Mettere i bambini a letto la sera è una sfida anche per voi?

Il bimbo NON dorme la notte? Il metodo in tre mosse per farlo addormentare

Mettere i bambini a letto la sera è una sfida anche per voi?

Smetterà mai di piangere? Riuscirà (e riuscirò) a dormire? Secondo Etsuko Shimizu c'è una speranza. L'autrice, specializzata in cura dei neonati, ha messo a punto un metodo per ritrovare il sonno e la serenità. Il metodo è diventato un libro, che ha già venduto 300.000 copie e reso serene tante notti…

Notti interminabili, pianti notturni e continui risvegli. Magari accompagnati da levatacce per colpa del lavoro. E se i più dicono che è una fase, che il bambino “deve crescere” e che “passerà”, c'è chi non si è dato per vinto e ha deciso che qualcosa si poteva pur tentare.

Etsuko Shimizu è una fisioterapista di Yokohama, in Giappone.

Stremata dalle notti insonni con la sua bambina, ha cominciato a informarsi tra studi e ricerche e ha messo a punto un metodo per far addormentare la notte i bambini.

Dalle sue ricerche ne è nato un libro, un longseller nipponico arrivato il 30 aprile anche in Italia: Sogni d'oro per bambini e mamme, edizione Piemme.

Tutto è iniziato quando la figlia della scrittrice aveva sei mesi: ha iniziato a svegliarsi più spesso del solito. Dopo una settimana, i risvegli avevano cadenza oraria, fino a quando l'autrice non si è trovata dopo altri sei mesi a essere stremata. Ha provato in vari modi a uscire dall'emergenza-sonno che aveva e ha scoperto che:

  • è importante andare a letto presto (ma anche alzarsi presto)
  • le buoni abitudini aiutano a instaurare un buon legame mamma-bambino
  • alcuni rituali della buonanotte possono causare risvegli
  • c'è un rapporto tra allattamento e sonno

L'autrice ha poi realizzato e riportato nel suo libro varie tabelle orarie relative alla nanna in base all'età.

Migliorare il sonno del tuo bambino in tre mosse

Le tre mosse che l'autrice consiglia a tutti i genitori in debito di sonno sono semplicissime e andrebbero provate per alcuni giorni, senza farsi abbattere troppo nel caso non dovessero funzionare. Per tanti motivi potrebbero non funzionare e per molti di questi la scrittrice trova una soluzione.

Estuko Shimizu ha escogitato questi tre step su tre elementi che lei reputa fondamentali affinché un bambino impari a dormire:

  1. mantenere ritmi quotidiani costanti;
  2. modificare se necessario le abitudini che precedono la nanna;
  3. accertarsi che la nuova routine sia gradita a mamma e figlio.

STEP 1: svegliate vostro figlio alle 7 del mattino

Di sicuro una sfida se non siete mattinieri. Considerate però che è fondamentale svegliarsi presto per stabilire un ritmo quotidiano sano (a patto che la sera il bimbo vada a letto presto!).

Se il vostro bimbo ha già preso questa abitudine, potete passare agli step successivi. Altrimenti, quello che potete fare per aiutarvi è:

  • aprire le tende o, se non entra abbastanza luce, accendere una lampadina. Se il bambino non si sveglia, provate a scuoterlo delicatamente;
  • non svegliatelo mai bruscamente prendendolo in braccio o tirandolo fuori dalla culla;
  • dopo che avrà aperto gli occhi e si sarà guardato intorno, parlategli in modo che sappia quello che state facendo. Si passa poi al cambio pannolino e ai vestiti.

STEP 2: regolate i sonnellini e rendete eccitante la sua giornata

A partire dai due mesi circa potete cercare di prolungare i sonnellini del bambino in modo che ne faccia tre al giorno:

  • il mattino, verso le 9 (1 ora fino ai 6 mesi, 30 minuti fino all'anno)
  • in giornata, verso le 12 (2 ore e mezza fino agli 8 mesi, 2 ore fino ai tre anni)
  • la sera, prima delle 17 (da 30 minuti a un'ora fino ai 4 mesi e da togliere gradualmente fino ai 6 mesi)

Per i primi tre mesi potete lasciar dormire il bimbo quando sembra assonnato, per poi cercare di stabilire un orario fisso.

