Perché i bambini crescono bene se giocano con i loro genitori? La risposta della pedagogista

Perché è importante giocare con i figli

Perché i bambini crescono bene se giocano con i loro genitori? La risposta della pedagogista

La pedagogista ci parla dell'importanza del gioco con i genitori nello sviluppo educativo di un bambino. Con questo scopo Kinder Sorpresa ha lanciato sul proprio sito “Giochiamo insieme, ogni click è una sorpresa”, uno strumento che permette di sperimentare in ogni momento un gioco diverso per genitori e figli

E' ormai noto a tutti come le nostre giornate siano dettate da ritmi frenetici, impegni e appuntamenti, che coinvolgono la quotidianità dei genitori ma anche dei figli che già da piccolissimi si ritrovano ad avere il loro tempo super-impegnato e denso di molteplici attività.

Spesso diventa davvero sempre più arduo per mamma e papà avere del tempo libero da poter trascorrere in compagnia dei figli.

Ma proprio perché spesso davvero limitati, questi istanti meriterebbero di essere gelosamente “difesi” dai genitori e di essere garantiti ai bambini, e le iniziative che li favoriscono sono sicuramente da considerarsi preziose e utili.

E' proprio in questo senso che Kinder Sorpresa ha proposto sul proprio sito la possibilità di sperimentare in ogni momento un gioco diverso per genitori e figli. Se mancano idee e spunti fantasiosi, con questo strumento “Giochiamo insieme, ogni click è una sorpresa” ogni giorno è possibile scoprire un’attività ludica nuova e dar vita al divertimento.

Come funziona?

Basta cliccare sull'Ovetto Kinder e scoprire subito un nuovo gioco da fare insieme al tuo bimbo, oppure selezionare l'età del bambino, cliccando su “Quanti anni ha“, specificare se siete all'aperto o in casa, cliccando su “Dove siete?” e infine su “Trova gioco“.

In questo modo dall'ovetto Kinder uscirà, come sorpresa, il gioco più adatto da proporre a tuo figlio. Ad esempio selezionando come età “3-6 anni”, e scegliendo come opzione “fuori casa”, il gioco giusto potrebbe essere “Codice Morse“.

Il tool di Kinder Sorpresa vi fornirà le regole e le competenze che si sviluppano con questa attività. Nello specifico per giocare a “Codice Morse” ogni giocatore “scrive” con il dito le singole lettere che compongono una parola sulla schiena dell'altro. Quando si vuole dare la risposta si tocca il buzzer.

Vince chi indovina con il minor numero di lettere suggerite. Un'attività utile per sviluppare il tatto, la concentrazione e l'intuito.

Ma perché è così importante il gioco di mamma e papà coi loro figli?

Bisogna tenere presente che i genitori che passano il loro tempo giocando con i figli, allentano la tensione della frenesia quotidiana e dicono a fatti, e non a parole, che essi ci sono per i loro piccoli, che amano stare con loro, che si divertono e che sono felici nel fare ciò.

Il bambino sperimenta in un modo semplice, immediato, spontaneo e piacevole, la presenza e l'amore dei suoi genitori che sono fisicamente e emotivamente con lui senza avere uno sguardo fisso all'orologio o all'agenda.

Allo stesso tempo mamma e papà attraverso il gioco possono conoscere ancora meglio i loro figli, vederli “all'opera”, osservarli, comprenderli e sentirli ancora più vicini.

Proprio attraverso l'attività ludica essi avranno modo altresì di stimolarli e aiutarli dove loro fanno più fatica “sfruttando” la motivazione nel gioco.

Grazie al fatto che il gioco rappresenta una cornice piacevole e gratificante può essere anche quindi un valido strumento educativo, un ambito in cui non pretendere ma accompagnare, sorreggere e stimolare.

Il gioco rappresenta l'attività principale e preferita dei bambini; il giocare insieme ai genitori aggiunge a questa attività il piacere per il piccolo di svolgerla con le persone che più ama al mondo.

Da qui il senso di questa bella iniziativa di Kinder Sorpresa che con molta semplicità e immediatezza offre in modo veloce ed efficace un'idea di gioco da condividere in famiglia ovunque e in qualsiasi momento.

