Papà geloso del figlio: perchè accade e come cambia la coppia dopo il parto

Attaccamento padre-figlio: come costruirlo

Papà geloso del figlio: perchè accade e come cambia la coppia dopo il parto

Per i padri calarsi da subito nel nuovo ruolo non è sempre facile. Ecco consigli e strumenti per sentirsi coinvolti nell’attesa e nel primo anno di vita del bebè

Come costruire un buon attaccamento padre figlio

Chi sta per diventare padre o lo è da poco tempo sa che calarsi da subito nel nuovo ruolo non è facile. Il libro I miei primi passi da papà di Gilles Vaquier de Labaume (ed.

Red, 2020) offre utili consigli e strumenti per sentirsi coinvolti nell'attesa e nel primo anno di vita del bambino, un periodo che fino a non molto tempo fa era appannaggio quasi esclusivo del ruolo materno.

Creare con il proprio figlio un legame speciale a partire dai primi mesi tra pannolini, bagnetti, biberon e ninne-nanne ed essere di supporto alla propria compagna è possibile: vediamo alcuni spunti pratici tratti dal volume.

L’evoluzione della figura paterna

Appare evidente che oggigiorno i padri non siano più quelle figure autoritarie, severe e distanti di un tempo.

Forse, però, faticano ancora a ridefinire bene il loro ruolo: se da una parte infatti tendono generalmente ad abdicare al loro tradizionale ruolo normativo (che, seppur monodimensionale, rappresentava tuttavia il loro contributo all'educazione familiare), dall'altra non tutti sono pronti ad incarnare tenerezza, condivisione ed empatia. Un po' per incapacità, un po' per mancanza di strumenti, molti padri sono considerati al massimo come aiutanti delle madri, i soggetti principali dell'accudimento dei figli. Per far sì che questo passaggio obbligato verso il ristabilimento di un equilibrio tra le funzioni paterne e materne sia il più breve possibile, è importante chiedersi che padre si vuole essere e partecipare attivamente alla crescita del loro figlio.

Il nuovo ruolo del papà

I papà possono assumere almeno tre funzioni fondamentali nella crescita del proprio figlio.

  1. La figura di attaccamento.

    Accanto alle mamme, i padri possono rappresentare quello che nella pedagogia positiva indica la persona con cui il bambino stabilisce una relazione forte, che si occupa di lui e gli permette di crescere sviluppando capacità e autostima. È un legame necessario allo sviluppo psicologico, fisico ed affettivo del bambino, alle sue competenze emotive, intellettuali e sociali.

  2. Un riferimento stabile e affidabile. I bambini hanno bisogno di una guida per partire alla scoperta di se stessi, degli altri e del mondo: un luogo sicuro cui potersi rivolgere nei momenti belli ma anche in quelli difficili.

  3. Il terzo separatore. In psicologia la figura del padre è la terza persona che interviene nella relazione madre-figlio impedendo così che diventi simbiotica. Scoprire che la mamma non è tutta per lui è frustrante per il piccolo, ma necessaria per la sua crescita perché dà il via al suo processo di differenziazione e di identificazione.

    In pratica, il padre al contrario della madre deve “conquistarsi” un posto nella vita del bambino. E far capire al figlio che c'è un “noi” ad occuparsi di lui offre un aiuto fondamentale anche alla compagna, sia per alleggerire la responsabilità sia per prevenirne l'eventuale tendenza a totalizzare il suo rapporto con il figlio.

5 consigli per diventare una figura di riferimento per vostro figlio

  1. Moltiplicate le interazioni con vostro figlio. Essere presenti fin dai primi momenti di vita del bimbo alimenta il legame e vi rende importanti per lui.

  2. Non usate violenza o minacce.

    Con il termine “violenza educativa ordinaria” (VEO) ci si riferisce a uno stile educativo basato su punizioni corporali, minacce e urla, che riproducono vecchi schemi deleteri e inefficaci: da un lato perché possono minare alla base la relazione di attaccamento con vostro figlio, dall'altro perché vi costringerà a ricorrere a minacce e punizioni di portata sempre maggiore.

  3. Stabilite regole coerenti e chiare. Il quadro ambientale in cui si muove il bambino deve essere normato in modo chiaro per risultare per lui rassicurante: ripetete senza sosta quali siano i limiti e rendeteli semplici. Non potete rimproverarli per l'infrazione di regole mai esplicitate o variabili a seconda dei contesti.

