Lallazione: i primi suoni del bambino

Sviluppo del linguaggio nei bambini: le tappe fondamentali

Lallazione: i primi suoni del bambino

Lo sviluppo del linguaggio è un processo caratterizzato da una grande variabilità interindividuale. Ogni bambino, infatti, sviluppa il linguaggio secondo i propri tempi e le proprie capacità. Tuttavia, gli esperti individuano alcune tappe principali da raggiungere, affinché vi sia uno sviluppo armonico delle competenze linguistico-comunicative.

Sviluppo del linguaggio: non solo produzione di suoni

Un aspetto importante da considerare è che lo sviluppo del linguaggio non consiste solo nella produzione del linguaggio, inteso come ciò che il bambino sa dire.

Esso riguarda tutta una serie di abilità tra cui ascolto, riconoscimento di suoni diversi (discriminazione), competenze motorie, competenze cognitive, sviluppo affettivo.

La maturazione delle abilità espressive e comunicative del bambino dipende da tutte queste competenze.

0-3 mesi

Alla nascita il bambino ha la capacità di discriminare i suoni di tutte le lingue del mondo.

Ma a partire dai 6 mesi, perde questa capacità per le lingue diverse dalla propria, continuando a riconoscere come diversi solo i suoni della propria lingua madre. II neonato ha una preferenza per la voce e il volto materno e la principale forma con cui comunica a questa età è il pianto.

3-6 mesi

Il bambino inizia ad avere la capacità di seguire lo sguardo e a condividere gli stati affettivi. Si sviluppa il sorriso sociale, ossia la capacità di rispondere al sorriso dell’adulto. Questa è l’età in cui il bambino inizia a produrre vocalizzi.

6-8 mesi

Compare la lallazione canonica, cioè la ripetizione di sillabe composte dalla stessa consonante (per esempio ba-ba-ba, ma-ma-ma). La produzione della lallazione non è uguale per tutti i bambini, tuttavia si tratta di un importante indicatore per lo sviluppo linguistico successivo.

8-10 mesi

La lallazione da canonica diventa variata. Il bambino impara cioè a ripetere sillabe con consonanti diverse (ba-ma-la).

Questa fase dello sviluppo del linguaggio è molto importante. Si è osservato che i bambini che presentano una lallazione più ricca di suoni, sviluppano un lessico più ampio.

Il bambino inizia ad utilizzare il gesto dell’indicazione in modo intenzionale per mostrare o richiedere. Compaiono anche le prime routines gestuali (gesti sociali come Fare ciao, Mandare un bacio).

Intorno agli 8-10 mesi il bambino è in grado di comprendere singole parole.

Dalle prime parole all’esplosione del vocabolario (12-18 mesi)

A 12 mesi, il bambino anticipa le prime parole con il gesto rappresentativo. È un gesto che rappresenta simbolicamente un oggetto o un’azione (Gesto della nanna, del bere).

È nel primo anno di vita che compaiono anche le prime parole (da 0 a 10 parole). Si tratta di parole legate a persone e oggetti familiari o ad attività rituali. Sono articolate prevalentemente con suoni nasali (/m,n/) e suoni occlusivi (/p,b,t,d/), per esempio mamma, pappa, papà, nanna…

L’adulto, prima considerato solo un agente (cioè un mezzo per ottenere ciò che desidera), inizia ad essere visto dal bambino come un soggetto con cui comunicare.

Il bambino inizia a comprendere brevi frasi e ordini semplici.

12-18 mesi

Si assiste ad un graduale ampliamento del vocabolario, fino al raggiungimento della soglia delle 50 parole intorno ai 18 mesi.

Da questo momento ha inizio una fase che viene definita esplosione del vocabolario. Il bambino diventa consapevole che ad ogni parola corrisponde un oggetto (c.d. principio della referenzialità) e che attraverso il linguaggio può agire sul mondo che lo circonda.

Per questo motivo a partire dai 18 mesi l’acquisizione di nuove parole diventa molto più veloce. È questa la fase in cui il bambino si interessa ai nomi delle cose e comincia ad utilizzarli.

A questa età il bambino non è ancora in grado di usare frasi, ma produce piuttosto parole-frase, cioè parole singole che contengono il significato di un’intera frase.

18-24 mesi

Progressivo ampliamento del vocabolario fino al raggiungimento di 150/200 parole a 24 mesi.

