Neomamme: come ci ha cambiato la maternità

Post partum e neomamme, ecco perché è normale non essere (sempre) felici

Neomamme: come ci ha cambiato la maternità

Avere un figlio è una gioia immensa. Ma, allo stesso tempo, è anche un enorme cambiamento e richiede tanti sacrifici.

Per questo motivo, è sbagliato pensare che esista a tutti i costi la felicità delle neo mamme.

La soluzione? Secondo una psicologa americana le donne possono trarre grande beneficio dal pensare alla maternità come ad una fase di transizione molto simile all'adolescenza.

La “beatitudine materna” è un mito. Non che le madri non siano mai felici o che non ci siano dei bei momenti, ma l'idea che la maternità sia uno “stato naturale” per tutte non è reale. Anzi, questa credenza ha influenzato negativamente molte donne e le loro famiglie.

Avere un figlio è un enorme cambiamento. C'è, in più, rispetto alla precedente vita familiare, un bambino totalmente dipendente dai suoi genitori e che richiede un'attenzione quasi costante, giorno e notte. Tutto ciò richiede sacrifici soprattutto alla concentrazione quotidiana di una donna.

Inoltre, molte neo mamme lottano con ciò che significa tornare al lavoro dopo aver avuto un figlio e in molti casi le finanze sono ristrette. Poi ci sono i cambiamenti ormonali che si verificano con il parto e l'allattamento al seno. Tutto questo spesso causa una forte tensione nelle relazioni significative delle donne, proprio mentre devono adattarsi alla nuova vita.

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Un nuovo modo di pensare la maternità

Quando le neo mamme credono di entrare in uno stato di felicità una volta nato il loro bambino e poi ciò non succede, iniziano a chiedersi cosa c'è di sbagliato in loro.

La psicologa e blogger Leslie Becker-Phelps, PhD, ha scritto un articolo per il magazine WebMd su Alexandra Sacks, una psichiatra che lavora con donne in gravidanza e neo mamme, la quale ha affermato di aver incontrato centinaia di donne con queste preoccupazioni.

Nel suo breve video Ted Talk, la Sacks afferma che le donne possono trarre beneficio dal pensare alla maternità come ad una fase di transizione molto simile all'adolescenza, che lei stessa chiama “matrescenza” (matrescence).

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Cosa significa pensare alla maternità come ad una fase di transizione?

Le identità delle neo mamme sono in divenire in quanto le donne vivono vari cambiamenti ormonali e corporei.

In particolare, la dottoressa Sacks parla della fase di 'push and pull' che le neo madri spesso sperimentano dopo il parto: queste hanno un aumento dell'ormone “ossitocina” che aumenta la connessione che sentono con il loro bambino, attirando moltissimo la loro attenzione verso di lui.

Allo stesso tempo però, sono consapevoli degli aspetti di se stesse che stanno perdendo nel momento in cui ricordano la loro identità in relazione a vari aspetti della loro vita precedente (lavoro, relazioni e hobby).

In più, sono anche consapevoli dei loro bisogni fisici, come il sesso, il cibo e il sonno. Quindi, entrano in una sorta di “tiro alla fune” emotivo. Ma questa non è “depressione postpartum” né si tratta di un'altra malattia.

È una parte naturale della transizione alla maternità.

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Maternità, una fase “multi-dimensionale”

È, dunque, impossibile prepararsi in modo adeguato alle richieste della maternità, che sono estenuanti. Con essa arriva la perdita della libertà personale.

Quindi, sappiate che le neo mamme hanno bisogno di sostegno, se non altro per dare loro un po' di tregua o conferme del fatto che le loro esperienze sono normali.

Molte si sentono isolate perché la loro connessione con il loro bambino è fortissima e richiede tantissima attenzione: ciò rende inestimabili le relazioni con altre madri che vivono la stessa situazione.

