Lasciamo ai bambini le loro manie?

Contents
  1. Manie nei bambini
  2. Cosa succede se le manie non vanno via? 
  3. Come evitare che le manie si trasformino in disturbi ossessivi
  4. Il bambino ha un carattere
  5. Spesso dietro un carattere forte può nascondersi la difficoltà di crescere…
  6. … e trovare la propria identità
  7. Un atteggiamento ‘da duro’ per tenere tutti attaccati a sé
  8. Come comportarsi con un bambino dal carattere forte
  9. I MasticAbili – Perché alcune persone hanno bisogno di masticare?
  10. Stress/ansia
  11. Bisogni sensoriali/stereotipie
  12. Consapevolezza/propriocezione del corpo
  13. Consapevolezza orale
  14. Concentrazione
  15. Pica
  16. Dentizione
  17. Alimentazione tramite sonda gastrica
  18. Noia/abitudine
  19. Cosa puoi fare per aiutare?
  20. Mania di controllo su tutto e tutti: perchè?
  21. Mania del controllo
  22. Mania di controllo: cosa si nasconde dietro?
  23. Ma cosa possiamo fare in questi casi?
  24. Hai bisogno di aiuto? Chedi ai nostri psicologi online
  25. L’ansia nei bambini: ossessioni e rituali
  26. Cosa è l’ansia
  27. Come di manifesta l’ansia nei bambini piccoli
  28. Come di manifesta l’ansia nei bambini in età scolare
  29. Quando l’ansia trasforma i rituali dei bambini in ossessioni
  30. Suggerimenti per genitori
  31. Manie nei bambini: quali sono le più diffuse e cosa fare
  32. Quali sono le più diffuse
  33. Cosa fare
  34. Quando la mania diventa compulsiva
  35. Bambini ansiosi
  36. Cause dell’ansia nei bambini
  37. Manifestazioni dell’ansia nei bambini
  38. ansia da separazione
  39. disturbo d’ansia generalizzata
  40. fobie (o paure)
  41. disturbo ossessivo / compulsivo
  42. Consigli per i genitori con figli ansiosi
  43. Indici di allarme che svelano l’ansia nel bambino
  44. Terapie per l’ansia nei bambini
  45. Approfondire le problematiche dell’ansia nei bambini

Manie nei bambini

Lasciamo ai bambini le loro manie?

La psicologa ci parla della funzione specifica delle manie nei bambini e ci spiega come evitare che alcuni riti si trasformino in disturbi ossessivi

Attorcigliare i capelli, succhiarsi il pollice, tirarsi le orecchie, toccare i piedi, ricercare il seno materno…Son tutte manie dei bambini durante il periodo della crescita. Ma è giusto lasciar loro la libertà di farlo? Una pianetina scrive per chiedere un consiglio sulla mania della sua bimba:

“La mia bambina di 28 mesi ha una piccola “mania”, quando è molto stanca o per rilassarsi e coccolarsi si tocca i capelli, e quando stiamo insieme (quando sto con lei per addormentarla o anche solo quando sta in braccio a me per un po’ di coccole..) tocca anche i miei capelli.

Ora, i miei quesiti sono 2: delle volte, quando è più nervosa diventa convulsa, pur di toccarsi i capelli usa una sola mano per fare le altre cose (mangiare, giocare) e a volte li tira forte! (sia i suoi che i miei!) Pensa che questo possa diventare un problema in futuro? Seconda cosa…

io vorrei proprio tagliarmi i capelli corti! Sono una mamma e una donna attiva e vorrei liberarmi di questa incombenza “lava-asciuga- stira capelli”, non sono il tipo di donna che sopporta di passare ore a prepararsi, ma ho paura di come mia figlia possa reagire a questa cosa…

il fatto di toccare i capelli è una cosa “intima” tra noi, più cresce e meno gesti come questi rimangono via via che acquista la sua indipendenza, ma questa cosa proprio non accenna a mollarla e io ho paura di “troncarla” in questo modo.

Mio marito dice di tagliarli, così finalmente perderà il vizio e io sarò “libera”, ma lui è un uomo, sarà troppo semplicista o io mi preoccupo eccessivamente?”

I bambini hanno delle necessità che a volte non sono così comprensibili agli adulti, anzi, molto spesso, diventano dei veri e propri tormenti.

Le loro manie possono variare di tipologia e nelle maggior parte delle volte tendono a dileguarsi soprattutto se assecondate, mentre altre diventano delle modalità comportamentali con caratteristiche compulsive.

Nella fase di distacco dalla mamma, che avviene generalmente per fasi, il bambino ha bisogno di un ‘supporto’ e quando è avvenuto frettolosamente o ha comportato un certo ‘stress’ il piccolo ‘ricerca’ qualcosa che possa sostituirla per evitare che l’angoscia lo travolga.

Secondo la Mahler, infatti, i neonati vivono una fase simbiotica fino al IV mese di vita. In seguito al quale avviene il processo di separazione-individuazione fino al III anno di vita.

Naturalmente tale percorso può comportare anche delle esperienze ‘traumatiche’ per cui se non c’è stata ‘costanza dell’oggetto’ (mamma) nel rispondere alle sue necessità, bisogni e richiesta di attenzioni, il bambino sarà ‘carente’ da quel punto di vista e cercherà di ‘compensare’ diversamente.

Nello specifico, nella fase di passaggio il bambino utilizzerà un ‘oggetto transizionale’ che secondo Winnicott è indispensabile per favorire la sua autonomia dalla madre.

Come è ben chiaro, quindi, queste ‘manie’ hanno carattere di transitorietà tendono quindi a scomparire crescendo.

Cosa succede se le manie non vanno via? 

La loro persistenza dipende quasi ed elusivamente dall’importanza che assume nel contesto familiare e/o relazionale del bambino o, ancora, se la mamma ‘impedisce’ o ‘ostacola’ involontariamente questo momento. In effetti, l’assiduità dell’automatismo rassicura il bambino e placa la sua ansia. È proprio nei momenti più difficili che ricorre ai ‘riti’ consolatori poiché hanno una funzione specifica.

Nel momento in cui, però diventano vere e proprie fissazioni e tendono a persistere nel tempo si può parlare di compulsione per cui rientriamo nel disturbo ossessivo: la tricotillomania e l’onicofagia ne sono un esempio.

Come evitare che le manie si trasformino in disturbi ossessivi

Il distacco e l’allontanamento dall’oggetto verso il quale il bambino ha rivolto la sua attenzione dev’essere graduale sarà, infatti, lui stesso a dimenticarsene poiché col passare del tempo riverserà e compenserà ‘diversamente’ la sua funzione divenendo più autonomo e indipendente anche dal punto di vista emotivo. Potrà, in questo caso, riuscire a orientarsi intimamente per trovare rassicurazione rispetto all’esterno e alle nuove esperienze con cui si confronterà.

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Источник: https://www.pianetamamma.it/il-bambino/sviluppo-e-crescita/manie-nei-bambini.html

Il bambino ha un carattere

Lasciamo ai bambini le loro manie?

Ci scrive una mamma per chiederci come comportarsi con un bambino che vuole affermare la propria volontà in ogni situazione e tende ad imporsi con tutti, adulti e coetanei. Ecco i consigli della psicologa e psicoterapeuta Rosanna Martin dell’ospedale Pediatrico Anna Meyer, Università di Firenze

“Mio figlio ha sei anni e quel che si potrebbe definire un carattere forte: vuole sempre far prevalere la sua volontà, è molto permaloso, reagisce male con chi lo offende e certe volte bisogna mantenere tutta la calma per prenderlo dal verso giusto. Non so come comportarmi per gestirlo al meglio…” (Francesca)

Spesso dietro un carattere forte può nascondersi la difficoltà di crescere…

“Dietro questo atteggiamento impositivo e apparentemente ‘onnipotente’, però, spesso si nasconde la difficoltà di crescere e di staccarsi dalla figura genitoriale di riferimento, soprattutto da quella materna, per intraprendere una vera crescita emotiva”.

… e trovare la propria identità

processo di separazione e di individuazione:

“Durante questo processo, il bambino incontra inevitabilmente delle difficoltà, che può manifestare in modi diversi, anche opposti” fa notare Rosanna Martin: “c’è chi diventa introverso, timido e apertamente preferisce la protezione della figura genitoriale, chi, al contrario, tenta di auto affermarsi eccedendo in comportamenti da ‘duro’, quasi a volersi auto convincere di potercela fare tranquillamente ad uscire dal guscio, controllando anche la propria emotività. Non a caso sono bambini che, all’ingresso della scuola d’infanzia, non piangono e apparentemente non sembrano in difficoltà, quando invece stanno semplicemente cercando di reagire al dolore del distacco che sentono esattamente come i loro coetanei.

Un atteggiamento ‘da duro’ per tenere tutti attaccati a sé

“Si può dire che il tipo ‘forte’ utilizza il meccanismo del controllo come uno strumento per calmare le sue insicurezze, come un laccio per tenere tutti attaccati a sé.

Il bambino sembra sviluppare la consapevolezza che: “se tutti fanno quello che dico io, non corro i rischi di rimanere solo”, nel timore di non avere altre modalità per trattenere le persone a cui vuole bene” commenta Martin.

‘Forte’ e ‘debole’ quindi non sono altro che due facce della stessa medaglia e non caratterizzano aspetti positivi o negativi di sé ma semplicemente strategie diverse di risposta alla crescita”.

Come comportarsi con un bambino dal carattere forte

1 – Non aver timore della sua aggressività.Spesso i genitori, temendo le reazioni del figlio, evitano di contraddirlo o porre dei limiti, senza rendersi conto che in questo modo diventano succubi di un bambino che assurge al ruolo di piccolo tiranno della famiglia.

2 – Non accondiscendere ad ogni richiesta. È importante che il genitore abbia ben chiari i suoi obiettivi educativi e persegua con autorevolezza la strada che ha scelto, senza cedere ad ogni protesta.

Se ad esempio stabilisce che il figlio vada a letto alle 21, glielo spiega con calma, accompagnandolo a dormire con modalità giocose e con i classici rituali della nanna, ma senza deroghe sull’orario.

“E’ sicuramente più faticoso essere autorevole e mantenere la propria posizione piuttosto che lasciar fare, specie quando si torna a casa stanchi dopo una giornata di lavoro e altri problemi che ci frullano per la testa, però è con la coerenza del comportamento che il bambino impara la regola. Se invece lasciamo a lui lo scettro del comando, capirà che prepotenza e insistenza sono le modalità con cui potrà avere sempre tutti a sua disposizione” spiega la psicoterapeuta.

3 – Non adottare disparità di trattamento tra fratelli
Spesso i genitori tendono ad essere più rigidi con il primogenito (‘sei grande, devi aver pazienza!’) e un po’ più larghi di manica con il secondo (‘bisogna capirlo, è ancora piccolo’) senza rendersi conto che in questo modo non fanno altro che alimentare l’egocentrismo e la prepotenza del minore.

4 – Non lasciarsi frenare dai sensi di colpa
Specie se sono stati lontani dal bambino tutto il giorno, quando rientrano a casa i genitori tendono a lasciare al figlio la gestione del suo tempo, quasi a volersi discolpare della loro assenza. Una posizione di debolezza di cui il bambino si accorge subito, approfittandone per spadroneggiare.

“Mettiamo da parte sensi di colpa e poniamo un contenimento affettivo ma autorevole di fronte all’atteggiamento autoritario del bambino, facendogli capire che il genitore sa cosa va fatto ed è lui ad avere il controllo della situazione” dice Rosanna Martin.

“Perché i bambini hanno bisogno delle nostre sicurezze per vincere le loro insicurezze” dice Rosanna Martin.

5 – Aiutarli a mettersi nei panni degli altri
Se al parco vuol sempre salire sui giochi senza rispettare il turno, se con gli amici vuol sempre decidere cosa fare, se in una lite vuole sempre uscire vincitore, ascoltiamo le sue ragioni, ma poi invitiamolo a mettersi nei panni degli altri. E magari anche a riflettere su come si sentirebbe se quel comportamento fosse lui a subirlo.

6 – Non gli diamo sempre ragione
Se ci racconta qualcosa di spiacevole accaduto con una maestra o un istruttore, non gli diamo sempre ragione, magari nel desiderio di compiacerlo e di non provocargli frustrazione: il bambino deve avere un’idea positiva delle figure adulte di riferimento. Altrimenti si crederà ‘onnipotente’ anche nei loro confronti!

Источник: https://www.nostrofiglio.it/bambino/il-bambino-ha-un-carattere-forte-come-gestirlo

I MasticAbili – Perché alcune persone hanno bisogno di masticare?

Lasciamo ai bambini le loro manie?

Chi ha un figlio con bisogni sensoriali complessi non ha avuto difficoltà a capire l'utilità di questi oggetti, ma molte persone hanno mosso questa critica: “il masticare è un vizio”.

Purtroppo è ancora troppo diffusa la mentalità che i comportamenti fuori dalla media siano dovuti a vizi oppure pigrizia.

Basti pensare a come i bambini con disturbi specifici dell'apprendimento (DSA, che comprende dislessia, disgrafia, disortografia, disturbo specifico della compitazione, discalculia) fino a pochi anni fa venissero definiti pigri perché non apprendevano seguendo le stesse modalità dei compagni di classe.

Ma torniamo alla masticazione: è davvero solo un semplice e banale vizio? La risposta breve è NO. Per una risposta più approfondita continuate la lettura! Traduciamo un articolo del blog di Debra C.

Lowsky, MS, CCC-SLP, proprietaria e fondatrice di ArK Therapeutic, la ditta americana che produce i MasticAbili (la versione in inglese la trovate a questo link: why-does-my-older-child-chew-on-everything).

Domanda: “Mio figlio di 9 anni mastica tutto… gomme, gommapiuma, colletto della camicia.

Ha sempre avuto una fissazione orale sin da quando era un bambino piccolo, metteva i giocattoli in bocca e masticava tutto ciò che vedeva.

È qualcosa di più del tipico comportamento infantile? Ho letto su alcuni forum di discussione che i tuoi “MasticAbili a forma di P” sono spesso usati da altri bambini con lo stesso problema. In cerca di un consiglio… “.

Risposta di Debra C. Lowsky, MS, CCC-SLP : ” Ottima domanda. Per i neonati e i bambini piccoli, mettere le cose in bocca è una normale fase dello sviluppo orale.

Alcuni bambini, tuttavia, continuano a masticare articoli non alimentari ben oltre la fase di messa in bocca/dentizione. Per alcuni è una fase passeggera. Altre persone avranno sempre bisogno di masticare, anche in età adulta.

Perché? Potrebbero esserci molte ragioni diverse e non sempre esiste una risposta diretta. Nella mia esperienza personale con i bambini che vedo in terapia, la ragione rientra tipicamente tra uno (o una combinazione) dei seguenti motivi:

Stress/ansia

La spiegazione più comune del motivo per cui alcuni bambini masticano è lo stress e/o ansia. La masticazione fornisce alla mascella un input propriocettivo che è molto rilassante e organizzativo.

È simile a come alcune persone potrebbero mordersi le unghie quando sono nervose, o camminare avanti e indietro, respirare profondamente, battere il piede, ecc. Inoltre richiama il masticare e succhiare come tecniche auto-calmanti di quando siamo bambini.

Questi sono tutti meccanismi utilizzati per affrontare lo stress.

Lo stress di cui stiamo parlando potrebbe essere lo stress quotidiano – quando i bambini sono frustrati, arrabbiati o stanchi. Oppure, potrebbe essere l'ansia aggiunta di andare in un nuovo posto, ricominciare la scuola, ecc. La masticazione aumenterà in genere rispetto alla quantità di stress e in relazione a come i bambini affrontano lo stress.

La masticazione è un modo semplice di calmarsi perché:

  1. È un atto motorio conosciuto
  2. C'è sempre qualcosa nelle vicinanze da masticare (indipendentemente dal fatto che sia sicuro o appropriato): una maglietta, una matita, un giocattolo, qualcosa raccolto dal pavimento, ecc.
  3. Permette di controllare ciò che si mette in bocca, che è qualcosa che molti bambini non riescono a fare molto spesso

Bisogni sensoriali/stereotipie

La masticazione come meccanismo calmante è particolarmente utilizzata da bambini con autismo e/o disturbi dell'elaborazione sensoriale (SPD).

Gli individui con problemi sensoriali elaborano il mondo in modo diverso e questo, spesso, può essere opprimente: le luci potrebbero risultare più luminose, i suoni potrebbero essere più forti, il tocco potrebbe essere doloroso, e così via.

Le stereotipie, o comportamenti auto-stimolatori, sono un modo in cui le persone con problemi sensoriali si organizzano e gestiscono tutte le informazioni sensoriali extra che bombardano i loro sistemi. Sono in genere qualcosa di ripetitivo, come sbattere le mani, dondolarsi avanti e indietro, girare le cose, ripetere certe parole, masticare, ecc.

Consapevolezza/propriocezione del corpo

Elaboriamo il mondo intorno a noi attraverso i nostri sensi, uno dei quali è il “sesto senso” meno noto chiamato propriocezione. In breve, la propriocezione è la nostra capacità di sapere dove si trova il nostro corpo nel tempo e nello spazio. È come elaboriamo l'input dalle nostre articolazioni e muscoli per spostare e posizionare il corpo.

La difficoltà a interpretare correttamente queste informazioni può porre tutta una serie di problemi quali: scontrarsi contro le cose, avere uno scarso controllo motorio, avere i “sobbalzi” e non essere in grado di stare fermi o mettere a fuoco, e/o molte altre cose.

Questi bambini, in particolare, richiedono quella che viene definita una “dieta sensoriale” di attività per regolare i loro sistemi di percezione. Questo è qualcosa di cui solitamente si occupa un terapista occupazionale. Si rivolge a ogni bambino a seconda delle sue esigenze e in genere include attività di motricità grossa.

Senza una “dieta sensoriale” in atto o in momenti della giornata in cui non ricevono la giusta quantità di input propriocettivi compensativi, i bambini possono provare a auto-regolarsi da soli.

E spesso lo fanno attraverso la masticazione perché, di nuovo, è qualcosa che conoscono, a cui hanno accesso, che possono controllare e che fornisce un input propriocettivo alla mascella.

Consapevolezza orale

Alcuni individui hanno quella che viene chiamata “iposensibilità orale”, che è un modo elegante per dire che hanno una limitata, o assente, sensazione in bocca.

Per usare un paragone che è probabilmente più facilmente riconoscibile: immagina che per qualche motivo hai una sensibilità ridotta nelle dita. Come compenseresti? Probabilmente dovresti premere più forte sulle cose, stringere le cose più strettamente, magari cercare le cose che sono strutturate e hanno molte informazioni tattili, e così via.

