Obesità: ecco come prevenirla

8 regole per prevenire l’obesità infantile

Obesità: ecco come prevenirla

Conoscere i rischi dell’obesità per la salute dei nostri figli, riconoscere quando un bambino è in sovrappeso, non dargli da mangiare qualunque cosa purché mangi, rispettare l’orario dei pasti, adottare uno stile di vita attivo ma soprattutto condividerlo insieme a loro. Ecco come prevenire l’obesità dei bambini.

È definita l’epidemia del terzo millennio ed è in forte aumento anche in Italia: secondo recenti dati ISTAT, il 24% dei ragazzi tra i 6 e i 17 anni è sovrappeso, e il 12% è obeso.

Una ‘epidemia’ che espone il bambino a gravi rischi per la sua salute e che, contrariamente a quel che si potrebbe credere, non è figlia del benessere, visto che risulta più diffusa tra i ceti meno abbienti ed è favorita dalla larga diffusione di cibo ‘spazzatura’ a basso costo.

Ecco riassunti in 8 punti i consigli per riconoscere il problema e prevenire i rischi che l’obesità infantile può comportare.

1 – Un bambino obeso può avere maggiori problemi di salute e psicologici

Un bambino sovrappeso può andare incontro a maggiori problemi di salute rispetto ad un bambino di peso normale: ad esempio è più soggetto a malattie alle alte vie respiratorie, come raffreddori e bronchiti, e a disturbi asmatici; soffre più spesso di insonnia, dovuta principalmente alle apnee notturne; può avere disturbi ortopedici, dovuti al carico eccessivo di peso sulla colonna e sulle articolazioni ed al maggior rischio traumi; è più esposto a malattie cardiovascolari e metaboliche, come ipercolesterolemia, ipertensione e diabete di tipo 2. Ma i rischi sono anche di tipo psicologico: il bambino grasso può essere facilmente preso in giro dai suoi compagni e tende a chiudersi in se stesso.

2 – Come capire se un bambino sovrappeso è a rischio

È fondamentale capire se il bambino è realmente sovrappeso o no.

Se il bambino ha un peso leggermente superiore alla norma ma mangia cibi sani e poco elaborati e pratica un’attività sportiva regolare, non bisogna assillarlo con diete e restrizioni: basta continuare a tenere sotto controllo il suo peso, insegnargli a mangiare in modo corretto e seguire le variazioni di peso nel tempo.

Decisamente diverso un bambino non solo grassottello, ma che si alimenta male e soprattutto conduce vita sedentaria.

Così come è a rischio se la sua curva di crescita subisce un’impennata nel giro di poco tempo: sono questi ultimi i bambini che in futuro potrebbero andare incontro a problemi di salute importanti e perciò sarà necessario modificare gli stili di vita, alimentari ma non solo. (Leggi anche: calcola il BMI)

3 – Si mangia cinque volte al giorno e tutti insieme a tavola

Per evitare di mangiare più del dovuto, è importante rispettare l’appuntamento con tutti i pasti della giornata: colazione, pranzo, cena e due spuntini, a metà mattino e metà pomeriggio.

Se possibile, i pasti principali devono essere consumati tutti insieme in un clima di serenità, perché vengano percepiti come momenti piacevoli di condivisione. Durante i pasti, la tv deve restare spenta, perché distrae da quel che si sta mangiando e fa mangiare più del necessario. (Leggi anche: bambini, non si mangia davanti alla tv)

4 – Non si mangiano snack fuoripasto

Sono tanti i genitori che si lamentano perché ‘il bambino non mangia’, solo perché a tavola mostra poco appetito.

E allora durante la giornata approfittano di qualunque momento in cui dice di aver fame per accontentarlo a dargli qualunque cosa ‘purché mangi’, con l’unico risultato che il bambino si rimpinza di cibo altamente calorico e poco nutritivo e arriva già sazio all’appuntamento con i pasti principali, quando i genitori vorrebbero fargli mangiare cibi più salutari.

Si tenga presente che uno snack confezionato fornisce in media 400 calorie, su per giù come un piatto di pasta: in compenso non sazia quasi per niente e dopo un po’ il bambino ha di nuovo fame. (Leggi anche: la barretta ai cereali è sana? No)

5 – Non si mangia per noia o per tenerlo buono

Il maggior introito calorico i nostri figli lo hanno quando si annoiano: spesso mangiano per noia, per avere un diversivo, per far passare il tempo, non perché hanno realmente fame.

Il cibo allora diventa un modo per riempire un vuoto, ad esempio perché sono soli in casa o, anche quando i genitori sono presenti, sono impegnati in altre attività.

A volte dare del cibo, soprattutto snack, pratici da portare ovunque ma troppo grassi e calorici, è anche un modo per ‘tenere buono’ il bambino, non solo in casa, ma anche quando si va a passeggio, al supermercato o in macchina.

(Leggi: 14 dritte su cosa fare se il bambino è sovrappeso)

6 – Frutta e verdura: date il buon esempio

Frutta e verdura sono i capisaldi di un’alimentazione corretta. Ma per convincere i nostri bambini a mangiarle non basta decantarne i benefici.

Occorre innanzitutto dare il buon esempio: se i genitori per primi consumano una grande quantità di frutta e verdura, se tali alimenti sono proposti tutti i giorni a tavola, magari in modo visivamente piacevole e cambiando la forma di presentazione, il tipo di cottura o gli abbinamenti, i figli saranno incuriositi e motivati ad assaggiarne.

