Non voler essere madre è un diritto

Contents
  1. Essere madre è una scelta, non un obbligo
  2. Se permetti, non parlarmi di bambini!
  3. Essere madre: pensarci è un obbligo
  4. Non voler essere madre è un diritto
  5. Il diritto di essere madre
  6. Dottoressa Basile, in riferimento alla questione del rifiuto di prescrivere la pillola del giorno dopo, ci può spiegare quali sono le sensazioni psicologiche inflitte alle donne che ricevono un rifiuto di questo tipo, quali le conseguenze a livello psichico?
  7. Dott. Algeri, porgo la stessa domanda a Lei
  8. Banca di sperma all'estero
  9. Procedura intrusiva, lunga e costosa
  10. Dispositivo inadeguato
  11. Il matrimonio per tutti, la soluzione
  12. La maternità non è un destino, si può essere donne anche senza figli
  13. Per la Festa della Donna allora il Capoluogo ha intervistato una giovane “childfree” aquilana, che in anonimato ha voluto raccontare la sua esperienza
  14. Comunque, possiamo dire quello che vogliamo, ma alla fine è sempre così: se una donna non ha avuto un figlio è sempre e solo colpa sua!
  15. Essere madre e voler essere donna: è un diritto
  16. “Ti va bene se il papà va a vivere in un’altra casa?”
  17. Ce l’avrei fatta?
  18. Problemi
  19. Ero riuscita
  20. Volevo darci una vita migliore
  21. Volevo essere una donna autonoma, con una vita soddisfacente e un buon lavoro, non solo una madre single senza soldi
  22. Ora stiamo bene, non sono più obbligata a fare i conti con la calcolatrice e darmi un budget per
  23. “Ehi sai che oggi ho comprato le mutandine a mio figlio? Non mi sembra vero!”
  24. Quindi il lavoro è la mia passione, quasi come la corsa
  25. Non avrei mai detto che sarei riuscita ad essere autonoma
  26. “Ce la farò a continuare così?”

Essere madre è una scelta, non un obbligo

Non voler essere madre è un diritto

Nessuna donna è costretta a essere madre, eppure, valutare se diventarlo o meno, in molti casi, dovrebbe essere obbligatorio. Alcune  di non sono state in grado di farlo, per ragioni naturali o sociali, e se avessero potuto scegliere, forse avrebbero deciso non diventarlo.

L’argomento è controverso, perché esistono dei punti di vista molto radicali a proposito. Dobbiamo rispettare per le opinioni degli altri e il fatto che tutti hanno gli stessi diritti.

Le donne nascono fisiologicamente disegnate per concepire figli, ma non sempre questa caratteristica riflette la mentalità di tutte noi. Il fatto di essere in grado di creare la vita non implica essere obbligate a farlo, anche se, per molto tempo, siamo state sottomesse alla pressione sociale.

È molto comune, tra donne, discutere di maternità. Le madri felici non capiscono come alcune di noi non vogliano avere figli, mentre loro non sono convinte che quelle madri siano poi così contente. La maternità finisce per essere uno scudo che impedisce alle donne di comunicare e sostenere il diritto di scegliere se diventare madri o meno.

Tutti siamo liberi di scegliere cosa fare della nostra vita e questo dovrebbe essere un concetto accettato universalmente. Purtroppo, però, le donne che hanno deciso di non essere madri, non vengono del tutto rispettate nella loro decisione. Eppure, ogni giorno questo gruppo di donne cresce.

Al giorno d’oggi, molte donne credono che la loro vita, come la vorrebbero, non sarebbe possibile se avessero un figlio. Gli interessi personali e professionali sono, di solito, il motivo per cui la pensano in questo modo e nessuno dovrebbe giudicarle per questo.

Se permetti, non parlarmi di bambini!

Nel 2015, un film argentino si è posto la questione della maternità da un punto di vista critico. La protagonista, l’attrice spagnola Maribel Verdú, a 44 anni si rispecchia perfettamente nel suo personaggio, Vicky.

Il film, uscito nelle sale italiane nel 2016 con il titolo Se permetti, non parlarmi di bambini!, espone un tema ancora controverso in America Latina ed è per questo che il pubblico ha aperto una grande polemica dopo la sua uscita.

L’attrice protagonista è una di quelle donne che credono che essere madre sia un’opzione, non un obbligo. Fino ad ora, ha dimostrato di essere libera di aver deciso di condurre così la sua vita e che, proprio come molte altre, è stufa di sentirsi domandare perché non è ancora diventata madre.

Di solito, sono le altre donne a chiedersi come mai una donna di più di 40 anni ancora non abbia deciso di diventare madre. A questa decisione, rispondono con una serie di commenti frustrati o sguardi di “pietà”, per coloro che sono riuscite a uscire da questo obsoleto schema sociale.

Vicky, la protagonista del film, è arrivata a dire ciò che molte pensano, ma che non hanno il coraggio di esprimere. Le donne pensano che ammettere che i propri figli sarebbero un ostacolo per lo sviluppo di uno stile di vita diverso, significhi che non li amano più o che qualcuno le giudicherà per questo pensiero.

Facciamo un appello, quindi, per il rispetto delle opinioni degli altri: le donne senza figli non hanno motivo di disprezzare le madri e viceversa. Basta permettere alla società di imporre le proprie decisioni alle persone, tutti siamo liberi e, finché non facciamo del male a nessuno, ci meritiamo i diritti che abbiamo.

