Le 6 cose che i genitori dovrebbero smettere di fare quando i bambini hanno 3 anni

Bambini che mordono: come comportarsi

Le 6 cose che i genitori dovrebbero smettere di fare quando i bambini hanno 3 anni

Paola Cosolo Marangon, counselor

Sfido chiunque a trovare un asilo nido dove non si tema il “morsicatore”.

Spesso le educatrici non sanno come comportarsi: sanno che il mordere per un bambino piccolo è qualcosa di normale, ma non sanno cosa fare quando devono consegnare ai genitori un bambino marchiato.

Eh sì, perché una delle caratteristiche principali per cui il morso spaventa tanto è che lascia il segno. Bambini e bambine si portano un bell’orologio per giorni, il segno dei dentini rimane e questo spesso spaventa.

Capita che i genitori dei morsicati si arrabbino, perché considerano il proprio bambino vittima di qualche lupetto famelico; i genitori del morsicatore, al contrario, vivono un profondo senso di colpa e talvolta usano metodi non tradizionali per tentare di far smettere il proprio bambino. È importante aiutare genitori ed educatori a comprendere questo fenomeno fisiologico, passeggero, sicuramente relativo a una precisa fase dello sviluppo del bambino.

Perché un bambino morde?

Diciamo subito che non tutti i bambini mordono e non tutti con la stessa intensità o frequenza. Un bambino o una bambina entro l’anno di età morde per conoscere. Già a partire dai 6-8 mesi un bambino tende a portare tutto alla bocca, esplora il mondo attraverso questo organo di senso fondamentale.

Durante l’allattamento utilizza la bocca per far entrare il cibo, quindi per superare il disagio dovuto alla fame e riconciliarsi con il mondo, con la mamma che soddisfa questo suo bisogno. È proprio per questa caratteristica che la bocca è l’organo più importante, per un neonato e un lattante, per esplorare e conoscere.

Questo mettere in bocca tutto tendenzialmente riguarda anche i coetanei: immaginiamo bambini che si assaggiano a vicenda, si sperimentano, provano a vedere l’effetto che fa.

Dopo l’anno il piccolo incomincia a capire che il mordere può essere una modalità comunicativa con l’altro: «Lasciami stare»; «Non mi dare fastidio»; «Dammi quell’oggetto che è mio».

Più il bambino cresce, più il morso viene utilizzato quando c’è frustrazione, disagio, insoddisfazione. Solo dopo i 2-3 anni diventa un modo per esprimere deliberatamente le proprie emozioni – come la rabbia – e quindi può essere utilizzato per intimidire i coetanei.

Perché tanta ansia di fronte al morso infantile?

  • Il morso ha un effetto duraturo. Lascia un segno preciso ed estraneo a chi lo riceve, resta evidente anche per più giorni con un’impronta visibile
  • Il morso fa male, è seguito spesso dal pianto del morsicato e l’adulto si sente spiazzato, portato quasi istintivamente a prendere le difese di chi viene ritenuto vittima
  • Si fa fatica a considerare il morso una delle tante manifestazioni fisiche del rapporto tra pari: è difficile dire «è una cosa da bambini, che se la vedano loro»
  • È l’ansia adulta che carica di significati esasperati questo atto, una paura eccessiva rispetto al dolore, la paura che il piccolo possa soffrire, l’idea che a un bambino debba essere evitata ogni più piccola frustrazione
  • Il significato che l’adulto tende a dare al morso è spesso collegato all’esperienza adulta: una persona “normale” non si sognerebbe mai di mordere un suo simile, perché sarebbe come ammettere una sorta di aggressione cannibale; o ancora l’adulto abbina il morso a qualcosa di traumatico, come il mordere di un cane rabbioso, di una bestia feroce.

Sono questi “inquinamenti” che non consentono di collocare il morso di un bambino dentro una cornice corretta.

Come gestire un bambino “morsicatore”?

La domanda che abitualmente viene posta da educatori e genitori è: «Ma come mi devo comportare? È giusto punire o devo lasciar fare?».

Innanzitutto è importante poter partire dalla considerazione che i bambini e le bambine hanno il diritto di sperimentare, esplorare, trovare accordi tra di loro. Per far questo hanno bisogno di adulti (genitori, educatori, nonni) che non li giudichino ma che siano presenti e rispettosi.

