?

Il bambino con encopresi si fa spesse volte la cacca addosso, a volte in maniera involontaria, altre volte volontaria.

Questo accade in luoghi inappropriati, per esempio vestiti o pavimento, almeno una volta al mese per un periodo minimo di 3 mesi.

Per poter far diagnosi di encopresi, il bambino deve avere almeno 4 anni e deve aver fatto tutti gli accertamenti possibili per escludere una possibile patologia di natura organica o fisiologica, come per esempio il Morbo di Hirschsprung.

Quanti tipi di encopresi esistono?

L’encopresi può essere primaria, se il controllo degli sfinteri non è mai stato acquisito, e quindi il bambino non ha mai imparato ad utilizzare il vasino per fare la cacca; secondaria se il controllo degli sfinteri è stato precedentemente acquisito in maniera adeguata e poi perduto, cioè per un periodo ha defecato nel vasino o nel WC e in un secondo momento ha cominciato invece a farsela addosso.

In alcuni casi, quando le feci vengono trattenute volontariamente fino ad un limite massimo di sopportazione, possiamo avere il “megacolon psicogeno”. In pratica, la cacca che si accumula nella parte terminale dell’intestino, lo dilata in maniera cronica al punto che il bambino non avverte più lo stimolo.

L’encopresi si manifesta:

  • con costipazione e incontinenza da sovrariempimento: all’esame obiettivo addominale o rettale risulta la presenza di una grossa massa fecale o un’anamnesi di frequenza di defecazione inferiore a tre volte alla settimana. Le feci sono generalmente poco formate e la fuoriuscita può variare da poco frequente a continua, per lo più durante il giorno. Quando il bambino prova a defecare soltanto parte delle feci viene eliminata e l’incontinenza si risolve dopo il trattamento della costipazione.
  • senza costipazione e incontinenza da sovrariempimento: all’esame obiettivo o all’anamnesi le feci risultano solitamente di consistenza normale e il soggetto si sporca in modo intermittente. Questa condizione è generalmente associata con la presenza di Disturbo Oppositivo Provocatorio o Disturbo della Condotta.

Quali sono le cause?

I fattori che intervengono nella genesi del problema, possono essere:

  • organici: costipazione cronica, megacolon, malattie gastrointestinali:
  • cognitivi: disturbi dell’apprendimento, deficit cognitivi;
  • psicologici: alterati rapporti familiari ed in particolare atteggiamenti iperprotettivi, aspettative e/o richieste eccessive da parte dei genitori, ansia, esperienze di abuso passate e presenti. L’encopresi può segnalare uno stato di disagio del bambino che utilizza il corpo per esprimere lo stato di ansia e aggressività percepita nel doversi adeguare alle richieste dei genitori o può assumere un significato francamente oppositivo con il rifiuto da parte del bambino di aderire al modello educativo proposto dai genitori.

Quanti bambini soffrono di encopresi? 

L’encopresi è un problema piuttosto frequente tra i bambini dai 4 ai 13 anni. In Europa ne soffrono circa l’1,5 % dei bambini di 7 anni.

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Quando il bambino decide non assecondare i movimenti peristaltici intestinali, la massa fecale si accumula nel retto. Via via che le feci si accumulano, l’umore e l’appetito si riducono a causa della comparsa di dolori addominali provocati dalla distensione della parete e dallo sforzo ritentivo in parte inconsapevole.

A questo punto, le feci in eccesso fuoriescono in maniera incontrollata. La perdita di controllo rispetto alle fuoriuscite confonde il bambino e innervosisce il genitore che ritengono volontario l’insudiciamento della biancheria.

L’incapacità a controllare l’emissione delle feci è umiliante e il bambino vive con la paura di essere smascherato, in particolare di fronte ai coetanei e quindi si appropria di un’ampia gamma di strategie che dovrebbe aiutarlo a “salvare la faccia” e comunque a contenere le intense emozioni che circondano il problema (atteggiamenti di indifferenza e/o isolamento).

L’autostima si riduce e possono manifestarsi tendenze all’isolamento in un quadro di diffusa depressione oppure di eccessiva dipendenza da parte dei genitori o ancora di aperta aggressività. Frequente è anche uno scarso controllo dell’aggressività, di una scarsa tolleranza all’ansia e alle frustrazioni.

