Perché i neonati tremano?

Le stranezze del sonno dei bambini: perché avvengono?

Perché i neonati tremano?

Durante il sonno i bambini possono assumere strani comportamenti, compiere movimenti involontari e manifestare forti emozioni.

Questi fenomeni andranno considerati disordini clinici nel caso in cui siano all’origine di traumi fisici, oppure se l’interruzione del sonno provoca effetti nocivi, sia sulla salute del bambino (problemi di irritabilità, di attenzione, di comportamento e di apprendimento) sia a livello psicosociale (genitori stanchi durante il giorno, tensioni e difficoltà nelle relazioni familiari).

In generale, si tratta di comportamenti fisiologici, benigni, più frequenti nei bambini che negli adulti, e che quasi sempre scompaiono da soli o si riducono di frequenza e intensità con lo sviluppo. Alcuni hanno una dimostrata base genetica, per cui è probabile che siano comparsi in altri membri della famiglia.

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La grande maggioranza dei bambini manifesta uno di questi disturbi in almeno un’occasione, in particolare tra i 2 e i 6 anni. Sarà opportuno parlarne col pediatra, o con un altro specialista, solo nei rari casi in cui siano particolarmente frequenti e creino problemi al bambino o alla famiglia.

Le parasonnie delle fasi non-REM

Le parasonnie sono comportamenti che si manifestano al momento del passaggio da uno stato di sonno a un altro, inclusi l’addormentamento e il risveglio. Quelle associate alle fasi di sonno più profondo, o non-REM (in cui sono assenti i rapid eye movements, REM), sono i terrori notturni, il sonnambulismo, il sonniloquio (parlare nel sonno) e i risvegli confusionali.

Si manifestano tipicamente nelle prime ore del sonno, quando prevalgono le fasi non-REM. Si tratta di fenomeni che possono spaventare i genitori, poiché il bambino sembra sveglio ma non riesce a entrare in relazione con l’adulto.

Conoscerne le caratteristiche aiuta da un lato ad affrontarli con serenità e dall’altro a distinguerli da fenomeni non fisiologici, ad esempio l’epilessia.

Quando un bambino è colpito da terrore notturno, di solito dopo una o due ore di sonno, si siede improvvisamente sul letto e, pur continuando a dormire, piange e urla, con espressione spaventata e talvolta con sudorazione o tremori.

L’episodio ha una durata molto variabile (fino a venti minuti), ma finirà prima se non viene interrotto e se si evita di interagire con il bambino, assicurandosi che non corra il rischio di farsi male. Una volta terminato l’episodio, il bambino ricomincerà a dormire tranquillamente.

I terrori notturni sono più frequenti nei maschi, possono avvenire fin dai 12 mesi, ma compaiono più spesso a partire dai 18.

Nel sonnambulismo il bambino scende dal letto e cammina a occhi aperti. In genere non appare spaventato, talvolta compie gesti strani (per esempio fa la pipì in una scarpa), e l’episodio può durare da uno a trenta minuti. Contrariamente a quanto si pensa, non è pericoloso prendere il piccolo per mano e riaccompagnarlo a letto, che si svegli o meno.

Ci sono bambini che parlano nel sonno, e in rari casi adottano una tonalità e un timbro diversi dal solito, il che può allarmare i familiari, ma non è un fenomeno di cui preoccuparsi.

I risvegli confusionali si possono verificare di notte o a causa di un risveglio forzato al mattino, oppure dopo un sonnellino.

Il bambino sembra svegliarsi ma si comporta in modo strano, può apparire disorientato, non responsivo, pronuncia frasi senza senso o parla lentamente e biascicando.

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In tutte queste situazioni il piccolo non è realmente sveglio, e quando si sveglierà sul serio (a fatica) non ricorderà l’episodio, così come al mattino. Se non è cosciente e si muove, è importante assicurarsi che non corra pericoli fisici.

