La rabbia nel bambino, come gestirla?

COME GESTIRE LA RABBIA DEI VOSTRI BAMBINI

La rabbia nel bambino, come gestirla?

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Gestire la rabbia dei bambini può essere per gli adulti un’esperienza frustrante ed estenuante.

 In effetti uno dei maggiori problemi nell’affrontare la rabbia infantile consiste proprio nel trovarsi a gestire anche la propria !
Nel nostro ruolo di genitori, insegnanti e terapeuti dobbiamo tenere presente che non sempre è stato insegnato a noi per primi a gestire la rabbia quando eravamo piccoli. Siamo stati educati a pensare che essere arrabbiati significasse essere cattivi e spesso siamo stati colpevolizzati per aver espresso questa emozione.
Sarebbe più facile aver a che fare con la rabbia in età infantile se ci sbarazzassimo di queste convinzioni. Il nostro obiettivo non è quello di reprimere o annullare i sentimenti di rabbia nei bambini o in noi, ma piuttosto di imparare ad accettarli, canalizzarli e indirizzarli verso un fine costruttivo.

Come aiutare un bambino a gestire la rabbia

Genitori ed insegnanti dovrebbero permettere ai bambini di provare le loro emozioni. L’abilità degli adulti starebbe allora nel mostrare ai piccoli modi accettabili di esprimere questi sentimenti.

Le emozioni, soprattutto quando sono forti, non possono e non devono essere negate e gli scoppi di rabbia non dovrebbero essere visti come segni di problemi gravi.

Dovrebbero essere riconosciuti e trattati con rispetto.

Per rispondere con efficacia ai comportamenti eccessivamente aggressivi dei bambini dobbiamo farci un’idea precisa di cosa li abbia scatenati. La rabbia può essere un modo per evitare sentimenti negativi e dolorosi come il fallimento, il rifiuto, la sensazione di solitudine o l’ansia in situazioni sulle quali il bambino non ha controllo.

La rabbia può essere anche associata a sentimenti di dipendenza, tristezza e depressione.

Nell’infanzia la rabbia e la tristezza sono emozioni facilmente confuse, che provocano sensazioni fisiche simili ed è importante ricordare che molta parte di ciò che gli adulti esprimono con il pianto, i bambini lo manifestano come scoppi di rabbia.

Prima di entrare nel merito degli strumenti per gestire gli scoppi d’ira, è importante sottolineare alcuni punti:

  • Dobbiamo distinguere tra rabbia e aggressività. La rabbia è uno stato emotivo temporaneo causato dalla frustrazione. L’aggressività è spesso il tentativo di ferire una persona o di distruggere oggetti ed è uno stile comportamentale più persistente.
  • Rabbia e aggressività non devono essere considerate parole proibite. Ciò significa che nella valutazione di comportamenti aggressivi nei bambini dobbiamo distinguere accuratamente tra comportamenti che indicano problemi emotivi e comportamenti di normale espressione emotiva.
  • Nella gestione della rabbia infantile, le nostre azioni dovrebbero avere come obiettivo “contenere e comprendere” e non “punire”. Genitori e insegnanti dovrebbero mostrare ai bambini che comprendono i loro sentimenti e desiderano trasferire modalità espressive più sane e funzionali. Un adulto per esempio potrebbe dire “Ti faccio vedere come farebbero altri bambini in questa situazione”. Non è certamente sufficiente comunicare ad un bambino che ha un comportamento inadeguato o dirgli cosa dovrebbe fare in alternativa. Questa è una inutile quanto improduttiva modalità prescrittiva che non cambierà il risultato finale. Dobbiamo fare da modello, fare esercizi e allenamenti tramite role playing e giochi interattivi. Inoltre dovrebbe essere chiaro ai bambini cosa ci si aspetta da loro e avere costanza e coerenza nelle reazioni e nelle richieste: non si può gridare ad un bambino di calmarsi e non urlare, così come non si possono usare la sculacciate per insegnare a non picchiare gli altri !

Contrariamente a quanto si crede, la punizione non è lo strumento più efficace per modificare comportamenti e trasferire nuove abilità.

Tecniche di trattamento del bambino aggressivo

Fritz Redl e David Wineman hanno scritto un libro molto interessante e utile: “Tecniche di trattamento del bambino aggressivo”. Ecco alcuni spunti tratti dal testo allo scopo di suggerire strategie alternative.

