Mutismo selettivo nei bambini: cause e rimedi

Mutismo Selettivo

Mutismo selettivo nei bambini: cause e rimedi

Il mutismo selettivo è una particolare condizione appartenente al gruppo dei disturbi d'ansia.

Il mutismo selettivo esordisce solitamente in età pediatrica e si caratterizza per l'incapacità di parlare in quasi tutti i contesti sociali, nonostante non vi siano ritardi né nell'apprendimento, né nello sviluppo del linguaggio.

La diagnosi non sempre è semplice, poiché è necessario distinguere il mutismo selettivo da altri disturbi che possono riguardare la capacità di apprendimento e di comunicazione, da altre forme di mutismo (ad esempio, un mutismo temporaneo causato dall'entrata in una nuova scuola, o in un nuovo paese o Stato, ecc.) e da altri tipi di disturbi ansiosi.

I pazienti con mutismo selettivo necessitano di un adeguato supporto psicologico per poter superare il problema.

Il mutismo selettivo è un disturbo d'ansia per il quale, i pazienti che ne soffrono (solitamente bambini), non riescono ad esprimersi e a comunicare in determinate situazioni e ambiti (come, ad esempio, in ambito scolastico, durante lo sport, durante il gioco e le attività ricreative).

Nonostante l'incapacità di comunicazione nei contesti sociali, i bambini affetti da mutismo selettivo possiedono generalmente sviluppo e capacità di linguaggio normali.

Difatti, con i genitori e nei contesti casalinghi a loro famigliari, i bambini muto-selettivi sono in grado di parlare ed esprimersi correttamente; in alcuni casi possono essere addirittura molto loquaci.

Benché non si abbia la disponibilità di dati statistici precisi, il mutismo selettivo è considerato come un disturbo piuttosto raro che, secondo alcune stime, si manifesterebbe in sette bambini su mille.

Il mutismo selettivo sembra interessare più di frequente le femmine rispetto ai maschi ed è tendenzialmente più diffuso nei bambini appartenenti a famiglie bilingue, a famiglie isolate o a minoranze etniche e nei bambini con famigliari ansiosi e/o che presentano difficoltà nell'instaurare relazioni sociali.

Nonostante le cause che stanno alla base della comparsa del mutismo selettivo non siano ancora state chiarite del tutto, alcuni studi hanno dimostrato che questo disturbo è connesso ad un forte stato di ansia, benché non sia chiaro il motivo per cui tale stato si sviluppa nel bambino.

Nonostante la credenza comune secondo cui i bambini affetti da mutismo selettivo sarebbero stati vittime di traumi, abbandoni o violenze, molti medici escludono categoricamente questa possibilità.

Una ricerca condotta nel 2011, inoltre, ha ipotizzato una possibile causa genetica, ma questa teoria resta ancora da dimostrare e comunque l'unico studio condotto in merito non sarebbe sufficiente a darne prova certa.

Pertanto, la reale causa responsabile del mutismo selettivo rimane ancora oggi sconosciuta.

Il mutismo selettivo esordisce in età pediatrica, quando il bambino inizia il proprio percorso di formazione. Solitamente, la comparsa del disturbo avviene intorno ai quattro anni, quando il bambino inizia a frequentare l'asilo; tuttavia, vi sono anche casi in cui il disturbo si palesa alcuni anni dopo, con l'ingresso alle scuole elementari.

Ad ogni modo, il mutismo selettivo si manifesta come un'incapacità di parlare – quindi, di comunicare (sia con adulti che con bambini, coetanei e non) – quando ci si trova in contesti sociali di qualsiasi tipo.

Al contrario, in ambito casalingo, con genitori ed eventualmente con famigliari molto stretti, il bambino con questo disturbo è in grado di esprimersi correttamente senza alcun problema.

Infatti, nella maggioranza dei casi (ma non in tutti) i bambini con mutismo selettivo non presentano problemi neurologici o disturbi dell'apprendimento o del linguaggio, ma possiedono le medesime capacità dei propri coetanei.

Esistono però alcune eccezioni: alcuni bambini muto-selettivi, infatti, anche se non riescono a parlare, possono comunicare in diversi contesti sociali anche attraverso gesti, cenni del capo, bisbigli, oppure attraverso suoni monosillabici o mediante l'imitazione di versi di animali. In alcuni casi, come ad esempio a scuola, i bambini muto-selettivi potrebbero comunicare attraverso note scritte (naturalmente, questo vale solo per i piccoli pazienti che hanno già imparato a leggere e scrivere).

Ad ogni modo, l'incapacità di parlare deriva dal disagio e dallo stato ansioso causati dal trovarsi in certi contesti sociali.

