Mary e il fiore della Strega, il primo lungometraggio dello Studio Ponoc

Mary e il Fiore della Strega

Mary e il fiore della Strega, il primo lungometraggio dello Studio Ponoc

“Mary e il fiore della Strega”, il primo lungometraggio dello Studio Ponoc, successore dello studio Ghibli, diretto da Hiromasa Yonebayashi. Appuntamento al cinema dal 14 al 20 giugno 2018

Chi ha amato lo Studio Ghibli non può non apprezzare “Mary e il Fiore della Strega”, il primo lungometraggio del suo successore, lo Studio Ponoc, fondato dal regista Hiromasa Yonebayashi e il produttore Yoshiaki Nishimura, in cui sono confluiti molti artisti dello Studio Ghibli.

Già dai primi minuti del film riconoscerete la cifra stilistica del famoso studio cinematografico che ha dato i natali a capolavori assoluti del film d'animazione come “La città incantata”.

“Mary e il Fiore della Strega” è ricco di citazioni a quei lungometraggi che hanno regalato poesia, incanto e quell'atmosfera magica e sognante, fuori dal tempo e dallo spazio, tipica dello Studio Ghibli e dei film di Hayao Miyazaki.

La piccola Mary, la protagonista del film, ricorda la giovane strega Kiki, anche lei simpatica, un po' maldestra e accompagnata da un gattino.

I mutanti, al servizio dei direttori della scuola di magia, ricordano le creature de “La città Incantata”. La scuola di Endors, sospesa nel cielo tra le nuvole, ci riporta alle atmosfere de “Il castello errante di Howl”.

I primi minuti del film e alcune scene sono invece un chiaro cameo a “Nausicaä della Valle del vento”.

I fan di Harry Potter ritroveranno nelle scene dedicate a Endors un rimando alla famosa saga del maghetto. E non sarà difficile ripensare ad Alice nel Paese delle Meraviglie, quando Mary si perde nella foresta e trova un fiore magico capace non solo di trasformarla in strega, ma anche di far crescere, rimpiccolire o volare una scopa.

Sinossi del film

Mary Smith è una ragazzina dai capelli rossi, maldestra e curiosa, che trascorre le vacanze dalla prozia Charlotte.

Stufa dagli interminabili e noiosi pomeriggi in casa, un giorno decide di inseguire nella foresta Tib, un gattino randagio, che la porterà a scoprire, il “Volo notturno”, un fiore magico dai poteri sorprendenti. Da qui inizierà l'avventura di Mary che si trasformerà in una piccola streghetta.

Accompagnata, come tradizione vuole, da un gattino e da una scopa volante si ritrova in una “stramba” e un po' sinistra scuola di magia, sospesa tra le nuvole, dove si fanno esperimenti alquanto sospetti.

All'inizio Mary è emozionata e felice di esser capitata nella scuola di Endors, perché tutti la scambiano per una vera strega dai capelli rossi, capace di fare magie sorprendenti e fuori dall'ordinario.

Si sente finalmente importante, considerata da tutti, e per la prima volta nessuno la prende in giro per il colore della sua chioma spettinata.

Ma presto Mary capisce che non tutto è come sembra e scopre che i direttori della scuola non sono interessati alla sua formazione da maga, ma al Volo Notturno, il fiore magico delle streghe che fiorisce una volta ogni 7 anni.

E il loro desiderio di impossessarsi del fiore non è certo guidato da buoni propositi, ma dalla sete di potere. La piccola Mary si troverà a fare delle scelte difficili e riuscirà a far trionfare il bene, portando a termine con coraggio e nobiltà d'animo la sua avventura.

Come tanti film dello Studio Ghibli, anche il lungometraggio d'esordio del nuovo studio d'animazione è tratto da un romanzo che fa parte dell'immaginario fantastico della letteratura d'infanzia. Il film si ispira infatti a”La piccola scopa di mary Stewart” (edito da Rizzoli), un romanzo del 1971.

“Mary e il Fiore della Strega” segue la tradizione poetica, fiabesca e fantastica dei film dello Studio Ghibli. Ritroviamo la stessa delicatezza e magia, due caratteristiche delle opere del famoso studio di animazione.

