Mamma, papà oggi è giorno di paghetta!

Contents
  1. Paghetta smart? Carta ricaricabile e alternative sicure per gli adolescenti
  2. Sempre meno cash per la paghetta, con gli incentivi del Governo
  3. Paghetta smart: quali vantaggi?
  4. Che strumenti utilizzare? Carte prepagate, m-payments ed e-payments
  5. Gestire la paghetta con una carta prepagata ricaricabile
  6. Gestire la paghetta attraverso un’applicazione sul mobile
  7. La paghetta su un e-wallet per genitori super-smart
  8. E-payment, basta un account email per il portafoglio digitale
  9. Abituali alla paghetta, ma evita gli imprevisti
  10. Paghetta ai bambini
  11. Paghetta si o no?
  12. A che età dare la prima paghetta?
  13. Educare al valore dei soldi
  14. Porre dei limiti
  15. Finisce la paghetta che fare?
  16. Paghetta sì o no? Che fine ha fatto nel tempo?
  17. Paghetta sì o no? i dubbi dei genitori
  18.  I figli delle famiglie italiane
  19. Un soldino per crescere
  20. Con che cadenza e soprattutto con quale cifra è consigliabile iniziare?
  21. Si fa presto a dire “paghetta”’
  22. Paghetta. L’importanza di concederla ai bambini per imparare il valore dei soldi
  23. Con i tempi moderni questa abitudine sta prendendo piede, a volte anche in maniera esagerata
  24. A che età è più indicato dare la prima paghetta ai nostri figli?
  25. Paghetta come gestirla per rendere i bambini responsabili
  26. Paghetta per i bisogni attuali e i progetti futuri
  27. Paghetta per educare i bambini al rispetto del danaro
  28. I soldi non vengono regalati. Per essere guadagnati si deve lavorare con impegno tutti i giorni
  29. Non concediamo soltanto senza pretendere nulla in cambio. Metteremmo in atto un meccanismo che porterebbe i bambini a non avere rispetto del danaro e a non porsi mai dei limiti sulla cifra da domandare

Paghetta smart? Carta ricaricabile e alternative sicure per gli adolescenti

Mamma, papà oggi è giorno di paghetta!

C’erano una volta i 20 euro del sabato sera. Oggi, in una società sempre più cashless, anche la paghetta settimanale può diventare elettronica. Ma quali strumenti sono sicuri anche per i tuoi ragazzi?

“Mi lasciate qualcosa per uscire questo fine settimana? Mi vedo con gli amici in piazzetta…” Alzi la mano chi, con un figlio adolescente, non si sente rivolgere regolarmente questa domanda quando inizia ad avvicinarsi il weekend (pur con le limitazioni dovute al momento storico che stiamo attraversando).

Dalla classica pizza del sabato sera, alla ricarica dello smartphone, ai piccoli acquisti online, non mancano le occasioni in cui anche i più giovani desiderano possedere dei soldi da gestire o spendere per piccoli desideri.

E se fino a qualche anno fa era tipica la mano di mamma o papà che estraeva dal portafogli qualche banconota cash, oggi, con il moltiplicarsi degli strumenti di pagamento elettronici alternativi al contante, anche la classica paghetta settimanale o mensile potrebbe “aggiornarsi” e rinnovarsi.

Sempre meno cash per la paghetta, con gli incentivi del Governo

Un grande contributo, in questo senso, potrebbe venire dagli incentivi recentemente previsti all’utilizzo di strumenti di pagamento elettronici (in primis il rimborso del 10% degli acquisti effettuati attraverso POS o online commerce, il Cashback di Stato).

Stando però ad alcune recenti rilevazioni1, nel nostro Paese la maggior parte dei genitori, pur ritenendola una trasformazione prima o poi inevitabile, continua a mostrarsi scettica verso la digitalizzazione della paghetta e continua, nonostante tutto, a fare ancora ricorso al contante per le piccole esigenze dei propri figli.

Alla base di questa scelta si collocherebbe la grande familiarità col contante ed un’istintiva diffidenza verso nuove tecnologie di cui si ammette di non saper fare a meno, ma a volte ancora percepite come fonte di rischi o difficili da controllare. Ma questi dubbi sono davvero fondati?

Paghetta smart: quali vantaggi?