Con questo scopo Kinder Sorpresa, in collaborazione con i Musei dei bambini di Italia, organizza una serie di eventi dedicati a bambini e genitori e focalizzati sull’esperienza di gioco insieme.

I prossimi eventi previsti nei Musei MUBA di Milano, Explora di Roma e Città della Scienza di Napoli saranno: 30-31 gennaio , 13 febbraio il Laboratorio con il MOIGE e 19- 20 marzo in occasione della Pasqua.

Per saperne di più andate sul sito di Kinder Sorpresa e buon divertimento!

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Источник: https://www.pianetamamma.it/il-bambino/giocare-e-crescere/importanza-giocare-con-figli.html

Piccoli amici crescono

Perché i bambini crescono bene se giocano con i loro genitori? La risposta della pedagogista

Marta ha 9 mesi ed è al parco con il nonno. Vicino a lei gioca un altro bimbo poco più grande: Marta sembra esserne affascinata, lo osserva a lungo e agita le manine nella sua direzione. Quando lui le si avvicina, però, si stringe al nonno, spaventata.

Federico e Riccardo sono due cugini di 15 e 18 mesi. Riccardo cerca spesso di abbracciare il cuginetto, lui a volte accetta, altre no.

Mentre giocano in piazza Riccardo corre veloce, tocca una macchina e torna indietro, una, due, tre volte… Federico lo guarda e comincia a fare altrettanto. 

Approcci spontanei

Fin dai primi mesi di vita, i bambini mostrano di essere attratti dagli altri bambini e l’interesse diviene ben presto volontà di stabilire un contatto.

I primi approcci sono semplici, spesso consistono nell’imitare ciò che fa l’altro, e sono talvolta unidirezionali: l’azione di un bambino non sempre viene corrisposta.

Con la crescita, gli scambi iniziano a essere più coordinati e collaborativi: intorno ai 2 anni i bambini, aiutati dalle parole, cominciano a interagire tra loro per perseguire scopi comuni, e sorgono anche i primi conflitti, fondamentali per “prendere le misure” nella relazione tra pari.

A mano a mano che il linguaggio si sviluppa, i bambini diventano capaci di comunicare desideri, aspettative ed emozioni, costruendo relazioni più intime e articolate, in cui giocare insieme, condividere idee, raccontarsi storie e immaginare avventure fantastiche.

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Amicizie in evoluzione

Le prime amicizie tra bimbi nascono già in tenera età: noteremo che al nido si cercano per farsi compagnia, che preferiscono giocare con certi coetanei piuttosto che con altri, e la tristezza che manifestano al momento della separazione. Questi rapporti amicali hanno caratteristiche diverse rispetto all’amicizia tra bambini più grandi, ma non per questo vanno considerati meno importanti.

Crescendo, le abilità sociali si affinano e la relazione tra pari diventa sempre più desiderata e significativa, perché il bambino matura la capacità di interagire con l’altro valutandone il punto di vista: l’amicizia tra bambini costituisce il luogo privilegiato per esercitarsi a comprendere la mente e i sentimenti altrui. Allo stesso tempo, i bambini diventano più selettivi nella scelta dei compagni, che verranno man mano preferiti in base alla comunanza di interessi. In età scolare, dunque, le relazioni di amicizia si faranno più stabili e molto più complesse.

La scelta degli amichetti

I criteri che i bambini usano per “scegliere” le amicizie tendono quindi a mutare nel corso della crescita.

Nella prima infanzia, in genere, un amico è qualcuno con cui giocare e i bimbi più piccoli sembrano più inclini dei grandi a stringere amicizie con coetanei del sesso opposto o di origine etnica diversa.

Quando non sono ancora sbocciate le parole, le preferenze si esprimono attraverso segnali corporei: il sorriso nel riconoscere il volto del compagno all’ingresso del nido, i baci appassionati all’amichetta poco dopo averle strappato di mano un giocattolo, oppure le risate condivise mentre si combina una “marachella”.

Il ruolo dell’amicizia

Le prime forme di amicizia nascono in maniera spontanea e non sono necessariamente reciproche («Mamma, lui è mio amico», ma il suo amico non lo sa!).

