Le paure più diffuse tra i genitori

Le paure dei bambini: quali sono e come affrontarle

Le paure più diffuse tra i genitori

Quante volte vi è capitato di notare degli strani atteggiamenti nei vostri bambini come ad esempio la pipì al letto, pianti improvvisi o scene di evitamento di situazioni che per voi risultano normali?

Ecco, se vi è capitato, probabilmente vi siete imbattute in un momento di “paura” dei vostri piccoli.

Le paure sono quelle emozioni e quelle esperienze che tutti i bambini vivono e che permettono di mettere in allarme l’organismo di fronte a qualcosa che non conoscono.

Allora perché i bambini hanno paura? I piccoli hanno paura perché conoscono ancora pochissime cose del mondo che li circonda e questo li fa sentire indifesi, ed è per questo che andando avanti nella crescita queste tendono a scomparire.

Queste paure hanno origine dal “mondo interno” dei bambini, ossia quel mondo pieno di sentimenti e insicurezze che vengono alimentati dalla fantasia che ogni bambino possiede e all’interno del quale ogni oggetto risulta essere vivo; basti pensare che se un bambino inciampa in un sasso e cade, la colpa della caduta sarà esclusivamente del sasso che è cattivo e gli ha fatto male.

In funzione di tutto questo diventa importante quindi, da parte del genitore, accettare che le paure del bambino siano legittime, non serve costringerlo o forzarlo a manifestare coraggio poiché il bambino non si sentirà compreso. Rispettare i suoi tempi e mostrare empatia, anche attraverso l’ascolto, rimangono quindi le principali indicazioni da dare ai genitori nel trattare le paure dei propri figli.

La funzione del genitore è quella di diventare un alleato del bambino, con questo comportamento gli lancia un messaggio ben preciso: “non preoccuparti, ci sono qui io con te, non sei solo e lotteremo insieme contro le tue paure!”.

Le paure dei bambini rappresentano così una tappa naturale del loro sviluppo entrando a far parte dello stadio naturale della crescita.

Faremo ora una panoramica su quali sono le più comuni paure dei bambini per fascia di età e su cosa possiamo fare noi genitori per aiutare i nostri bambini a superarle.

Paura: Estranei

La tipica paura del primo anno di vita è sicuramente quella dell’ estraneo.

A questa età il bambino inizia a differenziarsi e a distinguere le varie figure che lo circondano, mettendo in atto comportamenti differenti a seconda che si trovi di fronte ad un familiare o ad un estraneo.

Questa paura si manifesta nei nostri figli attraverso dei segnali come abbassare gli occhi, nascondersi, attaccarsi fisicamente al genitore, con pianti o con silenzi.

Come comportarsi: Non costringete i bambini ad interagire con gli estranei

In questi momenti risulta importante che il genitore non costringa il bambino ad interagire con l’estraneo, ma piuttosto che si rivolga a lui in maniera pacata e con voce rassicurante parlargli della persona in questione, senza alimentare la sua paura. È molto importante fare in modo che il bambino abbia la sensazione di essere protetto, pur non avendo di fronte un vero e proprio nemico.

Paura: Separazione dai genitori

La principale paura dei bambini è legata alla separazione dai genitori.

Questa paura, definita “angoscia da separazione”, entra a far parte della normale fase di sviluppo intellettivo e sociale legata all’età e si manifesta poiché il bambino non ha ancora compreso il concetto di allontanamento temporaneo, credendo quindi di essere abbandonato ogni volta che vede la mamma o il papà allontanarsi. Questa tipologia di paura porta con sé manifestazioni di rabbia, pianto inconsolabile o addirittura eventi di mutismo.

Come comportarsi: Salutate i bambini ogni volta che andate via, non sgattaiolate quando sono distratti

È molto importante salutare i bambini quando ci si allontana da loro, ripetendo pacatamente frasi come “non preoccuparti, la mamma torna presto”; del tutto sconsigliato è invece allontanarsi quando i bambini sono distratti, ne ricavereste crisi di panico ogni volta che non siete nel loro campo visivo, anche se siete solo nella stanza accanto. È inoltre importantissimo evitare frasi del tipo “smettila di fare il bambino piccolo” “ormai sei grande e gli altri bambini non si comportano cosi”, sono dannose e denigratorie.

Paura: Buio

In questo periodo molti bambini tendono a manifestare la paura del buio, quasi sempre affiancata da altre paure come quelle dei fantasmi e dei mostri.

I bambini a questa età vivono il buio come assenza di punti di riferimento che genera in loro paura per quello che è ignoto e sconosciuto. Nel buio tutto appare diverso e il piccolo si sente solo e indifeso.

Il bambino quindi potrà manifestare la sua paura attraverso insonnia, legata a pianti e urla notturne o enuresi (pipì al letto).

Come comportarsi: Parlatene con i vostri bambini e mettete una lucina notturna

Risulta importate in lasciare che il bambino manifesti apertamente ai genitori le sue paure e che non venga deriso nel farlo poiché questa potrebbe acutizzarsi se non esternata e il bimbo forse non oserà più parlarne.

La paura del buio è molto difficile da superare e non è detto che si debba farlo necessariamente, a volte ovviare al problema con una piccola luce notturna può aiutare i bambini ad acquisire sicurezza e, magari, la paura andrà via così come è arrivata.

Paura: incubi

In questa fascia di età i bambini iniziano a manifestare difficoltà durante la fase di addormentamento: molti bambini non vogliono addormentarsi per paura di fare dei brutti sogni, richiamando continuamente la presenza dei genitori. I brutti sogni potrebbero essere il risultano di

un forte processo creativo dei vostri bimbi, i quali rielaborano sotto forma di sogno alcuni brutti sentimenti interiorizzati durante il giorno.

Come comportarsi: Parlatene e preveniteli con attività tranquille prima di andare a dormire

Parlate ai vostri bambini spiegando loro che gli incubi, come i sogni, sono solo il risultato di ricordi combinati influenzati da stati d’animo, che tutto dipende dal nostro cervello e che nulla di quello che vedono esiste davvero.

È fondamentale la vicinanza e la comprensione che il genitore riserva al piccolo, aiutandolo ad esternare ciò che prova e anche ciò che è accaduto durante la giornata.

Mangiare leggero e fare attività tranquille e rilassanti prima del sonno notturno possono prevenire l’insorgenza di incubi.

Queste sono generalmente le paure più diffuse tra i bambini

I nostri piccoli, come abbiamo detto precedentemente, iniziano a migliorare la conoscenza esterna del mondo e quindi ad identificare sempre meno oggetti e situazioni come ignote dall’età di 4-5 anni, ma queste paure verranno sostituite da altre paure, come è normale che sia. È necessario solo tenerle a bada perché non diventino vere e proprio fobie.

Un modo creativo per aiutarli ad elaborare le loro paure è spingerli a verbalizzarle e a metterle in scena, a disegnarle o ad esibirle attraverso un gioco. Nelle fiabe, ad esempio le paure vengono espresse in maniera che queste possano essere identificate, comprese e superate.

Il mio suggerimento è quello di elaborare per i vostri bimbi una bella fiaba prima di andare a dormire dove la paura viene identificata in un grande e cattivo mostro che viene sconfitto da un fortissimo principe o una coraggiosissima principessa attraverso cui possono identificarsi i vostri bimbi, o anche far disegnare ai vostri piccoli i mostri su un foglio di carta e poi strapparla insieme a loro.

E’ importante tenere presente che le paure dei bambini si manifestano in forme diverse e che quello che conta è mostrare empatia; la cosa più importante in assoluto è coccolare i vostri bambini, un genitore amorevole e presente è il miglior deterrente per ogni paura… e poi diciamocelo, le coccole a loro fanno bene, ma fanno anche tanto bene a noi.

Источник: http://www.centroeducare.it/le-paure-dei-bambini-quali-sono-e-come-affrontarle/

Bambini e adolescenti: quale impatto emotivo della pandemia e della chiusura delle scuole? Parola alle neuroscienze – Humanitas Medical Care

Le paure più diffuse tra i genitori

Tempo di lettura: 5 minuti

La sveglia suona, ma non c’è fretta: basta accendere il computer, fare un check a microfono e videocamera, uno al look, e la scuola con la DaD arriva a casa, più o meno puntuale a seconda della connessione internet.

A casa, però, non ci sono i compagni, manca la complicità tra i banchi di scuola, stare attenti alle lezioni è più difficile, distrarsi invece è facilissimo.

Il passaggio dalle lezioni in presenza ha sconvolto in modo significativo la vita degli studenti e delle loro famiglie, creando un rischio potenziale per il benessere mentale di bambini e adolescenti.

Un brusco cambiamento nell’ambiente di apprendimento e le limitate interazioni e attività sociali hanno generato una situazione insolita per lo sviluppo cognitivo dei giovani studenti. Forse però, non si tratta solo di una sensazione: gli studi hanno dimostrato che eccessivo attaccamento, disattenzione e irritabilità sono le condizioni psicologiche più gravi in bambini ed adolescenti.

Gli esperti di neuroscienze suggeriscono come sia essenziale per la comunità scientifica e gli operatori sanitari, ma anche per chi lavora nelle scuole e per le famiglie, valutare e analizzare l’impatto psicologico causato dalla pandemia di coronavirus sui bambini e sugli adolescenti. Infatti, svariati disturbi mentali possono iniziare a manifestarsi in queste fasi della crescita.

Le scuole, i genitori e le istituzioni sanitarie dovrebbero implementare linee guida di primo soccorso per assistere i bambini nelle loro difficoltà emotive e psicologiche.

Convivere forzatamente in spazi che diventano angusti a causa del vincolo assoluto ed imposto anche dall’organizzazione della “nuova scuola”, crea disagio per tutti.

In più, andare a scuola senza prepararsi per uscire di casa, senza lo zaino e gli amici da incontrare, senza l’ansia di arrivare in ritardo o senza scuse per non andarci, priva i bambini di un’esperienza fondamentale, ovvero l’informazione sensoriale ed emotiva che deriva dalla routine delle lezioni, delle difficoltà e delle gioie della scuola, e che favorisce lo sviluppo sociale ed emotivo del bambino.

Si tratta di una situazione che, solo in Italia, tocca un bacino di 8 milioni di studenti. Su scala globale, una mappatura realizzata dall’Unesco ha fatto emergere che sono oltre 580 milioni gli allievi colpiti in prima persona dalla chiusura delle scuole, dopo i picchi di quasi 1 miliardo raggiunti nella prima ondata della pandemia.

Impatto emotivo del Covid, dei lockdown e della didattica a distanza: cosa dicono le neuroscienze?

La pandemia impatta sulla salute dei bambini attraverso differenti fattori:

  • Il distanziamento sociale

Non avere contatti fisici, reali, con i propri pari impoverisce la “dieta” del nostro cervello emotivo. Nei più piccoli, soprattutto di sesso maschile, l’impossibilità di giochi fisici, resi possibili dagli spazi e dall’appartenenza ad un gruppo, generano irrequietezza e sintomi psicosomatici.

Negli adolescenti e preadolescenti, che vivono un’età in cui l’inclusione e l’accettazione nel gruppo di pari è meta essenziale da raggiungere, la chiusura forzata può aggravare quel senso di solitudine piuttosto frequente in fase dello sviluppo.

Di conseguenza, aumenta la propensione all’isolamento con il rinchiudersi in camera e passare ore su internet, e la mancanza di contatti fisici con i pari finisce per trasformarsi in un fattore di rischio per conflitti in famiglia.

Questa situazione sta impedendo l’interazione e la comunicazione degli studenti con i compagni di scuola, il gioco, gli esercizi e le attività tra pari, che sono vitali per la crescita, l’apprendimento e lo sviluppo delle giovani menti. La compagnia è essenziale per il normale sviluppo psicologico e il benessere dei bambini.

La separazione da chi si prende cura di loro li spinge verso uno stato di crisi che potrebbe aumentare il rischio di disturbi psichiatrici. I bambini che sono stati isolati o messi in quarantena durante altre pandemie hanno avuto più probabilità di sviluppare disturbi acuti da stress, disturbi di adattamento e sofferenza.

  Alcuni dati indicherebbero che il 30% di loro soddisfi i criteri clinici per il disturbo da stress post-traumatico; anche se è presto per ricavare pareri definitivi.

Vedere o essere consapevoli di componenti della famiglia gravemente malati e affetti da coronavirus, assistere alla morte di persone care o anche pensare alla propria morte per il virus può causare in bambini e adolescenti ansia, attacchi di panico, depressione e altre malattie mentali. A tutto questo va aggiunto che molti di loro stanno anche vivendo separazioni dei genitori o situazioni familiari difficili.

La routine scolastica è un meccanismo importante che permette ai giovani di organizzarsi. Anche i bambini di età inferiore ai 2 anni notano l’assenza di assistenti regolari (ad esempio, i nonni) e possono diventare irrequieti e destabilizzarsi, nell’attesa che il loro “ordine” venga ripristinato.

Con le scuole chiuse, i giovani perdono un punto di riferimento e il loro senso di identità potrebbe vacillare. Andare a scuola poteva essere una sofferenza prima della pandemia, ma almeno rappresentava una routine da rispettare.

Inoltre, la precarietà e l’incertezza dei provvedimenti presi richiede grandi capacità di adattamento.

  • L’ansia e l’incertezza legata alla malattia e la paura dei genitori

Anche se gli adulti non si rivolgono quasi mai direttamente ai bambini quando parlano del virus e della pandemia in corso, nella convinzione di proteggerli tenendoli lontani da questi discorsi, i più piccoli sentono lo stesso ciò che si cerca di nascondere.

Questo comportamento da parte degli adulti finisce per essere nocivo per i bambini, basti pensare che i giovani con informazioni inadeguate sul motivo per cui sono state adottate misure di quarantena sono risultati più ansiosi.

La preoccupazione degli adulti per le implicazioni di COVID-19 potrebbe compromettere la loro capacità di riconoscere e rispondere in modo delicato agli stimoli o al disagio dei più piccoli.

I bambini sono ben sintonizzati con gli stati emotivi degli adulti, e l’esposizione a comportamenti inspiegabili e imprevedibili è percepita come una minaccia, con conseguente stato d’ansia. I bambini più piccoli, tra i 3 e i 6 anni, esposti a livelli elevati di stress e isolamento sono più a rischio di uno sviluppo atipico permanente, poiché il loro cervello è ancora in fase di sviluppo. I sintomi manifestati:

–  eccessivo attaccamento

–  paura che i membri della famiglia possano contrarre l’infezione

–  disattenzione

–   continue domande

–   irritabilità.

In generale, eccessivo attaccamento, disattenzione e irritabilità sono sempre state considerate condizioni psicologiche degne di attenzione, in tutte le fasce d’età.

Il disagio dei bambini e degli adolescenti può anche concretizzarsi in comportamenti esternalizzanti, come aggressività e litigiosità, che vanno a sostituire reazioni più comuni e prevedibili come pianto, tristezza o preoccupazione.

L’(in)efficacia della didattica

La fisicità della scuola genera un contenitore che aiuta a mantenere la “barra a dritta”. Orari, verifiche puntuali, una routine di regole. Stare a casa determina anarchia.

Questa situazione amplifica una delle sfide più difficili ma anche più importanti che la scuola ha: rendere autonomi, consapevoli e protagonisti assoluti della propria maturazione di conoscenze i ragazzi.

Purtroppo, ancora oggi, il sistema scolastico rimane ancorato al senso del dovere, dell’obbligo, del voto come obiettivo; spesso i ragazzi non si sentono protagonisti del loro processo di apprendimento ma comparse, o meglio, contenitori di informazioni.

Il ruolo dell’insegnante direttivo che dalla cattedra detta la conoscenza, oltre ad essere criticato da tutte le moderne nozioni psicopedagogiche, non funziona per nulla bene a distanza. È necessario, soprattutto in questo momento, motivarli e coinvolgerli maggiormente durante le lezioni altrimenti li continueremo a trovare barricati dietro lo schermo di un PC, magari intenti a chattare con il cellulare mentre l’insegnante spiega.

Consigli

  • Una sinergia vincente per formare alla resilienza: la scuola non è solo insegnare, così come la sanità non è solo curare. Entrambe devono promuovere la salute con azioni di supporto allo sviluppo del sistema emotivo: come a scuola si fa ginnastica per potenziare la psicomotricità e la capacità aerobica, così si potrebbe anche insegnare a potenziare la capacità di gestione dello stress e la normalizzazione delle emozioni negative, grazie all’aiuto di esperti a supporto di piani educativi innovativi.
  • La conoscenza riduce l’ansia e aumenta la resilienza: i bambini hanno bisogno di informazioni oneste sui cambiamenti all’interno della loro famiglia. Quando queste informazioni sono assenti, i bambini cercano di dare un senso alla situazione da soli. È essenziale esporre i bambini a poche ma corrette informazioni su COVID-19 attraverso diverse fonti, come il telegiornale della sera, parlando con loro delle notizie ed eventualmente facendo da filtro. Gli adulti sono i primi a preoccuparsi di come si sentono i bambini, ma a volte sono i primi a non dare l’esempio condividendo alcuni dei loro sentimenti e parlando di emozioni. Per questo, le conversazioni potrebbero finire per essere dominate solo dagli aspetti pratici della malattia.

La comunicazione con i bambini più piccoli non deve basarsi esclusivamente sulla semplificazione del linguaggio o dei concetti utilizzati, ma deve anche tener conto della comprensione della malattia. Tra i 4 e i 7 anni circa, la comprensione è sostanzialmente influenzata dal “pensiero magico”, un concetto che descrive la convinzione del bambino che pensieri, desideri o azioni non correlate possano causare eventi esterni – e che una malattia possa essere provocata da un particolare pensiero o comportamento. L’emergere del pensiero magico avviene più o meno nello stesso periodo in cui i bambini sviluppano un senso di coscienza, pur avendo una scarsa comprensione di come si diffonde la malattia. Gli adulti devono stare attenti che i bambini non si rimproverino in modo inappropriato o non avvertano la malattia come una punizione per un cattivo comportamento da parte loro.

  • Ascoltare i bambini e favorire la meta-comunicazione emozionale: parliamo di come ci sentiamo! La ricerca ha evidenziato che i genitori a volte usano un linguaggio tecnico o fattuale per cercare di ridurre al minimo il disagio dei loro figli. L’assenza di conversazioni incentrate sulle emozioni può lasciare i bambini in ansia per lo stato emotivo degli adulti che li circondano. Questa ansia può inavvertitamente far sì che i bambini evitino di condividere le proprie preoccupazioni nel tentativo di proteggere gli altri, lasciandoli soli ad affrontare questi sentimenti difficili.

Comunicare con i bambini su come si sentono e come stanno elaborando le informazioni che ricevono (metacomunicazione) fornirà loro gli strumenti emotivi necessari per affrontare al meglio questo periodo.

Ascoltare ciò che i bambini credono rispetto della trasmissione COVID-19 è essenziale, e fornire loro una spiegazione accurata e significativa farà sì che non si sentano inutilmente spaventati o colpevoli. Questo può essere importante anche per sostenere i giovani che affrontano un lutto, questioni legate ai problemi lavorativi dei genitori o a problemi economici familiari.

  • Genitori come capsula di protezione: attraverso una genitorialità positiva, i genitori, i tutori e i membri della famiglia possono creare routine quotidiane coerenti per evitare l’angoscia (per la mancanza delle precedenti routine quotidiane). Qual è l’atteggiamento positivo che funziona? Non pretendere di avere tutto sotto controllo, ma essere disponibili a parlare delle proprie emozioni – positive o negative che siano – per “normalizzare” anche le emozioni difficili da vivere. Gli adulti devono essere autentici su alcune delle incertezze e delle sfide psicologiche della pandemia, senza travolgere i bambini con le loro paure. Questa onestà non solo offre una spiegazione coerente di ciò che i bambini osservano, ma permette loro anche di parlare delle proprie emozioni e difficoltà in modo sicuro. Normalizzare le loro reazioni emotive e rassicurare i bambini su come la famiglia si prenderà cura l’uno dell’altro aiuta a contenere l’ansia e fornisce un’attenzione condivisa.
  • Protezione ma anche autoregolazione con l’esercizio fisico: di fronte a situazioni difficili le emozioni possono perdere il controllo e portare a reazioni esagerate, con scoppi d’ira o tracolli. Questo è estremamente comune nei momenti dei compiti e in generale in questo momento difficile che stiamo vivendo. L’attività fisica, anche solo per pochi minuti, modifica i neurotrasmettitori nel cervello e può avere un enorme impatto sulla capacità di regolazione dell’emotività.

La nostra mente, il nostro cervello e il nostro corpo sono tutti interconnessi.

Quando il vostro bambino è sotto pressione, il suo cervello produce alti livelli dell’ormone dello stress, il cortisolo. Produce anche adrenalina. Un aumento del cortisone può aumentare l’ansia e la disregolazione.

Quando questo accade, le abilità funzionali e di comunicazione sociale diminuiscono – perché il cervello non può accedere alla corteccia prefrontale, che controlla il funzionamento esecutivo. Questo innesca una risposta di lotta o di fuga portando così un enorme picco di adrenalina.

Numerosi studi hanno dimostrato che l’esercizio fisico riduce i livelli di cortisolo e di adrenalina, aumentando la dopamina e altre endorfine; in altre parole, aiuta a migliorare la regolazione emotiva. Inoltre gli esercizi preparano il cervello a concentrarsi maggiormente e ad imparare.

Possono essere fatti al mattino, prima delle lezioni, oppure al pomeriggio prima dei compiti a casa, o nei momenti in cui il bambino ha bisogno di decomprimersi.

Nonostante quanto detto finora, bisogna ricordare che non si conosce ancora molto sugli effetti a lungo termine delle pandemie sulla salute mentale di bambini e adolescenti.

Dott.ssa Marcella Mauro, psicologa del Centro di Neuropsicologia dell’Apprendimento di Humanitas Medical Care

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Источник: https://www.humanitas-care.it/news/bambini-e-adolescenti-quale-impatto-emotivo-della-pandemia-e-della-chiusura-delle-scuole-parola-alle-neuroscienze/

La paura del virus: attività e consigli per genitori e insegnanti

Le paure più diffuse tra i genitori

In questo periodo caratterizzato dall’emergenza Covid-19 un sentimento molto comune, in bambini, adolescenti ma anche adulti è quello della paura. Una paura che si manifesta in modi diversi e con conseguenze differenti sul singolo. 

Il rischio per tutti è quello di cristallizzarsi nella paura, di rinchiudersi, perché le emozioni sono troppo forti e il mondo là fuori è inaffrontabile.

Come stare al fianco dei bambini e degli adolescenti in questo momento incerto?

Il benessere psicosociale nei bambini e nei ragazzi

Partiamo dalla definizione di benessere psicosociale. 

Quando si parla di benessere psicosociale si fa riferimento alla componente emotiva e comportamentale.

Il benessere e la salute dei bambini/e e adolescenti sono sempre di più al centro dell’agenda globale, temi come il supporto psicosociale e la resilienza sono centrali, soprattutto in questo periodo di risposta all’emergenza Covid-19.

Il termine “benessere” vuole descrivere la capacità di vivere a pieno le proprie potenzialità, la possibilità di sviluppare le proprie qualità vitali, di ampliarle, di raggiungere livelli di vita sempre più soddisfacenti.

Benessere diventa quindi un modo innovativo di guardare al funzionamento della persona nella sua interezza.

Questo periodo delicato, dove la paura è spesso presente nei nostri pensieri, è stato caratterizzato da un incremento delle difficoltà per i bambini nelle aree che coinvolgono il benessere piscosociale, mentre nei ragazzi si è assistito a un aumento di problematiche comportamentali come irrequietezza e difficoltà di concentrazione.

Covid-19 e paure: quali sono le difficoltà più comuni in bambini e ragazzi

Al fine di riuscire a trovare il modo più corretto per stare al fianco dei nostri figli, così come dei nostri studenti, dobbiamo innanzitutto individuare e riconoscere le difficoltà che possono insorgere in loro.

In bambini e ragazzi si possono riscontrare problemi comportamentali, ansia, depressione, disturbi di separazione, asma e difficoltà fisiche. A livello famigliare possiamo notare difficoltà relazionali tra genitori o adulti di riferimento e figli.

A scuola gli insegnanti devono porre attenzione a fenomeni come il bullismo, le difficoltà di apprendimento, gli attacchi di panico e la difficoltà a gestire la rabbia, tutti possibili conseguenze date dalla complessità dell’emergenza.

Come ridurre l’ansia e la paura?

La parola d’ordine è: ascoltare.

Genitori, adulti di riferimento e insegnanti possono giocare un ruolo chiave nella rielaborazione e ri-narrazione del presente dei bambini e dei ragazzi al fine di dare un senso a ciò che sta accadendo intorno a loro.

Quando ci troviamo ad affrontare un evento di crisi, come questo che stiamo vivendo, parlare, dare voce alle nostre emozioni, sentimenti e paure e il primo passo verso lo sviluppo della resilienza.

Prendiamoci del tempo per parlare insieme ai bambini e ai ragazzi dell’evento, cerchiamo di ascoltare le domande dei figli in relazione all’età di sviluppo, e sintonizziamoci su ciò che il bambino sente e prova così da favorire un senso di contenimento e di comprensione che lo metta in uno stato emotivo positivo. Dare insieme un senso a ciò che sta accadendo promuove l’adattamento reciproco, la coesione e la percezione di potersi fidare dell’altro all’interno di un contesto sicuro e responsivo. 

3 attività per bambini da fare a casa e a scuola

Il gioco può essere un nostro alleato in questo momento, soprattutto con i piccoli, perché oltre al divertimento e alla condivisione di un momento speciale con gli adulti può avere anche l’obiettivo di conoscere meglio la pandemia comprendere le procedure di prevenzione a casa e a scuola attraverso una metodologia partecipativa e ludico-ricreativa.

Proporre un gioco di rappresentazione, finzione e o narrazione sul Covid-19 per dare forma, colore e concretezza a ciò che non si vede, ma da cui proteggersi, rende i bambini più consapevoli sia dell’esistenza di questo specifico rischio che dell’importanza delle misure di prevenzione. 

  • Inventare una storia su questo specifico rischio, insieme ai bambini, e permettergli di costruire il finale può stimolare non solo la fantasia, ma anche trovare delle possibili strategie per affrontare al meglio questa condizione.
  • Disegnare insieme ai bambini il virus o colorare dei fogli prestampati adatti ad ogni fascia d’età può aiutare anche gli adulti ad entrare meglio in relazione con i bambini per affrontare la tematica.
  • Mettere in scena e rappresentare in maniera ludica e giocosa alcuni momenti della nostra vita quotidiana legati alle misure di prevenzione (es mettersi la mascherina, lavarsi le mani, mantenere la distanza) può aiutare i bambini a interiorizzare e facilitare la comprensione di queste buone pratiche.   

Covid-19: tutti gli articoli con consigli utili per genitori, insegnanti e studenti

Источник: https://www.savethechildren.it/blog-notizie/la-paura-del-virus-attivita-consigli-per-genitori-e-insegnanti

Le paure più diffuse tra i bambini

Le paure più diffuse tra i genitori

Sono numerosi gli studi che ci mostrano le paure più diffuse tra i bambini. Ma esistono delle differenze tra i sessi? La verità è che, sia nell’infanzia che nell’adolescenza, la paura è legata in misura maggiore al genere femminile.

Tuttavia, è probabile che la spiegazione di ciò sia di natura culturale, poiché “si vieta” ai maschi di mostrare e riconoscere la paura di qualcosa.

Un altro aspetto sul quale, forse, la società non riflette abbastanza è la differenza del contenuto delle paure tra i due sessi.

Nelle prossime righe analizzeremo più nel dettaglio questo aspetto, per scoprire se esiste una reale differenza di genere riguardo le paure più diffuse nell’infanzia.

Secondo Valiente, Sandín e Chorot (2003), le bambine tendono a mostrare più paura del buio, dei luoghi strani, dei suoni, degli oggetti strani o degli estranei, di essere rapite, delle rapine o degli omicidi, dei serpenti, della sporcizia e degli animali.

Da parte loro, i bambini mostrano una maggiore paura del pericolo, dei danni fisici, della scuola, del fallimento, degli incubi e degli esseri immaginari.

Inoltre, occorre segnalare che in linea di massima, le bambine ottengono punteggi più alti in diverse categorie, definendo una differenza più marcata in paure come quelle legate a ratti, ragni, serpenti, topi, case dall’aspetto misterioso e solitudine.

Tuttavia, va sottolineato che queste differenze si hanno nell’ambito delle paure evolutive, in quanto la differenza di genere è assente nei casi di paure che rientrano in un quadro clinico. Tale tendenza, inoltre, tende a decrescere a partire dai 9 – 11 anni nelle bambine, mentre nei bambini non avviene in modo così pronunciato.

Le paure più diffuse hanno un significato evolutivo

Le paure infantili sono uno dei motivi più frequenti per cui si consulta uno specialista in psicologia. In pochi sanno che buona parte di queste paure sono evolutive e scompaiono nel tempo. Tuttavia, ciò non deve destare preoccupazione, quantomeno se l’intensità non è troppo elevata e, pertanto, non limita la regolare vita del bambino per lunghi periodi di tempo.

La mancata conoscenza di questo fatto genera spesso strategie inefficaci che, invece di calmare la paura, la aumentano. È fondamentale sapere che le paure nell’infanzia e nell’adolescenza possiedono un significato evolutivo e rispondono a ragioni filogenetiche.

Per esempio, se la paura di un bambino di separarsi dai genitori ha un valore adattivo, in quanto la nostra evoluzione ha determinato che è meglio non separarsi dalle figure primarie, giacché potrebbero sussistere pericoli che un bambino da solo non può ancora affrontare. Ovviamente, la vita al giorno d’oggi è molto diversa ed esistono paure che non si spiegano così facilmente e in modo così rilevante.

Le paure tipiche di in ogni fase evolutiva:

  • Nel primo anno di vita le paure più diffuse tra i bambini si riferiscono alla perdita di assistenza, ai suoni forti, alle altezze, agli oggetti strani e agli estranei, alla separazione dalle figure di riferimento e agli oggetti minacciosi che compaiono in modo improvviso.

    La paura degli estranei può evolvere in timidezza, un aspetto che può anche essere aggravato dalla paura o dall’ansia da separazione.

  • All’inizio dell’infanzia (1 anno – 2 anni e mezzo), le paure più comuni sono la separazione dai genitori o dalle figure di riferimento, degli estranei, dei temporali, di piccoli animali e insetti.

    È importante segnalare che la paura della separazione si intensifica intorno ai due anni.

  • Nella fase prescolare (2 anni e mezzo e 6 anni) le paure più frequenti sono legate al buio, agli animali in generale, all’abbandono, ai fantasmi e ai mostri.

    Le paure legate agli esseri immaginari sono particolarmente rilevanti e compaiono anche quelle legate agli animali selvatici.

  • A metà infanzia (6-11 anni), le paure che si manifestano più spesso sono legate agli eventi soprannaturali, alle lesioni corporee, ai danni fisici, alla salute, alla morte e alla scuola (rendimento scolastico, compagni di scuola, relazioni sociali, ecc.

    )

  • A partire dagli 11 anni, le paure iniziano a ristagnare oppure a stabilizzarsi. Tuttavia, alcune tendono ad aumentare, come quelle legate alle più diverse situazioni mediche (paura di andare dal dottore o delle punture, ad esempio). Altre paure che aumentano in questa fase sono quelle relative allo stress sociale (parlare in pubblico, non avere amici, perdere gli amici, i fallimenti, le critiche, ecc.), così come al pericolo o alla morte.

Conclusioni

La paura è un’emozione che, in un modo o nell’altro, ci accompagna in maniera costante lungo tutto il ciclo di vita. Che scompaia o meno, dipende da come viene gestita e dalle condizioni circostanti. Le paure diventano più persistenti verso la fine dell’adolescenza e l’inizio dell’età adulta, pertanto è fondamentale elaborarle adeguatamente in tenera età.

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  • Valiente, R., Sandín, B. & Chorot, P. (2003). Miedos en la infancia y en la adolescencia. Librería UNED, Madrid.

Источник: https://lamenteemeravigliosa.it/le-paure-piu-diffuse-tra-i-bambini/

Gravidanza
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