Come ogni altro periodo della vita, la maternità è una fase “multi-dimensionale”, con alcune parti piacevoli e altre più difficili (e alcune sono entrambe le cose). Non si diventa madri in modo automatico, ma avviene piuttosto un processo. La dottoressa Sacks ha affermato che “quando nasce un bambino, nasce anche una madre”. Niente di più vero.

Di conseguenza, la psicologa Leslie Becker-Phelps esorta le mamme a essere gentili con loro stesse. Dopotutto, la nascita è meravigliosa, ma può anche essere fonte di confusione e talmente travolgente da risultare scioccante.

Ma ovviamente, se dopo aver considerato la naturale transizione alla maternità, siete ancora preoccupate per l'idea di poter avere una depressione postpartum o un altro disturbo dell'umore perinatale, parlate con il vostro dottore, con lo psicologo oppure con lo psichiatra.

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Covid-19: più casi di ansia e depressione tra le neomamme

Neomamme: come ci ha cambiato la maternità

La sensazione, basandosi sull’esperienza clinica, l’hanno avuta in tanti, in questi mesi. Ai tempi del Covid-19, ginecologi, ostetriche e psicologi hanno visto peggiorare (nel complesso) la salute mentale delle gestanti e delle neomamme.

Le risposte raccolte tra coloro che hanno seguito (e continuano a seguire) le donne incinte sono state pressoché unanimi. E i primi dati sembrano confermare le impressioni. Il tasso dei disturbi d’ansia e della depressione post-partum è più che raddoppiato, nei primi mesi del 2020.

A certificarlo è uno studio canadese, condotto su 900 donne: di cui il 60 per cento in dolce attesa, con le altre che invece avevano già partorito nei 12 mesi precedenti. I risultati, pubblicati sulla rivista Frontiers in Women’s Global Health, confermano i sospetti avanzati anche dagli specialisti.

Durante la pandemia, quello delle donne incinte rappresenta un target sensibile al peggioramento delle condizioni psicologiche.

CONVIVERE COL COVID-19 SULLA SALUTE MENTALE DELLE GESTANTI

L’indagine è la prima di questo tipo – condotta su un campione di simile ampiezza – a certificare il peggioramento dello stato di salute mentale delle gestanti durante la pandemia.

A documentarlo è stato un gruppo di ricercatori dell’Università di Alberta, che tra il 14 aprile e l’8 maggio ha realizzato un sondaggio attraverso i social network , Instagram e . Nella ricerca sono state coinvolte donne incinte (520) e giovani mamme (380, genitori da meno di un anno).

A loro è stato chiesto di fornire informazioni di carattere generale (età, livello di istruzione, condizioni di salute psicofisica generale) e di rispondere a una serie di domande focalizzate sull’attualità (per indagare se avessero sintomi riconducibili al Covid-19, se si fossero sottoposte al tampone, se stessero o meno lavorando, in che modo stessero affrontando l’isolamento). Fin qui la premessa, seguita da alcuni quesiti mirati a rilevare lo stato di salute mentale: prima della gravidanza (in modo da tenere conto dei precedenti) e nel periodo in corso. Valutando la presenza di alcuni possibili campanelli d’allarme, i ricercatori hanno riscontrato un sensibile peggioramento delle condizioni psicologiche delle donne. Nello specifico, il riscontro dei disturbi d’ansia è passato dal 29 al 72 per cento. Per i sintomi depressivi: dal 15 al 41 per cento. Ovvero, tra le due e le tre volte in più: in appena un anno. Un peggioramento che, secondo i ricercatori, potrebbe essere stato dettato anche dalla riduzione dell'attività fisica (segnalata da oltre 6 donne su 10), in grado di apportare benefici alla mamma e al bebè.  

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L'IMPATTO DELLA PANDEMIA SULLA SALUTE MENTALE DELLE GESTANTI

Le conclusioni dello studio non derivano da diagnosi certe di depressione.

Ma i test utilizzati (EPDS per la depressione post-partum e STAI per l'ansia) sono considerati dei validi strumenti per uno screening, da cui psicologipsichiatri partono per accertare la presenza o meno dei disturbi.