Il sentimento di affezione che il piccolo prova verso l’altro è intenso: dire «sei mio amico» è un modo per dire «mi piaci, ti voglio bene»; e intensi sono anche i primi litigi, la rabbia, la tristezza quando «non sei più mio amico» e le successive riappacificazioni.

Le amicizie della prima infanzia svolgono compiti evolutivi fondamentali per la conoscenza di sé, dell’altro e del mondo circostante.

Nel confronto con gli amichetti i bambini allenano le competenze sociali che li accompagneranno per tutta la vita, imparano a formulare e sostenere le proprie opinioni, ad apprezzare le prospettive dei coetanei, a negoziare soluzioni quando c’è un disaccordo e a sviluppare modelli di condotta reciprocamente accettabili. Nella relazione di amicizia, inoltre, sperimentano diversi stati d’animo (affetto, affiatamento, gioia, rivalità, gelosia…) e si sintonizzano sulle emozioni dell’altro, ponendo al contempo le basi, grazie alle esperienze condivise, per lo sviluppo di princìpi morali come il senso di giustizia, la lealtà e la solidarietà.

E i genitori?

Spesso ci si chiede se e come favorire la socialità dei figli piccoli. Bisogna innanzitutto considerare che i genitori influenzano inevitabilmente, in maniera diretta o indiretta, lo sviluppo e la natura delle relazioni tra pari dei loro bambini.

La qualità dell’attaccamento e del legame con mamma e papà crea infatti una base sicura dalla quale i bimbi possono muoversi per esplorare le relazioni sociali fuori dall’ambito familiare, e il rapporto tra i genitori offre ai figli un primo modello cui far riferimento.

Svolgono un ruolo importante anche le opportunità fornite dalle scelte e dallo stile di vita della famiglia: il quartiere dove si abita, la scuola, la chiesa, gli amici stessi dei genitori sono tutti elementi che influiscono sulle possibilità di incontro con altri bambini e sui criteri che i piccoli adotteranno per scegliere i propri amici.

Cosa possono fare gli adulti per favorire la socialità dei bambini?

  1. Creare opportunità, senza forzare. È necessario rispettare le fasi di sviluppo e la personalità del piccolo, i suoi tempi e i suoi modi di avvicinarsi all’altro. Bisogna accettare le sue preferenze, evitando di esprimere giudizi («Perché hai fatto amicizia con quel monello? Non preferiresti Luca? È così tranquillo…»).

    Si possono invece proporre esperienze che stimolino la curiosità del bambino verso gli altri.

  2. Fare spazio alle amicizie dei più piccoli. Oggi è più che mai necessario trovare luoghi di socialità per i bambini che vivono in nuclei familiari spesso isolati.

    Il nido e la scuola dell’infanzia rappresentano opportunità uniche di relazioni sociali e crescita globale, ed è altrettanto importante offrire spazi non strutturati di gioco e libera espressione, invitando a casa altri bambini e frequentando insieme a loro cortili, piazze, parchi.

  3. Non intromettersi.

    Gli adulti devono cercare di intervenire il meno possibile nelle relazioni tra bambini. La presenza e la guida del genitore si dovrebbe tradurre in osservazione discreta, che consenta di comprendere la natura delle relazioni che i piccoli instaurano.

    È importante che il bambino senta che i genitori accolgono e comprendono le sue emozioni e che sono disponibili (senza sostituirsi a lui) a trovare insieme soluzioni a eventuali difficoltà.

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Bibliografia:

Источник: https://www.uppa.it/educazione/pedagogia/piccoli-amici-crescono/

L’importanza di giocare con i bambini

Perché i bambini crescono bene se giocano con i loro genitori? La risposta della pedagogista

Gioca con i tuoi figli e non dimenticare che i loro gusti cambieranno man mano che crescono. Il trucco è adattarsi per continuare a divertirsi insieme, come una famiglia.

 

Benefici del gioco per i bambini

I bambini hanno bisogno della piena attenzione dei genitori. Prima quando sono adorabili bambini, quando iniziano a gattonare,  a muovere i primi passi. 

