“Libri: “”Io mi svezzo da solo!”” di Lucio Piermarini”

Io mi svezzo da solo

"Libri: ""Io mi svezzo da solo!"" di Lucio Piermarini"

L’introduzione di cibi solidi può essere un passaggio graduale guidato dallo stesso bambino. Questa è la tesi di Lucio Piermarini, che espone nel suo libro “io mi svezzo da solo”.

Se pensate che quei passati di verdura che propinate al vostro pargolo di 6 mesi, uccidano le papille gustative. Se siete stanchi di pesare verdure con il bilancino di precisione, per essere certi che ogni pasto sia perfettamente equilibrato in termini di vitamine dalla A alla Z.

Se pensate che il problema principale sia che tutto è sciapo, e quindi aggiungete tonnellate di parmigiano a qualsiasi pappetta. Se vi sentite derubati ogni volta che spendete una fortuna in omogeneizzati di frutta e liofilizzati di carne.

Beh, allora affidatevi con fiducia all’autorevole voce di Lucio Piermarini, pediatra, che nel suo libro “Io mi svezzo da solo. Dialoghi sullo svezzamento.” (Bonomi Editore) ci invita a diffidare proprio dei consigli del… pediatra.

Al contrario ci consiglia di fidarci esclusivamente di nostro figlio. Potere ai piccoli!

Competenti sin dalla nascita

I bambini, sin dai primi mesi, sono perfettamente in grado di decidere quanto mangiare, e cosa mangiare, seguendo istintivamente un dieta perfettamente equilibrata quando mediata su un tempo di 7-10 giorni, e quando gli vengano messi a disposizioni cibi sani tra cui scegliere.

E’ come se la piramide alimentare ce l’avessero scritta nel codice genetico, dandogli delle indicazioni precise circa il tipo di alimenti di cui necessitano. Questo prima che noi riusciamo a sconvolgergli l’istinto, introducendo delle abitudini alimentari sbagliate e instaurando un rapporto con il cibo conflituale.


Che poi a pensarci bene è tutto molto logico. Fin dalla nascita ci viene detto di seguire l’allattamento a richiesta, e che il neonato sa di quanto latte ha bisogno.

Perchè questa competenza dovrebbe perdersi con l’introduzione dei cibi solidi? Perchè il bambino dovrebbe essere incapace di capire che ha fame solo perchè si tratta di un cibo diverso dal latte? Ma soprattutto, perchè dovrebbe rifiutare del cibo quando ha fame?

La negazione del latte materno

Poi c’è il discorso delle allergie, della digeribilità degli alimenti, dell’introduzione di un alimento alla volta. Insomma Lucio Piermarini smonta tutto. Baggianate prive di fondamento scientifico, introdotte in un periodo in cui si pensava al bambino (e a Madre Natura) come assolutamente incompetente:

Allattare al seno era roba all’antica, scomoda e liberticida, un ostacolo all’emancipazione femminile.

Una delle leggende più diffuse che confortava noi tecnici nel compiere il misfatto, era la supposta carenza nel latte umano rispetto al latte di vacca, del ferro […] Era un po’ come dire che i bambini, quanto a ferro, non si meritavano di essere da meno dei vitelli, e , per porvi rimedio, bisognava sostituire il latte di mamma con le formule, cioè con un alimento a base di latte di vacca. Evidentemente i Creatore, mentre elaborava le composizioni del latte dei mammiferi, doveva aver fatto confusione. […]

Dalla negazione della qualità del latte materno, al latte artificiale, all’introduzione di altri cibi il più presto possibile, il passo è stato breve. E così si è semplicemente iniziato ad introdurre gli altri cibi il prima possibile.

E così è stato necessario pensare alle micro-pastine, omogeneizzati e liofilizzati e non perchè fossero, come erano effettivamente, più digeribili, ma solo perchè così potevamo anticipare ancora di qualche settimana la loro introduzione.

Ora si sa che tutto ciò è assolutamente inutile, oltre che dannoso. Il latte materno è il migliore alimento del mondo, e se si aspetta almeno il sesto mese di età, non c’è nessuna necessità di liofilizzati e omogeneizzati.

Solo che molti pediatri continuano a suggerirle alle mamme, insieme a ricette di pappe che si addicono più ad un malato che ad un bambino nel pieno dell’esplorazione culinaria.