 «Al di là dei numeri, è indubbio che la pandemia abbia avuto ripercussioni sulla salute mentale delle gestanti – afferma Emanuela Beretta, responsabile del servizio di psicologia in area ostetrica degli Spedali Civili di Brescia -.

Le ricadute sono state maggiori per le donne positive al Sars-CoV-2 o comunque sospette, in attesa dell'esito del tampone. In questa situazione, molte hanno temuto per la salute propriae del bambino.

Queste preoccupazioni hanno determinato un incremento dei disturbi d'ansia, dell'umore, di alcuni segni del disturbo post traumatico da stress e della depressione». Ma a peggiorare non è stata soltanto la salute mentale delle donne contagiate.

Secondo le conclusioni di un'indagine condotta dall'Università Federico II di Napoli, oltre i due terzi delle gestanti intervistate (100, tutte campane) ha segnalato un incremento dell'ansia (più marcato tra chi era nel primo trimestre della gestazione).

L'aver rilevato gli stessi problemi in un'area meno colpita dalla pandemia dà l'idea delle ricadute per le donne incinte. Tutte hanno faticato ad affrontare l'isolamento imposto dalla contingenza. Ai papà (e altri altri parenti), nella maggior parte dei punti nascita, è stato impedito l'accesso in ospedale durante i giorni di degenza. E in molti casi la donna ha dovuto vivere in solitudine anche le fasi del travaglio (o buona parte di esso) e del parto. Una condizione forzata – rimasta tale dopo il ritorno a casa, fatta eccezione per la presenza del compagno – che ha finito per minare lo stato d'animo delle donne in attesa.

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COME CAMBIA LA SALUTE PSICOLOGICA IN GRAVIDANZA 

Nell’immaginario comune, si dà per scontato che una neomamma debba essere o sia felice in ogni istante. Ma nella realtà, il decorso non è sempre tale.

La depressione post-partum e i disturbi d'ansia colpiscono in media 1 donna su 7 durante il periodo perinatale, che va dalla 28esima settimana di gestazione al 28esimo giorno dalla nascita del neonato.

Questa fase è considerata cruciale per lo sviluppo del bambino, sul piano della salute mentale. Le gestanti che affrontano l'ultima fase della gravidanza con uno di questi disturbi hanno infatti una probabilità più alta di andare incontro a un parto pretermine.

Le conseguenze possono riguardare lo sviluppo cognitivo ed emotivo del nascituro. Ecco perché una diagnosi precoce fa quasi sempre la differenza. «Dalla depressione post-partum si guarisce, questa è la prima cosa da dire a una donna che ne soffre», aggiunge Beretta.

Parlare chiaro è una condizione di cui tenere conto, nel momento in cui si ha di fronte una donna in difficoltà. La necessità di prendersi cura di sè e del proprio bambino, spesso riposando poco e dovendo fronteggiare uno stato d'ansia crescente, può mandare in tilt una mamma.

Per questo è fondamentale riconoscere il disturbo e intervenire quanto prima, in modo da accelerare la guarigione.

L'approccio terapeutico è di norma combinato e prevede l'intervento dello psicoterapeuta (talora sufficiente da solo nelle forme più lievi) e l'assunzione di antidepressivi (necessario se la donna ha già esperienze di depressione o se la psicoterapia da sola si rivela inefficace). Nessun pericolo, in quest'ultimo caso. «Non si deve avere paura dei farmaci – avverte la specialista -. Uno psichiatra esperto di perinatalità non avrà problemi a scegliere la molecola più adatta a questa fase della vita, in cui bisogna fare il possibile per preservare l'allattamento al seno».

L'IMPORTANZA DI UNA SOLIDA RETE SOCIALE

Oltre alla psicoterapia e all'eventuale intervento farmacologico, cruciale è considerato quello che gli esperti definiscono intervento sociale.

