La prima uscita di coppia senza il bebè

Contents
  1. 14 consigli per far sopravvivere la coppia all’arrivo di un bebè
  2. 1 – Non siete soli
  3. 2 – Un complimento non ha mai ucciso nessuno
  4. 3 – L’incomprensione può portare a lacerare coppia
  5. 4 – Evitate di isolarvi
  6. 5 – “Amore” ha un significato diverso per uomini e donne
  7. 6 – Il sesso è importante
  8. 7 – Il sonno è fondamentale
  9. 8 – Chi si alza di notte?
  10. 10 – La vostra famiglia siete voi tre
  11. 11- Filtrate le informazioni
  12. 12 – Smettetela di “segnare il punteggio”
  13. 13 – I papà devono essere pronti a galoppare
  14. 14 – Non prendetevela, ma rideteci su e coccolatevi di più
  15. Perché il mio bambino non dorme pur avendo sonno?
  16. Rilassamento e autoregolazione: quando un bambino non dorme
  17. Rilassarsi e chiudere gli occhi per poter dormire
  18. Come comportarsi se un bambino non dorme pur essendo stanco?
  19. Il tuo bambino non dorme: aiutalo a calmarsi
  20. Spesso il bambino non dorme per gli scatti di crescita
  21. Una regressione temporanea spiega perché il tuo bambino non dorme
  22. Gli scatti di crescita hanno un inizio e una fine
  23. E i bisogni di autoregolazione dei genitori? E i loro scatti… di rabbia?
  24. Quando un bambino non dorme: una regolazione reciproca
  25. Sesso in gravidanza: si può fare o no e come
  26. È pericoloso per il bambino?
  27. Serve alla vita di coppia?
  28. Può indurre il parto?
  29. E un aborto?
  30. Quando è meglio evitarlo?
  31. Come farlo?
  32. A seconda delle settimane di gravidanza
  33. Le precauzioni generali valide per tutta l’attesa
  34. Prima di tutto… parlatene!
  35. Uscire da soli o in famiglia: anche da genitori si può!
  36. Quelli che… è meglio fare così
  37. Ascoltare i bisogni di ognuno
  38. Organizzare situazioni adeguate
  39. Prendiamoci il nostro spazio
  40. Luoghi e situazioni diverse
  41. Prepariamoci a uscire

14 consigli per far sopravvivere la coppia all’arrivo di un bebè

La prima uscita di coppia senza il bebè

La nascita di un bambino può mettere a dura prova il rapporto fra i partner: lui si sente “abbandonato” dalla compagna che non ha occhi che per il pupo, lei vorrebbe solo godersi un po’ di relax dopo le fatiche del parto. E la coppia rischia di scoppiare. Ecco i consigli per lui e per lei.

Congratulazioni: dopo nove mesi di attesa, di “amore, ho voglia di una fetta di panettone” e siamo a maggio, di impazienza per sapere se farà pipì in piedi o seduta, di partite perse per la scelta del nome del nascituro, di interminabili giri nei negozi per scegliere carrozzina, passeggino, culla, lettino, fasciatoio, abitini, copertine, lenzuolini e via dicendo… siete diventati papà e mamma. (Ti potrebbe anche interessare: corredino neonato, cosa serve)

Ma, forse, più che congratulazioni bisognerebbe augurare “in bocca al lupo”. Perché finora è stata una passeggiata: i problemi veri iniziano adesso.

Soprattutto per la coppia che, dopo la nascita di un figlio, spesso incontra momenti di grande attrito: lui si sente abbandonato, “sostituito” dal bebè nelle attenzioni della compagna, emarginato nel ruolo operativo di padre; lei, ancora reduce dalle fatiche del parto, aggiunge stanchezza a stanchezza, si sente addosso tutta la responsabilità della cura del figlioletto e, se riesce a tirare il fiato per cinque minuti, vorrebbe solo godersi un po’ di relax invece di occuparsi dei desideri del partner. E così, tra notti insonni, incomprensioni, fatica fisica, stress e parole non dette, la coppia rischia di sfaldarsi: succede, secondo dati citati da Wall Street Journal, nei due terzi delle famiglie.

Ecco allora qualche consiglio su come fare per sopravvivere alle prime settimane nella nuova condizione di genitori: 14 consigli fondamentali per non far scoppiare la coppia, tratti dalle indicazioni di Scott Haltzman, autore del libro I segreti dell’uomo felicemente sposato: otto modi di conquistare per sempre il cuore di vostra moglie, dalle dritte dell’edizione britannica di askmen.com e dai suggerimenti di thelaboroflove.com (LEGGI ANCHE: Un bebè tra voi, riscoprite la coppia)

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Dietro a una coppia felice e duratura non ci sono solo l'amore e la passione che hanno dato avvio alla relazione. Studi e ricerche dimostrano l'importanza dei comportamenti quotidiani per…

1 – Non siete soli

il vostro bambino ha un papà e una mamma. Chiedete aiuto l’uno all’altra.