A ben vedere, il ricorso a carte prepagate o moneta elettronica anche per esigenze parte della vita di tutti i giorni, come piccole somme da destinare ai propri figli per le loro spese, presenta indubbi vantaggi rispetto alla vecchia paghetta in contanti:

  • maggiore praticità per i genitori e per i figli, perché una carta può essere ricaricata anche a distanza, da uno smartphone o da un computer;
  • minori rischi, perché le spese sono tracciate e c’è la possibilità, in caso di smarrimento o sottrazione, di impedirne l’utilizzo abusivo;
  • maggiore libertà, visto che ogni carta ricaricabile può essere usata sia per acquisti in negozio fisico che in uno store online.

E per la verità la maggior parte dei giovani, ormai nativi digitali, non sembrano avere molti dubbi in proposito e sono molto più propensi dei loro genitori a farne uso.

Che strumenti utilizzare? Carte prepagate, m-payments ed e-payments

Se anche tu sei convinto di ridurre l’uso del contante ma non vuoi rinunciare a dare una paghetta ai tuoi figli perché imparino a gestire le loro cose e a organizzare le spese gestendo piccole somme, puoi adottare molte soluzioni valide e sicure.

Gestire la paghetta con una carta prepagata ricaricabile

Se non vuoi ricorrere ad una vera carta di credito o debito, per la quale occorre necessariamente aprire un conto corrente che hanno comunque costi di gestione, puoi utilizzare una carta prepagata. Si tratta di una soluzione assai più semplice e flessibile ma non per questo meno sicura.

Non succede… ma se succede c’è un’assicurazione che risarcisce al posto tuo i danni causati a terzi involontariamente da te, dalla tua famiglia o dai tuoi amici a quattrozampe nella vita quotidiana.

La carta prepagata ricaricabile non ha bisogno di un conto corrente: la possibilità di spesa è limitata al suo saldo contabile.

Oggi quasi tutti gli istituti di credito rilasciano questo tipo di carte, ma non solo.

Ci sono anche alcuni altri intermediari finanziari che rilasciano online, con pochi click, la carta che poi, una volta ricaricata, è pronta per essere utilizzata.

Generalmente le carte hanno un numero seriale e possono avere un proprio IBAN, come se fosse un conto corrente, che serve per effettuare ricariche e ricevere pagamenti.

Per i pagamenti o per ritirare contante presso uno sportello ATM, invece, le prepagate funzionano esattamente come qualsiasi altra carta di credito o debito, ovvero attraverso l’inserimento di un apposito PINsegreto.

In sintesi, una ricaricabile può assicurare:

  • possibilità di avere un codice IBAN così da effettuare e ricevere bonifici, anche se non tutte le carte supportano addebiti diretti (es. pagamento del canone mensile del telefono)
  • minori costi di apertura e di gestione (data l’assenza di un conto corrente), a volte addirittura gratuiti
  • possibilità di accreditare la paghetta anche automaticamente o a distanza
  • tracciabilità delle spese attraverso la lista movimenti, così da poter controllare facilmente il saldo e come e quanto viene speso
  • possibilità di prevedere un tetto massimo di spese o di prelievi settimanali o giornalieri e di non autorizzare alcuni tipi di acquisti (ad es. scommesse e gaming)
  • nel caso in cui venga persa o rubata, possibilità di bloccare immediatamente la carta
  • in alcuni casi, possibilità di inviare somme ad altri soggetti che utilizzano lo stesso circuito (ad es. colletta per un regalo di compleanno).

Gestire la paghetta attraverso un’applicazione sul mobile

La maggior parte degli istituti di credito o emittenti di carte consente di associare la carta a un’apposita applicazione da scaricare sul cellulare.

Queste App sono studiate per aumentare la sicurezza delle transazioni (ad esempio attraverso un’autorizzazione ulteriore) e rendere semplice e immediato l’accesso ai servizi (ricarica, pagamento, blocco, massimali di spesa, contabilizzazione immediata, autorizzazione).

L’App è anche un buon modo attraverso il quale i genitori possono tenere sotto controllo la situazione solo con click.

La paghetta su un e-wallet per genitori super-smart

Molte App collegate alle carte sono anche portali di pagamentomobile, cioè consentono di effettuare operazioni attraverso e-wallet e l’NFC del telefono o del dispositivo wearable (ad esempio uno smartwatch)anche senza l’emissione di una carta. Una soluzione molto intelligente per genitori davvero Smart.