“Bravo, sei stato proprio bravo !” Spiegate al bambino quali comportamenti sono apprezzati, notate e gratificate i suoi sforzi per mettere in atto questi nuovi comportamenti.

Usate frasi incoraggianti come “Mi piace quando metti a posto i tuoi giochi”, “Sei stata gentile a dividere la tua merendina con la compagna”, “Grazie per aver detto la verità sul litigio con il tuo compagno”, “So che è difficile aspettare il proprio turno, ma tu ci sei riuscita, brava !” eccetera.

Ignorate attivamente i comportamenti inappropriati che possono essere tollerati. Questo non significa che dovete ignorare il bambino, ma solo il comportamento che ritenete non troppo grave. Questo “ignorare” deve essere ben pianificato e costante.

Non commettete l’errore di alternare attenzione e rimproveri con il tentativo di ignorare questi comportamenti fastidiosi.

I bambini potrebbero continuare apposta per provocare una reazione sapendo che sono facilmente in grado di portarvi all’esasperazione se continuano per un tempo sufficiente.

L’importanza dell’attività fisica e svaghi all’aria aperta

I bambini hanno bisogno di fare esercizio fisico e movimento sia a scuola, sia a casa. Dopo un po’ di tempo trascorso fuori a giocare e correre è molto più semplice mettere in atto strategie di autocontrollo che noi avremo provveduto ad insegnare loro.

Modificate l’ambiente circostante. I comportamenti aggressivi sono facilitati da ambienti in cui il bambino viene spesso sollecitato e provocato.

Conoscete il detto “L’occasione fa l’uomo ladro” ? Dovremmo fare in modo che l’ambiente sia adeguato a rendere certi avvenimenti meno probabili.

Interrompete subito una discussione, un piccolo litigio o situazioni di antagonismo che potrebbero degenerare e introducete un gioco, una battuta spiritosa o altro. A volte le regole troppo ferree o lo spazio ristretto possono avere un effetto scatenante.

Usate il contatto fisico e affettivo.

Cercate di essere vicino fisicamente ed emotivamente ai bambini più aggressivi e fragili. Spesso avere un adulto di fianco che esprime interesse e calore è già di per se un agente calmante e rassicurante che abbassa le probabilità di mettere in atto aggressioni o scoppi di rabbia.

I bambini cercano naturalmente di coinvolgere nelle loro attività gli adulti presenti, spesso però gli adulti reagiscono stancamente come se fosse un disturbo o un fastidio. L’attenzione e l’interesse sono invece armi potenti per combattere la rabbia e la frustrazione nei bambini, ovviamente se indirizzate ai comportamenti adeguati e non a quelli indesiderati.

Quando un bambino sta per usare in modo inadeguato e pericoloso un gioco o un attrezzo, la vicinanza di un adulto che mostri interesse verso il gioco o l’attrezzo basta da sola a stoppare il comportamento negativo.

Anche il calore e il contenimento delle emozioni ha una valenza importante: basta una frase tipo “Dimmi cosa ti ha fatto arrabbiare, cosa ti ha offeso” e il bambino si sente subito considerato e capito e non ha bisogno di picchiare e distruggere oggetti per avere attenzione.
Usate il contenimento fisico.

In rari casi i bambini più instabili possono perdere talmente  il controllo da avere bisogno che qualcuno li allontani fisicamente dal luogo o dalla situazione per evitare che si facciano o facciamo del male a qualcuno.

Questo allontanamento non deve essere considerato o attuato come una punizione, ma accompagnato da frasi tipo “Non accetto che tu faccia questo, non ti è permesso, ti dò il tempo e lo spazio per calmarti. Poi penseremo insieme ad un modo di comportarsi diverso”. In queste situazioni è di fondamentale importanza che l’adulto stesso non perda le staffe gridando o strattonando il bambino. Ci vuole calma e allenamento da parte di genitori e insegnanti, altrimenti che modello saremmo ?

Incoraggiate i bambini a vedere i loro punti di forza e di debolezza

Sottolineate sempre le loro abilità e come queste possono essere usate per colmare difetti e migliorare. Ricordate i risultati e le conquiste già raggiunte, usatele come esempio per comunicare “Ce la puoi fare anche stavolta”.Usate premi e gratificazioni.

Sapere che se ci impegniamo ci attende una ricompensa o un’attività piacevole è alla base della vita quotidiana di ogni persona. Ci attiviamo o ci tratteniamo dal compiere un’azione anche perchè abbiamo imparato quali conseguenze negative o positive ne derivano. Anche i bambini devono progressivamente comprendere questo nesso causa – effetto.