Questa condizione di malessere può essere intuibile dal comportamento del bambino con mutismo selettivo che, generalmente, fatica a mantenere il contatto visivo, possiede un volto inespressivo, ha una scarsa autostima e presenta rigidità fisica.

Errata Interpretazione delle Manifestazioni del Mutismo Selettivo

In alcuni casi, i genitori, così come gli insegnanti o addirittura i pediatri tendono a sottovalutare il problema, non si preoccupano e ritengono che il disturbo sia dovuto a semplice timidezza, poiché il bambino riesce a comunicare in famiglia.

Così facendo, tuttavia, si rischia di ritardare notevolmente la diagnosi, il disturbo si consolida e diventa sempre più evidente.

In simili situazioni in cui il disturbo d'ansia viene sottovalutato, i silenzi del bambino potrebbero venire addirittura interpretati come la volontà di provocare l'interlocutore o la volontà di sottrarsi alle regole o ai propri doveri (come lo studio).

Questa situazione può portare a delle forzature da parte di insegnanti e genitori che non possono far altro che peggiorare la condizione di ansia in cui si trova il bambino e che possono causare un'ulteriore riduzione dell'autostima dello stesso.

È chiaro, pertanto, come un'errata interpretazione delle manifestazioni del mutismo selettivo possa incrementare esponenzialmente il disagio provato del paziente, oltre che ritardare la diagnosi e rendere difficile il conseguente trattamento.

Il mutismo selettivo viene diagnosticato in età pediatrica, generalmente nel periodo in cui il bambino inizia a frequentare l'asilo, oppure quando inizia a frequentare le scuole elementari.

Purtroppo, però, non sempre è facile porre una diagnosi di mutismo selettivo, poiché è necessario escludere tutte le altre cause che potrebbero portare il bambino a non parlare e a non esprimersi in determinati contesti.

Inoltre, il mutismo selettivo non si manifesta nello stesso modo in tutti i pazienti, ma si può presentare con diverse sfumature.

Difatti, come accennato, alcuni bambini affetti da questo disturbo non sono del tutto incapaci di esprimersi nei contesti sociali, ma possono comunicare attraverso la scrittura, oppure attraverso suoni o cenni del capo.

Ad ogni modo, qualora un bambino presenti qualcuno dei comportamenti “insoliti” sopra citati, la situazione non dovrebbe essere in alcun modo sottovalutata e sarebbe bene chiedere consiglio ad un medico specialista, al fine di poter effettuare un'eventuale diagnosi di mutismo selettivo in maniera precoce. A questo proposito, precisiamo che la diagnosi tempestiva del mutismo selettivo è fondamentale per il successo della strategia terapeutica che si necessita intraprendere in questi casi. Difatti, se diagnosticato precocemente, il mutismo selettivo può essere curato con successo e in tempi relativamente brevi.

Criteri Diagnostici per il Mutismo Selettivo

Il DSM-5 fornisce una lista di criteri diagnostici di cui i medici specialisti si possono servire per effettuare una corretta diagnosi di mutismo selettivo; naturalmente, tenendo in considerazione di tutte le varianti del caso e di tutte le sfumature che questo disturbo ansioso può assumere nei diversi pazienti. Ad ogni modo, secondo i criteri diagnostici riportati dal DSM, i pazienti con mutismo selettivo dovrebbero presentare le seguenti caratteristiche:

  1. Costante incapacità di parlare in contesti sociali specifici in cui ci si aspetta che l'individuo parli (come, ad esempio, all'asilo oppure a scuola), nonostante esso sia capace di parlare in altre situazioni.
  2. La condizione interferisce con i risultati scolastici o lavorativi, oppure interferisce con la comunicazione sociale.
  3. La durata della condizione deve essere di almeno un mese (non limitata al primo mese di scuola durante il quale il bambino potrebbe non parlare a causa del disagio creato dall'inizio del periodo scolastico).
  4. L'incapacità di parlare non deve essere causata dalla non conoscenza o dal non sentirsi a proprio agio con il tipo di linguaggio richiesto dalla situazione sociale.
  5. La condizione non è meglio spiegata da disturbi della comunicazione e non si manifesta esclusivamente durante il decorso di disturbi dello spettro dell'autismo, della schizofrenia o di altri disturbi psicotici.

Il DSM (dall'inglese Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders), ossia il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, è un testo redatto dall'American Psychiatric Association (APA) che raggruppa e descrive svariati disturbi mentali, riportandone sintomi e manifestazioni. Il DSM è attualmente (2018) alla sua quinta edizione (da cui l'abbreviazione DSM-5).