2 – Un complimento non ha mai ucciso nessuno

Dire “bravo (o brava), ben fatto” a vostro marito o a vostra moglie può solo aiutare.

3 – L’incomprensione può portare a lacerare coppia

Uomini e donne sono diversi. E reagiscono diversamente alla nascita di un bebè. Le madri diventano ansiose e si concentrano solo sul bebè, i padri si sentono inutili e incapaci di aiutare la moglie. Ma non giudicate il partner. Ognuno ha i suoi tempi per adeguarsi alla nuova situazione.

4 – Evitate di isolarvi

i problemi non si risolvono nascondendoli. Continuate a regalarvi serate con il vostro lui/lei e con gli amici.

5 – “Amore” ha un significato diverso per uomini e donne

Più fisico per i primi, più psicologico per le seconde. Gli uomini si sentono amati quando viene rispettato il loro ruolo e quando i loro bisogni sessuali sono appagati; le donne attraverso la tenerezza e la comprensione. Ma coccole, baci e carezze non devono mai mancare, anche quando – ed è normale – dopo il parto si “rallenta” con il sesso.

6 – Il sesso è importante

per Haltzman è “il collante della coppia”. Quindi bisogna tenerne conto. (Leggi anche: il sesso dopo il parto)

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Come riaccendere la vita sessuale della coppia quando il terremoto-bambini ha scosso ogni equilibrio?I consigli di ​Alessandra Graziottin, direttrice del Centro di Ginecologia e Sessuologia…

7 – Il sonno è fondamentale

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La posizione che utilizzi mentre dormi insieme al tuo compagno dice molto sullo stato della tua relazione. Dormite a cucchiaio? Oppure uno con la schiena contro l'altro? Toccandovi o non…

8 – Chi si alza di notte?

Bisogna evitare di comportarsi come quelli che Haltzman chiama “struzzi di mezzanotte”, che ficcano la testa sotto il cuscino se il piccolo piange di notte, facendo finta di non sentire per lasciare all’altro il compito di alzarsi. Dividetevi l’incombenza: una notte uno, una notte l’altra, in modo che entrambi riescano a dormire almeno un po’.

9 – Bisogna essere elastici sui ruoli di genere.

Anche il papà può cambiare un pannolino, non è un compito esclusivo della mamma.

10 – La vostra famiglia siete voi tre

Gli altri, anche i parenti stretti, sono solo parenti stretti. Quindi prima venite voi, poi gli altri. Siate egoisti, dite “no” a qualche visita di parenti e amici che si trattengono più del dovuto e trovate tempo per voi.

11- Filtrate le informazioni

Ciò che vi consiglia vostra madre, magari andava bene trenta o quarant’anni fa, ma non necessariamente è ancora attuale. Fidatevi del vostro istinto materno e paterno, che ha funzionato bene per millenni.

12 – Smettetela di “segnare il punteggio”

Entrambi dovete cercare di ammettere che ognuno di voi sta cercando di dare il massimo. E collaborare, oltre a rendere la vita più semplice, è più facile che criticare.

13 – I papà devono essere pronti a galoppare

Il bebè, per natura, passa la maggior parte del proprio tempo con la madre. “E, soprattutto – sottolinea askmen.com – il lavoro duro, finora, l’ha fatto solo lei, e quindi ora ha diritto alla ricompensa.

Ma il fatto che del pupo si stia occupando lei, non significa che voi abbiate diritto alla libera uscita. Volete cenare? Bisogna andare al supermercato e fare la spesa.

E per evitare di tornarci subito dopo essere arrivati a casa con i pannolini sbagliati, preparatevi una lista con taglie, misure, modelli e tutto ciò che serve a non sbagliare”. (Leggi la nostra GUIDA AL PAPA')

14 – Non prendetevela, ma rideteci su e coccolatevi di più

Le cose possono anche non andare esattamente come avevate programmato: imparate a riderci sopra, perché nessuno si aspetta che in questo momento così difficile voi abbiate tutte le risposte.

Una risata e qualche coccola in più servono a sdrammatizzare e a trovare l’energia necessaria per andare avanti.

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Aggiornato il 04.05.2017

Источник: https://www.nostrofiglio.it/neonato/14-consigli-per-far-sopravvivere-la-coppia-all-arrivo-di-un-bebe

Perché il mio bambino non dorme pur avendo sonno?

La prima uscita di coppia senza il bebè

È esperienza di ogni genitore che talvolta il proprio bambino non dorme pur avendo sonno. In quei casi il pensiero comune è che il bambino stia tentando di resistere al sonno.

Io credo invece che quando un bambino non dorme pur essendo stanco il problema sia nella difficoltà di rilassarsi e abbandonarsi al sonno.