Non solo le attività sportive o ricreative del bambino sono compromesse, ma anche quelle dei familiari (il bambino rischia di sporcarsi in macchina, al ristorante, in gita etc.) e dei fratelli restii a socializzare con comuni amici per l’imbarazzo causato dal cattivo odore.

In cosa consiste il trattamento?

La terapia dell’encopresi segue quattro linee fondamentali:

  1. la dieta – la scelta di una dieta adeguata costituisce un mezzo fisiologico utilissimo per contrastare la stitichezza frequentemente associata all’encopresi.
  2. I farmaci – il trattamento farmacologico viene concordato con il pediatra o il neuropsichiatra infantile e comprende l’uso di clisteri, supposte e lassativi il cui utilizzo varia a seconda dei casi.
  3. La regolarità – Si stabiliscono dei comportamenti ripetitivi per indurre il bambino ad acquisire una certa regolarità della defecazione e le abitudini relative all’uso del gabinetto. È necessario che il bambino abbia ritmi alimentari il più possibile regolari, nonché una buona igiene del sonno. Importante è l’esercizio fisico.
  4. L’addestramento – Si effettua attraverso i metodi comportamentali che consentono di facilitare l’apprendimento e il riapprendimento del bambino attraverso tecniche basate sull’uso del rinforzo e vengono utilizzate tecniche atte ad aumentare la capacità di riconoscere lo stimolo defecatorio.

Di fondamentale importanza è l’intervento di natura cognitiva per il controllo dei problemi emotivi e per modificare gli atteggiamenti del paziente e dei familiari legati all’encopresi all’interno di un approccio collaborativo.

Il terapeuta aiuterà i genitori a capire e modificare i comportamenti che mantengono il problema e aiuterà il bambino a riacquistare la sua autostima e a sentirsi sicuro di sé, a gestire le emozioni e a migliorare le sue abilità sociali intaccate dall’isolamento.

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Источник: https://www.istitutobeck.com/cacca-addosso-encopresi

Il mio bambino non vuole fare la cacca!

Perchè il bambino si rifiuta di fare la cacca?

Il passaggio dal pannolino al vasino è una fase estremamente delicata per il bambino e per i genitori.

È un passaggio importante della crescita e, come per tutto, ne vanno rispettati i tempi e i modi.

Tempi che non sono quelli descritti dai manuali, quelli del figlio della vicina o delle statistiche date dai pediatri, ma sono i tempi del bambino che sono differenti da persona a persona.

Indicativamente diciamo che il pannolino si toglie tra i due e i tre anni, perché poi all’ingresso alla scuola dell’infanzia, è generalmente richiesto che ne siano sprovvisti.

Consideriamo ora di aver passato indenni la fase dello spannolinamento, può succedere che il bambino abbia paura di andare a fare la cacca nel vasino o nel water e che tenda a trattenerla nonostante senta lo stimolo.

Ma perché questo succede?

Il mio bambino non vuole fare la cacca. Quali sono le motivazioni?

Dopo aver escluso qualsiasi causa di tipo medico, possiamo vedere insieme le possibili motivazioni di tipo emotivo e psicologico.

Può essere che il bambino sia impegnato a fare un gioco e veda nella tappa in bagno una perdita di tempo, oppure può essere una causa più profonda. Fare la cacca e vederla andare via, rappresenta per il bambino una perdita, una parte di sé che se ne va.

Dai 2 ai 3 anni il bambino si trova in quella che Freud definiva “Fase anale”: ossia una fase in cui le principali fonti del piacere sessuale diventano le attività sfinteriche, in seguito all’addestramento al controllo degli sfinteri.

Il bambino non prova alcun imbarazzo per i propri escrementi né per il loro odore e li maneggia con naturalezza; essi sono trattati come parte preziosa del corpo da cui non ci si distacca facilmente; le feci sono il primo “oggetto” che egli riesce a produrre e a controllare. Il bambino si sente in grado di esercitare un vero e proprio controllo esclusivo sul proprio corpo e sulla realtà che lo circonda: può decidere se trattenere o espellere le feci.