Adulti non giudicanti significa adulti capaci di osservare le dinamiche infantili dando loro il giusto spazio e intervenendo solo se si intravede una difficoltà reale.

Noi adulti spesso pecchiamo di interventismo; nel momento in cui vediamo un bambino che alza una mano nei confronti dell’altro lo fermiamo, senza aspettare di vedere che cosa realmente il bambino sta facendo e privando l’altro dell’opportunità di dire la sua, di difendersi o restituire.

Carichiamo spesso di eccessivo moralismo il nostro agire educativo impedendo ai bambini di fare esperienza. In realtà i bambini sono competenti nelle loro relazioni, sanno negoziare anche se non sanno ancora parlare, hanno capacità empatiche a partire da piccolissimi. Dobbiamo solo fidarci di loro.

Per gestire i bambini che mordono ci sono dei comportamenti che vanno evitati e altri che sarebbe opportuno poter assumere, vediamo quali.

Cosa è meglio non fare di fronte a un bambino che morde?

  • Sgridare il bambino: serve a molto poco se non a nulla, anzi mette il bambino nella condizione di non capire che cosa stia succedendo. Non possiamo pensare di sapere esattamente quello che passa per la mente di un bambino quando si relaziona all’altro, rivestiamo l’atto di preconcetti adulti
  • Restituire il morso: al nido non si fa, ma talvolta i genitori usano questa modalità per far sperimentare al bambino il dolore che provoca agli altri. In realtà questo metodo può avere l’effetto contrario, quello cioè di vedere il mordere come un gioco che anche mamma e papà fanno, quindi sdoganarlo
  • Lasciarsi mordere: che il bambino morda anche la mamma o il papà è abbastanza frequente, è importante in quei casi non lasciarlo fare, affinché non intenda che mordere è un gioco possibile
  • Mordicchiare il bambino: a volte i cosciotti paffuti o le braccine rosate fanno venire il desiderio di “mangiarsi il bimbo” e così le mamme, i papà, talvolta anche le educatrici danno piccoli morsetti al bambino. Può diventare una modalità di relazione che il bambino può apprendere e poi utilizzare nei confronti di altre persone
  • Mettere in castigo un bambino perché ha dato un morso: il castigo non ha alcun effetto se utilizzato durante la prima e seconda infanzia, quando il bambino non ha la possibilità di capire, ma suscita esclusivamente sensi di colpa che sarebbe bene evitare.

Bambini che mordono: cosa sarebbe corretto fare?

  • Cercare la coesione tra adulti: il comportamento nei confronti del bambino dovrebbe essere il più possibile coeso; tra colleghe di nido, tra mamma e papà, da parte della baby sitter e dei nonni, è fondamentale che vengano dati sempre messaggi coerenti ai bambini
  • Interrompere il morso con un netto “no”: eventualmente porre dolcemente una mano davanti alla bocca, ma solo se il fenomeno si ripete
  • Intervenire, ma solo se si vede che la cosa crea difficoltà ai bambini, senza lasciare agire l’ansia preventiva
  • Con fermezza e decisione dare un rimando sicuro di disapprovazione al bambino: fermezza non significa durezza e tantomeno aggressività, basta dire «No, non si fa». Il bambino o la bambina percepisce molto di più come diciamo le cose piuttosto che il contenuto esposto
  • Utilizzare una modalità non preoccupata, in grado di sdrammatizzare la situazione è molto importante, tanto quanto è importante ricordarsi di non ridicolizzare mai alcuna espressione emotiva dei bambini
  • Fornire giochi “mordevoli”: se il piccolo ha meno di 2 anni ed è nel periodo in cui mastica e mette in bocca tutto, è meglio fornirgli dei giochi che possono essere morsi, tipo anelli o forme di plastica dura, piuttosto che negargli questo suo modo di scoprire e conoscere le cose
  • Dare regole: con i bambini un po’ più grandi (oltre i 24 mesi) si può iniziare a stabilire delle regole, esprimendo la contrarietà ai morsi. Si può dire che fa male agli altri e che le maestre non usano i morsi per comunicare.

Quando ci si deve preoccupare?

Il mordere è un’attività fisiologica del bambino, ma vi sono alcuni casi in cui il piccolo esprime un disagio forte che va tenuto in considerazione. Dopo i 24-30 mesi il mordere frequentemente e apparentemente senza motivo può essere il campanello d’allarme che qualcosa non funziona.