Come precedentemente accennato, se il mutismo selettivo viene diagnosticato precocemente, vi è una maggior probabilità di successo terapeutico in tempi relativamente brevi.

Il trattamento del mutismo selettivo richiede sempre l'intervento del medico specialista, poiché i bambini che presentano questo disturbo ansioso necessitano di un adeguato e corretto supporto psicologico. Attualmente, la cura che sembra aver avuto il maggior successo nel trattamento del mutismo selettivo prevede il ricorso alla terapia cognitivo-comportamentale che si prefigge i seguenti obiettivi:

  • Ridurre la frequenza e l'intensità degli stati ansiosi che assalgono i bambini nei contesti sociali;
  • Cercare di ottenere una condizione di sufficiente tranquillità nelle situazioni sociali che causano problemi al bambino;
  • Incrementare autostima e sicurezza di sé nel bambino;
  • Stimolare il bambino ad esprimere pensieri, emozioni e bisogni (non necessariamente attraverso le parole);
  • Fornire al bambino delle strategie per aiutarlo a stabilire e a mantenere le relazioni interpersonali.

Quando si viene a conoscenza del fatto che il proprio bambino o un famigliare soffre di mutismo selettivo potrebbe non essere facile gestire la situazione. Talvolta, non si riesce a comprendere questo disturbo e i suoi meccanismi, di conseguenza, ci si approccia in maniera sbagliata al bambino. Di seguito, perciò, sono riportati alcuni consigli che potrebbero tornare utili.

  • Non forzare il bambino a parlare, non ricattarlo (ad es. “Se parli ti compro il giocattolo che volevi”) e non farlo sentire in colpa se non riesce a comunicare.
  • Cercare di rassicurarlo quando ci si trova in quelle situazioni considerate fonte di ansia per il bambino e cercare di metterlo a proprio agio.
  • Comunicare con il bambino in maniera normale, con tono pacato e tranquillo;
  • Invitare gli amichetti a casa può essere utile per favorire le relazioni con i coetanei, difatti, la casa è solitamente un ambiente famigliare e rassicurante per un bambino che soffre di mutismo selettivo.
  • Mantenere un dialogo costante con gli insegnanti e con tutte le figure che seguono il bambino durante l'esecuzione di attività sociali (ad es. sport, attività ricreative, ecc.). in questo modo, è possibile conoscere gli atteggiamenti e i comportamenti tenuti dal bambino durante le attività svolte fuori casa.

Naturalmente, rimane di fondamentale importanza rivolgersi ad un medico specialista esperto in questo tipo di disturbi. Questa figura sanitaria, infatti, sarà in grado di consigliare genitori e insegnanti su come gestire e aiutare i piccoli pazienti muto-selettivi.

Eventualmente – in aggiunta al consulto con uno specialista – è possibile rivolgersi a specifiche associazioni senza scopo di lucro (presenti anche in Italia) che si adoperano per fornire sostegno alle famiglie dei bambini con mutismo selettivo.

Источник: https://www.my-personaltrainer.it/benessere/mutismo-selettivo.html

Il mutismo selettivo: cause e rimedi da conoscere – CMR

Mutismo selettivo nei bambini: cause e rimedi

Il mutismo selettivo ha cause non ancora del tutto accertate, ma è noto che l’ansia e lo stress giocano un ruolo fondamentale nella comparsa del disturbo. Le persone che vivono questa condizione non riescono a parlare nei contesti in cui non si sentono a loro agio.

Nei bambini e nei ragazzi può trattarsi, ad esempio, della scuola, delle feste o anche delle occasioni in cui è riunita tutta la famiglia. Mentre gli adulti potrebbero bloccarsi di fronte a persone che non vedono da molto tempo. Vediamo cosa scatena il mutismo selettivo e come viene trattato.

Le principali cause del mutismo selettivo

Chi soffre di mutismo selettivo non sceglie semplicemente di rimanere silenzioso, ma è letteralmente incapace di parlare in determinati momenti. La prospettiva di dialogare in contesti al di fuori della sua zona di comfort genera un blocco totale, accompagnato da sensazione di panico.

Si tratta di una situazione in cui parlare diventa davvero impossibile. Il mutismo selettivo in adulti e bambini èil risultato di complesse interazioni tra diversi fattori, che possono differire in base al singolo paziente.

Le cause del disturbo non sono ancora del tutto chiare, ma possiamo dire che la predisposizione genetica, le influenze ambientali e alcune variabili dello sviluppo neurologico sono coinvolte nella sua comparsa. La cosa certa è che non è colpa dei genitori, che spesso tendono a sentirsi responsabili. Ecco le principali condizioni che provocano il mutismo selettivo.

