Liberi di esplorare, come aiutare i bambini a scoprire il mondo

Come realizzare una mappa con i bambini per esplorare il mondo con la fantasia

Liberi di esplorare, come aiutare i bambini a scoprire il mondo

In questo momento storico i vostri figli non possono esplorare il mondo. Quindi potete fornire loro un’altra opzione: realizzare delle mappe.

Le mappe possono mostrare molto di più di come andare dal punto A al punto B – possono, infatti, anche raccontare una storia.

Possono rivelare il viaggio di un insetto, i percorsi degli animali del vostro vicinato o addirittura rappresentare un mondo futuro.  

La realizzazione di mappe mantiene il cervello dei più piccoli attivo promuovendo la capacità di linguaggio, l’apprendimento della geografia e della storia e le abilità artistiche. Sfruttare una prospettiva diversa per pensare ai luoghi e alle persone ispira la creatività. E la comprensione delle relazioni spaziali aumenta le abilità di ragionamento utili all’apprendimento STEM.

In questo periodo di distanziamento sociale, le mappe possono rivelarsi più importanti che mai. “Possono aiutare i bambini a scoprire altri luoghi e altre persone” afferma James Meacham, cartografo e geografo presso l’Università dell’Oregon. “Le mappe rafforzano le nostre connessioni”.

Ecco alcune idee per creare delle mappe che faranno scoprire ai vostri figli un nuovo percorso di esplorazione.

Per iniziare

La prima cosa da fare è quella di capire cosa vorrebbe mappare vostro figlio. Ovviamente le mappe possono essere geografiche, ma possono anche ispirare storie diverse. Le mappe non-geografiche mostrano infatti le connessioni tra cose: l’albero genealogico della famiglia, gli ingredienti per un cupcake a forma di pagliaccio o il percorso di un aeroplanino di carta.

Spronate il lato creativo dei vostri figli esaminando le loro idee, dagli animali preferiti agli eventi o argomenti che vorrebbero esplorare. Questo può aiutarli a visualizzare e organizzare le idee.

 Poi lasciate che i bambini decidano dalle tre alle cinque caratteristiche che la mappa dovrebbe mostrare.

Per esempio, se la mappa mostra il percorso delle formiche su un marciapiede, bisognerà riportare anche ogni pianta presente o basterà del verde per rappresentarle tutte? Dovrà essere disegnata ogni formica o solo il percorso che seguono?

Pensare a queste cose permette ai bambini di raccontare la loro storia senza sentirsi sopraffatti. “Alcune mappe includono più informazioni di altre”, spiega Joanna Merson, cartografa che sviluppa mappe interattive online per l’UO InfoGraphics Lab ad Eugene, in Oregon. “Dipende solo da quello che la mappa cerca di esprimere”.

Come costruire la mappa

Le mappe hanno bisogno di dati, che si tratti di indicare come andare da un posto all’altro, di osservazioni personali, condizioni climatiche, o fantasiose notizie su avvistamenti di un Bigfoot nel proprio isolato.

Iniziate costruendo un grafico che raccolga e ordini tutte le informazioni. “Se vostro figlio sta cercando di mappare gli animali del vostro cortile, annotate dove e quando sono stati avvistati” dice Merson.

Includete osservazioni su qualunque dettaglio, come ad esempio se l’animale si trova per terra, si nasconde nell’ombra, o fa rumore in alcuni posti specifici. Utilizzate questi dati per costruire la mappa.

 

Martha Sharma, consulente geografico di Hilton Head Island, South Carolina, suggerisce di fare domande a risposta aperta per aiutare il bambino a visualizzare il suo mondo o la sua storia, a raccogliere le informazioni e a esprimere tutto sulla mappa. “Potete iniziare la conversazione chiedendo, ‘Ci sono dei fiumi?’ ‘Tutte le persone vivono in città?’ ‘Parlami dei mostri’”. Le domande a risposta aperta di solito iniziano con chi, cosa, quando, dove e perché.

Se i bambini partono da zero, possono iniziare con semplici scarabocchi artistici. Non state barando se guardate a quello che è stato già fatto per trarre ispirazione. “I cartografi spesso iniziano con una mappa esistente che poi adattano per raccontare la storia a modo loro” spiega Meacham.

Lasciate che l’immaginazione del bambino possa dare vita alla mappa. Sia che si tratti di pastelli, matite colorate, progetti digitali, carta o tessuto, foto o disegni…qualunque cosa può dare vita a una mappa.

(È anche possibile creare una mappa “antica” accartocciandola e immergendola in tè diluito – assicuratevi solo di provare prima con un altro pezzo di carta). “I bambini che preferiscono l’arte magari avranno voglia di disegnare una mappa in gesso sul cemento” dice Sharma.