 «Una donna con una rete familiare solida ha meno chance di ammalarsi e maggiori probabilità di mettere il disturbo alle spalle più velocemente – conclude Beretta -.

Fondamentale, soprattutto nelle prime fasi, è agevolare il riconoscimento di uno stato di disagio, senza assumere atteggiamenti giudicantibanalizzanti».

Il messaggio punta ad arrivare anche alle orecchie dei ginecologi, che spesso in Italia rappresentano l'unica figura che una gestante incrocia nel corso dei nove mesi. Ragion per cui l'identificazione di uno stato psicologico alterato, gioco forza, è anche compito loro.

A maggior ragione ai tempi del Covid-19. «Non tutte le mamme hanno bisogno dello psicologo o dello psichiatra – sintetizza Stefania Guidomei, ostetrica all'ospedale Maggiore di Bologna e responsabile dell’area donna-bambino dell’Ausl del capoluogo emiliano -. In molti casi, al giorno d’oggi, si tratta di donne che affrontano la gravidanza da sole e hanno un forte bisogno di socializzazione». 

Источник: https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/articoli/ginecologia/covid-19-ansia-e-depressione-post-partum-in-aumento-tra-le-neomamme

Come cambia la routine beauty delle neo-mamme come Meghan

Neomamme: come ci ha cambiato la maternità

Mommy beauty, ossia quando la maternità impone una nuova skin routine.

Intervistata di recente dal magazine “InStyle“, l’attrice Olivia Wilde – classe 1984 – fa sapere che dopo la sua prima gravidanza nel 2014 ha ripensato in toto la sua routine di bellezza.

«Niente di tossico e niente di chimico sul mio viso: volevo che il mio bebè potesse toccarmi, annusarmi e baciarmi senza correre alcun rischio», si legge nell’articolo.

E dato che spesso le etichette dei cosmetici non sono trasparenti e la definizione di naturale è data in maniera del tutto superficiale, nel 2017 Wilde ha lanciato il marchio True Botanical, una linea «clean and green» dedicata alla cura della pelle.

MAMME STAR: BEAUTY ROUTINE BABY-PROOF
Avrà fatto gli stessi ragionamenti la neo mamma Meghan Markle, dichiarata fan del naturale e della slow beauty tipica della California? In effetti Wilde non è la sola celebrity ad avere cambiato abitudini beauty in seguito alla maternità. Per esempio Miranda Kerr, attualmente in dolce attesa, ha fatto piazza pulita dei “nasty ingredients” (tra cui additivi, siliconi, petrolati), usando solo ed esclusivamente i cosmetici della sua linea biologica KORA Organics. Alicia Silverstone, mamma dal 2011, si è votata alla cosmetica vegana dopo essere passata a una dieta cento per cento cruelty free (ha anche pubblicato un libro sul tema, intitolato «The Kind Diet»). Karolína Kurková, invece, da quando è mamma si è appassionata di bellezza olistica, tanto da co-fondare il brand beauty Gryph & IvyRose, con prodotti pensati per bimbi e mamme, a base di piante ed erbe medicinali, ispirandosi all’antica medicina cinese (anche in questo caso banditi gli agenti chimici aggressivi).

DA CONSIDERARE I CAMBIAMENTI ORMONALI
Come ricorda Elisabetta Sorbellini, dermatologa di Studio Sorbellini: «La gravidanza, il parto e poi l’allattamento portano a oscillazioni ormonali che si ripercuotono anche sulla salute di pelle e capelli.

Ecco che possono manifestarsi discromie, acne, disidratazione e irritazioni, ma in alcuni casi anche perdita di capelli e ciglia, pelle spenta, smagliature. Inoltre, poiché le ghiandole sebacee sono direttamente influenzate dagli ormoni, capita a molte neo mamme di avere una sudorazione differente rispetto al solito.

A tutte consiglio di usare pochi prodotti cosmetici che siano multitasking, delicati e a pH neutro (sia per la detersione, che per l’idratazione).