Giocare con i bambini: inizia con canzoni, storie, aiutandoli a arrampicarsi su uno scivolo o dondolarsi in un parco o fare castelli di sabbia sulla spiaggia con loro. Il calcio è un’altra opzione per giocare con i bambini.

I bambini hanno bisogno dei genitori. Nel corso degli anni, può sembrare che non lo sia. Niente è più lontano dalla realtà.

 Giocare con i bambini è la migliore strategia per rafforzare quel legame tra genitori e figli.

 I giochi dovranno essere modificati perché i bisogni e i gusti del bambino saranno cambiati, ma giocare con i bambini è essenziale per il loro sviluppo e rafforzare il legame tra genitori e figli.

Ragioni per giocare con i bambini

Giocare con i bambini ha benefici sia per i genitori che per i bambini. L’apprendimento durante il gioco con i bambini è reciproco. I genitori imparano di più sui loro figli mentre imparano i valori che vengono generati durante il gioco come la condivisione.

 Inoltre, i più piccoli acquisiranno tolleranza, immaginazione e felicità.

 Inma Martín, pedagoga e membro dell’Osservatorio di giochi per bambini dell’Associazione spagnola dei produttori di giocattoli (AEFJ), riconosce che tra i 10 ei 15 minuti di gioco con i bambini è sufficiente che i più piccoli inizino a ottenere tutti i loro benefici.

Comprensione e comunicazione sono due dei vantaggi del giocare con i bambini e questo migliorerà l’apprendimento. Pertanto, i genitori non dovrebbero pensare che giocare sia una perdita di tempo per i bambini.

Giocare con i bambini migliorerà le relazioni familiari e l’autostima del bambino. L’autostima del figlio aumenta se i suoi genitori giocano con lui. Inoltre, giocare con i bambini promuove abilità sociali ed emotive. La famiglia è il primo contatto del bambino con il mondo esterno. È anche nella famiglia che il bambino forma una prima immagine di se stesso.

Il gioco aiuterà i nostri bambini a controllare le proprie emozioni. Influenzare gli altri e riconoscere i segnali affettivi e le emozioni delle altre persone sono due aspetti che impareranno durante il gioco familiare.

Il gioco sarà utile ai bambini ad avere maggiore concentrazione nella scuola. Giocare con i bambini renderà i nostri bambini più creativi e fantasiosi. Inoltre, una maggiore creatività li renderà più tolleranti e meno aggressivi.

Il bambino sarà più attento in altri aspetti della sua vita se i genitori giocano con lui. Aumenteranno la loro capacità di concentrazione grazie alla necessità di essere vigili mentre i loro genitori giocano con loro. Giocare con i bambini aiuterà anche ad eliminare i sentimenti negativi dei più piccoli. Infine, giocare con i bambini aumenterà la felicità dei più piccoli.

 

Come si gioca con i bambini?

Molti genitori vogliono giocare con i bambini, ma non si sentono sicuri. Ecco perché dovrebbero seguire queste idee di base:

  • Partecipa: molti genitori che giocano con i bambini si sentono semplici spettatori, in questo modo non saranno in grado di capire il gioco.
  • Abituarsi: giocare con i bambini implica doverli capire dalla propria posizione. Si traduce in azioni come la caduta a terra o il ruolo del personaggio di Cappuccetto Rosso.
  • Rispetta il loro tempo di gioco : giocare con i bambini deve avere un posto fisso nel programma di qualsiasi genitore. Durante quel periodo, i genitori dovrebbero concentrarsi sul gioco senza preoccupazioni o fretta.
  • Aiutali ad esercitare la loro libertà e creatività: giocare con i bambini non significa voler controllare il gioco. I bambini devono essere i coordinatori del gioco. Questo li aiuterà a sviluppare la loro creatività e inventare storie incredibili.
  • Entra nel loro immenso mondo: quando giocano con i bambini, i genitori dovrebbero cercare di capire la logica del bambino. L’adulto deve adattarsi alla realtà del gioco.
  • Distingue tra mamma e papà: giocare con i bambini non sarà lo stesso se chi gioca è il padre o la madre.

