Perchè il bambino piange?

Il pianto del neonato ha sempre un perché

Perchè il bambino piange?

Eh sì, tutti ma proprio tutti i bebè piangono per una ragione, o perché si sentono soli, o perché sono stanchi. Piangono se non sopportano il caldo o il freddo. Se sono ammalati o se vogliono il ciuccio. Piangono quando hanno fame e sete. E a volte piangono perché semplicemente vogliono le coccole.

Il pianto e le grida dei bambini, anche se in un primo momento sembrano tutti uguali, in realtà, osservando attentamente si noterà come il pianto della fame sia molto diverso da quello della stanchezza.

L’intonazione e l’intensità del pianto cambiano, così come il linguaggio del corpo e le espressioni facciali. Una schiena arcuata, gli occhi e i pugni ben chiusi e i movimenti frenetici del corpicino comunicano qualcosa di specifico sullo stato emotivo e fisico del bebè.

Col tempo la mamma impara a decifrare questi segnali per rispondere ai suoi bisogni.

In situazioni di stress, quando il vostro bambino non smette di piangere e quando si sente frustrato, stanco e arrabbiato, è necessario che le mamme sviluppino alcune strategie per rilassarsi e calmarsi ed essere in grado di capire cosa stia cercando di comunicare il bimbo per poterlo soddisfare. Potreste avere bisogno di supporto. Se è possibile, dite di sì quando qualcuno si offre di darvi una mano con i lavori domestici, o con la spesa o per fare baby-sitting. Non fate complimenti, insomma, accettate tutto l’aiuto che arriva perché con un neonato non è mai troppo! Trovare un gruppo di mamme per parlare e uscire di casa quando è possibile, è un ottimo modo di confrontarsi e affrontare le varie fasi della maternità con la consapevolezza di non essere sole. Gli incontri e le frequentazioni al di fuori delle pareti domestiche possono fare una grande differenza. E poi ricordate che all’orizzonte c’è la fine del pianto e le cose andranno meglio.
Non bisogna essere perfette, non solo perché la perfezione non è di questo mondo ma anche perché sarebbe impossibile essere sempre presenti ed attente 24 ore al giorno soprattutto se il vostro piccolo è un gran frignone.

Una sindrome pericolosa

C’è un però una cosa che al giorno d’oggi non dobbiamo dimenticare. Costantino Panza, pediatra e neonatologo, ci mette in allerta su una sindrome correlata al pianto, la sindrome da scuotimento. Il dott. Panza la riassume con il seguente schema:

“Il mio bimbo piange a lungo, io perdo la pazienza, lo prendo con forza tra le mani ed inizio a scuoterlo avanti ed indietro. Questi bruschi movimenti del capo causano delle microemorragie nel cervello o negli occhi.

Gli esiti di questa sindrome sono gravissimi, danni cerebrali irreparabili, riduzione delle capacità visive o, addirittura, la morte.

Quindi, attenzione! Se il bimbo piange ed io perdo la pazienza o non ce la faccio più, è meglio che mi allontani dal bambino e chieda aiuto”.

Le parole del pediatra devono solo esserci di monito per renderci conto che le mamme non sono wonder woman e che a volte è meglio riconoscere i propri limiti e prendere una pausa.

 

I bambini hanno sempre le loro buone ragioni per piangere che non sempre i genitori conoscono. Tuttavia, può essere difficile interpretare il pianto di chi non può parlare, soprattutto all’inizio.

Purtroppo non avendo le parole per dirci che cosa non va, e non potendo leggere nella mente del bebè, è difficile interpretare il messaggio che ci lanciano.
Imparare quello che serve per lenire e consolare il pianto di un bambino può richiedere molto impegno e consapevolezza.

Cercare di capire le possibile cause che fanno scatenare il pianto del vostro bambino è un ottimo inizio:

