Mille giorni di vita del bambino

Contents
  1. I primi mille giorni: perché sono importanti
  2. Le raccomandazioni dell’OMS e del Ministero della Salute
  3. Informazioni ai genitori e interventi ambientali e sociali
  4. La corretta alimentazione
  5. Le abitudini da promuovere e i fattori da evitare
  6. I prime mille giorni del bambino
  7. I primi mille giorni, perché sono importanti
  8. Basso peso alla nascita e rischio di malattie croniche
  9. Inquinanti, stress, nutrizione e placenta: tutti i fattori che plasmano la salute futura
  10. Epigenetica, che cos'è, come funziona e in che modo influenza la salute
  11. Un buon peso un sano stile di vita: ecco creare l'ambiente ottimale durante la gravidanza
  12. Attenzione alla crescita e sano stile di vita: i consigli fondamentali per i primi due anni del bambino
  13. Attenzione: predisposizione non significa certezza
  14. Mille giorni di vita
  15. Lo sviluppo del cervello
  16. La vita in società
  17. L’apprendimento
  18. La parola
  19. Moralità ed empatia
  20. Il bambino.Tutta una vita nei primi 1000 giorni – QUISSICRESCE
  21. Quello del primo anno di vita è uno sviluppo unico che durante l’arco della vita non si ripeterà mai più. Un ambiente ricco di fiducia e amore è ancora una volta di fondamentale importanza. Il piccolo che nasce è pronto per interagire col mondo, ha delle capacità che si attivano in relazione con l’ambiente, con le cose ma soprattutto con e attraverso gli adulti significativi
  22. Così ci raccontano le neuroscienze:
  23. C’è molto che si può fare, e noi ci proviamo anche attraverso il progetto QUIsSI CRESCE! per contribuire a una missione tra le più importanti: quella di offrire una buona partenza a tutti i bambini, offrendo informazioni, supporto e guida ai loro genitori. Qualcuno ha recentemente affermato che “La più grande sfida del nostro tempo non riguarda il lavoro, né la democrazia, né l’ambiente, ma il modo in cui i genitori si relazionano ai propri figli, perché da questo dipende in buona parte tutto il resto”

I primi mille giorni: perché sono importanti

Mille giorni di vita del bambino

Nel corso del tempo la ricerca scientifica ha gradualmente messo in luce come lo stato di salute e lo sviluppo di bambine e bambini non sia solo frutto del patrimonio genetico ereditato dai genitori: un ruolo importante spetta anche ai comportamenti adottati nel periodo immediatamente precedente il concepimento e fino ai 2 anni di vita dei piccoli; un periodo che copre approssimativamente mille giorni.

Per quale motivo? È una delle domande a cui cerca di rispondere l’epigenetica, un filone di studi che negli ultimi anni ha mostrato grandi potenzialità.

Semplificando molto il concetto, si può dire che questa disciplina studia il modo in cui l’ambiente può influenzare l’espressione dei geni, determinando cambiamenti che, come nel tempo si è via via precisato, possono essere trasmessi ai figli.

Lo stile di vita dei genitori ha, quindi, effetti sulle caratteristiche di spermatozoi e ovuli e sullo sviluppo embrionale, e, di conseguenza, sullo stato di salute della prole. È per questa ragione che oggi si presta particolare attenzione ai primi mille giorni, che possono essere molto importanti per tutta la vita futura.

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Le raccomandazioni dell’OMS e del Ministero della Salute

Nei suoi documenti, l’Organizzazione Mondiale della Sanità fa frequentemente riferimento alla teoria dei mille giorni, promuovendo la diffusione su scala globale delle buone pratiche per favorire l’acquisizione e il mantenimento di un buono stato di salute; pratiche ancora oggi inaccessibili, purtroppo, in molte aree del mondo, determinando una condizione di profonda ingiustizia sociale.

Nel 2015 la cosiddetta Dichiarazione di Minsk [1] aveva già sottolineato che «il percorso della vita umana è influenzato da eredità genetiche, epigenetiche e intrauterine, dall’esposizione ambientale, dalla famiglia accudente e dalle relazioni sociali, da scelte comportamentali, norme sociali e opportunità che vengono portate nelle generazioni future e da contesti storici, culturali e strutturali» e ricordato la necessità di «agire precocemente».

Il Ministero della Salute, recependo le raccomandazioni dell’OMS, ha individuato le aree su cui intervenire e i relativi periodi di riferimento (da quello preconcezionale al secondo anno di vita).