“Un bambino che invece ama costruire Lego magari preferirà una mappa con misurazioni precise e molti dettagli”.

Ma non preoccupatevi di cose come distanze e leggende – concentratevi solo sul divertimento. “Incoraggiate la creatività piuttosto che la precisione della mappa o le abilità ispirate ai libri di testo” dice Sharma.

9 idee per creare mappe

Siete alla ricerca di un’idea creativa per realizzare una mappa? Una di queste sarà senz’altro d’ispirazione per vostro figlio.

Prendete nota della fauna del vostro cortile o del vicinato.

Mappate le formiche sul marciapiede, andate in cerca delle scie di lumaca, oppure osservate dove si muovono gli scoiattoli durante il giorno, e dove fioriscono i denti di leone.

“Questa attività può anche includere alcuni amichetti” dice Sharma. I bambini possono avviare una video chat per mettere a confronto quello che hanno osservato, e discutere delle differenze.

Realizzate la mappa dal punto di vista del vostro cane. Pensate a dove lui ama camminare, dormire, fare pipì; dove vivono i suoi amici a quattro zampe; quanto spesso si reca alla ciotola del cibo; e altre cose che possono “interessare” un cane.

Realizzate una mappa immaginaria. Ci sono mostri amichevoli nel vicinato? Create una mappa basata su avvistamenti fatti di creature leggendarie nel vostro quartiere.

Fate un albero dell’amicizia. Questo includerà i migliori amici del bambino, più altre cose come quando e dove si sono incontrati, i momenti più belli, le storie divertenti, e altre connessioni varie.

Risolvete un mistero. Controllate sotto al letto o ai cuscini del divano in cerca di qualcosa che non si trova al suo posto, come una moneta o un calzino sporco.

Fate una mappa su come può essere finito lì, includendo ogni possibilità partendo dai camion della catena di approvvigionamento fino ad arrivare alla suola della scarpa.

Rendete la storia ancora più interessate aggiungendo lungo la via mezzi insoliti di trasporto, come la consegna di alieni o dinosauri.

Mappate il futuro. Lasciate che i bambini pensino a quello che vorrebbero far sapere alle persone tra un centinaio di anni, poi create una mappa con località chiave di cose a loro care: la scuola, i luoghi di ritrovo, le case dei migliori amici, i luoghi dove è successo qualcosa di incredibile e altre storie personali. 

O nel futuro. Mappate la vostra città – ma pensando a quello a cui potrebbe assomigliare tra 50, 100 o 1000 anni a partire da oggi.

Fate un mix delle mappe. Sistemate i luoghi preferiti della vostra città in un libro ambientato nel vicinato, su Marte, o in un posto famoso come l’antico Egitto.

Realizzate una mappa “aspirazionale”. Se i vostri figli hanno un posto in cui vogliono andare da sempre, lasciate che scoprano chi vive in quel luogo (persone e animali), che cibo cresce lì, com’è il clima, e altre cose che rendono questa location speciale.

LA BALLATA DEL MAIALINO LUNA E DEL CANE CLOUD

Источник: https://www.nationalgeographic.it/famiglia/2020/06/come-realizzare-una-mappa-con-i-bambini-per-esplorare-il-mondo-con-la-fantasia

Spronare i figli sì, volerli perfetti no

Liberi di esplorare, come aiutare i bambini a scoprire il mondo

I bambini e i ragazzi di oggi si fanno spesso prendere da un’ansia di perfezione che li fa sentire sempre in competizione con gli altri. Perché questo atteggiamento? E come aiutarli a trovare un equilibrio tra un sano  desiderio di fare meglio ed un’ansia di non essere mai all’altezza della situazione? I consigli della psicologa Chiara Gambino

Sempre in competizione con qualcuno, ma anche con se stessi. Sempre insoddisfatti perché si poteva fare meglio. E quindi sempre sotto stress. È bello volersi impegnare per migliorare, ma il troppo fa male, come spiega Chiara Gambino, psicologa, psicoterapeuta e mediatrice familiare.

Vali se hai successo

Sono tanti i fattori che possono spingere un bambino a sentirsi sempre in competizione con se stesso e con gli altri.

Di certo viviamo in una società che richiede continue performance, che sollecita ad alzare di volta in volta l’asticella perché impone standard sempre più elevati, perché da ogni parte ci bombardano con messaggi che ci inculcano in buona sostanza il concetto che vali se sei una persona di successo. Tutto questo non aiuta i genitori ad affrontare la crescita dei propri figli in modo sereno, perché si sentono quasi costretti a spronarli a fare sempre di più.