  4. Siate rispettosi e date l'esempio.

    “Più sarai severo, più tuo figlio crescerà forte di carattere” è una falsità: rispettatelo in quanto persona e esercitate autocontrollo in primis con i membri della vostra famiglia. Date l'esempio dicendo “smetti di gridare” senza urlare, per mostrar loro che la regola che gli chiedete l'avete interiorizzata.

  5. Mettetevi nei loro panni. I “capricci” non esistono, è solo il modo degli adulti per sminuire le espressioni dei bambini che paiono ingiustificate e sgradevoli.

    Invece se imparassimo ad ascoltarli, saremmo a nostra volta ascoltati perché ci accorgeremmo che i piccoli tentano di esprimere dei bisogni.

    Sapremmo così rispondervi, invece di lanciarci in sermoni che spesso non centrano il punto o persino soffocando con l'imposizione le loro rimostranze. Soddisfare i bisogni dei bambini, quelli veri, non equivale a viziarli bensì a renderli più indipendenti.

La gravidanza e la nascita

La coppia è il vero motore della famiglia, per cui dedicate tempo alla vostra vita a due.

Questo anche durante la gravidanza e appena dopo la nascita di vostro figlio, momenti chiave in cui la vostra compagna ha particolarmente bisogno di sostegno, sia sul piano emotivo (le preoccupazioni, il corpo che cambia, gli ormoni) sia sul piano pratico per alleggerire la fatica quotidiana. Dunque fate squadra, parlate insieme del progetto comune di famiglia, condividete il travaglio e il parto. E mantenete sempre viva l'intesa sessuale.

Quando finalmente arriva il piccolo, niziate a creare un legame con vostro figlio seguendo questi consigli:

  • Comunicate con il bambino. Non aspettate il giorno del parto, ma cominciate quando vostro figlio è nella pancia: le capacità sensoriali del feto si sviluppano dalla settima settimana a partire dal tatto, poi dai 5-6 mesi è in grado di percepire i suoni. E allora stimolatelo con carezze, movimenti, pressioni ma anche canzoncine, filastrocche, storie e musica.
  • Partecipate alle visite di controllo. È un modo non solo per essere a disposizione della vostra compagna, ma anche un'occasione per “incontrare” e conoscere meglio vostro figlio.
  • Preparate la cameretta. Abbellire la casa e rendere più sicuri e a misura di bambino gli spazi è un modo per alimentare l'attesa di vostro figlio e, indirettamente, iniziare a prendersene cura.
  • Il maternage. Appena nato, cominciate subito ad accudire vostro figlio: fategli il primo bagnetto, imparate a manipolarlo nel modo giusto e abituatevi a praticare il maternage, ovvero un lungo contatto fisico con il neonato. Per rassicurarlo e accompagnarlo nei primi mesi di vita, ricchi di stimoli sconosciuti, tenetelo in braccio, toccatelo, guardatelo, sorridetegli;. Non dimenticatevi di parlargli, spiegategli cosa sta succedendo in ogni momento della giornata.
  • Il contatto pelle-a-pelle. Per costruire un'intimità con il piccolo, appoggiatelo nudo su di voi, petto contro petto: è una pratica che favorisce la produzione di ossitocina (l'ormone “dell'amore”) sia nel bambino che nel genitore e gli permette di familiarizzare con il vostro odore e il vostro battito cardiaco.
  • Alleviate il baby clash. La crisi del periodo postnatale, causata dalle molte tensioni e cambiamenti che la coppia deve affrontare con l'arrivo di un bebè, è un momento delicato. La vostra compagna è stanca, ma allo stesso tempo non può demandare a voi alcune funzioni. Siate di supporto nelle faccende pratiche ma anche incoraggianti sul piano emotivo e invitatela a prendersi dei momenti di svago.
  • Baby blues e depressione post-partum. Un partner affettuoso e attento può sostenere un eventuale baby blues della compagna (una malinconia transitoria postnatale dovuta al crollo degli ormoni) e prevenire il manifestarsi di sintomi più seri dovuti ad una generale sensazione di sopraffazione rispetto alle molte nuove incombenze genitoriali.
  • Attenzione al papà blues. Proprio perché gli uomini tendono a tenere per sé le proprie emozioni, è importante che vigilino anche sul loro stato d'animo postnatale: esiste infatti anche un contraccolpo psicologico maschile, che si manifesta in stanchezza, preoccupazione per il futuro e perdita di sicurezze. E se non sentite alcun “istinto paterno” è normale: va costruito.