Rilassamento e autoregolazione: quando un bambino non dorme

Se volessimo ridurre all’osso lo scopo principale degli esseri umani potremmo dire che consiste nell’autoregolazione. Tutti noi cerchiamo costantemente di trovare uno stato di base di calma e equilibrio, in cui le nostre esigenze, almeno quelle primarie, siano soddisfatte.

Se abbiamo fame siamo in disequilibrio finché non mangiamo.

Quando abbiamo sonno siamo in disequilibrio finché non dormiamo.

Se abbiamo ansia siamo in disequilibrio finché non ci calmiamo.

E così via. Noi cerchiamo costantemente, in ogni momento, di mantenere dentro a una finestra ottimale la nostra attivazione fisiologica: il battito cardiaco, la pressione, la sudorazione ecc.

Se siamo troppo agitati o troppo sottotono cerchiamo di regolarci e ripristinare il nostro stato di equilibrio ottimale. È una cosa che facciamo continuamente, il più delle volte senza nemmeno rendercene conto. Se, pur avendo sonno, non riesce a trovare questo equilibrio ottimale, il bambino non dorme.

Rilassarsi e chiudere gli occhi per poter dormire

Nel momento della nanna spesso il problema è proprio lo stato di attivazione in cui si trova il bambino.

Lasciarsi andare al sonno non è sempre semplice, fa paura. Bisogna lasciare le cose intorno, la mamma e il papà, bisogna abbandonarsi con fiducia. Passati i primissimi tempi da bebè, essendo sempre più consapevoli di ciò che succede intorno, lasciarsi andare può diventar difficile ed ecco che il tuo bambino non dorme più.

Nella mia personalissima esperienza ho osservato che l’ultima cosa che i bambini fanno è chiudere gli occhi.

Mentre noi adulti ci sdraiamo chiudiamo gli occhi e aspettiamo il sonno, mi sembra che i bambini si mettano a letto, cerchino di calmarsi in mille modi, poi comincino a respirare profondamente e solo a questo punto chiudano gli occhi.

Io credo che loro sentano che è in qualche modo pericoloso smettere di vigiliare. Come se prima dovessero essere sicuri di potersi rilassare.

Come comportarsi se un bambino non dorme pur essendo stanco?

Io so benissimo cos’è un bambino che non dorme. Lo so perché lo sono stata io e lo so soprattutto perché lo è stata la mia primogenita. Mi ricordo che controllavo come un falco gli occhi di mia figlia in attesa che li chiudesse. Invece non li chiudeva mai.

E più la controllavo meno li chiudeva. Ora capisco che in qualche modo mentre io la controllavo il messaggio che mandavo era: c’è qualcosa su cui vigilare, bisogna stare allerta, non c’è da essere tranquilli. Lei non poteva trovare la calma e abbandonarsi al sonno.

La prima cosa da fare quando un bambino non dorme quindi è rendere le cose facili per il suo cervello: è il momento del sonno e del relax, puoi stare tranquillo che va tutto bene.

Se il tuo bambino non dorme può essere che arrivi un po’ agitato al momento del sonno e non già rilassato. Può essere che un pochino piagnucoli. Se cominci a pensare che cerca di resistere al sonno inevitabilmente ti innervosisci perché pensi che sia una questione di volontà.

Cerca invece di ricordarti che è un piccolo animaletto che non riesce a regolarsi, a trovare la calma, lo stato di equilibrio interiore ottimale per dormire. Un bambino che non dorme ha bisogno di essere aiutato a regolarsi, se cominci ad agitarti o arrabbiarti, cioè se ti disregoli tu per primo, non lo aiuti e non vi aiuti.

Anzi, la sua disregolazione e la tua disregolazione si sommano.

Il tuo bambino non dorme: aiutalo a calmarsi

Se il tuo bambino non dorme il tuo obiettivo deve essere quello di aiutarlo a calmarsi, non di farlo addormentare. Il sonno verrà da sé, quando avrà trovato la serenità.

Se piange: ascolta il suo pianto. Il pianto è comunicazione, cerca di sentire quello che ha da dirti. E’ un urlo? Aspetta qualche minuto, stando lì di fianco a lui senza parlare e senza fare niente.

Ascolta quello che succede. Se l’urlo passa, piange ma non senti disperazione né dolore, ma più che altro un lamento, allora probabilmente il tuo bambino non dorme perché non riesce a dormire.

Non è che non vuole, è che non riesce a calmarsi.

Dormire quando si ha sonno è fisiologico, così come mangiare quando si ha fame. Il problema, se c’è, è nella possibilità di calmarsi: quella è quasi sempre una faccenda anche relazionale.

Se l’urlo o l’agitazione non passano e ancora il tuo bambino non dorme chiediti se qualcosa gli fa male, gli dà fastidio, se può avere fame o, soprattutto, se può essere uno scatto di crescita.

Una postilla a proposito della possibilità che sia fame: nei primi mesi nei bimbi allattati al seno dopo un’ora/ un’ora e mezza di solito la risposta è Sì.