Evitate prodotti anti-cellulite a base di caffeina ed estratti tiroidei, creme ricche di isoflavonoidi derivati dalla soia e smalti, che pur non venendo assorbiti, danneggiano le unghie, spesso già indebolite dagli sbalzi ormonali.

Idratate viso e corpo con creme a base di vitamina E, lenitive ed emollienti, o scegliendo derivati dell’olio di oliva, acido ialuronico e polipeptidi di sintesi. Stimolando la rigenerazione cellulare, questi attivi aiutano a rimettere “in forma” la pelle della neo mamma».

TRATTAMENTI IN SPA
«In gravidanza e allattamento evitate con cura anche prodotti contenenti oli essenziali», ricorda Olena Martynchyk, spa manager di Alpenpalace Luxury Hideaway & Spa Retreat.

«Essendo iper concentrati e molto potenti, possono andare in circolo nell’organismo, interferendo con il benessere del neonato (o del feto, durante la fase di gestazione)».

E se la neo mamma desidera regalarsi un meritato trattamento beauty in spa? «Meglio farsi consigliare da un operatore preparato rituali a base di prodotti naturali, come erbe medicinali pure e sicure, possibilmente di origine biologica, ricordando che ogni sostanza può influire direttamente sul bambino. Tuttavia, non dimenticate che fino al 3° mese è bene evitare i massaggi, mentre dal 6° mese in poi si possono ricevere massaggi prenatali, in preparazione al parto, escludendo sempre l’area dell’addome».

Nella gallery alcuni prodotti beauty baby-proof, sicuri, delicati e deliziosi.

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Come reagiscono le donne a tutto questo?

Nella nostra cultura esiste un’immagine idealizzata della maternità che non corrisponde esattamente alla realtà: viene descritta come una sorta di periodo “di grazia” di cui sono esaltati soltanto gli aspetti positivi, come se il fatto di avere tra le braccia una nuova vita annullasse difficoltà e problemi.

La maternità stessa, intesa come periodo di astensione dal lavoro, è percepita dall’esterno come una vacanza, ma in realtà è piuttosto un periodo di super lavoro!

Spesso le neo-mamme sono stanche: dormono poco e non necessariamente riescono a recuperare le ore di sonno perdute. Si sentono inadeguate perché non sempre comprendono al volo i bisogni dei loro piccoli e magari non riescono a gestire casa e bambino come vorrebbero.

Altre volte si sentono sole e non trovano le parole per comunicare al loro partner quello che sta succedendo dentro di loro e ciò di cui avrebbero bisogno. A pochi mesi dall’enorme cambiamento che la nascita di un bambino comporta, devono iniziare già a pensare a come gestire la famiglia e il lavoro.

Altre volte, ancora, sono arrabbiate perché tutto è cambiato all’improvviso e non riescono a trovare un nuovo equilibrio.

La parola puerperio è ormai per noi una parola desueta, ma ha in sé un profondo significato: si riferisce ai 40 giorni successivi al parto, intesi come periodo di riposo per la donna.

La delicatezza di questo periodo è nota a tutte le culture del mondo: ci si stringe attorno alla nuova mamma offrendo cure e attenzioni affinché riprenda forze ed energia e possa dedicarsi a conoscere il nuovo arrivato, serena e sollevata dai compiti quotidiani.

Tutte queste attenzioni verso la neo-mamma nella nostra società si sono perse e impera piuttosto l’idea che la “mamma in gamba” sia quella che se la cava da sola, che torna subito in forma e che è pronta, in brevissimo tempo, a riprendere tutti i suoi ruoli!

E le mamme che fanno fatica, che si sentono in difficoltà? Probabilmente guardandosi intorno si sentiranno “sbagliate” e penseranno che è soltanto un loro problema, rinunciando a confrontarsi, a chiedere aiuto.

A queste mamma è bene dire che la maternità per la donna è un passaggio di vita, un momento di profondo mutamento.