Altre parasonnie

Ci sono poi le parasonnie delle fasi REM del sonno, che si verificano più spesso nella seconda parte della notte.

Le più frequenti sono gli incubi, sogni che spaventano il bambino e ne causano il risveglio improvviso.

In questo caso il piccolo è cosciente, cerca il conforto dei genitori per calmarsi e al mattino ricorderà l’episodio. Gli incubi compaiono intorno ai 2 anni, spesso tra i 24 e i 36 mesi.

Più rara, o meno riportata in età infantile, è la paralisi ricorrente nel sonno, che consiste nella percezione di essersi svegliati ma di non potersi muovere, e talvolta è accompagnata da allucinazioni, raccontate come parte di un sogno.

Esistono altre parasonnie che non hanno un chiaro collegamento con le fasi del sonno, come i gemiti, i lamenti e l’enuresi (fare la pipì a letto).

Se l’enuresi continua oltre i 6 anni, è opportuno parlarne con il pediatra, che potrà fare accertamenti e proporre eventuali trattamenti, sia comportamentali sia farmacologici.

Cosa favorisce le parasonnie?

Tutte le parasonnie si manifestano più frequentemente quando durante il giorno è avvenuto qualcosa che ha stressato il bambino, per esempio un cambio di routine, aver saltato il riposino, oppure forti stress emotivi (paure, tensioni…).

La frequenza di questi fenomeni aumenta quando si dorme poco o se si soffre di qualche disturbo del respiro nel sonno: tra i principali troviamo le apnee ostruttive, tipiche di bambini che hanno tonsille o adenoidi particolarmente grandi, una consistente deviazione del setto nasale o una lingua molto grossa (macroglossia), tutte condizioni che ostacolano il respiro durante la notte e che necessitano di una valutazione medica.

I movimenti del sonno

Con minor frequenza, durante il sonno i bambini possono compiere una serie di movimenti più o meno regolari. I più comuni sono:

  • Il cosiddetto mioclono benigno del sonno del neonato, caratterizzato da movimenti improvvisi di gruppi di muscoli (più spesso di braccia e gambe, ma anche di quelli mimici del volto), che cessano al risveglio. Scompare da solo entro i 6 mesi.
  • I movimenti ritmici del corpo o della testa (girare o battere), che cessano di solito entro i 5 anni (ma possono durare di più nei bambini con sviluppo più lento).
  • I movimenti periodici degli arti, che avvengono in certi momenti della notte, sono improvvisi, durano 4-5 secondi e si ripetono ogni 30-40 secondi. Interessano soprattutto le gambe e possono disturbare chi sta accanto al bambino. A volte sono causati da una carenza di ferro e scompaiono se viene curata. I bambini che anche durante il giorno hanno l’esigenza di muovere ripetutamente le gambe quando sono seduti o sdraiati soffrono della “sindrome delle gambe senza riposo”, che ha una base familiare.
  • Il bruxismo (digrignare i denti), un movimento ripetitivo della mandibola durante il sonno. A lungo andare può portare a una disfunzione dell’articolazione della mandibola. Se persiste dopo la comparsa dei denti definitivi è bene rivolgersi all’odontoiatra.

Bibliografia:

Источник: https://www.uppa.it/medicina/fisiologia/parasonnie-e-stranezze-del-sonno/

Sindrome di West

Perché i neonati tremano?

GeneralitàCos'è la sindrome di WestCauseSintomi e Complicanze DiagnosiTrattamentoPrognosi

Per sindrome di West s'intende una forma di epilessia infantile, che insorge tra il 4° e l'8° mese di vita scatenando spasmi muscolari diverse volte al giorno. Oltre che per questi particolari spasmi, la malattia si contraddistingue anche per alcuni deficit intellettivi e dello sviluppo, talvolta gravi e con serie ripercussioni future.

Figura: spasmi muscolari in un bambino con sindrome di West: braccia aperte, ginocchia sollevate e crisi di pianto. Dal sito: buzzle.com

All'origine della sindrome di West c'è quasi sempre un danno cerebrale, che può verificarsi quando il bambino è nella pancia della mamma o subito dopo la nascita.
Gli attacchi epilettici e l'anomala attività cerebrale, misurata tramite elettroencefalogramma, sono i segni su cui basarsi per la diagnosi.

La sindrome di West è una forma particolare di epilessia, tipica della primissima infanzia. Si manifesta con degli spasmi muscolari caratteristici, che compaiono generalmente tra il 4° e l'8° mese di vita.

Oltre alle caratteristiche degli spasmi (o attacchi epilettici) e all'età specifica d'insorgenza, la sindrome di West è contraddistinta anche da un'attività cerebrale anomala, chiamata ipsaritmia, e, talvolta, da deficit dell'apprendimento e dello sviluppo. Questi ultimi, infatti, possono essere più o meno presenti, a seconda delle cause che provocano la sindrome.
Sebbene i disturbi si esauriscano entro il primo anno di vita, accade, molto spesso, che la sindrome di West tramuti in qualche altra forma di epilessia o che abbia ripercussioni future a livello neurologico (autismo).

EPIDEMIOLOGIA

Secondo alcune fonti, l'incidenza della sindrome di West è di un caso ogni 2.500-3.000 nuovi nati; secondo altre, è di un caso ogni 6.000 nuovi nati.
Come si è detto, gli attacchi epilettici si osservano quasi sempre (90% dei casi) entro il primo anno di vita.

Un 10-20% dei pazienti a cui è diagnosticata la malattia non presenta alcun deficit dell'apprendimento e dello sviluppo, pertanto ha una crescita normale.

In tutti gli altri casi, la sindrome di West, pur esaurendosi, lascia delle tracce più o meno gravi, a seconda della causa scatenante.

PRIMA DESCRIZIONE

A descrivere per la prima volta la sindrome di West, fu il dottor William James West, il quale osservò gli spasmi muscolari direttamente sul proprio figlio di 4 mesi.

Nella maggior parte dei casi, responsabile della sindrome di West è un danno cerebrale riconoscibile.
Tuttavia, alcuni casi della malattia sono classificati come idiopatici (ovvero, senza causa apparente); in tali circostanze, non è chiaro il motivo d'insorgenza dei sintomi.

IMPORTANZA DELLA CAUSA

A seconda della causa d'origine, la sindrome di West può essere più o meno grave. In genere, le forme idiopatiche non influenzano lo sviluppo neurologico dell'infante; viceversa, le forme sorrette da danno cerebrale possono essere caratterizzate anche da gravi ritardi intellettivi e dello sviluppo.

SINDROME DI WEST DA DANNO CEREBRALE

Il danno cerebrale può verificarsi in tre momenti diversi: nel periodo prenatale (cioè prima della nascita), in quello perinatale (tra la fine della gravidanza e il primo periodo dopo la nascita) o nel periodo post-natale.

Spesso, a provocare la lesione è una condizione patologica, come una sindrome genetica, una malattia infettiva, uno stato di carenza d'ossigeno ecc.

Di seguito, sono riportate le più comuni situazioni patologiche associate alla sindrome di West:

  • Periodo prenatale: idrocefalo, microcefalia, sindrome di Sturge-Weber, sclerosi tuberosa, sindrome di Aicardi, sindrome di Down, ipossia e ischemia cerebrale, infezioni virali congenite e traumi.
  • Periodo perinatale: ipossia e ischemia cerebrale, meningiti, encefaliti, traumi ed emorragia cerebrale (o intracranica).
  • Periodo post-natale: dipendenza da piridossina, deficit di biotinidasi, malattia delle urine a sciroppo d'acero, fenilchetonuria, meningiti, malattie degenerative e traumi.

Poiché spesso le forme idiopatiche non alterano le capacità intellettive dei pazienti (il cui sviluppo, infatti, è normale), si ritiene che in questi casi non siano sicuramente dei danni neurologici a scatenare gli attacchi epilettici.

I segni più caratteristici della sindrome di West sono gli spasmi muscolari a livello del tronco, del collo e degli arti.

Un'altra manifestazione alquanto tipica della malattia (sebbene non sia rilevabile ad occhio nudo) è un'attività cerebrale anomala, nota col nome di ipsaritmia e riscontrabile soprattutto durante la veglia e il sonno.

Infine, specialmente nei casi in cui la sindrome di West è dovuta a un danno cerebrale, si possono constatare dei deficit intellettivi e dello sviluppo più o meno gravi.

GLI SPASMI MUSCOLARI

Principali caratteristiche delle contrazioni:

  • In serie
  • Ogni serie dura, in tutto, 10-15 secondi, con una brevissima interruzione tra una contrazione e l'altra
  • Tra ogni serie possono passare massimo 30 secondi
  • Almeno una dozzina di episodi al giorno
  • Prima o dopo il sonno
  • Spasmi in flessione, in estensione o in entrambi i modi
  • Causano pianto e irritabilità nel bambino

Gli attacchi epilettici sono caratterizzati da spasmi muscolari davvero singolari. Si tratta, infatti, di contrazioni improvvise, rapide, della durata totale di pochi secondi e, quasi sempre, seguite a distanza di 5-30 secondi da episodi identici.

I movimenti spasmodici degli arti e del collo possono essere in estensione (20-25% delle volte), in flessione (35-40%) o in entrambi i modi (40-50%). In quest'ultimo caso, il piccolo paziente flette ed estende i muscoli in modo alternato.

Ci si accorge che è in corso un attacco perché le braccia e la gambe tendono ad aprirsi, le ginocchia a sollevarsi e la testa a flettersi in avanti e/o indietro. Solitamente, gli spasmi si verificano prima che il bambino si addormenti o al suo risveglio; quasi mai avvengono durante il sonno.

La comparsa degli spasmi coincide con uno stato di irritabilità dell'infante, il quale piange.

Durante una giornata, gli attacchi possono raggiungere anche la dozzina.

IPSARITMIA

Quando si parla di ipsaritmia, ci si riferisce a un'attività cerebrale anomala, contraddistinta da un tracciato elettroencefalografico particolare: onde ad alto voltaggio, caotiche, disorganizzate e con numerose punte. La stranezza di ciò che risulta dall'esame strumentale è tale da poter essere colta anche da un non esperto in neurologia.

Figura: tracciato elettroencefalografico di un infante con ipsaritmia. Dal sito: pediatrics.georgetown.edu

L'ipsaritmia fa la sua comparsa, di solito, solo quando il bambino sta dormendo o è nella fase di dormiveglia; è assai raro, infatti, osservare qualche anomalia cerebrale quando il piccolo paziente è sveglio o quando sta avendo un attacco epilettico.

DEFICIT NEUROLOGICI E RITARDO DELLO SVILUPPO

È difficile accorgersi di deficit intellettivi in bambini così piccoli, tuttavia questi ci sono (nell'80-90% dei casi) e sono confermati dagli esami strumentali. Con la crescita, poi, questi deficit diventano lampanti.

Diverso è, invece, il caso dei ritardi di sviluppo: essi sono ben evidenti, tanto che, non appena la sindrome di West si esaurisce, si osserva una ripresa immediata della crescita.

Tuttavia, nonostante ciò, il paziente porta comunque con sé diverse conseguenze di questo rallentamento.

ALTRI SEGNI E SINTOMI

In base alla condizione patologica che provoca la sindrome di West, si avranno diversi altri segni aggiuntivi. Per esempio, quando ci si imbatte in un caso conseguente a sclerosi tuberosa, è possibile constatare, tramite la lampada di Wood, la presenza di lesioni cutanee caratteristiche.