Potrebbe essere il segnale di un disagio: la nascita di un fratellino che fa sentire il piccolo messo da parte, un trasloco dove il cambiamento degli ambienti disorienta il bambino, la separazione dei genitori, un lutto in famiglia.

Potrebbe anche essere dettato da un comportamento genitoriale eccessivamente rigido, eccessivamente autoritario o da una richiesta di essere sempre felice e all’altezza delle situazioni.

È importante poter osservare il bambino a 360 gradi in vari ambiti e capire se c’è il bisogno di qualche attenzione speciale. Ovviamente in questi casi è assolutamente necessario il confronto con i genitori ed eventualmente ci si può rivolgere a una figura di supporto.

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Bibliografia:

  • Paola Cosolo Marangon, Paolo Ragusa, Ginocchia sbucciate, Editrice Berti, Parma, 2006
  • Isabelle Filliozat, Le emozioni dei bambini, Piemme, Milano, 2002
  • John Gottmann, Joan Declaire, Intelligenza emotiva per un figlio, Rizzoli, Milano, 2001
  • Grazia Honegger Fresco, Essere genitori, Red, Milano, 2003
  • Daniele Novara, Litigare per crescere, Erickson, Trento, 2010
  • Daniele Novara, Dalla parte dei genitori, FrancoAngeli, Milano, 2009

Источник: https://www.uppa.it/educazione/pedagogia/bambini-che-mordono-come-comportarsi/

Perché bambini mordono? E come farli smettere? | Sitly Blog

Le 6 cose che i genitori dovrebbero smettere di fare quando i bambini hanno 3 anni

Molti bambini mordono, soprattutto nella fascia d’età 1-3 anni. Bimbi che mordono allìasilo, bambini che mordono la mamma. Il problema è diffuso, eppure poche cose provocano maggiore disagio e imbarazzo. E allora, cosa fare se fai da baby sitter a un “morsicatore” oppure tuo figlio morde?

Al parco, il bambino gioca tranquillo, in un clima di serenità. Improvvisamente lo vedi con i denti affondati nel braccio di un amichetto: tutti accorrono,  la mamma del ferito consola suo figlio e guarda il tuo bambino e te con riprovazione. Tu ti profondi in scuse.

Un morso da bambino a bambino è peggio di una crisi di pianto al supermercato; è forse il comportamento più antisociale  che un bambino possa avere in pubblico.

Ed è senz’altro quello che suscita le reazioni emozionali più forti, tanto fra gli adulti quanto tra i bambini. Eppure, mordere è una fase normale nella crescita di un bambino. Non tutti i piccoli la attraversano ma molti sì.

Certamente, un bambino che morde non può essere ignorato.

Perché i bambini mordono?

I bambini mordono per differenti ragioni, nessuna delle quali è intenzionalmente cattiva. In altre parole, i bambini che mordono non vogliono ferire o provocare dolore. Piuttosto lo fanno perché:

Hanno male ai denti

Durante la dentizione, i bambini mordono per dare sollievo alle gengive, tutto qui (dai 6 ai 12 mesi).

È il loro modo per esplorare il mondo

La bocca dei bambini piccoli è come le loro mani: per conoscere mettono in bocca e talvolta stringono. Il seno della mamma, il ciuccio, oppure le dita di un fratellino o del papà. Il bambino che morde vuole scoprire quale reazione provoca.

Di solito, la risposta non proprio deliziata della “vittima” basterà a far finire l’esperimento: non è una cosa piacevole e il bambino lo impara. Ricorda che in questa fase il morso è un impulso, il bambino che morde non ha nessuna intenzione di far male.

Semplicemente fa quello che deve fare per imparare (dai 6 ai 12 mesi).

Si devono difendere

Specialmente se non sanno ancora parlare! Molti bambini mordono per delimitare i loro spazi, la loro zona di sicurezza. Mordere è allora il loro modo per dire: “ehi tu,allontanati!”. Quando mordi qualcuno, quel qualcuno si allontana e questa è la miglior difesa (dai 12 ai 18 mesi).

Sono in cerca di attenzione (o di potere)

Se un bambino si sente ignorato, può decidere di mettere in atto comportamenti che porteranno a una punizione.

Negativa o positiva che sia, l’attenzione è pur sempre attenzione! Altri bambini mordono per far sì che i genitori oppure altri bambini facciano una determinata cosa. Non è un comportamento che attuano consciamente.