La sensazione di controllo è alla base del senso di sicurezza: “più riesco ad esercitare un controllo sul mio corpo e sulla realtà che mi circonda più aumenterò le mie capacità previsionali e sarò sicuro che niente di imprevisto e minaccioso possa accadere”.
Il controllo delle feci rappresenta per il bambino una fondamentale esperienza di totale autonomia: “sono io e solo io a poter decidere se trattenere o espellere”.

Attraverso la defecazione il bambino può esprimere anche quella che è la sua emotività, la sua rabbia, il suo bisogno di attenzioni. Il controllo degli sfinteri diventa quindi anche un mezzo per regolare le relazioni interpersonali e per esprimere i propri stati emotivi.

Ma d’altronde, anche per noi adulti è la stessa cosa. Non c’è niente di più vero del cosiddetto peso sullo stomaco o mal di pancia da ansia. L’intestino è un organo pieno di sensibilità, con il sistema nervoso più esteso dopo quello del cervello. Spesso quando abbiamo qualcosa che ci crea preoccupazione o rabbia, il nostro intestino è il primo a farne le spese.

(Consiglio la lettura del libro: L'intestino felice, di Giulia Enders)

Quindi per il bambino, fare la cacca significa separarsi per sempre da una parte di sé, dover provare in autonomia questa nuova emozione e imparare a gestirla.

Nell’educazione degli sfinteri il bambino incontra, mediata dai familiari, la normatività sociale, che esige comportamenti convenienti ed adeguati al ruolo sociale (la pulizia).

Egli deve comportarsi “da grande”, e se non lo fa può essere punito o “fare brutta figura” (da cui l’emozione della vergogna).

Il bambino si trova nel conflitto tra ubbidire o ribellarsi, fra la sottomissione o il dominio, il che gli consente di ampliare le sue potenzialità di autonomia e gli dà dei mezzi per autoaffermarsi.

Attraverso il controllo degli sfinteri il bambino, riconoscendo le feci come “parte di sé”, inizia anche a costruirsi la capacità di rappresentare se stesso e a sviluppare l’autocoscienza.

Ciò gli consente di vivere gradualmente senza grossi traumi l’esperienza di “separazione” anche da una parte di sé (le feci) e di gestire quindi le emozioni ad essa legate.

Ci vuole però la giusta preparazione e il giusto rispetto dei tempi.

Con questa parte un po’ più teorica ho voluto fare un piccolo viaggio con voi in quello che può succedere nella testa del vostro bimbo, per aiutarvi a capirne meglio il suo vissuto. Ma ora passiamo alla parte pratica, cosa fare?

Il mio bambino non vuole fare la cacca. Cosa fare?

Calma e sangue freddo. Escludendo possibili cause mediche, vediamo insieme qualche piccolo suggerimento:

  • Libri: leggiamo insieme ai nostri bambini delle storie sull’argomento, cosi che possano capirne il meccanismo e familiarizzare con questa nuova avventura; (Alcuni titoli che vi consiglio: Posso guardare nel tuo pannolino?; Cos’è la cacca? Sollevo e scopro.; L’isola delle cacche.; Chi me l’ha fatta in testa?.)
  • Raccontiamo noi una storia: la storia della cacca che va giù nel water e raggiunge i pesciolini nel mare. Nel tragitto si trasforma e diventa cibo per gli abitanti dell’acqua. Vedete voi come articolarla e quali varianti aggiungere a seconda della conoscenza che avete del vostro bambino;
  • Giochi, tablet, video: si in caso di estrema necessità sono ammessi anche loro

    Источник: https://www.psicologaferrero.it/il-mio-bambino-non-vuole-fare-la-cacca/

    Perché il bambino non vuole fare la cacca?

    Perchè il bambino si rifiuta di fare la cacca?

    Il megacolon funzionale è una situazione che coinvolge spesso il bambino e consiste nel rifiuto sistematico di fare cacca. In molti casi i problemi iniziano quando si passa dall’uso del pannolino al vasino, ovvero quando si cambiano alcune abitudini consolidate.

    Vediamo insieme da cosa può dipendere questo problema e come affrontarlo per risolverlo nel miglior modo possibile e soprattutto rispettando i tempi e le esigenze dei nostri bambini.