Inutile aggiungere che tutto ciò genera ansie legate ai vari cibi, alle quantità, e da il via alla nota sindrome del il-mio-bambino-non-mi-mangia scaturita dalla costatazione che Paolino mangia meno di quanto definito dal pediatra sulla base di tabelle nutrizionali medie.

Ovvero: siamo tutti diversi, con appetiti diversi, esigenze alimentari diverse a seconda della quantità di calorie bruciate durante il giorno. Quelle che dovrebbero essere prese come indicazioni di massima, vengono seguite al grammo.

Aumenta così il senso di sconfitta materno, la paura del rifiuto del cibo, e l’incubo dell’inappetenza. E si sa che un figlio inappetente è la peggiore condanna per una mamma che si rispetti. Il che è perlomeno ironico, se si pensa al fatto che la malattia del secolo è, viceversa, l’obesità.

Come procedere con l’autosvezzamento?

Nel suo libro Io mi svezzo da solo. Dialoghi sullo svezzamento, Lucio Piermarini ci guida attraverso la condanna al metodo di svezzamento fatto di misure di precisione, e ci invita alla spontaneità.

Ci indica i cibi della tradizione, come quelli più sani e nutrienti anche per il nostro pargolo dai 6 mesi in su. Se vi chiedete se un cibo potrebbe far male al bambino, ed esitate a darglielo, allora dovete chiedervi se fa male a voi stessi.

Se la risposta è affermativa, allora forse è meglio rivedere la vostra dieta.
I consigli principali dello svezzamento naturale, suggeriti dal dottor Piermarini sono semplici:

  • Conoscere il proprio bambino, ricordatevi che ogni individuo è diverso.
  • Tenere il bambino a tavola con i genitori. L’esempio è il miglior insegnamento
  • Aspettare i sei mesi circa
  • Aspettare la richiesta di cibo da parte del bambino
  • Soddisfare ogni richiesta di assaggio ovunque, anche a casa di amici o al ristorante, e per qualsiasi cibo
  • Smettere gli assaggi se cessa la richiesta
  • Proseguire l’allattamento finchè si vuole

Nello scrivere questo libro, Lucio Piermarini da voce ai dubbi intimi di tutte le mamme e papà che si adeguano a dei consigli medici poco rassicuranti, e che hanno l’effetto di generare lotte senza confine con i propri figli su un tema così delicato come quello dell’alimentazione.

Ne consiglio vivamente la lettura a chi si sta affacciando ora al periodo dello svezzamento, ma anche a chi si trova a combattere le prime lotte per il mangiare con il bambino più grandicello.

Capire gli errori fatti, e come questi hanno istaurato problemi, può essere un bel passo verso la risoluzione degli stessi.

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Prova a leggere anche:

  • I bambini che mangiano sono bravi?
  • S-vezzamento o adeguamento? parte 2
  • Un trionfo di sapori
  • Quale è l’età giusta per iniziare lo svezzamento?
  • Autosvezzamento, ovvero seguire l’stinto del bambino

Источник: https://genitoricrescono.com/io-mi-svezzo-da-solo/

I contenuti si ritrovano nel libro “Io mi svezzo da solo!” di Lucio Piermarini. I dipinti appartengono all’artista Alena Kalchanka. I sentimenti sono di ogni mamma.

Alcune piccole attenzioni creano le condizioni migliori per il passaggio dal latte alle prime pappe. La mamma è serena e il bambino che cresce impara ad apprezzare sempre più il cibo.

È possibile che tutto questo avvenga in modo gioioso e naturale.

Partenza senza riflessi

Normalmente, fino all’età di sei mesi circa, i bambini non sono in grado di assumere cibi diversi dal latte correttamente come noi pretenderemmo.

La ragione sta nel fatto che i meccanismi di assunzione del latte, alimento liquido, con la suzione, sono, solo a pensarci un attimo ve ne renderete subito conto, del tutto diversi da quelli necessari per l’assunzione di cibi semisolidi o solidi con un cucchiaio.

Innanzitutto devono scomparire alcuni movimenti riflessi tipici dei bambini nei primi mesi di vita, cioè contrazioni e azioni involontarie, non controllate, di muscoli in seguito ad uno stimolo.

Come quello che succede quando, con un martelletto, percuotiamo il tendine del ginocchio che sta subito sotto la rotula; la contrazione riflessa dei muscoli della coscia collegati a quel tendine solleva la gamba.

