Le paure più tipiche nel crescere figlie femmine

Le Paure dei bambini di 2-9 anni: Ecco Come Gestirle ⋆ Aiamc

Le paure più tipiche nel crescere figlie femmine

Due occhi sgranati cercano la mamma, si attaccano a lei e con voce tremolante dicono “Aiuto! Mamma ho paura!”
Ma paura di cosa?
Del buio, di entrare in acqua in piscina, di un insetto, di affrontare il primo giorno di scuola o del mostro sotto il letto…

I genitori possono trovarsi spiazzati di fronte a questi timori, ingiustificati per un adulto, rischiando reazioni sbagliate: a volte accogliendo e coccolando soprammisura il figlio, dimostrandogli, con questo comportamento di protezione, che hanno ragione ad avere paura, altre, esortano il bambino ad essere coraggioso, lasciando trasparire il messaggio che provare paura sia qualcosa di assolutamente sbagliato.

Ma che cos’è davvero la paura?

Una emozione, naturale, sana e utile!

E l’emozione può essere definita come una reazione soggettiva a un evento saliente, caratterizzata da cambiamenti fisiologici, esperienziali e comportamentali.

Ogni emozione assume una valenza differente in base all’influenza di alcuni fattori specifici come la situazione iniziale o contesto, l’interpretazione cognitiva e soggettiva, la risposta comportamentale messa in atto e l’automatica e specifica reazione fisiologica.

La paura è fondamentale per la nostra sopravvivenza: ci mette in allarme davanti a situazioni minacciose o che potrebbero arrecarci danno e ci consente di attivare risposte di attacco o fuga con correlati fisiologici ben definiti.Insomma senza una giusta dose di paura saremmo già estinti.

Partendo da questa precisazione è facile capire come le paure dei bambini siano assolutamente naturali e derivino dalla continua esplorazione della realtà, tuttasconosciuta e quindi possibile fonte di minaccia.

La paura permette al bambino di comprendere la natura pericolosa dell’ignoto e mettersi al riparo attraverso diverse strategie, apprendere abilità di vigilanza e resistenza.

Tipologie di Paure

Possediamo diverse tipologie di paure:

  • quelle innate, presenti fin dalla nascita, perlopiù associate a cambiamenti fisiologici repentini, come un forte rumore o un lampo;
  • quelle più prettamente legate alla crescita come la paura dell’estraneo (8/9 mesi),
  • dellaseparazione dal genitore (12/18 mesi con apice a 2/3 anni);
  • dei mostri, delle streghe, del temporale e del buoi (3/5 anni)
  • paure di minacce alla propria incolumità come quella dei ladri, di essere rapiti, delle malattie (6/12 anni);
  • paure legate all’immagine di sé, al corpo che cambia, al giudizio degli altri (adolescenza).
  • le paure derivate da possibili eventi traumatici passati, come la paura del dottore associata al dolore fisico se, per esempio, ci ha fatto una puntura, dell’acqua, se una volta abbiamo bevuto facendo il bagno o di essere maltrattati se in passato li abbiamo osservati o subiti.

Paura dei mostri e dei fantasmi

Accanto alle paure legate alla realtà o a situazioni oggettive, ce ne sono altre associate alla fervida fantasia dei bambini: un esempio su tutti la paura dei mostri.

Solitamente si manifesta intorno ai 3 anni di età e finisce normalmente a 6-8 anni, periodo in cui il bambino comprende l’inesistenza dei mostri assimilando e imparando a gestire le angosce e le paure in essi rappresentate.

Questi spaventi derivano dal mondo interno del bambino fatto di preoccupazioni, e insicurezze di fronte all’ignoto, che viene proiettato all’esterno e rappresentato nelle figure fantastiche che animano la realtà del bambino.La loro produzione deriva dal normale pensiero animistico del bambino che vede tutto, appunto, come animato.

Oltre

ai mostri possono avere paura dei fantasmi, delle streghe, degli zombi, del lupo cattivo e dell’uomo nero…figure che diventano reali per il bambino rappresentando una minaccia contro cui lottare ogni giorno, specialmente la notte nel buio.

Mamma e papà non dovrebbero minimizzare ma piuttosto cercare di entrare nel mondo dei loro figli e cercare
di comprendere la natura dei personaggi fantastici e quale significato assumono per loro.