Sempre più in alto. Sin da piccoli

A questo si aggiunge lo spettro della crisi lavorativa, per cui un genitore, sin da quando mette al mondo un figlio, pensa a che futuro avrà, in uno scenario dove non c’è lavoro per tutti e i nostri ragazzi sono spesso costretti ad andare all’estero per trovarlo.

Nell’ansia di preparargli un futuro migliore, allora, fa in modo che acquisisca molte competenze nei campi più disparati – lingue straniere, informatica, teatro, musica – affinché da grande possa avere più chance di diventare una persona realizzata e di raggiungere una posizione economicamente stabile.

Come se fosse una nuova forma di lotta per la sopravvivenza.

Tutto molto fast. E molto digitale

Già da quando sono piccolissimi, i nostri figli imparano ad usare il cellulare ed altri aggeggi hi-tech, quasi quasi anche meglio di noi adulti.

E ricevono tante sollecitazioni “digitali” che esulano dalla dimensione di innocenza e spontaneità che sarebbe tipica della loro età.

Si impara tutto molto velocemente, secondo ritmi più veloci rispetto alla maturazione cognitiva e psicologica di un bambino. Quasi non ci fosse tempo da perdere.

Giornate sempre più full

Un tempo i bambini si divertivano con poche cose, si inventavano un gioco dal nulla, trascorrevano parte della giornata a contatto con la natura, sperimentando con tante sbucciature sulle ginocchia i propri limiti.

I bambini di oggi non hanno più la possibilità – e neanche il tempo – di giocare all’aperto, pieni come sono di impegni degni di un manager in carriera.

E anche i loro momenti liberi non sono mai completamente vuoti, ma riempiti da full immersion in videogiochi e cartoni.

Bambini caricati di aspettative eccessive…

In questo nuovo trend che vuole ragazzi competenti, competitivi e vincenti a tutti i costi, sui figli vengono spesso riversate aspettative eccessive.

Non si insegna loro che la vita è costellata di ostacoli e qualche volta si perde anche senza averlo voluto.

Al contrario, si trasmette il messaggio che la sconfitta equivale ad un fallimento, da evitare a tutti i costi.

… che hanno l’ansia di deludere

Nel momento in cui il bambino è sovraccaricato da queste aspettative, affronterà tutte le sue piccole sfide quotidiane con uno stato di allerta e di preoccupazione continua, perché avverte che, se va male, dà ai genitori una delusione. E paradossalmente può capitare che questa preoccupazione porti proprio ad un calo di prestazioni. Si entra così in un vortice ansioso: più il ragazzino si affanna per evitare défaillance, più va in ansia e rischia di fallire.

Come sostenere il bambino nel modo giusto

1 – Insegnargli a perdere
Tutti sbagliamo e non sempre va tutto bene. Anche se abbiamo fatto di tutto perché non succedesse.

Quando il figlio sbaglia, allora, aiutiamolo ad accettare il fallimento, con la consapevolezza che non è lui sbagliato, ma che può capitare di avere una giornata no o di trovare qualcuno più bravo in quel campo.

Senza che questo metta in discussione il suo valore come persona. Anzi, è proprio attraverso le sconfitte che il ragazzo si può fortificare e scoprire quali sono i suoi limiti e le sue potenzialità.

2 – Scoprire le sue naturali inclinazioni

Non si può essere bravi in tutto e ognuno di noi ha delle inclinazioni: c’è chi non riesce nelle materie scientifiche ma è bravo in quelle umanistiche; chi si inserisce bene in uno sport di gruppo, chi si sente sotto pressione quando si trova in contesti troppo agonistici: non esistono situazioni migliori o peggiori in senso assoluto ed è bene, per una crescita serena, trovare quella più consona al temperamento del proprio figlio.

3 – Lasciare che faccia da solo
I bambini di oggi sono poco abituati a rimboccarsi le maniche e fare le cose da soli, perché fin da piccoli vengono aiutati in tutto e per tutto, nel desiderio di non vederli sbagliare e soffrire.

Ecco che noi genitori cerchiamo di mettere “pezze” ovunque, pur di non fargli sentire il sapore della sconfitta.

In questo modo i bambini si illudono che sia sempre andato tutto bene, quando invece in molte situazioni è andato bene solo perché c’è stato un intervento “dall’alto” che ha attutito il colpo.

4 – Se capita un flop, aiutarlo a capire anziché offrirgli la soluzione

Quando una situazione va male, non ci affrettiamo a trovargli noi da subito una soluzione.

