Per le cisti ovariche semplici non serve la chirurgia

Cisti ovarica

Per le cisti ovariche semplici non serve la chirurgia

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Cisti ovarica
ginecologia
D010048
001504
255865
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Una cisti ovarica è una raccolta di liquido, circondata da una parete molto sottile, all'interno di un ovaio. Anche se la scoperta di una cisti ovarica comporta spesso notevole angoscia nelle donne (a causa del timore di una possibile malignità), la stragrande maggioranza di queste lesioni sono benigne e non si associano ad alcun tipo di disturbo o sintomi. In alcuni soggetti, tuttavia, può comportare sensazione di gonfiore, tensione o franco dolore addominale (più spesso nei quadranti addominali inferiori) o lombalgia. Se la cisti si rompe in addome o se ne verifica una torsione il sintomo prevalente è un violento dolore addominale, molto spesso associato a sintomi generali quali sudorazione, vomito o sensazione di svenimento. La maggior parte delle cisti sono, tuttavia, innocue.

La gran parte delle cisti ovariche sono legate all'ovulazione, siano esse cisti follicolari o cisti da corpo luteo. Altri tipi di cisti ovariche includono le cisti da endometriosi, da cisti dermoidi, e infine i cistoadenomi. Nella sindrome dell'ovaio policistico molte piccole cisti si possono sviluppare in entrambe le ovaie.

Anche la malattia infiammatoria pelvica (in inglese Pelvic Inflammatory Disease, PID) può associarsi alla presenza di cisti. Raramente una cisti ovarica può essere una prima manifestazione di cancro ovarico. La diagnosi viene effettuata mediante esame clinico pelvico, tramite ecografia pelvica oppure altri esami a maggiore capacità di risoluzione (es.

TC o RMN).

Spesso il medico sceglie un trattamento conservativo, limitandosi ad osservare l'evoluzione di una cisti nel corso del tempo. Se la cisti comporta una sintomatologia dolorosa, possono essere utilizzati farmaci analgesici come il paracetamolo (acetaminofene) o l'ibuprofene.

Nei soggetti in cui le cisti ricorrono spesso è possibile utilizzare gli estroprogestinici per via orale, per prevenire la formazione di ulteriori cisti.

Se la cisti dopo diversi mesi non tende a risolversi, oppure si viene ad accrescere, o causa dolore ricorrente, è possibile optare per la rimozione chirurgica.

Cisti di grandi dimensioni, associate a disturbi o sintomatologia più o meno invalidante, si verificano in circa l'8% delle donne prima della menopausa. L'incidenza di cisti ovariche aumenta notevolmente nella postmenopausa, e si associa ad una maggiore probabilità di malignità.[1]

Epidemiologia

L'esecuzione di un'ecografia transvaginale mette in evidenza cisti ovariche nella maggior parte delle donne in pre-menopausa (si tratta in realtà di follicoli di Graaf in maturazione durante il ciclo mestruale, che appaiono come cisti sulle immagini ecografiche).

Vere e proprie cisti ovariche si sviluppano in circa il 18% delle donne in post-menopausa.

[2][3][4]L'incidenza di cistoadenocarcinomi epiteliali ovarici, tumori stromali dei cordoni sessuali e tumori mesenchimali cresce esponenzialmente con l'età fino alla sesta decade di vita, raggiungendo quindi un plateau.

Clinica

La maggior parte dei pazienti con cisti ovariche sono asintomatici (cisti funzionali e innocue, benigne).[5] In genere le cisti sono scoperte accidentalmente durante un'ecografia pelvica o un esame pelvico di routine. Alcune cisti, in ogni caso, possono causare problemi ed associarsi a un'evidente sintomatologia. I sintomi più comuni comprendono:

  • Dolore o fastidio nei quadranti addominali inferiori
  • Violento dolore addominale, correlato a torsione della cisti o a una sua rottura. La rottura di una cisti ovarica può associarsi ad esercizio fisico, trauma e talvolta al coito, in particolare nel corso di un rapporto sessuale irruento. Inoltre la rottura di una cisti può comportare il manifestarsi di segni di peritonismo, distensione addominale, e emorragia intraperitoneale (di solito autolimitata).
  • Senso di indigestione, sazietà precoce, bruciore di stomaco, alterazioni della peristalsi intestinale con tendenza a distensione addominale, meteorismo e spesso stitichezza.
  • Tenesmo vescicale ed aumento della frequenza minzionale (pollachiuria) possono associarsi all'aumento della pressione intraddominale, a sua volta secondario al volume della cisti.
  • Irregolarità mestruali ed altri disturbi possono associarsi alle cisti ovariche e/o essere correlate alla malattia di base (ad esempio l'endometriosi o la sindrome dell'ovaio policistico).

Diagnosi

Nelle linee guida di numerose società scientifiche europee ed americane, l'ecografia transvaginale è considerata la modalità di diagnostica per immagini di prima scelta per indagare una sospetta massa pelvica.

Le donne in età riproduttiva nelle quali una cisti semplice, asintomatica, viene scoperta accidentalmente durante un'ecografia ginecologica, non necessitano di alcun follow-up purché la cisti non sia di dimensioni maggiori di 5 cm (normalmente queste “cisti” sono in realtà semplici follicoli ovarici).

Cisti ovariche di diametro maggiore di 5 cm, ma inferiore a 7 cm, in donne in premenopausa, devono essere tenute sotto controllo, normalmente ripetendo un'ecografia ogni anno o meno.

Per le cisti ovariche semplici di diametro maggiore di 7 cm, è probabilmente indicata l'esecuzione di una risonanza magnetica (l'esame non comporta irradiazione delle gonadi) o l'esplorazione e asportazione chirurgica.

Queste formazioni, infatti, a causa delle loro grandi dimensioni non possono essere valutate in modo affidabile con l'esecuzione di una sola ecografia.Nelle pazienti in post-menopausa, ogni cisti ovarica semplice di diametro maggiore di 1 cm e inferiore a 5-7 cm deve essere tenuta sotto controllo almeno ogni anno, mentre quelle superiori a 5-7 cm devono essere ulteriormente indagate con tomografia computerizzata o risonanza magnetica ed eventualmente esplorate chirurgicamente, similmente a quanto accade alle femmine in età riproduttiva.[6]

Oltre alla diagnostica per immagini una paziente con massa ovarica sospetta per cisti deve essere indagata attraverso l'esecuzione di alcuni esami di laboratorio.

Gli studi normalmente indicati comprendono l'emocromo completo, la biochimica di routine, il test di gravidanza su urine (se donna in età fertile), e l'esame delle urine completo.

Possono essere eseguiti anche tamponi endocervicali nel caso si sospetti un'eziologia infettiva.

L'antigene CA-125, un importante biomarker tumorale, può essere molto significativo se il suo dosaggio appare elevato in associazione con un'indagine ecografica che mette in evidenza una cisti ovarica in una donna in post-menopausa. Il dosaggio di altri markers (ad esempio hCG, alfafetoproteina e inibina) può essere utile se si sospetta una istologia meno comune.[7]

Diagnosi differenziale

Nel dipartimento di emergenza (ED) il dolore addominale nella femmina è spesso una situazione tra le più difficili da diagnosticare correttamente. Una cisti ovarica sintomatica spesso si presenta con un quadro dominante di dolore addominale di origine sconosciuta.

L'obiettivo del medico di emergenza è quindi innanzitutto quello di escludere patologie acute che possono causare dolore addominale e si associano ad un elevato tasso di morbilità e mortalità (es. appendicite, torsione ovarica o gravidanza ectopica).

Solo in un secondo momento si porrà il problema di una diagnosi più precisa comprendente anche altre malattie ginecologiche, quali ad esempio la malattia infiammatoria pelvica, l'endometriosi o neoplasie ovariche o uterine.