La psicologa Alicia Banderas avverte che “arriverà un momento in cui non vorranno giocare con noi”. Pertanto, ha creatro una campagna con un decalogo dei valori che si acquisiscono giocando con i bambini:

  1. Il gioco ti dà l’opportunità di mostrare ai tuoi figli il tuo “io” più gentile.
  2. Incoraggia lo sviluppo della creatività.
  3. Giocare insieme ti consente di educare i tuoi figli ai valori in modo semplice e armonioso.
  4. Giocare è un modo meraviglioso per conoscere i tuoi figli.
  5. Il gioco ti unisce ai tuoi figli e migliora la comunicazione.
  6. Allontana i piccoli dalla stimolazione eccessiva data dagli schermi.
  7. Insegna ai tuoi figli a concentrarsi sul “qui e ora”.
  8. Protegge la tua innocenza riconducendoti al tuo “io bambino”.
  9. Ti aiuta a conoscerlo meglio.
  10. Giocando con lui conoscerai le sue attitudini e potrai supportarlo meglio nelle sue scelte future.

Tutto ciò per garantire che giocare con i bambini non diventi un’eccezione. Perché giocare con i bambini ha benefici per tutti.

Источник: https://www.asilonelbosco.com/wp/2020/04/14/limportanza-di-giocare-con-i-bambini/

I bambini scomparsi per decreto. La sofferenza dei più piccoli nei giorni del coronavirus

Perché i bambini crescono bene se giocano con i loro genitori? La risposta della pedagogista

[Pubblichiamo la testimonianza e le riflessioni di Rosa S., antropologa, documentarista, madre di un figlio che frequenta le scuole elementari, o meglio, le frequentava prima della chiusura.

Rosa invita a prestare attenzione ai bambini reclusi in casa, ad ascoltarli e a non sottovalutare il trauma che stanno subendo. Il suo testo è accompagnato da una postilla di Wu Ming 4 sullo stesso tema.

È il primo di una serie di post, con i quali intendiamo dare testimonianza delle ricadute dell’emergenza sulla vita quotidiana di soggetti deboli e non solo. Buona lettura. WM.]

di Rosa S.

Fino a quando si è potuto, andavo a fare due passi con mio figlio nel parco vicino a casa, di solito verso l’ora di pranzo. Non vedevamo nessuno per centinaia di metri. Mi sembrava importante che il bambino potesse avere almeno un’ora d’aria al giorno, per prendere un po’ di sole e tirare due calci a un pallone, o rivedere l’erba.

Andare al parco, anche se solo con me e non con i suoi amici – quindi non il massimo del divertimento, lo capisco – mi sembrava fosse per lui l’unico momento per riagganciarsi alla sua “vecchia” normalità e sopportare meglio la quarantena.

Per i bambini, ricordiamocelo, la vita è stata sconvolta già più di un mese fa, quando sono state chiuse le scuole, le palestre, le piscine, insomma tutte le attività della loro quotidianità.

Il 21 marzo un nuovo decreto ha sancito altre misure straordinarie. Vengono citati i cani (come negli altri decreti): a loro è permesso essere accompagnati sotto casa dai loro padroni per fare una passeggiatina. E i bambini, per caso è permesso anche a loro? Non si sa.

I bambini non si citano ormai da tempo, in nessun decreto. È come se fossero scomparsi, chiusi nelle loro case. Assicurando la possibilità di uscire soltanto a chi deve andare a lavorare o fare la spesa (uno alla volta), la si è negata a loro. I bambini sono segregati h24.

Con il passare dei giorni e l’avvicinarsi dei 3 aprile loro attendono sempre più ansiosi il ritorno alla “normalità”, neanche fosse Natale.

Ma ormai è chiaro anche alle pietre che le scuole non riapriranno né il 3 aprile né probabilmente il 3 maggio.

Loro sono quelli con la vera fama di “untori”: non si ammalano, non hanno sintomi, ma sono vettori del virus, quindi bisogna evitare che si incontrino e lo diffondano.

Cosa dobbiamo fare dunque noi genitori? Cominciamo a prepararli, senza avere nessuna indicazione dalle scuole o dal governo, o li lasciamo nella loro illusione e ingenuità?