Tuttavia in questa primo lungometraggio manca una nota “filosofica”, tratto tipico della penna di Myazaky che ci ha fatto innamorare dei suoi capolavori. Quell'atmosfera incantata e misteriosa, ricca di una simbologia profonda, sospesa nel tempo e nello spazio, che richiedeva un'attenzione particolare e una spiccata sensibilità.

Mary e il fiore della Strega ricorda le atmosfere di “Kiki- Consegne a domicilio” e “Ponyo”, più vicine a un pubblico di bambini, anche se non può non essere apprezzato anche dagli adulti.

Una particolare nota di merito per la bellezza della scenografia di “Mary e il Fiore della strega”. Gli sfondi sono dipinti a mano e regalano un fascino sospeso tra realtà e magia.

La scelta di avvalersi di uno studio che si dedica esclusivamente alla realizzazione di background riflette la filosofia dello Studio Ponoc: evitare l'utilizzo della computer grafica e riportare al centro della scena gli artisti che lavorano con matite e pennelli.

Una scelta coraggiosa e da apprezzare che lancia un chiaro messaggio alle tendenze dell'epoca e restituisce valore a centinaia di artisti e artigiani del disegno,appassionati e talentuosi.

Siamo sicuri che il regista Hiromasa Yonebayashi sarà un degno erede di Hayao Miyazaki e saprà mettere a frutto quanto imparato a fianco del grande maestro. “Mary e il Fiore della Strega” è sicuramente un ottimo inizio per lo Studio Ponoc, che promette di riprendere il testimone dello Studio Ghibli regalando nuove emozioni e capolavori al pubblico dei film di animazione giapponese.

Al momento della nascita dello Studio Ponoc, avvenuta ufficialmente nel 2015, Nishimura ha anche chiarito gli aspetti relativi ai riferimenti artistici di Studio Ponoc, precisando che i supereroi Marvel non saranno una fonte d’ispirazione.

Quando ci siamo domandati cosa potessimo dare noi ai bambini del mondo, abbiamo immaginato di poter dare speranza e coraggio… Anche quando certe persone non sono considerate importanti dalla maggioranza, è giusto continuare a dare il massimo ogni giorno e fare in modo che le cose buone accadano. Attraverso i nostri Anime ci piacerebbe far arrivare il messaggio che quelle persone (più deboli, ndr) sono i veri eroi. 

Hiromasa Yonebayashi

Entra a far parte dello studio Ghibli dove inizia la sua gavetta, lavorando al bellissimo lungometraggio “La Principessa Mononoke”.

Il suo talento non passa inosservato e Hayao Miyazaki lo vuole nello staff del capolavoro dello studio Ghibli “La città incantata”.

Lavora inoltre, come assistente alla produzione e alla regia, a Il Castello Errante di Howl, Ponyo sulla scogliera e I Racconti di Terramare.

A 38 anni Hiromasa dirige Arrietty, e diventa il più giovane regista che abbia mai diretto un lungometraggio cinematografico per lo Studio.

Informazioni sul film

  • Appuntamento al cinema con Mary e il Fiore della Strega dal 14 al 20 giugno prossimi.
  • Regista: Hiromasa Yonebayashi
  • Durata del film: 1h43
  • Studio Ponoc

Clip in esclusiva di “Mary e il fiore della strega”

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Источник: https://www.pianetamamma.it/il-bambino/sport-e-tempo-libero/mary-e-il-fiore-della-strega-recensione.html

Mary e il Fiore della Strega: La Recensione del primo film di Studio Ponoc

Mary e il fiore della Strega, il primo lungometraggio dello Studio Ponoc

Uscito originariamente in Giappone nell'estate del 2017, Mary e il Fiore della Strega si prepara a debuttare nelle sale cinematografiche italiane nel mese di giugno per la distribuzione di Lucky Red.

Per chi non lo sapesse, si tratta del primo film di animazione a cura di Studio Ponoc, una nuova branca dello Studio Ghibli nel quale sono confluiti diversi registi e animatori che hanno lavorato con Hayao Miyazaki, Isao Takahata e soci.

Alla regia di Mary e il Fiore della Strega c'è Hiromasa Yonebayashi, giovane regista che ha già diretto due memorabili pellicole sotto l'etichetta della Ghibli – ovvero Arrietty: Il mondo segreto sotto il pavimento, scritto peraltro da Hayao Miyazaki, e Quando c'era Marnie – e che ha partecipato come animatore ad alcuni dei più grandi successi della major nipponica: il suo nome figura quindi nello staff di pellicole come La Principessa Mononoke, La Città Incantata, Il Castello Errante di Howl e I Racconti di Terramare.
Insomma, nonostante la giovane età Yonebayashi è tutt'altro che un esordiente, ma il debutto di Mary e il Fiore della Strega ha rappresentato un ulteriore step per il director e per il neonato studio di animazione. Grazie a una proiezione in anteprima esclusiva al Napoli Comicon 2018, abbiamo visionato il primo film di Studio Ponoc diretto da Hiromasa Yonebayashi.

Un mondo nascosto

Intitolato, in lingua originale, Mary to Majo no Hana, Mary e il Fiore della Strega si ispira a un romanzo intitolato La piccola scopa (The Little Broomstick), scritto dalla britannica Mary Stewart.

Una notte, in un antico regno magico, una giovane streghetta dai capelli rossi ruba i semi di un misterioso fiore blu e viene inseguita dai maghi che stavano conducendo degli esperimenti sulla pianta; scappando in volo sulla sua scopa, in seguito a un inseguimento al cardiopalma la giovane si schianta al suolo, mentre il mezzo di trasporto magico e il fiore blu finiscono sepolti nei meandri di una foresta. Il racconto ci catapulta poi in un tempo successivo ma non meglio definito e facciamo la conoscenza di Mary, la protagonista della nostra storia. Mary è una ragazzina di dieci anni dai folti capelli rossi, trasferitasi in casa della sua prozia per le vacanze estive: intraprendente e piena di energie, si prodiga continuamente per dare una mano agli altri, sbrigare le faccende in casa o assistere chi ha bisogno d'aiuto all'interno del piccolo paesino in cui si trova, un modo come un altro per ammazzare il tempo e non soccombere alla noia, giacché nella cittadina in cui passerà l'estate sembrano non esserci coetanei con i quali fare amicizia. C'è un solo problema, però, e cioè che Mary è anche una bambina incredibilmente maldestra, capace di combinare guai anche soltanto muovendosi, e vive questa sua condizione con sofferenza, convinta che la causa di tutto sia la chioma crespa e ramata che si ritrova in testa.

Un giorno, però, Mary insegue un gatto nero nella foresta adiacente la magione della sua prozia ed entra in contatto con il misterioso fiore blu e con la piccola scopa magica: d'improvviso, le sue mani iniziano a brillare, la scopa prende vita e la protagonista si ritrova in possesso di poteri magici temporanei.

La scopa la porterà a Endor, un regno segreto e incredibile popolato da maghi e streghe che si trova al di sopra delle nuvole: qui si trova l'Università dei Maghi, un luogo in cui i giovani propensi all'utilizzo delle arti magiche hanno l'opportunità di impararne i rudimenti e specializzarsi al fine di diventare professionisti.

Mary farà la conoscenza della Rettrice e del professore di Chimica dell'istituto, che rimangono fortemente colpiti dall'abilità della piccola nell'utilizzo della magia, oltre che dai suoi appariscenti capelli rossi.

Decideranno di introdurre la protagonista al mondo della scuola e della magia mostrandole le ricerche che portano avanti, ma una serie di verità sconvolgenti costringeranno Mary a lottare per sé stessa e per i suoi cari.

L'esordio di Studio Ponoc

Mary e il Fiore della Strega è un film d'esordio per Studio Ponoc, e in quanto tale lo staff di produzione ha scelto di debuttare sul grande schermo raccontando una storia quanto più lineare possibile: nel corso delle quasi due ore di durata della pellicola, la trama scorre piacevolmente senza districarsi in eccessive ramificazioni, essendo perlopiù esiguo il cast di personaggi a disposizione.

La scrittura del film, che trae ispirazione dal romanzo di Mary Stewart, è pragmatica e concisa, chiara e scorrevole, ma anche eccessivamente frettolosa soprattutto nell'intreccio centrale.