Ripercorriamo, quindi, alcune delle raccomandazioni per questo periodo critico, durante il quale si potrà contare sul prezioso aiuto delle figure mediche di riferimento. Ma sottolineiamo innanzitutto che le indicazioni non devono generare ansia o senso di colpa: sono un’occasione per aumentare le possibilità che bambine e bambini conducano una vita sana. 

Visti i moltissimi fattori in gioco, collegati a svariati aspetti riconducibili alla salute, non sarà possibile essere esaustivi. Ci si limiterà, quindi, a passare in rassegna alcuni tra gli aspetti più rilevanti.

Informazioni ai genitori e interventi ambientali e sociali

Alcuni dei problemi potrebbero essere prevenuti attraverso la corretta informazione offerta alle coppie che hanno deciso di procreare, perché siano consapevoli del fatto che, se è vero che esistono elementi su cui non è possibile intervenire, ne esistono, invece, altri sui quali si può esercitare un certo controllo.

Allo stesso modo, è fondamentale l’appoggio della società nel suo complesso per la riduzione dei fattori di rischio ambientale (legati per esempio all’inquinamento o all’esposizione professionale) e sociale (correlati a povertà o disagio di vario tipo).

La corretta alimentazione

Tra gli aspetti su cui gli studi e le società scientifiche si soffermano con particolare attenzione c’è quello della corretta alimentazione, sia dei genitori sia di neonati e bambini.

L’alimentazione esercita un’influenza sull’espressione dei geni e può contribuire a diminuire o, al contrario, a favorire i fattori di rischio verso diverse malattie, come quelle cardiovascolari, metaboliche o alcuni tipi di tumori.

Sebbene non tutti ne siano consapevoli, questo riguarda sia la madre sia il padre, dal momento che le abitudini paterne influenzano il processo di formazione degli spermatozoi.

Naturalmente un’alimentazione corretta della madre nel corso della gravidanza è fondamentale: è importante seguire le indicazioni del ginecologo o dell’ostetrica che prende in carico la gestante, tra cui rientrano le raccomandazioni relative ad alcuni cibi e il divieto di bere alcol.

L’evidenza scientifica ha messo l’accento sull’importanza di un’integrazione di acido folico, possibilmente fin da quando si programma una gravidanza e nel corso della stessa, per la sua azione protettiva per la donna e il nascituro.

Per quel che riguarda l’alimentazione del bambino, l’OMS raccomanda l’allattamento esclusivo al seno per almeno sei mesi. Si ricorda inoltre di porre grande attenzione a trasmettere corrette abitudini alimentari fin dai primi tempi, per l’importanza che queste assumono nell’intero corso della vita, oltre che nella fase di crescita.

In questo senso, il ruolo del buon esempio “assorbito” in famiglia non va sottovalutato.

Ma è anche importante, in un’ottica di salute mentale e prevenzione dei disturbi del comportamento alimentare, promuovere una relazione sana, serena e non colpevolizzante con il cibo, evitando un eccessivo carico di ansia collegato a nutrizione e forma fisica.

Le abitudini da promuovere e i fattori da evitare

Tra le abitudini di comprovata dannosità (a più livelli, anche molto gravi), nella fase preconcezionale (con riferimento sia alla madre sia al padre) e in gravidanza, vi è quella al fumo, oltre che l’assunzione di altre sostanze tossiche come droghe di vario tipo o i composti di diverso genere cui si è esposti per ragioni professionali. Va posta anche attenzione a tutti i farmaci, compresi quelli da banco, non solo nel corso della gravidanza, ma anche nella fase della sua programmazione, chiedendo indicazioni al ginecologo e al medico di famiglia.

Nel corso della gravidanza e nel post-parto, a meno che non sussistano particolari controindicazioni, è raccomandata una giusta dose di esercizio fisico, per contribuire alla prevenzione di problemi come l’eccessivo aumento di peso, il diabete gestazionale, la pre-eclampsia o la depressione post partum, come sottolineato anche dalle più recenti linee guida dell’OMS [1] , che dedicano una sezione proprio a queste fasi della vita. Anche su questo aspetto è naturalmente fondamentale seguire le indicazioni del ginecologo che prende in cura la donna.