Per diagnosticare la sindrome di West ci si basa sull'esame obiettivo dei segni, quindi sull'osservazione degli spasmi, e sull'esame elettroencefalografico (EEG).
Successivamente, si passa a investigare le cause della malattia; informazioni utili possono provenire da esami di laboratorio e test strumentali, come TAC e risonanza magnetica nucleare.

ESAME OBIETTIVO

Gli spasmi muscolari denotano un malessere del bambino, ma non sempre sono sinonimo di una condizione patologica grave. Sono collegati alla sindrome di West quando:

ELETTROENCEFALOGRAMMA

Se è concreta la possibilità che si tratti di sindrome di West, il medico sottopone il piccolo paziente a un elettroencefalogramma (EEG), per valutare la presenza di ipsaritimia.

L'esame va svolto in particolari momenti, ovvero quando il bimbo dorme o nella fase di veglia.

Un tracciato che attesta l'ipsaritmia vuol dire che si tratta, quasi sicuramente, di sindrome di West.

ESAMI DI LABORATORIO E ALTRI TEST STRUMENTALI

Si comincia con degli esami del sangue, eseguendo l'emocromo e misurando i livelli di creatinina (funzione renale), glucosio (glicemia), calcio (calcemia), magnesio (magnesemia) e fosfato (fosfatemia).

Si prosegue con una tomografia assiale computerizzata (TAC) o, meglio ancora, con una risonanza magnetica nucleare (RMN), per individuare l'entità e le dimensioni del danno cerebrale. La TAC emette radiazioni ionizzanti; la RMN, invece, è un esame privo di qualsiasi pericolosità.

Se si sospetta che la sindrome di West sia frutto di un agente infettivo, si eseguono degli esami delle urine e del liquido cefelorachidiano.

Il liquido cefalorachidiano, o liquor, è un fluido incolore che protegge l'intero sistema nervoso centrale (cervello e midollo spinale) da possibili traumi.

Oltre a svolgere una funzione protettiva, il liquor fornisce nutrimento al SNC (sistema nervoso centrale) e regola la pressione intra-cranica, scongiurando il pericolo di ischemie cerebrali.

Il prelievo del liquor si esegue tramite una puntura lombare: l'ago, con cui si effettua il prelievo, viene inserito tra le vertebre L3-L4 o L4-L5. Tale procedura va praticata con cura, perché può essere pericolosa, specialmente per un bambino.

La terapia della sindrome di West consiste nel controllo degli attacchi epilettici. Per controllo, s'intende:

  • Riduzione del numero di spasmi giornalieri
  • Limitazione della durata di ogni singolo spasmo

Riuscire in questi due obiettivi non guarisce da eventuali danni cerebrali (che rimangono, purtroppo, inalterati), ma migliora sicuramente la qualità di vita dei piccoli pazienti, che in molti casi sono già portatori di altre gravi patologie.

TRATTAMENTO FARMACOLOGICO PRINCIPALE

I principali farmaci somministrati in caso di sindrome di West sono:

  • Ormone adrenocorticotropo (ACTH) e prednisolone: il primo stimola la produzione di ormoni corticosteroidi, mentre il secondo è un corticosteroide artificiale. Forniscono discreti risultati e la percentuale di successo può raggiungere anche il 65%. Effetti collaterali: non trascurabili, possono consistere in: aumento di peso, ipertensione, anomalie metaboliche, irritabilità, riassorbimento osseo e sepsi.
  • Vigabatrin (Sabril): è l'anticonvulsivante più importante, in particolare quando il bambino è affetto da sclerosi tuberosa. In generale, ha effetti sul 50% dei pazienti. Effetti collaterali: talvolta possono essere molto gravi, specialmente a livello della retina oculare. In questi casi, può verificarsi una perdita permanente della visione periferica. È fondamentale, pertanto, il monitoraggio medico. Altri effetti collaterali includono mal di testa, sonnolenza, aumento di peso e vertigini.