Allo stesso modo, gli individui con una limitata consapevolezza orale possono cercare attività che forniscano una maggiore risposta orale, come mangiare cibi croccanti, riempire la bocca con il cibo, digrignare i denti e/o (indovinato!) masticare articoli non alimentari. È possibile, tuttavia, “svegliare” la bocca e aumentare la sensibilità orale.

Concentrazione

Hai mai masticato gomme da masticare durante un test? O mordicchiato un cappuccio di una penna o una matita mentre cercavi di concentrarti su qualcosa? Se la risposta è no, allora è probabile tu conosca qualcuno che l'ha fatto/lo fa.

Questo perché la masticazione può essere un modo molto efficace per aumentare la concentrazione e bloccare altre distrazioni, soprattutto perché si tratta di un movimento ripetitivo.

La masticazione attiva anche i muscoli della mandibola fino al collo, il che conferisce maggiore stabilità che è fondamentale, in particolare per i bambini con una ridotta pianificazione motoria.

Pica

La pica è caratterizzata dal bisogno/brama di non masticare semplicemente, ma di mangiare oggetti non alimentari (carta, argilla, sabbia, ecc.). Se sospetti che questo sia il motivo per cui il tuo bambino sta masticando, ti preghiamo di consultare immediatamente un medico.

Dentizione

Quando a 6 anni i molari di iniziano a spuntare, non è raro vedere bambini masticare per cercare sollievo. Se questa è la causa, probabilmente passerà quando i denti avranno finito di muoversi.

Alimentazione tramite sonda gastrica

Quando le persone non possono mangiare per bocca, possono ancora desiderare e cercare l'atto di masticare. Lascia che soddisfino quel bisogno masticando uno strumento di masticazione durante l'alimentazione con la sonda gastrica.

Noia/abitudine

Abbiamo tutti le nostre abitudini. E come si diceva prima, se un bambino è annoiato, c'è sempre qualcosa nelle vicinanze che potrebbe essere masticato, indipendentemente dal fatto che sia sicuro.

Cosa puoi fare per aiutare?

Ricorda – non è che vogliano masticare, è che hanno bisogno di masticare. Anche se a volte mordere/masticare può essere comportamentale, nella mia esperienza questo bisogno è più spesso correlato ai sensi. In tal caso, dire loro di smettere non funzionerà. Per una ragione o per l'altra, il loro corpo sta dicendo loro che hanno bisogno di masticare e loro ascoltano.

Puoi assicurarti che lo facciano in modo sicuro dando loro un oggetto adeguato da masticare. Il MasticAbile che hai citato è stato creato appositamente per questo scopo.

Realizziamo anche un modello a forma di Y chiamato Y-Chew, coprimatita masticabili da mordicchiare durante la scrittura e “gioielli MasicAbili”, indossabili, per un input sensoriale orale discreto e da portare con sé.

Ognuno di questi oggetti è disponibile in tre diversi livelli di durezza:

  • Standard: questo è il livello più morbido, consigliato per masticatori leggeri (che di solito non masticano cose)
  • Duro: più compatto ma ancora abbastanza masticabile, raccomandato per masticatori moderati (questa è un'opzione più duratura)
  • Extra-Duro: il più solido, consigliato per chi ama masticare oggetti piuttosto rigidi. L'opzione più duratura per i masticatori avidi con forti necessità sensoriali orali.

Alcune forme sono lunghe e sottili per raggiungere l'area dei molari posteriori – qui è dove la masticazione è tipicamente necessaria al massimo perché fornisce l'input più propriocettivo alla mascella. E tutti i nostri MasticAbili sono fatti negli Stati Uniti (in particolare, fatti da mio marito e mio figlio sotto il nostro stesso tetto qui a Columbia, nella Carolina del Sud).

Per assistenza nella scelta del MasticAbile corretto vedere questa tabella di masticazione e/o guida di masticazione per restringere le opzioni. Non esitate a contattarci via email per consigli specifici.

Per alcuni individui, questo può essere tutto ciò che serve – solo qualche stimolo motorio orale di volta in volta per regolare, calmare e mettere a fuoco.

Per altri, uno strumento da masticare da solo potrebbe non essere sufficiente, soprattutto se la masticazione è aggressiva e/o travolgente.

Potrebbe essere necessario consultare il pediatra del bambino per un ulteriore supporto.

Inoltre, in particolare quando la masticazione è legata ai sensi, un terapista occupazionale (OT) può aiutare a mettere insieme una “dieta sensoriale” di strategie aggiuntive.

Cari saluti, Debbie

Dichiarazione di non responsabilità: Le informazioni contenute in questo blog sono offerte in buona fede e rappresentano solo l'attuale comprensione dell'autore delle migliori pratiche terapeutiche.

Si prega di tenere presente che il contenuto qui presentato non è onnicomprensivo e non deve essere considerato un sostituto per una valutazione e un trattamento di persona da parte di un patologo del linguaggio del linguaggio certificato, terapista occupazionale o un altro professionista medico.

Grazie ARK per averci permesso di tradurre questo vostro articolo e per la passione e professionalità con cui portate avanti il vostro progetto.

Источник: https://www.giocabilita.it/blog/i-masticabili-perche-alcune-persone-hanno-bisogno-di-masticare

Mania di controllo su tutto e tutti: perchè?

Lasciamo ai bambini le loro manie?

Perché sviluppiamo la mania di controllo

Vi è mai capitato di avere a che fare con persone che si assicurano costantemente che tutto vada tutto secondo lo schema da loro prefissato? Persone che controllano tutto e tutti: persone, situazioni, eventi, senza avere un momento di rilassamento?

Parliamo di persone maniache del controllo, sempre attente a tutto e che non ammettono l’imprevisto.

“Tutto quello che non riesci a controllare ti sta insegnando a lasciar andare.”
Jason Kiddard

Mania del controllo

Come accennato poc’anzi, esistono persone che tendono a controllare tutto e tutti: gli altri e i loro comportamenti. Persone queste che vivono costantemente nell’ansia: un’ansia che riescono a lenire solo attraverso il controllo.

Se ci pensiamo bene, questi sono comportamenti che possono manifestarsi in diversi contesti: pensiamo a quei genitori che controllano i loro figli, affiché possano restare con loro a lungo.

O a quei rapporti di amore o di amicizia, in cui c’è sempre qualcuno che pretende troppo dall’altro: insomma, per alcune persone il termine controllo è all’ordine del giorno: l’unico modo in cui relazionarsi alla vita e agli altri. Ma perché?

