“””Mamma, papà… sarà solo per questa notte!””

Lettone sì o lettone no? Le opinioni degli esperti e dei genitori

"""Mamma, papà… sarà solo per questa notte!”"

Prima della nascita del bambino eravate tra i convinti assertori del “Mai nel lettone!” ma al primo uè vi siete fatti intenerire? Oppure siete tra i (pochi) fortunati ad avere un pargolo contento di dormire nel suo lettino? 

Da piccoli, ci arrivano fra le braccia dei genitori. Crescendo, poi, ci si infilano da soli. A passi felpati, durante la notte, varcano la soglia della camera matrimoniale e, silenziosi, si infilano nel lettone, dove poi rimangono, felici e soddisfatti, fino al mattino seguente.

Starò sbagliando – si chiedono i genitori – starò concedendo a mio figlio un “vizio” che poi non riuscirò più a togliergli? Oppure sarà giusto così, perché tenerlo accanto a me durante la notte gli infonderà serenità e sicurezza, lo farà sentire più protetto?

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Insomma, meglio 'lettone no o lettone sì?' Una risposta certa non c'è e poi ogni famiglia, ogni coppia e ogni bambino è fatto a modo suo. Per trovare la propria formula e vivere senza sensi di colpa, che si decida in un modo oppure nell'altro, Nostrofiglio.it ha intervistato diversi esperti dell'infanzia sul tema. Ecco che cosa hanno detto.

“Lettone sì ma deve essere una scelta condivisa dalla coppia” (Lidia Magistrati, educatrice)

“È molto difficile dare un’unica risposta a questa domanda, soprattutto quando si parla di neonati.

Per un bimbo appena arrivato nella sua nuova casa, infatti, che cosa c’è di meglio che stare il più possibile vicino a mamma e papà, sia di giorno che di notte? Fin che i ritmi delle poppate non si sono assestati e la “conoscenza reciproca” non si è fatta più profonda, quindi, tenere il piccolo nel lettone può essere rassicurante e positivo oltre che comodo.

Ovviamente, questa scelta deve essere condivisa da entrambi i genitori, non “spaventare” nessuno né turbare l’equilibrio della coppia,” sostiene Lidia Magistrati, educatrice della “Casa di Maternità La Via Lattea” di Milano, 57 anni, madre di due figli, di 30 e 22 anni..

Fino a quando dormire tutti insieme? “C’è un limite che credo non debba superare i tre anni – dice Magistrati -.

A questa età, infatti, i bambini dovrebbero ormai aver imparato a capire che, sia per loro che per gli adulti, esistono spazi “personali” distinti e riconosciuti, che vanno rispettati e accettati.

Arrivare a questa consapevolezza, però, non è sempre così facile né rapido né automatico come magari si vorrebbe.

A volte, è meglio andare per gradi, senza farsi influenzare dai pareri dei nonni, degli amici, dei vicini di casa… Se si sente che non è ancora il momento giusto, magari per “colpa” di un evento esterno che turba la serenità familiare (l’arrivo di un fratellino, l’inizio dell’asilo nido, la mamma che ha ripreso il lavoro), meglio rimandare ancora un po’”. CONTINUA >>>> L'intervista sul lettone a Lidia Magistrati, educatrice

Fino a tre anni può essere una scelta ammissibile ma meglio che genitori e bambini abbiano spazi distinti, soprattutto di notte” (Daniele Novara, pedagogista)

“Seppur in una condivisione pressoché totale, la vita dei bambini e quella degli adulti dovrebbero comunque avere anche spazi e momenti fra loro ben distinti – sostiene Daniele Novara, pedagogista e direttore del Centro Psicopedagogico per la pace e la gestione dei conflitti di Piacenza, 52 anni, una figlia di 21 e autore di diversi libri sull'educazione dei bambini La notte è uno di questi momenti e la camera da letto matrimoniale uno di questi spazi. Permettere ai bambini di entrarvi senza opporre alcuna resistenza impedisce loro di cogliere questo limite”.

“Non solo: poter accedere liberamente a questo luogo, che per gli adulti è sinonimo di particolare riservatezza e intimità, crea nei più piccoli una pericolosa idea di onnipotenza che, crescendo, potrebbe dare loro non poche difficoltà nelle relazioni con gli altri”.

