Mononucleosi nei bambini: contagio, rischi e cura

Contents
  1. Mononucleosi infettiva: il Pediatra risponde
  2. Cos’è il virus di Epstein-Barr?
  3. A quale età è più frequente la mononucleosi?
  4. Come si trasmette la mononucleosi?
  5. Per quanto tempo è  contagiosa la mononucleosi?
  6. Quali sono i sintomi e i segni della mononucleosi?
  7. Come si fa la diagnosi di mononucleosi?
  8. Come si cura la mononucleosi?
  9. In quanto tempo si guarisce dalla mononucleosi?
  10. Quali possono essere le complicanze della mononucleosi?
  11. Come si può prevenire la  mononucleosi?
  12. Dopo quanto tempo il bambino con la mononucleosi può tornare a scuola?
  13. Dopo quanto tempo il bambino con la mononucleosi può riprendere a fare sport?
  14. Cosa si può fare per contrastare la stanchezza provocata dalla mononucleosi?
  15. Mononucleosi in adulti e bambini: sintomi, cura e contagio
  16. Causa
  17. Trasmissione e contagiosità
  18. Sintomi
  19. Manifestazioni rare
  20. Complicanze
  21. Diagnosi
  22. Diagnosi differenziale
  23. Cura
  24. Fonti e bibliografia
  25. Articoli ed approfondimenti
  26. Link sponsorizzati
  27. Mononucleosi nei bambini: sintomi e rimedi
  28. Virus e mononucleosi
  29. Come si trasmette?
  30. Quanto è contagiosa la mononucleosi?
  31. Quali sono i sintomi?
  32. Come si effettua la diagnosi?
  33. E le terapie…?
  34. Le complicazioni più temute..
  35. … anche al sistema nervoso
  36. Prevenire è meglio!
  37. Mononucleosi nei bambini
  38. Cos'è la mononucleosi
  39. I sintomi della mononucleosi
  40. Quanto dura la mononucleosi
  41. Mononucleosi senza febbre
  42. E' pericolosa?
  43. Come si cura
  44. Come prevenire la mononucleosi
  45. Mononucleosi può tornare?
  46. Mononucleosi in gravidanza
  47. Mononucleosi cronica
  48. Mononucleosi: preoccupazione ingiustificata?
  49. Che cos’è la mononucleosi infettiva?
  50. Come avviene il contagio della mononucleosi?
  51. Una volta avuta, la mononucleosi si può riprendere?
  52. Quanto è lunga l’incubazione della mononucleosi?
  53. Quali sono i sintomi della mononucleosi?
  54. Quali valori nelle analisi del sangue sono alterati nella mononucleosi?
  55. Quanto dura la mononucleosi?
  56. Dopo la guarigione è possibile una riattivazione della mononucleosi?
  57. La mononucleosi ha una cura?
  58. Quando può tornare a scuola un bambino che ha avuto la mononucleosi?
  59. Esiste un vaccino contro la mononucleosi?
  60. La mononucleosi in gravidanza è pericolosa?
  61. La mononucleosi è pericolosa per i neonati?
  62. Ci possono essere delle complicazioni della mononucleosi?

Mononucleosi infettiva: il Pediatra risponde

Mononucleosi nei bambini: contagio, rischi e cura

La mononucleosi è una malattia infettiva abbastanza frequente causata dal virus di Epstein-Barr (EBV – Epstein Barr Virus). E’ nota anche come “malattia del bacio” (dall’inglese kissing disease), poiché si trasmette prevalentemente con la saliva.

La malattia si chiama mononucleosi perché è associata all’aumento nel sangue di un sottogruppo di globuli bianchi, i monociti (cellule mononucleate). 

I sintomi più comuni con cui si presenta sono: stanchezza, mal di gola, febbre e ingrossamento dei linfonodi del collo.

Non esiste una terapia specifica per questa malattia: i farmaci sono utili solo per alleviare i sintomi; molto importanti sono il riposo e la corretta idratazione.

La mononucleosi si risolve generalmente in modo spontaneo nel giro di alcune settimane ma qualche volta può durare alcuni mesi.

Cos’è il virus di Epstein-Barr?

Il virus di Epstein-Barr appartiene alla famiglia degli herpesvirus. Il virus venne isolato in Inghilterra dai ricercatori Anthony Epstein e Yvonne Barr nel 1964.

Una percentuale altissima di adulti presenta anticorpi contro questo virus, il che significa che in passato ha avuto una infezione senza presentare sintomi.

Questo virus non è in grado di provocare danni al bambino durante la gravidanza.

A quale età è più frequente la mononucleosi?

E’ una malattia che può essere contratta a qualsiasi età. I casi più frequenti si verificano fra i 3 e i 6 anni e fra i 15 e i 25 anni. E’ rara sotto i 2 anni e sopra i 40 anni.

Come si trasmette la mononucleosi?

Nella maggior parte dei casi il virus viene trasmesso attraverso la saliva, ma è possibile trasmetterlo anche attraverso il sangue o i rapporti sessuali.

Oltre al bacio, modalità di trasmissione comuni sono tosse e starnuti e la condivisione di bicchieri e posate utilizzate da persone in quel momento contagiose.

Per quanto tempo è  contagiosa la mononucleosi?

Il periodo di incubazione della malattia è di 4-6 settimane negli adulti e di 10-15 giorni nei bambini, il che significa che questo è il tempo che passa da quando si ha il contatto con la persona infetta a quando si presentano i primi sintomi.

Durante la fase di incubazione non si trasmette la malattia mentre dopo averla contratta è possibile trasmetterla per alcune settimane; in alcuni soggetti il virus può permanere nella saliva per alcuni mesi.

Se la malattia viene seguita facendo esami del sangue, si può affermare che una persona è contagiosa fino a quando gli anticorpi di tipo IgM risultano positivi.

Quali sono i sintomi e i segni della mononucleosi?