Considera che l’ora e mezza si conta da quando ha cominciato a mangiare la volta prima, quindi se ha cominciato alle 2, ha finito alle 2.40 e alle 3.30 ti chiede di nuovo da mangiare è passata un’ora e mezza.

Spesso il bambino non dorme per gli scatti di crescita

Il tuo bambino nasce e per i primi tre giorni dorme tutto il giorno e tutta la notte. Poi cambia. Perché? Perché è cresciuto. A 40 giorni cambia di nuovo. Perché è cresciuto.

A 3 mesi, a 5, a 6, a 8, a 9, a 12, a 18, a 20 e allo scoccare di ogni anno e anche qualche altra volta tra un anno e l’altro, di solito a cavallo dello scoccare del mese. I bambini crescono a scatti, non solo di giorno in giorno.

In quei periodi è come se avvenisse una piccola rivoluzione, che porta con sé nuove competenze, qualche regressione (una sleep regression spiega spesso perché un bambino non dorme) e grandi cambiamenti.

Gli scatti di crescita durano di solito qualche giorno, anche se alcuni possono essere un po’ più lunghi. Nella mia esperienza gli scatti di crescita più pesanti sono stati quello dei 5 mesi, quello dei 18 e quello dei due anni.

Come è evidente dall’elenco sopra riportato, tutto il primo anno in realtà è un continuo cambiamento, un continuo adattamento ai nuovi equilibri.

Per i primi 40 giorni limitati ad osservare il ritmo proposto dal tuo bambino. Lo dico sulla nanna, sull’allattamento, sul tenere in braccio. Su tutto. Ti aiuterà a conoscerlo. Sottolineo i primi 40 giorni perché tu ti dovrai anche riprendere dal parto (vale anche se sei un papà) e dalla nuova presenza.

Poi piano piano, gradatamente, se decidi di introdurre proposte esterne monitora e verifica se vengono accettate dal tuo bambino e che effetto gli fanno.

Noi proviamo ad introdurre cambiamenti, ma loro anche lo fanno, continuamente, semplicemente crescendo. Dobbiamo adattarci reciprocamente l’uno all’altro.

Anche noi abbiamo bisogno di regolarci, quando ci troviamo ad avere a che fare con questi cambiamenti.

Una regressione temporanea spiega perché il tuo bambino non dorme

Gli scatti di crescita producono piccole rivoluzioni e regressioni nel sonno. Questo significa che un bambino che per esempio ha smesso di svegliarsi ricomincia a farlo, nei giorni dello scatto. Ricordiamoci sempre che c’è di mezzo una questione di autoregolazione, un bambino che non dorme a causa di uno scatto di crescita non lo fa apposta.

Sta imparando una nuova competenza, questo lo tiene “su di giri”, cerca di calmarsi e non ci riesce. Inoltre ogni nuova competenza è autonomia e l’autonomia porta con sé il bisogno di assicurarsi che mamma e papà siano sempre lì; quindi può essere che il tuo bambino non dorma e che per qualche giorno torni a fare come quando era un po’ più piccolo.

I nostri bambini sono nuovi e sono continuamente nuovi un sacco di volte nel corso dei loro primi anni di vita. Noi invece siamo continuità, questo li aiuta a regolarsi e proprio per questo chiedono la nostra presenza.

Di fronte a un bambino che non dorme troppo spesso i genitori cominciano a pensare che il loro figlio sia cambiato per sempre, che ora il bambino non dorme e non dormirà più per dispetto o finché non sarà grande.

Ecco, se il tuo bambino non dorme a meno che non ci siano questioni tipo denti, mal di pancia o altro che bisogna solo pazientemente aspettare che passino è probabilmente uno scatto di crescita. E bisogna solo pazientemente aspettare che passi.

Gli scatti di crescita hanno un inizio e una fine

Uno scatto di crescita finisce.

Spesso noi genitori non lo sappiamo e allora pensiamo che da quel giorno quel bambino ora resiste al sonno: quando entriamo in questo loop lui diventa un bambino che non dorme.

Invece no, è un bambino che sta acquisendo una nuova competenza, quindi ha bisogno di noi per esempio per abbandonarsi al sonno anche se fino a ieri si addormentava da solo. Ok, allora sto lì. Sto lì anche domani e dopodomani. E sempre osservo, con gentilezza, con calma, perché tanto so che è solo uno scatto di crescita e in pochi giorni passa.

Quindi osservalo e dai retta a quello che senti. E dopo qualche giorno lo accompagnerai a nanna e uscirai e lui sarà di nuovo sereno. Altrimenti rimarrai lì e ci riproverai il giorno dopo. L’importante è che tu sia calma, gentile e sicura di quello che sto facendo.

Perché è vero che al momento il tuo bambino non dorme, ma è solo uno scatto di crescita, non è che ha smesso di dormire.