La nascita di un bambino porta con sé cambiamenti oggettivi della vita quotidiana (aumento improvviso ed elevato di compiti e responsabilità, fatica e stress), ma anche cambiamenti di natura psicologica ed emotiva (relativi alla percezione di sé e dei propri ruoli) e relazionali.

Anche le mamme sono esseri umani e tutto l’amore che provano verso il loro piccolo, la gioia che ha portato nella loro vita, non possono certo annullare i dubbi, i timori, il senso di incapacità, di colpa, la fatica, l’insofferenza e, a volte, la collera.

Ma come affrontare in modo sereno i primi mesi di vita del bambino?

Non cercare di essere una supermamma, ma chiedi aiuto. Nella preparazione dei pasti, nella gestione della casa, nel fare il bucato accetta l’aiuto di mamme, nonne, zie o amiche volenterose: è un passo importante che ti permetterà di riposare qualche momento in più e dedicarti, più rilassata, al tuo piccolo! Quindi non cercare di fare tutto da sola.

Cerca di ritagliarti qualche piccolo momento di relax: una doccia senza timer, un bagno caldo, la lettura del giornale, una passeggiata da sola: piccoli momenti di pausa permettono di “staccare la spina” dalla routine quotidiana intensa e stancante, rigenerano e permettono di tornare agli impegni di mamma con maggiore serenità e pazienza.

Una mamma che riesce a riposare, è una mamma che affronta in modo più efficace e tranquillo tutte le piccole difficoltà quotidiane e i grandi cambiamenti che questo nuovo ruolo ha portato con sé.

Non solo mamma, ma anche compagna. È normale che nei primi mesi si instauri un rapporto stretto ed esclusivo tra la mamma e il piccolo: tutte le attenzioni sono centrate su di lui, i cambiamenti ormonali e quelli fisici inibiscono la libido, si è stanchi e stressati dai nuovi ritmi.

Questi aspetti possono portare a trascurare la coppia, ma è importante non dimenticare il proprio compagno. Basta poco per mantenere la comunicazione e il dialogo, un semplice “come stai?” è un modo per dire   “Io sono ancora qui…anche per te”.

Non dimenticarti di te stessa. I cambiamenti di vita che la maternità porta con sé, spesso, comportano una considerevole riduzione degli spazi che la mamma può dedicare a se stessa.

Manca il tempo per cose banali, come mettersi la crema dopo la doccia, andare in bagno, o mangiare con calma seduta al tavolo. Per prima cosa pensa che si tratta soltanto di una fase, di un periodo temporale limitato.

Mano a mano che il tuo piccolo crescerà e diventerà più autonomo, potrai riprenderti spazi e tempi per te!

Ma non solo, puoi anche fare qualcosa. Spesso ci si fa prendere la mano e nel vortice delle responsabilità e delle cose da fare non ci si concedono piccoli momenti per sé, che invece sarebbero possibili. Con l’idea di togliere tempo ed energie al piccolo e alla famiglia, si rinuncia ad una passeggiata, ad una mezz’ora di esercizio fisico o ad un pranzo con un’amica.

Fermati un momento e pensa come puoi uscire dal vortice! Diventare mamma ti cambia la vita, ma ricordati che mettendoti da parte non sarai una madre migliore: dedicarsi al benessere di una creatura “altra da te” non vuol dire dimenticarti di te stessa, di quello che ti fa stare bene o ti rende felice. Prenditi cura di te e anche in questo modo imparerai a trovare un nuovo equilibrio che ti darà serenità e fiducia.

Se hai bisogno di confrontarti sul tema dei cambiamenti portati dalla maternità, contattami

Источник: https://www.laraferraripsicoterapeuta.it/diventare-mamma-ti-cambia-la-vita/

Maternità e lavoro: diritti e tutele in caso di violazioni

Neomamme: come ci ha cambiato la maternità

9 Giugno 2020

Emergenza Coronavirus: cosa prevede il Decreto Rilancio per i genitori.