Ricordate sempre però che per un bambino ogni promessa è debito, quindi mantenete ciò che dite e vedrete risultati tangibili.L’importanza di dire “NO”. I limiti dovrebbero essere chiari e stabili.

I bambini saranno liberi di muoversi in questi confini precisi senza venire soffocati da continui rimproveri e limitazioni a volte privi di senso, ma altrettanto comuni in chi non sa farsi ubbidire e finisce per impedire tutto nel tentativo di ottenere qualcosa.

Usate conseguenze negative e punizioni adeguate. C’è un confine sottile tra la punizione usata contro un bambino e la messa in atto di una conseguenza negativa a scopo educativo. Non usate punizioni fisiche. Utilizzate tecniche come il time out o il costo della risposta abitualmente insegnate nella terapia cognitivo comportamentale e di efficacia verificata.

Siate un buon modello. Gli adulti ignorano quanto poco servano le loro parole con i bambini e quanto invece siano i loro comportamenti a insegnare ai bambini come agire. I bambini sono dei mimi eccezionali e tendono a copiare ciò vedono fare agli adulti nelle varie situazioni, più che basarsi su ciò che sentono dire.

Allenate i bambini ad esprimere le loro emozioni verbalmente. Parlare aiuta il bambino a controllarsi e questo riduce la messa in atto di comportamenti incontrollati. Incoraggiate i bambini a dire frasi del tipo “Non mi va che prendi la mia penna”, “Non voglio che tocchi le mie cose”, eccetera.

L’obiettivo più importante per un adulto è aiutare i bambini a sviluppare rispetto per se stessi e per gli altri. Educatori e genitori hanno un ruolo cruciale nella formazione di questa caratteristica personale e per raggiungere questo risultato i bambini devono essere considerati esseri umani di valore con cui instaurare un rapporto basato sulla considerazione e l’onestà.

FONTE: The Aggressive Child” by Luleen S. Anderson, PhD published by the Children’s Bureau, ACYF, DHEW. (Reprinting permission unnecessary.)

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Источник: https://www.iwatson.com/gestire-la-rabbia-dei-bambini/

La rabbia dei bambini: 11 consigli per gestirla CON CALMA

La rabbia nel bambino, come gestirla?

Francesca Broccoli spiega nel libro “Lascia che si arrabbi” come gestire la rabbia dei bambini: un'emozione legittima, che non va repressa ma compresa. Raccontando casi reali incontrati nella sua eserienza di psicologa e psicoterapeuta, offre ai genitori consigli pratici per abbandonare inutili bracci di ferro e favorire un dialogo costruttivo con i figli da 2 a 13 anni.

La rabbia nei bambini: che cos'è e come gestirla

La rabbia è un'emozione scomoda, difficile da gestire, ma fondamentale per lo sviluppo emotivo e sociale dei più piccoli, che sono i primi a spaventarsi per quel malessere che li assale: una sorta di mostro che li invade.

La rabbia produce un aumento della pressione sanguigna, l'innalzamento dei neurotrasmettitori legati allo stress e l'abbassamento di quelli legati al piacere.

Quando un bambino è molto arrabbiato non riesce a mettersi nei panni dell'altro e, tipicamente, si sfoga fisicamente.

A volte ci sente impotenti di fronte alle sfuriate dei propri figli. E disorientati. Perché si ha la sensazione che né la dolcezza, né il pugno duro riescano a contenere quei moti di rabbia e a calmarli.

E si viene assaliti da mille interrogativi e sensi di colpa: se urlano, strepitano e si buttano a terra scalciando perché proprio non ne vogliono sapere del nostro no alla richiesta di compare le merendine o un nuovo giocattolo, meglio accontentarli, ignorarli o sgridarli? Francesca Broccoli, psicologa e psicoterapeuta, nel libro “Lascia che si arrabbi” (Sperling & Kupfer) guida i genitori a capire e affrontare la rabbia di bambini e bambine.

Ecco alcuni consigli per gestire la rabbia nei bambini.

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La gestione della rabbia è una tappa fondamentale nella crescita dei nostri ragazzi. Ecco qualche consiglio da condividere con loro tratto dal sito americano WebMD

1. Coccole, abbracci e carezze

I bambini e le bambine vanno aiutati a gestire i momenti di ira. Come? Coccole, abbracci, carezze, sorrisi e parole gentili fanno alzare i livelli di ossitocina.