  1. Fame. Questa è probabilmente la prima cosa che si pensa quando il bambino piange. Imparare a riconoscere i segni della fame vi aiuterà a iniziare l’allattamento prima della fase di pianto.
  2. Problemi di stomaco, associati con gas o coliche. Quando il bebè ha le coliche di solito piange inconsolabile per almeno tre ore al giorno, almeno tre giorni alla settimana, per almeno tre settimane di fila.
  3. Digestione. Il ruttino non è obbligatorio ma se piange dopo aver mangiato, farglielo fare potrebbe essere una buona soluzione per aiutarlo a digerire. I bimbi piccoli ingeriscono aria mentre mangiano e questo può causare disagio se l’aria non viene espulsa.
  4. Pannolino sporco. Alcuni bebè possono tollerare il pannolino sporco per un po’, altri invece non lo sopportano e vanno cambiati immediatamente. In entrambi i casi, è facile controllare quando bisogna effettuare il cambio.
  5. Ha bisogno di dormire. Dovrebbe essere normale che se un bimbo è stanco si addormenti facilmente, invece non funziona quasi mai così, purtroppo. Quando sono stanchi, è più difficile farli addormentare
  6. Bisogno di contatto fisico. Ai bambini piacciono un sacco le coccole e vedere le facce dei genitori, sentire il loro odore e ascoltare le loro voci e i loro battiti cardiaci. Piangere può essere il loro modo di chiedere di essere tenuto in braccio.
  7. Troppo freddo o troppo caldo. Se il piccolo sente freddo, può protestare con il pianto. Ai neonati piace essere impacchettati e tenuti al caldo ma non troppo. Come regola generale, vestitelo con uno strato in più rispetto al vostro.
  8. Qualcosa di doloroso e difficile da individuare. I neonati possono essere turbati da qualcosa difficile da notare come le etichette graffianti degli indumenti o un capello avvolto intorno a un ditino del piede.
  9. La crescita dei dentini. La dentizione può essere dolorosa. Alcuni bambini soffrono più di altri, ma tutti ad un certo punto provano una sensazione di dolore alle gengive.
  10. Vogliono meno stimolazioni. I bambini a volte fanno fatica ad elaborare tutti gli input esterni del mondo circostante, le luci, il rumore, gli odori. Piangere può essere il suo modo di dire: “ne ho avuto abbastanza”.
  11. Vogliono più stimolazioni. A volte, al contrario, desiderano uscire e vedere il mondo. E spesso l’unico modo per interrompere il pianto è di accontentarli, pianificando delle attività. Potete incontrarvi fuori con altri genitori e bambini, andare in gita in posti con tanto verde, a un museo per i bambini o allo zoo.
  12. Non si sentono bene. Se il bebè sta ancora piangendo, nonostante tutte le precauzioni e i tentativi di consolarlo, potrebbe avere qualcosa. E’ consigliabile controllare la temperatura per escludere la febbre. Il pianto di un bambino malato tende ad essere diverso da quello causato da fame o frustrazione. Fidatevi del vostro istinto e consultate il pediatra se il suo modo di piangere è diverso dal solito.

Источник: https://www.philips.it/c-e/mo/a-forma-di-mamma/blog/crescita-e-salute/2017-01-il-pianto-del-neonato-ha-sempre-un-perche.html

Perché il pianto dei neonati è così importante?

Perchè il bambino piange?

Lo sapevate che, già alla nascita, quando piange il neonato imita il linguaggio materno? Un gruppo di ricercatori ha studiato con particolari programmi computerizzati il pianto di neonati tedeschi e francesi.

Il pianto dei neonati francesi presentava una curva in crescendo di ampiezza e frequenza, due qualità specifiche del suono della lingua madre, mentre nei neonati tedeschi la curva era in decrescendo, imitando in questo modo le caratteristiche melodiche della lingua di appartenenza. In altre parole, il nostro bimbo ci ascolta molto bene già in utero e cerca di imitare il linguaggio della mamma appena nato con lo strumento vocale che possiede in quel momento, appunto, il pianto.

Che cos’è il pianto?

Sembra una domanda apparentemente inutile. Tutti ne abbiamo fatto esperienza e continueremo a farne. «Quando si nasce si piange perché ci si ritrova in questo palcoscenico di matti» scriveva Shakespeare e non è difficile credergli.

Ma un neonato sarebbe d’accordo con questa affermazione? Il pianto ci accompagna già alla nascita, per pudore lo chiamiamo vagito. Ma il nostro bimbo piange per i nostri stessi motivi? Piange per gioia, per tristezza, per la commozione di un ricordo? Perché piange un neonato? Non potrebbe nascere con un bel sorriso? Saremmo più ben disposti verso di lui, oppure no?

La storia evolutiva del pianto

Per cercare di fare un po’ di ordine in tutta questa confusione dobbiamo partire dall’inizio, ossia da qualche milione di anni fa. I nostri cuccioli nascono molto immaturi rispetto ai cuccioli delle altre specie di mammiferi. Questo perché la nostra specie paga il prezzo di avere un cervello molto grande rispetto al corpo.

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Il pianto del neonato

Il pianto è la prima forma di linguaggio: vediamo quali sono le sue cause e come interpretarlo

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Il cervello è un organo che non possiamo far crescere dentro il grembo materno fino a una maturazione paragonabile a quella di ogni altro cucciolo di mammifero, non riuscirebbe a passare attraverso le ossa della pelvi, che formano un canale molto stretto, il cosiddetto canale del parto. Con l’evoluzione della specie, più o meno da quando abbiamo iniziato a camminare eretti, abbiamo avuto la necessità di rimodellare la nostra pelvi, restringendola, mentre tutti i mammiferi quadrupedi avevano, e hanno tuttora, un bacino con un’apertura molto più ampia.

Nel corso di milioni di anni, siamo arrivati a un compromesso: riuscire a partorire un neonato con la testa più grande possibile, compatibilmente con le ossa del bacino della mamma.

Ecco perché il cucciolo d’uomo nasce con una immaturità più spiccata rispetto a tutti gli altri mammiferi.

Se dovessimo partorire un bambino con una maturazione paragonabile alle specie animali a noi più vicine, lo scimpanzé ad esempio, la nostra gravidanza dovrebbe durare oltre venti mesi. Impossibile! Quale bambino riuscirebbe a uscire dalla pancia della mamma, non vi pare?

Il neonato e gli altri cuccioli di mammifero

Mentre i cuccioli di mammiferi appena nati hanno già molte competenze, il nostro bebè è molto immaturo e ha un assoluto bisogno di essere accudito, in tutto. La sua immaturità non gli permette nemmeno di comunicare con un linguaggio comprensibile, dobbiamo aspettare almeno un anno perché riesca a dire qualche parola.

Se invece di piangere per ogni sua richiesta si mettesse a sorridere, noi risponderemmo prontamente? Giorno e notte? Certamente no. Io penso che continueremmo a dormire oppure a sbrigare le nostre faccende “tanto il bimbo è tranquillo”.

Il nostro neonato, infatti, ha imparato che il miglior modo di comunicare è urlare, o piangere. Scegliete voi la parola più adatta. In questo modo, noi genitori scattiamo sull’attenti e ci poniamo prontamente al suo servizio.

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Allattamento, coliche, pianto, igiene e accudimento: la guida per iniziare con il piede giusto

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Se non vi bastasse questa motivazione, eccone un’altra: la Tupaia belangeri, un lemure asiatico, allatta ogni 48 ore e se lo può permettere perché il suo latte ha una composizione molto ricca in calorie.

Il cucciolo non richiama l’attenzione del genitore perché quest’ultimo è lontano a procacciare il cibo.

In questo caso, lo stimolo ad allattare il piccolo lemure arriva dal genitore stesso che avverte da solo, in modo istintuale, la necessità di tornare alla tana.

All’opposto, ci sono mammiferi che allattano frequentemente, come la nostra specie. Il latte della mamma ha una composizione ideale per fare continuamente dei deliziosi spuntini. Qui, lo stimolo per allattare viene dato dal lattante, ogni volta che sente fame. Con il pianto, per esempio.

Cosa succede nel mondo

C’è un altro motivo che rende il pianto del lattante uno stimolo molto efficace. Durante il lungo periodo in cui si è sviluppata la nostra specie, abbiamo sempre abitato all’aperto, nelle savane e nelle foreste.

In questo ambiente un lattante che piangesse a lungo poteva attirare animali predatori, un rischio da scongiurare prontamente.

Così, i genitori intervenivano subito a consolare e a coccolare il proprio cucciolo.

Tutto questo succede ancora oggi tra le poche popolazioni di cacciatori-raccoglitori rimaste in angoli sperduti dell’Africa o del Sudamerica. Tra i Kung San, anche detti boscimani, i bambini che hanno le coliche sono molto pochi e le crisi di pianto sono brevi.

Questo succede perché la mamma si comporta molto premurosamente con il proprio bambino. Lo tiene spesso in braccio o legato a sé con una fascia o una rete anche se il bambino non piange (si veda, a tal proposito, il nostro articolo sul Babywearing). Inoltre è sempre all’aperto, a camminare.

Il bambino viene allattato frequentemente, anche ogni quarto d’ora, senza che accusi disturbi digestivi.

In un’altra popolazione, questa volta di allevatori, i Masai, sono stati osservati lattanti con le coliche e i bambini piangono molto.

Ma più piangono e più le loro mamme li accudiscono, offrono loro il seno di frequente e sembra che tutte queste cure materne riducano il rischio di malattie e disidratazione, disturbi che in quelle difficili situazioni ambientali risultano essere un grande pericolo per la vita.

In altre parole i bambini che piangono tanto, quelli con il carattere più difficile, irritabile, sono quelli che hanno le migliori probabilità di sopravvivenza, perché più accuditi.

Mentre i bambini che piangono di meno, che hanno meno coliche, sono quelli a rischio di non farcela perché sono allattati di meno dalle loro madri. Pensate a come è formidabile l’efficacia del pianto nel costruire una relazione di attaccamento.

E noi Europei?

Anche noi europei siamo stati cacciatori-raccoglitori per centinaia di migliaia di anni.

Ed è proprio in questo lungo tempo in cui si è creata la nostra specie – si parla di almeno tre milioni di anni – che noi abbiamo costruito il nostro corpo, la nostra mente e la nostra genetica, adattandoci a un ambiente dove non c’erano orari di lavoro da rispettare, permessi di gravidanza (o allattamento) da discutere con l’ufficio del personale.