Essere madre: pensarci è un obbligo

Una donna si merita l’opportunità di decidere che cosa fare della propria vita, ma non sempre questa opzione esiste. Di sicuro, se un punto di vista simile riguardo i diritti individuali fosse esistito in passato, molte madri di adesso e di allora avrebbero preso una decisione diversa.

Se ci mettiamo a valutare la decisione di essere madre o meno, troveremmo molti motivi per dire di no, o almeno per prolungare l’attesa. Non sempre le condizioni per la maternità sono adeguate, ecco perché è necessario pensarci bene.

Non si può affrontare la vita senza assumersi la responsabilità delle proprie azioni. È importante prenderci cura di noi stesse e pensare alla vita che vogliamo dare ai nostri figli e, se ci riflettessimo un po’ più a lungo, di sicuro sceglieremmo di diventare madri al momento giusto.

Источник: https://siamomamme.it/gravidanza/voglio-diventare-mamma/preconcepimento/essere-madre-scelta-non-obbligo/

Non voler essere madre è un diritto

Non voler essere madre è un diritto

Riporto qui di seguito un’intervista che ho rilasciato, insieme ad altre due colleghe Serena Basile e Francesca Saccà, su Pianeta Mamma, a cura di Antonella Marchisella, su come il rifiuto da parte dei medici di prescrivere la pillola del giorno dopo può incidere sulla psiche e sulla vita di una giovane donna.

Buona Lettura

Davide Algeri

Il diritto di essere madre

In soli tre anni ben 8000 persone sono state costrette a rivolgersi all’ Associazione Vita di Donna per reperire la ricetta della pillola del giorno dopo. Pare infatti che, alle soglie del 2012, l’ 85 % dei medici italiani si rifiuti di prescriverla, in quanto obiettori di “coscienza”.

La domanda nasce spontanea: è giusto che una persona si presenti in un ospedale pubblico o addirittura presso un Consultorio e le venga rifiutata l’erogazione di un servizio? Parlando poi in termini moralistici, è giusto non rispettare il diritto di una donna di non voler diventare madre?  “Ma la libertà del bambino assassinato non la rispetta nessuno?” – recitava un commento ad uno dei miei articoli sul tema. Ma di quale bambino assassinato stiamo parlando ?! La pillola del giorno dopo è un metodo di contraccezione post-coitale, da utilizzare nei casi di emergenza ed entro le prime 72 ore dal rapporto sessuale a rischio, atto a bloccare l’ovulazione. Secondo moderni studi non ha effetti sull’impianto e non è affatto un metodo abortivo.

Quindi, come mai un’enorme percentuale di medici si rifiuta di prescriverla, dichiarandosi obiettori di coscienza (quando a maggior ragione dovrebbero prescriverla al fine di evitare gravidanze non desiderate che di conseguenza comporterebbero un aborto)?
Perché in molti la considerano un metodo abortivo a tutti gli effetti.

Il 24 Ottobre del 2008 Il Resto del Carlino pubblicò un articolo che descriveva il caso di un medico di guardia che attaccò alla porta di un distretto sanitario un cartello con scritto:  “qui non si prescrive la pillola del giorno dopo” e che venne multato con la detrazione pari al 10% dello stipendio di un mese.

Sempre nello stesso presidio di guardia medica venne negata la ricetta della pillola del giorno dopo ad una coppia di fidanzati:  “era la notte del Sabato Santo 2008, la vigilia di Pasqua, e alla porta di quel presidio di guardia medica pisana bussarono, a distanza di qualche ora l’una dall’altra, due coppie di fidanzatini in piena emergenza da “rapporto non protetto” . Chiedevano la ricetta del Norlevo per scongiurare il rischio di una gravidanza indesiderata, ma il caso volle che quella notte tutti i medici di turno fossero obiettori di coscienza, fermamente contrari alla cosiddetta pillola del giorno dopo,da loro considerata farmaco abortivo a tutti gli effetti. Come noto, il Norlevo, per essere efficace, deve essere assunto entro le 72 ore dal rapporto a rischio. E le due ragazzine riuscirono, previa ecografia, ad ottenere l’agognata ricetta soltanto al fotofinish, dopo essere state costrette anche ad una lunga attesa al Pronto Soccorso della Clinica, prima di trovare una ginecologa disposta a somministrare loro il Norlevo” (passo tratto da Il Resto del Carlino 24/10/2008) .

Lettura di approfondimento:  Connessi col mondo isolati in famiglia

Leggiamo inoltre, nel sito internet dell’ Associazione Corrente Rosa, che  “una sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) della regione Puglia ha affrontato il delicato tema dell’obiezione di coscienza di ginecologi e ostetriche che prestano la propria opera presso i Consultori. Le inadempienze di alcuni medici obiettori di coscienza, riscontrate dall’amministrazione regionale – tra le quali, il rifiuto di prescrivere la “pillola del giorno dopo” e di rilasciare i documenti IVG – sono state definite dal Tar stesso un illecito “di rilevanza penale, disciplinare e/o deontologica” – “ mentre la Puglia registra il più alto tasso di IVG (interruzioni volontarie di gravidanza) a livello nazionale (270 interruzioni per ogni 1.000 nascituri), è anche la regione con il più alto numero di medici che si dichiarano obiettori (pari al 79,9%)”  –

“In tal senso, il TAR, pur affermando l’irragionevolezza, e dunque l’illegittimità, della previsione di dotare i Consultori regionali esclusivamente di personale che non avesse prestato obiezione di coscienza – escludendo così in radice la possibilità per gli obiettori di prestare la propria attività presso i consultori , ha ritenuto invece che la Regione, nei prossimi bandi finalizzati alla pubblicazione dei turni vacanti per i singoli Consultori, possa prevedere una suddivisione pari al 50% tra medici specialisti che non abbiano prestato obiezione di coscienza e medici specialisti obiettori. In tal senso, ha affermato il Tar, si rispetterebbe il principio di eguaglianza all’articolo 3 della Costituzione” .

Ma torniamo al punto chiave della questione: abbiamo illustrato come la pillola del giorno dopo non sia una pillola abortiva.

Il nostro intento è comunque quello di affrontare il tema da un punto di vista psicologico e  lo facciamo con l’aiuto di due psicologi, la Dottoressa Serena Basile Psicologa Clinica Docente del Laboratorio in Tecniche di Osservazione della Reltà Educativa e Responsabile Scientifica dell’ iniziativa Aperitologo – l’aperitivo con lo psicologo dentro a Milano, e il Dottor Davide Algeri Psicologo e Psicoterapeuta breve Specialista in disturbi d’ansia, disturbi del comportamento sessuale e del comportamento alimentare. Inoltre, in un prossimo articolo continueremo a parlare dell’argomento con la Dottoressa Francesca Saccà di  Psicologo in Famiglia, progetto web per la prevenzione e l’informazione sui disagi psicologici.

Dottoressa Basile, in riferimento alla questione del rifiuto di prescrivere la pillola del giorno dopo, ci può spiegare quali sono le sensazioni psicologiche inflitte alle donne che ricevono un rifiuto di questo tipo, quali le conseguenze a livello psichico?

Come intuibile, gli effetti non sono generalizzabili tout court ma dipendono dalla capacità di reazione di ciascuna donna di fronte a un rifiuto del genere.

Senza dubbio, sentirsi dire di no da un medico che sostiene questo rifiuto in nome di un’obiezione di coscienza incide inevitabilmente un forte senso di giudizio etico rispetto al quale uno schiaffo è poca cosa.

La scelta di “prevenire” una gravidanza – inscrivendosi dunque la richiesta in una cornice psicologica di timore, decisione di prendersi cura di se stessa e bisogno di rassicurazione – viene espropriata malamente e demonizzata.

Quali i possibili effetti sul vissuto della donna? Ad esempio, sentirsi sbagliata, ignobile, socialmente vergognosa, assassina, irresponsabile… Ma anche impotente, rifiutata come persona, “macchiata”.

E vissuti di questo tipo possono generare effetti veramente molto diversificati, soprattutto se non si è in grado di sopperire al “no” del medico cui ci si rivolge.

Donne che possono accogliere il rifiuto riversando su di sé schifo, punizioni e sensi di colpa; donne che invece tendono a riversare all’esterno schifo e aggressività, senza per questo rinunciare alla propria decisione oppure rinunciandovi ma riversando poi sull’eventuale figlio le proprie tensioni interne… e così via…
Senza dubbio, la donna che chiede la ricetta per la pillola del giorno dopo ha paura. Di fronte a una persona che tenta di risolvere la propria paura, giudizio e punizione in genere costituiscono un modo per negarlo, l’aiuto. E questo indipendentemente da qualunque “obiezione” e da qualunque “coscienza”.

Dott. Algeri, porgo la stessa domanda a Lei

Ad oggi, in Italia, la pillola del giorno dopo può essere venduta solo dietro prescrizione medica con ricetta.

La legge 194 del 22 maggio 1978 prevede l’obiezione di coscienza esclusivamente nei confronti dell’aborto , pertanto la prescrizione e la fornitura della pillola del giorno dopo rientrano nella normale giurisdizione del rapporto medico-paziente, che non prevede che il medico possa negare un trattamento richiesto dal paziente sulla base di convinzioni morali personali.

Nonostante ciò si continuano a sentire storie di ragazzine adolescenti alla prima esperienza e di donne, che vanno dal medico per farne richiesta e si ritrovano a girare di consultorio in ospedale, in un forte stato di ansia, e angosciate dal tempo che passa (va assunta entro 72 ore) dopo ogni richiesta rifiutata, trovando obiettori di coscienza che, spinti dalle proprie convinzioni ideologiche, morali o religiose, al posto della ricetta le liquidano spesso con un secco NO.
In questi casi gli obiettori spesso si rifugiano dietro l’idea che la pillola del giorno dopo possa essere paragonata ad una forma di aborto, non considerando il fatto che la ragazza o donna non è pronta ad avere in quel determinato momento un figlio, che molto probabilmente di lì a qualche mese andrà incontro ad un aborto medico o chirurgico e che ciò potrebbe crearle molti più danni di una semplice “pillola di emergenza”, sia a livello psicologico che fisico.

Lettura di approfondimento:  Come smascherare i bugiardi?

L’adolescente o la donna che in questi casi si trova di fronte ad un diritto negato, prova un enorme senso di impotenza, di rabbia e di sfiducia nei confronti di un servizio (pubblico) che dovrebbe comunque sempre garantire un “supporto” nei confronti di chi si rivolge per chiedere aiuto, provando a mettere da parte, quando sussistono le condizioni per una prescrizione medica, quelli che sono i propri ideali.