L’aumento del lessico permette a sua volta lo sviluppo della morfosintassi, cioè la capacità del bambino di combinare due parole per formare frasi.

A questa età infatti compare la prima forma di frase, definita linguaggio telegrafico, cioè la combinazione di due parole senza la presenza di articoli, congiunzioni e forme verbali complesse (per esempio mamma pappa).

24-30 mesi

Si assiste ad una maturazione della capacità di pronunciare suoni, compaiono i suoni fricativi (/f/, /v/, /s/).

Il vocabolario oltre ad ampliarsi, diventa progressivamente più vario. Si arricchendosi non solo di nomi, ma anche di verbi e aggettivi.

Il lessico del bambino raggiunge le 500 parole.

Si assiste inoltre allo sviluppo delle competenze morfo-sintattiche, infatti il bambino inizia a produrre frasi semplici costituite da soggetto e verbo.

30-36 mesi

Dal punto di vista morfosintattico, le frasi si ampliano e diventano sempre più complete. Il bambino comincia ad utilizzare in modo stabile parole con funzione grammaticale, come articoli, preposizioni, pronomi

In relazione alla componente fonetica e articolatoria, il bambino acquisisce progressivamente tutti i suoni della lingua italiana, arrivando a completare l’intero inventario fonemico entro i 6 anni.

Sviluppo dei linguaggio nei bambini: quando preoccuparsi?

È importante tenere presente che il modello descritto rappresenta un’indicazione generale dello sviluppo tipico del linguaggio.

Esso può servire ai genitori per monitorare la maturazione linguistica del proprio bambino, senza preoccuparsi eccessivamente nel caso si notasse qualche piccola differenza.

Allo stesso tempo è consigliabile non trascurare due principali campanelli d’allarme:

  1. Un lessico molto povero a 24 mesi (inferiore alle 50 parole)
  2. L’assenza della combinazione di due parole a 30 mesi.

Questi i segni che riconducono a un ritardo nel linguaggio, che potrebbe rientrare spontaneamente dopo i 3 anni, oppure un Disturbo Specifico del Linguaggio, la cui diagnosi può essere effettuata esclusivamente da uno specialista.

In questo caso è bene rivolgersi al pediatra, segnalando la situazione. Sarà il medico a prescrivere una eventuale una valutazione del Logopedista o del Neuropsichiatra Infantile.

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Fonti

www.fli-lazio.it

Bortolini U. Test PFLI. Prove per la valutazione fonologica del linguaggio infantile. Edizioni del Cerro  (2004).

Caselli M.C. et al. Il primo vocabolario del bambino: gesti, parole e frasi. Valori di riferimento fra 8 e 36 mesi delle Forme complete e delle Forme brevi del questionario MacArthur-Bates CDI. Milano, FrancoAngeli (2015).

  • linguaggio nei bambini
  • sviluppo del linguaggio

Источник: https://vivavoceinstitute.com/sviluppo-del-linguaggio-nei-bambini-le-tappe-fondamentali/

Lallazione: quando inizia e a cosa serve

Lallazione: i primi suoni del bambino

Lallazione: come stimolare la lallazione e il balbettio nel bambino e qual'è il significato di lallazione. Esempi e consigli per i genitori

Lallazione

Le prime parole di un bambino sono musica per le orecchie di un genitore, ma prima di arrivare alle prime parole di senso compiuto, il bambino attraversa una fase dello sviluppo del linguaggio chiamata lallazione.

Significato di lallazione

Per lallazione si intende uno stadio dello sviluppo del linguaggio del bambino che si verifica tra i 6 e i 9 mesi ed è caratterizzato dall'uso di sillabe ripetute più volte, come una catena, ma senza un significato preciso. Le prime sillabe generalmente sono da-da perché la D è più facile da pronunciare usando lingua e palato.

Lallazione quando preoccuparsi

La lallazione è un segno positivo: rumori, gorgoglii e molti suoni che a volte non hanno alcun senso mostrano che il linguaggio e le funzioni cognitive del bambino si stanno lentamente sviluppando.

Ogni bambino impara a parlare seguendo il proprio ritmo, ma conoscere le tappe generali dello sviluppo del linguaggio può aiutare a capire se tutto sta procedendo bene. Queste pietre miliari aiutano i medici e altri operatori sanitari a determinare quando un bambino potrebbe aver bisogno di ulteriore aiuto.