Immaginiamo di mettere tutto questo lunghissimo tempo abitato dai nostri progenitori in un anno, tre milioni di anni in 365 giorni.

Per 363 giorni abbiamo abitato le savane e le foreste in gruppi di cinquanta persone che si aiutavano l’un l’altro e che abitavano sempre all’aperto, con i bambini piccoli sempre in spalla.

Il 29 dicembre è comparsa l’agricoltura, i primi villaggi e la famiglia si costituiva come oggi tradizionalmente la conosciamo. E solo per l’ultima mezz’ora dell’ultimo giorno dell’anno, è arrivata la civiltà industriale con le sue regole ferree!

La nostra specie è vissuta praticamente sempre in condizioni radicalmente differenti da quelle a cui oggi così bruscamente cerchiamo di adattarci.

Il bambino, per centinaia di migliaia di anni, ha avuto tutto il tempo per selezionare il miglior modo di sopravvivenza in un mondo naturale dove le cure prossimali (accudire il proprio bimbo tenendolo sempre vicino a sé) e la vita all’aria aperta erano la regola.

Il pianto è stato lo strumento di comunicazione che il bambino ha selezionato per la sua sopravvivenza. Se rimaniamo nella metafora, tutto questo è andato bene per tutto l’anno, o quasi. Solo nell’ultima mezz’ora l’ambiente di vita è cambiato improvvisamente e radicalmente.

Così il pianto, in questo nuovo ambiente, è diventato un problema, una malattia da curare e non più accettato, come una volta, come un’importante e privilegiata forma di comunicazione del nostro bebè.

La sindrome da scuotimento

C’è un però che al giorno d’oggi non dobbiamo dimenticare. Si tratta di una sindrome molto grave correlata al pianto, la sindrome da scuotimento (in inglese, shaken baby syndrome). Il mio bimbo piange a lungo, io perdo la pazienza, lo prendo con forza tra le mani e inizio a scuoterlo avanti e indietro.

Questi bruschi movimenti del capo causano delle microemorragie nel cervello o negli occhi. Gli esiti di questa sindrome sono gravissimi, danni cerebrali irreparabili, riduzione delle capacità visive o, addirittura, la morte.

Quindi, attenzione! Se il bimbo piange e io perdo la pazienza o non ce la faccio più, è meglio che mi allontani dal bambino e chieda aiuto.

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Bibliografia:

Источник: https://www.uppa.it/nascere/neonato/perche-gli-umani-piangono/

Pianto del neonato: 7 motivi per cui il tuo bimbo piange

Perchè il bambino piange?

Hai un neonato? Ti sarai accorta che dipende in tutto e per tutto da te, sei il suo punto di riferimento. E anche la tua vita ruota intorno ai suoi bisogni e necessità: difatti, quando piange – e a volte lo fa anche per molte ore senza sosta – ti preoccupi e spaventi.

Ma tranquilla, non precipitare subito le cose: il pianto nei primi mesi di vita è il suo unico modo per richiedere attenzioni, per comunicare con te.

Nei mesi successivi ti renderai conto che molte cose cambieranno: comincerà a sfruttare il contatto visivo, a emettere gridolini e rumori, a cercarvi con le manine. Ma fino ad allora piangerà per esprimersi.

Ecco allora quali possono essere alcuni motivi per cui il tuo bambino potrebbe piangere e che cosa puoi fare per tranquillizzarlo.

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Perché un neonato piange? Ecco i 7 motivi più frequenti #Libenar

#1 Mamma, sto piangendo perché ho fame

Piange perché ha fame. Questa è la prima cosa a cui pensa una mamma, spesso indovinando.

Infatti, lo stomaco di un neonato è molto piccolo, quindi non trascorrerà molto tempo prima che abbia di nuovo fame. Si chiama alimentazione reattiva.

Se stai allattando al seno, attaccalo alla mammella; si staccherà da solo quando sarà sazio. Se invece, stai usando il latte artificiale, calcola circa 2 ore tra un biberon e l’altro.

E fai attenzione a questo: se non finisce mai i suoi pasti, potrebbe preferire bere poco e più spesso. In questo caso, prova a ravvicinare i momenti biberon e a farli durare di meno.

#2 Mamma, sto piangendo perché ho una colica

Piange molto, diventa rosso in faccia e insofferente a qualunque tuo tentativo di calmarlo? Potrebbe avere una colica.

Di solito, lo capisci perché comincia a serrare i pugni, a inarcare la schiena e a piegare le gambe. Non spaventarti: per molti esperti le coliche sono una normale fase di sviluppo.

Per altri, invece, sono legate a problemi di pancia a causa di un’allergia o a un’intolleranza a qualcosa nel latte materno, o a un tipo di latte artificiale, oppure ad aerofagia, stitichezza o reflusso.

Se noti che il pianto è nervoso e dopo molte ore non accenna a placarsi, contatta il Pediatra.