Come già accennato la maggior parte delle persone che viene a contatto il virus di Epstein-Barr sviluppa i propri anticorpi senza ammalarsi.

Quando presenti, i sintomi sono diversi all’esordio della malattiarispetto a quanto accade nel corso della malattia stessa.

Anche l’età influenza la maniera in cui si presenta la mononucleosi.

Nel bambino piccolo i sintomi si presentano in modo più sfumato.

Il bambino più grande e l’adolescente presentano nella prima settimana sintomi comuni delle forme virali influenzali o parainfluenzali come brividi, sudorazione, svogliatezza, nausea, stanchezza, mal di testa, mal di gola e febbricola.

Nei giorni successivi possono manifestarsi stanchezza marcata, ingrossamento dei linfonodi del collo, febbre elevata e un forte mal di gola con essudato biancastro molto evidente sulle tonsille .

Di solito è il mal di gola che induce i genitori a chiedere una visita al pediatra.
In alcuni casi può comparire un esantema morbilliforme legato la maggior parte delle volte all’assunzione dell’amoxicillina prescritta per curare una tonsillite che si pensava di origine batterica.
Non raramente  è presente  ingrossamento di  milza e fegato.

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Come si fa la diagnosi di mononucleosi?

La maggior  parte delle volte la diagnosi viene fatta basandosi sui sintomi appena descritti.

Nei casi in cui persistono dubbi è possibile eseguire un esame del sangue  per la ricerca degli anticorpi specifici anti virus di Epstein-Barr richiedendo sia anticorpi IgM, che segnalano la presenza di infezione in atto, sia anticorpi IgG che segnalano che si è avuta una infezione nel passato o che quella attuale sta andando verso la completa guarigione.
Altri esami, come la reazione di Paul-Bunnel-Davidsohn e il cosiddetto monotest, sono considerati superati.  

Come si cura la mononucleosi?

La mononucleosi è una malattia autolimitante (tende cioè a risolversi in modo spontaneo); di conseguenza la terapia è soltanto sintomatica e comporta l’utilizzo di analgesici e antipiretici associati a riposo. Non esistono invece farmaci antivirali in grado di neutralizzare il virus o di accelerare il decorso della malattia. Trattandosi di una malattia virale, non devono essere utilizzati gli antibiotici.

In quanto tempo si guarisce dalla mononucleosi?

Nella maggior parte dei casi, la mononucleosi è una malattia non grave, che ha un decorso benigno. I sintomi della fase iniziale e di quella acuta regrediscono quasi sempre nel giro di 1 mese. Solo la stanchezza può durare ancora per settimane o anche mesi.

Quali possono essere le complicanze della mononucleosi?

In bambini sani le complicanze gravi sono molto rare.

La rottura potenziale della milza rappresenta la complicanza più grave. In caso di aumento del volume della milza, è buona norma è sospendere per un mese dopo la guarigione le attività ludiche o sportive che possono comportare traumi per non correre rischi in tal senso.

E’ presente non raramente una forma lieve di epatite che non richiede trattamenti.
Più rara una forma di anemia emolitica che porta alla diminuzione transitoria delle piastrine, dei globuli bianchi e dell’emoglobina.

Come si può prevenire la  mononucleosi?

La aspecificità dei sintomi della fase iniziale rende difficile adottare misure preventive. A diagnosi posta, sono sufficienti le normali misure di igiene, come usare bottiglie, stoviglie ed asciugamani personali e lavare le stoviglie sempre con il detersivo.

Dopo quanto tempo il bambino con la mononucleosi può tornare a scuola?

I bambini possono essere riammessi in comunità  dopo 2-3 giorni che la febbre è scomparsase le condizioni generali sono ritornate buone; altrimenti è consigliabile aspettare qualche giorno in più. E’ importante sapere che stiamo parlando di una malattia che provoca un abbassamento temporaneo delle difese immunitarie  per cui il bambino per alcune settimane sarà più predisposto a contrarre altre infezioni.

Dopo quanto tempo il bambino con la mononucleosi può riprendere a fare sport?

Dopo una settimana senza febbre, tranne nei casi in cui ci sia stato un importante aumento del volume della milza che consiglia di evitare possibili traumi e rischi di rottura.

Cosa si può fare per contrastare la stanchezza provocata dalla mononucleosi?

Allungare il periodo di riposo notturno, evitare gli sforzi prolungati, proporre un’alimentazione sana e completa. In questa occasione possono essere utilizzati integratori multivitaminici.

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Mononucleosi in adulti e bambini: sintomi, cura e contagio

Mononucleosi nei bambini: contagio, rischi e cura

La mononucleosi infettiva è una malattia contagiosa a decorso acuto, diffusa in tutto il mondo, i cui sintomi principali sono

  • spossatezza,
  • febbre,
  • faringo-tonsillite (mal di gola),
  • ingrossamento dei linfonodi.

Il contagio avviene tipicamente attraverso lo scambio di saliva e, per questo motivo, è anche nota come malattia del bacio; colpisce prevalentemente in adolescenza e in giovane età adulta e ha in genere un andamento autolimitante con tendenza alla risoluzione spontanea nell’arco di due o tre settimane.

Anche se di norma l’infezione viene superata in via definitiva, in condizioni particolari la mononucleosi potrebbe svilupparsi una seconda volta, a causa di una riattivazione del virus in caso di condizioni per lui favorevoli (tipicamente per un calo delle difese immunitarie dell’ospite).

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Causa

L’agente infettivo che causa la mononucleosi è il virus di Epstein Barr (EBV): appartiene alla famiglia degli Herpes Virus, è diffuso in tutto il mondo e si stima che più del 90% degli adulti vi sia venuto a contatto, pur non sviluppando nella maggior parte dei casi la malattia.

