Lei ha 43 anni e lui 16, come può funzionare il matrimonio?

La differenza di età nella coppia

Lei ha 43 anni e lui 16, come può funzionare il matrimonio?

Non si è mai troppo vecchi finché si desidera sedurre

 e, soprattutto, finché si desidera essere sedotti.

Charles Baudelaire

Uno dei cliché che ancora non hanno superato le barriere del moralismo imperante è la differenza di età all’interno della coppia, ma poco importa se è l’uomo ad essere più vecchio, in tal caso la differenza è ampiamente tollerata, anzi vista di buon occhio da molti se non addirittura prescritta in certe culture, come quella islamica, dove bambine anche al di sotto dei 10 anni sono costrette a sposare uomini di tutte le età anche anziani, brutti e sdentati.

D’altra parte in quei paesi la donna è ritenuta al pari di un qualunque altro oggetto, pertanto i suoi pensieri, sentimenti e le sue emozioni non vengono nemmeno percepite, se non addirittura non tollerate.

Ma in tal paesi sembra che il progresso evolutivo si sia arenato in tradizioni secolari che risultano inadeguate se non addirittura in violazione della legge in tutti gli altri paesi del mondo.

Diverso è il caso in cui sia l’uomo ad essere più giovane della donna, in tal caso anche i paesi più moderni sembrano essersi dimenticati la loro evoluzione quando esprimono giudizi di disapprovazione se non addirittura di peggio.

Eppure nell’epoca della desiderata parità dei sessi, dichiarata anche dall’uomo, queste diverse posizioni sessiste non dovrebbero sussistere.

Pertanto, quella che per tutti gli altri può essere una scelta acclamata e benedetta, la coppia lei più vecchie e lui molto più giovane viene ancora boicottata e resa difficile, intollerata e ritenuta inadeguata ed inopportuna.

Eppure se la coppia funziona ed ha un’ottima intesa ha le stesse possibilità di diventare duratura quanto le coppie “normali”, tutto sta nel prendere le cose nel giusto modo ed affrontare i giudizi e le critiche degli altri come meritano: frutto di ignoranza, mancanza di apertura mentale, falso bigottismo (perché funziona solo nelle circostanze di comodo e non è mai una visione coerente e costante).

Come affrontare i giudizi negativi

La prima cosa che la coppia con differenti età deve affrontare sono i giudizi di tutti,dalle osservazione di disapprovazione di chi ha una certa confidenza, come familiari e parenti ed amici, sino agli sguardi indagatori e spezzanti dei passanti, gente sconosciuta ma che gode un mondo a criticare gli altri, in tali casi affermo che lo fanno sempre per compensare la infelicità che si portano dentro le loro scelte conformi e banali.

Perché in fondo la scelta di fare qualcosa di diverso dagli altri comporta una buona dose di coraggio e di incoscienza, quello che tutti dovremmo avere per scegliere col cuore e farci guidare dalle passioni, non dalle ragioni imposte dalla società e seguite per il timore del giudizio critico degli altri.

I pazzi non sono coloro che vivono liberamente, i veri pazzi sono coloro che vivono ingabbiati dalle convinzioni e da morali obsolete, superate ma che servono a mantenere il piedistallo di carta che certi perbenisti costruiscono sotto di sé per non rendersi conto della banalità della loro vita e delle loro scelte.

Non dimenticate la splendida citazione di apertura di Lev Tolstoj nel suo intramontabile romanzo “Anna Karenina”: “Tutte le famiglie felici si assomigliano tra loro. Ogni famiglia infelice è infelice a modo suo.”

Ed in questa frase sta l’essenza di una grande verità, e cioè che le famiglie felici e perfette non esistono, ma esistono quelle imperfette, non sempre felici ma comunque serene e con un buon equilibrio interiore, tale da renderle diverse da quelle apparentemente felici che in realtà non lo sono, e tutte nello stesso identico modo di infelicità.

Questo intendeva comunicare il grande romanziere russo, inutile cercare la felicità assoluta, che non esiste, è pura illusione, occorre fare scelte consapevoli, col cuore, che soddisfano e ci danno quello di cui abbiamo bisogno, tutto il resto e superfluo e possiamo farne a meno, giudizi e critiche negative comprese.