Ricorda che questa fase passerà: le coliche tendono ad avere il picco a 2 mesi, e di solito passano intorno al quarto mese di vita.

#3 Mamma, sto piangendo perché voglio essere preso in braccio

E se avesse solo bisogno del contatto fisico con te? Ricorda che è stato nel pancione per ben 9 mesi, conosce (e ama) il battito del tuo cuore, il tuo calore, il tuo odore.

Quando piange, prendilo in braccio, fagli sentire che ci sei, rassicuralo con la tua presenza fisica. Cullalo, cantagli qualche ninnananna. E se non puoi distrarti da ciò che stai facendo, indossa il marsupio o la fascia, per tenerlo vicino a te per periodi prolungati.

#4 Mamma, sto piangendo perché sono stanco e ho bisogno di riposare

Per paradosso, quando il piccino è troppo stanco, potrebbe faticare a prendere sonno, quindi innervosirsi e cominciare a piangere.

Agitarsi alla minima sollecitazione, fissare lo sguardo nello spazio, o essere silenzioso e immobile sono solo alcuni dei modi in cui ti sta comunicando che ha bisogno di dormire.

Per esempio, per tutta la giornata hai avuto in visita nonni e zii che l’hanno preso in braccio a turno, stancandolo? Oppure in casa al momento c’è troppo rumore?

Dopo la poppata, prova a portarlo in una stanza più tranquilla e vedi se con più silenzio si calma.

#5 Mamma, sto piangendo perché sono troppo freddo o troppo caldo

Gli sbalzi di temperatura potrebbero infastidirlo. Come a noi adulti, non aggrada il troppo freddo o troppo caldo, così anche al tuo bambino.

Puoi controllare la sua temperatura, mettendo una mano sulla pancia o dietro la nuca. Non farti ingannare dalla temperatura delle mani o dei piedi: è normale che siano più freddi rispetto al resto del corpo.

Mantieni la temperatura della stanza del bambino tra i 16 e i 20 °C e fai attenzione a non coprire eccessivamente il bambino, altrimenti potrebbe surriscaldarsi.

Come regola generale, ha bisogno di indossare uno strato di vestiti in più rispetto agli adulti per sentirsi a proprio agio.

Usa lenzuola di cotone: se il pancino è troppo caldo, togli la copertina; al contrario, aggiungine una. Se stai usando un sacco a pelo, assicurati che sia giusto per la stagione e della taglia corretta.

#6 Mamma, sto piangendo perché ho bisogno che mi cambi il pannolino

Il tuo bambino potrebbe protestare se ha il pannolino bagnato o sporco. Alcuni bambini non sembrano esserne infastiditi, a meno che la loro pelle non si irriti.

Se a tuo figlio non piace il momento del cambio del pannolino, potrebbe essere a causa della strana sensazione di aria fredda sulla sua pelle. In questo caso, distrai il tuo bambino con una canzone o un giocattolo.

#7 Mamma, sto piangendo perché non mi sento bene

Se il tuo bambino non sta bene, probabilmente piangerà con un tono diverso da quello a cui sei abituata. Potrebbe essere più debole o, al contrario, più acuto.

Se di solito piange molto, ma è diventato stranamente silenzioso, questo potrebbe essere un altro segnale che non sta bene. Per esempio, potrebbe avere difficoltà nel respirare o il nasino è un po’ ostruito.

Puoi risolvere, facendo dei pratici lavaggi nasali, utilizzando principalmente una soluzione salina. In commercio le trovi in bottiglia, in comodi flaconcini monodose o in spray con nebulizzatore.

La dentizione è un’altra causa: i bambini sono spesso irritabili e irrequieti nella settimana prima che spunti un nuovo dentino.

Nessuno conosce il tuo bambino come te. Se senti che qualcosa non quadra, fidati del tuo istinto e chiama il Pediatra, soprattutto se il bambino piange costantemente e ha la febbre a 38 °C o superiore (se ha meno di 3 mesi) o 39 °C o superiore (se ha dai 3 mesi ai 6 mesi), vomita o ha episodi di diarrea o stitichezza.

I rimedi per lenire il pianto del bambino

Man mano che conosci la personalità di tuo figlio, imparerai quali tecniche funzionano meglio per calmarlo. Se una coccola o una poppata non risolvono il problema, questi suggerimenti possono aiutarti.

• Calma il pianto di tuo figlio con un suono costante

Può essere il battito del tuo cuore, a lui così familiare, ma anche il rumore dell’aspirapolvere, della lavatrice o del phon.

Altrimenti, scarica un’applicazione sul tuo telefono o acquista un giocattolo che riproduce una gamma di suoni, dalle onde dell’oceano alle gocce di pioggia.

• Oscilla e ondeggia

La maggior parte dei bambini ama essere delicatamente cullata. Prova con l’ausilio di una sedia a dondolo o ondeggiando, in piedi.