Senza metterci in uno stato di ansia e di preoccupazione e senza farne un dramma, spieghiamogli che può capitare, dopodiché aiutiamolo a capire che cosa può essere successo, chiediamogli come pensa di affrontarla e in che cosa possiamo essergli utili, ma facendo in modo che sia lui stesso a indicarci una traiettoria o dirci di che cosa ha bisogno.

5 – Non programmare anche il divertimento
I nostri figli hanno una vita troppo “costretta”: non hanno spazi aperti dove giocare in libertà, il loro tempo è quasi tutto programmato e anche le occasioni di svago, come una festa di compleanno, sono già pianificate da una serie di attività decise dagli adulti, dove, ancora una volta, si trovano costretti ad aderire ad aspettative che magari non fanno parte della loro natura. In questo modo viene loro sottratta la possibilità di esprimersi liberamente, di tirar fuori la propria energia come pare a loro. Almeno quando si tratta di svago, lasciamo ai bambini la libertà di decidere come svagarsi! E di non fare un gioco se non ne hanno voglia.

6 – Dargli la possibilità di sviluppare la sua creatività attraverso la noia

Non riempiamo tutti i tempi del bambino, ma lasciamogli la possibilità di sperimentare dei tempi vuoti, senza attività extrascolastiche ma anche senza tv e cellulare (siamo noi a doverne regolamentare l’utilizzo): in questo modo gli offriremo la possibilità stare con se stesso, scoprire chi è veramente e quali sono le sue passioni, sviluppare la creatività e la fantasia proprio attraverso la noia. Non avendo “distrazioni esterne”, infatti, il bambino comincerà a guardarsi dentro e scoprirà che dentro di lui ci sono tante risorse alle quali può attingere: costruire un proprio mondo immaginario, fare un disegno, inventare un gioco nuovo, creare qualcosa con ciò che ha a disposizione. Scoprire e coltivare le risorse del proprio mondo interiore fa sviluppare uno stato emotivo di calma, pace, realizzazione. Che lo aiuterà a capire quel che gli piace veramente, senza sentirsi obbligato ad aderire a standard preconfezionati.
E lo aiuterà anche ad affrontare il mondo “di fuori” con meno ansia e agitazione. (Leggi anche: la noia che fa bene ai bambini).

Источник: https://www.nostrofiglio.it/bambino/psicologia/bambini-perfetti-no

Aiutare i bambini a crescere lasciandoli liberi di esplorare- J BIMBI

Liberi di esplorare, come aiutare i bambini a scoprire il mondo

«Stai attento, ti fai male!» è la tipica frase che viene utilizzata quando i bambini compiono azioni, anche molto semplici, che vengono immediatamente percepite come pericolose.

Proteggere e allarmarsi eccessivamente è controproducente, in quanto tale avvertimento, se ripetuto incessantemente perde il suo valore.

In questo modo si ostacola l’acquisizione delle abilità e competenze dei bambini e viene meno la loro capacità di percepire i pericoli quando si presentano.

Si dovrebbe altresì riflettere sul peso reale che si dà alla propria percezione del pericolo, considerando un approccio alla sicurezza che sappia bilanciare i benefici delle esperienze che vengono permesse ai bambini.

Si dovrebbe immaginare di ampliare i margini di libertà dei propri figli, per permettere loro di riscoprire esperienze e modalità di gioco che allenino corpo e mente e li preparino al mondo reale, dove non tutto è favola e ovattato.

Il pensiero che guida le azioni educative genitoriali dovrebbe essere quello di un “approccio equilibrato al rischio” che, nelle pratiche quotidiane offrano ai bambini possibilità che incidano positivamente sulla loro salute, sperimentando potenzialità e limiti, fondamentali per l’acquisizione delle competenze motorie e il rafforzamento della fiducia in sé stessi.

SONO CAPACE!

Nelle sue prime scoperte un bambino ha bisogno di sentirsi sicuro ma, allo stesso tempo, di fare da solo. Il che significa che l’adulto deve esserci, guidarlo con la voce, incoraggiarlo, rassicurarlo, fargli provare ad attraversare un prato, a superare un ostacolo, ad arrampicarsi su un albero, senza sostituirsi a lui.

Via via che il tempo passa, il bambino acquisirà sicurezza del proprio corpo e aumenterà da solo il grado di difficoltà nelle cose che gli piacerebbe imparare a fare sperimentando i primi processi di autovalutazione e di autostima.

È quindi necessario dare la giusta fiducia ai propri bambini, alle loro capacità, e riconoscere loro un diritto fondamentale: quello di poter giocare ed esprimersi liberamente, in spazi dove sia possibile mettersi alla prova.