“Dopo non più, basta aspettare”

Il primo a doversene andare è quello che impedisce al bambino di aprire la bocca se si toccano le labbra. Quando si allatta, o è il bambino ad aprire spontaneamente la bocca, oppure si strofina il capezzolo sulla guancia e il bambino, anche questo è un riflesso, si gira verso il seno a bocca aperta.

Se si offre il seno forzando il capezzolo tra le labbra, il bambino tira fuori la lingua e lo sputa. Farà lo stesso con qualunque altro oggetto, cucchiaino compreso, fino al momento dovuto in cui il riflesso scompare.

In passato, per superare questo ostacolo, si cercava di infilare profondamente nella bocca dei bambini il cucchiaino, ripulendolo poi sul labbro superiore e sul palato.

Questa astuzia gabbava anche un altro riflesso, quello per cui se si stimola la metà posteriore della lingua, fino ad una certa età, si provoca il vomito, reazione utile a prevenire l’inalazione di corpi estranei. Niente di strano che più di un bambino, svezzato troppo presto, rischiasse di strozzarsi con le prime pappe, da cui la doverosa cautela.

Dopo non più, basta aspettare.
Poi il bambino si deve liberare della tendenza, sempre riflessa, a mordere ripetutamente, compulsivamente, tutto quello che si mette in bocca.

Nel nostro caso farebbe ripetuti movimenti di semplice apertura e chiusura della bocca sul cucchiaino colmo di pappa, con l’ovvio risultato, come osservava Candida, il mandarne un po’ indietro, in gola, e un po’ avanti, fuori della bocca, costringendo la mamma a lavorare di cazzuola per evitare sprechi. Ma non basta.

Durante la suzione la lingua, coordinandosi con la mandibola, si muove in senso antero-posteriore permettendo l’estrazione del latte dal seno che, durante la poppata, riempie completamente la bocca del bambino.

Questo complesso meccanismo fa sì che il latte non si accumuli minimamente in bocca e, all’altezza della parte più posteriore della lingua, nella zona di congiunzione tra palato duro e molle, con l’avvio automatico del riflesso di deglutizione, passi direttamente nell’esofago.

Quando il cibo viene offerto con il cucchiaino, viene invece depositato nella parte anteriore della lingua o a metà, e da lì deve essere trasportato posteriormente fino al punto in cui si provoca la deglutizione.

Trattandosi però di alimenti non più liquidi, questi devono essere bene impastati con la saliva e masticati al meglio, prima con le aguzze gengive e poi con i molari per poter arrivare senza rischi e in condizioni idonee alla digestione, fino all’esofago. Il movimento riflesso antero-posteriore della lingua sarebbe d’impaccio ed è solo con la comparsa di tutta la complicata serie di movimenti, stavolta volontari, in senso laterale, di lingua, guance e mandibola che il processo si perfeziona fino a completarsi verso i dodici mesi. Anche questa abilità compare a tempo debito, e non è cosa da poco. Provate a fare un’attenta osservazione su voi stesse e scoprirete quanto elaborato sia tutto il processo e quanto preciso esso debba essere per evitare sia di mordere la lingua invece del cibo, sia di indirizzare il cibo, una volta arrivato sulla rampa di lancio, verso un erroneo bersaglio, cioè in trachea invece che in esofago.

La variabilità biologica

Sarà un caso, ma tutta questa serie di competenze motorie del bambino comincia a comparire dopo i quattro mesi e si completa e perfeziona proprio a circa sei mesi. Il “circa” è d’obbligo, per l’epoca di svezzamento come per tutto ciò che riguarda in generale il nostro organismo.

Il motivo è semplicemente che tutti gli esseri viventi, e gli esseri umani non fanno eccezione, pur obbedendo alle stesse specifiche leggi biologiche, presentano per ogni loro carattere, quelle differenze che fanno di ciascuno un individuo unico e irripetibile.

Così per lo svezzamento, il tempo di maturazione delle abilità necessarie, di cui abbiamo descritto per ora solo quelle motorie, non è identico per tutti i bambini, pur situandosi intorno a una certa età prevedibile che sono appunto i sei mesi di vita.

E’ abbastanza comune perciò trovare bambini che si mostrano maturi anche una o due settimane prima o dopo i sei mesi. Più raramente si va oltre questi limiti, anche se, casi di ritardo fino a setto otto mesi non sono eccezionali.