Questo microrganismo si replica all’interno delle cellule epiteliali dell’orofaringe (gola) e viene rilasciato nella saliva dopo aver provocato la morte di queste cellule. Anche i linfociti B possono infettarsi e diffondere il virus a vari distretti dell’organismo attraverso il circolo sanguigno.

Come gli altri appartenenti alla famiglia degli Herpesvirus, l’EBV ha la capacità di andare in latenza all’interno di alcune cellule del nostro organismo (cellule epiteliali dell’orofaringe e cellule B della memoria) e di riattivarsi in seguito a particolari stati di immunodepressione.

Trasmissione e contagiosità

La modalità di trasmissione preferenziale della mononucleosi è il contatto diretto con le secrezioni salivari infette e per questo motivo viene anche chiamata “malattia del bacio”.

La trasmissione può inoltre avvenire in maniera indiretta mediante la condivisione di stoviglie o bicchieri; può capitare infatti che si verifichino piccole epidemie tra i commensali, in famiglia o nelle comunità.

Il virus può essere trasmesso anche attraverso il contatto diretto con il sangue della persona infetta.

La mononucleosi non presenta particolari predilezioni stagionali e colpisce in egual misura entrambi i sessi.

Nei Paesi ad elevato livello socio-economico viene contratta prevalentemente in adolescenza o in giovane età adulta e dà origine alla sindrome clinica tipica; nei Paesi in via di sviluppo, invece, la trasmissione avviene soprattutto in età infantile, periodo in cui l’infezione decorre per lo più in maniera asintomatica.

Sintomi

Il periodo di incubazione della mononucleosi è piuttosto lungo e va dai 10-15 giorni per i bambini ai 30-40 giorni per gli adulti.

Solitamente l’infezione risulta essere asintomatica nei bambini, mentre il quadro clinico che è tipicamente attribuito alla mononucleosi è quello che si verifica nell’adolescente o nel giovane adulto, i cui sintomi più comuni sono:

Il rialzo della temperatura corporea in genere è lieve, ma in alcuni pazienti può raggiungere anche i 40° o, raramente, essere assente.

L’ingrossamento linfonodale interessa inizialmente i linfonodi laterocervicali (collo), ma possono essere colpite anche altre stazioni linfonodali, come i linfonodi ascellari o inguinali, in una condizione di linfoadenopatia generalizzata (tutto il corpo).

La faringo-tonsillite (mal di gola) si presenta nel 60-70% dei casi, le tonsille appaiono arrossate e di volume aumentato. Talvolta possono anche essere ricoperte da una patina biancastra (che tuttavia non è indicativa di placche batteriche).

Un’altra caratteristica della mononucleosi è la splenomegalia, cioè l’aumento delle dimensioni della milza, che spesso si accompagna a dolore per via la distensione della capsula che la riveste.

Se il dolore diventa improvvisamente più intenso e tende ad irradiarsi alla spalla sinistra è importante consultare con urgenza un medico, in quanto potrebbe trattarsi di una rottura dell’organo, una complicanza piuttosto nota della mononucleosi.

Nel 10% dei casi si può sviluppare un esantema diffuso soprattutto al tronco e alle braccia; questo si verifica in particolare se c’è una concomitante assunzione di ampicillina o amoxicillina, due comuni antibiotici che possono venire assunti erroneamente qualora la faringo-tonsillite venga interpretata come di origine batterica.

La malattia in genere guarisce spontaneamente in 2-3 settimane anche se può persistere un senso di stanchezza e di malessere per un periodo di tempo più prolungato.

Manifestazioni rare

Le seguenti manifestazioni sono legate ad una localizzazione atipica del virus, pertanto non rappresentano la normalità e si verificano soltanto in una piccola percentuale dei casi.

  • manifestazioni neurologiche:
    • meningite,
    • encefalite,
    • sindrome di Guillain-Barrè,
  • polmonite interstiziale,
  • manifestazioni cardiache:
  • interessamento del tratto gastro-intestinale,
  • orchite (infiammazione testicolare),
  • coinvolgimento oculare:
  • interessamento renale con sindrome nefrosica,
  • manifestazioni ematologiche:
    • anemia emolitica autoimmune,
    • piastrinopenia (piastrine basse).

Complicanze

Nella maggior parte dei casi la mononucleosi è una malattia a risoluzione spontanea, talvolta possono però verificarsi le seguenti complicanze:

  • Rottura della milza: in corso di mononucleosi la milza, oltre che ingrandita, risulta essere più fragile e potrebbe andare più facilmente incontro ad una rottura, provocando un’emorragia interna. Per questo motivo si consiglia il riposo e l’astensione dall’attività fisica per almeno 4 settimane. Qualora si verificasse la rottura della milza il sintomo principale è il dolore addominale, che può irradiarsi alla spalla sinistra.
  • Anemia emolitica e piastrinopenia: l’altro numero di anticorpi che si formano in corso di mononucleosi potrebbe causare un’anemia emolitica con il calo dei valori ematici di emoglobina e una diminuzione del numero di piastrine circolanti.
  • Sovrainfezione batterica della faringo-tonsillite.
  • Difficoltà respiratorie: l’ingrossamento delle tonsille e dei tessuti dell’orofaringe può in alcuni casi provocare un ostacolo al flusso d’aria inspirata con conseguenti difficoltà respiratorie.
  • Sindrome da affaticamento cronico: questa condizione è caratterizzata da
  • Forma grave in immunodepressi: nei pazienti che soffrono di immunodepressione la mononucleosi può manifestarsi con una forma più severa caratterizzata da
    • pancitopenia (diminuzione dei valori ematici di globuli rossi, globuli bianchi e piastrine),
    • linfoadenopatia cronica (ingrossamento dei linfonodi),
    • epatite cronica persistente,
    • alterazioni midollari,
    • uveite,
    • malassorbimento intestinale,
    • polmonite interstiziale.