Da un mese non vedono più i loro compagni e le loro maestre, che prima frequentavano più della famiglia, 8 ore al giorno, per 5 giorni alla settimana.

In tante scuole gli insegnanti si sono organizzati come hanno potuto.

Nella classe di mio figlio (4a elementare) le maestre cercano di fare il possibile, ma purtroppo non sono attrezzate per fare videoconferenze e nessuno dal Ministero dell’Educazione si è premurato di insegnarglielo, nemmeno durante tutto questo intero mese di chiusura.

Hanno solo a disposizione un sito istituzionale di proprio non immediata comprensione, a dire il vero. Un menu indica la possibilità di partecipare a delle aule virtuali: peccato che non ci si possa vedere con la videocamera né sentire con l’audio. Nelle aule virtuali c’è un live forum, in cui però si può solo chattare.

Ora, già è difficile comunicare in una chat con adulti, figuriamoci con 25 bambini, in contemporanea.

Eppure vengono fuori pensieri interessanti: chi si sorprende a supplicare le maestre di tornare a fare lezione, quando prima non voleva mai andare a scuola; chi esprime una nostalgia profonda; chi dice di non riuscire a dormire la notte, perché passano troppe ambulanze; chi dice che le giornate ora sono fatte di niente. Alcuni manifestano un cinismo che fa accapponare la pelle: tanto non serve a nulla, tanto moriremo tutti. Sentono le notizie al telegiornale e sciorinano nel dettaglio i numeri del bilancio di morti giornalieri e litigano sulla precisione delle loro fonti: «oggi ci sono stati 753 morti». «No, al TG5 hanno detto che sono stati 723», risponde l’altro. E poi una domanda: «Ma se si ammalano i nostri genitori, noi con chi stiamo?»

A questa domanda nessuno risponde, come non si risponde ad altri bimbi che chiedono: «ma di cosa parliamo?». Ognuno procede per conto suo scrivendo sul proprio computer, nessuno riesce a sintonizzarsi con nessun altro, e la frustrazione sale. Problemi comuni delle chat, forse si potrebbe pensare a strumenti di comunicazione un po’ più efficienti.

Chi si occupa delle paure di questi bambini? Chi si occupa di rispondere alle loro domande? Le loro vite procedono sospese, appese ad un balcone, in attesa di un futuro “ritorno” che appare sempre più lontano. I compiti mio figlio li fa svogliatamente, gli manca un riscontro.

L’unico lavoro che ha fatto volentieri è un testo di italiano in cui doveva descrivere un amico.

Ha scritto queste righe che ho deciso di pubblicare per far capire quanto sia importante sentire la loro voce, perché stanno vivendo un’esperienza inaudita che va – necessariamente – elaborata.

Un’amica mi dice che sta facendo un diario visivo con i figli usando la tecnica del collage. Il primo lavoro fatto è talmente espressivo che non ha bisogno di commenti (vedi sotto).

Però sta terminando fogli e colla, e nei supermercati non li vendono perché non sono beni essenziali. Ma non sono essenziali per chi? Per gli adulti forse.

Ma nessuno ha pensato che sono oggetti fondamentali per i bambini?

Quel che stanno provando ora, all’inizio della loro vita, li accompagnerà per gli anni a venire. Ci guardano e ci osservano, dipendono da noi e dalle nostre scelte.

Noi forse, ancora così spiazzati – che abbiamo difficoltà ad accettare quel che accade, che tutto ci sembra sempre così surreale, la parola più usata sul web, «surreale» – ecco noi, forse, oggi, possiamo imparare qualcosa da loro.

Quello che ci sta accadendo è più che reale e concreto e dobbiamo trovare delle soluzioni. Al più presto, e insieme a loro. Chiediamogli di scrivere e di raccontarci. Di aiutarci a capire, forse sono loro quelli più lucidi, ora.

TESTO SCELTO: ALE, IL MIO VICINO DI CASA Stare a casa per evitare il Coronavirus, senza vedere nessuno, è veramente una noia. Per fortuna che c’è il mio vicino di casa: Ale. Ha un anno in meno di me, e abita esattamente nell’appartamento sotto il mio.