E’ possibile, prendetela però per una speculazione, che questi bambini non abbiano un reale bisogno di integrare la loro alimentazione lattea prima di quella data, e quindi, ancora una volta, fidarsi del bambino risulterebbe la scelta migliore.

“Se non si rispettano i tempi fisiologici”

[…] Volendo ad ogni costo forzare i tempi, le difficoltà che si incontrano nell’avviare e mantenere la somministrazione di cibi solidi in questi specifici casi, sono tali e tante da favorire nei bambini la comparsa di vere e proprie patologie del comportamento alimentare e, nella famiglia nel suo insieme, seri disturbi relazionali. In parole povere, tutti diventano antipatici a tutti. […]

“Lo svezzamento del bambino prematuro”

Un caso specifico è quello dei bambini nati prematuri in cui la velocità dello sviluppo neurologico è solo modestamente influenzata dall’esperienza.

Se un bambino è nato prematuro di due mesi, questo anticipo, all’età anagrafica di sei mesi ci sarà ancora tutto, per cui il suo comportamento sarà come quello di un bambino di quattro.

 Non c’è nessun problema ad aspettare che anche lui mostri spontaneamente di essere pronto.

Le eventuali carenze nutrizionali legate alla sua nascita anticipata potranno essere corrette, come correttamente si fa, con opportuni integratori , senza mettere a rischio la sua salute forzando la mano.

 “Tutto secondo natura”

Insomma, tutto si svolge come se qualcuno avesse disposto le cose in modo che, quando compaia il bisogno di integrazione del latte materno, il bambino sia maturo per assumere agevolmente e senza rischi alimenti diversi dal latte.

Miracolosamente quello che prima per il bambino era di una difficoltà insormontabile, è ora facile e senza rischi. Il cucchiaino, l’odiato violentatore di uno o due mesi prima, ora scivola in bocca senza ostacoli e senza traumi.

Esce perfettamente pulito, e pulito, o quasi, è il bambino.

“Svezzamento improprio”

Tutta l’inutilità del cosiddetto allenamento precoce al cucchiaino con la frutta, per facilitare il gran passo successivo, è ormai chiara.

Inoltre, anche l’introduzione della sola frutta non è affatto innocua, in quanto assimilabile ad uno svezzamento improprio, perché, sostituendosi comunque ad una parte di latte, sottrae una quota di nutrimento di qualità più elevata.

“La sensibilità della mamma”

Siamo sicuri che Candida, ormai sulla traccia delle fonti sicure di informazione, prima o poi verrà a conoscenza di quanto abbiamo detto e si rassicurerà.

Anche se, quando fosse riuscita a sottrarsi alle nefaste influenze extra-familiari, siamo certi che la sua sensibilità di mamma l’avrebbe comunque messa in condizione di riconoscere le abilità di suo figlio.

Per ora è sufficientemente serena riguardo al fatto che aspettare non comporterà rischi nutrizionali per il bambino e guarda fiduciosa alla fatidica scadenza, sperando che il rispetto dei tempi fisiologici basti ad evitare i problemi che ha incontrato al primo tentativo.

Vedremo.

Tratto da “Io mi svezzo da solo! – Dialoghi sullo svezzamento” di Lucio Piermarini (Bonomi Editore sas, 2008)

Perchè la mia bimba ha 9 mesi e ama mangiare e questo libro è ancora sul mio comodino…

La magia dei colori è per gentile concessione dell’artista Alena Kalchanka

Источник: https://www.logopedista-padova.it/io-mi-svezzo-da-solo/

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"Libri: ""Io mi svezzo da solo!"" di Lucio Piermarini"

EDUCAZIONE PRE E PERINATALE

Lucio Piermarini

IO MI SVEZZO DA SOLO!

Dialoghi sullo svezzamento

BONOMI EDITORE

Questo libro è stato scritto solo grazie all’amicizia e all’entusiasmo di Tiziana Catanzani, Consulente Professionale in Allattamento Materno.

© Bonomi Editore sas 2008

Via Corridoni, 6/a

27100 Pavia

www.bonomieditore.it

ISBN 97886631549

Disegni di Franco Panizon

Edizione elettronica realizzata da Simplicissimus Book Farm srl

Voi sete simile al sole, il quale fa germogliare i frutti de la terra.