E i bisogni di autoregolazione dei genitori? E i loro scatti… di rabbia?

Anche per noi adulti potrebbe non essere facile calmarsi. Personalmente ho tanto combattuto con la mia prima figlia per la questione del sonno. E mi sono davvero tanto arrabbiata. Troppo.

Non capivo che non riusciva a regolarsi, non capivo che per mille ragioni io arrivavo al momento della messa a letto già troppo tesa o che mi innervosivo mentre ero lì.

Non capivo che il suo muoversi e rotolare era cercare una posizione e non capivo che aveva bisogno che io la aiutassi a calmarsi, non a dormire.

Così ci sdraiavamo su un materasso fatto di tensione, preoccupazione, controllo, senso di inadeguatezza, impotenza, rabbia. Sarebbe stato impossibile per chiunque dormire.

Però avevo diritto anche io a uno sguardo gentile nei miei confronti, non solo lei. Avevo diritto anche io a dirmi: “Sono stanca, non riesco a regolarmi, mi sento incapace e ho bisogno di aiuto”.

Anche io avevo bisogno di calmarmi e non ci riuscivo. E meno ci riuscivo, più mi sentivo frustrata, più montava la rabbia.

Quando tengo gli incontri di gruppo coi genitori sulla nanna tutti i genitori il cui bambino non dorme si sentono così.

Quando un bambino non dorme: una regolazione reciproca

Nel tempo ho capito che le cose si svolgevano più velocemente se assecondavo i desideri della mia bambina, cercando di fare il meno possibile per farla dormire ma rimanendo lì perché lei non si agitasse o per aiutarla a calmarsi. E che mi montava meno rabbia se riuscivo a vederla come una bambina, una piccina che mi stava solo chiedendo aiuto, non mi stava facendo i dispetti.

Ho anche capito che se sono troppo stanca o troppo nervosa per altre ragioni è meglio che io non la metta a letto e piuttosto per quella sera andrà a dormire tardi. Non le succederà niente.

Ho imparato a relativizzare moltissimo il peso delle cose: non succede niente se una sera fa più tardi, se una sera piange due minuti, se una sera guarda un cartone invece che leggere un libro.

Facciamo il meglio che possiamo come genitori, su qualche cosa siamo forti, su qualche cosa mica tanto. Amen. Guardiamoci con gentilezza e relativizziamo anche i consigli degli esperti.

“Di notte si formano le sinapsi, se il tuo bambino non dorme abbastanza non diventa intelligente!”; “Un bambino che non dorme a sufficienza diventerà obeso!” e altre amenità di questo tipo. Siamo esseri articolati, quasi nulla ha un’unica causa e quasi nulla ha delle conseguenze predefinibili.

Quindi relativizziamo e se sentiamo che stiamo andando oltre, che è troppo e ne sentiamo il bisogno chiediamo aiuto.

Источник: https://www.silviamasserini.it/perche-bambino-non-dorme/

Sesso in gravidanza: si può fare o no e come

La prima uscita di coppia senza il bebè

Per fare un figlio, ci vuole il sesso. E fin qui tutto bene. Ma cosa succede quando una gravidanza è già in corso?

L'attività sessuale fa bene al corpo e alla mente. Lo sostengono ormai da tempo diversi studi. Durante l'atto sessuale, infatti, il nostro organismo produce ormoni e sostanze (come le endorfine) coinvolte, ad esempio, nella riduzione del dolore cronico, nel rafforzamento delle difese immunitarie, nella riduzione dello stress.

Praticare una regolare attività sessuale, inoltre, aiuta a cementare l'unione nella coppia, migliorando e rendendo più profondo il rapporto tra i partner.

Ma cosa succede durante una gravidanza?

È pericoloso per il bambino?

La risposta è no. Fare sesso durante la gravidanza non mette in pericolo il bambino in alcun modo, dal momento che il feto è avvolto dalla placenta e dal liquido amniotico: il nascituro nel sacco amniotico è isolato dall'esterno e “non si accorgerà di nulla”.

Anzi.

Durante il rapporto sessuale i muscoli pelvici vengono irrorati da una maggiore quantità di sangue: la placenta, l’organo che nutre e protegge il feto e che lo mette in comunicazione con l’organismo materno, e quindi il bambino, ricevono in questo modo molto più ossigeno. Inoltre, le contrazioni provocate dall’orgasmo rafforzano il muscolo uterino e lo preparano ad affrontare al meglio il travaglio.

Serve alla vita di coppia?

Sì. Mantenere attiva la sessualità anche durante la dolce attesa è un collante importante per la coppia.

La donna riesce così a sentirsi ancora attraente e desiderata e, al contempo, il partner non ha la spiacevole sensazione di essere escluso dallo speciale vincolo che già lega la mamma al bambino.

In questo modo si continua a essere una coppia e a mantenere la propria identità di uomo e donna, pur avvicinandosi al momento di acquisire il nuovo ruolo di genitori.