In questo articolo scopriamo quali sono i diritti e le tutele in caso di violazioni sul lavoro per le mamme lavoratrici. Molte donne, purtroppo, ancora subiscono ingiustizie come il licenziamento, il demansionamento e le discriminazioni durante e/o dopo la gravidanza. Ma la normativa interviene in loro difesa.

Maternità: diritti e tutele in caso di violazioni sul lavoro

Vediamo, dunque, come la legge protegge le mamme lavoratrici dalle violazione e permette loro di eliminare eventuali ostacoli alla loro carriera professionale.

  • Licenziamento in caso di gravidanza

Le lavoratrici non possono essere licenziate dall’inizio del periodo di gravidanza (300 giorni prima della data presunta del parto) fino al termine del congedo di maternità e fino a 1 anno di età del bambino.

Esistono tuttavia delle eccezioni, come: giusta causa di licenziamento della lavoratrice a prescindere dal suo status, cessazione dell’attività della lavoratrice, fine contratto, esito negativo nel periodo di prova.

Il divieto di sospensione della lavoratrice vale negli stessi casi in cui opera il divieto di licenziamento. Con la sola eccezione in caso di sospensione dell’attività dell’azienda o del reparto.

La lavoratrice in maternità è tutelata anche dal divieto di licenziamento in seguito a una procedura di licenziamento collettivo. Anche qui unica eccezione la sospensione dell’attività dell’azienda. Nella scheda verranno approfonditi i diritti conseguenti alla tutela reale piena (reintegra, pagamento, etc).

  • Demansionamento in caso di gravidanza

La lavoratrice madre viene tutelata dal demansionamento, infatti deve essere adibita alle ultime mansioni da lei svolte o equivalenti, nonché beneficiare di eventuali miglioramenti delle condizioni di lavoro. Il demansionamento ingiustificato costituisce una forma di discriminazione diretta di genere.

  • Ostacoli alla carriera e discriminazione della donna

È vietata qualsiasi discriminazione per quanto riguarda: l’accesso al lavoro, attraverso il riferimento allo stato matrimoniale o di famiglia o di gravidanza, nonché di maternità o paternità, anche adottive, o in modo indiretto, attraverso meccanismi di preselezione diretta e indiretta, concernente un qualunque aspetto o condizione delle retribuzioni, per quanto riguarda un lavoro al quale è attribuito un valore uguale tra uomini e donne per qualifica, mansione e crescita. Infine per causa di matrimonio.

Violazioni dei diritti e delle tutele delle mamme lavoratrici in Italia

Come emerso dalle testimonianze raccolte tramite i programmi territoriali, nonché sui nostri canali social, diverse donne in Italia una volta rimaste incinte hanno subito violazioni e discriminazioni sul lavoro. 

J. P. ci scrive: “Io dopo essere tornata dalla maternità mi sono trovata a fronteggiare la totale ostilità dell’azienda per cui lavoravo, dei superiori e perfino dei colleghi. Tre anni e mezzo di mobbing spietato, finché non ho ceduto. Perché è così, prima o poi cedi. Ti chiedono: ma vuoi proprio fare l’allattamento? E così inizia.

Se non rinunci ai tuoi diritti te la fanno pagare. Se vuoi lavorare ma anche crescere tuo figlio te la fanno pagare. Lavoravo nel commercio e lì non ci sono regole, possono farti di tutto e prima o poi cedi. Hanno i mezzi e il tempo… io ho lottato per tre anni, ho fatto di tutto, non mi sono arresa.

Ma alla fine sì… e adesso sono disoccupata e senza nessuna prospettiva che questo stato possa cambiare. Ho 44 anni e ho un figlio”.

A. M. commenta: “Io ho perso il lavoro con la bimba piccola che aveva tre anni… ho dovuto cambiare lavoro e settore perché non riuscivo a trovare nulla di compatibile con la gestione famigliare e i nonni non potevano aiutare. E poi colloqui su colloqui per sentirmi dire che oggi avere figli è un problema… per cui neanche ti vogliono assumere”.