Giocare all’aperto significa rapportarsi con ambienti naturali interessanti e coinvolgenti. Questi spazi circondano i bambini di fantasia e colore stimolando la loro capacità immaginativa e di adattamento e la ricchezza sensoriale.

Inoltre sono ricchi di spunti creativi e, attraverso sfide psicologiche e fisiche, aiutano i bambini a sviluppare equilibrio, coordinazione e motricità.

Essere esposti a una molteplicità di sensazioni e ricevere continue sollecitazioni all’adattamento porta indubbiamente a costruire un sistema neuronale più allenato e complesso.

Il movimento, e in particolare quello all’aria aperta, permette al bambino di acquisire alcune competenze trasversali che gli consentiranno la scoperta dell’ambiente e il potenziamento delle proprie abilità fisiche, intellettuali, sociali in modo autonomo e libero, mettendo in moto la memoria e la curiosità.

Il movimento sarà di volta in volta più sicuro se il bambino avrà la possibilità di fare errori e imparare, scoprendo se stesso e il mondo.

Il bambino così può conoscere un’infinità di cose, scoprire e svilupparsi attraverso i sensi: toccare le cose, sentire i rumori, conoscerli e non temerli, cogliere profumi e odori, percepire l’orizzonte in rapporto alle sue mani e ai suoi piedi.

Gli adulti, in questa fase, vivono nella preoccupazione che il proprio bambino si faccia male, ma il miglior modo per evitarlo è permettergli di provare a fare le cose, e se cadrà, permettergli di rialzarsi da solo.

Si rialzerà con qualche livido e colpetto in più, magari, ma ci sarà al suo fianco Arnidol Bump, uno stick dai superpoteri, amato dai più piccini perchè in grado di donare una sensazione di benessere in pochissimo tempo, come fosse una bacchetta magica! Infatti, grazie ai suoi ingredienti, Arnica e Harpagofito, di origine naturale, rinfresca e conforta la pelle dei bambini, anche dei più piccolini e scatenati dai 3 mesi in su.

In un rapporto causa-effetto se la palestra di vita sarà lo spazio esterno, i bambini conosceranno l’orizzonte e sapranno copiare dalla lavagna, calcoleranno le distanze, sapranno correre e saltare, quando si può ed evitarlo dove non è consentito, e saranno capaci di stare seduti ad ascoltare.

“LASCIAMI FARE DA SOLO O AIUTAMI A FARE DA SOLO”: SBAGLIANDO SI IMPARA

«Un’azione pedagogica efficace sui teneri bambini deve essere quella di aiutarli ad avanzare sulle vie dell’indipendenza così intesa, che consiste nell’iniziare le prime forme di attività bastando a sé stessi e a non pesare sugli altri per la propria incapacità», scrive Maria Montessori.

«Aiutarli a imparare a camminare senza aiuto, a correre, a saltare e a scendere le scale, a rialzare oggetti caduti, a parlare per esprimere chiaramente i loro bisogni, a cercare con tentativi di giungere al soddisfacimento dei loro desideri, ecco l’educazione dell’indipendenza».

Il concetto di autonomia è esplicitato da Maria Montessori nell’espressione «Aiutami a fare da solo», dove:
– “aiutami”, è la richiesta di aiuto che ogni bambino rivolge agli adulti o ai più grandi e vuol dire “ho bisogno di te”, perché da solo ho più difficoltà;
– “a fare”, vuol dire che se faccio, capisco, nessuno può  apprendere al mio posto, nessuno può essere libero, autonomo, intelligente al mio posto;
– “da solo”, perché il vero fine dell’educazione è il bambino, noi siamo al suo fianco.

In poche parole il compito del genitore che educa è di esserci, mostrare le cose, far vedere come si fanno ed eventualmente come si correggono. Nessuno nasce sapendo fare bene ogni cosa, e solo consentendo al bambino di provare, e riprovare ancora una volta, sarà soddisfatto di aver imparato da solo.

I genitori non possono pensare di essere sempre al loro fianco per spianare la strada da eventuali ostacoli, costruendo intorno a loro armature che li proteggano, ma, in modo più concreto è possibile adoperarsi per dare loro gli strumenti giusti per misurarsi con la complessità del mondo di domani.

Per concludere, nelle scelte che gli adulti fanno per “proteggere” i più piccoli, occorre non lasciarsi trasportare dalla paura, consapevoli dell’importanza evolutiva del rischio e della sua componente educativa, poiché preparerà il bambino a percepire e contenere il pericolo quando ne avrà davvero bisogno. Affiancando i bambini ad affrontare le proprie difficoltà e le proprie paure, si avrà la possibilità di confrontarsi con futuri adulti che vedranno il mondo in modo differente e con più consapevolezza.