#1 Forte ansia o agitazione

Gli specialisti considerano il mutismo selettivo una vera e propria fobia, con effetti pesanti per chi ne soffre. Il primo fattore scatenante del disturbo è l’ansia, che diventa quindi invalidante e impedisce di vivere in modo sereno la quotidianità.

Chi soffre di mutismo selettivo ha difficoltà ad accettare alcune situazioni e tende così a chiudersi in sé stesso. Accade anche nei soggetti che non hanno nessun problema di linguaggio e che, al contrario, quando si sentono a loro agio conversano normalmente.

Può capitare, ad esempio, ai bambini che si sono appena trasferiti in una nuova città o che subiscono un temporaneo distacco dai genitori.

#2 Disturbi del linguaggio

Il mutismo selettivo può interessare anche chi non ha patologie legate alla capacità di comunicazione verbale. Tuttavia, non è difficile che si manifesti a causa di veri e propri disturbi del linguaggio.

La preoccupazione di parlare di fronte ad un interlocutore con cui ci si sente a disagio è in grado di bloccare i processi oratori sul nascere. Lo stress aggiuntivo, dato dall’impossibilità di comunicare correttamente, può rendere il soggetto interessato ancora più agitato e insicuro. Si alimenta così un circolo vizioso.

Il trattamento del mutismo selettivo

Con la giusta terapia, il mutismo selettivo nei bambini può avere un esito positivo. I risultati migliori si ottengono infatti con i pazienti di giovane età, mentre per gli adulti il percorso potrebbe risultare un po’ più lungo. 

Ecco perché è importante rivolgersi ad uno specialista appena il problema si manifesta. Solo in questo modo è possibile adottare le  strategie per mutismo selettivo più efficaci.

Se hai qualche dubbio e credi che tuo figlio abbia bisogno di supporto per affrontare il mutismo selettivo, puoi chiedere un primo colloquio gratuito per avere una valutazione e stabilire un percorso specifico. L’efficacia del trattamento dipende da alcuni fattori, tra cui:

  • Il tempo trascorso dalla comparsa del mutismo selettivo;
  • L’eventuale presenza di altre problematiche come, ad esempio, ritardo del linguaggio o un forte stato ansioso;
  • La collaborazione della famiglia del paziente e di tutte le persone coinvolte nella sua quotidianità.

Lo scopo principale del trattamento è quello di ridurre l’ansia, aumentare l’autostima e la padronanza nella gestione dei rapporti sociali. Grazie alla ritrovata fiducia e all’uso di strategie appropriate, le difficoltà nella comunicazione vengono eliminate.

Terapia comportamentale e altri approcci per il mutismo selettivo

La terapia del comportamento è la strada più seguita nella cura del mutismo selettivo e mira a trasformare le paure del paziente in pensieri positivi. È appropriata per chi soffre di ansia sociale, perché agisce sul timore di far sentire la propria voce in determinati contesti.

Sono professionisti specializzati, che forniscono una serie di tecniche e consigli per gestire l’ansia durante le situazioni che la scatenano.

Il paziente viene stimolato a compiere azioni sempre più complesse e premiato ogni volta che riesce a realizzarle. Esistono diverse strategie comportamentali, spesso utilizzate insieme. Ecco alcune delle principali:

  • Rinforzo positivo, cioè un sistema che prevede delle ricompense in seguito al raggiungimento degli obiettivi stabiliti con lo specialista. Le persone con mutismo selettivo associano alcune forme di conversazione ad esperienze negative. Per eliminare la paura, al paziente viene dato uno stimolo positivo quando riesce a parlare in contesti difficili;
  • Dissolvenza dello stimolo. Si tratta di una tecnica che promuove l’atto del parlare, mettendo a proprio agio il paziente e aumentando gradualmente il numero di persone con cui dialogare;
  • Desensibilizzazione sistematica, grazie alla quale il paziente è esposto a situazioni stressanti in cui è prevista la comunicazione verbale. Durante queste prove, riceve il supporto emotivo e pratico dello specialista.

Completano il percorso gli esercizi dedicati al rilassamento mentale e muscolare, che offrono gli strumenti giusti per tenere sotto controllo l’ansia.

Gli approcci terapeutici al mutismo selettivo sono personalizzati in base al quadro clinico e psicologico generale del paziente. Se vuoi conoscere quello giusto per tuo figlio, prenota il primo colloquio gratuito con uno specialista.