Per esempio, può darsi che il bambino più piccolo della famiglia morda il fratellino più grande per “conquistare il potere” (dai 12 ai 24 mesi).

Non sanno come esprimere le emozioni e la frustrazione

Per i bambini più grandicelli, la ragione del mordere è più spesso di natura emotiva. Non sono ancora capaci di esprimere sentimenti e sensazioni con le parole: vogliono indietro un giocattolo che un amichetto ha preso; hanno voglia di stare soli; hanno paura e non sanno come comunicarlo. Non tutti i bambini esprimono rabbia o tristezza con i capricci o con il pianto.

Soprattutto, nella prima infanzia, il morso può essere la risposta più immediata per esprimere sentimenti di ansia  e frustrazione (se hai voglia, dai un’occhiata al link: è utile per “riscoprire” cosa vuol dire frustrazione nel bambino, al di là della banalizzazione che il termine ha avuto nel linguaggio quotidiano). L’incapacità o l’impossibilità di esprimersi porta i bambini a mordere. In molti casi infatti, il bambino che morde è un bambino che sta sperimentando una tensione che non riesce a sciogliere altrimenti, uno stress che ha occupato la sua vita e di cui non sa come liberarsi.

Tuttavia, i bambini possono usare il morso anche per esprimere sensazioni e sentimenti positivi.

Un bambino di due anni può provare una gioia intensissima che vuole condividere pur non avendone i mezzi linguistici o affettivi. E allora che fa? Morde.

Se non ti è capitato, di sicuro ti sarà stato raccontato di un bambino che, nel bel mezzo di coccole e giochi con la mamma le ha morso, con forza e inaspettatamente, una mano (dai 12 ai 26 mesi).

Bambino che morde: come farlo smettere?

Se il bambino di cui ti occupi morde per tutte le ragioni che hai visto sopra, è chiaro che sgridarlo o mortificarlo in pubblico serve a poco. Anzi può essere addirittura controproducente: se morde per la frustrazione di non riuscire a esprimere un suo sentimento, vedersi sgridato lo condurrà ad accumulare maggiore stress, e ancora più rabbia.

Ecco invece qualche buon consiglio per evitare che morda o che impari a non farlo più:

  • se il bambino sta attraversando la fase di dentizione, assicurati di avere sempre con te giocattoli refrigerati da mordere;
  • cerca di evitare tutte le situazioni che hai sperimentato rendono il bambino irritabile. Prima di uscire assicurati che abbia riposato e che il pannolino sia pulito;
  • cerca, se ti è possibile, di fare delle pause nel corso delle sue attività oppure di cambiare gioco: servirà a farlo riposare e ad evitare che accumuli eccessiva tensione; cerca di scegliere un gioco che sia adatto alla sua età (se sei in cerca di ispirazione leggi i nostri post sui giochi per bambini di 1 e 2 anni oppure sulle attività per bambini dai 3 ai 5 anni).
  • se è con altri bambini, sorveglia la situazione e se necessario intervieni. Aiutalo ad esprimere con le parole (anche  dicendole al suo posto) i motivi di rabbia e frustrazione: “chiedi a Paolo di restituirti la tua paletta”. Se invece ti accorgi che sta per mordere per amore, digli “abbraccia Sofia e dalle un bacino”;
  • se arrivi troppo tardi e ha già morso, occupati in prima battuta del bambino “vittima”; in questo modo vedrà che mordere non è un granché come strategia per attirare l’attenzione;
  • ogni volta che morde, senza alzare la voce ma con tono fermo e pacato e guardandolo negli occhi dagli un’istruzione chiara e semplice: “Non si morde. I morsi fanno male”. Ripeti sempre la stessa frase con le stesse modalità tutte le volte che si ripresenta il problema;
  • in ogni caso non gridare, non mortificarlo o peggio non punirlo fisicamente. In nessun caso dovrai morderlo a tua volta per mostrargli che fa male: dovrai insegnarglielo con le parole.

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PS Se ti piace la nostra Guida per baby sitter? Dai un’occhiata anche a “Il bambino non mi ascolta. E io che faccio?”