Perch’il raggio del vostro intelletto, passando nel mio,

l’illustra e lo scalda; laonde nascono que’ concetti ch’udite.

Torquato Tasso, Dialoghi

Ai maestri

INDICE

Avvertenza

Prefazione

Introduzione

Candida e Tranquillo

Il perché di un perché

Il paradiso perduto

Quando

La ricetta

Cosa

Il caso e la necessità

Svezzamento a richiesta

Baby e il boia

La relazione

Consigli per gli acquisti

Viva l’ignoranza

Per qualche grammo in più

I mesi passano…

La notte prima degli esami

Epilogo

M. de Montaigne, Essais

Questo libro non vuole essere un manuale scientifico e non indicherà bibliografie. Ciò non vuol dire che non abbia basi scientifiche. Tutt’altro. Nulla di quanto verrà esposto manca di una solida letteratura scientifica a sostegno, soltanto non ci è sembrato il caso di esplicitarla.

Nel rapporto medico-cliente non è certo sventolando pacchi di articoli di medicina che si ottiene la cosiddetta alleanza terapeutica. Se non c’è fiducia si può dire, scrivere e documentare quel che si vuole, ma nessuno si convincerà.

Vogliamo invece essere convincenti soprattutto su basi logiche, sfruttando l’esperienza di tutti i giorni, e conquistare così la fiducia di chi legge.

Nel rispetto del titolo, vuole essere un dialogo con i genitori. Un dialogo possibilmente simile a quello che ho avuto la fortuna di poter avere, con centinaia di mamme e decine di papà, nel mio lavoro di pediatra consultoriale per quindici brevissimi anni.

Un lavoro improprio per un pediatra, almeno in una visione moderna dell’organizzazione sanitaria, dove i medici si dovrebbero occupare di malattie e non di normalità.

Ma devo ringraziare la sorte che, permettendomi la fuga da una presenza ridondante in un reparto ospedaliero di pediatria, mi ha condotto in un Consultorio familiare dove, come alle nozze di Cana fu servito a fine convito il vino migliore, fu servita a me la migliore compagnia professionale della mia vita di pediatra.

Al vino di queste attempate nozze devo la possibilità di un’esperienza umana e scientifica che, forse troppo tardi, ha cambiato non solo gli obiettivi del mio lavoro ma anche il mio modo di occuparmi dei bambini e delle loro famiglie.

La modalità di rapporto, assolutamente umana, che ho appreso in consultorio mi ha aperto le porte di un mondo sconosciuto e piacevolissimo: quello del piacere di essere madre e padre.

Scompariva pian piano ai miei occhi la assoluta necessità della fatica e problematicità dell’essere genitori, e appariva sempre più chiaro che, in questo, il nostro ruolo era decisivo e non fortuito.

Quanto decisivo e non fortuito era stato, ora lo realizzavo, il mio ruolo nel rendere infelice la maternità di tante donne passate per il nido-lager ospedaliero, alle quali approfitto per offrire tardive e spero non inutili scuse. Questo era dunque quello che potevo utilmente fare: aiutare i genitori che si affidavano al consultorio a scoprire quanto fosse ampia, anche nella incasinata vita di oggi, la possibilità di godersi i bambini e non di sopportarli, di permettere loro di crescere felici e non di allevarli e basta, anche eliminando tutto quanto di inutile e complicato noi pediatri ci siamo ingegnati di mettergli tra piedi. Lo svezzamento ne faceva parte.

l’Autore

Per saperne di più:

www.uppa.it

www.who.org

www.aicpam.org

Prefazione

Ecco un libro diverso.

Un libro di pediatria, e/o di scienza dell’alimentazione, scritto sia per altri pediatri, sia per i genitori, centrato su un momento cruciale della vita del bambino, il passaggio dall’alimentazione al seno all’alimentazione libera.

Un libro che contiene un messaggio antico e insieme nuovo, e che utilizza un linguaggio che non è necessariamente facile, ma che è certamente molto lontano dal linguaggio tecnico e un po’ frigido dell’informazione medica, come dal linguaggio raddolcito e un po’ saccente della divulgazione.

Questo messaggio è in fondo molto semplice: lasciate fare, le cose si aggiustano da sole.

Lasciate fare, non imponete, e quasi quasi non proponete la pappa al vostro bambino: il bambino sceglierà bene, basta che lo lasciate scegliere.