Questa soluzione infatti è totalmente dematerializzata, non c’è una carta fisica, né un conto corrente.

Su può caricare un “portafoglio” digitale al quale dare accesso al proprio figlio che può fare le sue spese con lo smartphone o con il dispositivo che preferisce.

Anche in questo caso si possono fare spese in negozi fisici (basta siano dotati di POS) o anche online, oltre all’invio di somme di denaro a terzi.

E-payment, basta un account email per il portafoglio digitale

Se i tuoi ragazzi sono dei patiti di internet ed effettuano in rete la maggior parte dei loro acquisti puoi anche pensare di ricorrere ad una soluzione totalmente digitale come le piattaforme di e-payments (ad esempio Paypal per citare la più celebre), creando un portafoglio elettronico che consente di pagare gli acquisti online, ma anche di spedire o ricevere denaro senza bisogno di numeri di carte o coordinate di conti correnti.

In questi casi la sicurezza di tale strumento (da clonazioni o duplicazioni) è garantita da forme di autenticazione rafforzata basate non solo sull’inserimento di un PIN o una password ma anche delle cosiddette autenticazioni a due fattori.

Abituali alla paghetta, ma evita gli imprevisti

I figli so’ piezz e’core direbbero a Napoli, ma se ne combinano una delle loro potrebbero essere dolori. D’altronde alla loro età è facile sbagliare, e in fin dei conti siamo stati tutti giovani e qualche volta impulsivi o scapestrati.

Da oggi però hai a tua disposizione una garanzia in più grazie alla quale potrai tornare a dormire sonni un po’ più tranquilli. Se infatti non puoi impedire che ogni tanto si caccino in qualche guaio, puoi però mettere al sicuro il portafogli da spese impreviste ed evitare così di rimetterci di tasca tua per rimediare alle loro “marachelle”. 

AvivaPlus SalvaGuai è un’assicurazione per la responsabilità civile del capofamiglia che prevede il risarcimento di eventuali danni arrecati involontariamente a terzi non solo da te ma anche dagli altri membri della tua famiglia (compresi gli animali domestici, se vuoi), evitando così che debba essere tu a fartene carico

Non dovrai più preoccuparti se il tuo cane durante una passeggiata fa inciampare o scivolare qualcuno, se tu o tuo figlio subite danni in qualità di utenti di internet o in merito a delle controversie di natura contrattuale relative all’acquisto di beni e di servizi online per la vita privata.

Sono situazioni che talvolta tendiamo a non considerare ma che fanno parte della nostra vita quotidiana e che rischiano di crearci qualche imbarazzo e quasi sempre con costi non indifferenti. Per questo il nostro consiglio è di scegliere un’assicurazione come AvivaPlus SalvaGuai, in grado di supportarti e tutelarti dai vari inconvenienti che il quotidiano può presentare.

Fonti per questo articolo:

  • Pagamenti digitali e giovani

Источник: https://blog.aviva.it/paghetta-smart-carta-ricaricabile/

Paghetta ai bambini

Mamma, papà oggi è giorno di paghetta!

Paghetta ai bambini sì o no? La pedagogista ci parla di quest'usanza che ha preso piede nelle famiglie italiane, a volte anche in maniera esagerata

Che arrivi alla fine della settimana o del mese poco importa purchè la tanto desiderata paghetta…arrivi! Pare sia diventato un vero e proprio business per i diretti interessati ma anche per chi, e ovviamente parliamo dei genitori, è “costretto” ad aprire il portafogli e allungare al proprio figlio le monete o le banconote…meritatissime, a sentire i beneficiari!

Ma procediamo per ordine e analizziamo passo, passo quest’usanza che ha preso piede in maniera, a volte esagerata, anche nelle nostre famiglie italiane.

Paghetta si o no?

Iniziamo subito con il porci questa domanda: è giusto dare la paghetta? Si o no? Non è poi così semplice come possa sembrare fornire una risposta esaustiva e convincente.

Non tutti i genitori, infatti, sono d’accordo con il regalare una somma fissa a cadenza settimanale o mensile ai propri figli.

Molti sono convinti del fatto che così facendo i bambini o gli adolescenti possano approfittarne della situazione e chiedere sempre di più, altri invece sostengono che i soldi vadano spesi solo per beni di prima necessità o per esigenze importanti.