Источник: https://www.sitly.it/blog/bambini-mordono/

Educazione: 5 dritte molto utili per NON crescere bambini viziati

Le 6 cose che i genitori dovrebbero smettere di fare quando i bambini hanno 3 anni

Qual è il giusto equilibrio tra coccole e autorità per evitare che i vizi abbiano la meglio sull’educazione? Ecco i cinque consigli di Alberto Pellai, psicoterapeuta dell’età evolutiva: evitare le scuse in caso di delusioni, non mettere in discussione le regole che avete stabilito a casa, insegnare ai bambini l’arte della pazienza, gestire i capricci, dare ai figli incoraggiamento e motivarli invece di sommergerli di regali  

Che il padre dei vizi sia l’ozio può anche essere vero in generale, ma sicuramente non vale per i bambini: di solito i piccoli sono l’immagine stessa dell’energia e della vitalità.

Eppure, si rischia lo stesso di crescerli viziati: magari per troppo amore, perché “mio figlio deve avere tutto ciò che non ho avuto io”; o magari per stanchezza, perché è più facile dire sì piuttosto che no e tenere tranquilli i bambini almeno per un po’.

O ancora, dandogliela vinta perché ci si sente in colpa: spesso si sta lontano dai figli tutto il giorno per colpa del lavoro, e quando si sta insieme si tende a concedere loro qualsiasi cosa come “risarcimento” per l’assenza. (Leggi anche I nonni lo viziano!)

Se da un lato, però, tutti i genitori vogliono far felici i loro bambini, dall’altro vogliono anche crescere adulti seri e responsabili.

Qual è, quindi, il giusto equilibrio tra coccole e autorità per evitare che i vizi abbiano la meglio sull’educazione?

“L’equilibrio è dato dalla capacità del genitore di evitare il ‘troppo’: se le coccole non sono più un regalo di mamma e papà ma diventano una dipendenza per il bambino, e se l’autorità non è più semplicemente un modo per stabilire limiti e regole ma diventa qualcosa che spaventa il bambino, allora ecco che l’equilibrio è compromesso” sostiene Alberto Pellai, medico, psicoterapeuta dell'età evolutiva e autore di numerose pubblicazioni per genitori.

Pellai dà 5 consigli per evitare di crescere bambini viziati.

1. Niente scuse anche se è deluso

“Scusa” e “mi spiace” sono parole che hanno motivo di esistere in famiglia e, anzi, dovrebbero essere usate più spesso. Ma non vanno bene in ogni occasione. Un genitore non si deve scusare se non si può permettere di comprare al figlio un giocattolo costoso, o se non può portare il figlio al parco perché deve cucinare la cena.

Ciò non significa mostrarsi freddi: ma un conto è mostrare di comprendere la delusione del figlio, un altro dargli l’impressione che lui ha ragione e voi torto. “Se il genitore non può o non intende fare o dare una cosa al bambino, non deve affatto scusarsi.

Ciò che è importante dare non sono le scuse ma il motivo: bisogna sempre spiegare perché non potete fare o dare qualcosa ai vostri figli” spiega Pellai.

E aiutare un bambino a capire che non può sempre avere tutto ciò che vuole è anche un’importante lezione di vita. Ovviamente, se gli avevate promesso qualcosa e poi non riuscite a tener fede alla parola data, allora le scuse sono necessarie.

Quel che è importante, invece, secondo Pellai, è non assecondare l’idea che al bambino tutto sia dovuto. Molte cose, nella vita bisogna conquistarsele.

E allora, ad esempio, se proprio vuole quel gioco costoso, potete proporre un compromesso: “Io posso metterci questa cifra: il resto devi riuscire a pagarlo tu con i tuoi risparmi”.

2. Poche regole ma non discutibili

Mai, mai, mai discutere con i figli le regole che ci si è dati come famiglia. Se ad esempio avete stabilito che quando si va in bicicletta bisogna indossare il casco, allora bisogna indossare il casco. Punto. È inutile stare a discutere con loro, perché l’esito della discussione non può che essere uno: avete ragione voi.

Soprattutto le regole di tutela fisica o di protezione non possono e non devono entrare in un dispositivo di negoziazione: per andare in bicicletta si indossa il casco, per andare in macchina bisogna andare sul seggiolino. E i bambini possono piangere quanto vogliono se non vogliono rispettare le regole. Ma su certe cose non si può indietreggiare di un passo” spiega Pellai. (Leggi anche Bambini, come insegnare il rispetto delle regole)

I bambini, insomma, hanno il diritto di essere scontenti o arrabbiati se le cose non vanno come dicono loro, ma i genitori non devono mai ingaggiare una battaglia verbale dato che non c’è nulla di cui discutere. (Potrebbe interessarti 8 regole per rimproverare il bambino)

3. Resistete alla tentazione di cedere ai capricci

Quando si cede davanti ai capricci, ai pianti e agli strilli si insegna ai bambini solo una cosa: che piangendo ottengono ciò che vogliono. “Bisogna sempre rimanere coerenti con la posizione genitoriale. È il genitore che decide se il bambino ha bisogno o meno di una cosa.