Una gravidanza imposta con queste modalità, inoltre, oltre ad aumentare l’insorgenza di patologie di tipo ansioso-depressivo, genera una “ferita emotiva” destinata a rimanere aperta tutta la vita in caso di aborto e può generare una “relazione non voluta” con un figlio, se la gravidanza va a buon fine, con tutte le conseguenze del caso.
A questo punto, se da un lato, i medici di fronte ad una richiesta di aiuto di questo tipo, dovrebbero chiedersi a cosa vanno incontro coloro cui viene negata la possibilità di scelta della propria vita, dall’altro sarebbe opportuno sottolineare la carenza di una prevenzione sul piano di una educazione ad una sessualità più consapevole, visto che molto spesso la richiesta di questo farmaco di “emergenza”, proviene da adolescenti, dietro cui si nasconde spesso un’inesperienza o meglio una mancata consapevolezza circa le conoscenze su rapporti protetti.

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Legge 633 del 22 Aprile 1941 e successive modifiche.

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Nonostante la possibilità di adottare i figli del parnter, le famiglie arcobaleno sono ancora discriminate dalla legge in Svizzera. © Keystone / Gaetan Bally

Un percorso insidioso attende gli omosessuali che desiderano diventare genitori in Svizzera. Tra lacune e procedure complicate, la legge è ancora lungi dal garantire loro la parità di trattamento.

Le coppie dello stesso sesso ripongono le loro speranze nel progetto di matrimonio civile per tuttiLink esterno, di cui si occuperà il nuovo parlamento uscito dalle elezioni federali del 20 ottobre.

Questo contenuto è stato pubblicato il 25 ottobre 2019 – 11:3025 ottobre 2019 – 11:30

“Per tanto tempo mi sono detta che non ne avevo il diritto. La mia compagna, invece, ha cominciato molto presto a parlare della possibilità di avere un figlio”, ricorda Véronique. Dopo molte riflessioni, lunghe e costose pratiche e tante emozioni, Véronique e Julie*, in unione registrataLink esterno dal 2013, hanno realizzato il loro desiderio comune di fondare una famiglia.

Banca di sperma all'estero

In Svizzera, l'accesso alla procreazione medicalmente assistita (PMALink esterno) è riservato alle coppie eterosessuali sposate.

Le due donne, che vivono nel cantone di Berna, hanno vagliato diverse alternative. “Prima di tutto abbiamo pensato ad una donazione privata di sperma e abbiamo chiesto ad una coppia di uomini.

Ma per finire non erano interessati al progetto”, spiega Véronique.

Avere più di due genitori?

“L'ideale sarebbe avere quattro genitori”, dice Fabien*. Il 45enne bernese, in coppia con un uomo, è padre di un figlio di sette anni. “Sua madre è la mia migliore amica da quando ero adolescente. Siamo entrambi omosessuali e desideravamo essere genitori”, spiega.

In questo caso, non è stata necessario ricorrere alla PMA e neppure a una procedura di adozione. Fabien e la sua migliore amica hanno costruito insieme il loro progetto di co-genitorialità.

I loro rispettivi partner non sono sempre stati coinvolti e non possono essere riconosciuti come genitori dalla legge, che vieta di avere più di due genitori.

“Tuttavia, questa sarebbe una prassi da riconsiderare, perché oggi non è raro vedere bambini che crescono con più di due adulti, sia in famiglie arcobaleno che in altre famiglie”, rileva Fabien. Attualmente, tuttavia, nessun Paese concede la possibilità di avere più di due genitori legali.

*nome fittizio

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Véronique e Julie si sono quindi rivolte ad una clinica della fertilità a Londra. “Abbiamo notato che la legislazione inglese in questo campo è simile a quella svizzera; la donazione non è anonima. Nostra figlia potrà, se lo desidera, ottenere informazioni sul suo donatore quando sarà maggiorenne. Una condizione che consideravamo determinante”, spiega Véronique.

Per l'inseminazione, era necessario pianificare un viaggio nella capitale britannica al momento giusto del ciclo ormonale di Véronique. La donna è rimasta incinta al primo tentativo. “Siamo state fortunate”, commenta. Véronique e Julie ora sono madri di una bambina di tre anni. Tuttavia, il loro percorso per essere considerate dalla legge come una famiglia non è finito.

Procedura intrusiva, lunga e costosa

Fino alla fine del 2017, solo Véronique, la madre biologica della bambina, poteva essere riconosciuta come genitrice legale. In seguito alla revisione del diritto svizzero in materia di adozioneLink esterno, entrata in vigore il 1° gennaio 2018, è ora possibile per gli omosessuali adottare il figlio del partner.

Ma per essere riconosciuta dalla legge come madre della bambina, Julie ha dovuto intraprendere una procedura di adozione, che è ben lungi dall'essere una semplice formalità amministrativa. In primo luogo, la legislazione impone alcuni criteri preliminari: i genitori devono aver condiviso tre anni di vita insieme e il bambino deve avere un anno di età.

“Da un lato, questo termine permette alle autorità di garantire che entrambi i genitori siano effettivamente legati al bambino”, rileva Véronique. Tuttavia, i problemi potrebbero sorgere in caso di morte della madre biologica, osserva. “I miei genitori potrebbero, per esempio, volere il bambino. Nel nostro caso, per fortuna, questo non accadrebbe, perché le nostre famiglie ci sostengono”.

La procedura varia a seconda del cantoneLink esterno.

In primo luogo, si deve richiedere tutta una serie di documenti, tra cui un estratto del casellario giudiziario, un certificato della procura, una copia della notifica di tassazione, un certificato medico, una biografia dettagliata, ecc.

Viene poi condotta un'indagine sociale all'interno della famiglia, che comporta una visita a domicilio e talvolta anche un'audizione del bambino se ha più di sei anni. Il costo della procedura va da un migliaio a oltre 3500 franchi, a seconda dei cantoni.