Lui è più basso di me, è molto magro e forte, non mangia tanto perché si riempie di acqua, cioè si beve molti bicchieri d’acqua prima di mangiare. La sua caratteristica principale è che adora il calcio. Prima del Coronavirus si allenava tre volte a settimana e lo chiamavano il sabato o la domenica per fare i tornei, quindi lo vedevo poco.

Ora lui, come me, deve stare a casa, ma ci vediamo dal balcone. Per scambiarci libri e giochi abbiamo questo metodo: ce li lasciamo davanti alla porta di casa e bussiamo e ce ne andiamo di corsa a parlare in balcone.

In balcone facciamo questo gioco, sennò ci annoiamo a morte: uno di noi prende matita, gomma e foglio, l’altro dice cosa deve disegnare, facciamo a turno. Ci divertiamo molto a vedere i disegni dell’altro. Ale è molto simpatico e dal balcone mi racconta tante, forse anche troppe, notizie sentite o inventate.

A volte lui va a giocare a calcio in cortile con suo papà e io faccio l’osservatore da su. Ho chiesto a mia madre se potevo fare l’osservatore da giù, che tanto stavo a un metro di distanza, ma lei ha detto che non si può, sennò ci fanno la multa.

Però almeno ci possiamo parlare dal balcone, finché tutto non ritorna come prima.

Postilla

di Wu Ming 4

Da quando è cominciata la clausura forzata, mio figlio minore, 7 anni, un tipo per sua fortuna normalmente sereno e positivo, ogni tanto viene da me, chiede di essere preso in braccio, e si fa un pianto di qualche minuto. Non c’è bisogno di dirsi granché. Restiamo lì per un po’.

Poi, dopo qualche parola di conforto (magari gli tocca sorbirsi la solita citazione dal Signore degli Anelli), torna tranquillamente a fare i suoi compiti o a giocare con i giocattoli che ormai invadono ogni angolo della casa, o a vedere video e cartoni animati sul tablet. A volte disegna.

Il soggetto è sempre lo stesso: scene d’assedio.

All’ennesima fotografia giunta sulla chat genitoriale, con il/la compagno/a di classe in posa con sorriso stirato e cartello arcobaleno «Andrà tutto bene», lui ha proposto di farne una mentre si punta una pistola giocattolo alla tempia, con il cartello «Che due palle».

Proposta ovviamente cassata per quieto vivere, anche se mi ha fatto piangere il cuore reprimere una reazione così spontanea, che avrebbe detto l’ovvio, quindi – in tempi di militarizzazione patriottarda dell’immaginario – l’indicibile.

Mio figlio è un disfattista? Forse è soltanto uno che non capisce come potrebbe infettare chicchessia se gli venisse concessa un’ora d’aria come ai carcerati, a debita distanza da tutti. Perfino i cani stanno meglio di lui.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità in tempi di Coronavirus consiglia precisamente questo: mezz’ora d’attività fisica al giorno per gli adulti e un’ora per i bambini (non parla di cani), passeggiate e giri in bicicletta a distanza di sicurezza.

Lo stesso dicono scienziati farmacologi come Silvio Garattini, e medici-biologi come il presidente del comitato scientifico della Società Italiana di Medicina Ambientale Ernesto Burgio.

Perfino il governatore dello Stato di New York, uno dei più colpiti degli Stati Uniti, non ha proibito le attività all’aperto, le ha solo limitate, ponendo la condizione di evitare i contatti e mantenere rigidamente le distanze.

Sempre nello Stato di New York, il Dipartimento di Conservazione Ambientale ha reso gratuito l’ingresso a tutti i parchi naturali, perché stare all’aria aperta durante la pandemia è salutare.

Di fronte al diktat «RESTATE A CASA», al vietato mettere il naso fuori se non per andare in fabbrica o al supermercato, i bambini scompaiono.

Li abbiamo segregati come massimi potenziali untori – ma soltanto dopo averli messi a casa da scuola, quindi affidati ai nonni per due settimane – e ce li siamo dimenticati.

Anzi, li abbiamo costretti a girare video domestici per incitare tutti a chiudersi in lockdown, reclutandoli di fatto in una campagna propagandistica fai-da-te che contraddice i consigli della stessa OMS.