    Cambio di abitudini

    Quando si decide di togliere il pannolino al bambino l’iter che i genitori seguono è un po’ uguale per tutti: di giorno e quando si è a casa si lascia il bambino libero e lo si porta regolarmente a tentare di fare la pipì e la cacca sul vasino, e alla sera, prima di andare a letto, si mette nuovamente il pannolino per evitare di bagnare lenzuola e materasso.

    Alcuni bambini durante questa fase di transizione, che può essere impegnativa soprattutto se i genitori gli mettono molta pressione, sviluppano un rifiuto all’evacuazione e trattengono le feci fino al momento in cui la mamma non gli rimette il pannolino. Il persistere del problema può far sì che il bambino si rifiuti di fare la cacca anche dopo molti mesi, quando ormai non usa il pannolino nemmeno di notte.

    La fase del cambiamento: il vasino

    Problemi fisici non legati all’intestino

    Altre volte il rifiuto di fare la cacca può avvenire a causa del dolore ad evacuare.

    Ad esempio, in seguito ad un periodo di malattia, come un’influenza intestinale che solitamente si manifesta prima con dissenteria e poi con eccessiva stitichezza, il sederino dei bambini viene messo a dura prova e possono formarsi delle piccolissime piaghette che fanno molto male quando il piccolo tenta di evacuare.

    Cosa può succedere se non fa la cacca regolarmente

    Un bambino che si impegna per non fare la cacca ha un forte stress emotivo perché ogni volta che sente lo stimolo si isola per cercare di combattere l’evacuazione. Molti bambini si nascondono o si allontanano e, tenendo strettissime gambe e natiche, attendo che passi il momento critico.

    Se il piccolo non riesce a fare la cacca per alcuni giorni potrebbe formarsi un tappo che sarà necessario rimuovere con l’aiuto di un sondino.

    Come comportarsi se il bambino non fa la cacca

    Nella maggioranza dei casi questa condizione non è dovuta ad uno stato fisico alterato ma è legata ad una difficoltà psicologica dovuta alla paura di evacuare e a un disagio che il bambino prova quando fa la cacca.

    Il bambino si isola

    Non è da sottovalutare, inoltre, il fatto che il bambino che presenta questo disturbo si trova sempre nell’età detta “dell’egocentrismo” e pertanto il troppo interesse dei genitori verso l’avvenimento potrebbe peggiorare la situazione e creare dei conflitti importanti.

    Alcune mamme si preoccupano per quanto sta accadendo al proprio bambino e mettono al centro dell’attenzione bambino, vasino e cacca,enfatizzando un problema che invece non è poi così grande.

    Se il megacolon funzionale è inizialmente causato dalla presenza di ragadi o piccole lesioni sarà necessario provvedere a risolvere il problema con medicinali adatti all’età del bambino. Sentire che il dolore sarà sparito aiuterà il bambino ad affrontare con più tranquillità l’appuntamento quotidiano.

    La dieta che aiuta

    Regolarizzare

    Per ristabilire la regolarità del bambino potrete effettuare un piccolo clistere una volta al giorno per almeno una settimana, ad orario costante: in questo modo l’evacuazione diventerà un appuntamento giornaliero e riuscirete ad eliminare eventuali ingombri fecali.

    Facilitare

    Fatevi consigliare dal pediatra un prodotto adatto al bambino, meglio se omeopatico, che aiuti a rendere le feci più molle. In questo modo il bambino sarà facilitato nel fare la cacca e, allo stesso tempo, avrà maggiori difficoltà a trattenerla.

    Aiutalo con la dieta

    Una dieta equilibrata e ricca di fibre aiuta a regolare le funzioni intestinali e concorrerà a tenere più morbide le feci.

    I consigli del pediatra

    Il pediatra potrà aiutarvi a risolvere questo problema con piccole strategie e cure mirate al disturbo e alla tenera età del vostro bambino; saprà inoltre riconoscere se si tratta di megacolon funzionale o se il problema è di tipo fisico, indirizzandovi verso la giusta soluzione.

    Источник: https://donna.fidelityhouse.eu/mamma/perche-il-bambino-non-vuole-fare-la-cacca-162141.html

    Mia figlia non fa cacca perché le fa male il culetto

    Perchè il bambino si rifiuta di fare la cacca?

     La bambina non andava in bagno perché aveva male…

    Mia figlia di 4 anni non riusciva a scaricarsi delle feci: non andando in bagno da un po' erano dure e quando aveva lo stimolo non voleva spingere per fare la cacca, perché le faceva male il culetto.