Chi però è pro-paghetta pensa che sia giusto concedere ai propri pargoli una determinata somma di denaro per soddisfare i loro desideri, purchè si stabiliscano delle regole e un limite massimo.

A che età dare la prima paghetta?

È un dilemma che accomuna molti genitori.

Quando iniziare? A che età? Partiamo dal fatto che quando i bambini iniziano ad andare a scuola, e qui faccio riferimento alla scuola primaria (ex scuola elementare), spesso ne parlano tra loro e vengono fuori cifre e condizioni a volte esagerate.

Una volta che il bambino torna a casa ne parla ovviamente con i genitori e, se sa giocare bene le sue carte, noterete che un euro in più di solito viene aggiunto. La prima cosa da fare è sicuramente non fare paragoni con i compagni.

Non tutti, infatti, vivono nelle stesse condizioni socio-economiche e quindi non si può fare riferimento alla compagna che arriva a scuola firmata all’ ultima moda dalla testa ai piedi e chi invece indossa gli abiti dei fratelli maggiori.

Eppure i bambini parlano e a volte pretendono le cose degli altri. Limitarci a dire “Non si può” non va bene perché non è una spiegazione valida e perché bisogna comunque dare sempre delle giuste motivazioni. Ognuno spende quello che può permettersi di spendere. La scelta della paghetta varia ovviamente in base all’età del figlio e alle esigenze.

Negli ultimi anni la soglia del primo “soldino” si è abbassata notevolmente tanto da giungere ai primi anni della scuola primaria, si parla infatti di sei-sette anni.

Già, ma a cosa servono questi soldi ad un'età così piccola? Solitamente la cifra è quella di un pacchetto di figurine, precisiamo, stiamo parlando di una classe sociale media. Con l’aumento dell’età crescono anche i bisogni e le richieste di denaro.

Si parte da cinque euro, ma salvo in casi eccezionali se la classe, per esempio, decide di andare al cinema o a mangiare una pizza i genitori concedono quell’euro in più.

La paghetta non dev’essere considerata una moda o un obbligo per i figli, se i suoi compagni ne ricevono una non è detto che obbligatoriamente spetti anche a lui o a lei.

Educare al valore dei soldi

Ciò che i genitori devono insegnare ai propri figli prima ancora di concedere la paghetta è quello di fargli capire che i soldi non vengono regalati e che bisogna impegnarsi per guadagnare lo “stipendio”.

Verrebbe quasi da dire: se fai allora ricevi! Che i soldi non crescano sugli alberi è un dato di fatto, quindi come far capire a bambini e adolescenti che riceveranno una somma in denaro solo nel momento in cui saranno utili alla “società”? E per società possiamo intendere la famiglia o, perché no, il vicinato.

Entriamo quindi nel vivo della questione. Vostro figlio chiede cinque euro la settimana? Benissimo, ma li deve guadagnare. Proponiamo insieme un “piano di lavoro” ben visibile a tutti i componenti della famiglia e poniamo dei limiti al di là dei quali si riceve una somma più bassa o nulla, in pratica si salta il turno.

Una volta stabilito che, per esempio, a rifare i letti è il figlio maggiore e a lavare i piatti è quello minore, e quindi solo dopo che i compiti siano stati ben definiti allora sì, si può parlare di paghetta e di prezzo.

Concedere semplicemente senza avere niente in cambio mette in atto un meccanismo che porta i bambini ma anche gli adolescenti a non avere rispetto per quella moneta e non porsi mai un limite di richiesta.

Aiutare in casa nelle faccende domestiche non è l’ unico modo per guadagnarsi la paghetta, ma i figli potrebbero aiutare il vicino di casa anziano nel fare delle semplici commissioni, in questo caso stiamo parlando di ragazzi e non di bambini. Fargli capire che fanno parte di una società dove ad avere delle richieste non sono solo loro ma tutte le persone che ci ruotano intorno.

Porre dei limiti

Un aspetto da non sottovalutare è quello di porre dei limiti nell’avere la paghetta. Spesso i parenti, e qui entrano in gioco i nonni, solitamente allungano la mano e regalano quei soldi in più.

Mettere un limite in questo o fissare delle regole dopo che si è ricevuto il regalo in denaro non è una mancanza di rispetto o non aver apprezzato il gesto…state pur certi che i vostri figli il gesto dei nonni lo apprezzano, eccome!