La crescita e la scoperta di vostro figlio

La coppia è il vero motore della famiglia, per cui dedicate tempo alla vostra vita a due.

Questo anche durante la gravidanza e appena dopo la nascita di vostro figlio, momenti chiave in cui la vostra compagna ha particolarmente bisogno di sostegno, sia sul piano emotivo (le preoccupazioni, il corpo che cambia, gli ormoni) sia sul piano pratico per alleggerire la fatica quotidiana. Dunque fate squadra, parlate insieme del progetto comune di famiglia, condividete il travaglio e il parto. E mantenete sempre viva l'intesa sessuale.

Quando finalmente arriva il piccolo, niziate a creare un legame con vostro figlio seguendo questi consigli:

  • Comunicate con il bambino. Non aspettate il giorno del parto, ma cominciate quando vostro figlio è nella pancia: le capacità sensoriali del feto si sviluppano dalla settima settimana a partire dal tatto, poi dai 5-6 mesi è in grado di percepire i suoni. E allora stimolatelo con carezze, movimenti, pressioni ma anche canzoncine, filastrocche, storie e musica.
  • Partecipate alle visite di controllo. È un modo non solo per essere a disposizione della vostra compagna, ma anche un'occasione per “incontrare” e conoscere meglio vostro figlio.
  • Preparate la cameretta. Abbellire la casa e rendere più sicuri e a misura di bambino gli spazi è un modo per alimentare l'attesa di vostro figlio e, indirettamente, iniziare a prendersene cura.
  • Il maternage. Appena nato, cominciate subito ad accudire vostro figlio: fategli il primo bagnetto, imparate a manipolarlo nel modo giusto e abituatevi a praticare il maternage, ovvero un lungo contatto fisico con il neonato. Per rassicurarlo e accompagnarlo nei primi mesi di vita, ricchi di stimoli sconosciuti, tenetelo in braccio, toccatelo, guardatelo, sorridetegli;. Non dimenticatevi di parlargli, spiegategli cosa sta succedendo in ogni momento della giornata.
  • Il contatto pelle-a-pelle. Per costruire un'intimità con il piccolo, appoggiatelo nudo su di voi, petto contro petto: è una pratica che favorisce la produzione di ossitocina (l'ormone “dell'amore”) sia nel bambino che nel genitore e gli permette di familiarizzare con il vostro odore e il vostro battito cardiaco.
  • Alleviate il baby clash. La crisi del periodo postnatale, causata dalle molte tensioni e cambiamenti che la coppia deve affrontare con l'arrivo di un bebè, è un momento delicato. La vostra compagna è stanca, ma allo stesso tempo non può demandare a voi alcune funzioni. Siate di supporto nelle faccende pratiche ma anche incoraggianti sul piano emotivo e invitatela a prendersi dei momenti di svago.
  • Baby blues e depressione post-partum. Un partner affettuoso e attento può sostenere un eventuale baby blues della compagna (una malinconia transitoria postnatale dovuta al crollo degli ormoni) e prevenire il manifestarsi di sintomi più seri dovuti ad una generale sensazione di sopraffazione rispetto alle molte nuove incombenze genitoriali.
  • Attenzione al papà blues. Proprio perché gli uomini tendono a tenere per sé le proprie emozioni, è importante che vigilino anche sul loro stato d'animo postnatale: esiste infatti anche un contraccolpo psicologico maschile, che si manifesta in stanchezza, preoccupazione per il futuro e perdita di sicurezze. E se non sentite alcun “istinto paterno” è normale: va costruito.

Источник: https://www.nostrofiglio.it/famiglia/papa/attaccamento-padre-figlio

DEPRESSIONE POST-PARTO PATERNA: SEGNALI, CAUSE E STRATEGIE

Papà geloso del figlio: perchè accade e come cambia la coppia dopo il parto

La nascita di un bambino può diventare un vero e proprio banco di prova per la coppia costretta a passare “dal letto della passione al nido delle coccole”; transizione che richiede di fare spazio al bebè in arrivo e trovare un nuovo equilibrio.

Diversi studi riportano che il 20% dei neopadri non sperimentano un attaccamento immediato verso il bambino. Alcuni si rendono realmente conto del loro nuovo ruolo solo dopo qualche tempo la sua nascita, ma questo non è affatto un evento insolito.