Ma è anche importante riconoscere la dovuta importanza alla tutela della salute mentale, sia dei genitori sia dei figli, evitando, per esempio, i fattori di stress nel corso della gravidanza o nel post-parto, promuovendo una genitorialità attenta ai bisogni (quella che l’OMS chiama “genitorialità responsiva”) e ricorrendo al sostegno di figure professionali quando se ne avverte il bisogno.

In previsione di una gravidanza, le donne che non sono immuni dovrebbero proteggersi dalla rosolia e dalla varicella con lo specifico vaccino, per i grandi rischi collegati allo sviluppo di queste infezioni durante la gestazione.

Nel corso della gravidanza, invece, queste vaccinazioni sono controindicate, mentre sono raccomandate le vaccinazioni contro difterite-tetano-pertosse e contro l’influenza (se la gestazione si verifica nel corso di una stagione influenzale), da ripetersi a ogni gravidanza, per proteggere sia la madre sia, soprattutto, il bambino nei primi mesi di vita, prima che possa essere vaccinato a sua volta.

Dopo la nascita del bambino, il rigoroso rispetto del calendario vaccinale e l’accesso sia alle vaccinazioni obbligatorie sia a quelle fortemente raccomandate è naturalmente fondamentale.

Tra le abitudini che è bene evitare di trasmettere ai bambini piccoli, in particolar modo in questo delicato periodo, vi è quella allo schermo di cellulari, tablet, TV, per evitare i problemi correlati, tra cui il rischio di favorire una dipendenza o uno stile di vita sedentario.

SPECIALE

Gravidanza

Come prendersi cura della propria salute e di quella del bambino durante la gravidanza? Le risposte ai numerosi dubbi di chi sta diventando genitore

Источник: https://www.uppa.it/medicina/fisiologia/i-primi-mille-giorni/

I prime mille giorni del bambino

Mille giorni di vita del bambino

Lo stato di salute da adulti deriva anche da come sono andate le cose nei primi 1000 giorni, dal concepimento a due anni.

Dipende dall'epigenetica, un insieme di meccanismi che modulano l'attivazione dei geni e che sono influenzati da vari fattori ambientali.

Giocarsi nel modo migliore possibile questi 1000 giorni è possibile, ma se qualcosa va storto non è il caso di preoccuparsi troppo

I primi mille giorni, perché sono importanti

Nove mesi di gravidanza, più i primi due anni di vita: sono in tutto circa mille giorni, importantissimi non solo per lo sviluppo e la crescita del feto prima e del bambino poi, ma anche per la salute di tutta la vita. Ciò che accade in questi primi mille giorni, infatti, può influenzare la predisposizione a varie malattie da adulti, da quelle cardiovascolari ad alcune malattie psichiatriche, fino a certe forme di cancro.

Per fortuna, non serve molto per prendersi cura di questo delicato periodo: basta soprattutto tenere un corretto stile di vita. Ma se anche qualcosa dovesse andare storto in questi primi mille giorni, ricordiamo che stiamo parlando di rischi e predisposizioni, non di certezze.

Basso peso alla nascita e rischio di malattie croniche

Il primo a rendersi conto che alcune malattie dell'età adulta potevano affondare le loro radici nel periodo di vita prenatale è stato il medico epidemiologo inglese David Barker.

Già più di vent'anni fa, Barker aveva osservato una particolare associazione tra il basso peso alla nascita e il rischio di sviluppare malattie delle coronarie, come l'infarto, e diabete.

Aveva cioè osservato che chi nasce con un peso inferiore ai 2,5 kg ha qualche probabilità in più del normale di ammalarsi.

All'inizio la sua ipotesi non era stata presa molto sul serio, ma con il passare degli anni si sono accumulati sempre più dati e molti studi sono giunti alle stesse conclusioni.

“Oggi è ampiamente riconosciuto che le condizioni di vita in uteroe nei primi due anni hanno ampiamente a che fare con l'epidemia di malattie croniche non infettive che colpisce tutto il mondo” afferma il pediatra Umberto Simeoni, responsabile del CHUV, Centro ospedaliero universitario di Losanna, in Svizzera, che da tempo si occupa proprio di queste correlazioni.

Parliamo in particolare di obesità, diabete, ipertensione, malattie dei vasi sanguigni e del cuore, ma non solo.

“La vita perinatale influenza anche il rischio di allergie, di malattie psichiatriche come autismo e schizofrenia, di patologie endocrine come la sindrome dell'ovaio policistico e di alcuni tipi di tumore, come quello al seno”, aggiunge Irene Cetin, oggi direttrice del reparto di ostetricia e ginecologia dell'Ospedale Buzzi di Milano. In effetti si parla proprio di una nuova disciplina, dedicata alle origini fetali (o dello sviluppo) della salute e delle malattie.

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Come e quanto cresce il feto nel pancione nelle 40 settimane di gestazione? Lo sviluppo in 31 immagini ricreate al computer.

Inquinanti, stress, nutrizione e placenta: tutti i fattori che plasmano la salute futura

I fattori che possono influenzare l'andamento dei primi mille giorni, con effetti a lungo termine sulla salute, sono diversi. “Ci sono i fattori esterni, come la presenza di elevate quantità di sostanze inquinanti nell'ambiente” sostiene Simeoni.

Pensiamo a diossine, pesticidi o interferenti endocrini, sostanze che interferiscono appunto con il sistema endocrino, deputato alla produzione di ormoni.

“E poi l'esposizione precoce al fumo di sigaretta e all'alcol oppure lo stress, materno durante la gravidanza, oppure nell'ambiente in cui cresce il bambino”.

Negli ultimi anni, l'attenzione dei ricercatori si è concentrata molto sul peso alla nascita, perché – come aveva suggerito Barker – un peso troppo basso (inferiore ai 2,5 kg) può predisporre a varie malattie.

“Il basso peso alla nascita può dipendere da due fattori” spiega Umberto Simeoni. “Il primo è la prematurità, il secondo è una scarsa crescita in utero, che può a sua volta dipendere da vari elementi.

Per esempio, da una malnutrizione della mamma: se mangia poco oppure male, con carenza di nutrienti importanti, come accade spesso in paesi in via di sviluppo, ma non solo, al bambino non arriva tutto quello che è necessario.

Anche in condizioni nutrizionali ottimali, il basso peso può poi dipendere da un malfunzionamento della placenta, l'organo che porta al feto ossigeno e sostanze nutritive. Anche in questo caso, la crescita del bambino non è adeguata”.

Epigenetica, che cos'è, come funziona e in che modo influenza la salute

Ma come possono tutti questi elementi avere effetti a distanza di decenni sulla salute di una persona? “Possono farlo attraverso una serie di meccanismi, detti epigenetici, che influenzano il modo in cui i nostri geni vengono accesi o spenti” spiega Irene Cetin.

Tutti noi nasciamo con un corredo genetico fisso, rappresentato dal nostro DNA. Anche se i geni sono fissi, però, non lo è il fatto che siano accesi o spenti: la loro attivazione, infatti, può variare a seconda dell'organo e del momento della vita.

“Durante lo sviluppo fetale, c'è un balletto continuo di accensione e spegnimento di geni” racconta Cetin. “Perché tutto vada bene, questo balletto deve essere “orchestrato” in modo corretto ed è proprio qui che entrano in gioco i meccanismi epigenetici”.

In pratica, si tratta di meccanismi – come l'aggiunta di particolari gruppi chimici alla molecola del DNA – che modulano l'attività dei geni senza alterare la sequenza del DNA.

Il punto fondamentale della questione è che tutti i fattori di cui abbiamo parlato – gli inquinanti, lo stato nutrizionale, il funzionamento della placenta, la prematurità e così via – agiscono sui meccanismi epigenetici, alterando dunque lo schema “normale” di attivazione dei geni. Con conseguenze a lungo termine e che possono passare da una generazione alla successiva.

Un buon peso un sano stile di vita: ecco creare l'ambiente ottimale durante la gravidanza

Sapere tutte queste cose è importante, perché offre la possibilità di intervenire con strategie di prevenzione. “Il primo consiglio da dare a una donna che desideri un figlio è di prepararsi per tempo alla gravidanza” sottolinea Irene Cetin. “Per esempio, sarebbe bene arrivarci con un buon peso corporeo.

Non bisogna certo essere perfette, ma sarebbe bene evitare situazioni di obesità e di estrema magrezza”.

Questo perché i nutrienti che arrivano al feto e che contribuiscono a orchestrare il suo “balletto genetico” non dipendono solo da cosa ha mangiato la mamma la sera prima, ma più in generale dalla sua composizione corporea.

Prima della gravidanza, poi, è sempre consigliata l'assunzione di acido folico, che dovrebbe essere preso per almeno due mesi prima del concepimento, per ridurre il rischio di alcune malformazioni fetali.