Certo, poi ci sono le eccezioni, che però vanno concesse al bambino purché non vi sia pretesa da parte sua” spiega Pellai.

E puntualizza: “la relazione tra genitore e figlio non è un gioco alla fune in cui potete far vincere il piccolo pur di non sentirlo lamentare.

Perché così coltiverete la sua illusione che sono i piccoli a vincere”. (Potrebbe interessarti Come rimproverare il bambino e farlo sentire amato)

Certo, a nessuno piace sentire le lamentele di un bambino che piange continuando a ripetere “Lo voglio, lo voglio, lo voglio, lo voglio” fino a portarvi all’esaurimento.

Ma secondo lo specialista dargli ciò che vuole è anche peggio. Se invece lo ignorate (prima o poi) smetterà. E quando imparerà che con voi questa tattica non funziona, sarà meno probabile che vi ricorra nuovamente.

(Leggi anche Fa i capricci? Tu mantieni la calma)

4. No al tutto subito

I bambini viziati sono convinti non solo di aver diritto di volere qualsiasi cosa, ma anche di poterla avere subito. Del resto, viviamo in una società touch-screen, dove si cerca la gratificazione immediata e dove la vita scorre sempre più veloce. E anche la tecnologia può fare la sua parte: voglio vedere la nonna? La chiamo via Skype. Voglio sapere qualcosa?

Chiedo a Google (o a Siri, che è anche peggio). Voglio vedere un cartone animato? C’è . Voglio un gioco elettronico? C’è l’AppStore. Tutto facile, semplice, immediato. E tutto ciò crea nei bambini aspettative non realistiche sulla possibilità di ottenere quello che vogliono quando vogliono.

Spesso – spiega Pellai – il capriccio del bambino non corrisponde a un bisogno ma un desiderio. E, di fronte ai desideri, il genitore può scegliere tre vie: dire un sì immediato, ritardare la risposta affermativa spiegando al bambino perché sarà sì ma tra una settimana o un mese, dare una risposta negativa spiegando perché alcuni desideri non si possono realizzare”.

Anche il rapporto dei genitori con la tecnologia, tra l'altro, spesso non aiuta: non è forse vero che vi mostrate scocciati, impazienti e nervosi quando una pagina internet non si carica all’istante? O quando il computer si impalla? “Ecco, la tecnologia non fa altro che accelerare i tempi del desiderio – continua l'esperto – coltivando nel bambino l'idea del voglio tutto e subito”.

Ma anche nel mondo reale certi comportamenti possono dare idee sbagliate. Davanti a richieste innocenti come possono essere una caramella, un adesivo, un giochino a poco prezzo, per far sorridere un bambino siamo tentati di dire sì più spesso di quanto si dovrebbe.

Ma questo comportamento non aiuta i bambini a imparare a essere pazienti. Se invece a volte si oppone (spiegandolo) un rifiuto o quantomeno li si fa aspettare, si insegna loro a sviluppare autodisciplina e ad apprezzare di più ciò che ricevono.

(Guarda anche Un bambino di due anni può avere pazienza?)

5. Più incoraggiamento, no alle ricompense per ogni piccolo traguardo

Genitori, puntate più su attestazioni di stima ed esperienze da condividere e meno sugli oggetti materiali. Regalate ai vostri figli regali che hanno un valore affettivo e non materiale” dice Pellai. (Leggi anche Complimenti ai figli, sì ma senza esagerare)

Perché un bambino che riceve una ricompensa per ogni piccolo traguardo che raggiunge, perderà il naturale stimolo a fare sempre meglio.

Invece, frasi di incoraggiamento (come “bravo, hai lavorato sodo e così hai raggiunto il risultato”) motivano i bambini e li stimolano molto di più.

Naturalmente non c’è nulla di male nel premiarli di tanto in tanto anche con un regalo, che però dev’essere presentato come un festeggiamento per il risultato raggiunto, e non come una ricompensa.

