Le nostre bambine un giorno si confideranno con noi? I metodi per far sì che accada.

Bambini e regole: come insegnare a rispettarle?

Le nostre bambine un giorno si confideranno con noi? I metodi per far sì che accada.

Una mamma esasperata scrive che ogni sera l’andare a nanna diventa una battaglia con pianti e urla, perché la figlia di 2 anni non vuole mai smettere di giocare. Si addormenta solo quando crolla esausta.Un’altra non sa più che fare col figlio di 4 anni: in casa si oppone a ogni regola, mentre fuori sa essere bene educato. Sembra che disubbidisca apposta solo ai genitori.

 Un maestro chiede suggerimenti per ammansire tre bambini che non accettano alcuna disciplina e impediscono le attività in classe.Un pediatra è irritato con i genitori che non riescono a dare la medicina al bambino «perché lui non la vuole».

Tutti questi problemi sono variazioni sul tema: che cosa può facilitare (e che cosa può ostacolare) l’interiorizzazione delle norme nei bambini?

Già da neonati i bambini hanno sete di conoscere le leggi del mondo fisico, relazionale e sociale. Nella nostra cultura si è progressivamente fatta strada la concezione del bambino come soggetto da conoscere e da rispettare sempre, fin dai primi momenti di vita. È una cosa buona, che ha profondamente migliorato il rapporto genitori-figli.

Però rispettare il bambino non significa sottomettersi a lui, né depauperarlo dell’insegnamento e della trasmissione delle regole necessarie per il vivere civile. Non basta sancire e far rispettare le regole, lasciando che rimangano condizionamenti esterni. Bisogna che siano apprese e interiorizzate, perché il bambino impari a cavarsela.

Come insegnare il rispetto delle regole?

Nei momenti di “veglia vigile”, già i neonati osservano attenti tutto quello che accade intorno a loro, per capire come funziona il mondo.

Giorno dopo giorno, con la crescita, questo tipo di osservazioni si fa sempre più fitto e sistematico verso il mondo intero: fisico, vegetale e animale, ma – soprattutto – umano.

 Questa rete di acquisizioni tra loro integrate è fondamentale per strutturare e consolidare l’apprendimento sul “come si fa a…”: a ottenere le cose desiderabili; a eliminare le cose sgradevoli; a entrare in contatto con gli altri, o a interromperlo senza gravi conseguenze sul rapporto; a padroneggiare gli eventi; ad acquisire potere nelle relazioni; a gestire i conflitti interni; a non farsi sopraffare; a far la pace; a consolarsi; e così via, per ogni situazione reale o ipotetica.

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Questa è la prima e fondamentale via attraverso cui i bambini conoscono e interiorizzano le norme sociali della cultura in cui sono nati. Le norme così apprese saranno vissute come naturali, ovvie, di base, universali, assolute.

Molto tempo dopo, in un lungo processo che spesso parte dall’adolescenza, l’ex-bambino potrà scorgere che quelle norme non sono poi così naturali, universali e assolute, ma che sono relative alla cultura in cui è nato e si è interiormente formato.

Potrà però riconoscerne il valore sociale pratico, in quanto regole necessarie per il vivere civile e per una socialità basata sul riconoscimento reciproco, su equità, giustizia, solidarietà, efficienza e adeguatezza.

Purtroppo, l’auspicabile scoperta che tutte le norme, anche le più fondamentali o meravigliose, sono relative e quindi fragili e quindi preziose non sarà raggiunta da tutti, né sempre, né per tutte le regole.

Così, norme fondamentali potranno essere violate perché misconosciute nella fragilità del fondamento che le rende preziose.

L’apprendimento del “come si fa a…” si attiva in ogni occasione in cui ci si prospetta qualcosa di nuovo; ma quanto più si è piccoli, tanto più forti e sistematiche saranno sia l’attivazione, sia l’interiorizzazione delle norme.