Dispositivo inadeguato

Il sistema è lo stesso di quello creato nel 1973 per le famiglie ricomposte.

“Nella maggior parte dei casi, è il patrigno che adotta i figli della moglie, mentre il padre biologico è sconosciuto, deceduto o non si assume alcuna responsabilità.

Una procedura che non è affatto adatta alla realtà delle famiglie arcobaleno”, spiega Catherine Fussinger, co-presidente della Federazione Famiglie ArcobalenoLink esterno. 

“A volte mi fa arrabbiare essere trattata come qualcuno che deve dimostrare di essere pulito”.
Véronique *

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L'organizzazione cerca al contempo di sensibilizzare le autorità sulle specificità delle famiglie omosessuali e di sostenere queste ultime. Famiglie Arcobaleno non è a conoscenza di procedure sfociate su una decisione negativa, ma molte domande sono pendenti.

“La lunga attesa prima di giungere all'adozione sconvolge l'unità e l'identità della famiglia”, ha deplorato Maria von Känel, direttrice dell'organizzazione, in una recente conferenza stampaLink esterno.

Senza parlare del fatto che la procedura deve essere ripetuta per ogni nuovo figlio della famiglia.

Per il momento, Veronique e Julie sono ancora in attesa di una risposta delle autorità alla loro richiesta. Un periodo durante il quale la loro famiglia non dispone di una copertura legale adeguata.

“A volte mi fa arrabbiare essere trattata come qualcuno che deve dimostrare di essere pulito.

Se fossi una donna single, mi sarebbe riconosciuto il diritto di essere madre, ma non mi viene riconosciuto con una donna che amo”, lamenta Veronique.

“Non sposate dal 2013 per motivi politici”: il movimento Operation Libero aveva fatto campagna nel luglio 2018 per rivendicare il diritto al matrimonio per le coppie dello stesso sesso. Keystone / Anthony Anex

Il matrimonio per tutti, la soluzione

Per porre fine alle disuguaglianze persistenti, le associazioni per i diritti LGBTIQ sostengono l'introduzione di un matrimonio civile per tuttiLink esterno, che garantirebbe agli omosessuali gli stessi diritti degli eterosessuali.

Ciò include l'accesso all'adozione, nonché l'accesso alla PMA e alla doppia filiazione dalla nascita per le coppie lesbiche.

In questo modo, non sarebbe più necessario ricorrere ad una procedura di adozione, la coniuge della madre biologica sarebbe automaticamente riconosciuta come seconda genitrice legale.

Il ricorso alla maternità surrogata continuerà ad essere vietato in Svizzera, come nella maggior parte dei Paesi europei. Tuttavia, alcune coppie di uomini eludono la legge viaggiando all'estero per farlo. Molti uomini optano anche per un progetto di co-genitorialità con una donna.

Sul fronte politico, la situazione rimane incerta.

Il 30 agosto scorso la Commissione affari giuridici del Consiglio nazionale (Camera del popolo) si è pronunciata a favore dell'apertura del matrimonio alle coppie omosessuali, escludendo tuttavia la possibilità di utilizzare la PMA. Questo nonostante che durante la procedura di consultazione la possibilità di ricorrere alla donazione di sperma avesse raccolto i favori della maggior parte dei partiti.

Spetterà ora al Consiglio nazionale prendere una decisione, al più presto nel marzo 2020. La palla è quindi nel campo del nuovo parlamento.

*nomi fittizi

E all'estero?

La Federazione Famiglie Arcobaleno evidenzia che sui venti Paesi dell'Europa occidentale, undici accordano alle coppie dello stesso sesso non solo il diritto di sposarsi, ma anche tutti i diritti genitoriali correlati, cioè l'adozione intra ed extrafamiliare, l'accesso alla PMA e il riconoscimento della doppia filiazione di entrambi i genitori alla nascita.

La Svizzera è uno dei quattro Paesi dell'Europa occidentale che concede meno diritti ai partner omosessuali. Alle sue spalle ci sono solo Grecia, Italia e Liechtenstein, che concedono alle coppie omosessuali il diritto di entrare in un'unione civile ma negano loro tutti i diritti genitoriali, come mostra questo grafico.

“Il nostro Paese è circondato male dai suoi grandi vicini”, dice Catherine Fussinger. Infatti, Francia e Germania hanno aperto il matrimonio a coppie dello stesso sesso, ma queste non hanno ancora accesso alla PMA.

Tuttavia, dopo accesi dibattiti e manifestazioni degli oppositori, la Francia potrebbe fare il grande passo l'anno prossimo; l'Assemblea Nazionale ha appena detto “sì” alla PMA per tutte, mentre il Senato dovrebbe decidere nel gennaio 2020.

Fonte: Federazione Famiglie ArcobalenoLink esterno

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La maternità non è un destino, si può essere donne anche senza figli

Non voler essere madre è un diritto

Una volta, una donna senza figli era considerata “male” dalla società: poteva essere sterile, una suora o ancora un’attempata “zitella”, comunque era diversa dalle altre, brave fattrici di 8 pargoli… In ogni caso nessuno poteva mai pensare che avesse scelto da sola di non riprodursi: era capitato oppure “Poveretta! È stata sfortunata!”.

Oggi, invece, c’è la donna che si interroga sul suo reale desiderio di maternità e qualcuna si “arroga” anche il diritto di scegliere una strada diversa rispetto a quella delle generazioni che l’hanno preceduta e liberamente arriva alla conclusione di non avere figli.

Ma che sia un problema legato al senso di maternità, alla fertilità o al marito/compagno (oggi siamo moderne e in tante non ci sposiamo più!) che non se la sente di essere genitore, al resto del mondo cosa importa?