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Accontentate sempre il vostro bambino, difendetelo anche se ha torto marcio e non rimproveratelo mai … Il tema è serissimo, cioè l'educazione dei nostri figli, ma una volta tanto…

GUARDA IL VIDEO 'come gestire i capricci'

Aggiornato il 03.11.2016

Источник: https://www.nostrofiglio.it/bambino/educazione-dritte-per-non-crescere-bambini-viziati

Perché i bambini mettono sempre le mani in bocca

Le 6 cose che i genitori dovrebbero smettere di fare quando i bambini hanno 3 anni
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Il gesto di mettere le mani in bocca è molto comune nei bambini e soprattutto nei neonati.

Si tratta di un gesto assolutamente istintivo e che ha come scopo quello di instaurare una relazione.

Inoltre la bocca per il bambino molto piccolo è l’unico modo per conoscere la realtà che gli sta intorno.

Se sei un genitore quindi saprai molto bene che quello di tuo figlio è un gesto comune, tuttavia potresti voler conoscere le cause che lo spingono a farlo. Quando un neonato viene al mondo nasce già con una serie di riflessi fondamentali che gli garantiscono la sopravvivenza.

Uno di questi è il riflesso di suzione che gli permette di nutrirsi sia che beva latte materno e sia che prenda invece quello artificiale dal biberon. Negli ultimi anni gli ospedali hanno iniziato a dare molta importanza al momento subito successivo alla nascita del neonato.

Che viene appoggiato sul petto della mamma. Si tratta di un contatto bellissimo che tranquillizza mamma e bambino. Il loro primo abbraccio con cui il piccolo, sentendo il familiare battito del cuore della sua mamma, si tranquillizza dopo il trauma della nascita.

È proprio in questa occasione in cui il riflesso di suzione permette al neonato di cercare il seno materno e di bere le prime e importantissime gocce di colostro. Un liquido che il corpo della neomamma secerne e che offre al bambino tantissime sostanze benefiche.

Non c’è quindi da stupirsi se i bambini conservano l’abitudine di mettere in bocca mani e oggetti (attenzione a quelli troppo piccoli). Proprio per questo motivo la maggior parte dei giochi per neonati sono fatti appositamente per essere messi in bocca.

Le statistiche inoltre dicono che il 30% dei bambini e il 45% degli adolescenti mette in atto questo comportamento con lo scopo di calmare stati d’ansia, di paura e di rabbia.

Per i bambini si tratta di un comportamento normale

La maggior parte dei bambini ha l’abitudine di mettersi il pollice in bocca. Un gesto che richiama il riflesso di suzione e che è da considerarsi assolutamente normale.

Tuttavia tale abitudine dovrebbe essere eliminata con il tempo.

Diversi esperti infatti parlano di una correlazione fra il pollice in bocca, l’utilizzo di ciucci e biberon e problemi dentali.

Come dicevamo l’istinto di tenere le mani in bocca ha una componente psicologica. Secondo molti studi si tratterrebbe di un’abitudine che tranquillizza e consola. Non a caso i bambini tendono a farlo nei momenti di distacco dalla mamma e quando si abbandonano al sonno.

Succhiando il pollice non solo si rilassano ma scaricano anche la tensione. Inoltre il gesto li fa sentire protetti e al sicuro. Vi basti pensare che imparano a succhiare il pollice quando sono ancora dentro la pancia della mamma.

Tale abitudine, che generalmente compare nei primi mesi di vita, riguarda l’80% dei neonati e non dipende quasi mai dalla fame.

I germi sono un problema

Non è facile insegnare ai bambini molto piccoli che non dovrebbero inserire le mani in bocca in ogni momento. I genitori dovrebbero quindi impegnarsi a tenere pulite le mani dei loro figli il più possibile. I bambini toccano qualunque cosa e trasformano le loro manine in un ricettacolo di germi e batteri.

Vi consigliamo quindi di lavare spesso e molto bene le mani dei vostri bimbi, soprattutto se sono stati in altri luoghi o in giardino.

Consigli per eliminare l’abitudine

È molto importante che i genitori capiscano che tale abitudine non è assolutamente sconsigliata nei bambini con un’età inferiore ai 4 anni. Come abbiamo avuto modo di vedere, mettersi le mani in bocca li aiuta a sconfiggere ansia e preoccupazioni. Perché quindi privarli anticipatamente di questa consolazione?

