Mangiare pesce da piccoli riduce le allergie?

Antistaminici naturali per allergie: i 7 rimedi più efficaci

Mangiare pesce da piccoli riduce le allergie?

Allergie: compagne frequenti della nostra routine. È alta la percentuale di soggetti che ne sono affetti. Ma cos’è veramente un’allergia, e da cosa può essere causata?

Si tratta di una risposta anomala, eccessiva e dannosa del sistema immunitario, provocata dall’inalazione, dal contatto o dall’esposizione a sostanze estranee, meglio conosciute come allergeni.

Tra gli organi e i tessuti generalmente coinvolti figurano le mucose nasali, i bronchi, gli occhi e l'apparato cutaneo, che diventano iperattivi e ancora più sensibili se sottoposti a condizioni esterne particolarmente estreme (come la presenza di inquinanti).

Gli allergeni, peraltro, possono essere inalati attraverso il respiro (pollini, peli di animali, muffe, acari della polvere); la cavità orale (alimenti e farmaci); punture (vespe o api); contatto con pelle e mucose (metalli pesanti e cosmetici). I sintomi sono diversi per grado di pericolosità. È possibile riscontrare:

  • orticaria;
  • eczemi e dermatiti da contatto (eruzioni pruriginose e macchie rosse);
  • congiuntivite;
  • asma, con restringimento delle vie aeree, respiro sibilante, oppressione o dolore al petto;
  • rinite (o “febbre da fieno”) che si manifesta come fosse un raffreddore con starnuti continui, tosse, congestione nasale;
  • shock anafilattico, con diminuzione della pressione sanguigna, aumento della frequenza cardiaca, broncocostrizione e perdita di coscienza. È questa la circostanza in cui diventa necessario somministrare nell’immediato adrenalina, in quanto è un potente stimolatore.

Le allergie più comuni sono associate a pollini di piante erbacee ed alberi, come graminacee, ulivo, paretaria, artemisia, ambrosia, piantaggine. Ma anche faggio, betulla, nocciolo, cipresso.

Per placare le possibili reazioni allergiche, si è soliti ricorrere ad antistaminici che bloccano l’azione dell'istamina, sostanza che le cellule del sistema immunitario sprigionano quando l'organismo entra in contatto con l'allergene verso cui si è ipersensibili. L’istamina, così, agisce da mediatore dell'infiammazione.

Perché utilizzare gli antistaminici naturali anziché i farmaci

Gli antistaminici, in genere, sono farmaci da assumere sottoforma di compresse, capsule, soluzioni, spray nasale, collirio o crema.

Possono essere molteplici, però, le conseguenze negative sull’organismo. Ci si può imbattere, infatti, in secchezza delle fauci, sonnolenza, capogiri, vista annebbiata, senso di confusione, nausea e vomito, problemi di minzione.

E, nel caso dei bambini, possono provocare irrequietezza o cambiamenti d'umore. Motivi per i quali è consigliato non assumere farmaci prima di mettersi alla guida o prima di utilizzare macchinari pericolosi.

In caso di gravidanza, allattamento, ingrossamento della prostata, pressione alta, problemi a tiroide, reni o fegato, è preferibile consultare il proprio medico di fiducia.

Controindicazioni che inducono a optare per sostanze naturali meno nocive, in grado comunque di bloccare l'attività dell'istamina.

Queste, talvolta, vengono intese anche come antiallergici, dal momento che alleviano semplicemente i sintomi, intervenendo direttamente sulle cause scatenanti.

Gli antistaminici naturali, a differenza dei farmaci, non producono effetti collaterali, non generano assuefazione e possono essere assunti anche per lunghi periodi.