E poi devono essere offerti come alimenti appetibili, non come imposizioni o punizioni (“se non mangi la verdura…”). (Leggi anche: come far mangiare la frutta e la verdura ai bambini)

7 – Fate attività fisica tutti insieme

L’attività fisica è fondamentale per la crescita e lo sviluppo armonico del fisico del bambino, in più favorisce lo sviluppo di massa magra, che è costituita da tessuto muscolare, che stimola il metabolismo e fa consumare molte calorie, pertanto è indispensabile per tenere il peso sotto controllo.

Ma praticare attività fisica non significa solo iscrivere il bambino ad un corso di un paio di ore alla settimana, ma far entrare il movimento nelle abitudini quotidiane di tutta la famiglia, un’occasione per stare insieme in modo piacevole e divertente: solo così avrà una valenza educativa, perché il genitore sarà un modello positivo al quale ispirarsi.

Attività fisica significa allora andare a scuola a piedi o in bici e, se è troppo lontana, parcheggiare l’auto un po’ distante, per avere la possibilità di camminare un po’ insieme e scambiare due chiacchiere; far incontrare i bambini a giocare al parco o in cortile (anche quando fa freddo!) e non sempre in casa a far merenda; assegnare al bambino qualche piccola commissione, come andare dal panettiere o in edicola, così da responsabilizzarlo ed offrirgli occasioni per muoversi; chiedergli aiuto nelle piccole faccende domestiche, come apparecchiare o spazzare, in modo da distoglierlo da attività più sedentarie; al posto della tv, accendere la radio e ballare e far ballare il bambino; se si ha un cane in casa, uscire insieme per portarlo a spasso; approfittare di ogni weekend libero per andare tutti insieme al mare, in montagna, in campagna, dove fare lunghe passeggiate o giocare al pallone. POTREBBE INTERESSARTI LO SPECIALE LO SPORT FA BENE AI BAMBINI

8 – Fast food: ogni tanto sì, ma con buon senso

Inutile demonizzare i fast food: si otterrebbe probabilmente il risultato di renderli ancora più desiderabili, specie se ‘ci vanno tutti gli amici’.

Gli si può insegnare allora a fare scelte migliori, ad esempio a prendere il panino senza salse o una piccola porzione di patatine (che con la frittura sviluppano sostanze tossiche) senza maionese, acqua al posto di bevande gassate e zuccherate. E poi compensare con una lunga camminata o qualche attività sportiva. .

Gianfranco Trapani è Pediatra, con perfezionamento in Scienza dell'Alimentazione, e svolge attività di consulenza didattica presso l'Università Statale di Milano. È direttore didattico della Scuola Superiore di Bioterapie (SBM Italia), nonché autore di numerosi libri divulgativi.

Leggi gli approfondimenti sull' alimentazione dei bimbi da 3 a 6 anni

Aggiornato il 10.10.2017

Источник: https://www.nostrofiglio.it/bambino/salute/8-regole-per-prevenire-l-obesita-infantile

Come prevenire l’obesità infantile

Obesità: ecco come prevenirla

Allo stesso tempo i genitori devono assicurarsi che i bambini dormano sufficientemente durante la notte.

Questi soni i più recenti risultati del progetto finanziato dalla Commissione Europea IDEFICS, Identification and prevention of Dietary- and lifestyle-induced health EFfects In Children and infantS (Identificazione e prevenzione di effetti dietetici e stile di via indotti in giovani e bambini).

Nel 2006 e nel 2008 abbiamo già riferito circa gli scopi e dei primi risultati di un ampio studio IDEFICS.1,2

Questo progetto studia gli effetti della dieta, dello stile di vita e dell'ambiente sociale sulla salute dei giovani Europei fra i 2 ed i 10 anni. I ricercatori hanno sviluppato, implementato e stanno ora valutando specifici approcci di intervento per ridurre la prevalenza delle malattie legate alla dieta e allo stile di vita.3

L'aumento del giro vita da Nord a Sud

Lo studio ha dimostrato che circa un quinto dei bimbi sono sovrappeso o obesi. Generalmente in Europa più bimbe che bimbi con meno di 10 anni sono sovrappeso. Tra i paesi in cui IDEFICS è intervenuto, la prevalenza di bimbi obesi è stata maggiore nella parte sud dell'Europa (fino al 20%) che nella parte Nord (inferiore del 5%).

Ciò ha coinciso col mangiare guardando la TV con una maggior frequenza al sud rispetto al nord Europa; solo un quarto dei bimbi svedesi si è comportato così qualche volta o spesso, mentre tre quarti dei bimbi Italiani mangiavano davanti alla TV.

Resta da determinare se mangiare guardando la TV possa essere un fattore legato all'obesità.Il rapporto di IDEFICS mostrò che i giovani svedesi bevevano bibite molto meno zuccherate e gasate.

Inoltre – secondo le loro usanze culturali – nessuno dei bimbi svedesi dichiarò di mangiare più di 3 caramelle alla settimana e solo l'1% dei bimbi dichiarò di mangiare cioccolato e barrette di caramellepiù di 3 volte la settimana. Analogamente, mangiavano solo pochi biscotti e torte.

Circa il 40% dei bimbi svedesi riferì di mangiare frutta fresca almeno una volta al giorno, ed avevano inoltre il maggior consumo di vegetali crudi con circa il 60% che riferiva di mangiare verdura cruda almeno da 1 a 3 volte la settimana.

Questo comportamento assomiglia molto a una dieta bilanciata ricca di frutta e verdura e nella quale dolci e cioccolata facevano parte solo occasionalmente, come per una festa.

In media circa il 50% per cento dei bimbi in età prescolare (da 2 a 6 anni), riferivano di mangiare verdura cotta almeno una volta al giorno, fatta eccezioni solo per Cipro e Italia dove questa cifra era solo circa il 20%.

Poiché l'assunzione di verdure era inferiore nei bimbi più grandi, sarebbe necessario un particolare impegno nell'intento di mantenere, se non accrescere, l'assunzione di vegetali nel tempo.

Dormire abbastanza per rimanere snelli

Uno dei risultati chiave degli studi di IDEFICS è che c'è una forte correlazione fra la durata del sonno ed il rischio di diventare sovrappeso e poi obeso.

I ricercatori rilevarono le ore di sonno dal lunedì al giovedì, come normale misura di tempo. I bimbi in età pre-scolare che dormivano meno di 9 ore per notte avevano un rischio significativamente più alto di essere sovrappeso.

Oltre a ciò, i bambini che andavano a scuola che dormivano meno di 11 ore, avevano un rischio più alto del 40% di diventare sovrappeso, ed un rischio maggiore perfino del 300% se dormivano meno di 9 ore.

Il tempo potenzialmente destinato al sonno veniva speso normalmente guardando TV o giocando con video-giochi. Ciò era vero soprattutto per i maschi.

Così, fare in modo che i bimbi dormano per un tempo sufficiente, può essere una strategia nella battaglia contro l'obesità infantile, e ridurre il tempo dedicato ai media un ovvio obbiettivo.

Esercizio fisico – ambiente circostante

Lo studio IDEFICS ha dimostrato che i bambini che fanno più esercizio fisico (attività sportive varie o camminare/andare in bicicletta a scuola) e quelli che spendono meno di 14 ore alla settimana davanti allo schermo (TV, DVD, computer), hanno meno probabilità di essere sovrappeso od obesi.

È stato chiesto inoltre ai giovani di fare un test di corsa per valutare le condizioni fisiche dei ragazzi. Come presupposto, erano in condizioni fisiche migliori i ragazzi delle ragazze. E ancora, quando si paragonano individui dai 6 ai 9 anni, il livello delle condizioni fisiche sembra diminuire con l'età sia nei ragazzi che nelle ragazze.

È chiaro che abbiamo la necessità di stimolare i giovani ad essere più attivi fisicamente. I ricercatori tuttavia hanno investigato su 344 ragazzi giovani in Germania per stabilire se il loro livello di attività fisica giornaliera era collegato alla possibilità di muoversi nei loro dintorni.

La capacità di movimento venne definita sulla base della connessione delle strade, della densità dei sentieri pedonali e delle piste ciclabili, della quantità e della distanza dei campi di gioco, degli spazi verdi e delle attrezzature sportive.

Secondo i loro genitori, i giovani che vivono in aree con alta possibilità di movimento (una grande accessibilità al gioco e alla vita all'esterno) erano mediamente più impegnati in attività all'esterno di almeno 15 minuti in più rispetto ai giovani che vivono in aree con bassa possibilità di movimento.

Questa informazione è importante per esponenti politici delle organizzazioni politico amministrative e per coloro che progettano nuove strutture abitative ed ambientali. Se vogliamo incoraggiare i giovani ad essere fisicamente attivi, dobbiamo dar loro quartieri che li facilitino a vivere così.

L'importanza della famiglia

Oltre al dormire ed all'attività fisica, anche l'ambiente familiare è un'importante fattore legato all'incremento del sovrappeso ed della obesità dei bambini.

L'istruzione ed il reddito dei genitori sono chiaramente correlati allo stato del peso del bambino: I bambini di genitori con un basso reddito avevano una maggiore probabilità del 50% di essere sovrappeso o obesi se paragonati a bambini di genitori con un alto reddito.

Questo effetto può essere parzialmente spiegato da una minore qualità della dieta nelle famiglie con basso reddito. Anche bambini proveniente da famiglie con un passato di immigranti hanno maggiore tendenza ad essere obesi, benché ciò non sia stato verificato in tutti i paesi europei studiati.

Specialmente bambini di famiglie con un unico genitore sono più inclini a diventare obesi, paragonati a bimbi di famiglie con due genitori.

Oltre a ciò, giovani con per lo meno un genitore sovrappeso o obeso avevano più tendenza ad essere sovrappeso od obesi essi stessi.

Correlazione fra peso corporeo e preferenze di gusto

I ricercatori di IDEFICS valutarono le preferenze di gusto di 1.575 bambini di età compresa fra 6 e 9 anni. Ad ogni bambino si diedero un paio di cibi da assaggiare e furono invitati a scegliere quello dei 2 che preferivano. I cibi consistevano o in due crackers o in due bicchieri di succo di mela.

Ogni volta i due alimenti consistevano in un cibo base (cracker o succo) normale ed uno modificato. I cibi modificati erano crackers con più grassi aggiunti, più sale o più glutammato monosodico. Essi scoprirono che i bambini sovrappeso e obesi avevano una maggiore preferenza per il succo con zucchero aggiunto dei bambini di peso normale.

In modo simile, un maggior numero di bambini sovrappeso ed obesi preferiva il cracker con grasso aggiunto. I bambini che preferivano il cracker grasso mangiavano durante la settimana una maggior quantità di cibi grassi.

Nessuno dei bambini aveva una preferenza per i crackers con maggior quantità di sale o con più glutammato monosodico. Questi risultati furono identici per i diversi paesi dell'Europa.

La cura del cuore deve iniziare prima

La gran maggioranza di bambini in sovrappeso e obesi già evidente, avrà un impatto nel maggior sviluppo di malattie di cuore più avanti nella vita.

La maggior parte dei bambini che sono obesi rimarranno obesi nella vita adulta. Anche questi bambini spesso provengono da famiglie che hanno una storia di malattie di cuore.

È tuttavia molto importante cominciare a identificare i bambini a rischio di malattie cardiache nel corso della vita. I ricercatori dello studio di IDEFICS hanno sviluppato un così detto clustered-risk score che prende in considerazione la pressione del sangue, la glicemia, i lipidi nel sangue e il peso.

Utilizzando questo risultato, il rischio di sviluppare malattie cardiache più avanti nella vita può essere valutato quando i bambini sono ancora giovani.

I ricercatori hanno notato che nello studio di IDEFICS già diversi fattori di rischio di malattie cardiache erano riuniti in una porzione significativa dei bambini.

Questo è un fenomeno che spaventa e che segnala che la prevenzione dell'obesità nei piccoli deve iniziare presto e, infine, potrebbe aiutare a prevenire malattie di cuore più tardi nella vita.

Dettagli dello studio

In totale 16.224 bambini fra i 2 e i 10 anni ed i loro genitori hanno partecipato a questo grande studio Europeo.4 Nello studio sono coinvolti i seguenti Paesi: Belgio, Svezia, Estonia, Germania, Ungheria, Spagna, Cipro e Italia.

Ciò vuol dire che c'è una buona rappresentatività delle differenti regioni d'Europa. I ricercatori hanno realizzato numerose rilevazioni fra i giovani e i loro genitori, varianti da semplici questionari sulle abitudini alimentari e misurando il peso e la pressione del sangue alla rilevazione dei valori del sangue e delle urine.

In 5.000 giovani sono stati rilevati campioni di DNA per studi genetici.Combinare informazioni da differenti centri di ricerca ha offerto una maggior sfida nel realizzare l'indagine alimentare data la grande differenza dei cibi disponibili e dei modelli alimentari dei diversi Paesi.

I ricercatori sono riusciti a standardizzare tutte le misurazioni o rilevazioni prese nei differenti Paesi. Queste misurazioni standardizzate sono molto importanti poiché possono essere usate per future ricerche multinazionali.

La fase finale dello studio IDEFICS

Lo studio IDEFICS continua ed è ora nella fase finale. I ricercatori dello studio IDEFICS stanno attualmente indagando su come i principi dietetici dei bambini possano influenzare il rischio di diventare sovrappeso o obesi.

Misureranno le comuni abitudini alimentari e verificheranno se cioè è correlato al cambio di peso nei giovani Europei, in tal modo saranno raccomandate abitudini alimentari che daranno ai giovani una maggior probabilità di mantenere un peso sano in modo corretto.

I ricercatori inoltre indagheranno ulteriormente nel database genetico che è stato creato, per cercare nuovamente come questi siano correlati all'obesità ed alle condizioni collegate come l' insulino – resistenza, in combinazione con i vari fattori di stile di vita.

Infine, i ricercatori, dopo aver implementato diversi cambiamenti dietetici e di stile di vita, continueranno a seguire i giovani. Vogliono verificare quali cambiamenti sono efficaci e quali iniziative contribuiscono maggiormente alla prevenzione del sovrappeso, dell'obesità e ai relativi disordini.

In questo modo, a studio finito, si possono realizzare nuove strategie preventive, includendo linee guida e raccomandazioni.

Per approfondire:

Dieta per l'obesità

Obesità e sovrappeso: conseguenze per la salute

Dietisti e obesità infantile, a scuola non si controlla l'alimentazione

Obesità infantile, polemica in Usa per la campagna choc

Obesità: quando si può dire di essere obesi o in sovrappeso

Obesità, il medico la curi come una malattia

Mangiare sano: ecco i cibi della salute

Le diete dimagranti

Alimenti e cibo

Celiachia: sintomi, test, diagnosi e cura

Ulteriori informazioniwww.ideficsstudy.eu/

IDEFICS ringrazia per l'ampio supporto finanziario ricevuto dalla Comunità Europea con il 6° Programma Quadro, contratto n° 016181-2.Bibliografia

  1. Food Today n° 57 (2006). Imparare a vivere in modo salutare – Sviluppo di una strategia d'intervento Europea. Disponibile su: www.eufic.org/article/it/page/FTARCHIVE/artid/vivere-salutare-strategia-intervento-Europea/
  2. Food Today n° 63 (2008). Rottura della barriera per la scelta di cibi sani e per un attività fisica corretta nei bambini piccoli. Disponibile su: www.eufic.org/article/it/page/FTARCHIVE/artid/Rottura-della-barriera-per-la-scelta-di-cibi-sani-per-un-attivita-fisica-corretta-nei-bambini-piccoli/
  3. Identification and prevention of dietary- and lifestyle-induced health effects in children and infants. Int J Obes 35(s1). Available at: http://www.nature.com/ijo/journal/v35/n1s/index.html?WT.ec_id=IJO-201104
  4. W Ahrens, K Bammann, A Siani, K Buchecker, S De Henauw, L Iacoviello, A Hebestreit, V Krogh, L Lissner, S Mårild, D Molnár, L A Moreno, Y P Pitsiladis, L Reisch, M Tornaritis, T Veidebaum and I Pigeot on behalf of the IDEFICS Consortium. (2011). The IDEFICS cohort: design, characteristics and participation in the baseline survey. Int J Obes 35:S3-S15; doi:10.1038/ijo.2011.30

European Food Information Council (EUFIC).

11 febbraio 2012

Источник: https://www.vitadidonna.it/alimentazione/obesita/come-prevenire-l-obesita-infantile.html

L’obesità non riguarda solo i ricchi

Nell’immaginario collettivo si tende ad associare l’obesità e il sovrappeso all’abbondanza, all’agiatezza economica, contrapponendo questo fenomeno alla povertà e alla fame dei Paesi sottosviluppati.

In realtà, come sottolinea l’Istituto Superiore di Sanità, è proprio nelle fasce socio-economiche meno abbienti che si registrano i casi di obesità infantile più gravi.

Purtroppo, uno scarso livello di istruzione e ridotte disponibilità economiche spingono le famiglie, e di conseguenza i bambini, a seguire un’alimentazione scorretta, ricca di grassi e di prodotti industriali.

A rendere più grave il problema concorre uno stile di vita sempre più sedentario, dove l’attività fisica e lo sport sono completamente assenti.

L’obesità infantile è un fattore di rischio

L’obesità infantile, e in generale l’obesità, rappresenta uno dei principali fattori di rischio per lo sviluppo di disturbi metabolici come il diabete e l’ipertensione.

A questi problemi, di per sé già molto gravi, bisogna aggiungere anche altre complicazioni sanitarie:

  • disturbi respiratori;
  • difficoltà articolari;
  • problemi posturali;
  • disturbi dell’apparato digerente;
  • disturbi psicologici.

Un bambino obeso deve affrontare problemi troppo grandi per la propria età, con contraccolpi psicologici anche gravi e conseguenti disturbi comportamentali.

Numerosi studi condotti nel corso degli ultimi decenni hanno evidenziato un rapporto tra l’obesità infantile e quella adulta, suggerendo che un bambino obeso o sovrappeso continuerà ad esserlo anche da adulto, ma anche un rapporto tra genitori obesi e figli obesi, segnale di un problema di educazione alimentare in famiglia.

Consigli per prevenire e ridurre l’obesità infantile

Secondo quanto riportato dal Sistema di Sorveglianza Okkio alla Salute, promosso dal Ministero della Salute/CCM, negli ultimi anni si è registrata nel nostro Paese una riduzione dei tassi di obesità e sovrappeso infantile, ma questo risultato non deve diminuire gli sforzi ancora da compiere, che sono tanti.

Purtroppo, condizioni socio-economiche, bassa scolarizzazione e abitudini familiari scorrette favoriscono l’aumento di peso nei bambini, anche perché, sempre secondo i dati rilevati, quasi la metà delle mamme intervistate ritiene che il peso dei propri figli sia nella norma.

Quindi, il primo ostacolo da abbattere è quello culturale, per poi operare su tutti gli altri fronti.

I consigli da seguire sono molto semplici, frutto del buon senso oltre che di valutazioni mediche ragionate:

  1. ridurre il consumo di cibi confezionati, industriali, ricchi di grassi e sale;
  2. ridurre il consumo di bevande gassate e zuccherate;
  3. aumentare il consumo di frutta, verdura e cereali, se possibile non raffinati;
  4. ridurre le ore di sedentarietà, trascorse a guardare la televisione, utilizzare un dispositivo mobile o una consolle per videogiochi;
  5. introdurre una giusta quantità di ore di attività all’aria aperta, di sport ed esercizio fisico. Per renderlo più gradevole agli occhi di un bambino, è preferibile scegliere sport di squadra, da condividere con gli amici;
  6. fare una buona colazione al mattino, evitando merendine e snack industriali.

Politiche di prevenzione dell’obesità infantile

La Commissione europea ha adottato, nel 2007, una strategia per l’Europa in materia di nutrizione, sovrappeso e obesità, che ha registrato, nella prima rilevazione del 2012, risultati incoraggianti.

Alla base della strategia c’erano 6 settori considerati prioritari:

  • migliorare la qualità delle informazioni da veicolare ai consumatori;
  • rendere più disponibili opzioni alimentari più sane;
  • incoraggiare l’attività fisica;
  • sviluppare una base per orientare le scelte politiche dei singoli Paesi;
  • realizzare sistemi di monitoraggio;
  • dare priorità a bambini e giovani appartenenti a gruppi socio-economici svantaggiati.

Il Piano d’azione per sconfiggere l’obesità infantile

L’obiettivo generale del piano d’azione dell’UE sull’obesità infantile è contribuire a fermare il fenomeno in aumento del sovrappeso e dell’obesità nei bambini e nei giovani (0-18 anni) entro il 2020.

Cosa prevede questo piano d’azione?

  1. sostenere un sano stile di vita;
  2. promuovere ambienti più salubri, in particolare nelle scuole e nelle scuole materne;
  3. rendere quella salutare l’opzione più semplice;
  4. limitare il marketing e la pubblicità ai bambini;
  5. informare le famiglie;
  6. incoraggiare l’attività fisica;
  7. monitorare e valutare;
  8. aumentare la ricerca.

Childhood Obesity Surveillance Initiative – COSI

La lotta all’obesità infantile è una sfida globale, che coinvolge tutti i Paesi, nessuno escluso, ecco perché l’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’UE hanno dato il via alla Childhood Obesity Surveillance Initiative – COSI.

Si tratta di un sistema unico che da oltre 10 anni analizza i trend relativi a sovrappeso e obesità tra i bambini in età scolare, attraverso l’adozione di misurazioni standardizzate di peso e altezza di oltre 300.

000 bambini nella Regione Europea dell’OMS, fornendo dati rappresentativi a livello nazionale per i paesi partecipanti e un ampio set di dati a livello di regione per l’analisi dei determinanti del sovrappeso e dell’obesità infantile.

L’OMS ha sviluppato un programma basato su 9 obiettivi, da centrare entro il 2025, legati al problema della prevenzione e dell’alimentazione, quindi anche dell’obesità:

  1. una riduzione del 25% del rischio di mortalità prematura da malattie cardiovascolari, cancro, diabete, problemi respiratori;
  2. almeno il 10% di riduzione dell’uso nocivo di alcol;
  3. una riduzione del 10% nella prevalenza di insufficienza attività fisica;
  4. una riduzione del 30% nell’assunzione media di sale/sodio;
  5. una riduzione del 30% della prevalenza del consumo attuale di tabacco in persone di età superiore ai 15 anni;
  6. una riduzione del 25% della prevalenza di pressione sanguigna elevata;
  7. fermare l’aumento del diabete e dell’obesità;
  8. almeno il 50% delle persone idonee deve ricevere terapia farmacologica e consulenza per prevenire attacchi di cuore e ictus;
  9. una disponibilità dell’80% delle tecnologie di base accessibili e farmaci essenziali, compresi i farmaci generici, necessari per il trattamento di importanti malattie non trasmissibili in strutture pubbliche e private.