Perché si sceglie un compagno/a più vecchio

La persona di una certa età, o comunque più vecchia dei coetanei, è sempre più matura, più stabile ed è in grado di assicurare una certa affidabilità e questo garantisce una sicurezza per chi certa questi riferimenti nel partner.

In psicologia il riferimento ad un compagno o compagna di molti anni in più richiama simbolicamente il genitore di riferimento con cui si aveva un certo rapporto simbiotico particolare, fatto di amore, devozione ed estrema fiducia, pertanto è naturale per una persona ricercare le stesse condizioni nel compagno/a, per potersi sentire assicurato e rasserenato nello stesso modo.

Così, molte donne preferiscono la maturità e l’esperienza per sentirsi complete, con un uomo maturo a fianco che sia un buon punto stabile, sicuro, affidabile per la vita, sia dall’aspetto sentimentale che economico, non per venalità ma perché la stabilità di un uomo che è già affermato professionalmente da maggiore senso di sicurezza di un giovane senza un lavoro o in costante evoluzione e cambiamento.

Oggigiorno, come sempre, la stabilità economica è sinonimo di sicurezza, questo è innegabile, e la sicurezza porta benessere e felicità.

Smettiamola col detto i soldi non fanno la felicità perché la realtà è ben diversa, senza soldi ci sono i problemi economici, le difficoltà si instaurano crisi che portano alla rottura dei rapporti, non ci si può permettere nulla, nemmeno la salute (provate ad essere malati e senza soldi per curarvi e poi ne parliamo) quindi i soldi e la stabilità economica sono le basi per un rapporto sereno e stabile, se poi c’è anche l’amore direi che c’è tutto.

Per l’uomo che sceglie la donna matura vale la stessa identica cosa.

Diverse sono invece le motivazioni che spingono uomini e donne a ricercare un compagno più giovane.

La giovinezza rappresenta la passionalità, la sensualità, la voglia di giocare e divertirsi, il desiderio di ritornare giovani seguendo le inclinazioni giovanili esorcizzando in tal modo il tempo che passa e gli anni che aumentano inesorabilmente.

L’amate più giovane invece riporta quel guizzo giovanile che si percepiva soltanto nell’età precedente e quindi si  va alla ricerca della stessa voglia di vivere, con emozioni e passioni di un tempo.

Solitamente però è più facile riscontrare la scelta di una donna con un compagno più vecchio e la scelta di un uomo con una compagna più giovane.

Se la donna in un uomo più anziano cerca, maturità, sicurezza e affidabilità, l’uomo in una compagna giovane ricerca la sua gioventù e scagiona in tal modo la paura di invecchiare e di non essere più maschio, attraente, sessualmente attivo.

La donna giovane dunque rassicura l’uomo sulle sue doti sessuali e sulla sua capacità di essere energico ed attivo, stimolato e con la voglia di sentirsi ancora un giovanotto.

Qual è la differenza d’età ideale

Diversi studi hanno cercato una risposta a quale sia la differenza di età tra i partner ideale per garantire una certa stabilità duratura nel tempo.

Lo studio ha indagato sulle percentuali di rottura in base agli anni che separano i partner.

Se la differenza è di 5 anni il rischio è del 18% circa. Oltre i 10 anni sale al 39%. Con una differenza di 20 anni il disastro: 95%.

Sembrerebbe che a rendere la vita di coppia serena sia un anno o poco più.

Un precedente studio inglese sullo stesso tema, portava alla conclusione che uomo e donna dovrebbero “passarsi” 4 anni per essere felici. Calcoli questi, che devono essere integrati con altre varianti. Dalla situazione economica, al lato caratteriale, fino ala presenza o meno di figli.

Insomma, eccezioni a parte, la scienza sostiene che ci sia una gap ideale che aumenta le possibilità di successo di una relazione. Quando a “separare” una coppia c’è solo un anno, la possibilità di rottura è solo del 3%.

Hugo Mialon, uno dei ricercatori, sottolinea: “Le tipologie di coppie con forti differenze di età, potrebbero lasciarsi anche per altri motivi”.

Mialon, insieme al prof. Francis, ha pubblicato i risultati della ricerca con il titolo “Un diamante è per sempre e altre fiabe: la relazione tra spese della celebrazione del matrimonio e durata del rapporto matrimoniale”.

I due ricercatori hanno scoperto che solo l’1% delle donne pensava che la relazione ideale fosse con un uomo più giovane.

Gran parte degli uomini erano invece piuttosto dubbiosi sul diventare il toy boy, tanto che solo il 2% avrebbe preferito stare con una donna più grande.

Mialon e Francis hanno esaminato anche dati come caratteristiche demografiche e durata del rapporto nei matrimoni. Tasselli in più per confermare in maniera statistica come una grande differenza d’età possa portare alla (quasi) certa crisi d’amore.

La differenza di età in amore non è un fattore obbligatoriamente negativo, ma nasconde delle componenti psicologiche che è bene non sottovalutare.

Le carenze affettive compensate con l’età

Tutti gli studiosi sono inclini nel ritenere che la differenza delle’età, quando sia marcata nella ricerca del partner più vecchio, rappresenta sempre un desiderio di compensare un carenza affettiva mancante nell’età dell’infanzia.

In molti casi entrano in gioco i conflitti con i genitori, la voglia di trasgressione (per i soggetti più giovani), depressione e incapacità di accettare il tempo che passa (per i soggetti più grandi).

Altro aspetto da non sottovalutare è la componente narcisistica.

Sul narcisismo lascio le tracce di alcuni miei articoli per gli eventuali approfondimenti:

il complesso di Narciso,

Il complesso di Cleopatra,

Il Disturbo Narcisistico di Personalità (DNP)

l’amante narcisista,

le trappole di un narcisista,

il tradimento di un narcisista,

come abbandona un narcisista,

il narcisista sposato,

i genitori narcisisti.

Capita sovente che un soggetto narcisista attraversi fasi depressive in cui la propria autostima arriva a toccare livelli davvero bassi. Ecco, allora, che riuscire a sedurre o farsi sedurre da un partner più giovane (o più grande) diventa l’unica apparente via di fuga da questo stato depressivo e l’unica soluzione per risollevare la propria autostima.

Gli eventuali problemi che possono insorgere

Una coppia con differenze di età può avere, tanto per cominciare, gli stessi problemi di una coppia di coetanei o di semi-pari.

Solitamente dopo l’iniziale periodo passionale e di massima attrazione sessuale, quando subentra la conoscenze e l’abitudinarietà della coppia, quando non c’è affinità ed un solido sentimento che sostiene la coppia questa tende ad entrare in crisi.

Nel caso di età diverse ovviamente entrano in gioco anche le diverse esigenze sia fisiche che di stile di vita che i partner possono avere.

La questione è stata oggetto di una ricerca condotta all’Università del Colorado, a Boulder, e pubblicata sul Journal of Population Economics.

Per gli studiosi statunitensi, nell’arco di 6-10 anni la differenza d’età può provocare un clima generale di insoddisfazione e il risvolto negativo di questo è che una coppia meno appagata si rivela meno corazzata di fronte a tanti problemi.

Soprattutto, aggiungono i ricercatori, se si tratta di problemi economici, tipo la perdita del lavoro o il peggioramento delle condizioni finanziarie.

I vantaggi della differenza di età

Innegabile che le coppie con differenti età hanno la possibilità di avere delle vedute diverse delle realtà e degli stili di vita e questo può risultare stimolante per un confronto costante e costruttivo.

Due persone molto lontane di età hanno generalmente alle spalle delle esperienze di vita differenti; ognuna ha la propria visione del mondo e diverse modalità di reazione agli eventi, i più giovani sono spunti solitamente dai primi impulsi mentre l’età tende a rendere più riflessivi.

Anche dal punto di vista sessuale la differenza d’età in amore può essere un grande vantaggio: il diverso approccio sul piano sessuale che inevitabilmente caratterizza due persone lontane di età può essere per entrambi molto intrigante e permettere loro di esplorare “terreni” sconosciuti. In ogni caso, questa disparità dà nuovi stimoli e molta passione alla vita di coppia.

La differenza d’età in amore, spesso, si traduce anche in un maggior equilibrio nella coppia: le caratteristiche opposte tipiche di due età diverse possono armonizzarsi in un tutt’uno completo e ben bilanciato.