Con molti neonati, funziona il giro in macchina o la passeggiata nel passeggino.

• Massaggia il tuo bambino

Usando oli da massaggio inodori o creme appositamente formulate per i bambini, massaggia delicatamente la schiena o il pancino di tuo figlio in senso orario.

Questo può aiutare la digestione, e il tuo tocco aiuterà a lenire il fastidio.

Se piange durante il massaggio, ti sta dicendo che ne ha abbastanza, quindi fermati e concedigli un abbraccio.

• Prova una posizione diversa durante la poppata

Alcuni bambini piangono durante o dopo i pasti. Se stai allattando al seno, potresti scoprire che cambiare posizione lo aiuta a nutrirsi con calma, senza piangere o agitarsi.

Per esempio, se durante i pasti avverti frequenti episodi di aerofagia, significa che potrebbe preferire una posizione più eretta.

• Fagli un bagno caldo

Un bagno rilassante può aiutare il bambino a calmarsi. Controlla la temperatura dell’acqua: dovrebbe essere di circa 37 °C.

Se non hai un termometro, immergi il gomito in acqua. Non dovresti sentire né caldo né freddo.

Se continua a piangere, non è colpa tua

Il tuo bambino potrebbe piangere molto spesso nelle prime settimane di vita: il pianto tende a un picco a circa 2 mesi e di solito inizia a scemare dopo. Ma nel frattempo, è probabile che tu e il tuo partner vi sentiate stressati e infelici.

Cerca di ricordare che non sei la causa del suo pianto. A volte, accettare semplicemente di avere un bambino che piange molto può aiutare.

Se hai soddisfatto i bisogni immediati del bambino e provato tutto il possibile per calmarlo, è il momento di prendersi cura di te.

  • Metti il bambino nella culla e lascialo piangere per qualche minuto fuori dal tuo raggio d’ascolto. Fai respiri profondi e rilassati per un minuto.
  • Se hai provato di tutto, ma tuo figlio è ancora agitato, chiama un’amica o la nonna per il supporto. Concediti una pausa e lascia che qualcun altro si occupi del tuo bambino.
  • Trova un gruppo di supporto genitoriale. In questo modo puoi incontrare altri neogenitori nella stessa situazione e offrirvi una spalla a vicenda.
  • Parlane con il tuo Medico, prima che tutto diventi “troppo”. Non lasciare che le cose si accumulino, poiché potrebbe rendere le cose più difficili per te e il tuo bambino.

Ricorda: questo pianto è probabilmente solo una fase. È molto comune e passerà. Man mano che il tuo bambino cresce, imparerà nuovi modi di comunicare i suoi bisogni. E quando questo accadrà, le crisi di pianto finiranno presto.

Источник: https://www.libenar.it/pianto-neonato

Il pianto del neonato e il respiro dei bimbi di MM

Perchè il bambino piange?

Il pianto del neonato appena venuto al mondo è quello che tutti ci aspettiamo. Per tutto il tempo che i bimbi sono stati in pancia, hanno sentito la voce della mamma e tutte le altre voci intorno. Ma al momento della nascita, siamo noi a poter sentire per la prima volta la loro voce, con una emozione unica e indimenticabile.

Il pianto del neonato al momento della nascita, ci deve essere?

Dopo nove mesi di gestazione e le fatiche del parto non vediamo l’ora di vedere finalmente la/il propria/o bambina/o, di poterla/o toccare, accarezzare e soprattutto di sentire per la prima volta la sua voce.

Da sempre siamo abituati a pensare che il primo vagito dei bimbi, la loro prima emissione vocale, debba essere un pianto.

Piangere al momento della nascita è considerato infatti un evento normale, quello che deve accadere, quello che ci si aspetta avvenga, quasi come se fosse il loro annuncio ‘Eccomi sono arrivata/o’.
Ma è davvero necessario che lo faccia?

La respirazione del neonato prima e dopo la nascita

Nella pancia della mamma, il feto fa già dei movimenti che simulano la respirazione. Sollevano e abbassano il torace, proprio come se stessero respirando.

Ovviamente, dal momento che sono immersi nel liquido amniotico, non respirano ossigeno. Questi ‘Movimenti Respiratori Fetali’ (M.R.F.

) costituiscono comunque già una sorta di allenamentoal respiro per la vita fuori dall’utero.

Durante i nove mesi, gli alveoli polmonari sono chiusi (collabiti) per impedire che neanche una piccola goccia di liquido amniotico possa entrare al loro interno.

Una volta avvenuto il parto però, è strettamente necessario che i bambini facciano il loro primo respiro per dilatare gli alveoli e permettere all’ossigeno di entrare nei polmoni e di aprire tutti gli alveoli.

 Ed è proprio in questo momento che ci aspettiamo che il neonato svolga questa operazione emettendo il suo primo pianto. Ma  è proprio vero che deve accadere così?