“La presenza del bambino nel lettone, o meglio nella camera, di mamma e papà può avere un senso nel primo anno di vita. Progressivamente, però, questa abitudine va abbandonata e, dai tre anni in poi, a mio parere un bimbo dovrebbe dormire da solo. CONTINUA>>>> L'intervista sul lettone a Daniele Novara, pedagogista

“Sono a favore del lettone se la mamma è stanca ed è una scelta che aiuta ad alleviare la sua fatica” (Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta dell'età evolutiva)

“Come regola generale, direi che il lettone è il luogo del riposo di mamma e papà, non di mamma, papà e bambini.

Per questi ultimi, il posto ideale dove fare la nanna è la culla o il lettino – sostiene Alberto Pellai, medico, psicoterapeuta dell’età evolutiva, ricercatore all’Università Statale di Milano, 44 anni, papà di 4 figli di 9, 6, 3 e 1 anno e anche lui autore di diversi saggi per genitori -. Come ogni regola, però, anche questa può avere qualche eccezione. Soprattutto nei primi mesi di vita di un neonato: se i ritmi delle poppate sono ancora un po’ confusi e i risvegli molto frequenti, infatti, il lettone può diventare un “salvavita” per una mamma che allatta. L’idea è quella di alleviare la sua stanchezza, di tutelare il suo benessere e, di conseguenza, quello del bimbo”.

“Conviene ricordare una cosa, però. Accogliere il bebè nel proprio letto significa abituarlo ad addormentarsi sempre e solo accanto a sé, ma in seguito bisognerà inevitabilmente insegnargli anche a dormire da solo.

E questo è un passaggio che richiede tempo, pazienza, disponibilità e per il quale bisogna essere pronti. A volte, però, sono proprio mamma e papà i primi a non esserlo e nascondono i loro timori dietro la necessità di infondere sicurezza ai bambini…

CONTINUA >>>> L'intervista ad Alberto Pellai, medico, psicoterapeuta dell’età evolutiva

“Bimbi nel lettone ma devono anche imparare a dormire da soli perché è il primo passo verso la conquista dell'autonomia e indipendenza” (Paola Scalari, psicoterapeuta)

“Io non sono né del tutto contraria né del tutto favorevole alla possibilità del lettone.

Mi piace pensare che ogni tanto un bimbo possa anche dormire accanto ai suoi genitori – sostiene Paola Scalari, psicoterapeuta dell’età evolutiva a Venezia, 57 anni, autrice di diversi libri sull'educazione.

Ciò che considero decisamente negativo, invece, è il “far uscire” dal lettone uno dei genitori – che in genere è il papà – per far spazio al bimbo. Rinunciare al proprio posto nel letto coniugale sarebbe un grande errore per l’equilibrio della coppia”.

“Una volta conquistato il lettone, però, poi i bambini devono anche accettare di lasciarlo… Seppur felici di avere accanto a sé il loro bimbo tenero, dolce e fiducioso, i genitori devono anche essere consapevoli della necessità di insegnargli a dormire da soli”, dice Scalari.

“Con convinzione, serenità e disponibilità devono far capire l figlio che è perfettamente in grado di riposare anche senza di loro.

Fargli comprendere che lasciare il lettone non equivale a un rifiuto da parte di mamma e papà ma, piuttosto, è un segno di fiducia, è il primo passo, nel cammino della crescita, verso la conquista dell’autonomia e dell’indipendenza”. CONTINUA >>> L'intervista a Paola Scalari, psicoterapeuta dell’età evolutiva

Su MAMMENELLARETE – Ecco invece che cosa pensano le mamme e i papà sul tema lettone

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Nanna e neonati: gioie e dolori. A volte ci sono bimbi che subito dopo la nascita di notte dormono. La maggior parte dei bambini invece ci riesce verso la fine del primo anno di vita. Tutto nella…

Leggi anche i consigli di Adriana Cantisani (la tata Adriana di SOS tata) sulla nanna

Источник: https://www.nostrofiglio.it/bambino/psicologia/lettone-si-lettone-no

Per un bambino iniziare a dormire da solo può essere un passo molto difficoltoso da compiere. Come gestire la fase di transizione? Come superare le paure? Serve pazienza e gioco di squadra tra i genitori

Dopo che mamma e papà hanno rimboccato le coperte, augurato sogni d’oro e chiuso la porta, cosa anima di notte la cameretta del bambino?