E naturalmente va prestata una certa attenzione al proprio stile di vita, prima ma soprattutto durante l'attesa. “Niente fumo e niente alcol” consiglia Cetin.

“Sì a un'attività fisica moderata (bene il nuoto, le camminate veloci, lo yoga) e alla vita all'aria aperta, sì a un'alimentazione equilibrata, la più varia possibile, molto ricca di frutta e verdura e con un buon apporto di latticini, pesce, legumi e cereali integrali”.

Con il proprio medico, poi, si valuterà se servono integratori specifici come ferro, calcio o vitamina D.

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Attenzione alla crescita e sano stile di vita: i consigli fondamentali per i primi due anni del bambino

Dopo la nascita, altri 700 giorni sono considerati importanti per impostare bene la salute futura.

Il primo suggerimento per ottimizzare le probabilità di una buona vita riguarda l'allattamento che, quando possibile, dovrebbe essere materno.

Il latte materno, infatti, è in genere associato a una crescita più equilibrata nei primi mesi e alla riduzione del rischio di alcune malattie, per esempio quelle allergiche, nel bambino.

“In generale, è importante soprattutto che la crescita del bambino avvenga in modo equilibrato, armonico, senza salti eccessivi, soprattutto se il piccolo è nato prematuro o di basso peso” spiega Umberto Simeoni.

Per il resto, non servono accorgimenti particolari: anche in questo caso, basta l'attenzione a un sano stile di vita, evitando di offrire al bambino cibi troppo calorici o di esporlo a sostanze inquinanti facilmente evitabili, come il fumo di sigaretta.

Attenzione: predisposizione non significa certezza

Di fronte a tanta attenzione per questo periodo sensibile, è forse naturale per una donna sentirsi caricata di un'eccessiva responsabilità. In realtà, se da un lato è bene conoscere il problema e cercare di mettere in atto uno stile di vita adeguato, dall'altro non bisogna mai dimenticare che stiamo parlando di rischi e predisposizioni, non di certezze.

L'affermazione “le condizioni di vita prenatale influenzano la predisposizione di sviluppare certe malattie da adulti” è di tipo statistico e vale in generale. Non c'è un immediato rapporto di causa-effetto per i singoli individui.

In altre parole: non è detto che se la dieta della mamma in gravidanza è stata squilibrata, il figlio da adulto si ammalerà per forza di diabete.

Né, al contrario, che se tutto è stato perfetto nei primi due anni, quel bambino non si ammalerà mai di quelle malattie.

Di sicuro, quello che la futura mamma e la neomamma non devono fare è sentirsi in colpa se non tutto è andato alla perfezione.

Il rischio di colpevolizzazione c'è, ma le origini prenatali delle malattie non devono affatto diventare una scusa per puntare il dito contro le donne.

“D'altra parte, sempre più studi suggeriscono che anche lo stato di salute del papà al momento del concepimento è importante per plasmare alcuni aspetti della salute del feto e dell'individuo” afferma Cetin.

Senza dimenticare che il papà può fare molto anche per plasmare le condizioni di vita del bambini appena nato (e della famiglia in generale), per esempio sostenendo la mamma durante l'allattamento, o contribuendo a fare scelte adeguate in termini di alimentazione e stili di vita. “Infine, non dimentichiamoci che le donne sono inserite in una società che ha un grosso peso nel plasmare sia il modo in cui viene vissuta la gravidanza sia l'ambiente di vita del bambino” conclude Umberto Simeoni.

Источник: https://www.nostrofiglio.it/gravidanza/i-primi-mille-giorni-del-bambino-epigenetica

Mille giorni di vita

Mille giorni di vita del bambino

I primi mille giorni di vita di un bambino, dal concepimento fino al secondo compleanno circa, influenzano tutta la sua vita futura

Oggi è accertato che il periodo della vita in utero e quello immediatamente successivo, i 1000 giorni di vita, sono fondamentali per determinare la salute fisica e mentale del bambino.

E’ noto, ad esempio, come una cattiva alimentazione della madre incida sul peso del bambino appena nato e sul funzionamento della placenta; e come fumo, stress, farmaci e alcol possano essere molto dannosi per il feto.