Da un lato ci sono l’esperienza e la maggiore saggezza di chi è più avanti con gli anni; dall’altro ci sono la passionalità e la carica vitale tipiche di un’età più giovane.

Tutto sta nel quanto la coppia sia armoniosa e perfettamente combaciante in termini di esigenze, ascolto e comunicativa, e per questi fattori l’età non conta.

Источник: https://www.marilenacremaschini.it/la-differenza-di-eta-nella-coppia/

Coppie di fatto non sposate: diritti e doveri dei conviventi

Lei ha 43 anni e lui 16, come può funzionare il matrimonio?

Convivenza di fatto e coppia di fatto: qual è la differenza? Chi convive ha molti degli stessi diritti e doveri delle coppie unite dal matrimonio: quali sono?

Possiamo tranquillamente dire che il 2016 ha segnato uno spartiacque tra due modi di intendere la famiglia di fatto, cioè quella che non ha contratto il vincolo coniugale: prima di tale data, infatti, i diritti di cui godevano i conviventi erano incerti e di natura esclusivamente giurisprudenziale, poiché la legge disciplinava solo l’unione che fosse stata consacrata dal matrimonio. Con la legge Cirinnà del 2016 possiamo ufficialmente dire che la famiglia non è fondata solo sul matrimonio, ma su una comunione di vita materiale e spirituale: ragion per cui anche i conviventi (cosiddette “coppie di fatto”) godono di gran parte dei diritti riconosciuti alle coppie sposate. Insomma, oggi i conviventi possono dire di aver raggiunto dei notevoli traguardi rispetto al passato. Ferma restando la possibilità di stipulare un contratto di convivenza, per quanto riguarda le coppie di fatto non sposate, quali sono i diritti e doveri dei conviventi?

Grazie alla legge Cirinnà del 2016, oggi esiste un provvedimento che indica, in modo esplicito ed inequivocabile, quali sono i diritti e gli obblighi di coloro che convivono pur non essendo sposati.

Già da prima, però, esistevano alcuni interventi del Parlamento: pensa a quello con cui è stato estesa ai conviventi l’applicazione delle misure contro la violenza nelle relazioni familiari.

Se hai dieci minuti di tempo, ti consiglio di proseguire nella lettura di questo articolo: vedremo quali sono i diritti e doveri dei conviventi nelle coppie di fatto non sposate alla luce della legge Cirinnà che ha formalmente istituito le unioni civili e le convivenze di fatto.

Convivenza di fatto: cos’è?

Con la legge Cirinnà [1] del 2016 in Italia è stata introdotta la disciplina per le coppie che, di fatto, vivono come se fossero unite in matrimonio: sono le convivenze di fatto.

Secondo la legge, per conviventi di fatto  si intendono due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca  assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un’unione civile.

La convivenza di fatto tra persone dello stesso sesso o eterosessuali può essere attestata da un’autocertificazione, redatta in carta libera e presentata al comune di residenza, nella quale i conviventi dichiarano di convivere allo stesso indirizzo anagrafico. Il Comune, fatti gli opportuni accertamenti, rilascerà il certificato di residenza e stato di famiglia. Non vi è alcun obbligo per i conviventi di presentare la predetta autocertificazione, in quanto la convivenza può essere provata con ogni strumento, anche con dichiarazioni testimoniali.

In poche parole, la convivenza di fatto è rivolta a tutte quelle persone, indifferentemente omosessuali o eterosessuali, che hanno deciso di non contrarre matrimonio né di sancire il loro legame attraverso l’unione civile, ma che comunque sono meritevoli di una tutela rispetto a determinati aspetti della vita, primo fra tutti quello della malattia.

Diritti e doveri dei conviventi di fatto: quali sono?