Источник: https://www.centromedicoriabilitativo.it/blog/2020/12/mutismo-selettivo-cause/

Mutismo selettivo: cos’è? Sintomi, cause e terapia nei bambini e negli adulti

Mutismo selettivo nei bambini: cause e rimedi

Consulente Scientifico:
Dottoressa Margherita Mazzola
(Specialista in biologia e nutrizione)

Il mutismo selettivo è un raro disturbo dell'età infantile caratterizzato dall'incapacità del bambino di parlare in determinati contesti e situazioni e della sua capacità di esprimersi verbalmente in modo corretto in altri contesti e situazioni. Esaminiamo le cause ed i contesti in cui il bambino tende a non parlare e quali sono le strategie terapeutiche nei bambini e negli adulti.

    Indice Articolo:
  1. Caratteristiche
  2. Sintomi e cause
  3. Diagnosi
  4. Terapia

Mutismo selettivo: cos’é?

Con il termine mutismo selettivo si definisce l'incapacità di un soggetto di riuscire a parlare ed esprimersi verbalmente in determinati contesti e situazioni, e la sua contemporanea capacità di esprimersi correttamente in altri contesti o situazioni.

Il disturbo fu scoperto per la prima volta nel 1877 da Kussmaul che lo definì come “aphasia voluntaria”, indicando con questo termine alcuni pazienti i quali volontariamente decidevano di non parlare in alcune situazioni.

Il concetto venne poi ripreso da Tramer, nel 1934, che lo definì come mutismo elettivo, per indicare che il problema si manifestava solo in determinate situazioni ed in presenza di alcune persone.

Successivamente poi il disturbo venne inserito nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM), tra i disturbi d'ansia e la fobia sociale e prese il nome di mutismo selettivo.

Sintomi e cause del disturbo

Il mutismo selettivo colpisce prevalentemente i bambini (è rarissimo negli adulti, si stima che persiste in età adulta solo nell'1% di tutti i casi totali di mutismo selettivo) e compare di solito in età prescolare (3 – 5 anni di età) ma può comparire anche in età scolare (6 – 10 anni) o nell'adolescenza (11 – 13 anni). È solitamente un disturbo transitorio,legato ad una condizione di disagio psicologico le cui cause sono da imputarsi sia al carattere intrinseco del bambino (che può essere per natura introverso e timido) sia all'ambiente familiare ed ai rapporti che il bambino ha con i genitori.

Le situazioni più frequenti in cui il bambino smette di parlare, sono il contesto scolastico e la presenza di estranei, e sono più le bambine ad essere colpite dal disturbo (il rapporto femmine:maschi è di 2:1).

Il sintomo principale di tale disturbo è quindi l'incapacità di esprimersi verbalmente in un contesto sociale solitamente posto al di fuori di quello familiare, ed in particolare:

  • Il bambino che soffre di questo disturbo, a differenza di un bambino semplicemente timido, non riesce mai ad esprimersi nei contesti che gli provocano ansia.
  • Le persone e gli ambienti in cui il bambino si esprime correttamente sono pochi e selezionati.
  • Il bambino ha il desiderio di parlare, vorrebbe farlo, ma riferisce una sensazione di “groppo alla gola” quando tenta di parlare in contesti in cui non si sente sereno.
  • Quando interpellato a scuola o quando un estraneo gli rivolge la parola il bambino ha lo sguardo assente, è impacciato, si tocca i capelli, gira la testa dal lato opposto a quello del suo interlocutore, si vorrebbe nascondere.
  • Il bambino talvolta si esprime a gesti, annuendo con la testa, indicando con le mani o facendosi comprendere con dei cenni.
  • Postura fisica tipica dei disturbi su base ansiosa, si riscontrano, infatti, rigidità delle braccia, spalle curve in avanti, testa leggermente curva verso il basso, sguardo evasivo o fisso nel vuoto.

Oltre a questo possono manifestarsi anche altri sintomi quali attaccamento eccessivo ad un genitore e ansia da separazione (in particolare dalla madre), isolamento, attacchi di rabbia, disturbi del sonno e dell'alimentazione, enuresi notturna (bagnare il letto di notte), difficoltà ad addormentarsi. Inoltre spesso il bambino affetto da mutismo selettivo ha alle spalle uno o entrambi i genitori che soffrono di ansia o di disturbi di panico.

Puoi approfondire cause e rimedi per l'ansia da separazione.

Diagnosi del mutismo selettivo

La diagnosi di mutismo selettivo viene solitamente fatta in ritardo, all'incirca verso gli 8 anni di età del bambino, poichè spesso tale disturbo viene scambiato con la timidezza.

È importante che la diagnosi venga eseguita correttamente in modo da impostare un corretta strategia terapeutica ed evitare conseguenze spiacevoli quali isolamento sociale e protrarsi del disturbo in età adulta.

