Lo sviluppo psicomotorio nella prima infanzia

Sviluppo psicomotorio nella prima infanzia

Lo sviluppo psicomotorio nella prima infanzia

Francesca Perica, educatrice montessoriana

Il movimento rappresenta per il bambino molto di più che un piacere funzionale: è un bisogno, una necessità vitale.

Attraverso la possibilità di muoversi liberamente il piccolo acquisisce consapevolezza di sé e del proprio corpo – che impara a padroneggiare – e può conoscere e orientarsi nell’ambiente.

Come ci insegna Maria Montessori, inoltre, lo sviluppo motorio e quello del pensiero sono intimamente connessi e reciprocamente dipendenti: senza l’uno non può esistere l’altro, e un bambino che non può esercitare i propri movimenti rimane privato della possibilità di compiere altre importanti conquiste. Ma come avviene nell’essere umano la costruzione di questa complessa quanto straordinaria facoltà? Quali sono i fattori che agevolano il bambino nella graduale conquista dei movimenti e quali, invece, le condizioni che rischiano di ostacolare tale sviluppo?

Il ruolo dell’adulto

A partire dalla prima metà del Novecento la pediatra ungherese Emmi Pikler ha intrapreso ricerche pionieristiche i cui risultati sono oggi confermati dai più recenti studi neuroscientifici sullo sviluppo motorio.

Incaricata nel 1946 dal Ministero della Sanità ungherese di dirigere l’Istituto di metodologia dell’educazione e della cura della prima infanzia, luogo di accoglienza per bambini da 0 a 3 anni orfani di guerra, la Pikler ebbe l’opportunità di condurre analisi scientifiche e puntuali dello sviluppo motorio infantile in condizioni di libertà, arrivando a definire un paradigma educativo assolutamente rivoluzionario per l’epoca (e in gran misura ancora oggi). Le sue osservazioni portarono a una conclusione chiara: l’intervento diretto dell’adulto nelle prime fasi dello sviluppo motorio – ad esempio mettere seduto o in piedi il bambino, o farlo camminare – non rappresenta una condizione preliminare all’acquisizione di tali abilità. Se posto in un ambiente fisico sicuro e proporzionato e nella condizione di poter contare su una relazione di fiducia con le proprie figure di riferimento (genitori o chi si prende cura di lui), il bambino è perfettamente in grado, con i propri tempi, di costruire l’intera gamma di posture e movimenti, passando gradualmente dalla posizione orizzontale a quella verticale, senza alcun bisogno di interventi esterni. 

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Lo sviluppo psicomotorio

Scopriamo quali sono i momenti più significativi dello sviluppo del bambino all’interno della relazione con i suoi genitori e chi lo accudisce

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Invece di sostituirsi al bambino interferendo nel suo sviluppo, l’adulto dovrebbe preoccuparsi di costruire con lui una relazione affettiva significativa e improntata al rispetto e alla fiducia nelle sue possibilità.

Centrale è anche la cura dell’ambiente, che deve consentire al bambino di essere attivo e di agire serenamente, sentendosi a proprio agio e in piena sicurezza.

Un’attenzione particolare, ad esempio, andrà rivolta all’abbigliamento: piuttosto che adeguarci passivamente ai dettami della moda infantile, preferiamo capi che intralcino il meno possibile i movimenti, lasciando libertà di moto alla testa, al collo, alle braccia e al tronco. In generale, nel periodo in cui sono svegli, e a seconda del tempo, è consigliabile che i bambini indossino solo lo stretto necessario.

Girello e strumenti di contenzione

Altro punto centrale della proposta educativa pikleriana è il rifiuto totale di qualsivoglia strumento di contenzione, come il famigerato girello.

È vero che il bambino ci si abitua quasi subito, dando un’impressione di benessere, ma in realtà molte ricerche recenti dimostrano che supporti del genere comportano una serie di svantaggi per lo sviluppo motorio. Essi, infatti, impediscono di muovere con facilità la testa e spesso limitano anche il movimento delle gambe.

Il girello, se usato nei primi mesi di vita, costringe il bambino a stare dritto in un momento in cui la muscolatura della sua schiena è ancora immatura; di conseguenza la tendenza sarà quella di “afflosciarsi”.

Oltre a impedire un corretto allenamento della muscolatura, il girello interferisce anche nello sviluppo dell’equilibrio, dell’andatura (il bambino abituato al girello tende spesso a camminare in punta di piedi, a svantaggio della capacità di mantenere l’equilibrio in posizione eretta) e della “capacità di cadere” (il girello disturba infatti lo sviluppo e la maturazione delle “reazioni paracadute”).

Nonostante i suoi effetti negativi sullo sviluppo siano ampiamente documentati e il suo utilizzo sia stato persino reso illegale in alcuni Paesi (per esempio in Canada), il girello risulta purtroppo ancora largamente diffuso.

Quando il bambino è sveglio, dunque, la scelta migliore è porlo in posizione supina su una superficie sufficientemente dura, il che gli consentirà di muoversi in totale libertà senza costrizioni.

A partire da questa posizione sarà lui stesso, una volta maturato il sistema neuromuscolare, a darsi da fare per assumere nuove posture (girarsi sul fianco, rotolare, mettersi a pancia in giù). 

Un nuovo sguardo sul bambino

Non è vero, dunque, che la caratteristica principale del lattante è l’inattività, e non è necessario che sia l’adulto a metterlo in una determinata posizione o a incitarlo a compiere un movimento che il piccolo non ha ancora realizzato di sua iniziativa: «Voltare il bambino sulla pancia, metterlo seduto o in piedi, farlo camminare, con qualsiasi pretesto – costringendolo così a mantenersi in queste posizioni con scarsa scioltezza, con un equilibrio muscolare e tonico disorganizzato, tenendolo in parte o totalmente immobilizzato e impedendogli così di giungere a forme di movimento sempre più attivamente elaborate, a una sua autonoma iniziativa, con i propri tentativi, con l’abile esercizio di numerosi movimenti intermedi, con un buon coordinamento e un giusto equilibrio, provando solo quel movimento per il quale si sente maggiormente sicuro – questa pratica, dicevamo, non solo non favorisce lo sviluppo del bambino, ma gli è anzi dannosa» (citazione tratta da Per una crescita libera, di Emmi Pikler).

Una prospettiva di questo genere richiede all’adulto un profondo lavoro su sé stesso, volto a scardinare la convinzione (ancora oggi profondamente radicata a livello culturale) secondo cui, senza il suo aiuto, non è possibile per il bambino progredire nello sviluppo.

È chiaro, ci spiega la Pikler, che il bambino di pochi giorni, pochi mesi (vedi i nostri articoli sul traguardo dei 4 mesi e sul traguardo dei 7 mesi) o pochi anni è totalmente dipendente dagli altri per quanto concerne la sua sopravvivenza, ma è fondamentale che pur in questa condizione di dipendenza noi adulti ci prodighiamo per fare in modo che egli possa essere protagonista del proprio percorso di crescita e della propria situazione educativa.

È ormai superata l’idea del passato secondo cui il lattante sarebbe un essere perlopiù inerte, incapace di costruire rapporti significativi con il mondo esterno: per quanto piccolo, il bambino è fin dalla nascita un essere attivo, interessato a sé e al mondo che lo circonda e capace di prendere iniziative. Sta a noi adulti, quindi, offrirgli il tempo e le possibilità per essere a tutti gli effetti non oggetto ma soggetto interlocutore nell’ambito della relazione educativa.

Bibliografia:

Источник: https://www.uppa.it/educazione/pedagogia/lo-sviluppo-psicomotorio-nella-prima-infanzia-guidarlo-o-accompagnarlo/

Lo sviluppo motorio del bambino

Lo sviluppo psicomotorio nella prima infanzia

In questa fondamentale fase post parto ogni neonato, in un graduale percorso di scoperta e conoscenza, acquisisce molte delle sue caratteristiche psicofisichepsicomotorieemozionali e cognitive.

Con una semplice similitudine si dice che durante l'infanzia i bambini sono come delle spugne, perché assorbono dall'ambiente esterno, quindi in primis da quello familiare e poi da tutti gli altri come l'asilo, la scuola, il parco giochi, tutti gli stimoli che sono in grado di catturare, e in contemporanea sviluppano i propri sensi e la propria percezione della realtà.

Nei primi anni della crescita, il bambino accumula il suo bagaglio di esperienze, che condizioneranno il suo comportamento e le sue reazioni ai più diversi stimoli, siano essi di tipo visivo, olfattivo, acustico, tattile o gustativo.

Con l'andare del tempo perfezionerà le sue capacità percettive e cognitive, iniziando a comprendere il mondo che gli sta intorno; in contemporanea arricchirà le sue abilità motorie, acquisendo la coordinazione e con essa la capacità di stare eretto, camminare ed infine comunicare, dapprima con le espressioni facciali, poi con i gesti ed infine con il linguaggio.