I migliori antistaminici naturali per allergie

Tra le sostanze naturali che incidono di più in caso di allergia, figurano:

  • la quercetina, flavonoide rintracciabile in diverse piante, caratterizzato da numerose proprietà, come la capacità di inibire il rilascio di istamina e di ridurre i livelli di leucotrieni pro-infiammatori. In commercio, sono molteplici gli integratori alimentari a base di quercetina utilizzati come coadiuvanti nella cura dei sintomi provocati dalle reazioni allergiche;
  • la vitamina C, che placa il rilascio di istamina in caso di contatto con gli allergeni. Può essere assimilata attraverso frutta o integratori. La sua peculiarità? Rinforza il sistema immunitario e migliora il microcircolo. Un toccasana per chi soffre di vasodilatazione, tra le conseguenze possibili di una reazione allergica. La vitamina C, inoltre, entra in gioco anche contro allergia da acari, proprio come il ribes nero;
  • il ribes nero, arbusto legnoso appartenente alla famiglia delle Grossulariaceae. È considerato il migliore degli antistaminici naturali perché esercita azione antinfiammatoria simil-steroidea, capace di modulare la risposta del sistema immunitario. È suggerita l'assunzione di ribes nero uno o due mesi prima dei periodi in cui si scatenano le allergie (primavera e autunno), così da farsi trovare pronti, soprattutto se si è particolarmente predisposti;
  • i probiotici, microrganismi che, secondo svariati studi, hanno dimostrato di avere effetti benefici sulla salute. Alcuni ceppi, come il Lactobacillus acidophilus ed il Bifidobacterium lactis, inoltre, sono in grado di ridurre l’infiammazione nasale e i sintomi della rinite, in caso di allergia ai pollini. Intervenendo, poi, sul microbioma, si ha l’opportunità di contrastare eventuali reazioni allergiche agli alimenti;
  • lo stesso si può dire degli Omega 3, che fortificano il sistema immunitario, osteggiano probabili infiammazioni e frenano l’insorgenza di eczemi o allergie alimentari. Se, infatti, le nostre membrane cellulari sono ricche di acidi grassi antinfiammatori, la reazione allergica si manifesterà comunque, ma con sintomi meno intensi. Inoltre, è stato osservato che gli Omega 3 intervengono anche sulla fase iniziale delle allergie, poiché riequilibrano il funzionamento dei linfociti T e B, determinanti nello sviluppo delle reazioni allergiche
  • il resveratrolo, polifenolo presente in diversi vegetali, con eccellenti proprietà curative. Antiossidante numero uno, combatte il colesterolo, le malattie cardiovascolari, e rallenta la diffusione dei tumori. Stimola la produzione di collagene, ritardando i segni dell’invecchiamento. Antivirale, antidiabetico e neuro-protettivo, il resveratrolo rinforza il sistema immunitario, ed è per questo che è annoverato tra i migliori antistaminici naturali;
  • la camomilla. Una tisana al giorno, addolcita con un po’ di miele, può servire nella lotta alle allergie. È spesso impiegata anche come impacco in caso di occhi infiammati e arrossati: basta aggiungere 3 gocce di olio essenziale di camomilla a mezzo litro di acqua, bagnarvi dei dischetti di cotone, e porre sulle palpebre per almeno 10 minuti.

Infine, sostieni sempre le tue difese immunitarie con ulteriori integratori contenenti sostanze immuno-coadiuvanti e regolarizzatrici, che non vadano a sovrastimolare l'organismo, ma a modularne le funzioni.

Come abbassare l'istamina naturalmente con la dieta

Quando si tratta di placare le allergie, scende in campo anche l’alimentazione. Occorre, innanzitutto, evitare cibi ricchi di istamina, la cui presenza può dipendere da aminoacidi liberi o da microrganismi.

Tra questi, ricordiamo vino rosso, spinaci, pomodori (soprattutto se in scatola), certi formaggi, estratto di lievito, cibi fermentati (vegetali come i crauti), birra.

Vi sono, poi, prodotti che favoriscono il rilascio di istamina da parte dell'organismo. Sono i cosiddetti istamino-liberatori: banane, cioccolato, uova, alcool, latte, papaya, frutti di mare, fragole, pesce.

Quest’ultimo è l’esempio più lampante, in particolare se conservato troppo a lungo o in maniera errata. Tra gli esemplari di pesci più “pericolosi” in tal senso, vi sono: tonno, sgombro, sardina, aringa, spratto, alaccia, cheppia, acciuga e lampuga.

In questo caso, la formazione di istamina è solo in parte collegata a fenomeni autolitici, conseguenti alla morte dell'animale. Solitamente, infatti, è da ricondursi alla proliferazione di germi Gram negativi capaci di contaminare le carni.

Pertanto, prediligi un regime alimentare che ruoti attorno ai seguenti alimenti:

  • carne e pollo. Seleziona le parti più magre e private del grasso visibile. All’occorrenza, scegli anche surgelati (fesa, cotoletta, macinato, filetto);
  • pesci freschi, come merluzzo e trota. Se conservati bene e a basse temperature, rallentano in maniera considerevole la sintesi di istamina batterica;
  • formaggi freschi, ricotta, yogurt e panna. Consigliati anche gli stagionati (preferibilmente in pochi mesi) come il Grana Padano DOP;
  • frutta fresca (mele, pesche, albicocche, meloni, cachi);
  • lattuga, cicoria e, più in generale, verdura a foglia larga. Non disdegnare carote, cavolfiore, zucchine, cetrioli, broccoli. Da consumare sia crudi che cotti.
  • cereali, anche ogni giorno, come pane, pasta o riso integrali, alternandoli, senza esagerare, a cibi raffinati;
  • olio extravergine di oliva a crudo come condimento sugli alimenti, in quantità appropriate;
  • aceto di mele per insaporire le pietanze. È considerato un classico “rimedio della nonna” perché aiuta a depurarsi e dimagrire. Usato come preventivo, qualche mese prima della primavera, si possono diluire 3 cucchiai di aceto in un bicchiere d'acqua;
  • zenzero, indispensabile contro la rinite allergica. Riduce il fastidio dovuto al naso intasato, e attenua l'infiammazione, aprendo le vie respiratorie;
  • basilico, impiegato come antistaminico naturale sottoforma di infuso da applicare sulla pelle, nello specifico sulle eruzioni cutanee causate dall'allergia. Il consiglio: per ogni litro d’acqua calda, immergi 30 grammi di foglie essiccate. Attendi che si raffreddi e poi applica la soluzione con un panno di cotone;
  • tè verde, che stimola la diuresi, previene la cellulite e l'invecchiamento, e ostacola il rilascio di istamina grazie anche al contributo delle catechine. Bevanda benefica per antonomasia, è ottimale berne 3 tazze al giorno senza zucchero;
  • almeno 2 litri di liquidi ogni giorno. Opta soprattutto per acqua oligominerale naturale.

Oltre ad antistaminici naturali e alimentazione, può incidere anche un corretto stile di vita. Sconsigliato esporsi al caldo eccessivo o a stress emotivi significativi.

Vietato fumare o diventare cultori della sedentarietà.

Al contrario, è doveroso svolgere costante attività fisica, anche quotidianamente: andare al lavoro a piedi, in bicicletta; parcheggiare distante; evitare l’uso dell’ascensore e fare le scale.

Источник: https://farmaenergy.com/it/blog/49/antistaminici-naturali-per-allergie

Combinazioni e allergie alimentari

Mangiare pesce da piccoli riduce le allergie?

A cura del Dott. Giovanni Chetta

Allergie e intolleranze alimentari rientrano nel vasto gruppo di disturbi definiti come reazioni avverse al cibo. Le prime osservazioni sui disturbi legati all'ingestione di cibo sono molto antiche: già Ippocrate, ad esempio, aveva notato gli effetti negativi dovuti all'ingestione di latte di mucca.

Se in tali reazioni interviene il sistema immunitario si tratta di allergie alimentari, altrimenti di intolleranze alimentai (le più diffuse).

Tuttavia, le reazioni avverse al cibo costituiscono ancora oggi una delle aree più controverse della medicina in quanto non sono sempre chiari i meccanismi fisiologici, la sintomatologia clinica e la diagnosi.

Allergie alimentari

Dovute a ipersensibilità verso allergeni ossia a glicoproteine presenti in alimenti (specie in latte, uova, pesce, crostacei, arachidi, soia, pomodori, grano, noci) e additivi (lisozima d'uovo usato come battericida, alfa-amilasi funginea usata come lievitante, proteine usate come addensanti).