Ma non dev’essere un’abitudine altrimenti al minimo rifiuto dei genitori si andrebbe subito dal caro nonnino. Inoltre, la somma ricevuta potrebbe essere messa da parte, nel classico salvadanaio, come premio extra da prendere in periodi particolari dell’anno come Natale o il compleanno (una sorta di tredicesima, insomma).

Finisce la paghetta che fare?

Dare un anticipo? Assolutamente no, la piccola somma di denaro deve servire per saper gestire in maniera autonoma i propri soldi e ad imparare a programmare le spese.

Altro aspetto importante è che la paghetta non dev’essere collegata a premi e punizioni: “Hai avuto nove al compito di matematica allora meriti venti euro!”.

Molti lo fanno e precisiamo che è sbagliato, un conto è il dovere scolastico altra cosa è la paghetta.

Infine, facciamo attenzione ai genitori separati, la paghetta dev’essere unica. No quindi alla doppia mancia! L’ argomento merita sicuramente molta attenzione e non dev’essere preso con superficialità.

Al giorno d’ oggi i ragazzi sono abituati, presi troppo dalla moda, a fare delle richieste eccessive ai genitori come a ricevere cellullari di ultima generazione dalle cifre esorbitanti.

Ciò però che i genitori possono sicuramente fare è quello di educare i propri figli al concetto che i soldi non danno la felicità

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Источник: https://www.pianetamamma.it/il-bambino/sviluppo-e-crescita/paghetta-ai-bambini.html

Paghetta sì o no? Che fine ha fatto nel tempo?

Mamma, papà oggi è giorno di paghetta!

Paghetta sì o no? Che fine ha fatto nel tempo? Si fa presto a dire “paghetta”’.

C’era una volta “la paghetta”: ve la ricordate? Un tema tanto dibattuto in molte famiglie: sono numerosi i genitori che si interrogano sull’opportunità di dare qualche soldino ai propri figli, sull’età in cui sia sensato iniziare ad elargirla e sui metodi più adatti per insegnare loro come gestirla con intelligenza.

Paghetta sì o no? i dubbi dei genitori

Quanti sono i genitori che versano ancora ai propri figli una paghetta? E poi quanto danno loro? E ogni quanto tempo? E per fare cosa? Che significato aveva e ha, se ce l’ha ancora? Come sono cambiate le abitudini? Insomma, paghetta sì  no?

Dal “Mamma, papà, me lo compri? alla “paghetta” e al “dopo paghetta” qual è stata l’evoluzione? Come lo hanno vissuto i genitori e trasferito, a loro volta, ai propri figli? Uno strumento di punizione (“ti tolgo la paghetta”) o l’occasione “sana” per insegnare ai figli la responsabilità al risparmio e l’autonomia più adulta oltre al valore di ciò che si desidera comprare (“metti da parte per …”)?

 I figli delle famiglie italiane

Che l’alfabetizzazione finanziaria dei ragazzi possa partire efficacemente partire dal gioco prima e dall’erogazione di cifre, anche modeste, è opinione molto condivisa. Certo, per molti è prioritario arrivare a fine mese con le risorse a disposizione e, difficilmente, una famiglia media riesce a risparmiare qualcosa.

C’è da dire che i figli delle famiglie italiane sono quelli con le mani più bucate ricevendo più soldi dei loro coetanei europei (siamo battuti solo dall’Austria).

Ma gli italiani, si sa, hanno nel proprio retroterra culturale l’attitudine al risparmio, per le necessità e per tutti i “non si sa mai…” legati ai rischi da affrontare e a tutte le eventualità future.

L’uso educativo del risparmio, in altre parole, non è sconosciuto ai risparmiatori di casa nostra. Ma il come è il punto più delicato. Da un lato c’è la spinta a spendere, e non di risparmiare, di contribuire cioè alla crescita economica al consumismo.

E così, sul fronte educativo, i comportamenti prevalenti oggi sono questi: se il bambino vuole qualcosa facciamo in modo che (se) lo comperi, se il ragazzo esce la sera deve avere una certa quota di soldi, a prescindere da tutti i sacrifici che, poi, i genitori fanno per assicurarla.

Un soldino per crescere

Allora, è preferibile un fisso settimanale al “genitore bancomat”.