Gli studiosi di psicologia dell'età evolutiva hanno elaborato dei modelli di sviluppo, che scandiscono tutte le tappe e le età entro le quali un bambino dovrebbe acquisire tali funzioni e competenze.

In base a questi strumenti, è stato elaborato un profilo di riferimento, che può essere d'aiuto ai genitori per capire se i loro figli stanno seguendo uno sviluppo atipico, per cui sarebbe meglio farli controllare dal pediatra, affinché possa valutare le loro condizioni di salute e rassicurarli con utili consigli.

Ovviamente, essendo dei modelli, va considerato che, eventuali scostamenti da essi, possono essere anche il frutto dell'unicità dell'individuo e non tanto di un'atipicità preoccupante nello sviluppo.

L'ambiente di sviluppo

Essendo il bambino in una fase estremamente sensibile e ricettiva, una forte influenza nel suo ritmo di sviluppo è data dal contesto di vita in cui è inserito.

I genitori, soprattutto la madre, ma con i primi anni di vita anche la famiglia e tutte le relazioni affettive stabili presenti nella sua vita, hanno un ruolo fondamentale nella sua crescita.

Grazie al loro sostegno, il bimbo acquisirà la giusta sicurezza ed assumerà alcuni atteggiamenti, che con il tempo diventeranno veri e propri comportamenti e tratti del carattere.

Considerato il grande peso che i genitori rivestono nelle prime fasi di sviluppo dei propri figli, essi hanno il compito di prendersene cura e di suscitare il loro interesse, fornendogli cibo e occasioni di gioco educativo e socialità proporzionati alla loro età.

Corpo e psiche

Quando si parla di sviluppo motorio del bambino è più corretto riferirsi ad uno sviluppo psicomotorio, perché esiste un legame indissolubile tra i diversi movimenti e azioni che un bambino riesce a compiere e i progressi della sua psiche.

In questo naturale progetto di crescita, grazie al contributo fondamentale di una sana e corretta alimentazione, tutte le parti del corpo crescono: si assiste progressivamente al maturare delle capacità percettive, alla comprensione delle prime emozioni e all'elaborazione dei primi pensieri coscienti.

Una crescita a tappe

Ogni età evolutiva si caratterizza per un diverso desiderio di muoversi, che risulta innato in ogni bambino e rappresenta la prima, seppur incontrollata, manifestazione di sé.

Nel confrontarsi con le singole fasi o tappe di sviluppo, è bene tenere presente che bambini coetanei non possono essere valutati tutti con lo stesso metodo e non marciano tutti alla stessa velocità.

Proprio per questo, gli esperti di sviluppo cognitivo e psicomotorio indicano un arco di tempo e non un’età precisa in cui ogni bambino dovrebbe acquisire determinate abilità e capacità, per cui scarti di tempo esigui tra un bambino e l'altro non devono allarmare più di tanto.

Dalla nascita ai tre mesi

Nei primi mesi dopo la nascita, il cervello degli infanti è in costante movimento, tutto rivolto ad apprendere quante più informazioni possibili dall'ambiente e dalle persone che gli stanno intorno; contemporaneamente, il loro corpo si muove in maniera involontaria ed incontrollata, perché le aree del cervello deputate al controllo del movimento volontario non sono ancora completamente sviluppate.

In questa prima tappa è proprio il progressivo sviluppo cerebrale, determinato non solo dalla genetica ma anche dagli stimoli e dall'esperienza accumulata, ad influenzare la progressione dello sviluppo motorio.

All'incirca fino ai tre mesi di vita, è la vista che fa da padrone, quale primaria fonte d'informazione sul mondo esterno.

All'inizio i neonati hanno una migliore visione periferica, per cui riescono a percepire meglio la forma dei giocattoli e i volti delle persone guardandoli con la coda dell'occhio, facilitati anche dalla capacità di notare i movimenti e i basilari contrasti di chiaro/scuro.

Un'altra porta aperta sul mondo per gli infanti è l'udito, perché essi sono in grado di percepire una molteplicità di suoni, compresa la musica: tra questi, risulta molto forte la percezione della voce umana, tra le quali la preferita è ovviamente quella nota e riconoscibile della loro mamma.

