Mamme e papà: genitori imperfetti

Mamme e papà: genitori imperfetti

Essere genitori è un compito molto complicato che mette a dura prova i caratteri più forti e pazienti.

In questo ruolo così importante, che sorregge la famiglia, è impossibile essere perfetti e non sbagliare.

Gli alti e bassi della vita faranno capire al miglior padre di famiglia che ogni situazione è diversa dalle altre e delle volte si può commettere un errore per imparare e crescere come papà .

I dubbi e le insicurezze come genitori imperfetti

Sarò in grado di prendermi cura di mio figlio? Saprò crescerlo seguendo tutte le tappe importanti della sua vita standogli veramente vicino?

Queste e altre domande compaiono nella loro mente. I genitori possono sentirsi sbagliati, possono cedere ai capricci dei loro figli o non avere esperienza nel gestire situazioni difficili. Possono interrogarsi con dubbi e domande infinite dimenticando un concetto importante per l’educazione dei loro bambini: genitori non si nasce ma lo si diventa con il tempo.

E piano piano si impara ad essere dei genitori modello seguendo delle regole d’oro che valgono per ogni famiglia. Noi di Mamme.it ne abbiamo pensate dieci, perfette per la figura della mamma ma anche per quella del papà.

1. Evitare di ricercare la perfezione

Scacciare via l’ansia da prestazione è il miglior modo per evitare di sbagliare come genitore. Gli stessi figli non hanno bisogno di genitori perfetti, al contrario desiderano vederli umani per sentirsi più sereni nel momento in cui loro stessi sbagliano.

2. Ascoltare il punto di vista del figlio

Il genitore deve prima di tutto comprendere le esigenze del figlio, stare attento ai suoi reali bisogni per poi aiutarlo a crescere. Comprendere ascoltando il punto di vista senza imporre il proprio da adulto è il passo migliore per dare e ottenere fiducia.

3. Accrescere l’autostima

Abbondare con le manifestazioni d’affetto positive ma anche dare appoggio nei momenti difficili o non fare paragoni con l’ambiente in cui si vive è un elemento indispensabile per essere un genitore più appagato e orgoglioso del proprio bambino.

4. Scacciare l’ansia e la paura di sbagliare

I genitori che hanno ansia la trasmettono ai loro figli. Se gli corrono dietro per paura che cadano, se non li lasciano liberi di fare qualcosa che reputano non adatta alla loro età possono ottenere l’effetto contrario. Dargli la possibilità di conoscere il mondo li aiuta ad avere fiducia in se stessi e nella vita.

5. Utilizzare l’arma della pazienza 

La pazienza nel ruolo di genitore si manifesta in tanti modi, uno tra tutti il dialogo con il proprio figlio. Imparare a saperla usare è un buon metodo per lasciare aprire i figli al racconto di episodi accaduti a scuola o con gli amici ma anche per far capire al bambino che possono contare sulla figura materna/paterna perché sa aspettare i suoi tempi.

6. Creare delle sane abitudini

Si mangia tutti insieme a tavola, per condividere i pasti come una vera famiglia. Si stabilisce una routine quotidiana fatta di orari dedicata all'attività di studio per i più grandi, al gioco e allo svago solo dopo aver terminato con gli impegni scolastici.

Per i bambini più piccoli creare dei ritmi regolari è ancora più importante per dargli equilibrio. Questo significa che ci si impegna per farlo dormire ad orari simili, farlo mangiare a tappe stabilite e giocare nel resto della giornata.

7. Optare per la qualità del tempo insieme 

Non importa se il papà sta ore fuori casa e torna tardi dal lavoro. Ciò che conta non è la quantità ma la qualità dei momenti vissuti insieme.

8. Riconoscere quando si ha sbagliato 

Il genitore deve essere capace di chiedere scusa se ha commesso un errore. Fare questo passo è un grande messaggio educativo per il bambino.

9. Avere fiducia nei figli 

Incoraggiare i propri bambini a fare da soli, spingerli a sfruttare le loro risorse senza tenerli sempre per mano è un bene anche per i genitori. Non bisogna poi pensare che dicano sempre bugie o nascondano qualcosa.

10. Evitare di affrontare una difficoltà comprando regali

Sia che sia per senso di colpa dopo una sgridata o una punizione rigida, sia che dipenda da un capriccio comprare delle cose materiali o essere troppo permissivi è sbagliato.

Le dieci regole del decalogo di genitore ci fanno rifletter su una cosa importante: essere genitori modello non significa essere perfetti! 

Please follow and us:

Источник: https://www.mamme.it/guida-genitori-decalogo-del-genitore-modello/

Genitori imperfetti?