La convivenza di fatto tra due persone, quando formalizzata nei modi di cui al precedente paragrafo, crea un nucleo familiare che, seppur diverso da quello matrimoniale, è meritevole di tutela. Nello specifico, dalla convivenza di fatto nascono i seguenti diritti e doveri:

  • stessi diritti che spettano al coniuge nei casi previsti dall’ordinamento penitenziario (in pratica, la possibilità di far visita al proprio partner in carcere);
  • il diritto reciproco di visita, di assistenza e di accesso alle informazioni personali, in caso di malattia o di ricovero del convivente di fatto;
  • la facoltà di designare il convivente quale proprio rappresentante in caso di malattia che comporta incapacità di intendere e di volere, per le decisioni in materia di salute, ovvero di morte, per quanto riguarda la donazione di organi, le modalità di trattamento del corpo e le celebrazioni funerarie;
  • Il convivente di fatto può essere nominato tutore, curatore o amministratore di sostegno, qualora il partner venga dichiarato interdetto, inabilitato o beneficiario dell’amministrazione di sostegno;
  • in caso di morte del proprietario dell’abitazione comune, il convivente superstite può continuare ad abitare nella stessa per due anni o per un periodo pari alla convivenza se superiore a due anni e comunque non oltre i cinque anni. Qualora il convivente superstite abbia figli minori o disabili, ha diritto di continuare ad abitare nella casa di comune residenza per un periodo non inferiore a tre anni;
  • nei casi di morte del conduttore o di suo recesso dal contratto di locazione della casa di comune residenza, il convivente ha la facoltà di succedergli nel contratto;
  • lo stesso diritto al risarcimento del danno spettante al coniuge superstite, in caso di decesso del convivente di fatto derivante da fatto illecito di un terzo;
  • il diritto del convivente di partecipare alla gestione e agli utili dell’impresa familiare del partner, nonché ai beni acquistati con questi ultimi e agli incrementi dell’azienda, in proporzione al lavoro prestato;
  • in caso di cessazione della convivenza di fatto, il diritto di ricevere gli alimenti dall’ex convivente, qualora versi in stato di bisogno e non sia in grado di provvedere al proprio mantenimento.

Convivenza di fatto e coppie di fatto: differenza

La legge Cirinnà, introducendo le convivenze di fatto e le unioni civili (queste ultima possono intercorrere solamente tra persone dello stesso sesso), ha in effetti previsto che due persone che stanno insieme, se vogliono essere riconosciute dallo Stato godendo dei diritti sopra visti, devono formalizzare la loro convivenza recandosi al Comune e adempiendo agli oneri che abbiamo visto nel primo paragrafo.

In Italia, però, ci sono moltissime coppie che, pur vivendo sotto lo stesso tetto da anni, ritengono di non ufficializzare la loro unione: in pratica, non vogliono diventare conviventi di fatto. Quale regime giuridico si applicherà a costoro?

Ebbene, coloro che convivono ma che non voglio registrare la propria unione in Comune continuano a rimanere una mera coppia di fatto, distinguendosi così dai conviventi di fatto per la minor tutela a loro accordata.

Ed infatti, la coppia di fatto non è disciplinata da alcuna legge e, pertanto, dovrà accontentarsi della tutela che è stata loro riconosciuta negli anni dalla giurisprudenza.

Vediamo quali sono i diritti e doveri dei conviventi nelle coppie di fatto non sposate.

Fedeltà

Il più incisivo dei doveri che non spettano alle coppie di fatto è il dovere di fedeltà: il convivente tradito non può chiedere addebiti e risarcimenti di alcun tipo (carte che, ovviamente, possono essere fatte valere solo nei giudizi di separazione).

L’obbligo di fedeltà, tra l’altro, non è stato previsto dalla legge Cirinnà nemmeno per le convivenze di fatto, cioè quelle ufficializzate in Comune. Possiamo quindi dire che, secondo la legge, la fedeltà è elemento indispensabile solamente per l’unione matrimoniale.

Mantenimento

Altrettanto dicasi per il diritto all’assegno di mantenimento successivo alla separazione che riguarda solo le coppie unite dal vincolo matrimoniale.

Ai conviventi di fatto che si separano possono spettare al massimo gli alimenti, che sono una misura assistenziale di minore entità rispetto al mantenimento vero e proprio, mentre alle coppie di fatto non spetta proprio nulla, né il mantenimento né gli alimenti.

Tuttavia, con apposita scrittura privata, le parti possono concordare, a monte, per l’assunzione da parte di uno dei conviventi dell’obbligo di mantenimento dell’altro.