    La piccola continuava a lamentare il mal di pancia, ma non riusciva a fare cacca per il dolore… come sbloccare la situazione?
    Vi racconto come abbiamo fatto, perché quando è accaduto sono stati giorni brutti e avevo davvero bisogno di un consiglio.

     “Mamma non riesco a fare la cacca, mi fa male il sederino!”

    Al rientro dall'estate, probabilmente complice un'alimentazone poco ricca di verdure (tornavamo dall'estero), mia figlia piccola non andava in bagno da alcuni giorni.

    il risultato era che la bambina aveva mal di pancia, ma quando provava a scaricarsi erano pianti disperati.
    La piccola piangeva perché cominciava a piangere perché le feci erano ormai diventate una massa importante, a furia di rimanere nell'ultimo tratto dell'intestino si erano indurite.

    Risultato: quando arrivava lo stimolo di andare in bagno, appena iniziava a spingere, questa massa grossa e compatta era come se graffiasse l'ultima parte dell'ano. La bambina sentiva che fare la cacca le faceva molto male e, spaventata, non spingeva…

    si alzava dal water e non voleva sedersi per paura che lo stimolo tornasse.

    Primo passaggio: alimentazione ricca di fibre e liquidi

    Per prima cosa cominciai a fare ciò che potevo per aiutarla con la dieta.

    Dopo aver cucinato minestroni, averle dato prugne secche e molti liquidi, la situazione non si sbloccava. La bambina aveva lo stimolo di defecare, ma non voleva farlo per via del dolore che la popò, passando, le provocava.

    Eravamo abbastanza disperate, lei perché aveva mal di pancia e non riusciva ad andare in bagno pur sentendo il bisogno di andare. Io perché la vedevo sofferente, piangeva e non sapevo come aiutarla.

    Secondo passaggio la pediatra e il lattulosio

    A quel punto presi appuntamento con la pediatra che le prescrisse del lattulosio, un farmaco che rende le feci molli.
    Dopo la dieta molto liquida e ricca di fibre e il lattulosio le cose dovevano essere migliorate.

    Tuttavia il problema della paura di spingere persisteva e mia figlia non voleva scaricarsi.

    Si sedeva sul water e appena sentiva che le feci stavano per uscire, cominciava a piagnucolare e si drizzava in piedi perché non voleva sperimentare il dolore.

    Finalmente la soluzione

    A quel punto, tra il lattulosio e la dieta ricca di fibre capivo che il problema non doveva più essere il dolore reale ma la paura di provare dolore nel fare la cacca, perché ormai le feci dovevano essersi ammorbidite e non vedevo segni di ragadi (piccole feritine) nel sederino.

    Acquistai dei clisteri per bambini, sono delle micro pompette con una sostanza (probabilmente glicerina) che induce le contrazioni dell'ultimo tratto dell'intestino che quindi spingono fuori la massa fecale. Dei clisteri analoghi a quelli per adulti, ma piccini piccini.

    Le massaggiai il culetto con del burro di karité per proteggerlo e rendere il passaggio più semplice.

    Le parlavo con dolcezza, volevo aiutarla ed ero in crisi. Le dissi per l'ennesima volta che la cacca era ormai morbida e non le avrebbe fatto male (ovviamente non mi credeva).

    Le feci un clisterino. A quel punto il bisogno di defecare per lei era fortissimo, ma ancora una volta invece di rimanere sul water, si alzava.

    Allora, armata di dolcezza e determinazione, quando, seduta sul water, cominciò a fare per alzarsi piagnucolando perché la cacca stava arrivando, la tenni ferma lì per qualche secondo. Costretta a mantenere la posizione seduta che le impediva di stringere il culetto, finalmente riuscì a scaricarsi.


    Dopo essere finalmente riuscita a fare la popò era molto spaventata, ma mi disse che questa volta non aveva fatto male.

    Il problema dei giorni successivi e il calendario della “popò che non fa male”

    Il problema si pose nei giorni successivi, perché ogni volta che doveva andare in bagno (ormai si era sbloccata), non voleva farlo perché aveva paura che le faccesse male al culetto.
    Ci mancava solo che cominciasse a trattenersi dallo scaricarsi, così il problema poteva riproporsi.