Conclusioni

Come vedi, il tema dell’obesità infantile è molto complesso, e chiama in causa le famiglie, l’industria alimentare, le politiche nazionali, europee e internazionali, la sanità pubblica e privata, il marketing e la pubblicità, le abitudini culturali e la vita sedentaria, tipica dei tempi moderni.

Prevenire l’obesità e il sovrappeso nei nostri figli vuol dire, in ogni caso, migliorare il loro stato di salute e garantirgli un presente e un futuro, più sereni.

Источник: https://www.fondoasim.it/prevenire-obesita-infantile/

Obesità infantile: ecco perchè la prevenzione è fondamentale

Obesità: ecco come prevenirla

Tra le varie conseguenze che i blocchi da lockdown imposti dalle autorità durante la pandemia di Covid-19 hanno apportato c’è anche quello relativo ad un aumento del rischio di obesità infantile secondo un nuovo studio apparso sulla rivista scientifica «Obesity» e realizzato, tra gli altri, anche da ricercatori dell’Università di Verona.

Foto: 123RF.com

Obesità infantile: la situazione in Italia

Due bambini su dieci (20 per cento) in Italia sono in sovrappeso e uno su dieci (10 per cento) è obeso, con una tendenza crescente dal Nord al Sud.

La fascia d’età più colpita è quella dai 6 anni in su, ma ad allarmare di più è che «il 50% dei bambini e degli adolescenti obesi sarà così anche in età adulta», afferma Lisa Mariotti, nutrizionista pediatrica del dipartimento di medicina dell’infanzia e dell’età evolutiva dell’Asst Fatebenefratelli-Sacco di Milano e referente della Società Italiana di pediatria preventiva e sociale (Sipps). L’allarme riguarda soprattutto i Paesi del Sud Europa e in particolare: Italia, Spagna, Grecia e Malta. «Un bambino su venti ha dei livelli alti di glicemia con una sindrome prediabete. Il 30 per cento ha livelli alti di colesterolo e trigliceridi, motivo per cui è esposto alla sindrome metabolica e anche a un’incidenza di arteriosclerosi. Sempre il 30 per cnto dei bambini obesi ha un primo danno a livello epatico con il fegato ingrossato (steatosi epatica, ndr).  E il 10 per cento di loro mostra già dei lievi livelli di ipertensione arteriosa».

Obesità e sovrappeso: l’effetto del lockdown sulla dieta dei più piccoli

Dai primi dati che giungono, la situazione sembra essere peggiorata durante la fase più critica della pandemia di Covid-19.

Dopo aver esaminato i dati di 41 bambini sovrappeso posti in isolamento nei mesi di marzo e aprile a Verona, i ricercatori sono giunti alla conclusione che in generale l’aumento di rischio dell’obesità per i bambini possa essere stato effettivo durante il lockdown.

Rispetto a come si comportavano un anno prima, infatti, durante la quarantena trascorsa in casa i bambini hanno consumato in media un pasto in più al giorno, hanno quotidianamente dormito (sempre in media) mezz’ora in più e trascorso cinque ore in più davanti a uno schermo.

Contemporaneamente, a tavola, sono aumentati i consumi di carne rossa, di bevande zuccherate e, più in generale, di cibi spazzatura. Inevitabile, di conseguenza, il calo dell’attività fisica.

«Riconoscere questi effetti collaterali negativi del blocco della pandemia COVID-19 è fondamentale per evitare il deprezzamento degli sforzi combattuti per il controllo del peso tra i giovani affetti da eccesso di peso», spiega Myles Faith, uno degli esperti di obesità infantile che ha redatto lo studio.

Come prevenire l’obesità sin dalle prime settimane di vita

Secondo gli esperti (pediatri, infermieri e nutrizionisti), la prevenzione dell’obesità infantile inizia fin dai primi mesi di vita.

La prima indicazione riguarda l’allattamento al seno: da incoraggiare (in maniera esclusiva) nei primi sei mesi di vita e da portare avanti (se possibile) almeno fino al primo compleanno (in maniera complementare).

Considerando le abitudini attuali, tra le priorità da soddisfare, gli specialisti riconoscono la riduzione del consumo di sale, il progressivo rimpiazzo di alimenti ricchi di grassi saturi con altri contenenti prevalentemente grassi insaturi, l’incremento dei consumi di frutta, verdura e prodotti a base di cereali integrali.

Il tutto senza mai fornire ai più piccoli schemi dietetici prestabiliti, ma suggerendo alle famiglie di seguire le indicazioni della dieta mediterranea.

Ovvero, indicando di ripartire l’apporto di energia quotidiano nel seguente modo: il 55-60 per cento dai carboidrati, il 10-15 per cento dalle proteine e il 30 per cento dai grassi (meno di un terzo da quelli saturi). Per aumentare l’efficacia dell’azione preventiva, occorre inoltre favorire l’adozione di uno stile di vita attivo (anche in questo caso, senza fornire un piano di allenamento specifico, ma soltanto fornendo alcune indicazioni) e prevenire l’abitudine al fumo di sigaretta.