Eppure è un continuo di frasi del tipo: “Hai saputo? La figlia di Claudia, la mia amica, è incinta!”, “Ma dai! Lo sai chi aspetta? Carla e Antonio…. Pensa che si sono sposati solo l’anno scorso…” “Gianna Nannini ha avuto una bambina a 50 anni!”

“E TU? Tu quando lo fai un bambino? Guarda che poi te ne penti, sarà troppo tardi, non avrai le forze, quello che hai non ti basterà più e da vecchia resterai sola con i tuoi rimpianti!” (Come se fare un figlio sia una specie di lasciapassare per una vecchiaia di agi e con il badante gratis e disponibile h24!).

Poi ci sono quelle donne che ci provano e si scontrano con una burocrazia, appesantita dalla pandemia, legata al mondo della procreazione assistita.

Sarebbe da scrivere un libro a parte sull’argomento, ma solo chi lo ha vissuto sa: mesi di ansia e stress prima di raggiungere l’obiettivo, di analisi estenuanti, di file e trafile, di numeretti e prenotazioni come al banco dei salumi di un supermercato e tante volte, alla fine, nemmeno ci riesci a coronare il sogno di stringere tra le braccia un frugoletto.

Per la Festa della Donna allora il Capoluogo ha intervistato una giovane “childfree” aquilana, che in anonimato ha voluto raccontare la sua esperienza

Piacere, sono una donna di 38 anni e non ho avuto figli!

Ci sono donne che non hanno ricevuto la mimosa per la Festa della donna e non avranno nemmeno il lavoretto a maggio per la Festa della mamma, eppure hanno ancora una dignità: sembra incredibile vero?

Non ho figli, non solo per scelta mia: è stata la vita, le situazioni, le occasioni… Ma anche scelta degli altri eh? Perchè capita… Non tutti gli uomini vogliono fare il genitore o non vogliono farlo di ritorno!

Non posso dire di non averci mai pensato, di non averli mai desiderati… Anzi, forse sono proprio tutte queste chiacchiere, queste dita puntate addosso che ci fanno sentire in parte sbagliate, incomplete…

Io per esempio l’istinto materno l’ho sempre avuto, fin da quando ero bambina e giocavo con Baby Mia, quella bambola inquietante figlia delle nate negli anni ’80, ce l’avevo anche quando giocavo con mia madre e facevamo che io ero la mamma e lei la mia bambina…

Ce l’ho anche oggi che il mio orologio biologico continua a ticchettare e faccio finta di averlo messo in modalità silenziosa, insieme all’orgoglio, finito sotto i piedi, perchè alla fine ha ragione anche chi dice che “i figli non si chiedono”, o come diceva il grande Pino Daniele, “chi vuole un figlio non insiste”

L’istinto di maternità è qualcosa di primordiale, come gli occhi azzurri: o ce l’hai o non ce l’hai… Posso dirvi cos’è però…

Un languore, un appetito di vita, il desiderio di portare avanti la specie e di stringere al petto qualcosa che per 9 mesi è stato legato a te dal cordone ombelicale perchè, non riuscirete a immaginarlo mai, ma anche senza figli so come funziona e pensa un po’, sono anche in grado di dare dei consigli!

É uno sciogliersi davanti un piccolino dentro una carrozzina, tentando a volte anche di reprimere la voglia di andare lì ed abbracciarlo perchè magari può dare fastidio a chi ti sta vicino e qualcuno potrebbe giustamente chiamare il 118! Perchè i bambini in braccio a qualcuna stanno così bene!

Avevo 20 anni, non ero una donna ma una studentessa fuori sede, piena di allegria, di desideri e sogni e quando successe, all’epoca, mi sembrò la cosa più brutta del mondo! Quel fagiolino, perchè questo era, l’ho perso, in una notte umidiccia di mezza estate, rischiando anche la pelle perchè non me ne ero accorta!

Quel sogno che anni dopo ho tanto cullato, se ne andò come un soffio di vento, così come era venuto!

Poi non è successo più, non c’è una spiegazione e parlarne adesso, che avrebbe compiuto a breve 19 anni, forse può aiutare anche per quell’autoterapia che inconsciamente si rifiuta, perchè quel fagiolino è rimasto lì, in una specie di limbo dal quale non è stato mai rimosso!

E le vostre domande sulla salute delle mie ovaie, le vostre considerazioni, anche se in buona fede, non fanno altro che alimentare ansia e frustrazione, insieme alla consapevolezza che non tutti i sogni possono avverarsi!

C’è chi riesce a superare e chi ne fa un dramma: ci sono donne che non superano il dolore per la mancata maternità, ci sono coppie che si sgretolano, altre che riescono ad andare avanti ma che si portano dentro quell’irrisolto per tutta la vita!

Quando fate notare a una donna che un’altra “è in dolce attesa” inconsapevolmente le dite: “hai visto quanto è brava quella?”
NO, NON È COSÍ, VI STATE SBAGLIANDO TUTTI!

Le domande inutili non servono, me lo dice sempre una persona a me molto cara: pensate che non sappia da sola le regole della procreazione? Lo so che i bambini non li porta la cicogna e la pazienza ha anche un limite, perchè non sono Madre Teresa.

Si può amare in altri modi, adesso vi svelo un segreto: si può donare comunque il proprio senso materno: ad un compagno, ad un marito, a una sorella, a un bambino che non hai generato e che stai amando da tanti anni con la stessa cura e dedizione come se fosse tuo…. Si, ci sarà sempre quel qualcosa di irrisolto, ma sono quelle ferite con le quali impari a convivere, appunto perchè sei donna e sei assolutamente speciale!