    Dopo averle spiegato che non avrebbe più avuto male, le proposi questo gioco:
    presi un cartoncino colorato e lo divisi in quadri, come un calendario. Lo misi in bagno con degli sticker colorati e un pennarello nero.

    Ogni volta che aveva male metteva uno sgorbio nero sul foglio, ogni volta che non faceva male, metteva uno sticker colorato.

    Mettemmo lo sgorbio nero per i 3 giorni prima in cui non era riuscita ad andare in bagno perché sentiva male, e poi attaccò gli sticker per quando si era sbloccata senza sentire male.

    Ovviamente il problema era passato, quindi, un po' attratta dagli sticker, un po' potendo vedere con i suoi occhi che la cacca non faceva più male, perché non c'erano più stati “sgorbi”, si dimenticò della cosa.

    Da allora non ci sono più stati episodi difficili.

    Se ti trovi a leggere questa mia esperienza so cosa stai provando e spero che la mia condivisione ti aiuti. Se ti va, raccontaci cosa ti sta capitando e cosa stai provando a fare.

    di Barbara Siliquini

    crediti immagine bambina sul wc: di MIA Studio su Shutterstock

    Источник: http://www.genitorichannel.it/primi-anni/bambina-non-fa-cacca-dolore-sederino.html

    Le conseguenze di avere paura di fare la cacca da piccoli

    Perchè il bambino si rifiuta di fare la cacca?

    Il passaggio dal pannolino al vasino, per un bambino, è una tappa fondamentale della sua crescita. Mamma e papà devono fare molta attenzione a questa tappa, onde evitare conseguenze pesanti in età adulta.

    Sembra incredibile, eppure sono tanti i bimbi che si rifiutano di defecare e molte mamme si chiedono se sia il caso o meno di consultare il pediatra o lo psicologo allo scopo di stabilire se sia una fase normale o se dietro ci siano problemi più gravi.

    Perché si ha paura di fare la cacca?

    Perché i bambini trattengono la cacca
    Conseguenze del non defecare
    Come togliere il pannolino al bambino con serenità
    Cacca addosso, i rimedi

    Perché i bambini trattengono la cacca

    Il passare dal pannolino al vasino è una delle tappe più difficili che un genitore si troverà ad affrontare.

    Anche per il piccolo non è certo uno scherzo, tanto che è perfettamente normale che abbia un atteggiamento di totale rifiuto verso questa pratica, un po’ per pigrizia (farla nel pannolino è più facile, tanto c’è mamma o papà pronti a cambiarlo), un po’ perché hanno paura di farla nel vuoto. Si crede che il passaggio al vasetto in vista dell’ingresso alla scuola materna e per una corretta crescita sia indispensabile.

    Spesso, però, alcuni atteggiamenti derisori da parte degli adulti inducono l’infante a trattenere la pupù o avere difficoltà a fare i bisogni nel suo vasino. Il bisogno di fare la cacca viene riconosciuto dai bambini, salvo alcune eccezioni dovute a patologie mediche.

    Ad esempio, il bambino piange disperato di fronte allo stimolo e si rifiuta di rilasciarla semplicemente a causa di una o più ragadi anali, dolorose e fastidiose, per fare un esempio.

    Si sa che i bimbi sono capricciosi e non sopportano il dolore e tendono ad evitare i fastidi, saltando direttamente l’ostacolo.  Però, quando si tratta di fastidi a livello psicologico o di veri e propri traumi, i problemi si raddoppiano.

      Per questo, prima di prendere appuntamento con uno psicologo infantile, è meglio attenersi ai consigli del proprio pediatra di fiducia, in quanto si possono lanciare degli allarmi infondati basati su statistiche anche improbabili.

    La paura delle feci e degli escrementipropri ed altrui, nota come Scatofobia o Coprofobia, può essere la causa del perché ci si rifiuta di defecare anche in età adulta.

    Viene anche confusa con la Catisofobia, ovvero la paura di sedersi. In realtà, le fobie possono essere collegate e hanno più o meno le stesse cause fisiche, mentre sono diverse dal punto di vista psicologico.