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L’arma per scongiurare l’aumento di casi di obesità è la prevenzione

In Italia, nell’ultimo decennio, il numero di piccoli in sovrappeso (o obesi) è aumentato. Oggi si stima che siano in media il 30.6 per cento dei bambini di 8-9 anni. Ma i numeri sono ancora più alti (fino al 40 per cento) in alcune Regioni meridionali.

Considerando le conoscenze che hanno portato a definire il ruolo che l’eccesso di peso infantile gioca nell’insorgenza di complicanze (metaboliche, cardiovascolari, respiratorie, ortopediche e psicosociali) nell’adolescenza e nell’età adulta, sarebbe importante varare un investimento massiccio in questo ambito.

Ne gioverebbero anche le casse dello Stato, dal momento che un paziente obeso ha un impatto sulle casse del sistema sanitario nazionale fino al 51 per cento in più rispetto a uno normopeso (fonte Organisation for Economic Cooperation and Development, OECD) e che la maggior parte dei programmi di prevenzione delle malattie croniche legate all’obesità costerebbe a ogni Paese non più di 100 milioni di Euro all’anno (rispetto ai 580 che si spendono per lavorare con pazienti già a rischio).

@fabioditodaro

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Obesità

Obesità: ecco come prevenirla

La distribuzione geografica è caratteristica: si presenta una differenza tra nord e sud notevole. Le regioni del sud presentano un numero di persone obese superiore alla media e anche una prevalenza più alta di soggetti in sovrappeso rispetto alle regioni settentrionali.

Inoltre, la condizione di eccesso ponderale è più diffusa negli uomini che nelle donne.

QUALI SONO LE CAUSE?

Le cause principali che portano all’obesità sono un’alimentazione ipercalorica e l’inattività fisica, che generano uno squilibrio tra calorie assunte e calorie bruciate.

L’attività fisica, infatti, consente non solo di bruciare calorie durante l’attività, ma anche di incrementare il metabolismo basale a riposo.

È molto importante, quindi, non condurre una vita sedentaria per prevenire il rischio di sovrappeso e obesità e tutte le patologie a essa correlate.

Una dieta salutare e ipocalorica è fondamentale per ridurre l’apporto calorico in relazione all’attività fisica svolta, oltre a contribuire a prevenire numerosi problemi (come ad esempio l’ipercolesterolemia) e le loro conseguenze.

Ci sono inoltre varie altre cause, anche correlate tra loro, che possono portare all’insorgenza dell’obesità:

  • predisposizioni genetiche: influenzano il modo di metabolizzare e accumulare il grasso corporeo;
  • stile di vita familiare: spesso le abitudini alimentari sbagliate partono proprio dal contesto familiare, infatti un bambino che è abituato sin da piccolo ad assumere un grande quantitativo di calorie al giorno ha più probabilità di diventare obeso rispetto a un bambino cresciuto in una famiglia con una corretta educazione alimentare;
  • fattori socio-economici: spesso l’obesità è correlata a contesti socio-economici più disagiati, in quanto si tende a consumare cibi poco controllati, di scarsa qualità e ipercalorici e non si ha la possibilità di svolgere l’attività fisica adeguata; d’altra parte c’è anche da dire che l’obesità è considerata la malattia dei paesi ricchi perché proprio il benessere economico ha progressivamente spinto verso il consumo di alimenti contenenti zuccheri raffinati (come merendine, biscotti, gelati…) e spesso preconfezionati (surgelati) e ricchi di sodio (insaccati, carni lavorate, snack ecc.);
  • patologie associate: ad esempio i soggetti affetti da particolari sindromi (come quella di Prader-Willi o quella di Cushing) sono più predisposti di altri, e i soggetti affetti da artrite, che hanno difficoltà a svolgere attività fisica, tendono ad aumentare di peso se non compensano con una dieta ipocalorica;
  • farmaci: alcune terapie, come quelle per il tono dell’umore, possono influire sul peso;
  • disturbi di sonno: causano cambiamenti ormonali che portano all’assunzione di carboidrati per fornire l’energia adatta ad un corpo non correttamente riposato e molto stressato.

QUALI MALATTIE POSSONO INSORGERE CON L’OBESITÀ?

L’obesità è una patologia da non sottovalutare perché predispone allo sviluppo di una serie di condizioni patologiche che possono avere ripercussioni sulla qualità di vita del soggetto. In particolare:

  • ipercolesterolemia e aumento dei trigliceridi: un aumento dei depositi di grasso (soprattutto a livello viscerale) fa in modo che questi vengano immessi in circolo sotto forma di LDL (colesterolo cattivo); l’aumento di colesterolo nel sangue favorisce la comparsa di ipertensione arteriosa e placche aterosclerotiche (accumulo di grassi sulla parete interna delle arterie), importanti fattori di rischio per tutte le patologie cardiovascolari;
  • diabete di tipo 2: questo tipo di diabete è strettamente correlato all’obesità in quanto i soggetti obesi sviluppano una certa resistenza all’insulina (l’ormone prodotto dal pancreas che serve a controllare il quantitativo di glucosio nel sangue) che quindi alle dosi normali non esplica il suo effetto. Per questo il pancreas inizia a produrne più del quantitativo normale necessario; tuttavia, raggiunto un limite massimo, esse non saranno più in grado di produrre insulina, che quindi verrà a mancare, e i livelli di glucosio in circolo aumenteranno. Il diabete è una patologia multisistemica, nonché un fattore di rischio per molte malattie, per questo è una condizione da tenere sotto controllo;
  • ipertensione: la resistenza all’insulina determina un aumento dei livelli circolanti di questo ormone, che favorisce l’aumento della pressione arteriosa; inoltre se la dieta è ipercalorica e ricca di sodio aumenta la volemia (volume totale del sangue di un organismo) a causa della ritenzione idrica e questo favorisce l’aumento dei valori pressori;
  • sindrome metabolica: non si tratta di una singola patologia ma un insieme di fattori di rischio (ipertensione, ipercolesterolemia, iperglicemia, circonferenza addome) che aumentano la probabilità di sviluppare patologie cardiovascolari e ormonali;
  • patologie cardiache: il cuore risulta affaticato dal lavoro a cui viene sottoposto dato che è costretto a pompare più sangue per far fronte alle esigenze di una quantità maggiore di tessuti; inoltre l’obesità predispone a sviluppare ipertensione, ipercolesterolemia e diabete, che sono importanti fattori di rischio per queste patologie;
  • ictus: la principale causa di ictus è un minore afflusso di sangue al cervello a causa della presenza di una placca aterosclerotica sulla parete delle arterie carotidi che ne restringe il lume; l’ipercolesterolemia collegata dall’obesità favorisce la formazione delle placche e per questo il rischio di ictus risulta aumentato;
  • neoplasie: gli elevati livelli circolanti di alcuni ormoni che favoriscono la crescita tissutale nei pazienti obesi, favoriscono anche lo sviluppo di neoplasie ormonodipendenti; inoltre le cellule tumorali sono molto attive e necessitano di molta energia, per questo, in caso di una dieta ricca di zuccheri raffinati facilmente assorbibili e di un grande quantitativo di grassi in circolo, è più semplice per queste cellule procurarsi nutrienti, ecco perché i soggetti obesi sono molto più a rischio dei soggetti normopeso;
  • sindrome delle apnee ostruttive durante il sonno: l’eccesso di grasso contribuisce a impedire il corretto funzionamento dei muscoli della faringe durante il sonno, il grasso esercita infatti una pressione sulle vie aeree in posizione supina (distesi pancia all’aria) e impedisce una corretta respirazione; questa sindrome, a sua volta, è legata allo sviluppo di problemi cardiovascolari e neurologici;
  • calcoli biliari: una dieta ricca di grassi stimola la colecisti a produrre un enorme quantitativo di bile; i sali biliari possono quindi accumularsi e formare i calcoli;
  • problemi ginecologici: tra tutti gli squilibri ormonali correlati all’obesità vi sono anche quelli ginecologici (ecco perché si consiglia a una donna obesa che desidera una gravidanza di perdere peso per facilitarla);
  • steatosi epatica non alcolica: le steatosi sono patologie da accumulo di grassi nel fegato; esse portano ad un ingrandimento di quest’organo e a una riduzione della sua funzionalità;
  • osteoartrite: un soggetto obeso ha difficoltà a compiere movimenti e questo lo porta a condurre una vita sedentaria, con impigrimento delle articolazioni.

Inoltre l’obesità ha anche un forte impatto sulla qualità di vita: spesso questi soggetti mostrano disabilità dovute all’impossibilità di compiere movimenti a causa del peso eccessivo che grava sulle articolazioni, depressione e vergogna a causa della non accettazione del proprio corpo, colpevolezza per aver permesso a se stessi di raggiungere una tale condizione, isolamento sociale, minore possibilità di trovare lavoro perché spesso impossibilitati fisicamente a svolgere determinate mansioni (e talvolta discriminati dal loro aspetto).

Dunque, l'obesità è una patologia dai numerosi risvolti socio-economici che può e deve essere prevenuta.

CENTRO OBESITÀ DI AUXOLOGICO

Auxologico affronta il problema dell'obesità di adulti e minori con un intervento completo, che, a seconda del grado di obesità e delle complicanze associate, può consistere in:

  • percorsi terapeutici riabilitativi in ambulatorionelle sedi lombarde e piemontesi di Auxologico, per la valutazione e le indicazioni terapeutiche dietetico-comportamentali fornite da medici e dietisti. Per accedere è necessaria la prescrizione ambulatoriale con indicazione di prenotare presso il “Centro Obesità” presente negli ambulatori Lombardi o Piemontesi di Auxologico;
  • percorsi riabilitativi in Day Hospital (MAC)costituiti da un ciclo di accessi ripetuti con frequenza settimanale per una durata complessiva di 2-3 mesi (secondo la gravità del caso), in cui il paziente viene assistito da un team composto da medico endocrinologo, psicologo, dietista, infermiere, laureato in scienze motorie, ortopedico e psichiatra, per raggiungere obiettivi sulla base di un piano terapeutico. Dopo il percorso, il paziente è seguito con un follow up ambulatoriale.
    Il percorso si effettua nella sede di Via Ariosto a Milanoper accedere fare riferimento alla Segreteria MAC/Day Hospital della sede per una valutazione e l’inserimento in lista d’attesa.

In casi complessi e selezionati, il percorso di cura dell'obesità può continuare con i seguenti interventi riabilitativi o chirurgici, realizzati in sedi ospedaliere:

  • ricoveri per problemi acuti o per riabilitazione presso ilCentro Ospedaliero Obesità dell’Ospedale  di Piancavallo (VB). Per accedere è necessaria la valutazione a cura di uno specialista di Auxologico corredata dalla proposta di ricovero. Nelle situazioni in cui non sia possibile valutare ambulatorialmente il paziente e siano disponibili le informazioni cliniche che rendono evidente l’appropriatezza di un percorso ospedaliero, il medico curante può inviare la proposta di ricovero all’Ufficio Ricoveri dell'Ospedale di Piancavallo;
  • interventi di chirurgia bariatrica presso l’Ospedale Capitanio di Milano. Per accedere è necessaria la valutazione a cura di uno specialista di Auxologico del Centro Chirurgia Bariatrica di Auxologico.

INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI 

Источник: https://www.auxologico.it/malattia/obesita

Gravidanza
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