Il pianto alla nascita indica davvero che il bimbo sta bene?
Ancora oggi la maggior parte dei neonati piange al momento della nascita.

Come riporta una ricerca, da secoli questo primo pianto è sempre stato considerato un evento importante, perché ci hanno sempre detto che indica che il bimbo sta bene e che è ‘pieno di vita’. 
Anzi..

in passato, se per caso il pianto di un neonato era anormale o debole, creava subito ansia al personale medico, alla mamma e alla famiglia. Quindi era pratica frequente mettere il bimbo a testa in giù e sculacciarlo fino al pianto.

Si pensava infatti che l’urlo dovuto alla sberla avrebbe consentito una dilatazione più rapida degli alveoli e un respiro migliore. In tempi più recenti si è passati dallo sculacciamento ad uno strofinamento vigoroso della schiena, sempre per far scatenare il pianto.

Non solo: dal punto di vista medico, il pianto vigoroso rientra ancora oggi nelle valutazioni e nel punteggio dell’indice Apgar.
Quindi ancora oggi il pianto vigoroso rientra nei parametri numerici che indicano la condizione di salute dei bimbi alla nascita.

In generale i bimbi piangono se hanno dei problemi da segnalare, sia appena nati che in seguito.

Piangono per esempio se hanno fame o sete, se hanno dolori al pancino o ai denti, se hanno caldo o freddo, se non si sentono bene, se vogliono attirare l’attenzione per qualche motivo. E questo vale anche al momento della nascita.

Dal pianto al respiro: cosa dice la ricerca
In base agli studi scientifici, è stato visto che nascono tanti neonati perfettamente sani che non piangono.

Anzi  questa dovrebbe essere la normalità!
Infatti, come detto prima, i bimbi sono fisicamente pronti a compiere i movimenti respiratori, ad espandere gli alveoli e ad incamerare ossigeno. Il centro del respiro del S.N.C. è molto sensibile ad un fattore chiamato PaCO2 che alla nascita aumenta e induce un grande respiro per incamerare ossigeno.

Immaginate di essere voi al mare o in piscina, in apnea sott’acqua e vi rendete conto che vi manca l’ossigeno e dovete risalire. Quando siete in superficie per incamerare ossigeno non emettete un urlo, ma semplicemente fate un bel respiro! Proprio quello che succede ai neonati.

Inoltre, la natura non ha previsto di fare il parto in sala parto, dove il neonato può urlare quanto vuole senza problemi. La natura ha previsto il parto in natura, nei campi, nei prati, nei boschi e anche nella giungla.

E se nella giungla il neonato inizia ad urlare, è molto probabile che i predatori nei paraggi lo sentano, mettendo immediatamente in pericolo la sua vita e quella della sua mamma. Dunque la natura non può aver previsto che nascendo il cucciolo di uomo urli.

Infatti studi recenti hanno dimostrato che l’evento più importante dell’adattamento dei neonati alla vita extra-uterina è il RESPIRO. Quindi non preoccupatevi se il vostro bambino appena nato non piange.

E’ sinonimo di serenità e rilassamento. Significa che lui sta bene. Significa anche che il parto è stato fatto al meglio e che durante il parto è andato tutto per il meglio.

I bimbi nati con Mamme in Movimento, non piangono alla nascita e stanno tutti benissimo. Il corso preparto MM imposta il parto in modo tecnico, seguendo i principi naturali della biomeccanica del parto stesso.

Gli esercizi dei corsi, la lezione master sulla spinta e la lezione master sulle posizioni del parto da fare insieme al partner, consentono di preparasi al meglio per fare un parto nel migliore dei modi.

Come dimostrano tutti i risultati riportati sul mio sito scientifico Taddei Smart Birth.

I bimbi che nascono con questi parti fanno subito un bel respiro, non urlano, hanno un indice Apgar altissimo, sono sereni e spesso sorridenti.

Con tutta tranquillità aprono gli occhi si guardano un po’ attorno e cominciano subito a conoscere questo nuovo mondo. E si godono le prime coccole abbandonati tra le braccia dei loro genitori.

Nelle due foto precedenti due bimbi nati con MM: Matteo, tranquillo e sereno appena nato ed Elena Sofia anche lei appena nata e subito sorridente!

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Matteo è nato con un ottimo parto in sole 3 ore di travaglio. Al momento della nascita ha fatto un bel respiro tra le braccia della sua mamma.

Appena vestito, si è goduto con tutta calma la sua prima giornata di vita, perso tra gli sguardi amorosi dei suoi genitori.

E di lì a poco, un bello sbadiglio lo ha aiutato a consolidare ulteriormente il buon funzionamento della sua respirazione.
Mentre tutt’intorno, gli altri neonati continuano a piangere.