A 3 mesi il bambino:

  • Sorride quando vede la mamma
  • Fa dei versi
  • Sta in silenzio o sorride quando gli si parla
  • Sembra riconoscere la voce della mamma
  • Piange in modo diverso per comunicare i suoi bisogni.

A 6 mesi il bambino:

  • Emetti suoni e gorgoglii quando gioca con la mamma o viene lasciato solo
  • Balbetta e fa una varietà di suoni
  • Usa la sua voce per esprimere piacere e dispiacere
  • Muove gli occhi nella direzione dei suoni
  • Risponde ai cambiamenti nel tono della voce della mamma
  • Presta attenzione alla musica

A 12 mesi il bambino:

  • Prova a imitare i suoni che ascolta
  • Pronuncia alcune parole, come “papa”, “mamma”
  • Comprendere semplici istruzioni, come “Vieni qui”
  • Riconoscere le parole per gli oggetti comuni, come “palla”
  • Si volta e guarda nella direzione dei suoni

Entro la fine dei 18 mesi il bambino dovrebbe seguire semplici indicazioni, riconoscere i nomi di oggetti, persone e parti del corpo e pronunciare una decina di parole.

E' bene parlare con il pediatra se il bambino non risponde agli stimoli del linguaggio, non è interessato a balbettare o ad ascoltarti e non riesce a reagire alle parole o alle frasi che gli dici.

Esempi di lallazione

Molti bambini iniziano con la lallazione tra i 4 e i 6 mesi e continuano a sviluppare il loro repertorio di combinazione consonante-vocale per molti mesi a seguire. Una serie di esempi di lallazione:

Nei primi mesi dice facilmente da-da, la-la e crea, verso gli 8 mesi comincia a usare le dopie consonanti anche se non sempre ne comprende il significato (pap-pa, da-da, la-la, ma-ma), ma presto abbinerà le doppie consonanti per esprimere parole che per lui hanno un valore come pa-lla, mam-ma, pap-pà.

Come stimolare la lallazione

Una ricerca condotta dalla Cornell University ha scoperto che la lallazione dei bambini cambia il modo in cui i genitori parlano loro, suggerendo che i bambini riescono a plasmare il proprio ambiente di apprendimento.

In altre parole gli adulti modificano inconsciamente il proprio linguaggio per includere frasi più brevi e più risposte con una sola parola quando rispondono al balbettio di un bambino e ciò conferma quanto l'intervento e lo stimolo da parte dei genitori sia fondamentale.

Per aiutare a rafforzare sia il linguaggio ricettivo (cioè aiutarlo a capire ciò che sente) che il linguaggio espressivo (pronunciare le parole), la cosa principale da fare è parlare con il bambino sin da quando è piccolissimo. Diversi studi dimostrano che i bambini acquisiscono capacità di comunicazione più rapidamente quando i loro genitori reagiscono ai loro balbettii con segnali linguistici di supporto.

E allora se il bambino dice pa-la rispondiamo con entusiasmo “Sì, la palla” e mostriamogliela.

E' anche importante leggere a voce alta al bambino, anche se è molto piccolo. Perfetti i libri illustrati, pieni di colori e di facce di bambini come lui che fanno smorfie ed espressioni diverse. Indichiamo ogni oggetto presente nella pagina e pronunciamo il suo nome.

Ecco alcuni consigli pratici:

  • Prendi i suoi giocattoli e descrivili usando un linguaggio e parole corretti
  • Ogni volta che il bambino balbetta, guardalo negli occhi e rispondi con affetto
  • Indica gli oggetti e descrivili con una sola parola
  • Se il tuo bambino ripete un suono che hai appena emesso, ripetilo di nuovo
  • Parla con lui e ponigli delle domande, sin da quando è molto piccolo

Fonti

  • Sciencedaily
  • The Role of Audition in Infant Babbling

Источник: https://www.nostrofiglio.it/neonato/lallazione

Primi suoni e parole

Lallazione: i primi suoni del bambino

A poche settimane dalla loro nascita, dopo la prima fase di adattamento alla vita, i neonati iniziano a produrre i primi suoni e parole, quasi a volerci comunicare i loro bisogni.

Vediamo insieme di cosa si tratta e come avvengono le prime comunicazioni verbali.