ALTRI TRATTAMENTI FARMACOLOGICI

In alternativa ai sopraccitati farmaci, si può optare per altri anticonvulsivanti – come il valproato (Depakin) e il topiramato (Topamax) – e per altri farmaci steroidei (o corticosteroidei), come l'idrocortisone e il tetracosactide.

ESISTONO ALTRE CONTROMISURE? CONCETRARSI SULLE CAUSE

Purtroppo, come si può notare, l'offerta terapeutica non è molto ricca.
Si è sperimentata, negli ultimi tempi, una dieta chetogenica, la quale ha riscosso un discreto successo.

Tuttavia, bisogna ancora chiarire come essa riduca gli attacchi epilettici e i suoi possibili effetti collaterali.
Alla luce di queste difficoltà terapeutiche, è molto importante concentrarsi sulle cause.

È vero che certe patologie, in particolare quelle genetiche, rimangono incurabili, tuttavia è possibile diagnosticarle per tempo e curarne i sintomi più gravi.

Per citare un esempio: la sclerosi tuberosa determina dei tumori cerebrali, che possono essere rimossi chirurgicamente. Con questo intervento, si migliora anche la sintomatologia della sindrome di West associata.

La prognosi, per un bambino con sindrome di West, dipende dalle cause che hanno provocato la malattia. Le forme patologiche provocate da un danno cerebrale non hanno mai una prognosi positiva.

Infatti, ai deficit intellettivi e al ritardo nello sviluppo, va aggiunto il fatto che, molto spesso, la sindrome di West evolve (in età più matura) in un'altra forma di epilessia o in autismo.

Inoltre, non va trascurato che il danno cerebrale stesso è successivo a una grave condizione di salute, difficilmente curabile o incurabile del tutto (per esempio, la sindrome di Down).

Al contrario, le forme prive di cause specifiche non hanno gravi ripercussioni a livello neurologico.

Il bambino cresce sano, rendendo così la prognosi positiva. In questi frangenti, prima si interviene nel limitare gli spasmi provocati dalla sindrome di West e meno frequenti saranno lo stato di irritabilità e le crisi di pianto.

Источник: https://www.my-personaltrainer.it/salute-benessere/sindrome-di-west.html

Clonie arti inferiori neonato

Perché i neonati tremano?

Una domanda di: agiannitto
Salve dottoressa, sono mamma di una bimba di un mese di vita, la mia bimba presenta dei tremori agli arti inferiori, sono molto frequenti ma durano molto poco, un paio di secondi.

La mia pediatra nella prima visita mi disse che non dovevo preoccuparmi che in bimbi così piccoli sono normali, mentre nella seconda visita notando anche lei questo tremore mi ha prescrito una visita neuropsichiatrica infantile e un ecotrans fontanellare con la diagnosi di clonie agli arti inferiori, dicendomi però che non devo preoccuparmi ma che si tratta di accertamenti, ma in realtà io sono piu che preoccupata. Lei dottoressa potrebbe aiutarmi a capire di che si tratta e a cosa vado incontro? Grazie mille

È sempre opportuno visitare il bambino e fare una accurata anamnesi prima di esprimere un proprio parere valutando il neonato dal momento della nascita, il tipo di parto e familiarità .

Le clonie agli arti inferiori possono essere presenti nella sindrome da ipereccitabilità: aumento di reattività con scarsa coccolabilità, presenza di clonie, riflessi molto vivaci, spesso associata a sd ipertonica : aumento generalizzato del tono muscolare. Cause: sofferenza encefalica, disturbi metabolici (ipoglicemia, ipocalcemia, ipomagnesemia).

 Prognosi benigna: transitoria con assenza di esiti a distanza. Come nelle sindromi convulsive: presenza di episodi parossistici caratterizzati da clonie, contrazioni toniche, automatismi, manifestazioni neurovegetative (cianosi).