In quanto donna, il fatto che porti dentro di te il bambino, lo senti muovere, vedi il tuo corpo cambiare e ti assumi la responsabilità di sottoporti ad una serie di esami medici, ti è d’aiutoper entrare nel ruolo di mamma ben prima che nasca il tuo bambino. Certo ci sono uomini che sono entusiasti e interessati fin dall’inizio, ma non deve essere considerato un fatto così automatico.

Per tale motivo il futuro papà dovrebbe essere coinvolto nelle varie tappe e appuntamenti che portano alla nascita di vostro figlio. Così potrai permettere che anche lui si costruisca e viva una sua gravidanza, questo aiuta la prevenzione dello stress prima e dopo il parto da cui può scaturire una forma depressiva vera e propria.

PERCHÉ ACCADE?

Qui di seguito troverai alcune delle principali motivazioni che portano il papà alla depressione. Nell’esperienza familiare possono essere presenti uno o più di questi punti.

  • Confronto tra la nuova situazione e quella precedente. Nella coppia prima c’era affinità, passionalità, soddisfazione. Il nuovo arrivato porta a dei cambiamenti che implicano l’incrinarsi di questa intesa. Le attenzioni concentrate sul neonato e il fisiologico calo del desiderio sessuale che puoi provare, contribuiscono a far sentire il tuo compagno solo e disorientato dalla nuova situazione.
  • Precedenti difficoltà di coppia mai affrontate e risolte. Se anche prima della nascita del figlio c’erano problematiche di relazione, l’arrivo del bambino nel 99% dei casi può solo peggiorare la situazione, portando entrambi a vivere tutte le nuove incombenze in modo estremamente conflittuale e vi predispone alla separazione.
  • Esclusione del partner dalla cura del bambino. Essere gelosa e molto in asia per il bambino, tanto da non permettere al papà di accudirlo, non è mai una buona scelta, nemmeno se l’uomo fosse realmente insicuro e impacciato. Critiche ed esclusione non fanno migliorare le abilità di nessuno!
  • Rapporto problematico con il proprio padre. Un uomo che diventa papà si confronta con il suo vissuto di figlio nei confronti del proprio padre. La nascita del suo bambino, in particolare il primogenito, fa affiorare le emozioni legate a quel rapporto. Ha bisogno di recuperare l’esempio di “come si fa il papà” più importante per lui. Se il modello nella sua testa è di un rapporto problematico o del tutto assente, può fargli vivere con ansia, inadeguatezza e conflittualità l’arrivo del bambino.
  • Vissuti di abbandono e deprivazione emotiva durante l’infanzia. Il neopapà potrebbe avere avuto un’infanzia segnata da esperienze di solitudine e abbandono, magari a causa di lutti importanti o dell’assenza fisica e/o emotiva dei genitori. Vi sono alte possibilità che sviluppi un costante timore di perdere le persone importanti. Perciò, quando l’uomo vede la compagna concentrare la maggior parte delle sue attenzioni sul bebè, può risvegliarsi l’antica paura di perdita e abbandono, con i conseguenti vissuti depressivi. Si tratta di un meccanismo automatico che lascia l’uomo impotente di vivere la situazione in modo differente anche se razionalmente lo vorrebbe più di qualsiasi altra cosa.
  • Depressione post parto della compagna. Già perché non siamo indipendenti l’uno dall’altro e in alcuni casi il disagio della madre, se trascurato, prolungato e serio, può portare lo stesso partner a entrare nella spirale di paure, senso di incapacità e malinconia. Ma l’influenza funziona anche in senso contrario, tanto che oggi parliamo di depressione post parto di coppia. È come se i partner si facessero da specchio l’un l’altro e può accadere che solo dopo l’esordio del disagio nell’uomo, la donna trovi la spinta per riconoscere la sua depressione e prendersene cura.

SEGNALI A CUI PRESTARE ATTENZIONE

I sintomi della presenza più o meno marcata del disagio possono essere:

  • malesseri generici, cefalee, dolori gastrointestinali,
  • affaticamento e/o disturbi del sonno,
  • perdita di appetito,
  • impotenza psicologica e sessuale,
  • senso di inadeguatezza e inutilità,
  • stato d’animo triste o depresso,
  • perdita di interesse per le attività solitamente amate,
  • irritabilità e senso di oppressione.

COSA SI PUÒ FARE?

Suggerimenti per lui:

  • Ricordati che la tua compagna non ha perso la voglia di essere donna e di avere un uomo accanto a sé anche se ora è mamma.
  • Tieni a mente che potrete tornare ad avere più tempo per voi man mano che vostro figlio crescerà e sarete meno assorbiti dalle sue esigenze.
  • Se avessi l’impressione che la tua compagna ti escluda dalla cura di vostro figlio, parlale e falle capire con delicatezza che per te è importante aiutarla e partecipare attivamente alla crescita del bambino fin da subito.
  • Interessati a come puoi accudire tuo figlio, un bambino ha bisogno di avere un padre oltre che di una madre.
  • Scriviti su un post-it questa frase: “Sentirmi goffo e inadeguato all’inizio di una nuova faticosa avventura non è un reato di cui sentirmi in colpa, ma è più che naturale! Posso chiedere aiuto alla mia compagna e raccontale questi vissuti.”
  • Altro post-it “provare sentimenti ambivalenti verso mio figlio, come gioia, orgoglio, tristezza e rabbia è del tutto normale!”
  • Cerca con la tua compagna di diventare genitori complici! Siccome nessuno è nato imparato può essere che anche lei abbia a volte dentro di sé sensazioni simili alle tue…condividetele!

Se nonostante tutto, avverti che c’è una parte in te che non riesce a reagire, ti senti inadeguato, disinteressato o arrabbiato, fatichi a integrarti trovando un tuo posto nel nuovo nido, devi correre ai ripari! Parlane con la tua compagna, ma non pretendere che sia lei a farti da terapeuta e a risolvere il problema, non è compito suo!

Dentro te ci sono dinamiche emotive di cui lei non è responsabile e ci sono meccanismi relazionali tra di voi che magari sfuggono a entrambi.

Chiedete aiuto ad un terapeuta di coppia! Laterapia di gruppo in questa situazione è consigliata, scoprire di non essere l’unico padre e l’unica coppia ad attraversare questi disagi può essere molto d’aiuto (per i dettagli ti rimando alla lettura dell’altro articolo sul tema nel sito).

Suggerimenti per lei:

  • Coinvolgerlo durante la gravidanza e dopo il parto nell’accudimento del bambino
  • Apprezzare ciò che fa con il figlio, non criticarlo in continuazione per come fa o non fa qualcosa incrementando la sua incompetenza. A vostro figlio non è utile avere un padre che si sente inadeguato ogni volta che ha a che fare con lui!
  • Fargli capire quanto è preziosa la sua presenza e supporto
  • Impegnati a mantenere dei piccoli spazi di coppia, anche solo per una chiacchierata da soli per guardarsi negli occhi come uomo e donna raccontandosi come si sta
  • Appena te la senti riprendete a fare l’amore
  • Manifesta il tuo dispiacere per aver perso molti spazi dedicati a voi due come coppia
  • Chiediti come ti senti e come stai vivendo tula maternità con tutti gli aspetti che questa comporta
  • Condividi con lui le tue difficoltà sia pratiche che emotive, senza dare per scontato che le intuisca da solo, questo favorisce il mantenimento del legame.

Se hai l’impressione che, nonostante adotti le strategie e gli atteggiamenti sopra elencati, da più di qualche settimana lui si sia eclissato, sia spesso a disagio, di umore nero, si rifiuti di stare con il bambino, insomma che si sia come “spento” o sia spesso nervoso, è necessario che tu gli parli e vi rivolgiate ad un terapeuta di coppia. Non fare l’eroina e pensare di poterlo aiutare da sola!

Ci sono esperienze e vissuti emotivi che appartengono al tuo partner e di cui tu non puoi farti carico e magari avete instaurato delle dinamiche relazionali disfunzionali di cui non siete consapevoli.

Questa situazione va compresa e affrontata il più presto possibile. Non può valere il principio per cui l’importante è che stia bene la donna. Oltre alla salute individuale, questa forma di depressione mette a rischio la coppia e la famiglia stessa perchè:

  • L’uomo ha l’esigenza di vivere anche il piacere dell’esperienza di essere padre
  • Il bambino e il padre hanno il bisogno di stabilire una relazione significativa ed evolutiva per entrambi
  • La donna ha la necessità di avere accanto a sé un compagno che la sostenga e che partecipi significativamente alla crescita del figlio
  • Il padre e la madre restano anche un uomo e una donna che hanno l’esigenza di mantenere vivo il loro legame indipendentemente dai figli

Uno stato depressivo del tuo compagno, se non preso con la dovuta serietà, andrà a ostacolare tutto questo.