Sarebbe meglio trascorrere le ore del mattino all'aperto, perché la luce stimola la melatonina, un ormone che regola il sonno. Anche i movimenti sono importanti perché regolano la serotonina, che calma il bambino e rende più facile l'addormentamento.

STEP 3: godetevi mezz'ora di coccole prima della nanna

L'obiettivo è mettere a nanna il bimbo per le 20. Quindi vuol dire avergli dato latte, fatto bagnetto e cambiato prima delle 19.30. Dopo… mezz'ora di coccole per voi.

“Spegnete la luce, abbracciate vostro figlio, accarezzatelo e parlategli a voce bassa” spiega l'autrice del libro.

” Se è più grandicello, potete leggergli una favola oppure raccontargli quello che avete fatto durante la giornata”.

Ricordatevi in questi momenti di abbassare la voce e parlare più lentamente del solito. E anche i bimbi più grandi hanno bisogno di vicinanza e contatto fisico!

Secondo l'autrice queste sono proprio le mosse base e non è detto che funzionino. E se il bimbo ancora non dorme, non abbattetevi.

Ore 20: non è troppo presto per mettere a nanna un bimbo?

Come spiega Etsuko Shimizu:

Secondo la Shimizu, restare svegli fino a tardi non aiuta i bambini a dormire meglio (o di più…).

E' anche vero che ogni bimbo è diverso ma nella maggior parte dei casi “tenerli svegli fino a tardi riduce sia la quantità che la qualità del sonno”. Per questo il suo consiglio è di provare ad anticipare l'ora della nanna del bambino.

Guarda il video sulla nanna del bambino

Источник: https://www.nostrofiglio.it/neonato/nanna/il-bimbo-non-dorme-la-notte-il-metodo-in-tre-mosse-per-farlo-addormentare

L’avventura dello sviluppo a 9 mesi

Mettere i bambini a letto la sera è una sfida anche per voi?

Gruppo formatori Centro Touchpoints Brazelton

Le competenze del vostro bambino emerse intorno ai 7 mesi sono ora a pieno regime: a 9 mesi non si limita a pensare di spostarsi per raggiungere gli oggetti intorno a sé, ma sente una grande spinta a muoversi e inizia a esplorare l’ambiente circostante.

Con un bambino in continuo movimento, portare avanti le normali attività quotidiane è una sfida per voi genitori.

Le nuove conquiste motorie assorbono gran parte delle sue energie e il piccolo potrà mostrare dei temporanei passi indietro nelle abitudini già acquisite relative al sonno e all’alimentazione.

Verso i primi passi e le prime parole

In questa fase, i bambini perlopiù riescono a spostarsi strisciando o gattonando, con stili diversi e personali, passano da una posizione all’altra, arrivano in molti posti che prima non riuscivano a raggiungere e possono anche alzarsi in piedi, seppur con difficoltà nel mantenere l’equilibrio.

Utilizzano ogni possibile appoggio per aggrapparsi e tirarsi su e protesteranno con forza se cercate di impedirglielo.

Trasferiscono gli oggetti da una mano all’altra, afferrandoli a pinza tra indice e pollice e li esplorano – non più con la bocca –, incuriositi dalle loro proprietà (si infilano l’uno nell’altro, scompaiono alla vista se vengono coperti…).

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In questo periodo affiora anche il concetto di causalità: il bambino che spinge una macchinina e poi la segue, potrà afferrarla e girarla per esaminarne le ruote e scoprire come fa a spostarsi.

Il bambino ora capisce alcune parole e si gira a guardare ciò che nominate anche quando non lo indicate; la sua lallazione («ba-ba», «da-da») è sempre più ricca ed espressiva, accompagnata dalle prime imitazioni di gesti (“batti-mani” e per alcuni anche “ciao ciao”).

I più precoci iniziano a indicare per richiedere un oggetto, altri lo fanno solo stendendo il braccio oppure orientandosi verso di esso e vocalizzando o urlando; in ogni caso riescono a far capire la propria volontà.