 I bambini cominciano ad acquisire una capacità di riconoscimento dei soldi attorno al sesto, settimo anno di vita; in un’età in cui le competenze mentali necessarie sono ancora precarie e confuse relativamente a pensieri magici e concretistici.

Solo intorno ai 10-11 anni, con l’ingresso della scuola secondaria, i ragazzini e le ragazzine sono in grado di capire il senso del denaro. Consegnare una paghetta settimanale o mensile è, allora, decisamente meglio del genitore bancomat.

Con che cadenza e soprattutto con quale cifra è consigliabile iniziare?

Secondo il parere degli esperti, per i bambini delle scuole secondarie, 11-12 anni, 5-8 euro, a cadenza settimanale, possono essere sufficienti.

Per i ragazzi più grandi e, con la prima superiore, intorno ai 14-16 anni, si può passare ai 15-20 euro, su base mensile, alzando il tiro man mano si presentano i primi allontanamenti organizzati con gli amici, le prime vacanze di gruppo.

Anche perché la paghetta, deve servire anche per la ricarica telefonica, per tutti gli acquisti “extra” dei figli, di ieri e di oggi, specie nell’anno della pandemia: dalle merendine alle figurine e ai giornalini all’uscita al cinema con gli amici più grandi.

Si fa presto a dire “paghetta”’

Poi, come non ricordare, c’era la paghetta condizionata o incrementata in virtù  di alcuni servizi che il figlio poteva compiere dentro casa, eccetto le attività domestiche che dovevano rientrare nella routine e nella condivisione dei compiti (rifare il letto, sparecchiare la tavola etc.), e non potevano o dovevano, allora come oggi, tradursi in un riconoscimento economico sennò il rischio di equivocare l’insegnamento educativo era ed è fortissimo.

Cosa è rimasto di tutte queste gocce di memoria oggi, e al tempo dell’emergenza sanitaria per COVID-19, dove tutto si è ribaltato quanto a ritmi, abitudini, esigenze e consumi, viaggi e cultura di viaggio?

Mi raccontate la vostra esperienza di genitori, ieri e oggi? Sì, perché “del doman non v’è certezza”: il Magnifico docet.

Scrivetemi a: email@milenasala.it

Sono nata a Modena, correva l’anno 1972, modenese da generazioni (e me ne vanto), ma ligure di adozione dal 2007. La mia Genova, un po’ matrigna. Ti respinge, ma poi ti ama… Ho sempre sognato di fare la scrittrice: ero convinta che quel mestiere mi avrebbe portato a scoprire il mondo.

Reporter di viaggi e inviata stampa, per vent’anni, esclusivamente sulla carta stampata, tra premi letterari e il profumo di qualche libro a mia firma. E poi? Un balzo sul digitale, nell’anno bisestile e, dulcis, al tempo del Coronavirus.

Amante viscerale degli animali, della natura, del mare, dell’avventura, del viaggiare al di là dei confini del mappamondo per raccontare i veri luoghi e la vera vita della gente del mondo.

Appassionata di comunicazione, letteratura di viaggio, sociale, cronaca di vita, fotografia, musica e libri. E di racconti, di storie, di tante storie da raccontare…

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Источник: https://www.milenasala.it/tag/paghetta-settimanale/

Paghetta. L’importanza di concederla ai bambini per imparare il valore dei soldi

Mamma, papà oggi è giorno di paghetta!

A proposito di paghetta, i pareri sono discordanti. C’è chi pensa che non è bene che i bambini piccoli abbiamo del danaro da gestire. Si ritiene che in questo modo possano crescere viziati e senza delle regole da rispettare.

I bambini si sentono liberi di decidere se acquistare un gioco o dei capricci, dal momento che si sentono i padroni di quel danaro.

Molti adulti credono che ricevere una paghetta serva ai bambini a saper gestire il danaro e ad essere più consapevoli del loro valore.

Con i tempi moderni questa abitudine sta prendendo piede, a volte anche in maniera esagerata

Si abituano bambini anche molto piccoli a ricevere una paghetta. Anche quando poi non è possibile, la pretendono e la cifra diventa anche molto alta.

Perché si deve parlare ai bambini molto piccoli dei soldini?

In una società di consumismo come la nostra, è importante insegnare ai bambini il valore dei soldi, che non cadono dal cielo. Mamma e papà lavorano per poterli guadagnare. Con essi devono pensare alle necessità della famiglia e se riescono a risparmiare, anche a concedersi qualche lusso, come una gita o un regalo importante.