Secondo studi specifici (come quelli del professor David Barker presso l'Università di Southampton nel Regno Unito) alcuni di questi effetti sarebbero irreversibili, per cui è fondamentale seguire alcuni principi base in gravidanza, come consumare una dieta sanache va poi proseguita durante l’allattamento, e prestare grande cura all’alimentazione del piccolo durante lo svezzamento.

Ma al di là di salute fisica e nutrizione, perché questi primi 1000 giorni sono così importanti?

Lo sviluppo del cervello

Il bimbo ha bisogno di cibo appropriato, ma anche di un ambiente sano e sicuro, ricco di stimoli corretti in termini di quantità e qualità.

  • Il cervello di un bambino alla nascita è sviluppato solo per il 15%.
  • La maggior parte del restante 85% si forma durante i primi 1000 giorni di vita.
  • Alla nascita un cervello umano pesa in media 300g.
  • Dall'età di tre anni pesa 1.2 kg.
  • Un cervello adulto pesa 1,4 kg. 
  • Tutto ciò che il bimbo vede, tocca, assaggia, odora o ascolta lo aiuta a sviluppare i pensieri, i movimenti, la sua personalità futura.

La vita in società

Nei primi mille giorni di vita si inizia a sviluppare l’attaccamento emotivo… oppure no. Un ambiente ricco di fiducia e amore è ancora una volta di fondamentale importanza.

  • I circuiti coinvolti con la formazione dell’attaccamento emotivo svolgono gran parte del loro lavoro prima dei due anni. 
  • Relazioni ed esperienze precoci influenzano l'architettura del cervello.
  • I neonati non sono in grado di gestire da soli lo stress; nei primi anni livelli minimi di stress possono causare alti livelli di cortisolo.
  • I neonati dipendono dagli adulti per regolare i loro livelli di stress; quando ciò si verifica in modo soddisfacente, i sistemi biologici di gestione dello stress si sviluppano in modo appropriato. Tale sviluppo deve avvenire entro la finestra temporale dei 18 mesi.
  • Il mancato sviluppo di sistemi biologici soddisfacenti per la gestione dello stress può portare problemi per il futuro in molti settori della vita.

L’apprendimento

Durante i primi mille giorni di vita un bambino impara le abilità fisiche di base e la fiducia nelle proprie capacità.

Ecco cosa succede tappa dopo tappa.

  • I neonati non possono fare nulla per se’: non sanno come controllare muscoli e movimenti, e il loro sistema nervoso non è correttamente sviluppato. Possono solo vedere chiaramente gli oggetti a circa 20 cm.
  • A quattro mesi la maggior parte dei bambini può sedersi con un supporto o tenere la testa sollevata per breve tempo; dai sei mesi può sedersi senza sostegno; a otto mesi i più possono portarsi in posizione eretta, stare in piedi con un supporto, e camminare appoggiandosi.
  • Intorno all’anno il bambino impara a camminare, e poi a correre e saltare: tutte azioni complesse che richiedono un alto coordinamento cervello-muscoli attraverso la pratica e l'incoraggiamento.

Durante questo periodo, i bimbi sviluppano anche altre abilità muscolari più sottili, con giocattoli appropriati per la loro età come colori e pastelli.

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Tappa dopo tappa come cresce un bambino

La parola

Solo ascoltando altre persone che parlano tra loro il bambino inizia a capire come funziona la comunicazione verbale. Fin dall'inizio i neonati sanno come esprimere i loro sentimenti emettendo rumori come gorgoglii di piacere, grugniti di sforzo o pianti disperati. Ma è unicamente attraverso i discorsi altrui che imparano che certe parole hanno un significato.

  • A 12 mesi un bambino può capire le emozioni che stanno dietro alle parole, sa dire le cose più semplici come “mamma”, “sì” e “no”, e riconosce il proprio nome.
  • Nei successivi 6 mesi comprende sempre più parole. E’ molto interessato quando gli diciamo i nomi delle cose più comuni, indicandole: piatto, acqua, gatto, pane…
  • Entro i 18 mesi si stima che i bambini siano in grado di utilizzare circa cinque parole e di caprine una cinquantina.
  • Con i due anni di età possono essere in grado di comprendere 200 parole e utilizzarne più di 50. Sanno capire alcune frasi e magari anche comporne di un paio di parole, come “tu vai”.