Trattamento

Molti pazienti con cisti ovariche semplici trovate incidentalmente a seguito di un esame ecografico non richiedono trattamento. In una paziente in post menopausa, una cisti ovarica semplice, persistente, ma inferiore a 5-7 cm di dimensione, in presenza di un valore normale di CA-125, può essere monitorata con esami ecografici seriali.

I contraccettivi orali proteggono contro il rischio di sviluppare cisti ovariche funzionali. D'altro canto in letteratura medica non vi è evidenza che le cisti funzionali regrediscano più velocemente se trattate con assunzione di estroprogestinici, rispetto ad un trattamento più conservativo e basato sull'osservazione.

Sebbene molti casi di cisti ovariche necessitino solo di attenta osservazione, alcuni casi richiedono l'intervento chirurgico. Questo può consistere nella rimozione della cisti, di una o di entrambe le ovaie. Ciò in particolare se la cisti è maggiore di 5-7 centimetri di diametro e sintomatica.

L'approccio chirurgico può essere eseguito con tecnica “a cielo aperto” (laparotomia) o con tecniche minimamente invasive (esempio la laparoscopia) comportanti solo alcune minime incisioni.

[8]Quest'ultimo approccio è in genere preferibile se si presume di trovarsi di fronte ad una cisti benigna e in genere in tutti i casi di cisti non particolarmente grandi.

In determinate situazioni si preferisce rimuovere interamente la cisti, mentre in caso di pazienti con un basso rischio di recidiva oppure di pazienti giovani e ancora fertili, la cisti può essere semplicemente drenata.[9][10] La rimozione di una cisti nella sua interezza può facilitare la valutazione anatomopatologica, ma in molti casi comporta l'asportazione dell'intero ovaio.

Note

  1. McDonald JM, Modesitt SC, The incidental postmenopausal adnexal mass [collegamento interrotto], in Clin Obstet Gynecol, vol. 49, n. 3, 2006, pp. 506–16, PMID 16885657. URL consultato il 19 marzo 2017.
  2. Bottomley C, Bourne T, Diagnosis and management of ovarian cyst accidents, in Best Pract Res Clin Obstet Gynaecol, vol. 23, n. 5, 2009, pp.

     711–24, DOI:10.1016/j.bpobgyn.2009.02.001, PMID 19299205. URL consultato il 19 marzo 2017.

  3. Schmeler KM, Mayo-Smith WW, Peipert JF, Weitzen S, Manuel MD, Gordinier ME, Adnexal masses in pregnancy: surgery compared with observation, in Obstet Gynecol, vol. 105, 5 Pt 1, 2005, pp. 1098–103, DOI:10.1097/01.AOG.0000157465.99639.e5, PMID 15863550.

    URL consultato il 19 marzo 2017.

  4. Mimoun C, Fritel X, Fauconnier A, Deffieux X, Dumont A, Huchon C, [Epidemiology of presumed benign ovarian tumors], in J Gynecol Obstet Biol Reprod (Paris), vol. 42, n. 8, 2013, pp. 722–9, DOI:10.1016/j.jgyn.2013.09.027, PMID 24210235. URL consultato il 19 marzo 2017.