I comportamenti come domande

In quell’assiduo, sistematico, immane processo di apprendimenti, il bambino va sperimentando sia la realtà fisica, sia gli atteggiamenti e le risposte dei grandi, assumendo atteggiamenti provocatori per provocare, appunto, risposte chiarificatrici, sia fisiche, sia verbali, sia comportamentali.

Per esempio, mentre fa il gesto di battere il martello sul tavolo o quando fa un capriccio, lancia uno sguardo agli adulti presenti, per vedere cosa pensano e cosa fanno, cioè per imparare cosa è raccomandabile, cosa è permesso e cosa è proibito.

Bisogna cogliere quei gesti provocatori: è quello il momento in cui il bambino chiede che gli venga insegnata una regola. Sgridarlo e basta vuol dire perdere una preziosa occasione.

È un momento conoscitivo che rimarrà per sempre come base per ogni successivo momento esecutivo di adesione o ribellione alle norme.

 Questi test, che il bambino sistematicamente fa, sono equivalenti a domande, quali: «Che conseguenze devo aspettarmi quando…»; «Cosa succede se…»; «Come devo fare per…»; «Come si fa a…»; «Cosa succede se non faccio questo?»…
Bisogna che noi adulti non fraintendiamo il significato di domanda che certi comportamenti possono avere. A ogni domanda si deve dare risposta.

Un esempio

Un bambino di 2 anni e mezzo vuole essere preso in braccio. Il papà gli dice: «Cammina ancora un po’: ci siamo quasi.» Il bambino, guardandolo di sottecchi, piagnucola: «Ho male ai piedi», e il papà, prendendolo in braccio: «Sei stufo di camminare, ma non hai male ai piedi.

Conviene non dire bugie, se no gli altri non ti credono più anche quando dici la verità.» Il bambino resta pensoso. Poi, tra sé e sé:«Non lo faccio più».

È accaduta una cosa importante per quel bambino: nel clima di buon rapporto col papà (per lui il massimo esperto della vita), ha potuto riconoscere una norma fondamentale per le relazioni umane e interiorizzarla.

A questo punto è semplice individuare i principali fattori che facilitano l’interiorizzazione delle norme: il nostro comportamento rispettoso nei loro confronti; la chiarificazione sulla sensatezza e comprensibilità delle norme che poniamo; la nostra coerenza nel prospettare le norme e nell’esigerne il rispetto. Ma più importanti di tutti sono la nostra disponibilità ad assumerci il ruolo di autorità che sancisce e trasmette le norme; e l’equilibrio fra rigore delle norme e intelligenza del perdono, sempre uniti a un realistico incoraggiamento.

In sostanza, per facilitare l’interiorizzazione e la strutturazione di atteggiamenti etici (individuali, relazionali e sociali), prima di tutto dobbiamo averli interiorizzati noi.

 Poche cose sono diseducative come l’ipocrisia e la finzione. Per svelare le falsificazioni ideologiche, Marx diceva: «Guardate quello che fanno, non quello che dicono». I bambini guardano, senza bisogno di esortazioni filosofiche.

 Si tratta prima di tutto di un processo conoscitivo.

Bibliografia:

Источник: https://www.uppa.it/educazione/pedagogia/come-insegnare-il-rispetto-delle-regole/

Tempo di qualità con i nostri figli: 25+1 Consigli pratici divisi per età

Le nostre bambine un giorno si confideranno con noi? I metodi per far sì che accada.

Per tempo di qualità IO intendo del tempo esclusivo trascorso con ognuno dei propri figli, senza distrazioni, senza che esso venga impegnato a guardare video sul tablet, a giocare a video giochi etc, ma bensì venga impiegato a parlare, ad ascoltare, a coccolarsi, a giocare, a disegnare, a dipingere, a cucinare, ad accarezzarsi o a solleticarsi.

Tempo dedicato a far sentire la propria presenza all’altro, tra corpo, mente ed emozioni

Premesso ciò che io personalmente ritengo sia del Tempo di Qualità, non vi è nessuno studio che ci dica quanto tempo è necessario trascorrere con i nostri figli perché essi si sentano amati, importanti e siano quindi felici.