La diagnosi di mutismo selettivo viene eseguita da un team di medici specializzati (neuropsichiatra infantile, pediatra, e così via) e prevede un primo momento di diagnosi differenziale ed un secondo momento di diagnosi basata sui criteri del DSM. Per quanto riguarda la diagnosi differenziale è necessario:

  • Appurare che il bambino non soffra di disturbi del linguaggio quali ad esempio la balbuzie.
  • Escludere che il bambino sia affetto da una leggera forma di autismo.
  • Comprendere se il problema è legato alla lingua parlata, in particolare nel caso di bambini stranieri è necessario verificare che il bambino comprenda ciò che gli venga detto.
  • Escludere patologie psichiatriche quali ritardo mentale, schizofrenia o disturbo psicotico.

Per quanto riguarda invece i criteri diagnostici inseriti nel DSM abbiamo:

  • Incapacità del bambino di esprimersi verbalmente in contesti sociali quali la scuola o la presenza di estranei.
  • Capacità del bambino di esprimersi verbalmente in modo corretto all'interno del contesto familiare o con i genitori.
  • Durata del disturbo di oltre un mese.
  • Assenza di disturbi mentali quali schizofrenia, autismo o ritardo mentale, e di disturbi del linguaggio quali la balbuzie.
  • Interferenza dell'incapacità di parlare sul corretto svolgimento della vita sociale e familiare del bambino.

Terapia e comportamento degli adulti per superare il mutismo

Il mutismo selettivo è un disturbo transitorio che solitamente non necessita di nessuna terapia ma di qualche accorgimento sia da parte dei genitori e della famiglia, sia da parte del contesto scolastico.

In alcuni casi può essere utile la terapia cognitivo – comportamentale, specialmente quando il disturbo persiste nell'età adolescenziale, ma è comunque un evento non molto frequente. Il trattamento farmacologico è sempre sconsigliato quando si parla di bambini, ma sarà comunque il medico a decidere come è meglio procedere in base ai singoli casi.

Il comportamento dei genitori e della scuola è quindi fondamentale per il percorso di “guarigione” del bambino. Ai genitori si consiglia di:

  • Non sgridare il bambino quando, in presenza di estranei, si rifiuta di parlare. Non minacciarlo o forzarlo a parlare.
  • Evitare di pregare il bambino affinchè parli ed evitare di promettergli qualcosa in cambio del suo parlare.
  • Evitare di far percepire la propria ansia al bambino quando non parla e, allo stesso modo, evitare di agitarsi se il bambino improvvisamente inizia a parlare con estranei.
  • Cercare di stimolare, in presenza di estranei, la comunicazione non verbale attraverso i gesti e gli sguardi, in modo da far sentire il bambino più sicuro di sé.
  • Evitare di porre l'accento su quanto sia importante parlare per avere una corretta vita sociale futura. Si contribuirebbe solo ad aumentare l'ansia.

Per i genitori inoltre sarebbe opportuno un intervento di sostegno da parte di associazioni competenti che possano spiegare loro il disturbo ed aiutarli a comportarsi in maniera corretta. La scuola invece deve intervenire nel seguente modo:

  • Gli insegnanti devono essere messi al corrente del tipo di disturbo, in modo da poter affrontare il problema nel modo corretto.
  • Stilare un IEP (Individualized Education Plan) ovvero un piano di insegnamento individualizzato per consentire la progressione a livello scolastico del bambino. Questa strategia può essere utile per valutare l'apprendimento del bambino in tutti quei casi in cui sia impossibile procedere con i canonici metodi di interrogazione ed allo stesso tempo ha lo scopo di ridurre l'ansia nel bambino attraverso la proposta di una modalità di comunicazione alternativa.
  • Favorire, senza mai forzare, le interazioni con i coetanei, sia durante le ore di lezione che durante le ore ricreative.
  • Attuare una serie di comportamenti, gesti, attraverso la comunicazione verbale e non verbale per far sentire il bambino al sicuro, ridurre la sensazione di disagio e l'ansia.
  • Insegnare al bambino a comunicare, anche non verbalmente, le proprie sensazioni di disagio, di ansia e di paura di modo da poterle gestire più facilmente.
  • Provare a proporre ai genitori di arrivare in classe prima che arrivino tutti gli altri bambini di modo da consentire al bambino di studiare l'ambiente, l'insegnante e osservare le interazioni tra insegnante e genitore.
  • Non fare percepire al bambino che ciò che si aspetta è solo che lui inizi a parlare. Si aumenterebbero ansia e disagio in questo modo poichè il bambino si sentirebbe oppresso e caricato di responsabilità.