Comunque, possiamo dire quello che vogliamo, ma alla fine è sempre così: se una donna non ha avuto un figlio è sempre e solo colpa sua!

Le donne sono così speciali che hanno ANCHE il dono di mettere al mondo dei bambini, di proseguire la specie. Ma non solo.

Ci sono anche donne, sanissime, che i figli non li vogliono, per un motivo o per un altro, perchè non tutte se la sentono di diventare mamma!

Perchè essere madre, mamma, è un compito importante, che dura tutta la vita e va assolto nel migliore dei modi: con onestà, con amore, con maturità!

Perchè una volta che lo hai messo al mondo non puoi sperare solo nella buona sorte, ma devi rimboccarti le maniche e far avere a tuo figlio il meglio da questa vita, perchè non è stato lui a chiedere di nascere!

Perchè, diciamocelo alla fine, non tutte le madri poi sono brave ad assolvere questo compito… E dall’alto della loro conclamata fertilità si sentono pure in dovere di giudicarti e di puntare il dito!

La donna è un universo che troppo spesso si cerca di limitare, ma come puoi limitare l’infinito? La donna è completa fin dalla sua nascita, così come l’uomo e non hanno bisogno di null’altro. Lasciateci brillare. Comunque!

Voglio concludere con un virgolettato di una donna, Michela Andreozzi, una giornalista che sulla nostra “non maternità” ha scritto qualcosa di bellissimo:

“Per me, femminile è materno. Sono materna nei confronti del mio uomo, del lavoro, degli altri, del mondo. La femminilità è una chiave di interpretazione della vita, è un approccio all’esistenza gentile e accogliente, sono lenti attraverso cui percepire il reale con resilienza e ottimismo.

La femminilità è la forza senza violenza, è il sostegno senza giudizio, è la cura senza l’affanno, il sorriso senza motivo. Non so se è vero che mettendo le donne a governare il mondo ci farebbero una figura migliore. Siamo meno corruttibili, certo. Avremmo certamente un occhio di riguardo per i deboli.

Le minoranze, le ingiustizie. Daremmo priorità ai bambini, all’ecologia e all’istruzione. Saremmo madri sempre, anche senza essere madri. Forse potremmo farla davvero, questa rivoluzione gentile. Anche cominciando a rispettare noi stesse e ciò che sentiamo di essere. Siamo tante.

E forse è arrivato il momento di farci sentire”.

Se siete arrivate fino in fondo io chiudo con gli auguri a tutte le donne: madri o senza figli, single, sposate e divorziate, in carriera o casalinghe, dipendenti e con la temutissima Partita Iva… Alle nonne, così preziose anche in tempi di Coronavirus… Che sia sempre un giorno di festa, non solo l’8 marzo!

Источник: https://www.ilcapoluogo.it/2021/03/08/la-maternita-non-e-un-destino-si-puo-essere-donne-anche-senza-figli/

Essere madre e voler essere donna: è un diritto

Non voler essere madre è un diritto

Ricordo come fosse oggi quando, ormai 3 anni fa, ho rivolto a mio figlio Giovanni, all’epoca quattrenne questa domanda:

“Ti va bene se il papà va a vivere in un’altra casa?”

So che non avrei mai dovuto porgliela, ma i miei sensi di colpa comandavano la mia razionalità in quel periodo.

Avevo deciso di lasciarlo.

Il fatto era che io non sopportavo l’idea di dividere la famiglia. Non la concepivo. Il problema era che di fatto eravamo più che separati: due sconosciuti conviventi.

Soffrivo molto a causa di un grosso problema di coppia che avevamo avuto l’anno precedente. Non riuscivo più a vedere il padre di mio figlio con serenità, fiducia e amore.

La separazione era un dovere verso me stessa e verso mio figlio, che era costretto a vivere in una situazione totalmente priva di amore e armonia.

Quando ho deciso di separarmi non lavoravo e sapevo sarei andata incontro a molte difficoltà, sia economiche che gestionali.

Mi sarei ritrovata sola a provvedere a me stessa, alla casa, ai problemi, a gestire ciò che la quotidianità porta inevitabilmente e soprattutto a Giovanni.

Ce l’avrei fatta?

Non lo potevo sapere con certezza, ma sentivo che sicuramente la situazione sarebbe stata migliore di quella che stavo vivendo.

Ero davvero infelice, bloccata, senza a prospettiva, senza amore, senza lavoro, senza pace.

Appena il mio ex marito uscito da casa mi sono messa alla ricerca di una lavoro e ho trovato quasi subito fortunatamente come cameriera per le colazioni alle 5 del mattino in un bar vicino casa.

Problemi

  1. Pagavano una miseria e mi facevo il mazzo quadrato
  2. Mio padre doveva farsi ogni giorno 40 km per portare mio figlio all’asilo siccome io uscivo all’alba
  3. Io volevo comunque correre e fare sport: in quel momento era l’unica cosa alla quale aggrapparmi e dovevo farlo alle 3.30-4.

    00 di mattina

  4. Non mi piaceva ciò che facevo e come venivo trattata dai titolari e dalla clientela
  5. Ero in forte stress al limite dell’esaurimento e non riuscivo a fare tutto.

Non mi ero data il tempo di riorganizzare la mia vita e quella di Giovanni, mi ero anestetizzata col lavoro per paura di non aver abbastanza soldi per sostenerci.