Dai tre ai sei mesi

A partire dai tre mesi i centri di sviluppo del bambino sono tutti in fermento: il cervello continua a sviluppare le aree del controllo fisico e del pensiero, con i primi picchi di attenzione anche per il settore della relazione. È in questa fase che i bambini riescono a riconoscere e distinguere oltre un centinaio di parole, anche se non sono ancora in grado di articolarle. Il linguaggio è ancora in preparazione: il cervello inizia, infatti, a crearsi una mappa uditiva con le parole sentite più di frequente, per organizzare le future espressioni in modo efficace.

Anche la vista ha un notevole picco di sviluppo: gradualmente iniziano ad acquisire la visione centrale e imparano a mettere a fuoco e a seguire un oggetto mentre compie semplici movimenti circolari. Il miglioramento della vista arriva al suo apice al raggiungimento del 4° mese, quando la vista del bambino diventa uguale a quella dell'adulto.

In questo periodo florido il bambino impara a usare al meglio e combinare tra loro i propri sensi: questo processo si chiama integrazione sensoriale e gli permette di collegare automaticamente ciò che vede con gli occhi con ciò che gusta e con ciò che sente, imparando quindi a provare delle sensazioni e a fare delle semplici associazioni logiche di causa-effetto.

Il progresso dai sei ai nove mesi

Questa nuova fase porta notevoli progressi sia dal punto di vista motorio e fisico che dal punto di vista cognitivoemozionale e sociale.

Questo perché nel cervello del bambino si formano numerose nuove connessioni tra cellule cerebrali e parti del corpo, soprattutto bocca e mani, motivo per cui la testa dei piccoli cresce in maniera rapida, divenendo lievemente sproporzionata rispetto al resto del corpo.

Lo sviluppo più sorprendete e soddisfacente per i neogenitori riguarda le funzioni legate alle relazioni e alla comunicazione, perché il loro bambino inizierà a comunicare in maniera più comprensibile. Anche le funzioni motorie mostreranno un sensibile avanzamento, con movimenti sempre più studiati e consapevoli.

Fino a dodici mesi

In questa tappa di accrescimento il bambino è ai livelli massimi di ricettività e consapevolezza di sé e di ciò che gli sta intorno.

Sa quindi riconoscere e interpretare le espressioni e le azioni di chi gli sta intorno, ha memoria delle cose che vede, le sperimenta e le utilizza per esprimere ed ottenere ciò che vuole.

La complessità raggiunta dal suo cervello si manifesta anche nella capacità di controllare bustobraccia e gambe e nella coordinazione motoria: il bambino è capace, infatti, di afferrare e rilasciare piccoli oggetti, dapprima con le dita e poi con tutta la mano, di stare seduto in posizione eretta e di gattonare. Nella fase finale di questo stadio di crescita sarà già in grado di fare i primi passi per avvicinarsi alle persone che ama, usando dapprima i bordi del lettino e poi il mobilio come appoggio per stare in piedi. Una ginnastica che piace molto ai bambini per imparare a camminare è provare a fare le scale.

I tempi del passaggio da ginocchia in piedi variano per ogni bambino. Dai 10 ai 15 mesi generalmente un genitore comincia a vedere evolvere la psicomotricità del proprio figlio, che comincia pian piano dalle ginocchia ad alzarsi in piedi. Questo è un momento delicato nell’educazione del bambino, nel quale il supporto del genitore è fondamentale nel suo sviluppo.

Allo stesso tempo, per via dell'aumentata attività della corteccia frontale, il piccolo impara a regolare da solo il suo livello di benessere, capendo ed esprimendo cosa lo fa stare bene e cosa male e, fortuna dei genitori, inizia a riconoscere il suo nome quando viene chiamato ed acquisisce la capacità di controllarsi e calmarsi in modo autonomo.

Un passo dopo l'altro

All'apice dello sviluppo motorio del bambino si pone la capacità di camminare in modo autonomo, che viene acquisita nel periodo che va dai dodici ai diciotto mesi.

I primi passi sono una grande conquista per il bambino: ora che cammina può esplorare la casa, giocare in una maniera tutta nuova ed esercitare la sua libertà in maniera piena.

In questa fase, anche la sua alimentazione potrà subire un primo cambiamento, dato che sarà in grado di mangiare da solo utilizzando il cucchiaio.

Dai 12 mesi il bambino sviluppa man mano tutte le competenze motorie che gli permetteranno di avere totale stabilità negli arti inferiori e completa mobilità di ogni braccio.

Источник: https://www.fruttolo.it/fruttolo-magazine/sviluppo-motorio-bambino

Gravidanza
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