I genitori, se il disturbo persiste o risulta estremamente invalidante, possono in base alla legge 104 del 05.02.1992 richiedere delle agevolazioni per il proprio figlio, quali ad esempio un'insegnante di sostegno.

Источник: https://www.benessere360.com/mutismo-selettivo.html

Mutismo selettivo

Mutismo selettivo nei bambini: cause e rimedi

Il mutismo selettivo è un disturbo ansioso dell’età infantile che denota una incapacità del bambino a parlare in alcune situazioni. Quali sono le cause e come intervenire?

A casa parla come una macchinetta, ma a scuola o davanti ad altri adulti fa scena muta.

Può sembrare timidezza o un atteggiamento molto riservato da parte del bambino, ma se la tendenza a non parlare fuori di casa è continuativa, si può trattare di mutismo selettivo, un disturbo ansioso dell’età infantile che denota una incapacità del bambino a parlare in alcune situazioni. Cerchiamo di capire, anche con l'aiuto della psicologa, quali sono le cause del mutismo selettivo e le eventuali terapie da mettere in atto.

Cos'è il mutismo selettivo

La psicologa Emmanuella Ameruoso spiega che innanzitutto va fatta una distinzione tra autismo e mutismo selettivo e, anche se son presenti alcune analogie, in realtà sono due cose differenti.

  • L’autismo è una patologia psichiatrica infantile che riguarda tendenzialmente gli aspetti relazionali: il bambino non ha sviluppato la capacità di interagire col mondo circostante e per questo non manifesta nessun genere di comunicazione sia con i propri genitori che con gli estranei. Il suo mondo interiore è il proprio punto di riferimento come unico possibile e col quale genericamente comunica: l’autismo mutacico, è uno stadio dello sviluppo ancor più arretrato del bambino che parla o emette suoni.
  • Il mutismo selettivo è l’assenza di comunicazione da parte del piccolo in particolari contesti e deriva tendenzialmente da fobie specifiche. L’assenza di linguaggio e dell’interazione con gli altri sono, quindi, delle componenti comuni ad entrambe le patologie con caratteristiche di particolare gravità legate prevalentemente all’autismo.

I primi sintomi di mutismo selettivo si manifestano molto presto fra il primo e il terzo anno d’età. Inizialmente viene associato a un carattere molto chiuso e timido, ignorando il significato dei primi segnali. Spesso viene diagnosticato quando inizia la scuola e si attende dal bambino una certa disinvoltura di linguaggio.

I bambini che soffrono di mutismo sono capaci di parlare in modo corretto e appropriato nelle situazioni che li fanno sentire a proprio agio, come può essere a casa loro, con i genitori o con altri adulti con i quali hanno confidenza.

E’ fuori dalle mura domestiche che sorgono le difficoltà: ad esempio al parco con bambini che non conoscono, in casa di altre persone, ma anche a scuola. La frequenza quotidiana della classe, delle maestre e dei compagni dovrebbe creare un rapporto di confidenza ma questo non sempre accade.

Si tratta di un blocco emotivo che assale il bambino senza che sia accaduto alcun evento traumatico in precedenza.

Questa variante di mutismo infantile fu in un primo tempo definita “elettiva”: lo psicologo Martin Tramer, che elaborò la terminologia nel 1934, era infatti arrivato alla conclusione che quei contesti o quelle persone che arrivavano a scaturire nel soggetto la forma di afonia in questione fossero in qualche modo “eletti”, ovvero determinati dal paziente stesso, con un atto lucido e cosciente di volontà. Invece, quello che è dunque stato inizialmente considerato come una sorta di ostinazione – adottata magari per attirare l’attenzione su di sé – si è rivelato in seguito un disturbo vero e proprio che il paziente non solo non decide, ma che subisce al 100%: la consapevolezza nel realizzare il soggetto inteso come vittima ha determinato la correzione della definizione di questo mutismo, che da “elettivo” è diventato quindi “selettivo”.

Sintomi del mutismo selettivo

La dottoressa Ameruoso spiega che secondo il Manuale Diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM IV-R) il mutismo selettivo o elettivo si manifesta con i seguenti sintomi:

  • Il bambino non parla in determinati situazioni tra cui la scuola o in occasioni sociali;
  • Parla laddove si sente a proprio agio come in famiglia o a casa (qualche volta il comportamento è presente anche in questi frangenti);
  • Il mutismo dura da almeno un mese;
  • L’incapacità del bambino a parlare interferisce con la sua capacità di funzionare a scuola o durante le attività sociali;
  • Non vi è presenza di altri disturbi (schizofrenia, autismo, ritardo mentale o disturbi della comunicazione).