La manipolazione degli alimenti può aumentare l'allergenicità (stoccaggio per mela e merluzzo, cottura per arachidi, pesce e olio di soia).

La sintomatologia clinica consiste principalmente in manifestazioni gastrointestinali (sindrome orale-allergica con papule o vescicole nella mucosa, coliche lattante), cutanee (eczema o dermatite topica, orticaria, angioedema), respiratorie (asma 5,7% nel bimbo, otite media sierosa ricorrente), shock anafilattico (la più grave, in alcuni casi fatale).
Riguardo la diagnosi, i test di laboratorio sono spesso insufficienti, quindi ci si basa essenzialmente sull'anamnesi e sulla clinica ma anch'essa non può essere sempre certa. I test allergologici danno spesso informazioni non affidabili non essendo gli allergeni a disposizione purificati (tranne che per alcuni alimenti come ad es. il merluzzo).
La diagnosi più attendibile si ottiene tramite la dieta di eliminazione (diagnosi per esclusione) e consiste in:

  1. individuazione dell'alimento sospetto (o di un numero ristretto di alimenti sospetti);
  2. sua eliminazione dalla dieta per 2-3 settimane;
  3. sua reintroduzione nella dieta per altre 2-3 settimane.

Se i sintomi scompaiono durante il periodo in cui viene abolito l'alimento dalla dieta e si ripresentano una volta reintrodotto, è molto probabile che  si tratti di una reazione avversa al cibo.

In tal caso occorre eseguire una diagnosi differenziale allergia/intolleranza, verificando, tramite opportuni test, il coinvolgimento o meno del sistema immunitario.

Il trattamento per le allergie alimentari, come per le intolleranze, consiste nell'eliminare dalla dieta o consumare in piccole quantità gli alimenti che provocano la reazione.

Pseudo-allergie o intolleranze alimentari

Secondo alcuni autori solo meno del 20% sono vere allergie alimentari, le altre sono intolleranze alimentari (reazioni non mediate da IgE).

In genere sono dovute ai farmaci e additivi alimentari (tartrazina ossia il colorante giallo di molte bevande; benzoato di sodio in bibite e dolci, bisolfito in vino e birra, salicilato vietato dalla legge ma spesso presente in frutta e verdura, acido 4-idrossibenzoico proveniente dalla lavorazione di pasta e pane, vanillina in dolci ecc.).

Anche alcuni alimenti possono provocare tali sindromi se ricchi di istamina (alcuni tipi di pesce e carne, bevande fermentate e formaggi fermentati) o sostanze in grado di liberarla per meccanismo non immunologico (crostacei, fagioli, cioccolata, pomodori, albume d'uovo ecc.).

Intossicazioni possono derivare anche da frutta, ortaggi e verdura non maturi; ben noto è il potere “avvelenante” della solanina, alcaloide glucosidico presente, quale protezione contro funghi e insetti, nei pomodori e nei peperoni ancora verdeggianti, nelle melanzane e nelle patate in germoglio, (la cottura ne riduce del 40-50% la concentrazione iniziale).

La sintomatologia da intolleranza alimentare è varia e in genere è dose-dipendente; i sintomi più evidenti sono gonfiore e dolori addominali, nausea, flatulenza, diarrea, bruciore alla gola ma anche stanchezza, mal di testa, maggior tendenza a contrarre infiammazioni, raffreddori, influenza ecc.

La forma più comune di intolleranza al grano è la celiachia,  mentre parlare di intolleranza al lattosio è, come abbiamo visto in precedenza, un errore in quanto si tratta di una fisiologica interruzione di produzione dell'enzima lattasi, post-svezzamento, che accade nella maggioranza parte della popolazione.

A tal proposito può risultare utile segnalare alcuni formaggi poveri di lattosio: parmigiano, emmental, cheddar, edam.