Nuove abitudini notturne

Stare in piedi e spostarsi diventa l’obiettivo principale dell’intera giornata e di notte il subconscio di un bambino di 9 mesi lo spingerà a ripetere le azioni durante il sonno leggero, disturbando probabilmente il suo riposo e il vostro! Già da quando viene messo a letto si alza in piedi non appena voi lasciate la stanza. Le routine e abitudini del sonno acquisite possono essere messe in crisi. Sapere che quel comportamento notturno è collegato all’eccitazione causata dalle nuove capacità acquisite, che è fisiologico e ha una durata limitata nel tempo, vi potrà essere d’aiuto nel gestirlo e nel trovare modi e tempi adeguati per tornare alle abitudini perse. Il vostro obiettivo è di aiutare il bambino a sentire che può riacquistare il controllo nel separarsi da voi (addormentarsi) e che può riuscire a farlo anche dopo i normali risvegli notturni (riaddormentarsi), sia che dorma nel suo lettino, sia che lo faccia con voi.

Questo percorso richiederà molta energia da parte vostra, ma ve ne farà anche risparmiare altrettanta in futuro, poiché i successivi salti in avanti dello sviluppo potranno dar luogo a nuovi cambiamenti nell’imparare ad andare a dormire e più voi vi mostrerete coerenti e determinati, più per lui sarà semplice trovare nuovi schemi comportamentali per addormentarsi in autonomia.

Regole e limiti

Ora che il suo raggio di azione si è ampliato, vi troverete a pronunciare i primi “no”. Le questioni più importanti – come non avvicinarsi ai fornelli – sono apprese meglio se non vengono sminuite da tante altre limitazioni di minore importanza.

Dunque è preferibile ridurre le situazioni di conflitto apportando delle modifiche all’ambiente, spostando degli oggetti e bloccando con barriere l’accesso a spazi e stanze non adeguati all’esplorazione.

Ma quando iniziare più esplicitamente con le regole? Il bambino che per la prima volta si avvicina gattonando alla TV o al termosifone, si guarda attorno per condividere con voi il suo comportamento e capire cosa ne pensate, dimostra il bisogno del vostro aiuto per avere dei limiti e per imparare a fermarsi.

L’ora dei pasti non è esente dalla “tirannia” delle nuove prodezze motorie e anche in questo caso la strategia migliore non è lottare contro il suo comportamento.

Potrete tenere impegnate le dita e la curiosità del bambino aiutandolo a mangiare da solo più cose possibili, lasciando alla sua portata qualche pezzetto morbido e dedicandovi poi ad altro: lui ama fare le sue scelte e mangiare in autonomia.

Quando invece usate un cucchiaio per imboccarlo offritegliene uno morbido con cui possa giocare e, piano piano, imitarvi: vorrà essere attivo dando da mangiare anche a voi! È importante generalmente non dargli da mangiare tra un pasto e l’altro, così che, aspettando fino all’orario successivo, impari il ritmo dei pasti e mangi quanto gli serve.

I segnali degli adulti

L’acquisita capacità nel muoversi porta con sé la necessità di conoscere i possibili pericoli e il bambino apprende questa competenza all’interno della relazione con i suoi genitori.

Un bambino di questa età nel prendere decisioni “fa riferimento” ai suggerimenti che gli arrivano dai gesti e dalle espressioni del viso e della voce dei genitori: inizia a capire il significato di approvazione o disapprovazione contenuto nei segnali degli adulti che si occupano di lui e lo utilizza per decidere cosa fare.

I bambini sono felici ed eccitati quando acquisiscono una nuova capacità e hanno bisogno del vostro esempio e della vostra guida per poterla usare al meglio ed esercitare su di essa il controllo sempre più in autonomia.

La capacità di prevedere

La percezione della permanenza degli oggetti si estende ora anche alle persone: «Mamma e papà esistono ancora anche se vanno in un’altra stanza».

Il gioco del nascondino e gli altri giochi ripetitivi sono il modo in cui il bambino comincia a sviluppare la capacità di aspettarsi che qualcosa accada. Il bambino è alla continua esplorazione di oggetti, ambienti e persone, attraverso le sue nuove capacità cognitive.

Il non conosciuto, i comportamenti che non può prevedere e controllare lo mettono in difficoltà, ad esempio di fronte agli estranei.

Se l’estraneo non lo guarda subito negli occhi ma gli dà il tempo di adattarsi alla nuova situazione, lui potrà avere dal vostro sguardo e dal vostro comportamento quel sostegno utile per affrontare questa esperienza.