Una volta solo, il piccolo si trova ad affrontare le sue paure: i mostri che, nella fantasia, abitano sotto al letto fanno visita ai suoi sogni.

Il buio può nascondere delle insidie troppo grandi che quindi, senza la sua mamma accanto, non è ancora capace di affrontare, timori che, quando sarà cresciuto, avranno un volto diverso, meno spaventoso.

Per il momento, però, è più sicuro cercare rifugio nel lettone dei genitori: loro sapranno come far scomparire tutte le creature terrificanti!

Il bisogno di avvertire una presenza

Fin dal primo giorno, il bambino ha la certezza che la sua mamma avrà sempre una risposta pronta ad ogni richiesta e domanda: l’abbraccio materno nutre il cuore del piccolo instaurando così un legame per lui indispensabile e unico. Agli occhi della donna, questo legame simbiotico è espressione dell’amore che prova nei confronti del proprio figlio.

Quando il bambino si trova nel suo lettino, da solo, a fare i conti con tutto ciò che suscita in lui una sensazione di solitudine e paura, è portato a richiamare l’attenzione della mamma, che riesce ad accogliere le sue preoccupazioni facendogli spazio nel lettone: ecco che questo, molte volte, può diventare così un luogo di cura sicuro e condiviso da tutta la famiglia, da cui il piccolo si separerà gradatamente secondo le proprie tempistiche e modalità.

Una favola raccontata dai genitori, le ninne nanne intonate, una lucina accesa, la compagnia del peluche del proprio personaggio preferito possono addolcire il rifiuto che il piccolo mostra nei confronti del proprio lettino.

Questi rituali, se ripetuti e regolati, aiutano infatti il bambino ad allontanare le paure legate alla separazione da mamma e papà, fungendo da piccoli ma importanti segnali della loro presenza.

Una tappa importante per costruire una nuova relazione

Il passaggio dal lettone al lettino implica infatti, da parte dell’infante, la rinuncia alla calorosa e costante vicinanza percepita in risposta ai suoi bisogni durante i risvegli notturni; perdita che coinvolge anche i genitori, che devono accettare che il figlio si crei un proprio spazio di autonomia. Ogni perdita, però, viene compensata dalla conquista che ne consegue.

Dormire da solo nel proprio lettino, infatti, può anche permettere al bambino di scoprirsi come un individuo unico e distinto dalla propria madre, insinuando una crepa in quel legame mamma-figlio che fino a quel momento era basato sul “non aver bisogno di altro e altri”.

In questo modo si comincia anche ad accettare una nuova modalità relazionale a tre: il padre ha, in questa occasione, l’opportunità di promuovere una maggior separazione della coppia madre-bambino, conquistandosi lo sguardo di entrambi. Il papà può mostrare il suo desiderio per la compagna e allo stesso tempo creare con il proprio figlio momenti speciali da vivere insieme.

Condivisione e supporto

Fare spazio al proprio uomo permette poi alla donna di condividere l’avventura della genitorialità: il lettone può così tornare a essere un luogo per la coppia coniugale in cui poter vivere la propria intimità.

Spesso la difficile gestione dell’addormentamento e dei risvegli notturni, la stanchezza di mamma e papà, sommati alle diverse regole e rituali educativi di ogni giorno, sono aspetti che mettono a dura prova le decisioni e le scelte che i genitori prendono di continuo.

Quando il mio bambino piange, è giusto farlo dormire nel lettone? E se poi questa abitudine diventa un vizio a cui non può e non vuole più rinunciare? Si sentirà solo e triste nel suo lettino? Tutte queste sono questioni che non accolgono una risposta univoca. Questo perché la crescita è un percorso lungo e ricco di avventure, che non ha un manuale fatto di passaggi e regole da seguire alla lettera.

Ciascun bambino è unico e offrire spazi di autonomia senza far mancare la propria presenza rassicurante, rispettando i suoi ritmi e bisogni, è sicuramente un compito difficile, ma prezioso della genitorialità.
Diventare grandi è infatti un percorso che va costruito insieme, all’interno di una relazione d’amore.

A cura di Associazione Pollicino Onlus

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Источник: https://www.pianetamamma.it/il-bambino/pianto-e-sonno-il-bambino/mamma-papa-saro-solo-questa-notte.html

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