E' infine importante leggere le etichette degli alimenti in quanto il lattosio viene utilizzato come edulcorante (dolcificante) ed eccipiente (addensante, trattiene sodio e acqua con ovvi vantaggi economici per l'azienda alimentare produttore grazie all'aumento di peso del prodotto) in molti cibi (insaccati, prosciutto cotto, carne conservata, wurstel, piatti pronti, snacks, patatine ecc.) e farmaci (li rende meglio accetti al paziente e ne facilita la preparazione industriale).
I “test alternativi” di diagnosi delle intolleranze alimentari, sono privi di attendibilità scientifica e non hanno ancora dimostrato efficacia clinica.

N.B.: le polveri nell'aria ipersensibilizzano il sistema immunitario facilitando l'insorgenza di allergie e intolleranze.

Difendersi

Buona qualità delle materie prime, frutta, verdure e ortaggi maturi e di stagione, massima pulizia e igiene ambiente e personale, evitare marmo e legno (nei loro fori si annidano i batteri) e utilizzare acciaio e formica, mani non screpolate o ferite (ricettacoli di staffilococchi), cibi cotti rimessi in frigo immediatamente (la proliferazione batterica riparte non appena la temperatura del cibo è inferiore ai 60°), evitare carne cruda (responsabile del 70% infezioni alimentari). La cottura i alcuni casi aiuta: qualche minuto a 85°C sono sufficienti per disattivare il principio attivo di antibiotici.

Fra i pesticidi quelli più resistenti al calore sono gli organoclorati (si accumulano nel tessuto adiposo che li protegge durante la cottura), gli inquinanti restano inalterati.

Infine, seguire una corretta educazione alimentare (che preveda eventualmente l'eliminazione di cibi di cui sia stata provata l'intolleranza (allergia) e abitudini di vita quanto più sane possibili (evitando stress continuativi, facendo attività fisica moderata, dormendo un numero sufficiente di ore ecc.).

Источник: https://www.my-personaltrainer.it/nutrizione/combinazioni-alimentari.html

Alimenti allergizzanti: quando introdurli nella dieta del bambino

Mangiare pesce da piccoli riduce le allergie?

Al momento dello svezzamento, quando il bambino abbandona l’alimentazione esclusiva a base di latte ed inizia ad assumere altri cibi complementari al latte, molti genitori hanno il timore che alcuni alimenti possano “generare un’allergia”.

La ricerca in questo ambito ha recentemente compiuto grandi progressi e molte delle raccomandazioni che venivano fatte sino a pochi anni fa ai genitori non sono più valide. E’ bene quindi provare a fare un po’ di chiarezza.

Svezzamento e rischio allergico: cosa occorre sapere

Innanzitutto è bene sapere che, potenzialmente, qualunque alimento è in grado di indurre un’allergia (sono almeno 170 gli alimenti che possono causare una reazione allergica) ma solo un ristretto gruppo di alimenti è responsabile della maggior parte delle allergie alimentari in età pediatrica:

  • latte,
  • uovo,
  • grano,
  • soia,
  • pesce (merluzzo, trota, sogliola, salmone),
  • alcuni tipi di frutta a guscio (noce brasiliana, nocciola, mandorla e arachide),
  • alcune verdure (pomodori),
  • alcuni tipi di frutta (fragole e agrumi).

In passato si raccomandava ai genitori di eliminare gli alimenti allergizzanti dalla dieta della mamma in gravidanza e allattamento e di ritardarne l’introduzione nella dieta del bambino per prevenire le allergie nei bambini a rischio allergico (cioè i bambini figli o fratelli di persone allergiche).

Ora invece la ricerca in questo ambito ha dimostrato che le cosiddette diete di eliminazione non sono in grado di prevenire il rischio di allergia e addirittura che l’introduzione precoce degli alimenti allergizzanti nell’alimentazione del bambino (cioè sin dalle prime fasi dello svezzamento) può diminuire il rischio di diventare allergici (perché stimola la risposta immunitaria dell’organismo).

Quindi, riassumendo:

  • non vi è motivo di ritardare o eliminare alcun alimento, neppure quelli potenzialmente allergizzanti, dalla dieta del bambino.
  • Tutti gli alimenti possono essere introdotti nell’alimentazione del bambino, sin dalle prime fasi di svezzamento.
  • Queste indicazioni valgono per tutti i bambini, anche se a rischio allergico (cioè i bambini con genitori o fratelli allergici).