Mamme e papà: genitori imperfetti

«Non vorrei reagire così, ma…»: è frequente che un genitore si senta in colpa per una reazione troppo brusca, una sgridata un po’ ingiusta, una richiesta che forse è eccessiva rispetto all’età del bambino o alla situazione.

O che faccia fatica ad accettare di “non avere voglia” di fare tutte quelle belle cose che i bravi genitori fanno sempre e comunque, anche se sono stanchi, nervosi, sfiniti: ascoltare quello che il bambino dice, rispondere a tono, dialogare, comprendere, accogliere… e poi leggere con lui, commentare quello che si vede in TV, proporre attività interessanti, sedare i conflitti tra fratelli.

Diciamolo: anche in tempi normali è difficile (magari impossibile?) mantenere questo standard di perfezione senza rischiare di aumentare il livello di stress che un autocontrollo del genere comporta, con la conseguente possibilità di un’esplosione incontrollata.
In tempi di Coronavirus ignorare i propri limiti o percepirli come una colpa può rendere davvero troppo faticoso il compito di “fare i genitori”

SPECIALE

Bambini e COVID-19

Come affrontare l'emergenza, prevenire il contagio e informarsi correttamente sull'epidemia di Coronavirus

Scarica il PDF

Con cosa abbiamo a che fare?

Se riflettiamo su ciò che caratterizza questo momento della vita di tutti noi, ci rendiamo conto che si tratta di cambiamenti: una quantità del tutto anomala, inabituale, imprevedibile di cambiamenti.

I cambiamenti sono una cosa bella solo quando dimostrano di esserlo: quando producono effetti positivi, il più possibile vicini a quello che volevamo veder succedere; quando almeno in parte sono scelti e desiderati da noi.

Non è quello che stiamo vivendo oggi. Se facciamo un elenco di tutto ciò che è cambiato – e ognuno può completarlo in base all’esperienza specifica della propria famiglia – ci accorgiamo che per ora i vari cambiamenti hanno significato la perdita di qualcosa:

  • Sono cambiati i ritmi di vita
  • È cambiata la suddivisione degli spazi
  • Sono cambiati i rapporti con le persone esterne alla famiglia
  • Sono cambiate le occasioni di fare cose piacevoli, di dedicarsi alle attività che ci appassionano
  • Sono cambiati i compiti e le richieste all’interno della famiglia

E abbiamo perso libertà, autonomia, possibilità di scelta, contatti, socialità, in troppi casi anche sicurezza economica.

A tutto ciò, poi, si sommano i cambiamenti nelle emozioni che proviamo: la speranza, che ha caratterizzato i primi giorni di confronto con questa esperienza, viene pian piano sostituita dall’incertezza, dalla paura, dalla preoccupazione; e anche dal dolore e dalla rabbia, soprattutto per chi è toccato più da vicino dall’emergenza, perché lavora nei servizi sanitari e sociali o perché ha familiari e amici malati o morti. Un gruppo di ricerca sta monitorando questi cambiamenti emotivi, che ultimamente tendono sempre più verso la tristezza e l’irritazione. Sentimenti che accomunano, sia pure con manifestazioni diverse, gli adulti e i bambini.

Le reazioni dei bambini

Ed ecco che i bambini possono diventare “capricciosi” (più capricciosi); cercare maggiore attenzione, rassicurazione, un rapporto esclusivo con i genitori; aver bisogno di compagnia per un tempo sempre più lungo al momento di addormentarsi; perdere autonomia, regredire, utilizzare parolacce, evitare gli impegni, non accettare di svolgere i compiti che vengono loro assegnati.

Dobbiamo ammettere che, per quanto comprensibili, questi comportamenti possono essere irritanti, e che essere a contatto con atteggiamenti simili senza interruzione, ora dopo ora, giorno dopo giorno, può rendere davvero difficile tollelarli.

C’è un altro aspetto da considerare: l’interazione fra adulto e bambino è un’interazione “non paritaria”. La consapevolezza che i “grandi” siamo noi, che a un bambino non si possono dire e chiedere le stesse cose che si dicono e si chiedono a un adulto, obbliga a una comunicazione più controllata, “adattata” a una relazione di diverso tipo.

La perdita totale o parziale delle relazioni fra adulti – in cui il nostro ruolo non è quello del papà o della mamma, in cui è consentita una gamma molto più ricca di “giochi” relazionali – può provocare quel senso di insoddisfazione, di frustrazione, che molti avvertono in questi giorni, e influire in modo significativo sull’umore e sulla disponibilità nei confronti dei familiari.