Credo che qualsiasi genitori che si rispetti desideri mettere al mondo dei bambini per vederli felici, sereni, sicuri di sé e consapevoli delle proprie potenzialità…

Anche tu aspiri a questecaratteristiche… vero? Se sì prosegui pure a leggere questo breve testo!

Siamo in un contesto sociale incui entrambi i genitori sono costretti a lavorare per mantenere la famiglia,quindi sempre più spesso i figli vengono lasciati a persone differenti fino alrientro a casa o al termine dell’ultima riunione via skype o zoom!

Infatti il COVID ha reso possibile lo smartworking per innumerevoli impiegati che ora svolgono le loro attività da casa e nonostante si stia tutti sotto lo stesso tetto, spesso il tempo esclusivo dedicato alla prole manca.

Non si spende più tempo per gli spostamenti in mezzo al traffico, ma le giornate lavorative si dilatano fino a tardi, perché non abbiamo più la scusa del: “Ora devo proprio andare”, “Mi esce la bambina da danza”, “Perdo il treno scusate a domani”.

Il COVID ha portato più comodità, ma anche un senso di poco distacco tra quella che è la nostra vita privata e la nostra vita lavorativa. Le restrizioni ci impediscono di svolgere le classiche gite fuori porta che allietavano i nostri week end e così sempre meno tempo viene pensato e condiviso con i nostri figli.

Questa poca possibilità di staccare dalla vita lavorativa, per noi adulti è deleterio. Perché non permette mai di ricaricare le batterie e così subentrano stress, ansia e poca pazienza.

Cosa avviene quindi ai nostrifigli?

I nostri figli come radar, sentono le nostre emozioni, non si sentono considerati come e quanto vorrebbero e alzano il volume,alzano l’intensità e la frequenza delle marachelle, si agitano o si isolano.

Una volta si diceva che se un bambino stava troppo in silenzio stava combinando qualche guaio.. Beh oggi non credo sia diverso: se nostro figlio, magari adolescente, si allontana da noi o dagli amici immergendosi per ore sui social o in videogiochi probabilmente sta ricercando l’attenzione degli adulti che lo circondano.

Alcuni di loro, inconsciamente sanno che il rendimento scolastico per noi genitori è importante e così per attrarre a loro la nostra attenzione, cominciano a non impegnarsi nello studio e a scuola.

Come leggiamo noi questiinsuccessi?

Solitamente un genitore immerso nella vita lavorativa attuale, stressato, in ansia per le restrizioni anti COVID e numerosi altri pensieri, non riesce a vedere che dietro all’atteggiamento poco responsabile del proprio figlio, nei confronti della scuola, vi è una ricerca di attenzione. Ma bensì pensa che il problema è nella scuola, nella maestra o nel bambino.

Cosa possiamo fare prima chetutto questo accada?

Vediamo qualche suggerimentosuddiviso per età per trascorrere del tempo di qualità con i nostribambini/ragazzi:

Fascia tra i 3 e 6 anni:

In questa fase dell’infanzia inostri bambini sono delle vere e proprie spugne, quindi qualsiasi attivitàsvolta con loro diventa un momento di crescita:

  • Dipingere
  • Disegnare
  • Creare con il bongo
  • Costruire con mattoncini
  • Fare percorsi per la casa, gattonare,strisciare, rotolare etc
  • Svolgere attività motorie di qualsiasi tipoadatte all’età
  • Leggere una storia
  • Mangiare un gelato
  • Andare al parco giochi e giocare insieme
  • Ballare
  • Ridere
  • Cucinare
  • Coccolarsi, solleticarsi e giocare a giochi diun tempo (nascondino, prendere, gioco della sedia…)

 Fascia tra i 7 e gli 11 anni:

In questa fase i nostri bambinihanno voglia di far vedere in cosa sono bravi. A noi il compito di ammirarli estimolarli senza alcun giudizio negativo:

  • Valgono sempre gli esempi qui sopra indicati, perché a mio avviso non hanno età
  • Creare e costruire oggetti e giochi con oggetti non più in uso
  • Inventare barzellette
  • Creare video divertenti da mandare ai parenti
  • Ascoltare musica insieme
  • Suonare uno strumento
  • Parlare di come hanno trascorso la giornata e mettersi in ascolto per comprendere come aiutarli di fronte alle prime delusioni o prime insicurezze.
  • Creare una relazione fatta di ascolto, comunicazione e comprensione profonda, in questo momento della vita i bambini devono capire che noi genitori ci siamo, siamo disponibili ed accogliamo ogni loro difficoltà emotiva, scolastica, sociale etc.

Siamo il loro FARO e sottovalutarli, denigrarli, prenderli in giro per le loro reazioni o emozioni li farà crescere con un forte senso di frustrazione.

Trascorrere del tempo di qualità insieme può significare anche parlare di aspetti che per noi sono sciocchezze, ma per loro sono problemi insormontabili e sminuirli non rispettando i loro stati d’animo è il primo passo verso l’allontanamento da noi.

Piano piano non saremo più la persona a cui confideranno certe cose… e nella crescita questo ruolo sarà assegnato a qualcun altro.

Fascia dai 12 anni in su:

In questa fascia di età è necessario essere più delicati e rispettosi degli spazi e dei tempi. Qui i nostri ragazzi hanno bisogno non solo di spazi fisici, ma di provare a farcela da soli, quindi è necessario trovare un modo per responsabilizzarli.

Nelle famiglie con adolescenti diventa complesso anche solo trovare il modo di proporre una attività da svolgere insieme ai ragazzi ormai grandi.

Il tempo trascorso insieme di qualità potrebbe arrivare a sorpresa, se il patto famiglia/scuola raggiunge i migliori risultati sperati.

Cos’è il patto famiglia/scuola?

E’ un patto che viene scritto tra genitori e adolescenti e ha come punto fermo la scuola e i suoi risultati (in realtà se ne può scrivere uno per ogni tipo di ruolo che l’adolescente ricopre nella famiglia).

Il ragazzo si impegna a raggiungere per ogni materia dei voti pattuiti e la famiglia nel firmare accetta di non entrare sull’argomento fino alla data di scadenza del patto stesso. Solitamente 1 o 2 mesi.

Questo patto permette al ragazzo di responsabilizzarsi e di non dare per scontati tutti i benefici che ha nella sua famiglia come ad esempio cellulare, wifi, credito sul cellulare, tablet etc etc.

La sua attività a casa è quella di andare bene a scuola in cambio di tutti i suoi privilegi. Al termine del periodo si controllano insieme i voti e si valuta se premiarsi con delle attività da svolgere insieme, come ad esempio:

  • Dipingere la propria camera a proprio piacimento
  • Andare a fare shopping insieme (con budgetpredefinito)
  • Trasformare dei vecchi abiti e renderli piùattuali
  • Fare manutenzione a biciclette o motorini etc
  • Andare dal parrucchiere insieme.

Se al termine del periodo il patto non è stato rispettato dal ragazzo, allora si parla insieme e si vede cosa non ha funzionato e come possiamo essergli di aiuto.

Se il ragazzo prende sotto gamba il patto e la scuola, i genitori saranno costretti a togliere un privilegio per un determinato periodo, anch’esso pattuito in precedenza.

Concludendo:

Ogni attività va calibrata in base alle passioni dei nostri bambini/ragazzi e apprezzando ogni loro scelta.

Trascorrere del tempo con i propri figli significa imparare a crescere insieme!

Buona Crescita a Tutti!

Nota Bene: Prima di qualsiasi diagnosi vi deve essere la certezza che esigenze emotive, relazionali e sociali siano escluse… Prima di etichettare il tuo bambino FERMATI e pensa a quanto tempo di qualità trascorri insieme a LUI!

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Источник: https://blog.evolvis.it/info-utili/tempo-di-qualita-con-i-nostri-figli-251-consigli-pratici-divisi-per-eta/

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