L' ampio ventaglio di possibilità necessita di approfondimenti diagnostici come ha prescritto la Sua Curante (elettroencefalogramma, ecografia cerebrale transfontanellare, esami ematici, risonanza magnetica, ect). Si rivolga ad un neurologo/neuropsichiatra infantile, io non ho questa specializzazione, lo specialista sarà darle tutte le risposte del caso. 
 

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In gravidanza controllare l'aumento di peso è facilissimo (almeno a parole): basta mangiare di meno e muoversi di più.

Una domanda di: Sara Sono al quinto mese di gravidanza e ho già preso 14 chilogrammi facendo attenzione all’alimentazione. Assumo pochissimi carboidrati e pochissimi zuccheri, compresa la frutta. Nella prima gravidanza ho messo ben 25 chilogrammi, soffro di notevole ritenzione idrica e direi che le gravidanze mi trasformano, per non dire deformano.

Poi fortunatamente con grande fatica e soldi (nutrizionista, trattamenti estetici) torno in forma. Ora che sono al quinto mese come posso contenere il danno?

Claudio Ivan Brambilla

Gentile signora,mi scusi ma non c’è aumento di peso che non sia legato a un’alimentazione scorretta sotto il profilo calorico.

Dubito quindi che lei “faccia attenzione a quello che mangia”, come invece riferisce, e il fatto che introduca pochi carboidrati ci dice poco: anche i formaggi e i salumi fanno ingrassare se consumati in quantità esagerate, quindi evidentemente esagera con questi.

Dunque, per controllare l’aumento di peso (come è assolutamente necessario lei faccia) c’è solo una strategia vincente: mangiare solo il necessario, che significa non superare le 1800-2000 calorie al giorno (e sono stato largo!), e svolgere regolarmente un esercizio fisico: camminata, nuoto, acquagym sono le attività da preferire a cui dedicarsi assiduamente.Per quanto riguarda l’alimentazione sono da eliminare drasticamente i dolciumi e daconsumare solo occasionalmente i formaggi (sempre in piccole quantità). Per pasta e riso è raccomandabile non superare gli 80 grammi aporzione, associandoli sempre a buone quantità di verdura. Come “spezza-fame” nell’arco della giornata va bene la frutta secca in piccolissimequantità. L’olio extravergine d’oliva, che è il miglior condimento, va sempre dosato conil cucchiaino perché è molto calorico ed esagerare è facilissimo, asvantaggio del conteggio delle calorie quotidiane. La dose è di massimo due cucchiai al giorno. Un consiglio è quello di condire verdure e insalata emulsionandolo con acqua e succo di limone: in questo modo lo si fa rendere di più. Anche la frutta faingrassare, quindi è bene non assumere più di tre porzioni al giorno. Varietà deve essere l’imperativo categorico: mangiare sempre gli stessi piatti non è opportuno. Fabene a preoccuparsi del peso, perché un aumento così significativo apre la

strada al rischio di diabete gestazionale e di vari altri piccoli e grandi problemi. In più può rendere più complicato il parto. Per finire, ingrassare troppo finisce sempre per peggiorare il tono dell’umore. Si faccia dunque il grande regalo di limitare quello che mangia. Cari saluti

Il parere dei nostri specialisti ha uno scopo puramente informativo e non può in nessun caso sostituirsi alla visita specialistica o al rapporto diretto con il medico curante. I nostri specialisti mettono a disposizione le loro conoscenze scientifiche a titolo gratuito, per contribuire alla diffusione di notizie mediche corrette e aggiornate.

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Vaccinazione anti-CoVid in allattamento: alla bimba si può somministrare l’esavalente?

di Dottor Rocco Russo

La vaccinazione contro l'infezione CoVid-19 è compatibile con l'allattamento, quindi la neomamma che allatta può effettuarla senza per questo spostare la vaccinazione esavalente della bambina.   »

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Per sapere se malauguratamente si è state contagiate dal Toxoplasma gondii si può fare il toxo test, a partire da 20 giorni dopo l'ingestione dell'alimento che si teme fosse contaminato.   »

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Gravidanza
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