Mania di controllo: cosa si nasconde dietro?

Come mai alcune persone devono avere sempre tutto sotto controllo? Cosa si nasconde dietro questa mania? La loro insicurezza: le persone che hanno la necessità di controllare sempre tutto e tutti in realtà sono persone che non riescono a controllare se stesse e le loro paure.

Da quanto detto, si evince come la necessità di controllo sia in realtà un meccanismo di difesa che si attiva per una bassa autostima, una forte insicurezza e una bassa capacità di gestire le proprie emozioni: coloro che hanno la necessità di tenere ogni cosa sotto controllo sono persone perfezioniste, ma insicure.

Solitamente un soggetto con queste manie di controllo ha avuto alle spalle una famiglia che richiedeva un modello di efficienza troppo rigido e critico: in un certo senso, chi ha avuto una madre o un padre che richiedeva uno stile di vita perfetto, tenderà da adulto ad essere altrettanto auto-critico e tendente alla perfezione, fino a controllare tutto nei minimi dettagli, per assicurarsi che tutto vada come previsto.

Come afferma il Prof. Roberto Pani, docente di Psicologia Clinica presso l’Università di Bologna “la maggior parte delle persone che aspirano ad un’ansia di perfezione e di controllo rispondono inconsciamente ad alcuni “interlocutori interni” che hanno interiorizzato nella prima e nella seconda infanzia.“.

Dietro questi comportamenti di controllo c’è una mancanza di autonomia che viene da molto lontano: per questo motivo alcune persone cercano di prendere e di nutrirsi attraverso il controllo esercitato su persone e eventi, senza provare empatia e senza tener conto delle necessità altrui: quando una persona tendente al controllo vuole qualcosa, lo vuole e basta. Non chiede.

Come afferma lo psicoterapeuta Pani “questo ipercontrollo ci suggerisce dunque che alcune persone trovino sicurezza solo in questo comportamento estremamente attivo e tendente alla perfezione, cosa che si manifesta maggiormente quando si sentono costretti a rilassarsi. Sembra un paradosso, ma quando si potrebbero riposare, i maniaci del controllo cominciano ad agitarsi, perché avvertono che non ci sono azioni da fare, e immaginano che qualcosa stia sfuggendo al loro controllo».

Ma cosa possiamo fare in questi casi?

Sicuramente è di fondamentale importanza capire che controllare gli altri non è sicuramente il modo migliore per stare meglio: cercare di dominare chi abbiamo intorno non è la soluzione. Per questo sarebbe consigliabile riuscire ad imparare a controllare noi stessi, d’altronde il problema è dentro di noi.

Inoltre, è importante capire che non possiamo controllare il nostro futuro: possiamo e dobbiamo concentrarci solo sul nostro presente, tenendo conto del fatto che non tutto può essere tenuto sotto controllo e forse questa è una delle poche certezze che abbiamo. Per questo è importante che lavoriamo su noi stessi e sul nostro mondo emotivo.

E se sbagliamo? Non importa: gli errori ed i problemi fanno parte della vita e non possiamo evitarli a lungo; possiamo però cercare di essere flessibili e trovare soluzioni laddove possano essere trovate.

Il mondo non è perfetto e nemmeno noi: il nostro compito non è cercare e trovare la perfezione, ma vivere ed essere felici. Ogni tanto, dunque, fermiamoci e lasciamo scorrere la vita, senza muovere un dito.

“Lasciare significa che per un po’ le cose seguano il loro corso, che si muovano liberamente senza il nostro intervento, finché la direzione del loro movimento non si mostri spontaneamente.

Se rinunciamo a tentare di guidare le cose e quelle, muovendosi, si allontanano da noi, lasciamole andare. Molliamo la presa.
Se le lasciamo andare per la loro strada, ci rendiamo liberi per qualcos’altro.


Bert Hellinger

Hai bisogno di aiuto? Chedi ai nostri psicologi online

Источник: https://psicologi-online.it/mania-di-controllo/

L’ansia nei bambini: ossessioni e rituali

Lasciamo ai bambini le loro manie?

L’ansia nei bambini a volte può manifestarsi in forme molto particolari che possono mettere i genitori alla prova nel capire la differenza tra normalità e disturbo.

Cosa è l’ansia

Vorrei cominciare specificando che l’ansia è in generale una sorta di silenzioso malessere e la maggior parte delle persone che ne soffre tende a nasconderla.

Nei bambini può esprimersi con sintomi diffusi o specifici, può essere proiettata sulle relazioni sociali, può avere come oggetto il corpo oppure la mente e i suoi pensieri reali o irrazionali.
Sai bene che è impegnativo essere genitore di un bambino ansioso proprio perché a volte non sei  in grado di capire quale sia l’origine del suo timore.

Il bambino percepisce una sensazione di pericolo imminente che minaccia il suo stato di benessere.

Come di manifesta l’ansia nei bambini piccoli

Nei bambini piccoli l’ansia può presentarsi con:

  • disturbi dell’alimentazione
  • disturbi del sonno
  • irritabilità e agitazione
  • difficoltà a separarsi dal genitore.

Sono bambini che tendono ad essere poco esplorativi nel gioco e possono assumere dei comportamenti controllanti.

Come di manifesta l’ansia nei bambini in età scolare

In età scolare l’ansia comporta anche:

  • difficoltà di concentrazione,
  • affaticabilità
  • preoccupazione del giudizio degli altri
  • perfezionismo
  • comportamenti compulsivi
  • lamentele somatiche.

In questa fase possono essere presenti anche sentimenti depressivi che insieme all’ansia influenzano l apprendimento.

In generale il bambino che soffre di ansia si sente insicuro riguardo alla proprie capacità, è molto diffidente e ha paura di essere sopraffatto dalle proprie emozioni.

Ma affrontiamo adesso l’argomento dell’articolo.

Quando l’ansia trasforma i rituali dei bambini in ossessioni

Forse ti sei chiesto molte volte perché tuo figlio non esce di casa se non ha  spento e riacceso l’interruttore un numero preciso di volte, oppure perché ogni volta che rientra in casa si lava ripetutamente le mani e mostra un’eccessiva preoccupazione dello sporco, oppure perché evita di toccare i giochi degli altri bambini o di andare a casa di questi ultimi, oppure perché riordina e ricontrolla le sue cose in maniera ossessiva come un rituale fino a che gli oggetti non sono posizionati  in modo “giusto”; ecc.