Diagnosi

La diagnosi di mononucleosi infettiva si basa sul riscontro delle manifestazioni cliniche precedentemente elencate (astenia, faringite, tonsillite, febbre, linfoadenopatia, splenomegalia) e viene supportata dagli esami del sangue e da dei test sierologici.

Gli esami del sangue presentano alcune alterazioni tipiche:

  • aumento dei globuli bianchi, in particolare dei linfociti, con inversione della formula leucocitaria (i linfociti cioè sono presenti in numero maggiore rispetto ai neutrofili, cosa che normalmente non avviene),
  • possibile comparsa di
    • anemia (diminuzione dell’emoglobina)
    • e piastrinopenia (calo del numero delle piastrine),
  • modesto aumento di transaminasi e fosfatasi alcalina,
  • possibile aumento della bilirubina,
  • aumento policlonale delle immunoglobuline (cioè degli anticorpi),
  • linfociti atipici in numero maggiore del 10% del totale evidenziabili allo striscio di sangue periferico.

In supporto alla diagnosi di mononucleosi vengono effettuati i seguenti test sierologici:

  • Monotest: individua anticorpi eterofili, in grado cioè di legare antigeni estranei al nostro organismo; è un test semplice e rapido ma poco specifico, in quanto questi anticorpi possono venire prodotti anche in situazioni diverse dalla mononucleosi che daranno quindi anch’esse una positività al test. La positività al monotest viene per questo motivo confermata con la reazione seguente.
  • Reazione di Paul-Bunnel-Davidsohn: anche in questo caso vengono ricercati gli anticorpi eterofili, ma il test è più specifico per la mononucleosi. Viene eseguita dopo il monotest come test di conferma.
  • Ricerca di anticorpi specifici contro il virus di Epstein-Barr: vengono utilizzati quando c’è il sospetto di infezione da EBV ma assenza di anticorpi eterofili (cioè negatività al monotest). Comprende la ricerca degli anticorpi IgM anti-VCA e anti-EBNA che indicano la presenza di un’infezione acuta.

Diagnosi differenziale

Una sindrome simil-mononucleosica può essere provocata dal Citomegalovirus (CMV); anche questo agente infettivo appartiene alla famiglia degli Herpesvirus ma la sua infezione decorre nella maggior parte dei casi in maniera asintomatica.

Raramente può dare origine ad una sintomatologia simile alla mononucleosi da EBV, ma differisce da essa in quanto colpisce generalmente in età più avanzata e presenta una durata maggiore della febbre, oltre che un minor interessamento tonsillare.

L’infezione da Citomegalovirus risulta essere pericolosa principalmente in due casi: negli individui immunodepressi e in caso in trasmissione trans-placetare dalla madre al feto. Per questo motivo in corso di gravidanza vengono comunemente eseguiti dei test deputati ad escludere l’infezione da CMV.

Cura

La mononucleosi è una malattia autolimitante, di conseguenza la terapia è esclusivamente sintomatica e comporta l’utilizzo di analgesici e antipiretici associati a riposo; non esistono invece farmaci antivirali in grado di neutralizzare l’EBV o di accelerare il decorso della malattia.

Durante il primo mese dall’insorgenza dei sintomi è opportuno evitare l’attività fisica per limitare il rischio di rottura della milza.

Se la difficoltà respiratoria risulta essere importante è possibile assumere dei farmaci cortisonici ma, poiché questi possono favorire l’insorgenza di infezioni batteriche, è consigliato limitarne l’utilizzo ai casi più complicati.

Nel caso di sovrainfezione batterica della faringo-tonsillite è possibile ricorrere alla somministrazione di antibiotici, ma avendo cura di evitare di utilizzare ampicillina o amoxicillina che potrebbero scatenare l’esantema cutaneo.

Data la scarsa contagiosità della malattia non è necessario l’isolamento del malato; i donatori di sangue devono sospendere le donazioni per un periodo di almeno 6 mesi.

A cura della Dott.ssa Giulia Grotto, medico chirurgo

Fonti e bibliografia

  • Longo, Fauci, Kasper, Hauser, Jameson, Loscalzo. Harrison, Principi di Medicina Interna, IX edizione, Casa Editrice Ambrosiana, 2016.
  • Moroni, Esposito, De Lalla. Malattie infettive, VII edizione, Masson, 2008.

Articoli ed approfondimenti

  • Malattie
  • Scheda presente nelle categorie: Vie respiratorie

Источник: https://www.valorinormali.com/malattie/mononucleosi/

Mononucleosi nei bambini: sintomi e rimedi

Mononucleosi nei bambini: contagio, rischi e cura

La “malattia del bacio” colpisce soprattutto bambini e adolescenti: ecco cosa bisogna sapere per riconoscerla e curarla.

È conosciuta come la “malattia del bacio”, ma certamente non riguarda solo la salute degli innamorati. Stiamo parlando della mononucleosi, una malattia infettiva contagiosa, che colpisce prevalentemente gli adolescenti tra i 15 e i 18 anni. Non mancano però alcuni casi anche fra gli adulti e i bambini più piccoli.

Virus e mononucleosi

Tra le cause della mononucleosi, la più frequente e senza dubbio quella più conosciuta è l'infezione del virus di Epstein Barr (EBV), noto anche come Human herpesvirus 4 (HHV-4).

Si tratta di un microrganismo piuttosto comune e diffuso, appartenente alla famiglia degli herpes virus, la stessa che causa la varicella.

Tuttavia, anche altri agenti virali, come per esempio il citomegalovirus (CMV), sono in grado di provocare sintomi molto simili a quelli della mononucleosi.

Come si trasmette?

Il contagio avviene attraverso lo scambio di saliva con una persona infetta, che può verificarsi in maniera diretta (un bacio, uno starnuto o un colpo di tosse) o indiretta. Quest'ultimo caso si verifica per esempio bevendo con un bicchiere usato in precedenza da un paziente infetto.