È chiaro che la difficoltà del bambino è motivata da una reale incapacità a comunicare poiché sopraffatto da un’ansia che “toglie letteralmente la parola”, per questo è associata alla fobia sociale il cui livello di gravità è il più alto. Capita che, in situazioni in cui comunemente tutti i coetanei sono abbastanza spontanei, lui abbia un blocco emotivo che lo immobilizza fino a restare “senza voce”.

La fobia sociale è una paura specifica legata a situazioni in cui deve esibirsi, ma tale difficoltà persiste anche quando non gli viene richiesto di farlo, nel senso che si sente continuamente “sotto i riflettori” pur non essendolo.

Il mutismo selettivo compare tra il 1 e i 3 anni d’età periodo nel quale il piccolo sviluppa le capacità comunicative ma che utilizza parzialmente in quanto le caratteristiche di timidezza e di riservatezza sono preminenti.

Ed ecco che una volta a scuola risultano più manifeste, favorendo una preoccupazione non indifferente nei genitori che vengono informati tramite le insegnanti.

Cosa accade?

Spesso i bambini inventano un modo di comunicare sostitutivo alla parola che utilizza gesti e segnali.

E’ il loro desiderio di parlare che li spinge a trovare soluzioni alternative, pur non dimenticando che loro vorrebbero sentirsi meno a disagio.

La risposta dell’adulto alle strategie sostitutive del linguaggio non deve essere autoritaria: proibire dei gesti o forzare l’uso delle parole è la strategia sbagliata, che rischia di peggiorare la situazione.

Mutismo selettivo, come intervenire

In ogni situazione quotidiana si dovrebbe tenere sempre presente che i bambini hanno bisogno di rinforzare la loro autostima. Si trovano validi manuali sul tema, scritti pensando al compito del genitore, che propongono esercizi mirati.

Alcuni dei consigli suggeriscono di utilizzare rinforzi positivi per premiare i tentativi del bambino di superare la sua difficoltà. Si tratta di un piccolo premio come un adesivo, una matita o un premio simbolico come scegliere il menu serale.

L’importante è non forzare mai il bambino a parlare, non punirlo se si chiude e nemmeno sottolineare questa sua difficoltà.

Mutismo selettivo, terapia

La dottoressa Ameruoso spiega che il mutismo selettivo non sempre viene riconosciuto come tale poiché i casi sono rarissimi e per questo la diagnosi può risultare non corretta.

In ambito scolastico l’indicazione più idonea è proprio quella di eseguire un piano di intervento individualizzato soprattutto se il bambino riesce a progredire a livello di apprendimento ma ha difficoltà ad interagire verbalmente.

Tale percorso gli permetterà di favorire il suo inserimento diminuendo la sua ansia e incoraggiando la sua crescita.

In famiglia, l’obiettivo principale dovrebbe essere quello di aiutarlo nella sua evoluzione evitando il più possibile le punizioni, le pressioni e le richieste esplicite di “comunicare” contro la sua volontà.

È importante permettergli di sentirsi a proprio agio sia in casa che fuori, “accettando” il suo mutismo e standogli vicino nelle situazioni più difficili da gestire come supportarlo, coccolarlo, sorridergli e parlargli con dolcezza e calma. Qualsiasi tipo di difficoltà può essere superata se riconosciuta in tempo, per cui è fondamentale che ci sia comprensione ed empatia nei confronti dei suoi vissuti e delle sue fragilità.

Il trattamento del mutismo selettivo deve essere finalizzato a migliorare lo stato emotivo del bambino: ridurre l’ansia, aumentare l’autostima, sentirsi a proprio agio anche fuori dalle mura domestiche. I genitori in questo percorso possono fare molto per sostenere il proprio figlio.

Mutismo selettivo a scuola

Per aiutare il bambino a sentirsi a suo agio a scuola si può provare un approccio simile a quello dell’inserimento nella materna.

D’accordo con gli insegnanti, il genitore accompagna il bambino in classe quando ancora è vuota, gli tiene compagnia finché arrivano i primi compagni e successivamente l’insegnante.

Durante l’attesa il genitore parla con il bambino, aiutandolo con il suo conforto a mantenere la tranquillità che gli permette di parlare.

L’esercizio di familiarizzare con un ambiente estraneo può essere ripetuto anche in altri ambienti: ad esempio al parco, dove potrebbe incontrare i compagni e imparare a frequentarli con calma. Il gioco è uno strumento utile al compito del genitore per rilassare il bambino, permettendogli di fare esperienze positive.

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Источник: https://www.pianetamamma.it/il-bambino/nido-asilo-e-scuola/mutismo-selettivo-bambini-cause-terapia.html

Gravidanza
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