Eredità e comunione dei beni

Il convivente non è un erede legittimo e non gode di un diritto ereditario. Non gli resta che sperare del testamento. In ogni caso, con il testamento si può attribuire al partner solo la quota disponibile, cioè quella porzione del patrimonio che la legge non riserva ai familiari più stretti. Insomma, una tutela molto ridotta.

In effetti, anche ai conviventi di fatto formalmente riconosciuti non spetta alcun diritto successorio: l’instaurazione di una convivenza di fatto, infatti, non permette in nessun caso alla coppia di ottenere dei diritti di successione, che non possono neanche essere ineriti nel contratto di convivenza.

Allo stesso modo, tra i conviventi in una coppia di fatto non si instaura alcuna comunione dei beni.
Per ovviare a entrambi i suddetti limiti (testamento e comunione dei beni), si può ricorrere ad un normale contratto di vendita o di donazione, con cui, ad esempio, si trasferisce al partner beni o diritti, o costituire in suo favore un diritto reale di godimento.

Reversibilità

Sempre in caso di morte del convivente, il partner superstite non può rivendicare pretese sulla pensione di reversibilità.

Tutela del patrimonio immobiliare

La coppia di fatto non può stipulare un fondo patrimoniale, destinato solo alle coppie sposate. Si potrebbe però costituire un vincolo di destinazione o optare – nel caso in cui si intendessero tutelare gli interessi di figli nati dall’unione – per l’istituzione di un trust.

Impresa familiare

La legge riconosce tutela, al pari del coniuge, al partner che abbia prestato la propria attività all’interno dell’impresa familiare.

Possesso dell’abitazione

Se l’abitazione è di proprietà di uno dei due, egli non può sbattere fuori di casa l’altro, dall’oggi al domani. Quest’ultimo infatti vanta un diritto di possesso che non gli può essere negato. Se la casa è, invece, in affitto, con la morte dell’uno, il convivente ha diritto di subentrare nel contratto fino alla sua naturale scadenza.

Maltrattamenti in famiglia

Il reato di maltrattamenti in famiglia prescinde dall’esistenza di un matrimonio formale e, quindi, l’illecito penale scatta anche nei riguardi del partener senza la fede.

Affidamento dei figli

Stesso discorso per quanto riguarda l’affidamento dei figli: non perché la coppia non è sposata, i figli non debbono essere “gestiti”, dopo la rottura, da entrambi gli ex conviventi.

Il dovere di mantenimento, il diritto di visita e l’affidamento condiviso non conoscono differenza tra coppie che sono salite sull’altare e coppie che, invece, non lo hanno fatto.

Risarcimento del danno

Se uno dei due partner muore per fatto illecito altrui (per esempio un incidente stradale), il superstite ha diritto ad essere risarcito al pari di un coniuge.

Non ogni convivenza, però, fonda un’azione risarcitoria: il diritto al risarcimento scatta solo se la convivenza abbia una stabilità tale da far ragionevolmente ritenere che, ove non fosse intervenuta l’altrui azione, sarebbe continuata nel tempo.

Violazione degli obblighi familiari

Versare del denaro al partner, durante la convivenza, configura, nel rispetto dei principi di proporzionalità e adeguatezza, l’adempimento di un’obbligazione naturale, essendo espressione della solidarietà tra due persone unite da un legame stabile e duraturo [2]. Pertanto è legittimo richiedere, nei confronti dell’ex convivente, il risarcimento dei danni per violazione degli obblighi familiari [3].

Ai fini del rilascio del titolo di soggiorno rileva anche la convivenza stabile dello straniero che dimostri di trarre da tale tipo di rapporto mezzi leciti di sostentamento [4]. Per la stessa ragione non si può espellere lo straniero non solo in caso di matrimonio, ma anche di convivenza in Italia, con una donna incinta [5].

[1] Legge n. 76/2016 del 20.05.2016 (cosiddetta legge Cirinnà).

[2] Cass. sent. n. 1277/2014.

[3] Cass. sent. n. 15481/2013.

[4] Tar Liguria, sent. n. 25/2015.

[5] Cass. sent. n. 3373/2014.

Autore immagine: Unsplash.com

Источник: https://www.laleggepertutti.it/90311_coppie-di-fatto-non-sposate-diritti-e-doveri-dei-conviventi

Gravidanza
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