In una certa misura i comportamenti ossessivi sono normali nei bambini (come non calpestare le righe, contare tutti gli scalini, le mattonelle, ecc.);  quando però questi comportamenti diventano molto invasivi e fastidiosi tali da bloccare lo svolgimento delle azioni quotidiane o un rallentamento delle stesse, bisogna considerarli da un’altra prospettiva.

Questi bambini infatti trascorrono molto tempo in attività che richiederebbero normalmente pochi minuti.

Sono in qualche modo “intrappolati” in queste idee ossessive:

  • contaminazione
  • ordine
  • controllo
  • accumulo
  • superstizione

che si intromettono in maniera indesiderata e senza apparente motivazione contro la volontà del bambino. Sono accompagnati da un sentimento d’ansia (indotto dal contenuto dell’ossessione stessa).

I comportamenti ripetitivi (ad es. lavarsi le mani, riordinare, controllare) o azioni mentali (ad es. contare, ripetere parole mentalmente, ecc.) sono messi in atto dal bambino quasi in modo obbligato in risposta ad un’ossessione, a prevenire l’ansia o il disagio o prevenire alcuni eventi o situazioni temuti.

Va da sé che “questi comportamenti o azioni mentali non sono collegati in modo realistico con ciò che sono designati a neutralizzare o a prevenire, sono chiaramente eccessivi.” (APA, DSM-5)
I bambini piccoli possono non essere in grado di articolare le ragioni di questi comportamenti manifestando una scarsa consapevolezza.

Quando le ossessioni e i rituali compulsivi causano un disagio clinicamente significativo e una compromissione del funzionamento in ambito sociale o in altre aree importanti, quando i membri della famiglia involontariamente assecondano la sintomatologia diventando parte dei rituali, possiamo parlare di un disturbo ossessivo compulsivo meglio conosciuto con l’acronimo DOC.

Nella maggior parte dei casi coinvolge in numero maggiore i maschietti e può manifestarsi in compresenza di un disturbo da deficit di attenzione/iperattività e/o disturbi dell’apprendimento.

Suggerimenti per genitori

Alcuni suggerimenti per i genitori:

  • È importante non etichettare il bambino come uno che fa “cose strane”
  • Non assecondare il bambino nel rituale
  • Non minimizzare il problema ma consultare uno specialista quando i  comportamenti si manifestano con una frequenza tale da invalidare e limitare il bambino e la famiglia nelle attività di vita quotidiana.
  • Evitare di negare ma parlare del doc come di qualcosa esterno a lui che lo spinge a fare le cose, magari dandogli anche un nome buffo come “brainbug” , baco della mente!

di Enrica Ciullo

fonte: www.forepsy.it

Источник: https://bresciabimbi.it/lansia-nei-bambini-ossessioni-e-rituali/

Manie nei bambini: quali sono le più diffuse e cosa fare

Lasciamo ai bambini le loro manie?

Quanto sono diffuse le manie nei bambini? A quanto pare parecchio ma ovviamente non tutte sono patologiche. Spesso si tratta piuttosto di piccoli rituali che il bambino mette in atto per tranquillizzarsi, specialmente nelle fasi di distacco dalla madre.

La mania diventa allora una sorta di supporto cui fare riferimento nei momenti di debolezza, paura, insicurezza.

Tra le manie più diffuse si annoverano il fatto di succhiarsi il pollice, toccarsi i piedi, cercare il seno materno più del dovuto, attorcigliarsi i capelli e così via.

Se l’abitudine si manifesta ma in modo non eccessivo e diminuisce nel corso del tempo, è normale. Se invece diventa compulsiva allora è bene verificare il perché consultando un professionista. Ecco allora quali sono le più diffuse e cosa fare.

Quali sono le più diffuse

I bambini tendono ad avere delle manie durante la crescita del tutto normali, purché rientrino in certi parametri.

Può succedere che si attorciglino spesso i capelli o li mettano in bocca, che si attacchino più del normale al seno di mamma, che si mangino le unghia, tendano a succhiarsi il pollice o a eseguire certi rituali in modo piuttosto preciso.

Anche i tic nervosi possono essere considerati, per certi punti di vista, manie, sebbene differiscano nel modo di manifestarsi.

Nei casi di disturbo ossessivo compulsivo si tratta principalmente di rituali di movimento, per esempio girare su stessi, camminare in un certo modo e così via, rituali di pulizia e ordine, ripetizione di certe frasi e parole. Potrebbe essere il caso di un bimbo che vuole bere il latte sempre nella stessa tazza, nello stesso luogo, nello stesso punto del tavolo, mania che rivela un chiaro bisogno di tenere le cose sotto controllo.

Tutti comportamenti che li aiutano a sentirsi più sicuri, specialmente nelle fasi di passaggio e di distacco progressivo dalla figura materna, o che li aiutano ad affrontare certe paure inconsce.

Nulla di grave se non fosse che, in alcuni casi, queste manie possono degenerare sfociando in disturbi più seri come il cosiddetto DOC, disturbo ossessivo compulsivo.

I bambini affetti da questo disturbo si preoccupano eccessivamente per le cose che li mettono a disagio o provocano loro angoscia mettendo in atto, di conseguenza, comportamenti maniacali a scopo calmante.

Si ritiene che succeda soprattutto quando il bambino, nelle fasi di distacco dalla madre, vive esperienze traumatiche o comunque percepite come tali. E questo accade più spesso se la madre non risponde alle sue necessità e richieste di attenzioni. La mania diventa quindi una forma compensatoria di consolazione che, se scompare man mano che il bimbo cresce, non arreca danno ma se persiste, allora va valutata con attenzione.

Cosa fare

Innanzitutto bisogna valutare l’entità della mania nei bambini perchè, come premesso, in alcune fasi è del tutto normale che i bambini ricorrano a questi “rituali” per calmarsi e, quindi, è meglio lasciarli fare se il disturbo non è eccessivo. L’età non sempre conta, secondo gli esperti, più importante è l’entità del problema, per valutare un eventuale intervento.

Molto importante è non deridere i bambini o liquidare questi gesti ripetuti come capricci o abitudini scorrette visto che si tratta pur sempre di meccanismi dovuti all’ansia, alla paura o, in certi casi, a una difficoltà nell’esprimere le emozioni. E ovviamente non rimproverarli per lo stesso motivo. Meglio piuttosto cercare di individuare le cause scatenanti imparando a guardarsi intorno.