  5. Ovarian Cysts Causes, Symptoms, Diagnosis, and Treatment, su eMedicineHealth.com.
  6. Levine D, Brown DL, Andreotti RF, Benacerraf B, Benson CB, Brewster WR, Coleman B, Depriest P, Doubilet PM, Goldstein SR, Hamper UM, Hecht JL, Horrow M, Hur HC, Marnach M, Patel MD, Platt LD, Puscheck E, Smith-Bindman R, Management of asymptomatic ovarian and other adnexal cysts imaged at US: Society of Radiologists in Ultrasound Consensus Conference Statement, in Radiology, vol. 256, n. 3, 2010, pp. 943–54, DOI:10.1148/radiol.10100213, PMID 20505067. URL consultato il 19 marzo 2017.
  7. Practice Bulletin No. 174: Evaluation and Management of Adnexal Masses, in Obstet Gynecol, vol. 128, n. 5, 2016, pp. e210–e226, DOI:10.1097/AOG.0000000000001768, PMID 27776072. URL consultato il 19 marzo 2017.
  8. Surgit O, Inegol Gumus I, Single-port Laparoscopic Total Hysterectomy and Bilateral Salpingo-oopherectomy Combined with Burch Colposuspension, in Acta Chir. Belg., vol. 114, n. 4, 2014, PMID 26021429. accesso richiede url (aiuto)
  9. Cho MJ, Kim DY, Kim SC, Ovarian Cyst Aspiration in the Neonate: Minimally Invasive Surgery, in J Pediatr Adolesc Gynecol, vol. 28, n. 5, 2015, pp. 348–53, DOI:10.1016/j.jpag.2014.10.003, PMID 26148782. URL consultato il 19 marzo 2017.
  10. Nohuz E, [How I do… the aspiration of an adnexal cyst without iterative needle punctures neither irrigation-aspiration device during a laparoscopy], in Gynecol Obstet Fertil, vol. 44, n. 1, 2016, pp. 63–6, DOI:10.1016/j.gyobfe.2015.11.001, PMID 26701109. URL consultato il 19 marzo 2017.

Voci correlate

  • Ascesso
  • Apparato genitale femminile
  • Cisti (medicina)
  • Nodulo (medicina)
  • Neoplasia
  • Sindrome dell'ovaio policistico

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Источник: https://it.wikipedia.org/wiki/Cisti_ovarica

Cisti ovariche: ecco quando è possibile non rimuoverle

Per le cisti ovariche semplici non serve la chirurgia

Di fatto, è corretto definirla una «sorveglianza attiva». Una volta rilevate, la maggior parte delle cisti ovariche, quelle semplici e sicuramente benigne, possono essere tenute sotto controllo senza rimuoverle chirurgicamente.

L'intervento sarà eventualmente realizzabile in futuro: se necessario, a seguito di un aumento di dimensioni della massa (ipotesi che si verifica in non più del cinque per cento dei casi).

Motivo per cui «una strategia di questo tipo, se l'ecografia è stata svolta accuratamente, non comporta alcun rischio per le donne», afferma Robert Fruscio, ginecologo dell'ospedale San Gerardo di Monza e principal investigator italiano di una ricerca apparsa sulle colonne della rivista The Lancet Oncology, dalle cui conclusioni si evince come molte donne oggi finiscano in sala operatoria anche quando non necessario. 

COSA SONO LE CISTI OVARICHE? 

Le cisti ovariche sono piuttosto comuni: si parla di una quota compresa tra il dieci e il venti per cento del totale delle malattie ginecologiche.

Si manifestano – essendo strettamente correlate alla struttura e alla funzionalità delle ovaie – con maggior frequenza in età fertile e sono perlopiù di natura benigna. Possono, cioè, essere eliminate nell'arco di un paio di cicli mestruali senza richiedere alcuna terapia.

Questo perché, nella maggior parte dei casi, sono dovute a semplici alterazioni della funzionalità dei follicoli, che sono i corpi sferici che contengono in fase di maturazione la cellula uovo, e dei corpi lutei normali.

Le cisti ovariche quasi mai provocano sintomi che, quando invece ci sono, corrispondono a un forte senso di fastidio, al dolore durante i rapporti sessuali e a irregolarità del ciclo mestruale (assenza, ciclo troppo abbondante, dolore).

La dieta per tenere a bada i dolori mestruali

QUASI SEMPRE BASTA IL MONITORAGGIO

I medici generalmente richiedono, per le donne con questi sintomi, l’esecuzione di una ecografia transvaginale, che è l’esame più appropriato per definire la benignità o la malignità della lesione.

Le cisti ovariche semplici non necessitano di rimozione chirurgica, dal momento che una grossa quota di esse si risolve spontaneamente o, comunque, non influisce sullo stato di salute della donna.