Questo processo di “normalizzazione” ha riguardato anche il glutine, per il quale si è sospettato per qualche tempo che, se introdotto troppo presto nella dieta del bambino, potesse favorire l’insorgenza della celiachia.

Studi molto recenti hanno tuttavia fugato ogni dubbio: anche gli alimenti contenenti glutine possono essere introdotti nella dieta del bambino senza alcuna particolare restrizione, sin dalle prime pappe, poiché non vi è alcun rapporto di causa-effetto tra l’assunzione precoce di glutine e l’insorgenza della malattia celiaca. Ritardare l’introduzione del glutine nella dieta del bambino non riduce il rischio di sviluppare la malattia; ritarda semmai la comparsa dei sintomi nei bambini predisposti (rendendo quindi anche più difficile la diagnosi).

Leggi anche Quando introdurre il glutine nell’alimentazione dei bambini Celiachia: cos’è, come si cura

Alcune precauzioni

Se è vero che, per quanto riguarda il rischio di allergie, il bambino durante lo svezzamento può mangiare qualsiasi alimento, occorre però osservare alcune regole e adottare alcune precauzioni.

Introdurre un nuovo alimento alla volta

E’ buona norma introdurre con gradualità i nuovi alimenti, uno alla volta, ed attendere qualche giorno prima di introdurne uno nuovo nell’alimentazione del bambino.

Questo vi consentirà di capire se l’alimento è ben tollerato dal bambino o se provoca qualche reazione  (es. eruzioni cutanee, disturbi intestinali ecc.). In questo caso, segnalatelo al vostro pediatra.

Uovo

Quando si inizia ad introdurre l’uovo nell’alimentazione del bambino meglio, per prudenza, iniziare con 1/4 di tuorlo (più tollerato dell’albume) ben cotto (almeno 3 minuti). Se il tuorlo risulterà ben tollerato dal bambino, si potrà gradualmente aumentare la quantità di tuorlo e, successivamente, introdurre anche l’albume.

Soggetti a rischio o con eczema

Attenzione! I bambini che hanno presentato un eczema nei primi mesi di vita e che sono risultati positivi ai  test cutanei  (prick test) per alimenti che contengono allergeni di classe 1 devono introdurre questi alimenti sotto controllo medico.

Quali sono gli allergeni di classe 1

Gli  allergeni di classe 1 sono quelli costituiti da proteine in grado di resistere al calore durante la preparazione degli alimenti e agli enzimi durante la digestione senza subire modifiche della loro struttura; possono quindi più facilmente comportarsi da fattori sensibilizzanti a livello gastrointestinale.

 A questa classe  appartengono proteine del latte, dell’uovo, del pesce (merluzzo, trota, sogliola, salmone ecc.) dei crostacei (gamberi, granchi, aragoste, capesante ecc.), dei molluschi (seppie, calamari, vongole, cozze ecc.

) e di alcuni vegetali (pomodoro, sedano).

Miele, mai prima dell’anno

Il miele non è un alimento allergizzante ma può essere contaminato con spore di botulino che, una volta ingerite dal lattante minore di un anno, possono trovare le condizioni ideali per svilupparsi in bacilli che producono la tossina botulinica, causa di grave malattia. Si tratta di un evento estremamente raro, ma possibile. Dato che il miele non è un alimento essenziale, se ne sconsiglia in generale l’uso nel primo anno d’età.

Leggi anche Allergia all’uovo Dermatite atopica (eczema) I test per le allergie: quali sono e come si eseguono

Источник: https://www.amicopediatra.it/alimentazione/alimenti-allergizzanti-quando-introdurli-nella-dieta-del-bambino_allergie-e-intolleranze_sicurezza-e-prevenzione_svezzamento/

Allergia al salmone: un pesce a cui fare attenzione

Mangiare pesce da piccoli riduce le allergie?
Posted at 11:31h in Allergie alimentari, Test per le allergie by Admin

Buono e salutare, il pesce fa parte della nostra dieta mediterranea, eppure alcune specie possono provocare reazioni allergiche.

Parliamo, ad esempio, dell’allergia al salmone.