Inoltre, si evita di interrompere la comunicazione corporea tra i coniugi: riallacciarla dopo il parto, durante il primo periodo di maternità e dopo un lungo periodo di castità forzata non è sempre facile, sopratutto perchè, una volta arrivato il bambino, i momenti per stare soli si riducono.

Può indurre il parto?

Verso la fine della gravidanza, l'attività sessuale e l'orgasmo possono indurre contrazioni della muscolatura uterina. In particolare, l'utero potrebbe “indurirsi”: si tratta di un fenomeno perfettamente normale, che non ha nessun effetto collaterale.

In caso di fastidio, basta applicare tecniche di rilassamento e respirazione, oppure attendere semplicemente che la contrazione passi da sola.

Molte coppie temono che il sesso durante la gravidanza possa provocare un parto “accelerato”, ma la verità è che il corpo segue delle tempistiche proprie, non dipendenti dallo svolgimento o meno di pratiche sessuali. In altre parole, se le contrazioni del parto cominciano durante il sesso, si tratta di una pura coincidenza, e si sarebbero verificate in ogni caso, con o senza questa attività.

Inoltre, da tempo si sostiene che rapporti sessuali poco prima del parto possano favorire il travaglio perché lo sperma maschile contiene una sostanza simile alle prostaglandine (che stimolano le contrazioni uterine e ammorbidiscono il collo dell’utero), ma studi scientifici condotti al riguardo non sembrano confermare questo effetto.

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E un aborto?

Anche in questo caso, la risposta è no. Gli aborti spontanei si verificano solo se il feto non si sta sviluppando nel modo corretto, oppure sono dovuti ad altri fattori.

Ma non hanno nessuna connessione con l'attività sessuale della madre.

Quando è meglio evitarlo?

Esistono situazioni, rare, in cui il sesso durante la gravidanza potrebbe effettivamente esporre la donna a qualche rischio.

Ad esempio, in caso di sanguinamento consistente durante la gestazione, dovuto a una placenta molto sottile, dato che l'attività sessuale potrebbe aumentare il rischio di emorragia.

Il sesso è da evitare anche in caso di rottura delle acque, perché potrebbe favorire l'insorgenza di infezioni alla vagina e che quindi potrebbero coinvolgere il feto.

Il sesso è sconsigliato, inoltre, se ci sono segnali di una possibile nascita pretermine (per esempio se il collo dell’utero è eccessivamente dilatato) o in caso di ipercontrattilità dell’utero. Allo stesso modo, va sospeso, nei primi tre mesi di gravidanza, se si sono già verificati in passato aborti spontanei, in caso di minaccia d’aborto e se ci sono infezioni in corso.

Se alla madre è stata diagnosticata la placenta previa, condizione per cui la placenta è in posizione anomala, in genere in prossimità del collo dell’utero, il rapporto va evitato perché potrebbe facilitare il distacco placentare o emorragie.

Anche in caso di cerchiaggio cervicale (pratica chirurgica che si effettua, in gravidanza, quando il collo dell'utero non rimane chiuso aumentando quindi la possibilità di un parto prematuro), il rapporto sessuale è generalmente sconsigliato: potrebbe compromettere la tenuta del cerchiaggio stesso.

Dato che ogni gravidanza è unica, è importante rivolgersi al proprio medico o alla propria ostetrica. Saranno loro a rassicurarvi o a suggerirvi quali metodi adottare per render priva di rischio la vostra attività sotto alle lenzuola.

In tutti questi casi, però, è importante mantenere comunque una comunicazione con il partner, anche fisica: via libera, quindi, alle carezze, ai baci, alle coccole.

Sono un modo per mantenere l’intimità anche se il sesso è sconsigliato, così, dopo la nascita del bambino e il puerperio (ovvero il periodo di 40 giorni dopo il parto), sarà più facile riprendere da dove ci si è interrotti.

Inoltre, permettono di mantenere quel clima di tranquillità e serenità che tanto giova al nascituro.

Come farlo?

Che il sesso in gravidanza sia sicuro nella maggior parte dei casi non significa che sia facile. Il pancione, infatti, pone diversi “problemi logistici”.

Posizioni che erano confortevoli prima della gravidanza possono non esserlo più, durante i nove mesi di attesa.

Una buona idea può quindi essere quella di sperimentare nuove posizioni. Per la donna può essere più confortevole trovarsi in posizione superiore, ad esempio, perché in questo modo si riduce la pressione del partner sul ventre.

In alternativa, un buon metodo è sicuramente quello di giacere di lato, viso a viso o rivolgendosi entrambi nella stessa direzione. Anche in questo caso, infatti, l'ingombro del pancione viene aggirato facilmente.