Buona fortuna!

Источник: https://www.jbimbi.com/aiutare-i-bambini-a-crescere-esplorare/

Bambini: di cosa hanno bisogno?

Liberi di esplorare, come aiutare i bambini a scoprire il mondo

Incontra uno psicologo di Valentina Bonalda (Psicoterapeuta del Centro Medico Santagostino- valentina.bonalda@gmail.

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Bambini: lasciarli liberi di esplorare il mondo, restando sempre il loro porto sicuro. E quando serve saper dire di no.

Oggi sappiamo che esistono delle “regole” che possono guidare il genitore nella regolazione emotiva del proprio figlio, per uno sviluppo sano e relazioni equilibrate.

Quello del genitore è il mestiere più difficile del mondo e non esiste una scuola. I bambini non arrivano con un manuale di istruzioni e questo rende già in partenza difficile fare i genitori.

Inoltre non sempre l’intesa tra genitori e figli è spontanea come ci si aspetterebbe: in alcuni casi è possibile che non si trovino, non vadano d’accordo, in qualche modo non si capiscano.

Oggi gli studi in questo campo ci insegnano che esistono alcune buone norme che i genitori possono conoscere e adottare per costruire un rapporto sano con i propri figli nei primi anni di età. Recentemente stanno nascendo anche programmi specifici per aiutare le mamme e i papà nella regolazione emotiva dei propri figli.

Il senso di sicurezza

Identificare i bisogni emotivi dei bambini e rispondervi adeguatamente consente di creare una relazione caratterizzata da fiducia, sicurezza e protezione e di promuovere un sano sviluppo emotivo e sociale nel bambino.

La relazione che i bambini costruiscono con i genitori, infatti, fa sì che il bambino si crei dei veri e propri modelli su di sé, sugli altri e sul mondo, che lo guidino rispetto a cosa aspettarsi nelle relazioni attuali e future.

Sperimentare un senso di sicurezza e protezione consente al bambino di sviluppare un’immagine di sé come degno d’amore, dell’altro come di una persona di cui fidarsi e a cui rivolgersi in caso di necessità e del mondo come di un posto sicuro e benevolo.

Se, al contrario, i bambini sperimentano un senso di insicurezza nella relazione con le persone di riferimento, questo potrebbe rimanere dentro di loro e influenzare in modo critico le relazioni future, di amicizia, di coppia, professionali.

Con il termine insicurezza, ci riferiamo al fare esperienza di un genitore che non riesce a comprendere i bisogni del bambino e a essere sensibile nei suoi confronti, o riesce a farlo in modo intermittente o imprevedibile. Così il bambino impara che non può rivolgersi a lui nel momento del bisogno, che deve “fare da solo” e che è meglio non comunicare o mostrare le proprie difficoltà o le proprie emozioni.
Ma quali sono i bisogni dei bambini? Possiamo organizzarli in due macrocategorie.

Il bisogno di esplorazione

La prima macrocategoria comprende i bisogni connessi all’esplorazione, ovvero alla curiosità e alla necessità del bambino di scoprire il mondo che lo circonda. Perché un bambino possa avventurarsi e conoscere il mondo, è necessario che senta il pieno appoggio dei genitori.

In questi momenti, talvolta non è necessario interagire direttamente con il bambino; sono i momenti in cui i bambini hanno bisogno di sorveglianza, ovvero di sentire che il genitore è presente, li osserva mentre giocano, segue i loro passi e i loro movimenti. Questo consente loro di fare nuove scoperte e di imparare.

I nostri bambini hanno poi bisogno di ammirazione, ovvero di sentire che li amiamo perché sono quello che sono, non solo perché sono capaci di fare bene qualcosa. L’ammirazione veicola accettazione e consente al bambino di esprimersi, oltre a essere fondamentale per lo sviluppo di una buona autostima.

Anche riconoscere le competenze e il valore dei bambini è importante per loro. In questo caso parliamo di bisogno di apprezzamento. Possiamo trasmettere al nostro bambino che lo apprezziamo anche semplicemente giocando e divertendoci con lui.

Attenzione però: l’apprezzamento implica una valutazione e dobbiamo stare attenti a non comunicare al bambino che gli vogliamo bene solo perché è “bravo” e competente. Quando esplorano, a volte i nostri bambini hanno bisogno di aiuto.

Anche in questi casi, è importante trasmettere che ci siamo e possiamo dargli una mano, ma anche che possono essere in grado di fare le cose da soli. È fondamentale trovare l’equilibrio giusto, che consenta al bambino di affidarsi a noi, ma anche di sentire che può fare da sé, di modo che non si percepisca come inadeguato.