Moralità ed empatia

Durante i primi 1000 giorni di vita vengono poste le basi per imparare la differenza tra il bene e il male, il giusto e lo sbagliato: un processo che prosegue fino all’infanzia e all’adolescenza. Lo sapevate che…

  • Un senso di empatia, di sensibilità per gli altri, inizia in tenera età – un bambino può piangere quando sente un altro bambino, o il fratellino, che lo fa.
  • Il piccolo può anche abbracciare e confortare un compagno di giochi sconvolto.
  • Si inizia ad apprendere un po’ di autocontrollo e conoscere le regole.   

Le info mediche sono tratte da qui: Everychildcounts

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Источник: https://www.pianetamamma.it/il-bambino/sviluppo-e-crescita/mille-giorni-bambini.html

Il bambino.Tutta una vita nei primi 1000 giorni – QUISSICRESCE

Mille giorni di vita del bambino

“Che cos’è un bambino?”, ce lo racconta in questo breve passaggio, un bellissimo albo illustrato di Beatrice Alemagna edito da Topipittori : “Un bambino è una persona piccola. E’ piccolo solo per un po’, poi diventa grande. Cresce senza neanche farci caso.

Piano piano e in silenzio, il suo corpo si allunga. Un bambino non è un bambino per sempre. Un bel giorno cambia. Un bambino ha piccole mani, piccoli piedi e piccole orecchie, ma non per questo ha idee piccole.

Le idee dei bambini a volte sono grandissime, divertono i grandi, fanno loro spalancare la bocca e dire “Ah!”.

Imparare a conoscersi e riconoscersi con il proprio bambino, ricordandosi comunque che genitori si diventa e nessuno è perfetto.

Genitori e figli crescono insieme.Quando arriva un neonato non sappiamo bene cosa vede, cosa sente, il senso del suo pianto. I piccoli nascono con dei dispositivi innati che gli servono per entrare in relazioni con le persone e il mondo.

Nel primo anno di vita il bambino cresce velocemente e da uno stato di completa dipendenza da noi adulti conquista le sue autonomie con una velocità sorprendente.

Oggi è accertato che il periodo della vita in utero e quello immediatamente successivo, i 1000 giorni di vita,sono fondamentali per determinare la salute fisica e mentale del bambino.

Perché questi primi 1000 giorni sono così importanti?Il bimbo ha bisogno di cibo appropriato, ma anche di un ambiente sano e sicuro, ricco di stimoli corretti in termini di quantità e qualità.

Quello del primo anno di vita è uno sviluppo unico che durante l’arco della vita non si ripeterà mai più. Un ambiente ricco di fiducia e amore è ancora una volta di fondamentale importanza. Il piccolo che nasce è pronto per interagire col mondo, ha delle capacità che si attivano in relazione con l’ambiente, con le cose ma soprattutto con e attraverso gli adulti significativi

Come prendersi cura di un neonato in un’ottica di promozione della sua potenzialità di sviluppo? II documento sulle cure per lo sviluppo infantile precoce rilasciato il maggio scorso dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), in collaborazione con Unicef e la Banca mondiale, la cui versione italiana è stata presentata alla Camera dei deputati, ricorda che la nurturing care(cura educativa) inizia prima della nascita, quando mamma e papà parlano e cantano al loro bimbo ancora nel pancione.

Nei primi momenti dopo la nascita, l’attaccamento precoce è facilitato dal contatto “pelle a pelle”, dalla possibilità di un avvio immediato dell’allattamento al seno, dalla disponibilità di un sostegno concreto per le fatiche della mamma.

Più avanti, la nurturing care prevede, oltre alle attenzioni per la salute e l’alimentazione del piccolo, la promozione di interazioni precoci tra lui e chi se ne prende cura. Interazioni che passano attraverso sorrisi, coccole, paroline in “mammese”, racconti, lettura di libri, ascolto di musica insieme, piccoli giochi.

Tutto questo aiuta lo sviluppo delle connessioni tra le cellule del cervello, il che a sua volta potenzia le capacità di apprendimento. Le ricadute saranno positive non solo per il bambino piccolo, ma anche per l’adolescente e l’adulto che sarà.

Così ci raccontano le neuroscienze:

  •  I circuiti coinvolti con la formazione dell’attaccamento emotivo svolgono gran parte del loro lavoro prima dei due anni.
  •  Relazioni ed esperienze precoci influenzano l’architettura del cervello.
  •  I neonati dipendono dagli adulti per regolare i loro livelli di stress; quando ciò si verifica in modo soddisfacente, i sistemi biologici di gestione dello stress si sviluppano in modo appropriato. Tale sviluppo deve avvenire entro la finestra temporale dei 18 mesi.
  •  Il mancato sviluppo di sistemi biologici soddisfacenti per la gestione dello stress può portare problemi per il futuro in molti settori della vita.