Inoltre superati i 4 anni la maggior parte dei piccoli tende a smettere di succhiarsi il pollice. Questo succede quando impara a sviluppare altri meccanismi utili per non annoiarsi e soprattutto per calmarsi. Inoltre iniziando a frequentare i suoi simili, non sentirà più il bisogno di mettere le mani in bocca.

Tuttavia può succedere anche che il bambino di 5/6 anni non abbia ancora abbandonato del tutto questa abitudine. I motivi sono da ricercare in uno svezzamento precoce, in carenze affettive e anche in problematiche familiari.

Questa è, secondo gli esperti, l’età giusta per cercare di eliminare questa abitudine. Che come dicevamo può portare a diverse conseguenze. Innanzitutto alla lunga provoca problemi anche importanti ai denti. Mettersi le mani in bocca può modificare il palato e creare squilibri nei denti.

Inoltre il dito può infettarsi a causa dei microbi che prendono di mira la pelle macerata e succhiando il pollice frequentemente, il piccolo introduce molta più aria nello stomaco. Ma quali sono i metodi corretti per evitare che lo faccia?

Vi anticipiamo subito che non è facile, perché ci sarà da lavorare molto con il bambino. Sconsigliamo subito metodi punitivi o sgradevoli. Niente ricatti né tantomeno l’utilizzo di sostanze cattive come peperoncino, aceto o smalto amaro.

Ricordatevi che state chiedendo al vostro bambino di smettere di fare una cosa che a lui non solo piace, ma che lo rende anche tranquillo e sicuro. Ci vorrà tanta pazienza, soprattutto perché ci saranno anche delle ricadute.

Cercate di non sgridarlo e di non arrabbiarvi con lui. Piuttosto provate con il rinforzo positivo. Premiatelo con qualche coccola in più, con un piccolo gioco che desiderava da tempo, quando notate che si sta impegnando a non mettere le mani in bocca.

Scendete pure a compromessi, vostro figlio è ancora un bambino e per lui sarà difficile rinunciare a quell’abitudine che per lui è principalmente una coccola. Potreste anche coinvolgerlo in attività manuali che stimolano i suoi interessi e lo portano a distrarsi. Dovrete inoltre lavorare molto anche sulla sua autonomia e suoi suoi interessi.

Dito in bocca Vs ciuccio

E per quanto riguarda il ciuccio? Anche questo strumento tanto amato da bimbi e genitori è sconsigliato? Gli esperti sono concordi nell’affermare che ci sono moltissime differenze far ciuccio e pollice e che di conseguenza il primo è più consigliato del secondo.

La forma anatomica del ciuccio (quelli più attuali riprendono perfettamente la forma del capezzolo della mamma) non fa danni alla bocca del bambino e nemmeno ai denti.

Di conseguenza fra la scelta di mettere il ciuccio in bocca o il dito, bisogna sempre prediligere la prima opzione.

Anzi, il ciuccio non solo non interferisce con la formazione corretta dei denti, ma favorisce lo sviluppo della bocca.

E poi quando arriva il momento di metterlo da parte, a mali estremi il ciuccio lo si fa sparire mentre il pollice no. Attenzione perché ci teniamo a sconsigliare di far sparire in questo modo il ciuccio. Anche in questo caso si consiglia vivamente di lavorare sul bambino.

Togliere il ciuccio è un passaggio fondamentale e si dovrebbe cercare di portarlo a termine senza drammi né traumi. Esattamente per questo motivo bisognerebbe evitare anche per il ciuccio di utilizzare sostanze amare o sgradevoli.

Meglio ad esempio proporre al piccolo uno scambio: lui regala il ciuccio a una fatina speciale e lei gli porterà un piccolo dono. Oppure si può dire al bambino che un altro bambino più piccolo di lui ha tanto bisogno del suo ciuccio.

In questo modo il vostro piccolo potrebbe sentirsi più grande e più responsabile e cedere simbolicamente il suo ciuccio.

Sconsigliamo anche di deridere e rimproverare in pubblico il bambino che non vuole lasciare il ciuccio. Non solo questo comportamento non lo convincerà a farlo, ma lo farà sentire terribilmente umiliato. Una situazione che sarà impossibile cancellare dai suoi ricordi e che gli causerà sempre disagio.

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Источник: https://www.mammastobene.com/mani-in-bocca/

Gravidanza
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