Trattandosi spesso di emozioni che non riescono a trovare una via di espressione, sicuramente le attività sportive, creative o i giochi che permettono ai bambini di sfogare ed esprimere queste emozioni sono utilissimi, così come l’introduzione nell’ambiente domestico di un animale.

Per quanto concerne l’intervento medico, è bene ricorrervi se il vizio non passa con il tempo e soprattutto se peggiorano.

Quando la mania diventa compulsiva

Come premesso, se la mania peggiora nel tempo anziché scomparire progressivamente, è il caso di rivolgersi a un medico o a uno psicoterapeuta.

In ogni caso è bene tenere presente che il problema nella maggior parte dei casi dipende dalla psiche, non da qualcosa di fisico ed è in questo ambito, quindi, che bisogna agire, sebbene alcuni studi lo colleghino a un blocco nel flusso di seratonina.

Quando la mania sfocia nel DOC, disturbo ossessivo compulsivo infantile, si caratterizza per un’ansia smisurata nei confronti di qualcosa che costringe il bambino a mettere in atto il suo rituale preferito più volte al giorno, rendendo la vita quotidiana difficile. Il DOC è più diffuso nei bimbi tra i 7 e 12 anni di età, meno nei piccoli.

Tra le manie più diffuse ci sono rituali di movimento, di pulizia, ripetizione di certe parole o frasi, collezionismo di cose apparentemente inutili, che i bambini eseguono spesso di nascosto, consapevoli che si tratti di qualcosa di insensato e, quindi, di punibile da parte dei genitori.

Il bambino, pur essendo spesso consapevole dell’inutilità di un tale comportamento, tende comunque a farlo, come fosse necessario per neutralizzare l’ansia o la paura. Tra i pensieri più diffusi dei bambini affetti da disturbo ossessivo compulsivo la paura di essere contaminati da qualcosa di sporco, il bisogno di ordine maniacale, pensieri di tipo sessuale e aggressivo, paura delle malattie.

Источник: https://www.pourfemme.it/articolo/manie-nei-bambini-quali-sono-le-piu-diffuse-e-cosa-fare/224258/

Bambini ansiosi

Lasciamo ai bambini le loro manie?

Negli ultimi anni il numero di bambini e ragazzini che manifesta specifici disturbi d’ansia ha raggiunto un livello da allarme sociale. Pare che il 21% dei ragazzi di 8, 12 e 17 anni presenti una sintomatologia e disturbi tali da giustificare una diagnosi di ansia.

L’ansia è normale e prevedibile in certi momenti dello sviluppo come nella separazione dai genitori oppure quando i bambini rimangono soli al buio o durante un temporale, mentre diventa più grave se interferisce con le attività giornaliere, durante la scuola, o quando si è in compagnia di altri coetanei. Il disturbo d’ansia nel bambino piccolo è spesso manifestato con sintomi quali cefalea, vomito e dolori addominali.

A partire dalla pre adolescenza invece ( verso i 12/13 anni) le crisi assumono atteggiamenti di continua richiesta, manifestazioni di collera e alterazioni comportamentali.

Quello che oggi preoccupa maggiormente è l’ ansia da separazione, l’ansia generalizzata, le fobie specifiche e i disturbi ossessivo compulsivi.

Ci sono bambini che sentono il bisogno di lavarsi continuamente le mani, altri che vogliono i pupazzi sempre nello stesso ordine, altri ancora che vogliono indossare sempre le medesime scarpe. Purtroppo però l’ansia che colpisce in questa fascia di età viene spesso misconosciuta e confusa con altri disturbi.

Cause dell’ansia nei bambini

Le cause dell’aumento di questi disturbi sono da ricercare tutte nella storia personale di questi bambini e ragazzi e in quella dei loro genitori.

Anche la società ha un ruolo preponderante, è cambiata la civiltà, siamo passati in pochi anni da una realtà contadina a una industriale e insieme è cambiato il matrimonio.

Esplodono separazioni e divorzi, e si creano nuove forme di famiglia allargata.

Nel frattempo i più piccoli somatizzano, cioè trasformano le loro ansie e angosce in sintomi.

Spesso i bambini manifestano il loro disagio con crisi di pianto disperato, agitazione psicomotoria, enuresi notturna (pipì a letto), nausee e vomito.

Mentre i più grandi non dormono, hanno incubi, svengono, sentono palpitazioni e vertigini.
Il rapporto con i genitori è molte volte la causa principale di questo sconvolgimento infantile.

Per prima cosa gli adulti sono iperprotettivi con i figli, come conseguenza al fatto che spesso non sono presenti nella vita dei bambini.

Succede che un padre o una madre che stanno totalmente con i figli solo il fine settimana, sviluppano dei forti sensi di colpa che li portano ad avere una presenza patogena (malata) nelle poche ore di condivisione; poi durante la settimana si dileguano in una routine nella quale il padre che torna a casa ignora il figlio. Il bambino a questo punto avverte un senso di perdita, mentre il figlio dovrebbe poter contare sui genitori sempre, magari mezz’ora al girono, ma con costanza.

Inoltre gli adulti non sanno più dire “no”, quei no che dovrebbero essere detti per far sviluppare una personalità ai figli, quella necessaria autonomia emotiva.

Altre volte le nevrosi si trasmettono direttamente da madre a figlio addirittura durante l’allattamento, in un meccanismo che la psichiatria chiama subliminale e che potrà compromettere infanzia e adolescenza.

Questo accade perché quando si è lattanti la mamma è la maggior trasmettitrice di ansia.

Sta a lei, quando il bambino è più grande insegnargli a gestire le emozioni rendendo i figli partecipi di tutti i meccanismi della vita. Ma anche un papà ansioso, apprensivo che non riesce a controllarsi “educa” il figlio all’ansia, gliela trasmette e il bambino apprende questa modalità trasferendola su tutto.

Manifestazioni dell’ansia nei bambini

I disturbi d’ansia nei bambini vengono classificati in:

ansia da separazione

nei bambini, l’ansia da separazione è una reazione di spavento che essi manifestano quando sono separati dalle persone di riferimento ( genitori,nonni, famigliari).

Questo disturbo accompagna le situazioni di perdita o mancanza vissuta in diversi momenti e rappresenta un passaggio fondamentale per la crescita del bambino che viene superata con il progredire dei processi cognitivi e l’acquisizione della sicurezza emozionale.