Per esempio, sostituirsi a lui, veicolando ripetutamente messaggi del tipo “Lo faccio io, tu non sei capace”, è un comportamento che va nel tempo a minare la sua autostima e la sua fiducia in se stesso. In sintesi, è importante che il genitore funga da “base sicura” del bambino per l’esplorazione del mondo, che la sostenga e che veicoli quindi un senso di presenza e disponibilità, condivisione dell’esperienza di curiosità e scoperta e fiducia nelle sue possibilità.

I bisogni di attaccamento

A volte i bambini hanno bisogno anche che il genitore faccia da “porto sicuro”, ovvero che accolga il loro ritorno e il loro bisogno di vicinanza fisica ed emotiva.

La seconda macrocategoria infatti comprende i bisogni di attaccamento, ovvero quei bisogni più strettamente connessi alla relazione genitore-bambino, che nascono per esempio quando i bambini si sentono stanchi, spaventati o a disagio, o quando necessitano di capire cosa gli sta succedendo da un punto di vista emotivo. Quando sono spaventati, i bambini hanno bisogno di protezione, sia fisica che emotiva. È importante per loro sapere che i genitori sono pronti a fornirgliela, diversamente svilupperanno paura anche quando sono al sicuro o la sensazione che potrebbe sempre accadergli qualcosa di brutto. In altri momenti, i bambini hanno bisogno di consolazione, ovvero di essere rassicurati e coccolati rispetto a qualcosa che può essere per loro fonte di preoccupazione o angoscia. Sia quando esplorano che quando tornano “alla base”, i bambini hanno bisogno di ammirazione. Il genitore può veicolare ammirazione per esempio attraverso parole che esprimono l’affetto che provano per loro o l’importanza che rivestono, o attraverso gesti di tenerezza, come una carezza o un abbraccio.

La regolazione emotiva

Infine, a volte i bambini hanno bisogno di comprendere e dare un senso alle emozioni che provano, ovvero di regolazione emotiva. Le emozioni sono fondamentali nello sviluppo dei bambini. È importante che sentano di poter esprimere l’intera gamma delle emozioni (gioia, paura, tristezza, rabbia…).

Mostrandosi disponibili e pronti ad accoglierle e nominarle, i genitori comunicano al bambino che può sentirsi sicuro quando prova delle emozioni, che può comunicarle e condividerle e che non ne sarà sopraffatto. Inoltre gli insegnano a riconoscerle e comprenderle, fornendogli un importante alfabeto emotivo che rappresenterà un bagaglio e una risorsa per tutta la vita.

Sembra semplice eppure nella vita di tutti i giorni non è sempre così. Sapere dove portare l’attenzione però può aiutare molto nella relazione con i figli. Un aspetto fondamentale, è quello di mettersi nei panni dei bambini e imparare a guardare il mondo con i loro occhi.

Effettuando uno spostamento dalla prospettiva adulta a quella del bambino, i genitori sono in grado di avvicinarsi maggiormente a una comprensione emotiva e autentica dei loro sentimenti e dei loro bisogni.

Limiti: saper dire di no

Riconoscere i bisogni dei bambini e rispondervi in modo sensibile, non significa accontentarli in tutto e per tutto. Talvolta è sensato e vitale accogliere e assecondare un bisogno, mentre altre volte può non essere possibile o addirittura nocivo o pericoloso.

In quel caso, ai genitori è richiesto di imporsi ed essere forti, che non significa alzare la voce o entrare in un braccio di ferro con il bambino, ma fornire un limite, per esempio dicendo di no.

Anche i limiti contribuiscono a rafforzare alla sensazione di sicurezza dei bambini, oltre che fornirgli un’adeguata immagine del mondo. Un bambino può infatti spaventarsi se si percepisce onnipotente e sente che gli altri non riescono a contenerlo.

Ha bisogno di sentire che l’adulto può proteggerlo e farsi carico delle “cose da grandi”. Più riusciremo a spiegare al nostro bambino perché non può comportarsi in un certo modo, mettendoci nei suoi panni, più lui riuscirà a comprendere, tollerare e accettare i limiti.

Genitori figli

La difficoltà nei confronti dei figli è strettamente connessa anche ai limiti dei genitori. A volte non riusciamo a metterci nei panni dei nostri figli, o siamo in difficoltà quando sono arrabbiati o tristi. Questo dipende molto dalla nostra esperienza di figli.

È soprattutto lì infatti che abbiamo imparato a fare i genitori. La nostra esperienza può a volte offuscare la nostra visione e renderci difficile mettere a fuoco i segnali che i nostri bambini ci inviano o la possibilità di rispondere nel modo più adatto a farli sentire sicuri.