Il bambino ha già introiettato i gusti della cucina locale (assaggiati attraverso il liquido amniotico in cui è immerso durante la gravidanza, e attraverso il latte materno, nel quale sono stati filtrati i profumi della cucina di casa); il bambino ha già, nella sua testina, un interruttore per l’appetito, che non solo regola la quantità delle calorie necessarie, il momento di assumerle e la loro quantità globale ma anche la scelta dei singoli nutrienti, tante proteine, tanto zucchero, tanto condimento; ma anche tanto di quel dato amminoacido, tanto di quell’altro, tanto di quel tipo di acidi grassi, tanta farina, tanto zucchero dolce. Importante è non guastarlo, quell’interruttore, non forzare quella naturale capacità di scelta, non corromperla.

Dunque, intervenire il meno possibile, lasciare che il piccolo scelga, tra quello che trova in tavola, tra quello che mangiate voi. Ma anche tra quello che inevitabilmente gli proporrete, e che gli dovrete proporre senza insistenza e senza prevenzioni, badando prima di tutto che gli piaccia e poi che non ne assuma più di quello che, con naturalezza, mostrerà di gradire.

Semplice? No. Non semplice né facile, per il buon motivo che neanche noi, noi medici e noi genitori, siamo semplici. Siamo condizionati dalle cose che sappiamo, dalle cose che ci sono state e che ci vengono dette, da alcune regole (scritte sui libri) che sono anche giuste, ma alle quali meglio di noi sa adattarsi lo stesso bambino.

Non semplice né facile, anche perché, in questo bambino, non abbiamo abbastanza fiducia, e ne abbiamo di più nel libro (che però noi grandi non seguiamo quando andiamo a tavola); quel libro dove il sapere è messo giù in numeri, duri, anelastici, inadatti ai momenti (della vita, della giornata, dei ritmi, delle persone), senza profumo, senza condivisione, senza affetti, senza empatia. Eh già: i numeri sono solo dei numeri. Ma anche noi siamo rigidi, siamo preoccupati, siamo spesso limitati e anelastici, siamo fastidiosi, siamo invadenti.

Bene. Se è così, il messaggio di questo libro va oltre il suo contenuto specifico, oltre la nutrizione, oltre lo svezzamento. E’ un messaggio educativo, sia per il medico, sia per i genitori: un messaggio di misura, di non intromissione, di rispetto, di naturalezza, di fiducia.

Ma è contemporaneamente un messaggio scientifico, un messaggio serio e anche un messaggio concreto, facilmente realizzabile nel quotidiano.

Il suo autore è un pediatra che per molti anni è stato sulle barricate, allora non facili, della educazione medica continua, che ha saputo organizzare, nella sua Regione, prima che questa educazione medica continua si chiamasse così; una persona affamata di sapere e della diffusione del sapere; strettamente legata al rigore della scienza; che ha saputo trasmettere con pazienza, amore e fiducia ai genitori dei suoi pazienti, in molti anni di pediatria gestita sul campo; e che certamente non se ne è distaccato scrivendo questo libro.

Dunque, quello che ora dice è passato attraverso a quello che ha fatto negli anni, esercitando il mestiere: sapere, ma anche saper fare, e anche saper insegnare a fare. Buona lettura; e auguri di buon cambiamento.

Franco Panizon

professore emerito di Pediatria

Dipartimento di Scienze della

Riproduzione e dello Sviluppo

Università di Trieste

Introduzione

Prima o poi, a forza di dire la verità, si viene scoperti,

Oscar Wilde

Un punto di vista

In un mondo normale, parlare di svezzamento non avrebbe alcun senso. Ma, credo che tutte ne conveniate, il nostro attuale non è un mondo normale.

O meglio, il mondo cerca disperatamente di restare normale, ma noi esseri umani facciamo del nostro meglio per stravolgerlo e renderlo inadatto a quelle che sono le nostre caratteristiche, appunto, normali.

Intendendo per normale tutto ciò che si è evoluto, seguendo regole inalterabili, in milioni di anni di esistenza della vita sulla terra, con un incessante e lentissimo fluire di prove, errori e adattamenti che hanno consentito, di volta in volta, alle varie forme di vita di esistere e coesistere nel migliore modo possibile.