Nei prossimi mesi (ne parliamo in questo articolo) i momenti di separazione potranno generare emozioni difficili da gestire per il vostro bambino e anche per voi, e dovrete cercare delle strategie per affrontare queste fasi di transizione. La sua voglia di sperimentare in autonomia crescerà sia rispetto all’esplorazione dello spazio, sia rispetto all’alimentazione, e avrà bisogno del vostro supporto per essere accompagnato in questo percorso.

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Bibliografia:

Источник: https://www.uppa.it/medicina/fisiologia/touchpoint-dei-9-mesi-lavventura-dello-sviluppo/

Fate la nanna, ma per davvero. I consigli per addormentare un bambino

Mettere i bambini a letto la sera è una sfida anche per voi?

Vi ricordate quando, in attesa della nascita del bimbo, vi ripetevano: “Dormi adesso, che dopo…”. Sembrava uno dei tanti commenti non richiesti e – a ben pensarci – aveva un po’ il sapore di una iettatura. Perché dovrebbe capitare proprio a me un bambino che non dorme?

Poi il bambino nasce e passano i primi mesi, in cui ci si sente ancora abbastanza carichi da non pretendere ritmi e regolarità. Dopodiché, a poco a poco, diventa chiaro che dormire una notte intera, senza interruzioni, è un ricordo lontano. Sta capitando anche a voi? 

La nanna è una tragedia familiare?

Il pupo non ne vuole sapere di andare a dormire e impiega un tempo infinito per prendere sonno. Giochini e filastrocche non bastano mai. Nella notte si (e vi) sveglia quattro-cinque-sei-sette volte. Se tutto va bene. Se non ha fatto un brutto sogno. Se non è malato.

Il risultato a livello genitoriale è sempre lo stesso: si finisce per arrivare a sera con passo da zombie. Spaventati. Nervosi. Stanchi. E ci si rende conto che il genitore privato del sonno è disposto a tutto pur di cambiare la situazione.

A questo punto un’amica, oppure la maestra dell’asilo, o la pediatra o ancora una collega mossa a compassione, vi consiglia la lettura di un manuale che contiene un metodo facile facile per mettere i figli a nanna.

Di fronte a questo metodo, altri genitori inorridiscono e vi dicono che no, mai e poi mai dovrete adottarlo. Due modelli, due pratiche, due ideologie opposte. Non sapete quale scegliere (e avete ragione). Eccole spiegate.

Il modello Estivill

Un’amica, oppure la maestra dell’asilo, o ancora una collega mossa a compassione vi consiglia la lettura di “Fate la nanna”, un superclassico per genitori, scritto dal medico catalano Eduard Estivill assieme alla giornalista Sylvia de Béjar. Il libro offre indicazioni pratiche per risolvere il problema della nanna e, nonostante la grande quantità di critiche ricevute, viene spesso consigliato.

L’idea di fondo è che “a dormire si impara”, così come si impara a mangiare con il piatto e le posate.

Secondo gli autori ogni bambino, a sei – sette mesi, è in grado di addormentarsi da solo e di dormire la notte intera a luce spenta.

Di più: è in grado di riaddormentarsi senza bisogno di aiuto esterno nel caso di risvegli notturni. Basta che i genitori diano le giuste abitudini fin dall’inizio.

Questa tecnica, nota tra gli esperti come estinzione graduale del pianto o addestramento al sonno, è stata duramente criticata perché giudicata troppo violenta per la psiche dei bebè.

Come si insegna a dormire a un neonato? Creando una routine che precede l’addormentamento e aiutandolo “a contare” solo sugli oggetti che possono rimanere a sua disposizione durante tutta la notte.

Ne deriva che sono soprattutto gli oggetti ad assumere importanza per il bambino, più delle relazioni, del calore umano, della presenza positiva di un adulto protettore. Per addormentarsi bastano la culla, l’orsetto, il ciuccio, la giostrina, la copertina. L’obiettivo è l’autonomia: vietato ninnare, tenere in braccio, dare il biberon, scaldare il pancino.

Al momento di mettere il bimbo a letto (l’orario consigliato è le 20.30) i fermissimi genitori dicono buonanotte. Spengono la luce e si allontanano, senza toccare più il bambino. 