Solo in questo modo possiamo aiutarli a sperimentare una sensazione di sicurezza e, nel tempo, a trovare strategie per sconfiggere i mostri e interiorizzare la paura imparando a gestirla.

Potrebbe, per esempio, essere utile costruire con i bambini una fiaba in cui loro e il mostro diventano amici, oppure dove il mostro presenta delle fragilità o caratteristiche
positive o ancora dove viene sconfitto sperimentando così una percezione di autoefficacia.

Bellissimi gli esempi riportati dalla Pixar nel cartone Monster & Co, cito la giornalista Karin Ebnet che del cartone animato scrive: “Un film che guarda in faccia le paure infantili, le esorcizza con una risata e riappacifica i bambiniMomento maggiormente critico, ovviamente, la notte, in cui il bambino vive il distacco dalle figure genitoriali e, a causa del sonno, percepisce la perdita di controllo, sentendosi in pericolo.Il timore della separazione è qualcosa che viene sperimentato normalmente e superato in modo differente in base alla relazione con il genitore.

Fornire al bambino elementi rassicuranti può favorire il distacco e quindi anche la creazione di un buon feeling con l’oscurità.

Paura del giudizio dei genitori

Gioca infatti un ruolo fondamentale lo stile educativo in cui il bambino cresce, che può incrementare la numerosità delle paure, impedire lo sviluppo di adeguati sistemi di controllo dell’angoscia o far nascere nuove paure legate al sé.

Genitori eccessivamente ipercritici che contestano e sottolineano ogni errore del figlio possono far sorgere un sensodi inadeguatezza e di incapacità, con riduzione eccessiva dell’autostima e blocchi emotivi o evitamenti nel compiere delle azioni, per il timore di commettere errori.Eccessive richieste di precisione, tipiche di uno stile perfezionistico, possono indurre nel bambino, ancora una volta, la paura di sbagliare vivendo ogni situazione come se fosse una “verifica” con grande carico di angoscia e preoccupazione di deludere le

aspettative.

Ugualmente un’eccessiva iper-protezione rende la realtà eccessivamente angosciante e trasmette la convinzione che il pericolo sia ovunque, creando uno stato di allarme continuo e totalmente inadeguato.

Quindi cosa possiamo fare?

Riassumendo: ci sono paure tipiche e funzionali alle diverse età che permettono, se ben superate, l’acquisizione di sicurezze rispetto al sé e alla realtà, grazie anche alle figure di riferimento e al loro supporto.

Per esempio, se la paura è quella del buio è possibile abituare gradualmente il bambino a restare da solo in un ambiente senza luce, si possono utilizzare delle lucine e accompagnarlo nell’esplorazione degli ambienti poco illuminati, scegliere un compagno

fedele da portare con sé, un pupazzo, una bambola, un gioco…la classica copertina di Linus, aiutandolo a comprendere che la realtà non cambia.

Quello che c’è nella stanza con la luce, rimane nella stanza con il buio.

Un buon modo per favorire il distacco dai genitori prima del sonno e quindi affrontare le tenebre notturne è quello del racconto di una favola che presenti il buio e l’oscurità in modo fantasioso e divertente. In esse le cose pericolose possono essere minimizzate e rese simpatiche. Se sono meno spaventose possiamo affrontarle.

Come superare le paure nei bambini

Poiché legittime e naturali, le paure dei bambini non vanno criticate ma accolte e ascoltate con cura e reale attenzione. L’adulto deve aiutare il bambino ad esprimere il proprio vissuto e a comunicarlo così da ridurre la tensione e trasmettergli un senso diaccettazione e supporto.

Sentire di non essere solo nella lotta contro quanto temuto è per i piccoli molto importante perché sperimentano la possibilità di affrontare l’ignoto con maggiore sicurezza e senza sentirsi soli.Cerchiamo di non sminuire mai i loro timori, nemmeno i più bizzarri. Dobbiamo piuttosto aiutarli a superarli ed interiorizzare delle strategie funzionali.

Non diciamo “non avere paura” o “non fare il fifone “ perché queste frasi alimenteranno in lui l’idea di essere sbagliato e che non è possibile esprimere liberamente le proprie emozioni andando erroneamente a inibirle e nasconderle.

È fondamentale riuscire a entrare nel loro mondo e nei loro racconti per comprenderne il vissuto e il significato dei singoli comportamenti.Agire all’interno della sua realtà, in un contesto conosciuto e controllato, consente di comprenderne la natura e ridurre l’ansia sperimentata nella lotta alla paura.

Utile utilizzare le favole, le fiabe o i racconti dove è possibile identificare e riconoscere le paure ma soprattutto dove sono evidenziate modalità funzionali per superarle. Il gioco e il disegno sono inoltre un buon palcoscenico in cui il vissuto emotivo prende vita e può trovare la sua espressione.

Presentare eroi positivi che affrontano le sfide con coraggio e ridimensionando le avversità, trasmette al bambino fiducia e presenta in modo ludico strumenti e modelli di comportamento per gestire quanto non conosce.Tutto deve avvenire nel rispetto dei modi e dei tempi dei bambini, ricordando che ognuno è unico e diverso.

Le paure devono fisiologicamente ridursi ed esaurirsi ma, seppur ci siano finestre temporali riconosciute per questa naturale evoluzione, non sono rispettate da tutti in modo preciso: mai fare confronti e mai dire al bambino frasi come

“sei grande per avere paura di…” perché attacchiamo la sua autostima, facendolo sentire un “fifone” incapace e inadeguato.

È bene essere modelli positivi per il bambino: mostrare angosce, preoccupazioni e paure eccessive trasmette al bambino l’immagine di una realtà incontrollabile e pericolosa. Le paure del genitore vengono interiorizzate andando a incrementare la rosa già proficua di preoccupazioni e ansie.

Quando ci dobbiamo preoccupare e quando dobbiamo rivolgerci ad uno psicologo infantile?

Le “paure sane” hanno la caratteristica di essere tipiche dell’età del soggetto, passeggere, mutevoli e facilmente gestibili, diversamente quelle “non sane” che terrorizzano il soggetto, hanno la caratteristica di essere permanenti e possono creare inlui dei veri e propri blocchi emotivi.

Tra i campanelli di allarme sicuramente la presenza di una paura specifica in età non consona, bambini che hanno paura ad affrontare tutto e tutti o più semplicemente quando l’intensità dell’angoscia raggiunge livelli tali da rappresentare un limite nel

normale svolgimento delle attività quotidiane o nella costruzione delle relazioni.

Come abbiamo già detto il non superamento delle paure può avere delle ripercussioni sul normale funzionamento del bambino e sul suo sviluppo futuro.

Nel dubbio, quindi, rivolgiamoci con fiducia a uno specialista anche solo per una consulenza: saprà tranquillizzarci se giudicherà i timori adeguati all’età o suggerirci le giuste strategie per aiutare efficacemente i nostri bambini.

Articolo scritto da
Michaela Fantoni Psicoterapeuta – Milena Rota Dottore in PsicologiaCentro Elpis Ispra (Varese)Michaela FantoniTitolare Centro Elpis, Centro Multidisciplinare per la salute e il benessere psicofisico.

Psicoterapeuta, si occupa dei principali disturbi dalla prima infanzia alla terza età.Specializzata in psicologia dello sport, da Pechino ad oggi ha sempre avuto atleti alle Olimpiadi.

Ha fatto parte del Team Olimpico Londra 2012, componente commissione sanitaria FIC ed è stata la Psicologa responsabile del Progetto AcquaRio, per la preparazione di nuotatori paralimpici per le Olimpiadi di Rio 2016, (7 atelti qualificati e 7medaglie). Attualmente psicologa della FINP.

Formatore in azienda, porta le sue esperienze finalizzate al benessere e all’incremento della perfomance attraverso formazione tradizionale, formazione esperienziale, sport outodoor e percorsi di coaching. E’ docente, supervisore, membro eletto nel Consiglio Direttivo e responsabile dell’areascuola e rapporti con i soci di AIAMC.

Formatore in ambito scolastico e consulente su progetti educativi. Esperta DSA. Responsabile equìpe n. 17 ASL Varese, RegioneLombardia, soggetti autorizzati a effettuare prima certificazione diagnostica valida ai fini scolastici secondo quanto previsto dalla L.170/2010

Milena Rota

Collaboratrice Centro Elpis, Dottore in Psicologia Clinica dello Sviluppo e Neuropsicologia, Mindfulness pratictioner, allenatrice programmi legati allo sviluppo motorio e relazionale. Operatrice in servizi e progetti educativi di sostegno allo sviluppo in bambini problematici. Interventi sulla prevenzione dello stress lavoro correlato in azienda. Redattrice su CrescitaPersonale.it

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Lo psicologo Steve Biddulph: «Vi spiego come crescere figlie forti e felici»

Le paure più tipiche nel crescere figlie femmine

Prime a scuola, con i fiocchetti rosa tra i capelli, i quaderni in ordine. Sempre puntuali a danza, la gioia di mamma e papà al saggio di fine anno.

Sono così le vostre figlie? E siete sicuri che siano felici e non preferiscano fare le capriole nel fango, o giocare a calcio? Che non sentano il peso di tanta perfezione? Crescere da femmina non è facile, neanche oggi.

Troppe pressioni, troppa ansia da prestazione, troppo di tutto. Spetta alle madri, e ai padri, mettere un freno, e guidare la propria bambina guardando alla donna che sarà.

A loro lo psicologo inglese Steve Biddulph, terapista familiare da 40 anni, ha dedicato il libro Le 10 cose di cui hanno più bisogno le ragazze per crescere libere, equilibrate e forti (TEA): una mappa per orientarsi, quando ci si sente confusi.

Le tappe della crescita

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Biddulph segue le tappe della crescita: «Per avere una figlia forte e libera», dice a iO Donna, «i genitori devono impegnarsi fin dalla sua nascita. Nei primi due anni di vita, una bambina deve sentirsi solo amata e protetta.Non pressatela anticipando i tempi dell’apprendimento. State con lei, rallentate i vostri ritmi.

Datele spazio». Dai due ai cinque anni, è il momento della prima esplorazione del mondo, delle prove di autonomia: una bambina va lasciata libera di sporcarsi e di annoiarsi. Meglio non farle indossare vestitini vaporosi di colori delicati che lascino passare un messaggio sbagliato, e cioè che lei debba stare seduta, a farsi ammirare.

Non è una bella statuina.

La scuola

L’ingresso a scuola poi è un momento delicato, ci si mette alla prova con le prime amicizie.

E scatta l’ansia delle mamme: perché mia figlia non è stata invitata alla festa? Perché le altre fanno gruppo e lei no? Saprà essere empatica, accogliente? Quindi vai con gli inviti, le merende, con il conto preciso di chi va a casa di chi, e chi non va a casa di nessuno.

Attenzione, perché basta un attimo per passare dal mettersi a disposizione all’essere invadenti. Meglio fare un passo indietro, ascoltare le confidenze delle figlie ma non drammatizzare se litigano con le coetanee: le prime amicizie sono una prova, aiutano a prendere le misure.

Mamma, papà e… zia

Biddulph ammonisce i genitori: «I problemi nascono sia se sono distratti o assenti, sia se sono troppo fissati con le performance, a scuola e nelle relazioni». Gli adulti dovrebbero filtrare le pressioni del mondo esterno, che spingono le ragazze a essere le più belle, le più magre, le più affascinanti.

Entrambi hanno un ruolo importante, ma diverso: «La mamma dev’essere la roccia salda, alla quale ancorarsi; il papà, l’elicottero che fa volare». Ma c’è un altro adulto che, soprattutto in adolescenza, dovrebbe entrare nella vita di una ragazza e far da confidente: la zia.

In un’età così delicata, facile che i genitori siano tenuti a distanza, e allora chi meglio di una zia – affettuosa ma non impositiva – per mantenere il contatto?
Se il lavoro di mamma e papà (e della zia) nel corso degli anni sarà ben fatto, una ragazza si sentirà abbastanza forte di sé, sicura, libera e pronta per affrontare la vita da adulta. «Non si comporterà e non si mostrerà solo per quello che gli altri si aspettano da lei ma per come vorrà davvero. Saprà farsi rispettare e far rispettare il suo corpo, nei primi rapporti di coppia. Un altro passaggio fondamentale». A quel punto dovrà giocarsela da sola. «C’è ancora bisogno del femminismo. Ora spetta alle ragazze portare avanti le battaglie per la parità».

«Non avere paura dell’ambizione»

Giovanna Iannantuoni

Giovanna Iannantuoni, rettrice dell’università Bicocca di Milano e madre di Chiara, 8 anni
«Sono cresciuta in una famiglia tradizionale di Foggia, ma i miei genitori mi hanno dato la stessa libertà che aveva mio fratello.

Mio padre mi ha supportato, ha voluto che seguissi la mia strada, che inseguissi i miei sogni e mi realizzassi in un equilibrio sostenibile. Lui e mia madre hanno sempre creduto in me. Oggi anch’io voglio che Chiara cresca forte e libera, che realizzi i propri talenti. Voglio che sia equilibrata, felice e ambiziosa.

Sì, ambiziosa: una parola che a noi donne fa ancora paura, e invece dovremmo utilizzare più spesso. Sono rettrice all’università Bicocca da ottobre, e l’ho portata già più volte a vedere il mio posto di lavoro.

Ora sa che se sono andata in ufficio anche durante il lockdown è stato perché ho la responsabilità di una comunità di 40mila persone. Credo importante che Chiara capisca il senso di quel che faccio.

In quanto ai canoni estetici, le bambine sono sottoposte a una pressione pazzesca, è difficile che non ne subiscano il condizionamento. Sto cercando di trasmetterle l’idea che non dobbiamo uniformarci, che ognuno è se stesso e basta.

Certi programmi tv con bamboline dagli occhi sgranati non glieli faccio neanche vedere. Ma soprattutto cerco di parlarle, di passarle il messaggio. Se si trattano le figlie come piccole donne intelligenti, c’è un ritorno. Chiara è bellissima ma è piccolina, qualche volta i compagni la prendono in giro. Lei però qualche giorno fa li ha stesi: “Io sono dell’altezza giusta per me”, ha risposto. Bravissima!».

«Noi donne dobbiamo essere orgogliose»

Alessandra Formentin

Alessandra Formentin, avvocata e mediatrice familiare, mamma di Isabella, 20 anni, Camilla, 17, Elena, 12 e Giovanni, 8
«Alle mie figlie dico sempre che ciascuna di loro è unica e irripetibile, e deve imparare a tirarsi fuori dalle difficoltà con le proprie risorse, che sono diverse da quelle delle sorelle. Io le seguo, perché ci sono sempre, ma dalle retrovie: le aiuto a essere se stesse, ma non controllo i telefonini e non le geolocalizzo, perché non sarebbe rispettoso e il rispetto bisogna insegnarlo in famiglia. Ripeto sempre che devono sentirsi orgogliose di essere donne, che possono arrivare ovunque, purché non si lascino condizionare. Magari dovranno combattere per affermare il loro talento, ma ce la faranno. Anche perché noi abbiamo delle armi in più rispetto agli uomini; siamo più brave a lavorare in team, abbiamo migliori capacità relazionali, uno sguardo più ampio, non ci accontentiamo della prima impressione. Quando vedo Giovanni, e lo metto a confronto con le sorelle, penso: non c’è lotta. Per crescere delle ragazze forti però è indispensabile anche il padre, che deve avere un ruolo distinto da quello della madre. Spesso i padri si defilano quando le figlie diventano adolescenti; prima erano le principessine di papà, da un giorno all’altro tolgono il saluto. Invece è lì che non bisogna mollare, e dipende anche da noi madri che gli uomini ci siano. In quanto ai condizionamenti esterni sui modelli estetici, non bisogna cedere: mai smettere di ripetere alle ragazze che quando escono devono sentirsi fiere per come sono».

«Contare su di sé, non su un uomo»

Paola Manfroni

Paola Manfroni, direttrice creativa e imprenditrice, madre di Benedetta, 23 anni, e Costanza, 20
«Amore e sicurezza: è questo che serve ai figli appena nascono, e vale sia per i maschi, sia per le femmine.

È importante che le bambine imparino a prendersi dei rischi, che sappiano di poter fallire. I maschi fin da piccoli vengono messi soli in un campo di calcio davanti a una porta, a tirare un calcio di rigore. Sanno che potrà andare male.

Alle bambine invece si chiede di non sbagliare mai, e non le si mette neanche nella condizione di farlo. Quando saranno grandi ed entreranno nel mondo del lavoro, tenderanno a evitare le posizioni più esposte, e a cercarne una confortevole.

Alle mie figlie ho insegnato a contare su se stesse, perché solo se hai fiducia nelle tue forze e hai gli strumenti potrai cavartela in un mondo complicato. L’errore peggiore sarebbe dipendere da qualcuno, da un uomo. Nel dubbio, ho spiegato, avete ragione voi, e nessun altro.

Ho sempre creduto in loro, le ho lasciate libere quando volevano vestirsi di rosa e paillettes, di avere i loro interessi anche se non corrispondevano ai miei. L’esempio in famiglia è fondamentale: se vengono trattate con rispetto, non permetteranno a nessuno di superare il limite.

Oggi non si sentono femministe e sicuramente sono più pacificate di come fossi io alla loro età, le vedo più affettuose con i loro ragazzi. Ma quello che sono è anche il frutto della rabbia di chi le ha precedute. Se riusciranno a riappropriarsi del loro lato femminile senza farsi mettere i piedi in testa, avranno fatto bingo.

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Questo è il mio personale decalogo. Le ragazze hanno bisogno di:1. Essere incoraggiate a prendere rischi.2. Essere obbligate a studiaree lavorare per provvedere al proprio sostentamento economico ed emotivo.3. Essere libere di coltivare interessie vizi non autodistruttivi.4.

Rispetto quando esprimonoe fanno valere la propria opinione.5. Ammirazione quando si siedono dalla parte del torto.6. Imparare a negoziare in proprio favore.7. Fidarsi delle proprie intuizioni.8. Non aspettare il principe azzurro, perché lui è nei guai quanto loro.9. Allenare un grande senso dell’umorismo.

10.

Conoscere bene le trappole del patriarcato e saperle disinnescare».

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I genitori che hanno paura di tutto? Rischiano di far crescere figli ansiogeni

Le paure più tipiche nel crescere figlie femmine

Fare il genitore è il mestiere più difficile del mondo. Così recita un detto vecchio quanto il mondo. Una volta diventati genitori, talvolta, ci si ritrova ad agire e a a pensare come non si sarebbe mai immaginato prima. Nel tumulto delle sensazioni, a volte, prende piede la paura.

Il nuovo arrivato è un esserino indifeso, che dipende in tutto e per tutto da mamma e papà. Un iniziale istinto a volerlo proteggere da tutto e tutti è fisiologico.

Quando l’istinto a preservare il proprio bambino da qualsiasi occorrenza potenzialmente pericolosa diventa pressante, sfiorando la fobia, vuol dire che c’è qualcosa che non sta andando per come deve. I figli, sempre a voler seguire un vecchio detto, ce li dà in prestito il mondo, che li rivorrà indietro (prima o poi).

L’eccesso di protezione (quando diventa fobia, blocco dei naturali desideri del piccolo) non fa bene nè ai genitori e meno che meno ai figli, che rischiano di diventare adulti ansiogeni. Ne abbiamo parlato con la psicologa Valeria Augello.

Dottoressa, i genitori iperprotettivi sono sempre esistiti

Cosa li spinge a un atteggiamento di protezione da (inverosimili) costanti minacce al loro piccolo da parte di cose e/o persone?

Veramente difficile il mestiere del buon genitore, anche perché come sottolineato più volte, scherzosamente, non esiste un manuale di riferimento.

Bowlby, padre della cosiddetta Teoria dell’Attaccamento Infantile, identificava il ruolo del buon genitore nella capacità di saper favorire l’esplorazione dell’ambiente, prima esterno e poi interno.

Con comparsa della deambulazione autonoma il bambino inizia a sperimentare la prima forma di una autonomia, che lo porta a staccarsi fisicamente e volontariamente dalla figura di accudimento, cioè dalla mamma e dal papà.

Inizia la prima delicata fase in cui è necessario trovare un equilibrio tra permissività ed apprensione. È bene non ostacolare i tentativi di esplorazione dell’ambiente del proprio figlio, e cercare di restar sempre disponibili per un aiuto e/o un tranquillo rifornimento affettivo quando il bambino avvertirà la necessità di riavvicinamento.

Spesso, purtroppo, la tendenza dei genitori è quella di sostituirsi al figlio, evitandogli così di fare esperienze reputate pericolose. Accade soprattutto in genitori ansiosi, più preoccupati ai pericoli che orientati a ciò che realmente, in quel momento, è emotivamente importante per il loro piccolo.

Nella coppia, i genitori apprensivi si bilanciano o rischiano di entrare in un vicolo cieco?

Teoricamente la natura ha creato due genitori, nella speranza di un perfetto bilanciamento, ma nella pratica non sempre è così.

Parliamo di stile genitoriale, proprio per indicare l’insieme congiunto dei comportamenti e dei riferimenti offerti al bambino. Su di essi il piccolo costruirà le basi della sua personalità.

Nasce confusione anche quando si viene esposti a modelli diversi, quindi, cari genitori, fate attenzione.

Perché alcuni genitori eccedono nella protezione dei loro piccoli, cadendo nell’ansia?

Sicuramente si parte dalla voglia di preservare il piccolo da tutte le possibili situazioni spiacevoli, ma alla base di una immotivata iperprotettività c’è sempre la visione distorta e disfunzionale di un mondo vissuto come totalmente minaccioso, quindi l’espressione di un proprio disagio emotivo.

Quali le possibili conseguenze dell’iperprotettività?

L’iperprotettività minaccia lo spazio di autonomia del bambino perchè viene vissuta come disconoscimento delle proprie capacità. A lungo termine le conseguenze potrebbero essere ben più gravi e sfociare in disturbi d’ansia del piccolo.

Come può un genitore controllare le paure in eccesso?

Prima di controllare le paure in eccesso bisogna rendersi conto della loro irrazionalità, e questo può avvenire principalmente attraverso il confronto. Un ruolo fondamentale hanno le insegnanti che, solitamente possiedono la capacità di individuare situazioni tipiche, già all’interno della scuola dell’infanzia, e di arginarle appunto favorendo relazioni tra pari e tra i genitori.

Nei casi più resistenti è consigliabile richiede un intervento psicologico. In questo caso il lavoro dovrebbe proporre cambiamenti radicali nei tre soggetti coinvolti. Bisognerebbe guidare il bambino alla scoperta delle proprie capacità, mentre per entrambi i genitori occorrerebbe un training specifico sulla gestione della propria ansia.

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Ho avuto da sempre il trasporto verso la comprensione di ciò che siamo e la riflessione su ciò che ci aiuta a stare meglio.Da adolescente, la visione di un film in bianco e nero intitolato “Freud e le passioni segrete” ha generato in me il fascino per la psicologia.Curiosità, passione e impegno mi hanno aiutata a conseguire la laurea.

Inizialmente la mia attenzione si è rivolta al mondo dell’infanzia, non quella felice, ma quella legata a patologie pediatriche importanti. Contemporaneamente al mio percorso di studio ho iniziato un periodo di volontariato dedicato a far stare bene questi piccoli pazienti svolgendo animazione presso il reparto di Onco-Ematologia del P.O.

Di Cristina.Nel tempo, poiché il mio interesse si è spostato verso coloro che non riescono a diventare genitori, mi sono innamorata degli aspetti psicologici legate all’infertilità che ho acuiti attraverso un master svolto presso l’Istituto Materno Infantile.

L’approfondimento delle dinamiche psichiche mi ha spinto verso la psicopatologia clinica, altro grande amore della mia vita. L’entropia della mente e i suoi labirinti mi hanno portato alla specializzazione in Psicoterapia ad indirizzo Cognitivo Costruttivista, conseguita presso la scuola ALETEIA.

Dopo un lungo tirocinio a Villa Margherita ho aperto uno Studio di Psicologia e Psicoterapia.

Il mio interesse per il concepimento difficile si è allargato verso la nascita pretermine, portandomi ad offrire, per qualche anno, un servizio di volontariato presso l’UTIN dell’Ospedale Buccheri La Ferla, e poi verso la preparazione alla nascita e alla genitorialità.Il bisogno di costruire un benessere a portata di mente mi ha permesso di coniugare questi due aspetti apparentemente diversi.

Oggi lavoro come libera professionista e, appoggiandomi alla Clinica Candela, seguo le coppie che intraprendono un percorso di PMA e le pazienti ospiti nel reparto di Ostetricia e, inoltre, organizzo e gestisco Corsi di Preparazione al Parto e di Accompagnamento alla Nascita.

Avanti

Camilla, a cui tutti chiediamo un po’ scusa, in attesa della verità

Источник: https://www.atuttamamma.net/i-genitori-che-hanno-paura-di-tutto-rischiano-di-far-crescere-figli-ansiogeni/

Gravidanza
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