Ho deciso di lasciare il bar e vivere col solo mantenimento che per legge il padre di mio figlio doveva riconoscerci per un periodo, in modo tale da riprendermi mentalmente e fisicamente dallo tsunami separazione, per capire cosa dovessi fare per dare serenità a me e a mio figlio.

Vi garantisco, i soldi erano pochi, i problemi erano parecchi, ma Giovanni ed io avevamo tutto ciò che ci serviva: amore e serenità.

Ero riuscita

Stavamo bene. Lui era felice, tranquillo, sorridente ed io molto ma molto meno tesa e preoccupata.

Ovviamente non mi accontentavo di avergli dato solo serenità, non volevo continuare così: casa, palestra, asilo, parco, casa, spesa, banca, asilo, amichetti…volevo di più per me e per lui.

Volevo darci una vita migliore

Volevo smettere mettere a Giovi vestitini usati, non volevo più essere obbligata a dirgli di no quando voleva comprare la merenda al bar del parco come i suoi amici.

Volevo portarlo al mare, volevo vivere esperienze, volevo darci una casa migliore in cui costruire ricordi puliti, volevo comprarmi vestiti e togliermi i miei sfizi anche io.

Volevo essere una donna autonoma, con una vita soddisfacente e un buon lavoro, non solo una madre single senza soldi

Quanto mi ha insegnato quel periodo sulla gestione delle finanze, del tempo e delle energie, voi non potete immaginare.

Sono cresciuta davvero tanto.

Sin da piccola non ho mai avuto grosse possibilità economiche, affetti e aiuti, anzi…però ritrovarmi da sola con un figlio con i soldi contati per sopravvivere è stata una grande scuola di vita per me.

Caspita sapete che è dura tutt’oggi spendere e vi dirò che i regali me li faccio eccome certo, ma solo se raggiungo determinati obiettivi economici e lavorativi, sennò zero!

Sono il peggior capo e madre di me stessa per certe cose. Pretendo molto da me e sono rigida e severa. Ma mi premio sempre quando le cose vanno bene e riesco a farle girare come voglio grazie al mio impegno.

Ora stiamo bene, non sono più obbligata a fare i conti con la calcolatrice e darmi un budget per

  • cibo
  • abbigliamento
  • asilo
  • bollette
  • benzina
  • spese condominiali
  • assicurazione
  • pizza del venerdi
  • telefono
  • internet
  • sky

e capire se possiamo permetterci degli extra, tipo manicure e un gioco nuovo.

Un giorno ho mandato un messaggio ad un amico con scritto:

“Ehi sai che oggi ho comprato le mutandine a mio figlio? Non mi sembra vero!”

Lui ovviamente non poteva minimamente capire, non credo mi abbia nemmeno risposto, ma io volevo urlarlo al mondo! Mi sentivo capace di provvedere a lui, mi sentivo messa in salvo da me stessa. Mi sentivo una madre degna al 100%.

Non tanto per i soldi in sé, quando per la libertà e le possibilità che spalancano. Per l’indipendenza, per la forza che ci si dimostra, perché ho potuto comprare un volo per me e mio figlio per portarci via da una brutta situazione che si era creata durante quella che doveva essere una vacanza.

Da lì è scattata un molla detto di me: ho capito che il lavoro è la mia salvezza, la mia soddisfazione, il mezzo tramite il qualche posso avere la vita che desidero.

Quindi il lavoro è la mia passione, quasi come la corsa

È vero. Ho la fortuna di avere un lavoro che amo, più che un lavoro è una missione, una visione, ma me lo sono creata totalmente e io sono SOLA a fare tutto.

Se io vengo a mancare per qualsiasi ragione, finisce tutto.

Ogni volta che spendo soldi mi sento in dovere di fare ancora di più e cerco modi per progredire, crescere, migliorare…

Mi alzo dalle 3.30 alle 4.00 ogni mattina e ricevo parecchie critiche ma se si ha fame Ragazze, e non dico solo di cibo, ma di vita, di crescita, di miglioramento, bisogna farsi il c*lo e non smettere mai di correre per andare più avanti. Nemmeno se  siamo arrivate dove non avremmo creduto mai.

Io non avrei mai detto che avrei potuto mantenere una casa mia, mio figlio e me. Mai. Non avrei mai creduto che avrei potuto portare mio figlio a Londra, Cambridge, Monte Rosa, Mar Rosso, Riccione, Minorca…mai.

Non avrei mai detto che sarei riuscita ad essere autonoma

Però lo desideravo più di ogni cosa e quindi ero e sono disposta a tutto.

“Ce la farò a continuare così?”

Non lo so ma è il mio obiettivo. Così e oltre. Cercando però di migliorare l’equilibrio tra lavoro, vita privata e ruolo di madre.

Non è facile. Lavoro da casa, sembra che io abbia ogni tipo di possibilità: dedicarmi a mio figlio mentre lavoro oppure fare venire le mie amiche per un caffè, ma non è così.

Mio figlio sa che nelle ore di lavoro IO DEVO DAVVERO LAVORARE SODO e lui mi ha lì per le emergenze, ma per il resto deve fare da solo.

Oppure quante volte rifiuto inviti per un caffè o due chiacchiere e sembra che io sia snob perché non devo stare in ufficio quindi…dura la vita della mamma, della donna e soprattutto DURA LA VITA DA DONNA AUTONOMA.

Ma non farei a cambio con niente!

Источник: https://runningmama.it/2018/12/10/essere-madre-e-voler-essere-donna-e-un-diritto/

Gravidanza
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