La nanna in tabella 

Se il bambino comincia a chiamare, se piange e se strilla, il “metodo” dice di non cedere ai richiami. Non farsi spezzare il cuore (ma si può?). Se l’età consente già al piccolo di alzarsi, il suggerimento è di “sistemare delle barriere davanti alla porta”.

Dopo un minuto di richiami, seguendo una rassicurante tabella, si può rientrare nella stanza del bambino, fermarsi un attimo e uscire subito. Continuando così, e aumentando progressivamente i tempi di allontanamento, si insegna al bimbo a restare da solo.

Sul libro c’è la tabella da seguire e l’indicazione di farlo rigorosamente. La promessa, alla fine, è che il bimbo imparerà ad addormentarsi da solo e tutti dormiremo felici e contenti.  

Dormire ad alto contatto

Tutto al contrario del metodo Estivill e decisamente più dolce e fruttuoso, anche a livello di umanità e sentimenti, c’è il metodo della genitorialità ad alto contatto.

Sogni d’oro, consigliato dalla Leche League (il nome inglese della Lega per l’Allattamento Materno), oppure “Facciamo la nanna” sono libri il cui approccio è morbido e flessibile. Al cuore del modello ci sono genitori che possono imparare ad ascoltare e rispondere ai bisogni dei figli in modo intuitivo, senza cercare di adattarli alle loro regole.

La parola d’ordine è armonia. Nessuna idea preconcetta, anzi, un invito a riscoprire la propria individualità e la propria parte intuitiva. Ma soprattutto, un invito a rispettare il bambino e fidarsi di lui, perché possa a sua volta imparare a fidarsi di noi.

Scivolare nel sonno, senza paura

Non lasciatelo piangere, perché non è certo con la forza o l’abbandono che il bambino imparerà a dormire. Lasciare un bambino da solo significa soltanto insegnarli che non c’è nessuno che lo voglia ascoltare quando ha paura, quando ha fame o sete.

Ascoltare il bambino significa invece capire che con il pianto (o con le parole, se ha l’età) è in grado di comunicare dove si sente sicuro e dove è sereno. Dategli retta. Vedrete che vi indicherà lui la sistemazione giusta.

Quella che permetterà anche a voi di dormire meglio.

Nella genitorialità ad alto contatto può essere utile adottare il cosleeping. Nel letto vicino ai genitori, i bambini si addormentano più in fretta e, se si svegliano, si riaddormentano.

Se il bambino ha paura, si è sempre lì vicini e pronti a rassicurarlo, a volte quasi senza svegliarsi.

Non bisogna condividere necessariamente il lettone: si può dormire nella stessa stanza, oppure organizzare un letto a tre piazze con una “culla side-bed“, o ancora mettere materassini per terra.

Quale linea seguire? 

Tra il metodo “duro” e quello dolce, quale scegliere? Prima di tutto, eliminiamo un pregiudizio. Molti genitori credono che tutti i bimbi, eccetto il loro, vadano a letto tranquillamente senza fare capricci. O che i figli degli altri dormano tutta la notte senza svegliarsi. Non è così. Fidatevi.

Ogni notte i bimbi (tutti i bimbi) vengono cullati, coccolati, portati nel lettone, riportati nel loro letto e magari anche rimproverati. Il sonno è legato a mille variabili e non esiste la ricetta giusta, adatta a tutti per ogni occasione. 

La nanna va affrontata a livello di sistema familiare. Si procede per tentativi e la miglior soluzione è unire ascolto e osservazione. Quando, dove e come i bimbi dormono bene? Perché in alcune occasioni dormono e in altre no? 

Osservando le risposte, si trova la strada giusta per migliorare le strategie familiari. Un unico dato rassicurante: la qualità del sonno migliora naturalmente con la crescita. A volte basta solo attendere una settimana, un mese, due anni. I problemi del sonno sono comunque destinati a risolversi spontaneamente. 

Qualche buon consiglio (che fa bene proprio a tutti)

BUON SENSO

Per addormentare un bambino fatevi guidare dal buon senso. Un genitore che può recuperare un po’ di sonno durante il giorno, può accettare di stare un po’ più sveglio di notte.