Attenzione! Non il semplice presentarsi del disagio avrà risultati negativi, ma il sottovalutarlo per lungo tempo potrà instaurare un circolo vizioso che porta i neogenitori a rimpallarsi colpe e critiche.

La depressione paterna non è una vergogna, ammettere di essere in difficoltà non è una debolezza, ma una normale reazione umana difronte a qualcosa di nuovo e difficile. Parlarne è un atto di coraggio che merita di essere ascoltato!

Comprendere ed accettare cosa significa essere genitori vuol dire riconoscere anche vissuti difficili come insoddisfazione, tristezza, insicurezza, anche se ciò implica andare contro la visione convenzionale della genitorialità.

La depressione potete affrontarla, potrete ritrovare la serenità che meritate e una nuova consapevolezza come coppia e come famiglia!

Источник: https://pianetafemminile.com/2018/01/12/depressione-post-parto-paterna-segnali-cause-strategie/

Sesso dopo il parto: perché cambiano gli equilibri?

Papà geloso del figlio: perchè accade e come cambia la coppia dopo il parto

Aspettare un bambino, diventare genitori, sono eventi carichi di timori, aspettative e nuove sensazioni per la coppia. Nella donna avvengono una serie di cambiamenti fisiologici preparatori, sia fisici sia psicologici,  per l’ingresso in una nuova fase della vita.

Allo stesso modo il partner, che ha il limite di non vivere nel proprio corpo queste trasformazioni, si prepara ad affrontare un importante cambiamento.

Anche la vita sessuale va incontro a una serie di adattamenti e nuove scoperte che, se vissute con curiosità e serenità, rappresentano un nuovo spazio da esplorare e un arricchimento per la coppia e per i nuovi equilibri. 

Rapporti sessuali dopo il parto

La paura che la frequenza dei rapporti sessuali dopo il parto diminuisca all’interno della coppia rappresenta una delle preoccupazioni più diffuse tra le donne.

A tal proposito va sottolineato che sono pochi gli studi che indagano la sessualità nella coppia, molti dei quali si focalizzano quasi esclusivamente sulla donna.

[1] Ciò che emerge in modo abbastanza frequente dai dati a disposizione è la mancanza di supporto fornita da figure professionali esperte in materia e la necessità di implementare e migliorare il supporto alle donne e alle coppie in generale anche durante la gravidanza. 

SPECIALE

Gravidanza e parto

Una serie di risposte ai numerosi dubbi e domande di chi sta per diventare genitore

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Lo stato di gravidanza crea una condizione psicofisica favorevole a un arricchimento della sessualità: l’aumento degli ormoni in circolo, la presenza delle endorfine, l’abbassamento della soglia sensoriale, una maggiore irrorazione sanguigna nei genitali, l’aumento di volume e di reattività uterina, sono tutti fattori che consentono di godere profondamente del proprio corpo forse più che in ogni altro momento della vita. Eppure il vissuto delle donne in relazione alla sessualità in gravidanza è spesso influenzato da fattori socio-culturali e credenze che contribuiscono a introdurre dinamiche disfunzionali nella coppia. 

Sesso dopo il parto: ritrovare l’intimità

Ritrovare una buona intimità sessuale dopo il parto rappresenta un obiettivo importante di salute e benessere. Ciò dipende dal rispetto dei propri tempi di adattamento alla nuova dimensione di coppia ed è un qualcosa che necessita di tempo, pazienza, comprensione e ascolto da parte di entrambi i partner.

Nei primi 40 giorni di vita del bambino, diversi fattori possono impattare negativamente sul desiderio e l’eccitazione sessuale, e comportare disfunzioni sessuali nel post-partum e durante il puerperio. Tra questi sono presenti:

  • fattori biologici come la fatica, la deprivazione di sonno, la modificazione degli ormoni sessuali, gli eventuali esiti cicatriziali perineali;
  • fattori di contesto come il nuovo ruolo di madre e di padre;
  • fattori psicologici come l’identità materna.