E, come spiega l'autrice del libro, quando nell'organismo i livelli di ossitocina sono elevati si riscontrano bassi livelli di scontro e di violenza: questo ormone infatti contrasta lo stress e caratterizza gli stati di piacere e appagamento.

Alcuni bambini riescono infatti a calmarsi grazie a un abbraccio, che è insieme contenimento e contatto, e permette di placare l'agitazione procurata dall'accesso di rabbia.

Ma l'abbraccio funziona se l'adulto è calmo e il bambino non è in preda a una crisi di panico. Il gesto affettuoso può essere accompagnato da parole dolci, con voce rassicurante e tranquillizzante.

2. Se urla e scalcia

Punire un bambino arrabbiato non fa altro che innalzare i livelli di noradrenalina (sostanza legata allo stress), rendendolo ancora più incline a urlare, battere i piedi, lanciare incautamente oggetti, ecc.

Questa manifestazione motoria della rabbia è forse l'aspetto più difficile da gestire e il più imbarazzante se si è in luogo pubblico. Ma il bambino che va in escandescenza non va represso: quando prova rabbia deve scaricarla e istintivamente lo fa con il corpo.

Va piuttosto aiutato a sfogare la tensione in modo sicuro e non dannoso per sé e per gli altri. Per esempio incoraggiandolo a saltare velocemente sul posto contando, fare una corsa in cortile, lanciare per terra un cuscino o rifilare un colpo al materasso.

Di fronte a uno scoppio di collera, quindi, non chiedete al bambino di calmarsi: in quel momento non è in grado di farlo e comunque, probabilmente, lo farebbe infuriare ancora di più. Ragionerete insieme in un momento successivo: quando è tornata la calma. Né tantomeno urlate: alzare la voce non fa che stimolare ancora di più la sua reazione oppositiva.

3. Se morde

Per i bambini piccoli, mordere è un gesto naturale. Del resto la bocca è un mezzo per conoscere il mondo.

Ma crescendo, i morsi diventano manifestazioni legate alla frustrazione: mordono quando si arrabbiano, perché ancora non riescono a esprimersi attraverso il linguaggio verbale. Acquisita questa competenza, i morsi dovrebbero diradarsi fino a scomparire.

Anche perché se nei primi 18 mesi circa, il bambino non può rendersi conto delle conseguenze dei morsi, verso i 2 anni e sicuramente a 3 è in grado di comprendere che mordendo fa male.

Se quindi continua a utilizzare i morsi, a discapito delle parole, bisogna capire come mai lo fa e, in ogni caso, ribadire fermamente che non si morde. Ed è necessario ripeterlo ogni volta che si ripresenta l'occasione, senza illudersi che detto una volta il divieto basti per sempre.

4. Se non vuole mettere in ordine la camera

A volte la legittima richiesta di sistemare la cameretta può innescare la rabbia dei bambini. Meglio non ingaggiare uno sterile braccio di ferro e non utilizzare solo il sistema premi/punizioni.

Il copione estenuante dei richiami e delle urla da una stanza all'altra per indurlo a mettere in ordine non è molto efficace.

È più utile invece comunicare in modo pacato e chiaro cosa ci si aspetta (tutti i giochi sparsi sul pavimento vanno sistemati nella cesta) e ancor più rendere il tutto una sfida divertente (chi sarà oggi più veloce nel raccogliere i giochi?)

5. Se non vuole fare i compiti

A volte i compiti a casa possono diventare un vero e proprio terreno di scontro.

Per evitare inutili ostilità, è utile stabilire delle routine prima e dopo lo svolgimento dei compiti e creare un contesto confortevole: la sua cameretta, la sala, la cucina, purché sia un luogo ben illuminato e privo di distrazioni.

Se il rifiuto è legato a un picco di stanchezza, per una giornata particolarmente impegnativa o per l'orario, o a situazioni temporanee che comportano un grande impegno emotivo e distraggono dalla scuola, si può rassicurare il bambino che ce la farà, incoraggiarlo e non mostrandosi per primi eccessivamente agitati o preoccupati. E rimanendo comunque fermi sulla necessità di non tralasciare gli impegni scolastici, si può programmare qualche attività piacevole per compensare la maggiore fatica. Se invece il non voler fare i compiti è una costante nel tempo, punire o sgridare il bambino è controproducente.