Soluzioni per casi pratici di violazioni 

Domanda: Durante il colloquio di lavoro è stato chiesto alla lavoratrice se avesse pianificato una gravidanza e, a seguito di un risposta positiva, è stata esclusa dall’assunzione.

Risposta: In questo caso è evidente la violazione dell’articolo 27 del D.L. 11/04/2006 n° 198. In base a quanto stabilito dall’articolo 36 dello stesso decreto il soggetto che ha subito la violazione può agire in giudizio al Giudice del Lavoro. Nella scheda l’approfondimento del caso.

Domanda: Al ritorno dalla maternità la lavoratrice ha subito un demansionamento e le è stata fatta pesare la maternità come periodo di riposo e “nullafacenza”.

Risposta: Il demansionamento al rientro della maternità non è sempre escluso: è lecito qualora sia frutto di un accordo con la lavoratrice per meglio andare incontro al suo interesse o qualora le mansioni a cui era adibita prima della gravidanza fossero incompatibili con la maternità successiva. Nel caso non fosse così, come descritto sopra, il demansionamento è una forma di violazione.

Domanda: Alla notizia della gravidanza o al ritorno dalla maternità la lavoratrice è stata licenziata o costretta a lasciare il posto di lavoro.

Risposta: Qualora la lavoratrice fosse licenziata durante il periodo di gravidanza deve presentare idonea certificazione da cui risulti l’esistenza all’epoca del licenziamento della sua condizione. Come descritto sopra la neomamma è tutelata dal licenziamento.

Domanda: Al rientro dalla maternità la lavoratrice ha chiesto il part time, ma l’azienda ha fatto numerosi problemi come se l’attivazione fosse per loro un danno.

Risposta: Il datore di lavoro non può opporsi alla richiesta della lavoratrice, qualora la lavoratrice non abbia ancora usufruito completamente del congedo parentale.

Domanda: Al rientro dalla maternità, per anni la lavoratrice non è riuscita a crescere professionalmente, al contrario dei colleghi uomini o delle colleghe senza figli.

Risposta: Qualora la lavoratrice al rientro dalla maternità dovesse essere discriminata potrebbe agire in giudizio per ottenere un risarcimento del danno.

Maternità e lavoro, cosa fare in caso di violazioni: scheda di approfondimento

Nella scheda di approfondimento i diritti e le tutele in caso di violazione sul lavoro. 

Tutte le schede della serie Maternità e lavoro.

Tutti gli articoli su diritti e tutele dei genitori lavoratori 

N.B. Gli articoli sono aggiornati secondo le normative vigenti, le schede si rifanno all’anno 2019. Per qualsiasi informazione aggiuntiva rifarsi al sito dell’INPS.

Contenuti realizzati grazie a contributo reso a titolo gratuito da BonelliErede, nell’ambito di un’iniziativa pro bono per Save the Children Italia.

  • Che cosa si intende con Child Penalty? Come mai, in Italia, questo fenomeno riguarda solo le donne? Leggi l’articolo, tratto dal nostro rapporto annuale “Le Equilibriste: la maternità in Italia nel 2021”, e approfondisci il tema della Child Penalty.
  • Il nuovo rapporto “Le equilibriste 2021” restituisce un quadro di profonda difficoltà delle madri nel periodo della pandemia, dove ancora pesa fortemente il divario tra Nord e Sud Italia.
  • Non possiamo immaginare una ripartenza, post covid, senza che al centro vi sia un piano per una redistribuzione equa del lavoro di cura fra i genitori e un sostanziale cambiamento nel sistema di welfare odierno, dimostratosi carente sotto vari aspetti.

Источник: https://www.savethechildren.it/blog-notizie/maternita-e-lavoro-diritti-tutele-in-caso-violazioni

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