    Ogni fobia è legata a uno scompenso emotivo. Ogni essere umano ha bisogno di creare una relazione con il mondo esterno e ha bisogno di stimoli e di elementi per nutrirsi e dissetarsi, altrimenti non si può sopravvivere.

    Ovviamente, gli alimenti e i liquidi che entrano nel nostro organismo vengono elaborati, per poi espellere il superfluo.

    Questa semplice legge naturale, per alcune persone equivale a una perdita. I bambini piccoli, specie con carenze di affetto, estendono alla pipì e alla cacca una specie di possesso di qualcosa di valore, accentuata dall’interesse di mamma e papà.

    Del resto, i medici suggeriscono di controllare le feci del neonato per capire se sia in salute. Il bimbo può usare la defecazione come oggetto di scambio: fai la cacca e ti compro il gelato/ il giochino.

    Un tempo, si risolveva il capriccio con due sculacciate, ora invece si è scoperto che il trattenere la popò significa anche trattenere le emozioni più intime, non cedere alla pressione e illudersi di essere autosufficiente senza il supporto del mondo esterno e che il bambino ha già dall’infanzia una scarsa autostima, per questo manifesta conflitto, incomprensioni e risentimento verso i familiari o un adulto in particolare in questo modo. Anche se significa farsi i bisogni addosso.

    Conseguenze del non defecare

    Si stima che molti infanti abusati psicologicamente e/o fisicamente abbiano questo problema sia per il dolore proveniente dalle ferite degli sfinteri, sia perché prova vergogna e disagio.

    Lo stesso risultato si ottiene se insegnanti, genitori o adulti che hanno un certo peso nell’educazione del bambino lo rimproverano quando se la fa addosso. Per paura, la prima reazione è quella di trattenere le feci anche per giorni interi, con conseguenze molto pericolose.

    La prima è senza dubbio la stitichezza, poi subentrano infezioni date da batteri e virus che proliferano nell’intestino.

    In età adulta si può estendere a disordini alimentari come bulimia e anoressia, oltre che avere delle conseguenze molto pesanti oltre a dolore e gonfiore addominale e sensazione di intestino pieno.

    Ad esempio, si può essere soggetti a un intestino facilmente irritabile, a emorroidi, a sanguinamento rettale, fistole anali, a patologie a determinati organi interni e soprattutto stipsi cronica, casi di polipi al colon e al retto che si possono tramutare in cancro vero e proprio.

    Il trattenere le feci è più facile che non l’urina, ma questa pratica fa sì che i ristagni di esse nell’intestino e nel retto formino una massa talmente dura che la normale azione del colon non è sufficiente per espellerla. Questo disturbo si chiama fecaloma ed è frequente nei bambini e negli anziani.

    In casi gravissimi, si ricorre a un intervento ospedaliero d’urgenza, ma prima si tenta di ammorbidire la massa facendo assumere al paziente dell’olio minerale per via orale o rettale, con un clistere di pulizia, a patto che si sconfigga la paura.

    Una volta ammorbidito le scorie, si procede alla rottura e alla rimozione di buona parte della cacca indurita inserendo una o due dita nell’ano, o con una peretta apposita, meno invasiva e traumatica (specie per i bambini molto piccoli).

    Come togliere il pannolino al bambino con serenità

    Come già detto, è fondamentale che il passaggio tra pannolino usa e getta e vasino/wc sia più sereno possibile e senza traumi.

    Prima di tutto, bisogna capire se il bimbo sia pronto per questa fase, quindi si consiglia di alternare i due strumenti, magari nelle uscite fargli tenere il pannolino, mentre a casa si può procedere prima con i pannolini mutandina e poi solo con le mutandine, ma se si vede che il pannolino rimane asciutto, è meglio eliminarlo anche per le uscite.

    Il bambino si dimostra pronto quando si nota che segue i genitori o gli adulti quando vanno in bagno e dimostra particolare curiosità riguardo al water. Se non si vuole prendere il vasino, esistono anche dei riduttori per wc, così da facilitare il passaggio successivo.

    SI può far trovare al bambino dei libri illustrati o dei giochi in bagno, in modo che sia invogliato ad andare per giocare. Il genitore o chi per lui, ogni ora, dovrà proporre con tono entusiasta di andare a fare la pipì o la popò a cadenza regolare e non domandargli mai se gli scappa, altrimenti riceverà un secco no come risposta.