Nel caso dei bimbi più piccoli, il contagio avviene molto spesso mettendo in bocca un giocattolo o un utensile da cucina, come per esempio un cucchiaio, che è stato toccato da qualcuno esposto a sua volta all'EBV.

Quando si entra in contatto con l'agente patogeno, questo fa il suo ingresso dentro l'organismo sfuggendo all'azione del sistema immunitario grazie alla sua capacità di “nascondersi” all'interno delle nostre cellule.

Lì può rimanere, silente, per il resto della vita, a volte senza manifestare alcun sintomo di questa malattia. Tuttavia, anche i pazienti asintomatici possono essere fonte di contagio.

Chi non ha mai sviluppato la mononucleosi, pur essendo stato esposto al virus, probabilmente non la sperimenterà mai.

Quanto è contagiosa la mononucleosi?

Abbastanza, soprattutto nelle prime fasi dell'infezione. In genere, però, la quantità di virus nella saliva diminuisce drasticamente già dopo 5-7 giorni dalla comparsa dei sintomi, anche se molte persone continuano a presentare tracce dell'agente patogeno nella saliva anche per molto tempo dopo l’infezione.

Quali sono i sintomi?

La mononucleosi non si manifesta immediatamente dopo il contatto con il virus di Epstein Barr: il virus, infatti, rimane latente nell’organismo per un tempo di incubazione che può variare da 30 giorni, nel caso di bambini più piccoli, fino anche ad alcuni mesi negli adulti.

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Nei bimbi piccoli o nei ragazzi molto giovani esposti al contagio spesso i sintomi sono piuttosto blandi, o addirittura assenti.

La mononucleosi tipicamente si manifesta infatti solo in rari casi durante la prima infanzia, mentre circa il 25% degli adolescenti o dei giovani adulti che entrano in contatto con il virus di Epstein Barr svilupperà la mononucleosi con sintomi evidenti e riconoscibili.

Quando e se la malattia si palesa, provoca un malessere generale, che viene spesso paragonato a una sindrome simile all’influenza. I sintomi che testimoniano la fase acuta di questa malattia sono:

  • febbricola (37°C) o febbre (fino a 39- 40°C) che può persistere per 8-15 giorni
  • stanchezza, che può manifestarsi come vera e propria spossatezza
  • perdita dell’appetito
  • rigonfiamento e irritazione delle tonsille
  • dolori muscolari
  • mal di gola
  • mal di testa
  • rigonfiamento di milza o fegato
  • lesioni cutanee simili a quelle del morbillo
  • dolori addominali
  • ingrossamento dei linfonodi a livello del collo.

Questi ultimi sono spesso dolenti, soprattutto alla palpazione, e possono raggiungere le dimensioni di una noce. Sono interessati in particolare quelli localizzati nella regione del collo (sia lateralmente sia posteriormente), ma è possibile che vengano coinvolti anche linfonodi di altre regione corporee (inguine o ascelle)

Nei bambini di età inferiore ai 5 anni si possono verificare in alcuni casi complicanze come:

  • edema palpebrale
  • gastroenterite.

Queste condizioni simil influenzali tendono a esaurirsi spontaneamente nell’arco di alcune settimane. Non si tratta infatti di una malattia con tendenza a diventare cronica, anche se, in qualche situazione, la sensazione di debolezza può prolungarsi per alcuni mesi.

Come si effettua la diagnosi?

Per arrivare a una diagnosi di mononucleosi e per cominciare la relativa terapia è fondamentale rivolgersi al medico o al pediatra che, durante la visita, esegue un esame obiettivo, analizzando i sintomi del paziente e osservandone le condizioni fisiche.

Solitamente per giungere alla diagnosi di mononucleosi basta il riconoscimento di segni distintivi tra cui:

  • la presenza di placche bianco-giallastre sulle tonsille
  • il rigonfiamento a livello di milza e fegato.

Nei casi dubbi, inoltre, il medico potrebbe richiedere alcuni esami di laboratorio, che possono escludere o confermare il sospetto di malattia da EBV, tra cui:

  • test del sangue per la ricerca di anticorpi contro il virus e per la conta dei linfociti, cellule del sistema immunitario coinvolte nella lotta dell'organismo contro un'infezione
  • analisi dei livelli delle transaminasi, i cui valori nel sangue possono fornire informazioni utili circa l'attività e lo stato di salute del fegato
  • bilirubina, una sostanza che deriva dal processo di degradazione dell’emoglobina, i cui livelli ematici forniscono anch’essi indicazioni sulla funzionalità epatica.

Per quanto riguarda in particolare la ricerca degli anticorpi, nella seguente tabella è descritto il profilo anticorpale in caso di assenza di infezione o nelle sue diverse fasi (acuta, subacuta ecc.).

Gli anticorpi analizzati sono quelli contro l’antigene del capside virale (anti-VCA, viral capsid antigen) e quelli contro l’antigene nucleare del virus di Epstein-Barr (anti-EBNA, Epstein-Barr nuclear antigen).

TempoAnti-VCA IgMAnti-VCA IgGAnti-EBNA-1 IgG
Assenza diinfezioneNegativoNegativoNegativo
Infezione acutaprimaria0-3 sett.PositivoNegativo/PositivoNegativo
Infezionesubacuta4 sett.-3 mesiPositivoPositivoNegativo
Convalescenza4-6 mesiNegativo/PositivoPositivoNegativo/Positivo
Infezionepregressa> 6 mesiNegativoPositivoPositivo

E le terapie…?

Trattandosi di una malattia di origine virale, la cura per la mononucleosi non passa attraverso la somministrazione di antibiotici, che sono utilizzabili solo per patologie provocate da agenti batterici.

Anche se, ancora oggi, non esiste una vera e propria terapia contro questa infezione, si tratta di una malattia che procede spontaneamente verso la guarigione. Nella maggior parte dei pazienti, infatti, i sintomi si esauriscono senza bisogno di alcun intervento specifico.

Naturalmente, è possibile fare qualcosa per alleviare il disagio dei giovani malati, applicando quella che viene definita terapia di supporto: in altre parole, l'idea è quella di aiutare l'organismo e il suo sistema immunitario ad agire contro l'agente patogeno, per giungere alla completa guarigione.

La strategia in questi casi si basa per lo più su:

  • riposo completo e prolungato, meglio se a letto
  • alimentazione equilibrata, ricca di frutta e verdura
  • buona idratazione, grazie all'assunzione di acqua e molti liquidi

In alcuni casi è anche possibile utilizzare un supporto farmacologico, come:

Nei casi più gravi, come per esempio in presenza di problemi respiratori, è possibile assumere farmaci corticosteroidei, sempre dopo aver consultato il medico o il pediatra.

È invece assolutamente da evitare l’acido acetilsalicilico, che può causare una pericolosa complicanza conosciuta come sindrome di Reye, una malattia potenzialmente fatale che provoca un grave danno cerebrale ed epatico.

Insomma, salvo poche particolarità, si tratta degli stessi consigli che sono validi nel caso di una qualsiasi malattia simile all'influenza, con un'attenzione particolare al riposo, che sembra essere il fattore più importante per raggiungere la guarigione completa e, soprattutto, per evitare complicanze.

Le complicazioni più temute..

Una delle complicanze più temute, sebbene per fortuna piuttosto rara, della mononucleosi è la rottura della milza: questa può verificarsi in seguito all'ingrossamento di questo organo. Ecco perché il riposo, che i medici tanto raccomandano come la vera cura per questa malattia, è fondamentale.

Questo discorso vale in particolar modo per gli sportivi, che sono esposti a un rischio più alto. Il ritorno alla piena attività dopo un periodo di assenza dallo sport a causa di questa malattia deve essere graduale: in alcune discipline sportive, soprattutto quelle che prevedono molto contatto fisico, i possibili traumi addominali potrebbero causare la rottura della milza.

… anche al sistema nervoso

È possibile che il virus colpisca anche il sistema nervoso centrale, causando complicazioni come meningite o encefalite. Quando invece viene attaccato il sistema nervoso periferico si possono sviluppare sindromi come quella Guillan-Barrè, che può portare alla paralisi degli arti e perfino dei muscoli respiratori.

L'EBV può colpire anche altri organi, come cuore e polmoni. Tuttavia, si tratta di situazioni estremamente rare: si parla infatti di un bambino su 100 affetto da mononucleosi. Inoltre, questi disturbi hanno un decorso generalmente favorevole, a patto che siano individuati con rapidità e precisione.

Ecco quindi l'importanza di evitare le cure fai-da-te e preferire sempre e comunque il confronto con il pediatra, che saprà indicarvi la via migliore da seguire per la salute del vostro bambino.

Prevenire è meglio!

Come si verifica per la maggior parte delle patologie, la prevenzione è di cruciale importanza anche nel caso della malattia da EBV.

La prima regola per difendere il vostro bambino da questa e altre malattie è certamente quella di rafforzare il suo sistema immunitario, per esempio grazie a un'alimentazione equilibrata e completa.

Non è da escludere l'uso di integratori o all'assunzione di vitamine specifiche, sempre dietro consiglio del pediatra.

In secondo luogo, bisogna evitare il contatto diretto e indiretto con persone infette, non solo durante il periodo della malattia, ma anche nei giorni successivi alla scomparsa dei sintomi.

Evitate in particolare il contatto del bambino, soprattutto per bocca, con oggetti come:

  • stoviglie, bicchieri e spazzolini contaminati
  • giocattoli o superfici potenzialmente infette.

Per qualsiasi dubbio è fondamentale consultare il medico o il pediatra, che potrà rispondere a tutte le vostre domande, spiegandovi nel dettaglio come affrontare una delle malattie più diffuse, e per fortuna meno pericolose, che possono colpire i bambini e gli adolescenti.

Источник: https://www.saperesalute.it/mononucleosi-e-bambini

Mononucleosi nei bambini

Mononucleosi nei bambini: contagio, rischi e cura

Un periodo di eccessiva stanchezza, inappetenza, sommati ai classici sintomi di un' influenza che si trascinano a lungo, possono nascondere la mononucleosi nei bambini: ecco tutto quel che c'è da sapere

La mononucleosi è una malattia infettiva di natura virale che colpisce soprattutto i bambini e gli adolescenti ed è trasmessa attraverso la saliva, per questo la conosciamo come la “malattia del bacio”. Scopriamo tutto sui sintomi, le modalità di contagio e incubazione, la cura della mononucleosi.

Cos'è la mononucleosi

La mononucleosi è una malattia causata da un virus della famiglia dell'Herpes Viridae, l'Epstein-Barr Virus (EBV), si può contrarre ovunque e in qualunque periodo dell'anno, per modo diretto o indiretto. Non è facile diagnosticarla e non esiste un vaccino nè una cura specifica.

Per diagnosticarla, vista la sintomatologia molto simile all'influenza, è indispensabile fare degli specifici esami del sangue che ne confermano l'avvenuto contagio. E' comunque una malattia di natura benigna, fortunatamente solo raramente può causare serie complicazioni.

I sintomi della mononucleosi

La mononucleosi interessa principalmente la gola, il naso e le ghiandole salivari. Spesso si confonde con un semplice raffreddore o con un'influenza.

  • Il primo periodo ovvero dell'incubazione – che dura una o due settimane – può dare sensazione di stanchezza, malessere generale, cefalea intensa, febbre anche elevata (fino a 39° e 40° C) e mal di gola. Talvolta si presentano episodi di vomito e diarrea.
  • Successivamente nella fase acuta può verificarsi anche un'eruzione cutanea che si espande a tutto il corpo, facendo facilmente confondere la mononucleosi con qualche malattia esantematica, la gola appare molto arrossata e gonfia e potrebbero venire le “placche”, le tonsille possono apparire ingrossate e biancastre, la gola è infiammata con ingrossamento dei linfonodi anche sulle ascelle e nella nuca.