A seconda delle settimane di gravidanza

Dal concepimento al parto cambiano molte cose, soprattutto nell’organismo della futura mamma. Gli ormoni sono in subbuglio, il corpo si trasforma e può succedere che anche gli stati d’animo e la libido della donna mutino. Di conseguenza, a seconda del trimestre la vita sessuale cambia e richiede un approccio sempre differente.

Durante il primo trimestre, le modificazioni ormonali possono determinare nella donna un calo del desiderio, tanto più se è alle prese con nausea, vomito, stanchezza, sbalzi d’umore. Ma ci sono anche donne che, grazie all’avvenenza donata dagli ormoni, sentono invece un forte desiderio sessuale.

Il secondo trimestre è un momento magico per l’intimità. Gli ormoni si assestano e anche l’umore femminile ne trae giovamento.

Le forme si fanno più arrotondante e nella zona pelvica c’è un maggiore afflusso di sangue che può favorire e rendere più intenso l’orgasmo.

Man mano che le forme si fanno più prorompenti è meglio evitare pressioni sulla pancia: vanno, quindi, per il momento, dimenticate soprattutto le posizioni in cui il peso dell’uomo grava sulla futura mamma.

Nell’ultimo trimestre, il pancione è ancora più evidente e il peso del bambino si fa più impegnativo: la schiena comincia a dolere, le gambe si gonfiano con facilità e il desiderio tende a diminuire.

L’utero si abbassa e, durante la penetrazione, il pene può toccarne il collo, molto vascolarizzato e fragile, provocando piccole perdite di sangue. Di solito non è nulla di serio, ma conviene informare il ginecologo.

Sì a effusioni, coccole, carezze, anche intime, che aiutano a rilassarsi, mentre, per quanto riguarda il rapporto completo, il consiglio è quello di scegliere posizioni che, oltre a evitare la compressione del ventre, permettano una penetrazione dolce.

Le precauzioni generali valide per tutta l’attesa

Il sesso in gravidanza deve essere dolce e delicato: sono da evitare, oltre alle posizioni più acrobatiche, anche le pratiche più estreme.

Il collo dell’utero, nel caso di una gravidanza fisiologica, è normalmente ben chiuso, ma è comunque consigliabile evitare l’inserimento di qualsiasi corpo estraneo durante i giochi erotici, compresi lubrificanti.

Il preservativo può essere utilizzato, ovviamente non per finalità anticoncezionali, ma per proteggere da eventuali malattie sessualmente trasmissibili del partner anche se, in caso di sospette infezioni del compagno, sarebbe più opportuno rinunciare al rapporto completo o comunque chiedere il consiglio del ginecologo.

Prima di tutto… parlatene!

La cosa più importante, in ogni caso, è il dialogo. La gravidanza è un momento particolare, in cui gli equilibri della relazione tra i due partner variano sensibilmente.

Nausee, fluttuazioni ormonali, stanchezza e dolore al seno possono infatti ridurre notevolmente il desiderio femminile.

Il partner potrebbe quindi sentirsi rifiutato o messo da parte. Avere un dialogo aperto permette di rimanere connessi e di non lasciare che l'esperienza unica di mettere al mondo una vita crei distanza e incomprensione tra i due.

Источник: https://www.saperesalute.it/sesso-in-gravidanza-si-o-no-e-come

Uscire da soli o in famiglia: anche da genitori si può!

La prima uscita di coppia senza il bebè

I genitori di Alice si sentono “imperfetti” perché non riescono a gestire serenamente le uscite familiari.

Raccontano che, da quando è nata la bambina, le loro relazioni sociali si sono di fatto annullate, e sono concentrati unicamente sui bisogni della piccola, oppure sono troppo stanchi per poter uscire la sera.

«Ho ripreso a dormire per più di due ore di fila solo dopo che Alice ha compiuto 18 mesi», dice la mamma. «Nei primi tempi gli amici ci invitavano spesso a uscire. “Portate anche lei”, dicevano. Poi, di fronte ai nostri continui rifiuti, il telefono ha smesso di squillare».

Adesso Alice ha 2 anni, è una bambina allegra e curiosa, dorme sette ore di fila a notte e la gestione delle routine familiari sembra essere più semplice. I genitori hanno ritrovato un po’ di energie e il desiderio di trascorrere del tempo da soli, in coppia e con gli amici.

I primi tentativi, però, non sono andati per il meglio: «Adesso Alice non sta ferma un attimo! Se la portiamo fuori tocca tutto, corre in giro, fa i capricci se non ottiene ciò che vuole. Sappiamo che non si dovrebbe fare, ma l’unico modo che abbiamo per farla stare buona è darle il tablet con giochi e cartoni.

Solo così, ogni tanto, riusciamo a terminare una cena al ristorante. Cosa possiamo fare?!».

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Quelli che… è meglio fare così

Se provassimo a pubblicare in rete, ad esempio in un post su un social network, la domanda dei genitori di Alice, si creerebbero, purtroppo, diverse “fazioni” di pensiero e molte discussioni, che aprirebbero la strada a facili generalizzazioni o a giudizi sulle varie soluzioni scelte dai genitori.