Источник: https://www.mammeinmovimento.it/il-pianto-del-neonato-e-il-respiro-dei-bimbi-di-mm/

I neonati perché piangono? 8 cause comuni

Perchè il bambino piange?

Ci sono dei limiti alla comunicazione attraverso il pianto. Se sei incerto sulle esigenze del tuo neonato, queste sono 8 possibili cause di pianto.

I neonati perché piangono?

1. Coliche

Se ti ritrovi a domandarti “Perché il mio bimbo piange continuamente?”, una risposta tipica è la colica.

Questo disturbo porta a pianti prolungati che sembrano essere causati da dolori addominali ed è spesso la condizione di base quando il pianto del neonato è senza una causa ovvia.

La colica non è pericolosa e di solito migliora senza dover intervenire, ma dovresti portare il tuo bambino dal medico di famiglia per escludere qualsiasi altra causa di pianto persistente.

2. La fame

Il motivo più semplice per cui un neonato piange è per segnalare che ha fame. Questo tipo di pianto accadrà regolarmente durante il giorno (e la notte, ahimé) e un appetito regolare è un buon segno di salute.

Se il neonato sembra appoggiarsi al seno della mamma quando lo tiene in braccio o mostra una reazione positiva quando inizia a dargli da mangiare, questo è quasi sicuramente il motivo delle lacrime.

Se il tuo bambino piange durante l'allattamento o quando gli porgi il biberon, potrebbero esserci alcuni motivi: l’agitarsi all'inizio dell'allattamento al seno potrebbe essere la fame o l'impazienza per il latte.

Se invece il neonato piange subito dopo l'allattamento, potrebbe essere che ha bisogno di fare il ruttino o di essere trasferito sull'altro seno (o su un altro biberon!) per avere più latte.

3. Irritazione

Una causa comune di disagio nei neonati è l'irritazione della loro pelle sensibile. Le eruzioni cutanee sono comuni e sfortunatamente non esiste una cura immediata per questo tipo di fastidio. Puoi ridurlo usando una lozione delicata (specifica per neonati, olio o qualcosa prescritto dal medico) quando gli fai il bagno.

I tessuti graffianti potrebbero irritare la pelle delicata di un bambino e causare più fastidio. Con i fazzoletti delicati Tempo Pelli Sensibili puoi essere sicuro che il tuo bambino si senta a suo agio mentre lo pulisci o rimuovi l’eccesso di lozione.

4. Aria nello stomaco

I bambini inghiottono aria durante l'alimentazione, ma ciò accade anche quando piangono! I segnali di aria sono: l’arrestarsi bruscamente durante l'alimentazione, o se il bambino piange molto e si contorce quando viene posato nel lettino dopo una poppata. Per far fare il ruttino al tuo bambino, mettilo a sedere dopo una poppata o tienilo sopra la spalla, accarezzalo delicatamente e dagli piccoli colpetti sulla schiena.

5. Vuole affetto e attenzione

A volte il tuo bimbo vorrà solo essere tenuto in braccio! I neonati sono confortati dall'odore, dal calore e dal suono del corpo della madre. Quando il tuo bambino si sveglia piangendo, prova a cantare, ondeggiare o portarlo in giro nel marsupio.

6. Stanchezza

Le lacrime dei neonati indicano che potrebbero essere stanchi o sovrastimolati, perché i neonati piangono quando hanno sonno. Ti renderai subito conto se il tuo bambino non ha riposato di notte perché ne sentirai gli effetti in prima persona!

7. Troppo caldo o troppo freddo

Se nessuna delle precedenti sembra essere la causa, controlla se il tuo bambino è vestito adeguatamente per la temperatura. Se noti che la temperatura corporea del tuo bambino è insolitamente alta o bassa, consulta un medico.

8. Malattia

Presta attenzione al suono del pianto: il pianto legato alla malattia ha un tono diverso rispetto ad altri tipi di pianti. I bambini prendono molto spesso il raffreddore e questo non è nulla di cui preoccuparsi. Se noti che il pianto del tuo bambino sembra molto diverso, consulta immediatamente un medico.

Perché i bambini piangono nel sonno?

Ti interessa sapere perché i neonati piangono di notte piuttosto che di giorno? I bambini di solito si svegliano dal sonno e piangono per tutte le ragioni qui sopra elencate. Il neonato che piange di notte è perché ha bisogno di qualcosa: cibo, cambio del pannolino o anche solo di una coccola.

Se il tuo bambino piange senza svegliarsi, di solito non ti devi preoccupare così come faresti se fosse sveglio. Se il tuo neonato piange di notte o mentre si addormenta, probabilmente è perché sta passando dal sonno leggero al sonno profondo.

Per assicurarti che riposi adeguatamente, è meglio lasciarlo che si dia conforto da solo.

Источник: https://www.tempo-world.com/it/salute-e-rimedi/i-neonati-perche-piangono-8-cause-comuni/

Gravidanza
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