Tutto ciò che il bimbo vede, tocca, assaggia, odora o ascolta lo aiuta a sviluppare i pensieri, i movimenti, la sua personalità futura.

Le competenze e le azioni dei genitori e degli educatori possono fare la differenza negli itinerari di sviluppo di vita e di salute di un bambino.

Come lo fa nei primi mesi?  Col pianto, col sorriso e con le vocalizzazioni.

Come comunica coi sui genitori? La comunicazione dei genitori con i propri bambini inizia fin dalla nascitaCon loro si parla un linguaggio che è stato denominato “motherese” o “mammese”, fatto di onomatopee, frasi semplici, parole ripetute, cantate o cantilenate.

Tali ripetizioni hanno la funzione di permettere l’individuazione dei punti di riferimento in ciò che si sussegue nel tempo e quindi favoriscono lo sviluppo della capacità di anticipare ciò che avverrà, cioè di prevedere il ritorno, per esempio, di una parola, di un oggetto, di una musica.

La regolarità della ripetizione fa emergere uno schema temporale, nel quale il bambino piccolo trova i suoi punti di riferimento e determina la strutturazione temporale dei comportamenti interattivi.

Anche il pianto è comunicazione. Piangendo il piccolo segnala i suoi bisogni: la fame, la sete, il caldo, il freddo, il mal di pancia o la necessità di essere cambiato.

Il pianto serve per dire qualcosa a distanza: dice “Ho bisogno!” quando l’adulto non c’è e gli dice “ehi! Ho qualcosa! “richiama l’attenzione dei genitori, dei grandi che cercano di capire: “Ha fame? Ha sonno? Ha dolore? Vuole essere coccolato?” e gli adulti si mettono in ascolto.

Il pianto è diverso a seconda delle sue necessità e sensazioni, e i papà e le mamme impareranno col tempo a distinguerlo.

Il sorriso, invece, viene notato da vicino e comunica benessere. Quando il bambino sorride i genitori cominciano a chiamarlo, coccolarlo e rispondono a questo richiamo dolcissimo che è un vero e proprio dialogo fatto di suoni, voci, parole e sorrisi, appunto.

Quei suoni si chiamano: vocalizzazioni.  All’inizio sono suoni vocali che diventano sempre più modulati, e pare che il piccolo stia giocando con il suo corpo sorridendo con piacere. Gli adulti allora lo imitano e rispondono ai suoi vocalizzi come in un dialogo, con pause, ritmi, accellerazioni della voce, in cui dicono delle cose che il piccolo proverà a ripetere.

Questi sono tre sistemi che i piccolissimi usano per conoscere il mondo, per comunicare, per costruire legami di affetto e fiducia che lo aiuteranno a formulare poi intorno all’anno e mezzo le prime parole.

Cosa fare come genitori? Mettersi in ascolto questo è sicuro.

Durante i primi mille giorni di vita un bambino, attraverso le interazioni significative con le figure genitoriali ed educative, impara le abilità fisiche di base e la fiducia nelle proprie capacità.

Questi scambi sensorialie vocali si imprimono nella memoria del bambino e daranno colore e gusto alle narrazioni future, quelle che potrà man mano comprendere, anche concettualmente e continuare nel tempo a nutrire questo dialogo aprendosi al cambiamento e ai conflitti che la crescita naturalmente porterà. In questo senso non basta una famiglia da sola, ma ci vuole un villaggio – una comunità – per crescere un bambino affinché diventi un adulto sano, sereno, equilibrato.

C’è molto che si può fare, e noi ci proviamo anche attraverso il progetto QUIsSI CRESCE! per contribuire a una missione tra le più importanti: quella di offrire una buona partenza a tutti i bambini, offrendo informazioni, supporto e guida ai loro genitori. Qualcuno ha recentemente affermato che “La più grande sfida del nostro tempo non riguarda il lavoro, né la democrazia, né l’ambiente, ma il modo in cui i genitori si relazionano ai propri figli, perché da questo dipende in buona parte tutto il resto”

Источник: https://percorsiconibambini.it/quissicresce/2019/07/12/il-bambino-tutta-una-vita-nei-primi-1000-giorni/

Gravidanza
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