Primi suoni

Già dal primo mese di vita, il neonato emette dei suoni chiamati “velari” o gorgoglii.
In questa fase, il bambino sta iniziando a usare tutto l’apparato che gli permetterà in seguito di articolare le parole.

Il genitore ha il compito, durante questa fase, di stimolare e aiutare il bambino nella scoperta di questi nuovi suoni che è in grado di produrre.

Durante questa fase il bambino produce molti versi, comunica urlando, tira fuori la lingua, muove la bocca esattamente come se stesse parlando.

Questi movimenti sono spesso incontrollati.

Prime vocali e la lallazione

Intorno ai 2 mesi il bambino inizia a produrre le prime vocali, la ripetizione e il prolungamento di queste vocali diventano per lui un motivo di comunicazione e di gioco molto divertente.

Le prime lallazioni arrivano solo in seguito, intorno ai 7/8 mesi, sono molto brevi: “pa” “ta” “ma”… man mano che prosegue il periodo di lallazione, il bambino amplia e articola i suoni che produce.

È un vero e proprio allenamento che il bambino compie quotidianamente.

Il genitore molto spesso identifica le parole mamma, papà, pappa all’interno di questi primi suoni.

Il bambino, a questo punto, non attribuisce ancora un vero e proprio significato ai vocalizzi che emette ed è compito del genitore creare dei collegamenti tra la parola emessa e il significato inteso dall’adulto, attraverso la stimolazione verbale e visiva.

Lallazione variata

Quando la lallazione diventa più articolata e complessa.

Il bambino, a questo punto riesce a pronunciare molte vocali e lallazioni in un’unica “frase”.

Questo è ciò che lo conduce nel periodo appena successivo a pronunciare le prime parole vere e proprie.

Più la fase della lallazione è ricca, migliore sarà lo sviluppo delle parole vere e proprie.

Le prime parole

Intorno all’anno, anno e mezzo, il bambino inizia a pronunciare una o due parole in sequenza.

Le parole comunicate sono quelle di uso comune, quelle che riempiono il suo quotidiano e che è abituato a sentirsi ripetere più volte.

A questo punto il bambino inizia a ripetere, rafforzando le prime acquisizioni, le parole in modo continuo.

A chi non è mai capitato di sentire il proprio bambino, in piena notte mettersi a fare grandi conversazioni, con se stesso, ripetendo ad oltranza un semplice ta?

Risvegli notturni non per motivi legati a disturbi del sonno ma bensì dovuti a quella voglia di sperimentare e sentire la propria voce.

Importante che:

  • La lallazione avvenga tra i 6 e i 10 mesi
  • Che ci sia una crescita nella lallazione, da suoni a vocali
  • Che il bambino utilizzi spesso questa modalità

Non allarmatevi se:

  • per qualche giorno smette di “chiacchierare”
  • regredisce

è normale durante acquisizioni così importanti, molte volte una fase di “blocco” indica che si sta passando alla fase successiva.

Se entro l’anno di vita il bambino non ha sviluppato la lallazione è bene consultare un logopedista.

Cosa posso fare per stimolare il mio bambino a parlare?

  • Verbalizzare molto
  • Utilizzo di canzoncine
  • Filastrocche
  • Incoraggiarlo
  • Descrivere quello che sta facendo
  • Dare un rinforzo positivo
  • Correggere le parole sbagliate senza inibirlo

Solitamente un bambino intorno ai 24 mesi dovrebbe ormai aver acquisito circa 100 parole, intorno ai 30 mesi inizia a comporre delle frasi complesse, molto più avanti di quei primi suoni.

Questi primi mesi sono momenti che non torneranno più e sono l’anticamera di tutta la crescita del tuo bambino. Affrontarli al meglio è cruciale per sentirti bene tu e per avere un bambino pronto a tutte le sfide della vita.

Se vuoi sentirti preparata al massimo, entra in Gi FAMILY, la nostra community riservata in cui hai contatto diretto con Claudia e con diversi esperti dell’infanzia.

Источник: https://genitoreinformato.com/primi-suoni-e-parole/

Mammalogopedista

Lallazione: i primi suoni del bambino

 La lallazione è una fase dello sviluppo linguistico fisiologico del bambino che di solito si manifesta tra i 4 e i 10 mesi di età. È conosciuta anche con il termine inglese BABBLING.

La lallazione si manifesta e poi evolve da canonica e variata.