Lo studio di Pastore e collaboratori evidenzia come in un range di tempo che va dalle due settimane agli 11 mesi dopo il parto la ripresa dei rapporti sessuali avvenga in media dopo 1,9 mesi dal parto. [2]

Secondo lo studio di Rowland e colleghi le motivazioni per l’assenza di rapporti sessuali dopo sei settimane dal parto sono: stanchezza eccessiva, assenza del desiderio, timore di dolore e divieto posto dal ginecologo. [3]

Il dolore genitale durante o, più raramente, dopo il rapporto sessuale (chiamato dispareunia) può essere presente nel post-partum ed è strettamente correlata al tipo di parto.

In caso di traumi perineali ed episiotomia, e in caso di utilizzo di strumenti quali la ventosa ostetrica o il forcipe, la dispareunia post partum è molto elevata; [4] è invece minore a seguito del taglio cesareo, dove non vi è interessamento della muscolatura del perineo.

Nell’uomo invece la sessualità non sembra influenzata dalla tipologia di parto della donna. [5]

Perdita di desiderio dopo il parto

La perdita di desiderio, fattore che, come detto, incide in maniera importante sul tema sesso dopo il parto, riguarda anche la neomamma che, assorbita fisicamente e mentalmente nel suo nuovo ruolo, è portata a sentirsi più mamma che donna. Questo disinteresse è favorito naturalmente da variazioni ormonali, ma intervengono anche numerosi fattori psicologici. L’uomo a sua volta può avere una caduta del desiderio sessuale in questa fase, determinata da vari fattori:

  • l’esperienza della visione del parto;
  • la percezione che la compagna si stia trascurando;
  • emozioni di gelosia nei confronti del figlio, al quale la partner dedica tutte le proprie attenzioni.

Buoni alleati per superare questo momento nella coppia sono la comunicazione, la condivisione e il desiderio di entrambi di trovare un compromesso.

Il ritorno del desiderio e la ripresa dei rapporti sessuali dopo il parto avviene in genere nel giro di tre mesi, sempre considerando la variabilità soggettiva della coppia, anche in relazione alla loro sessualità pregressa.

Durante l’allattamento si registra una caduta del progesterone accompagnata dall’aumento della prolattina e dell’ossitocina.

L’aumento della prolattina, ormone che stimola la lattazione, comporta una diminuzione degli androgeni che portano a un calo della libido e a una diminuzione degli estrogeni responsabile di una minore lubrificazione vaginale.
Quindi le problematiche riscontrate in questa fase possono essere:

  • secchezza vaginale e conseguente dispareunia;
  • aumento della sensibilità dei capezzoli;
  • eiezione di latte durante il rapporto sessuale o l’orgasmo;
  • diminuzione del desiderio sessuale;
  • sensazione di provare un orgasmo/eccitazione mentre si allatta il figlio.

Sesso dopo il parto cesareo

Per ciò che concerne la ripresa dei rapporti sessuali dopo il parto cesareo non sembrano esserci significative differenze rispetto al parto per via vaginale, se non per il fattore legato al dolore perineale che, come abbiamo visto, rappresenta soltanto una parte dei complessi e numerosi fenomeni di cambiamento/adattamento al nuovo equilibrio.

Sesso dopo il parto: cosa può fare una mamma?

Ecco alcuni aspetti molto importanti che riguardano la donna e che possono favorire una buona ripresa dei rapporti sessuali dopo il parto:

  1. Accogliere le proprie paure. Paura del dolore, di non sentirsi più attraente, di non avere controllo sulla propria fertilità, di una nuova sessualità meno soddisfacente: sono tutte preoccupazioni molto diffuse e assolutamente normali.
  2. Imparare a comunicare e condividere desideri e paure all’interno della coppia.
  3. Rispettare i propri tempi riprendendo con gradualità il contatto con la propria dimensione erotica, ritagliando degli spazi di esclusività per la coppia.
  4. Rafforzare la coppia superando le difficoltà nel parlare di sessualità, coinvolgendo il partner in un obiettivo di benessere e salute comune.
  5. Imparare a chiedere senza imbarazzo aiuto e supporto ai professionisti (ostetrica, ginecologo, psicologo, sessuologo) cercando confronto e informazioni su contraccezione in puerperio, fisiologia del desiderio sessuale e nuove dinamiche e nuova sessualità dopo il parto.
  6. Imparare a dare un nuovo valore all’intimità e al benessere sessuale, fattori che rappresentano un insegnamento positivo per i figli e un messaggio d’amore per sé stessi.

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Gravidanza e parto

Una serie di risposte ai numerosi dubbi e domande di chi sta per diventare genitore

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