Quanto dura la mononucleosi

I sintomi della mononucleosi raramente durano per più di 4 mesi. La maggior parte delle persone guarisce entro 2-4 settimane, tuttavia la durata della mononucleosi è estremamente variabile: in alcune persone con una forma lieve tutto può risolversi in pochi giorni, mentre in altre i sintomi possono durare anche per settimane.

Mononucleosi senza febbre

Una forma di mononucleosi senza febbre non è rara e spesso viene scambiata per una tonsillite che viene curata con gli antibiotici.

E' pericolosa?

La mononucleosi generalmente ha un esito benigno, ma in alcun casi le persone possono presentare infezioni secondarie, come la sinusite o la tonsillite, mentre in rari casi possono verificarsi complicanze come:

  • Ingrossamento della milza: è bene aspettare almeno un mese prima di riprendere a fare sport o attività fisica per non rischiare di danneggiare la milza che può essere gonfia per l'infezione;
  • epatite (infiammazione del fegato) o ittero.

Proprio a causa dell'ingrossamento dei linfonodi il bambino potrebbe avere delle difficoltà respiratorie e quindi potrebbe essere ospedalizzato; anche in caso di eccessivo ingrossamento della milza è indispensabile il ricovero in ospedale poichè potrebbe avvenire una rottura dello stesso organo.

Come si cura

Generalmente, come tutte le malattie virali, anche la mononucleosi si risolve spontaneamente. In genere per affrontarla si deve:

  • stare a riposo il più possibile fino alla scomparsa completa della febbre;
  • assummere antipiretici e antinfiammatori al bisogno;
  • bere tanti liquidi per evitare la disidratazione ed assummere cibi ricchi di zuccheri semplici (frutta),
  • evitare di fare sforzi e astenersi dall'attività sportiva anche per i mesi successivi alla scomparsa dei sintomi, per scongiurare il rischio di rottura della milza.

In alcuni casi si sviluppa una tonsillite da streptococco emolittico e la terapia in questo caso è antibiotica.

Come prevenire la mononucleosi

La prevenzione è l'unico modo per evitare di essere contagiati, ma come?

  • Evitare di entrare in contatto con quacuno che mostra i sintomi della malattia;
  • non condividere posate, piatti e bicchieri;
  • evitare che i bambini piccoli i scambino i giocattoli, che porteranno probabilmente alla bocca.

Tuttavia è bene sapere che è praticamente impossibile prevenire la mononucleosi: le persone sane che sono state infettate con il virus Epstein-Barr in passato possono diffondere periodicamente l'infezione per il resto della loro vita.

Mononucleosi può tornare?

Quasi tutti gli adulti sono stati infettati dal virus Epstein-Barr in passato e hanno quindi sviluppato gli anticorpi per combattere l'infezione. Le persone nella maggior parte dei casi hanno la mononucleosi solo una volta nella vita, tuttavia la malattia può tornare in rari casi perché il virus resta latente nell'organismo.

Mononucleosi in gravidanza

Se contratta in gravidanza, sebbene sia un'infezione virale, la mononucleosi non è pericolosa nè per la mamma nè per il bambino, tuttavia dal momento che la sintomatologia è simile a quella dell'infezione da Citomegalovirus può essere prescritto un esame del sangue per accertare la natura dell'infezione.

Mononucleosi cronica

La mononucleosi infettiva cronica si verifica quando il virus rimane “attivo” e i sintomi dell'infezione non scompaiono. E' un'evenienza è molto rara e può verificarsi in pazienti con anomalie immunologiche che presentano:

  • febbre,
  • linfoadenopatia,
  • transaminasi persistentemente elevate,

I sintomi possono essere costanti oppure essere altalenanti per poi peggiorare nel tempo. La mononucleosi cronica viene diagnosticata sulla base dei sintomi e degli esami del sangue. La terapia si basa sulla gestione dei sintomi.

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Источник: https://www.pianetamamma.it/il-bambino/malattie/mononucleosi-contagio-rischi-e-cure.html

Mononucleosi: preoccupazione ingiustificata?

Mononucleosi nei bambini: contagio, rischi e cura

Ecco di seguito le risposte alle domande più frequenti su questa malattia virale che può manifestarsi in modo molto variabile: in modo asintomatico o con una banale faringite e leggera stanchezza, ma, anche, con febbre alta e prolungata, infiammazione del fegato  o sintomi neurologici.

Che cos’è la mononucleosi infettiva?

È una delle più “strane” malattie virali dell’infanzia e dell’adolescenza: strana perché l’abbiamo avuta tutti – quasi sempre senza accorgercene -, perché si può confondere con altre malattie (la tonsillite batterica soprattutto) e anche perché ha un lungo periodo di incubazione e, a volte, dura molto.

[1] Forse è per via di questa stranezza che gode di una cattiva (e non meritata) fama, e il solo pronunciare il suo nome fa più paura di quanto non dovrebbe.

È causata da un virus, il Virus di Epstein-Bar (EBV), di cui esistono almeno due varietà (sierotipi).

Al contrario delle altre malattie infettive è poco contagiosa: questo fa sì che la mononucleosi si presenti spesso nei bambini più grandi e negli adolescenti.

L’abbiamo avuta tutti, ma pochi di noi ne hanno un ricordo: evidentemente, dunque, la malattia solo raramente può avere conseguenze importanti.

Come avviene il contagio della mononucleosi?

La trasmissione della mononucleosi, si sa, avviene con il passaggio della saliva, che può contenere una modesta quantità di virus per un lungo periodo di tempo, anche oltre un anno dopo la malattia; per questo motivo dopo la malattia non viene prescritto un periodo di isolamento dalla collettività.