Quando i bambini sono molto piccoli, possono approcciarsi alle monetine, tenendo un salvadanaio in cui mettere quelle che ricevono dai genitori, dal nonno e dagli zii.
In questo modo, il bambino inizia a contare e imparare a conoscere i centesimi.

A che età è più indicato dare la prima paghetta ai nostri figli?

Verso i sei anni può essere data la prima paghetta. Il danaro può essere lo strumento per responsabilizzarli rispetto al valore dei soldi.

Poiché hanno molte esigenze rispetto ai bambini di un tempo, utilizzare quello che sono stati in grado di risparmiare gli farà capire il valore del risparmio.

Allo stesso tempo, avranno maggiore rispetto degli oggetti acquistati che possono essere una bambola, una macchinina o il gioco della playstation. Inizieranno a cambiare atteggiamento e diventeranno più ordinati e organizzati.

Paghetta come gestirla per rendere i bambini responsabili

Inizialmente, sembrerà un gioco per i bambini molto piccoli mettere le monete nel salvadanaio. La paghetta sarà una cosa simbolica, di pochissimi euro.
Crescendo, è bene dare una cifra fissa sempre lo stesso giorno della settimana.

Questo permetterà al bambino di organizzarsi e decidere se spendere quella cifra o tenerne da parte un po’.
Il bambino potrà utilizzarla per acquistare le figurine preferite da attaccare al suo album o per la rivista che tanto adora.


Per aiutare il bambino a gestire quel danaro, è importante che nell’acquisto non vengano aggiunti altri soldi. Non avrebbe senso dargli la paghetta se poi si interviene in suo aiuto.

Paghetta per i bisogni attuali e i progetti futuri

Grazie alla paghetta, i bambini imparano il valore dei soldi e riescono a identificare i loro bisogni prioritari. Riflettono di più perché con il loro danaro possono scegliere di non acquistare un capriccio che prima esigevano dalla mamma.
Adesso, iniziano a essere più parsimoniosi.

Possono decidere di risparmiarli per un progetto futuro più importante. L’ingresso per la pista di pattinaggio o la visita a un parco acquatico.
In questo caso, il salvadanaio può risultare molto utile per aiutare il bambino ad imparare il concetto di risparmio.

I soldini che ogni settimana risparmierà dalla sua paghetta, li metterà nel salvadanaio allo scopo di un progetto più importante.

Paghetta per educare i bambini al rispetto del danaro

E’ importante abituare i bambini a non essere attaccati al danaro e non chiederne sempre di più.
Non tutti i bambini ricevono la stessa paghetta. Qualche famiglia si limita alle 3/5 euro settimanali, ma ci sono quelle che concedono ai loro figli addirittura anche 10 /15 euro.

Queste differenze sono determinate dalla condizione socio-economica della famiglia. Questo, però, è sbagliato poiché per i bambini la paghetta deve essere un punto dipartenza che li aiuterà a gestire il danaro e esaudire i loro piccoli bisogni. Le cifre devono restare, comunque, ridotte.

I soldi non vengono regalati. Per essere guadagnati si deve lavorare con impegno tutti i giorni

Per rendere i figli più responsabili e non abituarli a chiedere soltanto, bisogna dargli dei compiti quotidiani.
Semplici incarichi serviranno ad avere maggiore rispetto dei genitori che ogni giorno si prendono cura di loro.

– Mettere in ordine la loro camera.– Tenere compagnia per un paio di ore al nonno o al fratellino piccolo.– Aiutare ad apparecchiare e sparecchiare la tavola.

Con questi comportamenti sani, i bambini meriteranno una paghetta che in un certo qual modo si sono meritati.

Non concediamo soltanto senza pretendere nulla in cambio. Metteremmo in atto un meccanismo che porterebbe i bambini a non avere rispetto del danaro e a non porsi mai dei limiti sulla cifra da domandare

Se partiamo con il piede giusto e instilliamo ai nostri bambini piccole regole di vita, avremo dei figli adulti rispettosi del danaro. Soprattutto, saranno riconoscenti di tutto il sacrificio che i genitori hanno fatto e continuano a fare ancora per loro.

Источник: https://www.bambino.it/educazione/paghetta-1058

Gravidanza
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