La ricerca, condotta da un gruppo internazionale arruolando quasi duemila donne con cisti ovariche seguite attraverso un regolare monitoraggio con ecografia transvaginale, ha dimostrato che, nei due anni successivi all'arruolamento dello studio, la cisti si è risolta spontaneamente nell’80 per cento dei casi. Il tasso di complicanze si è rivelato essere molto basso: inferiore all’uno per cento. «Avere dei dati rassicuranti per offrire a una donna il monitoraggio ecografico al posto di un intervento chirurgico vuol dire evitare potenziali complicanze di interventi che alla luce dei risultati di questo studio non sono necessari», aggiunge Fabio Landoni, direttore della clinica di ginecologia e ostetricia del presidio brianzolo. 

21-11-2012 QUANDO RICORRERE ALLA CHIRURGIA?

I numeri registrati, secondo i ricercatori, non giustificano il ricorso all’intervento chirurgico, che ha un tasso di complicanze, come la perforazione intestinale, che può verificarsi in una quota compresa tra 3 e 15 donne su 100.

Uno scenario dunque più probabile di quello che viene ipotizzato come possibile aggravamento di una cisti benigna, ovvero: la sua rottura, la torsione nell'ovaio e l'evoluzione in maligna.

L'intervento si rende invece necessario nel caso in cui si sospetti una malignità di una cisti di grosse dimensioni (con un diametro superiore ai cinque centimetri), sintomatica o comunque causa di preoccupazione per una donna.

L'asportazione avviene quasi sempre in laparoscopia, se la donna è in età fertile e non ha dunque terminato il proprio ciclo riproduttivo. Si risparmia dunque l'ovaio e si elimina soltanto la parte malata. 

Endometriosi e gravidanza: diventare mamma si può

CISTI DIFFERENTI

Secondo Taymaa May Amit Oza del Princess Margaret Cancer Center di Toronto (Canada), autori di un editoriale accompagnamento allo studio, «questo lavoro si concentra su un argomento cruciale che interessa molte donne e pone una sfida comune nella pratica clinica. La gestione conservativa dei tumori ovarici classificati come benigni tramite ecografia si conferma la scelta di elezione». Le cisti ovariche funzionali sono cosa diversa dalle cisti endometriosiche, che all'ecografia sono riconoscibili dal colore scuro (al loro interno è presente sangue). Diversa è anche la loro composizione, dal momento che gli endometriomi si formano a partire da cellule dell'endometrio (membrana mucosa dell'utero) che si trasferiscono in altre sedi (nelle tube o nelle ovaie) e danno origine a questi ammassi.

Источник: https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/articoli/ginecologia/cisti-ovariche-ecco-quando-e-possibile-non-rimuoverle

Cisti alle ovaie: cause, sintomi, cura

Per le cisti ovariche semplici non serve la chirurgia

A partire dalla comparsa del primo ciclo mestruale si consiglia caldamente alle donne di effettuare visite di controllo ginecologiche periodiche.

In effetti, alcune patologie di natura vaginale e ovarica risultano asintomatiche, soprattutto in una loro fase embrionale, e solo attraverso controlli accurati è possibile individuarle e intervenire, dove necessario.

È il caso delle cisti alle ovaie.

Non si hanno a disposizione stime accurate, ma si calcola in media una incidenza tra il 4% e il 9%, con una prevalenza del 7% circa sia nelle donne in età fertile che in menopausa.

La comparsa di una o più cisti ovariche, scoperte magari durante una semplice visita di controllo, genera non poca ansia nelle donne, perché potrebbe trattarsi di una formazione tumorale.

Per fortuna, nella maggior parte dei casi si tratta di formazioni benigne, che possono assorbirsi in modo autonomo o richiedere un trattamento specifico.

Vediamo insieme cosa sono le cisti alle ovaie, come si formano e come si curano.

Cosa sono le cisti alle ovaie

Le cisti alle ovaie sono formazioni prevalentemente fluide, a parete propria, che si sviluppano nell’ovaio ma che non fanno parte della normale struttura ovarica.

Cosa vuol dire?

Che le cisti ovariche sono come delle piccole sacche, generate dall’attività stessa delle ovaie, prevalentemente in età fertile, periodo durante il quale l’ovaio è ancora in attività, ma non solo.

Durante il processo di ovulazione si genera un follicolo che, in assenza di una fecondazione, viene riassorbito dall’ovaio consentendo la ripresa del ciclo mestruale.

Può capitare che questi follicoli non vengano riassorbiti subito, dando vita alle cisti alle ovaie, le cosiddette cisti follicolari.

In alcuni casi, dopo l’ovulazione, il corpo luteo – che, come il follicolo, solitamente scompare se non viene fecondato – si riempie di liquido a seguito di una gravidanza.

In questi casi si parla di Ciste di Corpo Luteo. Anch’essa, nella maggior parte dei casi, si assorbe e scompare da sola.

Le cisti alle ovaie si dividono in due categorie: funzionali e organiche.

Approfondiamo insieme.

Cisti alle ovaie funzionali

Le cisti alle ovaie definite funzionali sono legate alla funzionalità ciclica ovarica e spesso si collegano a disturbi del ciclo ovulatorio e ad alterazioni ormonali.

Sono tipiche dell’età fertile, come accennato prima, generalmente regrediscono in modo spontaneo in 2-3 mesi. 

Ecco perché, in questi casi, i ginecologi preferiscono attendere un paio di mesi per un nuovo controllo prima di avviare un eventuale percorso terapeutico.

Raramente superano i 7 cm di diametro, e spesso comportano irregolarità mestruali, uno dei principali sintomi a rappresentare un campanello d’allarme per le donne.

Per quanto diffusa, la formazione di cisti alle ovaie di tipo funzionale resta un fenomeno occasionale, e nell’80% dei casi non richiede un intervento chirurgico per la loro rimozione. 

La diagnosi viene effettuata, per lo più, tramite visita ecografica.

Cisti alle ovaie organiche

Le cisti alle ovaie definite organiche derivano per lo più da alterazioni istologiche più o meno complesse e si classificano sulla base della loro natura ed origine istologica.

La loro formazione non dipende, quindi, dal naturale funzionamento delle ovaie e dalla produzione di follicoli.

In questi casi si pone il problema della diagnosi e della prevenzione del carcinoma ovarico, insomma del tumore alle ovaie.

Nella fase diagnostica si tende ad associare alla visita ecografica anche l’analisi del sangue tramite l’impiego di specifici markers tumorali.

A differenza delle cisti funzionali, le cisti ovariche organiche non regrediscono spontaneamente e non sono trattabili con la classica pillola contraccettiva o con terapie ormonali, rendendo più probabile l’intervento chirurgico.

Le cisti alle ovaie organiche possono evolvere in tumori maligni, ecco perché si pone una attenzione maggiore alla fase di monitoraggio rispetto alle cisti funzionali.

Cisti alle ovaie: principali sintomi 

Le cisti alle ovaie possono essere asintomatiche, soprattutto se di dimensioni molto ridotte.

In alcuni casi, però, presentano alcuni sintomi:

  • Dolore pelvico, di intensità variabile a seconda della natura della cisti
  • Fastidio
  • Dolore durante i rapporti sessuali
  • Ritardi e scompensi del ciclo mestruale
  • Dolori addominali
  • Disturbi intestinali
  • Giramenti di testa
  • Vomito

In ogni caso è bene rivolgersi subito al proprio ginecologo per una visita di controllo che consenta una corretta diagnosi.

Come si curano le cisti alle ovaie

Il trattamento delle cisti alle ovaie varia a seconda della loro natura, dimensione, delle condizioni di salute della paziente, dall’età della stessa e dei sintomi accusati.

Abbiamo spiegato che le cisti ovariche funzionali tendono a regredire in modo spontaneo, riassorbendosi senza disagi per le donne.

Laddove non dovesse accadere, si procede con una terapia farmacologica o, in casi più gravi, con l’intervento chirurgico.

Generalmente, la terapia comprende l’assunzione di una pillola contraccettiva, efficace però solo nel trattamento delle cisti funzionali, non in quelle organiche.

In alcuni casi è necessario ricorrere a cure ormonali mirate, che variano da caso a caso.

Se la cisti cresce di dimensioni o si individua una sua malignità, si procede per via chirurgica, attraverso due modalità, una meno invasiva – laparoscopia – e una tradizionale – laparotomia.

Solitamente quando la donna è ancora in età fertile si cerca di evitare interventi molto invasivi, optando per la prima modalità.

Per le donne in menopausa, invece, più esposte quindi alla formazione di cisti organiche (le cisti funzionali si generano solo in presenza di ciclo mestruale e ovulazione), e potenzialmente più pericolose e difficili da trattare, si effettua un intervento in laparotomia.

In ogni caso, il modo migliore per affrontare il problema è non sottovalutarlo, effettuando visite periodiche dal proprio ginecologo e facendo molta attenzione ad ogni sintomo, anche se lieve.

Источник: https://www.fasda.it/cisti-alle-ovaie/

Cisti alle ovaie – Humanitas Medical Care

Per le cisti ovariche semplici non serve la chirurgia

Le cisti ovariche sono delle neoformazioni che si formano a livello delle ovaie, gli organi ove sono contenuti e maturano i gameti femminili (ovociti), situate al lato dell’utero e in relazione con esso tramite le tube.

La formazione di cisti ovariche è un fenomeno molto comune, che di solito non ha nemmeno una connotazione patologica, dato che è legata al funzionamento delle ovaie. Si parla perciò di cisti funzionali che, in genere, si riassorbono spontaneamente.

Le cisti funzionali, nella gran parte dei casi non provocano alcun problema alla donna, anche se di grosse dimensioni, e di solito sono indolori e spariscono con l’inizio del ciclo mestruale.

In casi non comuni possono rompersi e provocare dolore o complicazioni emorragiche, richiedendo un trattamento appropriato, certe volte di tipo chirurgico.

Una condizione differente è al contrario la sindrome dell'ovaio policistico. In questo caso, l’ovaio non manifesta una vera e propria cisti, ma soltanto una quantità di strutture follicolari (e perciò di ovociti) superiore alla media, con strascichi sulla regolarità del ciclo mestruale.

Che cosa sono le cisti alle ovaie?

Le ovaie sono ghiandole che vengono interessate da una ciclica e intensa attività di produzione di ovociti, correlata alla vita riproduttiva della donna e sottoposta agli effetti degli ormoni sessuali che influenzano la produzione e maturazione dei follicoli.

La gran parte delle cisti che si formano all'interno delle ovaie sono legate in effetti a questa attività di produzione e maturazione follicolare.

Poiché sono determinate dalla funzione dell’ovaio, vengono chiamate cisti funzionali e suddivise in: cisti follicolari o luteiniche a seconda della fase del ciclo mestruale in cui si sviluppano.

Ci sono anche cisti che non hanno una correlazione diretta col ciclo mestruale, ma che sono invece delle neoformazioni dell’ovaio. Questa categoria comprende le cisti endometriosiche, i cistoadenomi sierosi o mucinosi e le cisti dermoidi.

Quali sono le cause delle cisti alle ovaie?

Le cisti funzionali sono determinate dalla crescita abnorme di un follicolo. I follicoli ovarici hanno una struttura affine ad una cisti.

Crescono e maturano rilasciando ogni mese l'ovulo maturo per la fecondazione.

A volte un follicolo può continuare a svilupparsi, accumulando liquido al suo interno, e creando in tal modo una cisti che, di solito, si riassorbe nel giro di qualche settimana.

Gli endometriomi sono cisti provocate dalla presenza di tessuto endometriale (il tessuto che di solito si trova all’interno della cavità uterina) in sedi “anomale”, cioè differenti da quella fisiologica. La sede ovarica è quella in cui più spesso si presenta una cisti endometriosica.

La cisti endometriosica contiene sangue mestruale, prodotto dalle cellule endometriali, che si comportano come se fossero nella loro sede naturale, l’utero. Queste cisti vengono chiamate anche cisti “cioccolato” per la colorazione del loro contenuto ematico.

Le dimensioni possono variare da pochi millimetri per arrivare anche a 10 centimetri e possono essere monolaterali o bilaterali.

Il cistoadenoma è un ulteriore tipologia di cisti che si forma sul tessuto ovarico: può essere colma di muco (cistoma mucinoso) o siero (cistoma sieroso). La cisti dermoide (o teratoma cistico maturo) è una formazione cistica che deriva dall’embrione e che, in aggiunta al  sebo, può contenere anche altri tessuti, quali capelli, denti, frammenti di tiroide, ossa.

Quali sono i sintomi delle cisti alle ovaie?

Le cisti ovariche benigne di solito non provocano sintomi e in genere sono destinate a risolversi spontaneamente. Eppure, se la cisti continua a ingrandirsi o se è una cisti di tipo endometriosico, si possono presentare vari sintomi che comprendono:

  • Dolore o senso di pressione sulle pelvi, che si aggrava nel periodo del ciclo mestruale.
  • Dolore nel corso di rapporti sessuali (dispareunia).
  • Minzione frequente, a causa della pressione della cisti sulla vescica.
  • Dolore o disagi intestinali.
  • Febbre
  • Aumento di volume dell’addome

In certi casi le cisti, più comunemente le cisti dermoidi o i cistoadenomi, possono torcersi, provocando una condizione di dolore intenso che può necessitare di un intervento chirurgico immediato.

Certe volte (in genere quando si tratta di cisti endometriosiche) possono interagire con la possibilità di avere una gravidanza o con l’evolversi della gravidanza stessa.

Per finire, una cisti può rompersi, provocando dolore intenso ed emorragie nella cavità peritoneale, o può subire un’infezione con consequenziale febbre, dolore addominale e alterazioni dell’alvo (diarrea). La gran parte delle cisti ovariche è benigna ma, in particolare passati i 40 anni e in età post-menopausale, le cisti possono essere di natura tumorale maligna o borderline.

Come prevenire le cisti alle ovaie?

La prevenzione delle cisti ovariche si effettua effettuando periodicamente delle visite ginecologiche di controllo.

È necessario effettuare una visita specialistica con controllo ecografico, se si hanno dei sintomi di recente insorgenza, quali dolori pelvici, irregolarità del ciclo mestruale o incremento di volume dell’addome.

L’uso della pillola anticoncezionale consente una riduzione del rischio di sviluppare una cisti ovarica.

Trattamenti

Le cisti ovariche sono generalmente indolori e inoffensive. Le cisti funzionali, le più comuni, sono destinate a riassorbirsi entro uno-due cicli mestruali. Se gli esami rilevano la presenza di una cisti di natura benigna, ed essa è asintomatica, occorre solamente attuare un monitoraggio ecografico regolare, per valutare aspetto e dimensioni della neoformazione.

In certi casi, lo specialista può prescrivere un contraccettivo orale che consente il riassorbimento o la riduzione di volume della cisti, diminuendo il rischio che se ne  formino altre e lo sviluppo di un cancro ovarico.

L’intervento chirurgico può essere necessario se le cisti tendono ad incrementare di volume o manifestano un cambiamento della loro morfologia, che può far ipotizzare la natura maligna o borderline della formazione.

Può risultare necessario anche nel caso in cui la presenza della cisti si accompagna a dolore alle pelvi o all’infertilità.

L’intervento chirurgico può includere la sola asportazione della cisti, o dell’intero ovaio, in base alla natura della cisti, alle sue dimensioni e all’età del soggetto.

In presenza di cisti ovariche maligne può inoltre essere necessario rimuovere l’utero e l’ovaio contro laterale.

Disclaimer

Le informazioni riportate sono da intendersi come indicazioni generiche e non sostituiscono in alcuna maniera il parere dello specialista.

Источник: https://www.humanitas-care.it/malattie/cisti-alle-ovaie/

Gravidanza
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