Solitamente compare a partire dai 5/6 mesi e perdura fino ai 14/20 mesi, divenendo sempre meno frequente e tendendo a scomparire. L’ansia da separazionediventa un disturbo reale quando i sintomi sono eccessivi e tendono a durare a lungo.

In questi casi i bambini saranno estremamente nostalgici quando sono fuori casa, avranno molta paura di non ritrovare i genitori ed eviteranno di muoversi da soli. Potranno anche avere paura a dormire da soli.

A volte il disturbo si presenta in seguito ad un evento stressante che ha scatenato tale reazione, ad esempio un trasferimento, il cambio di scuola, la separazione dei genitori, un lutto.

disturbo d’ansia generalizzata

il disturbo d’ansia generalizzata è caratterizzato dalla presenza per un periodo di almeno 6 mesi, di uno stato di eccessiva ansia e preoccupazione. La gravità, la frequenza o la durata della preoccupazione sono molto esagerate rispetto a quanto richiederebbe la situazione.

Tra i sintomi più comuni il bambino manifesta tensione motoria, iperattività, ridotta concentrazione, facile distraibilità, palpitazioni e sudorazione.

I bambini che soffrono di ansia generalizzata temono di sbagliare ogni cosa che fanno , strappano il quaderno durante i compiti, rimangono in disparte nell’attività sportiva per paura di non riuscire, e lamentano spesso mal di pancia, cefalea e vomito

fobie (o paure)

le fobie sono delle paure ingiustificate verso un oggetto o un evento, e il contatto con queste situazioni genera una reazione di intensa angoscia. La classificazione americana distingue la fobia sociale che consiste in una paura persistente e irrazionale di situazioni, in cui il soggetto è esposto all’eventuale attenta osservazione da parte degli altri.

Solitamente i bambini con questo disturbo non riescono a parlare di fronte ad altri, a mangiare in compagnia o a rispondere a semplici domande, ad esempio quando si è chiamati dalla maestra alla lavagna.

Le paure semplici, invece, rappresentano per la loro frequenza un evento quasi costante nella crescita del bambino, si inizia con la paura del buio,per passare a quella degli animali che mordono, ai fantasmi e agli orchi.

Solitamente queste forme di fobia vengono accompagnate da tachicardia, sudore e difficoltà a parlare, ma anche da scoppi di ira, irrigidimento e attacco di panico.

Nella maggior parte dei casi le fobie scompaiono da sole verso i 7/8 anni, ma in alcuni bambini possono anche rimanere. A volte le famiglie sottovalutano questi disturbi e pensano che il contatto diretto con l’oggetto che crea paura sia l’atteggiamento migliore.

Ma non è così; il dialogo è sicuramente più efficace, perché serve ai genitori per capire cosa si nasconde dietro a tutto ciò.

disturbo ossessivo / compulsivo

questo tipo di disturbo è provato da un bambino su 7 ed è caratterizzato dalla presenza di ossessioni( pensieri intrusivi e persistenti) e/o dalla presenza di compulsioni ( rituali continui) che hanno lo scopo di neutralizzare e scacciare l’ansia.

Per esempio ci sono bambini che devono continuamente lavarsi le mani, altri devono toccare un determinato oggetto prima di fare qualcosa. Come per tutti i disturbi d’ansia spesso scompaiono da soli verso i 7/8 anni.

Laddove questi sintomi perdurano è però necessario approfondire la struttura di personalità perché potrebbe nascondere problemi di tipo psicotico.

Consigli per i genitori con figli ansiosi

Gli specialisti del settore, psicologi e neuropsichiatri infantili, hanno dato alcuni consigli che possono aiutare a impedire l’insorgere di gravi fenomeni di ansia nei bambini.

Promuovere e valorizzare tutti i luoghi e i momenti di socializzazione dei figli. Per esempio la scuola, lo sport, l’oratorio, le associazioni.

Non farsi mai travolgere né sovrastare dai sensi di colpa verso i figli; cercare di renderli consapevoli dei meccanismi della propria vita. È importante che gli adulti sappiano dire di “no” al momento giusto: non aver paura di apparire educatori troppo severi per la crescita dei propri figli

Fare attenzione per controllare e curare le proprie ansie e le proprie nevrosi: la trasmissione diretta dai genitori ai figli è la cosa più frequente e grave. Avere uno stile educativo coerente, ovvero dare risposte sempre simili per comportamenti simili.

Indici di allarme che svelano l’ansia nel bambino

Gli indici di allarme sono quei comportamenti o atteggiamenti che svelano il disagio del bambino:

  • se a 1 anno il bambino ha disturbi dell’alimentazione o del sonno
  • se a 2 o 3 anni il bambino ha difficoltà a separarsi dai genitori e a affrontare l’ingresso nella scuola materna
  • se a 2 o 3 anni il bambino ha un ritardo del linguaggio non dovuto a cause meccaniche
  • se entro i 5 anni non ha raggiunto il controllo sfinterico ( è in grado di fare cacca e pipì senza pannolino), soprattutto di giorno
  • se dai 2 anni in poi è troppo irrequieto e troppo calmo

Terapie per l’ansia nei bambini

La terapia psicologica maggiormente usata per curare il disturbo dell’ansia, prevede il coinvolgimento di uno o più adulti significativi della famiglia, senza la presenza del bambino. L’intervento è incentrato solamente sul problema attuale e prende in considerazione la modalità di manifestazione dei sintomi e i tentativi fino a quel momento usati.

Spesso infatti il disagio del bambino non è causato tanto dal problema in sé, quanto dal modo in cui si cerca di risolverlo. Per questo motivo è fondamentale rivolgersi ad uno psicologo specialista, che potrà intervenire in tempi brevi e senza farmaci.

Approfondire le problematiche dell’ansia nei bambini

  • Guida genitori
    sito che con la collaborazione di genitori, medici e psicologi offre spunti di confronto sull’educazione, la salute e la difesa dei minori.
  • Niente ansia
    sito di psicologia sui disturbi d’ansia e da stress. Rimedi efficaci per controllare l’ansia.
  • Psicologia sviluppo
    sito del centro clinico per gli interventi in psicologia dell’età evolutiva e adolescenza.
  • Lidap
    sito della associazione onlus sui disturbi di ansia. È presente anche una parte dedicata ai disturbi d’ansia nell’infanzia.

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Источник: https://www.guidaconsumatore.com/bambini/bambini_ansiosi.html

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