La lallazione canonica è caratterizzata dalla ripetizione di sillabe composte da una consonante ed una vocale tipo: MA-MA-MA-MA oppure TA-TA-TA-TA. E’ difficile raccontare a parole com’è la lallazione, se vuoi puoi ascoltarla nel video.

La lallazione variata, invece, è una produzione linguistica più evoluta che si presenta successivamente a quella canonica ed è formata da sillabe piane o complesse, con due o più consonanti diverse: MA-MA-PA oppure PA-PA-MA-NA. Guarda qui:

E qui:

La fase della lallazione è molto importante perché la sua qualità è un indice predittivo di come saranno le prime parole del bambino: più la lallazione è ricca di suoni diversi, più il bambino avrà una buona qualità delle prime parole. È importante che:

  • Ci sia un esordio in tempi adeguati della lallazione, intorno ai 6 mesi di età e comunque entro gli 11 mesi.
  • Che sia una lallazione che passa da canonica a variata e quindi che duri almeno qualche mese.
  • Che sia “rumorosa” e frequente: di solito i bambini quando lallano lo fanno molto spesso nei momenti di cura (bagnetto, fasciatoio) o al risveglio e con un buon volume di voce.

La Lallazione ad un certo punto scompare lasciando spazio alle prime parole; la lallazione può mischiarsi alle prime parole, coesistendo per un po’ di tempo, altre volte la lallazione può fermarsi all’improvviso tanto che spesso i genitori si allarmano perché il bimbo diventa molto silenzioso.

Come detto questo è normale, dopo circa qualche giorno o una settimana, aspettiamoci la comparsa delle prime paroline.

Molte fasi dello sviluppo linguistico passano attraverso momenti di apparente peggioramento o blocco o regressione che indicano in realtà al passaggio ad una nuova capacità emergente: se sei un neo genitore, per evitare inutili ansie ti suggerisco il Diario del Linguaggio che ti spiega passo passo le tappe dello sviluppo fisiologico, cosa puoi aspettarti e cosa tenere sotto controllo.

Può esserti utile anche questo video sull’importanza della Lallazione.

Nella lallazione il bambino non ha ancora intenzionalità comunicative; è un allenamento motorio che producendo suoni da’ al bambino il piacere di ascoltarsi.

L’adulto che risponde a questo primo linguaggio introduce gradualmente nel piccolo la consapevolezza che i suoni da lui emessi provocano una risposta di cura o comportamenti comunicativi a lui rivolti.

Forse non tutti sanno che il logopedista può monitorare lo sviluppo linguistico del bambino già in questa fase, per esempio nei casi “a rischio” come condizioni sindromiche o nei bambini fortemente prematuri; è addirittura possibile fare una analisi dettagliata della lallazione. Come si fa? Si chiede ai genitori del bambino di registrare a casa la produzione del loro bambino per una durata di almeno 20-30 minuti mettendo insieme diversi momenti della giornata in cui c’è una produzione maggiore di vocalizzi e babbling, tipicamente:

  • quando il bambino è sul fasciatoio
  • mentre fa il bagnetto.

È importante che la registrazione venga fatta nel giro di un paio di giorni perché a questa età la produzione linguistica varia anche in soli 10 giorni.

Poi, un logopedista esperto in questo ambito, riascolta (munito di cuffiette e computer) la registrazione e trascrive suono per suono. Da questa trascrizione estrapola dati utili a identificare se quel babbling è o meno adeguato alla fase di sviluppo. Si può ripetere dopo un mese o due, se necessario, per valutare se c’è una progressione nella sua qualità.

cosa fare se il tuo bambino non lalla

In letteratura praticamente tutti gli autori sono concordi nell’affermare che una lallazione scarsa o assente è indice di rischio per future difficoltà di linguaggio.

Consiglio quindi di porre particolare attenzione a questa fase e nel caso notiate una certa tendenza al silenzio, di stimolare il vostro piccolo trovando momenti di gioco-conversazione  faccia a faccia, come per esempio il gioco del cucù, dei giochi di vocalizzi o smorfie buffe.

Molto importante è anche rispondere alle sue produzione, semplicemente ripetendo quello che “dice” e creando piccole conversazioni.

Il consiglio di tenere un Diario del Linguaggio resta sempre valido, sapete ormai quanto lo consideri uno strumento utile e valido per non cadere in inutili ansie o, al contrario, non sottovalutare segnali di difficoltà.