«Bisogna portare i bambini dappertutto e insegnargli fin da piccoli ad adattarsi a qualunque situazione», sosterrebbe qualcuno, mentre, secondo il parere di altri, è più giusto ricorrere all’appoggio dei nonni o di una baby-sitter.

E ancora: quelli che si indignano perché secondo loro «non si fanno i figli se poi devi abbandonarli!»; quelli che mappano a tavolino i locali kids friendly della loro zona; quelli che escono solo con altre famiglie con bambini, e così via.

Ascoltare i bisogni di ognuno

È fondamentale che i bisogni di tutti i componenti del nucleo familiare, dal più piccolo al più grande, vengano ascoltati e rispettati. Ma ciò non vuol dire dover “accontentare” sempre e per forza ogni singolo desiderio di ognuno.

Al centro, ovviamente, devono essere messe le esigenze del neonato, che non può soddisfare autonomamente i propri bisogni e dunque necessita delle cure genitoriali: il sonno, l’alimentazione, il contatto sono alcune priorità da tenere a mente rispetto alla scelta delle attività sociali che si desidera svolgere.

Se il piccolo ha pochi mesi, non lo porteremo certo con noi allo stadio né al centro commerciale; cercheremo invece di fargli respirare aria salubre e di rispettare la sua routine, ma senza esagerare con l’istinto di protezione: uscire (anche col freddo!), passeggiare, viaggiare, organizzare un pranzo con amici sono attività senza controindicazioni, se vissute con piacere.

Organizzare situazioni adeguate

Man mano che il bambino cresce, le sue esigenze e la sua capacità di adattamento a situazioni diverse cambiano e diventano più difficili da riconoscere.

Un esempio è il bisogno di movimento: se è certamente possibile educare un bambino di 2-3 anni a mantenere un po’ di pazienza a tavola durante una cena tra adulti, non è altrettanto corretto chiedergli di restare fermo e buono senza “disturbare” per ore.

La maggior parte dei cosiddetti capricci del bambino (urla, pianto, agitazione) sono, in realtà, la sua risposta a situazioni per lui inadeguate.
Quella di “placare” e tenere a bada i bambini mettendoli davanti a dispositivi digitali è una soluzione molto pericolosa, in quanto nociva per la loro salute psicofisica.

Prendiamoci il nostro spazio

È altrettanto importante che i genitori imparino a separarsi dai figli, per dare spazio anche alla cura della propria persona, della coppia, delle relazioni con gli amici, il tutto senza la presenza costante dei bambini. Attenzione, quindi, a pensieri categorici del tipo «mio figlio sta bene solo con me».

Fargli trascorrere del tempo con nonni, parenti, amici o una fidata baby-sitter non è affatto traumatizzante per la sua mente e, al contrario, può essere un’opportunità arricchente di esperienze e relazioni nuove.

Inoltre, dedicando del tempo a noi stessi, diamo al piccolo anche un buon esempio per il suo futuro e gli insegniamo a rispettare le attività di tutti i membri della famiglia.

Luoghi e situazioni diverse

Anche saper distinguere i diversi contesti può esserci di aiuto. La maggior parte delle attività, dei luoghi, delle esperienze e delle situazioni sociali che si presentano nel quotidiano si possono vivere “tutti insieme” in assoluta serenità, giusto con qualche accortezza in più per i piccoli.

In alcuni casi, invece, quando pensiamo che il luogo o la situazione non siano idonei alle esigenze dei bambini, è opportuno cercare altre soluzioni, senza forzare le loro capacità di adattamento o pretendere un comportamento che non può appartenergli per età e maturazione.

Ricordiamoci sempre che, ovunque siamo, i bambini devono poter essere bambini.

Prepariamoci a uscire

Come riuscire a far convivere le singole e diverse esigenze all’interno di una famiglia? Spesso basta un po’ di “buon senso” educativo, ovvero valutare quale può essere la scelta più adatta in base alle circostanze, bambino per bambino, genitore per genitore, famiglia per famiglia. Una buona organizzazione è la chiave del successo; ecco quindi alcuni accorgimenti utili anche nel caso di famiglie numerose, per le quali, a volte, uscire di casa sembra un’impresa insormontabile:

  1. Tenere pronta all’ingresso una borsa con il necessario per il cambio, il sonno e l’igiene dei piccoli
  2. Provare dei supporti “snelli” per portare i bambini (ad esempio fasce e marsupi al posto dei passeggini)
  3. Preparare, magari coinvolgendo i bambini stessi, dei giochi/attività (un libro, un album dei disegni, delle costruzioni) con cui giocare in base al luogo prescelto per l’uscita

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Bibliografia:

Источник: https://www.uppa.it/educazione/pedagogia/uscire-da-soli-o-in-famiglia/

Gravidanza
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