Se, infatti, l'incipit e l'epilogo della storia si prendono i propri tempi e regalano momenti essenzialmente godibili in termini di azione e di racconto, la parte centrale di Mary e il Fiore della Strega non permette di addentrarsi appieno nel worldbuilding imbastito da Studio Ponoc, né di fraternizzare più di tanto con i pochi personaggi principali o di sentirci realmente vicini alle loro rispettive motivazioni – eccezion fatta per la protagonista, ben caratterizzata sia in termini di design che di introspezione.

Mary, con le sue turbe psichiche, la sua semplicità e il suo coraggio, è il vero e unico snodo di tutto il racconto, seppur anche i cambiamenti che si percuotono in lei nel corso della pellicola avvengono a velocità lampo, riflettendosi anche nei rapporti che intesse con i comprimari della sua magica avventura.

Da artisti che hanno popolato lo Studio Ghibli, dandone vita ai rispettivi e indimenticabili capolavori, inoltre, ci si aspetta una forte componente concettuale, nonché un immaginario dall'enorme respiro e dalle mille prospettive, con personaggi ed elementi fuori dagli schemi: in tal senso, Mary and the Witch's Flower è un'esplosione vivida di colori, una pletora di immagini, luci e forme che si alternano su schermo in un'alchimia ben congeniata, coadiuvata dal sapiente utilizzo del disegno a mano misto alle moderne tecniche di colorazione e animazione digitale. Inoltre, al di là della semplice componente visiva di grande impatto e godibilità, arrivati alla fine il film lascia indubbiamente qualcosa e gioca su temi teneri e delicati come la libertà, il valore della diversità, il rispetto per la natura, il coraggio e l'amicizia. Si intravede, nella trattazione di certi concetti, qualcosa di film come La Città Incantata o La Principessa Mononoke – entrambe produzioni, peraltro, in cui Yonebayashi ha lavorato come animatore al fianco di Miyazaki e soci: su tutti, il riscatto degli oppressi, rappresentati in larga parte dal mondo animale, ma anche e soprattutto la riqualificazione personale e il viaggio di formazione.

Tuttavia, è nella rappresentazione dell'immaginario di riferimento che Mary e il Fiore della Strega non è riuscito a fare totalmente breccia nei nostri cuori: mancano il tempo e gli elementi necessari a farci entrare pienamente nel mondo magico in cui la protagonista vorrebbe portarci per mano, manca il coinvolgimento e l'atmosfera che, in passato, ci hanno portato a vivere La Città Incantata o le rigogliose foreste della Principessa Mononoke. Manca anche una certa ispirazione nel character design (solo la protagonista risulta essere in un certo qual modo iconica, mentre il resto del cast risulta essere un more of the same che perlopiù ricicla alcuni concept) e, in generale, nella rappresentazione. I più grandi capolavori dello Studio Ghibli sono tali non soltanto per la storia che lasciano o per i protagonisti che raffigurano: perle indimenticabili come quelle già citate, e molte altre, risultano anche esponenti di una certa autorialità, di un esercizio di stile costante in cui molto spesso la forma prende il sopravvento sulla sostanza e la rappresentazione di un fenomeno prevarica finanche sulla narrazione – ma, al tempo stesso, senza mai perdere la bussola del racconto, arrivando a confezionare esperienze che sono rimaste scolpite nell'immaginario collettivo e nella storia del cinema, non soltanto di animazione.

Mary e il Fiore della Strega è un'esperienza godibile, lineare e scorrevole, ma priva di quella verve artistica, tematica e tecnica che ha caratterizzato nel corso degli anni la mano di Miyazaki, Takahata o dello stesso Yonebayashi: l'esordio di Studio Ponoc è in ogni caso promosso, ma anche quanto più pragmatico possibile soprattutto in termini di direzione artistica: ci si aspettava più coraggio, francamente, da chi ha collaborato a una decina di capisaldi della Ghibli e ha firmato dei gioielli memorabili come Arrietty.

Источник: https://cinema.everyeye.it/articoli/recensione-mary-fiore-della-strega-la-del-primo-film-studio-ponoc-38625.html

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