Ma se il giorno dopo tutti gli adulti della famiglia devono affrontare una giornata di ufficio o lavori di responsabilità, sarà meglio che la notte riposino a sufficienza.

In questo caso può essere necessario un aiuto esterno, magari programmando qualche notte dai nonni (o da altri parenti o amici a cui si può chiedere). O ancora stabilire un sistema di turni fra entrambi i genitori.

NO ESTREMISMI

Se siete attratti da un “metodo” di quelli rigidi, applicatelo con un po’ di coerenza ma senza estremismi.

Per esempio: decidiamo di non far gustare al nostro bambino, neppure una volta, il piacere del lettone e insistiamo perché si abitui alla sua cameretta. Va bene.

Ma stiamo seduti lì vicino e teniamogli la mano, senza sistemare barriere o lasciarlo piangere per 17 minuti, perché così prevede la tabella.

SINCERITA’

Ciò che funziona per genitori metodici e un po’ rigidi, non andrà affatto bene per quelli col cuore di burro. Guardatevi dentro con sincerità e chiedetevi che cosa siete capaci di fare.

Cullare per ore? Resistere al pianto per più di un minuto?. E poi chiedetevi cosa non sopportate proprio.

Alzarvi quattro volte per notte? Avere una presenza in più nel letto? Osservatevi e decidete di conseguenza, senza fare gli eroi.

OGNI BAMBINO HA UNA STORIA A SE’

Tenete conto del carattere dei bambini. Esattamente come noi, alcuni sono calmi e adattabili, altri vivaci e ribelli. Non fate confronti con i figli degli altri.

Forse guardando nostro figlio rivediamo un po’ di noi stessi e scopriamo che anche lui, come noi, impiega tanto tempo per addormentarsi; la differenza è che noi ci leggiamo un libro senza disturbare chi dorme vicino, mentre lui ha bisogno di noi e della nostra attenzione.

COL TEMPO TUTTO CAMBIA

Ci sono differenti fasi nella vita del bambino. Chiedetevi se ha sempre avuto problemi a dormire.

Se sì, li manifesta da quando ha incominciato la scuola materna? È appena nato un fratellino? Avete cambiato casa? In famiglia si litiga un po’ troppo spesso? C’è tensione? Il turbamento del sonno è legato a fil doppio a quel che succede di giorno alla luce del sole e se ne andrà dopo che il bambino si sarà adattato.

Forse ha solo bisogno di rassicurazioni. In tutti i casi, ricordate che il tempo è dalla vostra e che nessun 18enne è felice di dormire con mamma e papà. Non state sbagliando niente. Si tratta solo di resistere. Forse, addirittura, di farsene una ragione.

RITUALI A GO-GO

Abbiate fiducia nei rituali pre-nanna, cioè nella semplicità rassicurante della routine. Ripetete ogni giorno le stesse azioni, possibilmente nella stessa sequenza. Create sempre la giusta atmosfera (niente lotta acrobatica prima di dormire).

La routine rassicura e trasmette il messaggio che “va tutto bene, tutto è come sempre, si può dormire tranquilli”. I bambini ci si affezionano: dopo cena si gioca un po’ o si guarda un cartone e poi ci si lava, ci si mette il pigiama, si abbassa la luce.

Mamma o papà leggono una storia, sistemano i pupazzi nel letto e si fa la nanna. O almeno, si spera!

Источник: https://www.giovanigenitori.it/lifestyle/fate-la-nanna/

Perché il neonato si agita prima di dormire?

Mettere i bambini a letto la sera è una sfida anche per voi?

E’ noto a tutti che il bambino ci metterà molto tempo a trovare un equilibrio nel ritmo sonno–veglia, così come spesso succede anche agli adulti.

Questo perché il neonato all’interno del pancione della madre, per lunghi nove mesi, non ha la cognizione della differenza tra giorno e notte.

Il tempo per lui scorre lento e sereno, in un ambiente dolce, zuccherino e buio, nel quale dorme quando ne ha la necessità.

Anzi, spesso il neonato si sveglia proprio di notte nel pancione, quando la mamma è rilassata, sdraiata che dorme (o vorrebbe farlo

Источник: https://casaebimbi.com/perche-il-neonato-si-agita-prima-di-dormire/

Gravidanza
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