Se desideri imparare a tenerne uno puoi leggere questo articolo: Come tenere un Diario del Linguaggio.

Se invece desideri approfondire lo sviluppo del linguaggio e vuoi essere sicuro che tutto proceda con i giusti tempi, Scopri il Diario del Linguaggio di Mamma Logopedista, scarica l’ANTEPRIMA GRATUITA per valutare i contenuti e decidere se fa al caso tuo.

Cosa fare se non noti cambiamenti o se la lallazione è assente

Se con tutte le indicazioni di cui sopra tu dovessi notare che la situazione non si sblocca o hai l’impressione che ci sia qualcosa che non va, ricorda che non è mai troppo presto per consultare un logopedista che può anche semplicemente fare un incontro conoscitivo, darti alcune strategie e rivalutare le cose ad intervalli regolari con un monitoraggio dell’evoluzione linguistica oppure continuare con un couseling logopedico. A volte questa può rivelarsi l’unica strada che riesce a tranquillizzarti e il logopedista saprà dirti se le cose stanno procedendo secondo le attese.

Источник: https://www.mammalogopedista.it/wordpress/la-lallazione/

Cos’è la lallazione? Scopriamo perché i bambini lallano, quando lo fanno e come aiutare il loro sviluppo linguistico!

Lallazione: i primi suoni del bambino

28 Agosto 2018 Il team di ProntoPannolino Consigli, Primi mesi

Quando si parla di bambini e linguaggio si pensa subito al traguardo più emozionante per i genitori: la pronuncia delle prime parole! Prima che questo avvenga però c’è un periodo più o meno lungo di tempo durante il quale i bambini “lallano”, ovvero emettono una serie di suoni ripetendo due o più sillabe.

Si tratta solo di suoni senza nessuno scopo comunicativo? Assolutamente no, anzi, lallare è un importantissimo indicatore dello sviluppo cognitivo dei bimbi. Andiamo a vedere perché!

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Suoni volontari e involontari

Alla nascita i bimbi emettono una serie di suoni in maniera del tutto involontaria: sono chiamati infatti suoni involontari e si tratta di colpi di tosse, sospiri, borbottii, ruttini e tutti quei “rumori” che non dipendono dalla volontà del bebè di comunicare o – più semplicemente – di emettere un suono.

Tra il primo e il quarto mese di vita però i bimbi cominciano ad emettere i primi suoni volontari, soprattutto nella relazione con i famigliari o con chi abitualmente si prende cura di loro.

Lallazione: reduplicata, variata e conversazionale

Verso il quinto mese i bambini cominciano a lallare, ovvero a emettere suoni composti da sillabe alternate, via via sempre più “complesse”.

Questo fenomeno (che in inglese prende il nome di “babbling”) attraversa diversi stadi:

  • all’inizio, dai 4 ai 6 mesi circa, si manifesta la lallazione reduplicata, ovvero con una sillaba (consonante + vocale) che si ripete, ad esempio “dadada”
  • in seguito (6-9 mesi) c’è la lallazione variata dove diverse sillabe composte da consonante e vocale si alternano (ad esempio “tidadi”)
  • infine – dai 9 mesi in poi circa – troviamo la lallazione conversazionale: l’alternanza di sillabe è accompagnata da intonazioni, pause e turni; questa fase può sovrapporsi con il periodo durante il quale il bimbo comincia a pronunciare le prime parole

Come sempre i tempi sono indicativi e possono variare da bambino a bambino; di solito i piccoli iniziano a lallare circa tre mesi prima di iniziare ad indicare gli oggetti.

Perché lallare è importante per lo sviluppo cognitivo dei bambini?

La lallazione è la fase che precede l’arrivo delle prime parole ed è un importante indicatore sociale, emotivo e cognitivo.

Tutti i bambini del mondo tendono a lallare in modo simile durante i primi mesi di vita, indipendentemente dalla lingua nella quale gli si parla; dai 18 mesi circa cominciano ad emettere i suoni tipici della lingua che parleranno.

I bambini sono in grado di riconoscere i suoni molto prima di saperli emettere; riuscire a riprodurre una consonante non è qualcosa di innato ma qualcosa che il piccolo deve imparare capendo come muovere la lingua e le labbra per emettere quel particolare suono, ascoltandosi e affinando la tecnica (questo comincia ad avvenire verso i 12 mesi).