Le conseguenze di tutto questo sulla loro psiche le sconteremo negli anni a venire. Ma saremo troppo impegnati ad affrontare la recessione più grave della storia e a fare i conti con il nuovo totalitarismo partorito dall’emergenza per preoccuparci ancora di loro. E magari nel frattempo si saranno fatti grandicelli e toccherà a uno psicologo scavare nel trauma.

Intanto dalla Cina fanno sapere che chiudersi in casa ottiene il risultato di fare certamente infettare tutti i nuclei famigliari dei positivi, quindi in realtà estende il contagio.

Dicono che, contrariamente allo stereotipo, il punto non è «sbarrare tutto», ma mettere in campo provvedimenti “attivi”, creare «corridoi sanitari» per lo screening dei positivi, ricoverare i contagiati in luoghi appositi. Per farlo servono tamponi, personale medico e spazi adeguati.

Spazi che dovremmo rendere il più possibile confortevoli e degni, e che si potrebbero creare riaprendo gli ospedali chiusi negli ultimi anni, o requisendo le strutture sanitarie private, oppure requisendo temporaneamente gli alberghi, dato che sono tutti vuoti, come si sta iniziando a fare… adesso.

Una cosa che certamente i cinesi non hanno fatto è mettere agli arresti domiciliari la popolazione dell’intero paese.

In Italia continuiamo a ripetere il mantra che abbiamo il miglior sistema sanitario del mondo, ma – complice la peggiore classe dirigente del mondo – pare chiaro che qualcosa non ha funzionato. Eppure seguitiamo a trovare capri espiatori nei podisti, nei vecchietti a spasso solitari e nei papà o mamme che palleggiano in cortile con il proprio figlio.

Tutto pur di non ammettere che la responsabilità di questa tragica inadeguatezza è di chi sta in alto, non di chi sta in basso. Di chi non ha agito per tempo.

Di chi nel corso degli anni ha tagliato  la sanità pubblica, messo il numero chiuso nelle facoltà di medicina, ridotto il personale medico, bloccato le assunzioni (e adesso i medici vengono ad aiutarci da Cuba e dobbiamo richiamare in servizio quelli già pensionati, in età a rischio). E anche di chi non è stato capace di contrastare tutto questo.

Come dice Rosa, i bambini ci guardano, e forse riescono perfino a essere più lucidi di noi, se non altro nell’esprimere la propria frustrazione. Ma se esiste una qualche giustizia nella storia, un giorno ce la faranno pagare cara.

In appendice, segnaliamo questo testo di Andrea «Andy» Perego, soccorritore di pronto soccorso, perché non è la solita testimonianza di «mio cuggino», è molto bella e si conclude proprio con un invito, in questa fase, a imparare dai bambini.

Cronache dal pronto soccorso (o della cecità)

«Chiunque abbia cercato di dare una cornice solida a tutto questo psicodramma sfuggente – si vedano i social network che sono la mangiatoia dove si è nutrito finora di allarmi, protagonismi, testimonianze farlocche e disinformazione -, chiunque abbia cercato di mantenere la calma puntando su un livello di analisi più approfondito è stato tacciato di irresponsabilità, scarso senso civico, ma ciò che è più scandaloso anche di scarsa solidarietà . Si riscopre solidale anche il paese dove il 50% degli investimenti pedonali si risolve in una omissione di soccorso, dove il vicino morto da solo lo si scopre solo quando la puzza si spande per la scala, solidale quel tanto che basta per dire agli altri cosa si deve fare e cosa non si deve fare, ma non abbastanza per provare a fare qualcosa d’altro che non sia cantare sul balcone.

E qui vengo all’ultimo punto: ieri sera alla quarta volta che mettevo una tuta bianca con cappuccio tre paia di guanti maschera e occhiali per andare a capire se il 40enne che aveva chiamato il 118 presentava un quadro clinico compatibile col Covid19, riflettevo sulla necessità di rompere il meccanismo…»

Prosegue qui.

Источник: https://www.wumingfoundation.com/giap/2020/03/bambini-scomparsi-coronavirus/

Gravidanza
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