Una volta avuta, la mononucleosi si può riprendere?

L’immunità dalla mononucleosi è permanente e perciò la malattia viene una sola volta nella vita. Solo in casi eccezionali ci si ammala due volte, ovvero qualora si abbia la sfortuna di incontrare due sierotipi diversi del virus; ma questo evento è molto raro.

Quanto è lunga l’incubazione della mononucleosi?

L’incubazione è molto lunga: fra i 30 e i 50 giorni.

Quali sono i sintomi della mononucleosi?

La maggior parte delle volte la mononucleosi è asintomatica: è per questo motivo che molti adulti, pur risultando positivi ai test per la mononucleosi, non ricordano di averla avuta.

Per quanto riguarda la mononucleosi nei bambini, più sono piccoli e meno caratteristici saranno i sintomi della malattia.
I sintomi iniziali della mononucleosi sono: febbre, gola dolente e infiammata con placche.

A questi sintomi se ne possono aggiungere altri: senso di stanchezza; linfonodi ingranditi e dolenti ai lati del collo e, qualche volta, anche all’inguine e alle ascelle; milza e fegato ingrossati; ittero visibile soprattutto alle sclere (ovvero la parte bianca dell’occhio); gonfiore delle palpebre e, nel 15% dei casi, macchioline sparse sul corpo (esantema). Non sono rari i casi di mononucleosi senza febbre.

Capita spesso che una mononucleosi venga scambiata per una tonsillite batterica e curata con l’antibiotico (amoxicillina).

Ma mentre nelle tonsilliti batteriche la somministrazione dell’antibiotico determina un velocissima scomparsa dei sintomi (soprattutto della febbre), nella mononucleosi l’antibiotico non solo è inefficace, ma è stato anche accusato di provocare un violento rash cutaneo (eruzione di bollicine sulla pelle).

Studi recenti smentirebbero questa accusa, tuttavia la comparsa di un rash cutaneo in corso di una tonsillite febbrile non sensibile alla terapia antibiotica consente spesso di fare diagnosi di mononucleosi senza che sia necessario un prelievo di sangue. [2]

Quali valori nelle analisi del sangue sono alterati nella mononucleosi?

Risultano alterati i valori dell’emocromo (aumento dei globuli bianchi, prevalentemente monociti e linfociti, e diminuzione dei granulociti), gli “indici di flogosi” (PCR), la bilirubina e le transaminasi; sono presenti anticorpi contro il Virus di Epstein-Barr. Gli esami del sangue ci consentono di fare una diagnosi certa della mononucleosi: i sintomi, infatti, possono essere simili a quelli di infezioni provocate da altri batteri o virus: per esempio il citomegalovirus.

Quanto dura la mononucleosi?

La durata della mononucleosi è estremamente variabile: a volte, come abbiamo detto, viene in forma inapparente, altre volte invece i sintomi – soprattutto la febbre, l’infiammazione della gola e dei linfonodi e il senso di stanchezza – possono durare anche per qualche settimana. È proprio questa lunga durata della convalescenza ad allarmare i genitori e il pediatra e a indurli a fare degli esami del sangue specifici per la mononucleosi.

Dopo la guarigione è possibile una riattivazione della mononucleosi?

No, una riattivazione non è possibile.

La lunga durata della malattia e il suo decorso irregolare, che può alternare fasi di benessere a fasi di ripresa della febbre e degli altri sintomi, può dare l’impressione che la malattia si riattivi dopo la guarigione.

Ma si tratta solo di un’impressione: in realtà la malattia non è ancora guarita. Come abbiamo già detto, non è possibile neppure una recidiva, tranne nel caso eccezionale di una nuova infezione da parte di un altro sierotipo del Virus di Epstein-Barr.

La mononucleosi ha una cura?

Come per quasi tutte le malattie virali, non esiste una terapia per la mononucleosi. Il riposo e gli antidolorifici possono alleviare i sintomi. [3] Raramente conviene usare il cortisone (solo se la diagnosi è certa e le tonsille sono molto gonfie e ostacolano la respirazione).

Nella quasi totalità dei casi, una volta fatta la diagnosi di mononucleosi, il pediatra rassicurerà la famiglia e consiglierà di attendere la guarigione spontanea della malattia.

Vietato usare gli antibiotici, come per tutte le malattie virali; se usata inappropriatamente, l’amoxicillina non solo non ha alcuna efficacia ma, come abbiamo già detto, può provocare un rash cutaneo piuttosto violento e fastidioso.

Quando può tornare a scuola un bambino che ha avuto la mononucleosi?

Il bambino potrà tornare a scuola quando si sentirà in grado di farlo, cioè nel momento in cui febbre e senso di stanchezza saranno passati. Inoltre, come già anticipato, per questa malattia non è previsto un periodo di isolamento.

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Esiste un vaccino contro la mononucleosi?

No, ad oggi non è stato sviluppato alcun vaccino contro il Virus di Epstein-Barr.

La mononucleosi in gravidanza è pericolosa?

No, se una donna incinta dovesse contrarre la mononucleosi, né lei né il feto subirebbero alcun danno.

La mononucleosi è pericolosa per i neonati?

No: è estremamente improbabile che un neonato possa contrarre questa malattia, ma anche se questo dovesse accadere non correrebbe un rischio maggiore di quello che corrono i bambini più grandi e gli adulti.

Ci possono essere delle complicazioni della mononucleosi?

Sì, anche se sono fortunatamente molto rare.

Una mononucleosi può complicarsi in epatite, in anemia emolitica con diminuzione  delle piastrine, miocardite (infezione del muscolo cardiaco), meningite, encefalite e nella Sindrome di Guillain-Barré (malattia che colpisce il sistema nervoso).
Non esiste alcun provvedimento terapeutico in grado di evitare l’insorgenza di queste complicazioni.

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