    Inutile far sparire il pannolino da un giorno all’altro, specie in concomitanza con il primo giorno di scuola o la nascita del fratellino accampando la scusa che ormai è grande. Sarebbe controproducente e indurrebbe ad alimentare le sue insicurezze e la paura di fare la cacca nel vuoto.

    Incidenti di percorso capitano anche agli adulti, quindi vietato umiliare il bambino per qualche goccia di pipì o per la popò fatta addosso, anzi. Bisogna incoraggiarlo e soprattutto gratificarlo qualora riesca a farla nel vasino o nel wc con parole e piccoli premi.

    Per stimolarlo ancora di più, si può leggere insieme a lui delle favole o dei libri per bambini che trattano dell’argomento, facendogli capire che senza la cacca, non ci sarebbe neanche vita, visto che è un ottimo concime.

    Cacca addosso, i rimedi

    I bambini possono farsela addosso, ma anche gli anziani possono provare questo timore e sentire disagio.

    L’anzianità porta delle conseguenze, come indebolimento della prostata e dei muscoli pelvici e anali, quindi la minzione e la defecazione può risultare incontrollabile dal soggetto, il quale può sviluppare un meccanismo di difesa e non fare la popò per giorni. Sia per i bambini che tendono a soffrire di encopresi, sia per gli adulti, il sentirsi in colpa per l’insudiciamento della biancheria comporta una forte riduzione dell’autostima con conseguente isolamento e depressione, oppure una eccessiva dipendenza dagli altri, uno scarso controllo dell’aggressività ed episodi di ansia e frustrazione per il cattivo odore e per l’impossibilità di socializzare per paura di essere denigrati e giudicati.

    Ovviamente, solo un terapista qualificato può guidare il paziente verso la risoluzione di questo problema, ma in genere, in assenza di impedimenti fisici, la terapia si basa su quattro linee base.

    La prima è scegliere una dieta adeguata per impedire di fare troppo la cacca e superare l’ossessione della stitichezza e gli episodi di cacca addosso.

    Si accompagna a un trattamento farmacologico basato sull’usare clisteri, supposte o lassativi specifici, o rimedi naturali come somministrare sciroppo di lattulosio, prugne o crusca nel latte, qualora cii si trova a che fare con bambini molto piccoli o anziani debilitati.

    Inoltre, si aiuta il paziente ad acquisire una regolarità nella sua vita quotidiana, come dei ritmi alimentari regolari, sonno e una buona igiene personale, nonché si introduce anche l’attività fisica. Infine, la fase di addestramento, ovvero l’apprendere dei metodi di comportamento per riconoscere lo stimolo defecatorio e correre a farla nel vasino o nel gabinetto.

    Tutto questo affiancato a un intervento cognitivo per controllare i problemi emotivi e modificare gli atteggiamenti distruttivi, come trattenere le feci da parte del soggetto, o atteggiamenti denigratori di familiari e conoscenti.

    In questo caso la collaborazione è fondamentale per riacquisire l’autostima perduta, per gestire le proprie emozioni e socializzare senza paura.

    Diventa frustrante non andare a cena fuori o in campeggio, o semplicemente a fare una passeggiata per paura di emanare cattivo odore e di sentirsi bagnati e con una chiazza marrone sul sedere.

    Del resto, personalità di spicco come Paula Radcliffe, maratoneta, ha battuto ogni record alla maratona del 2005 a Londra, ma tutto il mondo l’ha vista mentre la faceva in mondovisione, poi, come se nulla fosse, ha continuato a correre.

    Lei è stata colpita dalla diarrea del corridore, un disturbo causato dalla troppa adrenalina o qualcosa che si è mangiato stimola il bisogno. Lei era in vantaggio ed è riuscita perlomeno a raggiungere il bordo strada e farla.

    E, per quanto riguarda gli italiani, anche se non sono atleti, AstroSamantha e Nicola Parmitano sono diventati famosi per aver partecipato alle missioni spaziali, ma anche perché l’hanno fatta nelle loro tute, altrimenti in assenza di gravità, gli escrementi sarebbero in orbita e in bella mostra per tutta la durata della missione spaziale.

    Источник: https://www.heliantus.it/paura-di-fare-la-cacca/

Gravidanza
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