Non basta desiderare che i figli si sentano sicuri, perché questo avvenga. In questi casi può essere d’aiuto rivolgersi a uno psicologo per un sostegno alla genitorialità. Essere sostenuti, rende più semplice sostenere i propri figli.

Passare dalla comprensione e consapevolezza delle nostre risorse e delle nostre difficoltà, ci può essere enormemente d’aiuto.

Il caso americano del Circle of Security Parenting

Questo modello, ideato dai ricercatori americani Glen Cooper, Kent Hoffman and Bert Powell nel2007, sintetizza quelli che gli ultimi cinquant’anni di ricerche sono emersi essere i pilastri per promuovere un attaccamento sicuro tra genitori e figli.

Il COS-P si compone solitamente di 8 sedute, durante le quali i genitori (come singoli, come coppia o in gruppo) intraprendono un viaggio alla scoperta dei bisogni dei figli e delle caratteristiche di una buona relazione, fatta di rotture e riparazioni, di condivisione emotiva ed empatia.

Il circolo della sicurezza (circle of security) definisce l’andare e venire continuo nel quale i bambini esplorano e fanno ritorno ai genitori e rappresenta una vera e propria mappa che può aiutare a comprendere i loro comportamenti.

Unitamente a una componente più teorica, viene utilizzato un dvd contenente filmati di interazioni di genitori e figli, di modo da lavorare direttamente su ciò che viene trattato.

Viene stimolata inoltre la riflessione: analizzare ciò che accade con i propri figli, anche alla luce di quello che è accaduto con i propri genitori, permette infatti di diventare più consapevoli delle proprie risorse e di quello che si può modificare e migliorare, per operare una scelta verso il benessere.

Questo intervento non intende caricare di un’eccessiva responsabilità i genitori nella cura dei figli (spingendoli per esempio a pensare che tutto ciò che accade ai figli sia causa loro), né fornire la formula per diventare genitori perfetti. Al contrario, è concepito per aiutarli ad essere genitori “sufficientemente buoni” (secondo il concetto introdotto dallo psicoanalista inglese Donald Winnicott), poiché questo è ciò di cui i figli hanno in realtà bisogno. I bisogni di sicurezza, cura, protezione, ammirazione e così via, durano tutta la vita: è per questo che il COS-P è indicato sia per genitori di bambini piccoli che per genitori di bambini più grandi o adolescenti.

(22 Gennaio 2018)

Psicologa, completando la scuola di specializzazione della Società Italiana di Psicoterapia Psicoanalitica (SIPP).

Dopo la laurea magistrale conseguita con lode presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca, ha proseguito la propria formazione focalizzandosi prevalentemente sulle aree della psicoterapia individuale con adulti e adolescenti e del sostegno alla genitorialità.

Ha frequentato un corso di perfezionamento presso l’Università degli Studi di Pavia inerente la valutazione e gli interventi orientati all’attaccamento e ha seguito dei training internazionali sul tema.

 In particolare è Intervener del Video Feedback Intervention to Promote Positive Parenting and Sensitive Discipline (VIPP-SD), un intervento che, mediante l’impiego di tecniche di video feedback, ha lo scopo di incrementare la sensibilità  genitoriale, migliorare la relazione genitore-figlio e individuare strategie per prevenire o ridurre comportamenti problematici nei bambini piccoli, e abilitata a condurre il Circle of Security – Parenting (COS-P), un intervento mirato ad aumentare le capacità di mentalizzazione di genitori e operatori che lavorano con genitori e bambini, che ha come focus le dinamiche di attaccamento e accudimento. Per quanto riguarda la propria pratica psicoterapica, ha svolto attività clinica presso due Centri Psico Sociali e presso l’Ambulatorio di Psichiatria e Psicoterapia Psicodinamica dell’Ospedale Niguarda di Milano.

Ha maturato un’esperienza significativa nell’ambito della cura del disagio psichico dell’adolescenza e dell’età adulta, collaborando con comunità terapeutiche per adolescenti e adulti e con ambulatori pubblici.

È stata referente per l’area della genitorialità presso una comunità terapeutica per mamme tossicodipendenti con bambini e donne vittime di violenza.

Ha lavorato inoltre nel campo della psichiatria territoriale, progettando e realizzando interventi di riabilitazione, e della disabilità infantile, sia nell’inserimento e affiancamento scolastico dei bambini sia nel supporto ai genitori.

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Источник: https://psiche.cmsantagostino.it/2018/01/22/bambini-regolazione-emotiva/

Gravidanza
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