I bambini imparano a produrre i suoni ascoltando le parole e, per questo, l’interazione con i membri della famiglia o comunque delle persone che si prendono cura di loro ha un ruolo fondamentale.

I bambini si basano sulle reazioni degli adulti alle loro lallazioni; in questo modo cominciano a capire come funziona la comunicazione (un processo fra due o più persone durante il quale uno parla, l’altro ascolta e poi risponde) e a rendersi conto del significato delle prime parole.

Come aiutare un bambino a lallare?

In un nostro precedente post abbiamo visto 12 consigli per migliorare le capacità comunicative dei bambini che già hanno iniziato a parlare, ma è possibile anche aiutare i piccoli che lallano a continuare ad esercitarsi e a comprendere come funzionano i meccanismi della comunicazione.

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Per questo, come abbiamo già detto, è importantissimo rispondere alla lallazione: soprattutto all’inizio i suoni emessi non hanno un vero valore comunicativo, sono semplicemente suoni che il piccolo ripete perché gli risultano gradevoli.

Ripetendoli facciamo capire al bambino che lo stiamo ascoltando e che “riceviamo” il messaggio che sta mandando (almeno a livello fonetico); questo lo stimolerà a continuare a “parlarci”.

Quando i bambini lallano spesso si aiutano indicando gli oggetti a cui sono interessati: in quel caso possiamo dirgli come si chiama l’oggetto che hanno indicato (“Palla? Vuoi la palla?”).

Dai 7 mesi la lallazione dovrebbe includere anche le consonanti: utilizzare solo le vocali non permette ai bimbi di esercitare i muscoli della bocca grazie ai quali poi articoleranno il linguaggio vero e proprio e non dà loro modo di allenarsi a pronunciare i suoni che poi porteranno alla formazione delle parole.

Probabilmente però ciò che più aiuta i bambini a lallare (e successivamente ad articolare il linguaggio) è che ci sentano parlare: anche se siamo in casa da soli con il bimbo non perdiamo l’opportunità di parlargli.

Anche mentre cuciniamo, lo guardiamo giocare, mentre lo vestiamo raccontiamogli cosa stiamo facendo: oppure leggiamogli un libro, un’attività che – come abbiamo già visto – ha tantissimi benefici per i bimbi.

Quando il bimbo è già più grandicello ed è quindi nella fase della lallazione conversazionale diamogli la possibilità di risponderci lallando: facciamogli delle domande e facciamogli capire che è il suo turno di parlare.

Quando preoccuparsi se un bambino non lalla?

Non ci stancheremo mai di ripeterlo: ogni bambino ha i suoi tempi che possono variare di poco o di molto rispetto alle indicazioni di massima.

Se il piccolo non lalla affatto entro i 10 mesi d’età però ci potrebbero essere alcuni problemi:

  • non gli si parla abbastanza
  • il piccolo ha un problema d’udito e non riesce a sentire le parole che gli vengono dette in modo tale da imitarne i suoni
  • c’è un problema a livello cognitivo e il bimbo ha difficoltà a processare le parole e i suoni che sente

In questi casi è necessario sentire il parere del pediatra che potrà valutare il caso specifico prendendo in analisi anche altri aspetti del comportamento del piccolo per capire l’origine del problema.

In conclusione

Per i bambini è importantissimo che i genitori riescano a creare con loro un’interazione sociale durante la quale il siano in grado di imparare cose nuove; quando il piccolo lalla sembra essere più propenso ad interiorizzare nuovi concetti, per questo è proprio quando sembra che il bimbo ci voglia parlare che è importante dargli una risposta.

Parlare tanto ai nostri bimbi non solo li aiuta a livello linguistico e cognitivo ma rafforza anche il legame che hanno con noi: può sembrare scontato ma quando un piccolino ancora non dice nulla – e quindi non ci può rispondere – a volte ci dimentichiamo dell’importanza di parlargli.

Diamo libero sfogo alla nostra fantasia e raccontiamo ai nostri piccoli cosa ci è successo durante la giornata, cosa ci piacerebbe fare con loro, i nostri progetti per il futuro…. Non sapranno ancora dirci “grazie”, ma gli stiamo facendo un grande favore per il loro sviluppo linguistico!

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Etichettato con: cos'è la lallazione, lallare, lallazione, perché i bambini lallano

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