Bisogna innanzitutto cercare di capire se il rifiuto è legato al fatto che non ha effettivamente sviluppato le abilità cognitive necessarie a soddisfare le richieste scolastiche: per esempio può avere un disturbo specifico dell'apprendimento o un difetto visivo, diagnosticato il quale si può adottare la strategia più adeguata. Oppure se dipende dal fatto che si sente insicuro, si percepisce incapace di farli da solo, ecc. Eventuali disagi emotivi si ripercuotono infatti sull'attenzione e la concentrazione, quindi sul fare serenamente i compiti.

6 – Se quel vestito non lo vuole proprio indossare

A volte non si hanno le energie, al mattino, per affrontare un figlio o una figlia che rifiuta di indossare i vestiti che voi avete scelto e che, prima di andare a scuola, mette a soqquadro i cassetti e l'armadio per sceglierne degli altri.

Nella corsa contro il tempo può essere una situazione difficile da gestire.

Allora, per evitare scenate furibonde, meglio preparare i vestiti la sera prima coinvolgendoli nella scelta tra un ventaglio di tre alternative al massimo: perché se c'è da discutere meglio farlo la sera e non di fretta al mattino.

7. Se fratelli e sorelle litigano

I fratelli litigano. Punto. E questo non significa che non si vogliano bene. Sentimenti e comportamenti di rivalità, gelosia e ostilità vanno di pari passo all'amore, la solidarietà, l'empatia, la complicità.

Perché all'interno della relazione tra fratelli c'è spazio per tutta la gamma di sentimenti ed emozioni: si è contemporaneamente alleati e rivali.

I genitori non devono prendere le parti dell'uno o dell'altro, ma incoraggiare i figli a chiarirsi e a spiegare le proprie ragioni, in modo che ciascuno ascolti e prenda in considerazione il punto di vista altrui. E devono concedere loro del tempo perché elaborino una soluzione del conflitto.

8. Non etichettate i bambini come rabbiosi e irascibili

Quando si verificano episodi di rabbia, non bisogna etichettare i propri figli come rabbiosi e irascibili, ma cercare di capire lo stato d'animo che si annida sotto quel comportamento. Non bisogna insomma identificare il bambino o la bambina con la sua rabbia e le sue reazioni impulsive.

9. Non rispondete alla sua rabbia con le urla

È importante evitare di rispondere ai comportamenti negativi dettati dalla rabbia con urla, punizioni, minacce e svalutazioni: finiscono col rinforzare la rabbia e innescano nel bambino meccanismi che amplificano una percezione negativa di sé.

10 – Non lasciate solo un bambino arrabbiato

Quando un bambino è molto arrabbiato, è importante stargli accanto.

La presenza del genitore gli comunica che lo rispetta e comprende il suo stato d'animo, accettando anche quell’emozione così poco piacevole, e che, in fondo, è più forte della sua rabbia.

Capita però che alcuni bambini non vogliano che la mamma o il papà rimangano con loro durante una sfuriata. E questa scelta va rispettata. Quando poi le acque si sono calmate, si può cercare capire come mai abbiano chiesto di restare soli.

11. Passata la sfuriata, parlatene

Passata la furia, per favorire nei bambini le capacità di ascolto di sè e delle proprie emozioni, parlate di quello che è successo e di cosa ha innescato la rabbia: la rabbia insomma deve diventare oggetto di dialogo.

Affinché infatti i bambini imparino a regolare i propri stati d’animo e le relative manifestazioni, devono capire che l’espressione della rabbia è legittima, che come tutte le altre emozioni non deve essere inibita, ma ascoltata e gestita.

Può essere positivo allora incoraggiarlo a identificare questa emozione in un personaggio in carne e ossa, nella Signora Rabbia che a volte arriva e mette tutto a soqquadro, fa un grande show, ma poi va via.

In modo da rendere più facile capire che lui o lei non è la rabbia che legittimamente a volte prova e che si tratta di un fenomeno che ha una fine.

Un altro modo per parlare di rabbia è leggere insieme libri e storie che abbiano per protagonisti bambini arrabbiati.

Sollecitano l'identificazione con il protagonista, con le avventure, gli inconvenienti, le peripezie e le soluzioni che prendono forma pagina dopo pagina. E dopo la lettura si può commentare insieme e chiedere quale parte è piaciuta e quale no, e perché.

Источник: https://www.nostrofiglio.it/bambino/psicologia/consigli-su-come-gestire-la-rabbia-dei-figli

Gravidanza
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