Normale è che i pesci respirino nell’acqua e gli esseri umani nell’aria, che gli uccelli volino e i serpenti striscino. Per carità, oggi anche noi andiamo sott’acqua e voliamo, ma direste che la qualità, l’efficienza, il piacere siano gli stessi? No, si tratta proprio di un’altra cosa.

Qualcosa, come tanto altro, che imponiamo alla normalità del mondo e che oggi cominciamo a sospettare che non ci porti solo benefici. Questo non vuol dire rifiutare ciò che ci viene dal progresso scientifico ma, piuttosto, usarlo correttamente, cercare di valutare sempre con la massima cura non solo i vantaggi, ma anche i possibili svantaggi di ogni innovazione; quello che tecnicamente si definisce il rapporto costi/benefici.

L’equivoco del progresso

Nel caso dello svezzamento, così come noi pediatri lo abbiamo raccomandato almeno nei paesi sviluppati da quasi un secolo, questa valutazione non è mai stata fatta. Si è così deciso di modificare tradizioni millenarie senza curarsi di valutare se fossero buone o cattive, inventandosi un modello moderno di svezzamento senza ugualmente curarsi di valutare se fosse buono o cattivo.

In tutto ciò non c’era alcuna malizia, in altre parole la volontà di lucrare leciti guadagni propalando illecite informazioni; almeno all’inizio. Erano le crescenti conoscenze scientifiche su quanto potesse influire sulla salute a spingere verso un cambiamento dei ruoli.

La acquisita capacità di controllare, almeno in parte, alcune malattie infettive, i progressi della chirurgia e della ostetricia, il miracolodella radiografia, il progresso tecnologico, tutto induceva a fidarsi della moderna medicina e ad abbandonare le vecchie pratiche, in ogni caso ritenute medievali.

Il guaio era che, nonostante fosse vero che se ne sapeva molto di più e si operava di conseguenza tanto da ottenere una consistente riduzione della mortalità a tutte le età, in realtà il fattore decisivo di questi risultati non erano le cure più avanzate, ma semplicemente, dove c’erano, le migliorate condizioni di vita in termini di alimentazione, abitazione e, soprattutto, acqua potabile e sistema fognario efficiente.

Tant’è che ci siamo caduti in parecchi, e se ciò è comprensibile per i profani, lo è meno per noi cosiddetti tecnici. Si presume che fra gente che ha studiato tanti anni e che, proprio per questo, si appropria di un’aura di superiorità, la probabilità di un quoziente di intelligenza inadeguato sia bassa.

Ammesso, e assolutamente non concesso, che le facoltà di medicina facciano il loro dovere, un medico incapace dovrebbe essere frutto, o di frode, o di intercorrenti coccoloni.

Pochi casi quindi, mentre, ahi voi!, siamo stati veramente in troppi, direi la maggioranza, a non accorgerci dell’errore di valutazione che stavamo commettendo.

Una svista

Ma, siamo buoni! Concediamoci un cambio di imputazione; diciamo che siamo stati eccessivamente distratti. Inebriati dallo status di Laureato in Medicina, abbiamo fatto i dottori e ci siamo dimenticati di fare i medici.

Ci siamo illusi di essere salpati per chissà quali lidi, mentre invece, abbandonati ciecamente al riflusso, inconsapevolmente ci arenavamo in massa. Fortunatamente c’è sempre nella storia chi non ci casca e, se pure spesso ci rimette del suo a non accodarsi al gregge, prima o poi viene riconosciuto e ascoltato.

In fin dei conti, come abbiamo già accennato, si trattava soltanto di rimanere fedeli ai principi del metodo scientifico, quello che ci insegnano nelle scuole di ogni ordine e grado, niente di più. Credere solo in quello che può essere dimostrato. Fare solo quello che ha delle sufficienti prove di efficacia.

Eppure c’è voluto il forte e costante richiamo di gruppi di studiosi di livello internazionale per riportarci, a fatica e alla spicciolata, sulla giusta via che, tra l’altro, ancora oggi non è che sia particolarmente affollata.

Troviamo ancora, sia nella medicina di famiglia che a livello ospedaliero, sacche di resistenza imputabili ad una spesso incolmabile arretratezza culturale o a pesanti interessi

Источник: https://it.scribd.com/book/286738404/Io-mi-svezzo-da-solo-Dialoghi-sullo-svezzamento

Gravidanza
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