Questo pesce dalla polpa rosata non è pericoloso come altre specie acquatiche, primi tra tutti i frutti di mare e i crostacei, tuttavia anch’esso è protagonista di una forma allergica alimentare.

Vediamo allora insieme quali sono i sintomi di quest’allergia e se ci sono casi di cross-reattività con altri pesci simili.

Sintomi dell’allergia al salmone

L’allergia al salmone provoca diversi sintomi tra i quali i principali sono:

  • anafilassi ed eventualmente shock anafilattico, ma non frequentemente;
  • nausea;
  • vomito;
  • crampi addominali;
  • diarrea;
  • asma;
  • mal di testa;
  • rash cutanei.

Chi è allergico al salmone e presenta questi disturbi dovrebbe astenersi dal consumo di questo pesce.

Sebbene il salmone in scatola potrebbe presentare un grado minore di allergenicità, fate sempre riferimento alle indicazioni del vostro medico in merito a ciò che potete o non potete mangiare, in caso di diagnosi ufficiale.

A questa conclusione è arrivata una ricerca del 1992 pubblicata sul Journal of Allergy and Clinical Immunology che ha studiato proprio l’alterazione del livello di allergenicità dei pesci in base al metodo di preparazione.

Allergia alla trota e al salmone

L’allergia al salmone è solitamente collegata a quella alla trota, condividendo i due pesci la proteina allergenica parvalbumina.

In alcuni studi, tra cui uno pubblicato sulla rivista scientifica Allergy nel 2010, i soggetti sono risultati sensibili a questi due pesci ma non ad altri simili, evidenziando una stretta correlazione tra gli allergeni di queste due specie acquatiche.

In generale, le allergie ai pesci presentano frequentemente casi di cross-reattività, perciò chi è sensibile a una specie potrebbe essere facilmente sensibile anche a un’altra simile. In caso di diagnosi positiva, perciò, si raccomanda di consultare uno specialista e di prestare attenzione a ciò che si mangia.

Diagnosi delle allergie ai pesci

Abbiamo più volte citato la diagnosi delle allergie, ma come funziona? Innanzitutto, ci sono due tipologie principali di prove allergiche, i Test delle IgE Specifiche e i Prick Test.

I primi sono delle semplici e poche invasive analisi del sangue e possono essere prescritte anche dal medico di medicina generale e dal pediatra di libera scelta. Questa facoltà di prescrizione dei test allergologici sierologici è stata assegnata ai medici di famiglia dai Livelli Essenziali di Assistenza aggiornati nel 2017.

Queste prime analisi del sangue possono valutare fino a un massimo di 8 allergeni alimentari o inalanti. Per ulteriori esami, se necessari, dovete invece consultare un allergologo a pagamento. I Prick Test, invece, sono delle prove allergiche cutanee e non possono essere prescritte dal medico di famiglia o dal pediatra.

Per iniziare l’iter diagnostico vi bastano i Test delle IgE Specifiche e la relativa prescrizione del medico di famiglia. In questo modo si tagliano i tempi e i costi della diagnosi delle allergie.

Consultatevi con il vostro medico in caso di sintomi sospetti quando mangiate salmone o un altro pesce simile, come la trota. Un’allergia correttamente diagnosticata è un’allergia che si può gestire, riducendo al minimo possibile l’esposizione (in questo caso evitando di mangiare salmoni e salmonidi).

Fonti

http://www.phadia.com/en/Products/Allergy-testing-products/ImmunoCAP-Allergen-Information/Food-of-Animal-Origin/Fish/Salmon-Atlantic/

https://www.jacionline.org/article/S0091-6749(05)80154-X/fulltext

https://onlinelibrary.wiley.com/doi/abs/10.1111/j.1398-9995.2010.02463.x

https://acaai.org/allergies/types/food-allergies/types-food-allergy/fish-allergy

http://research.bmh.manchester.ac.uk/informall/allergenic-food/index.aspx?FoodId=5022

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/1401644

Disclaimer

Источник: https://www.allergipedia.it/2020/04/03/allergia-al-salmone-un-pesce-a-cui-fare-attenzione/

Gravidanza
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