Autenticità batte perfezione dieci a zero

«Mia figlia mi sta continuamente appiccicata», dice la mamma di una undicenne abitualmente autonoma e indipendente. «Dovrei capirla, è un momento difficile per tutti, ma a volte finisce che la sgrido, la spingo proprio via, le dico di piantarla, e poi mi dispiace».

Un’altra mamma: «Il mio bambino comincia ad avere paura di tutto, adesso non vuole più uscire nemmeno in cortile, e io mi accorgo di non sopportarlo più quando fa queste scene, mi viene da urlargli di non fare il cretino, che di cretini ce ne sono già abbastanza in circolazione».

La domanda, espressa o sottintesa in questi racconti, è: «Sono un cattivo genitore?». 
Domanda che se ne porta dietro altre: «Come dovrei essere, invece?» o «Cosa dovrei fare per non reagire così?».

Sono domande che implicano la possibilità di fare una cosa impossibile, anzi dannosa: imporsi di non sentirci come ci sentiamo. Dovremmo far finta di non essere irritati, stanchi, nervosi? Impedire ai bambini di accorgersene? Negare, se necessario?

C’è una cosa che ripeto sempre ai genitori: i bambini non sono statuine fragili che non sono in grado di sopportare gli urti della vita.

Trattarli come se lo fossero sottrae loro la possibilità di confrontarsi con la realtà, di mettere in gioco tutte le proprie risorse, di esercitarle e svilupparle per imparare a “stare” in un mondo che non è sempre e solo facile, rassicurante, comprensivo e protettivo.

I genitori hanno il compito di non lasciare soli i bambini, di sostenerli e di incoraggiarli, ma non di distanziarli dalla realtà con strati e strati di ovatta protettiva. Dovrebbero aiutarli a sviluppare l’empatia, che è la capacità di dare senso ai comportamenti degli altri anche quando non sono perfetti, imparando così a tollerarli.

Condividere con i figli una situazione piena di limitazioni, in cui siamo privati di libertà che consideravamo intoccabili, può essere un’occasione di educazione emotiva, a patto di conservare l’autenticità.

Si può (si deve) parlare del fatto che le esigenze di una persona, quando i contatti sono troppo stretti e prolungati, finiscono per scontrarsi con le esigenze delle altre. Che un comportamento può essere sopportabile fino a un certo punto e poi non esserlo più.

Che dire «basta, mi hai stufato» è un diritto, e che ognuno deve sforzarsi di prendere atto delle reazioni altrui, e imparare a modulare i propri comportamenti in base a esse.

È meglio un «basta, mi hai stufato», detto appena l’irritazione compare, che uno sfogo di nervi quando diventiamo “troppo pieni”.

È meglio pretendere un momento di pausa in cui potersi isolare da tutti («Ragazzi, vi chiedo mezz’ora di pausa: io non ci sono, non vedo, non sento, non parlo; voi non mi parlate.

Se no prima o poi mordo qualcuno») piuttosto che arrivare a una sfuriata rivendicativa in cui si elencano tutte le fatiche che abbiamo dovuto sopportare nel corso della giornata.

Il diritto a essere imperfetti

Così come non esistono bambini perfetti non esistono nemmeno genitori perfetti. Dunque stiamo tranquilli: se qualche volta arriviamo allo sfogo di nervi o alla sfilza di rivendicazioni non c’è bisogno di preoccuparsi. Se non diventa lo stile abituale della relazione con i nostri figli, non rischiamo di danneggiare nessuno.

Ci sono mille modi per “riprendere i contatti” dopo una sfuriata, e sarà importante dichiarare anche il diritto all’imperfezione.

Ogni genitore troverà il suo stile, da quello autoironico a quello più affettuoso, fino all’invenzione di un rituale di “fine sfuriata” che si può condividere con i bambini e che li aiuterà a loro volta a recuperare la calma, dopo uno scatto nervoso o un conflitto più acceso del solito.

Insomma, in tempi di inquietudine e di paura cerchiamo di evitarci almeno un timore: quello che se non saremo perfetti danneggeremo i nostri figli.

Ricordiamo che la vita li metterà a confronto con amici imperfetti, fidanzati imperfetti, colleghi imperfetti, e anche con la loro stessa imperfezione.

Se imparano a tollerarla – la propria e quella degli altri –  saranno adulti più equilibrati.

SPECIALE

Scarica una copia di Uppa

La rivista per i genitori, scritta dagli specialisti dell'infanzia, indipendente e senza pubblicità

Scarica il PDF

Bibliografia:

Источник: https://www.uppa.it/educazione/pedagogia/genitori-imperfetti/

Gravidanza
Lascia un commento

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!: