La fenomenologia della mamma alla recita o saggio di fine anno

La fenomenologia della mamma dal pediatra

La fenomenologia della mamma alla recita o saggio di fine anno

Pubblicato da Laura Ruoppolo il 31 Lug 2019

L’estate equivale alle ferie, alla spiaggia, al mare, agli avvertimenti quotidiani del TG per affrontare il caldo (questo sconosciuto!), alle solite vacanze in Grecia, a Ibiza, nei campi di lavanda francesi, alle foto dei tramonti, alle feste patronali, alle sagre della porchetta, ai saldi estivi, all’ennesimo paio di scarpe comprato d’impulso, all’odore delle creme solari, alla sabbia appiccicata sulla pelle spalmata di crema solare, alle urla delle mamme sulla riva per richiamare i figli che osano bagnarsi le ginocchia, alla ricerca disperata di un parcheggio che non trasformi la macchina in un inferno di cristallo.

L’estate e il pediatra

L’estate equivale alla sala d’attesa del pediatra. Ditemi che non sono l’unica a frequentare lo studio del pediatra in estate.

Perché il tempismo dei malanni dei bambini non va mai in vacanza, anzi “si alimenta” poco prima delle ferie e, talvolta, anche durante!Ebbene, all’interno delle sale d’attesa del pediatra si assiste ad un film che non conosce stagionalità, che ha sempre le stesse caratteristiche, cambia solo l’abbigliamento dei personaggi.

Il film in questione é “Fenomenologia della mamma dal pediatra” e narra le peculiarità di ogni tipo di mamma che aspetta, con uno o più bambini, l’ingresso nella Bocca della Verità, lo studio del Pediatra. Mamme che diventano “personaggi” e che incontri sempre, anche in estate. Ve le presento, in ordine di apparizione:

Le mamme dal pediatra

La mamma del “Quanto ha?”: è la mamma che trovi sempre e che sta lì da sempre. Che prima guarda te, poi guarda tuo figlio, infine fa di tutto per incrociare il tuo sguardo e porti la fatidica domanda “Signora, quanto ha suo figlio?”. Da quel momento in poi é finita, puoi montare le tende, perché tu sei l’ultima arrivata.

Fai un conto rapido dei bimbi che devono entrare dal dottore prima di te, sono 7 bambini, guardi le altre mamme che, di sottecchi, ti fanno capire che tu sarai l’eletta della suddetta mamma che di lì a poco ti riempirà di discorsi, confronti e consigli non richiesti e, con un flebile sorriso di circostanza che ti costerà caro, rispondi: “Ha 6 anni”.

Da quel momento diventerai il personaggio “La mamma incastrata dal Quanto ha?“.

La mamma “Ansia in Loop”: è la mamma che ha una figlia che si chiama Gloria o un figlio che si chiama Lorenzo-detto “Lore”.

Nomi che sognerai per almeno due notti di seguito, perchè le volte che li sentirai nominare si aggireranno intorno ad un numero più o meno infinito: Gloria stai ferma; Lore dove vai; Gloria non toccare; Lore guarda com’è bravo quel bimbo; Gloria vai a vedere come gioca quel bimbo; Lore non disturbare il bimbo; Gloria vuoi mangiare qualcosa; Lore basta bere che poi te la fai addosso; Gloria non piangere; Lore non ridere. Eccetera eccetera più o meno infiniti. E tu stai lì, che vorresti fare qualcosa per Gloria&Lore e alla fine decidi di lanciare sul web l’ashtag #tuttiinsiemepersalvaregloriaelore.

La mamma “Mimo”: è la mamma che comunica il suo interesse o il suo disprezzo attraverso la mimica facciale.

Guarda in cagnesco se qualsiasi bambino (anche detto “bomba batterica”) che non le appartiene si avvicina al suo; guarda annuendo se si immedesima in qualche chiacchiera tra mamme; guarda sorridendo se qualcosa velatamente l’aggrada; socchiude gli occhi e scuote leggermente la testa se qualcosa velatamente la disgusta; strabuzza gli occhi se sente una parola fuori luogo; allunga il collo appena la porta del pediatra si apre per capire se finalmente, dopo 43 minuti, esce la “Mamma logorroica” (sua acerrima nemica) con il piccolo paziente (in ogni senso) figlio; copre la bocca con la mano per non far uscire la parola(ccia) quando, poco prima che tocchi il suo turno, entra la “Mamma: miofigliohalafebbrequindihalaprecedenza”. Scosta la mano dalla bocca e a mo’ di paletta le fa cenno che può entrare. Ma con quel cenno, in realtà, comunica più di mille parole.

La mamma “Braccio Meccanico”: è quella che ha più timore dell’attesa che della diagnosi.

Il suo grande terrore è quello di gestire il figlio nei momenti per lei interminabili dell’attesa stessa che può durare 5 minuti oppure 50 minuti, non importa, la suddetta mamma cullerà il passeggino, con dentro il figlio, tramite un movimentato brevettato che tenderà ad addormentarlo o comunque a rincitrullirlo in modo tale da non permettergli nessun altro movimento non previsto. Capite bene che, una volta entrato dal pediatra, il bimbo in questione, finalmente libero, come minimo si trasforma in Spider Man.

La mamma “Autodiagnosi Google”: é quella che per te, che stai lì ad aspettare la diagnosi da parte di un essere umano che ha studiato all’incirca vent’anni, è un vero mistero.

Sa tutto di antibiotici, cortisoni, antistaminici, vaccini, no-vax, raffreddori, otite, laringite, tracheite, persino alluce valgo.

Quando parla lei, tutti la ascoltano con interesse, perché magari sei lì a fare la fila per un semplice bilancio crescita annuale di tuo figlio che, in quel momento, sta bene, ma dopo aver ascoltato Miss Wikipedia, entri nello studio del dottore chiedendo se quel dente leggermente sporgente può essere segno di una scoliosi acuta che si manifesterà nei prossimi 5 anni. Quando parla la Mamma Google, anche l’informatore scientifico prende appunti, perché sentirla parlare equivale a una settimana di ritiro formativo in azienda.

Mamma tabletiana e mamma montessoriana

Infine, ci sono le due mamma agli antipodi, specchio riflesso di una stessa epoca, moderne rivali alla “guelfi e ghibellini”: la Mamma Tabletiana VS la Mamma Montessoriana.

La prima va in giro in modo Smart, leggero, veloce; entra in sala d’attesa con la borsa da passeggio, gli occhiali da sole, punta due sedie, una per sé e una per il figlio da cui non si alzeranno più; al figlio darà in mano il tablet, lei invece indosserà le cuffie e inizierà a scrollare sullo schermo dello smartphone finché non toccherà il loro turno e, durante l’attesa, non si accorgerà (o farà finta di non accorgersi) che, di fronte a loro, siede la Mamma Montessoriana che, invece, è arrivata nello studio del pediatra con un borsone colmo di cubi impilabili e materiali ludicodidattici. E’ la mamma eco, free, bio, con un filo di trucco e che non considera la sedia come un oggetto su cui aspettare, ma come un tavolo d’appoggio su cui imparare. A differenza della Tabletiana, si accorge della sua rivale, cerca anche di farsi notare da lei, invano. Eppure, puntualmente accade il miracolo.Siccome il mondo non verrà cambiato dalle fazioni, dalle rivalità, o dalle ostentazioni del “ciò che faccio io è migliore di ciò che fai tu”, bensì dal confronto, dalla genuina curiosità e dal venirsi incontro, ecco che i figli delle due mamme alzeranno lo sguardo dalle distrazioni Tabletiane e Montessoriane e, incuriositi dai giochi rivali, si ritroveranno seduti in un territorio neutro a scambiarsi app e lavagnette.

Ma di tutto ciò, purtroppo, le mamme non si accorgeranno: la prima sarà troppo impegnata a scrollare, la seconda sarà troppo impegnata a risistemare.

P.S.

: semmai vi sorgesse la domanda del ruolo del Papà in questo film, ebbene il suo personaggio in “Fenomenologia della mamma dal Pediatra” si limiterà esclusivamente al carico e scarico merci di mogli, figli e passeggini; e alla corsa in farmacia per comprare ESATTAMENTE ciò che viene richiesto, niente di più, niente di meno. Severamente vietato prendere iniziative senza aver prima consultato la moglie referente.

Sono nata ad Agrigento, fiera di essere cresciuta attorniata dalla gloriosa bellezza della Valle dei Templi.

Dopo la maturità classica ho continuato gli studi a Bologna, una città eclettica e di largo respiro che mi ha dato l’opportunità di confrontarmi quotidianamente con studenti provenienti da ogni parte d’Italia, arricchendo così i miei anni universitari fino alla Laurea in Storia dell’arte.

Il desiderio di approfondire le dinamiche della fruizione del prodotto artistico nel mondo infantile, mi ha spinta a trasferirmi a Roma per lavorare al Museo dei Bambini. La Città Eterna é stata la giusta sintesi del mio bisogno di circondarmi ancora una volta di tanta bellezza artistica e di persone stimolanti dal punto di vista lavorativo e culturale.

L’amore, infine, mi ha portata a vivere in un bellissimo borgo affacciato all’Adriatico, Termoli (in Molise, una regione assolutamente da scoprire e rivalutare!!) dove sto affrontando la sfida più grande: crescere i miei due figli Anna e Niccolò che ogni giorno mi danno l’opportunità di stupirmi di ciò che mi circonda!

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Источник: https://www.atuttamamma.net/la-fenomenologia-della-mamma-dal-pediatra/

Le mamme alla recita di fine anno

La fenomenologia della mamma alla recita o saggio di fine anno

Gli esemplari di mamma che si possono incontrare in occasione del saggio o della recita di fine anno del proprio figlio

La fine della scuola è alle porte ed è questo il periodo in cui si concentrano saggi, spettacoli e recite di fine anno. E in occasioni di questo genere non è raro imbattersi in questi esemplari di mamma :-)

La mamma ansia da prestazione

Questo tipo di mamma non ha mai digerito del tutto che il figlio ormai è “altro da sé”. Questo la porta a vivere la recita o il saggio come se fosse lei stessa a dover ballare di fronte ad un nutrito pubblico, recitare filastrocche a memoria o interpretare personaggi improbabili.

La mamma sindrome da arto fantasma non riesce a chiudere occhio la sera prima, in totale balia dell’ansia da prestazione. Si ritrova a ripetere sottovoce battute e poesie anche mentre è sulla metro o in coda alla cassa. Durante lo spettacolo, è concentratissima nel tentativo di trasmettere telepaticamente al figlio nozioni e movimenti.

E alla conclusione, non resiste dal dichiarare con amarezza “a casa mi veniva”

La mamma “wannabe Spice Girls” 

La mamma “wannabe Spice Girls” guarda dall’alto in basso quei genitori che si commuovono e si gonfiano d’orgoglio anche se il figlio alla recita interpreta l’albero. Lei è perfettamente in grado di riconoscere che il suo bambino è penoso, e difatti lo fa.

Generalmente si trattiene dal dire apertamente che la figlia è una vergogna per la famiglia perché nel saggio di danza dimostra la stessa agilità di un gatto impagliato, ma il disprezzo le si legge negli occhi. Se piange, non lo fa per commozione, ma per umiliazione.

E pensare che lei, alla sua età, era arrivata in finale ai provini di non è la Rai.

La mamma sciame

Per questo tipo di mamma, lo spettacolo finale del suo angelo, foss’anche l’interprete dell’albero di cui sopra, è l’highlight della sua intera esistenza. Una pietra miliare della storia della famiglia.

Arriva in anticipo, di modo che lei e la quindicina di parenti che si è portata appresso possano invadere tutti i posti davanti, tenendone peraltro occupata un’altra decina con borse e cappotti, perché dopo si aggiungeranno anche gli amici (solo pochi intimi, sia chiaro).

Il di lei marito reca attrezzatura fotografica professionale e una videocamera. Ciononostante, anche gli altri parenti ci danno dentro con smartphone e tablet per tutta la durata della rappresentazione, accecando i bambini e al contempo stordendoli con cori da stadio.

Il figlio di una mamma sciame di solito a 15 anni si procura documenti falsi e si arruola nella Legione Straniera.

La mamma salvatemi

Per la mamma salvatemi, la recita o il saggio di fine anno sono essenzialmente una noia mortale. Preferirebbe essere in qualsiasi altro posto, compresa la sua cucina con una pila di piatti da lavare, piuttosto che sorbirsi un tale supplizio.

E se riesce a provare una certa partecipazione quando sul palco c’è suo figlio, le esibizioni delle classi precedenti le fanno rimpiangere di essere nata.

La si riconosce per gli sbadigli, per il guardare ossessivamente l’orologio e per le imprecazioni quando scopre di avere il cellulare scarico e non poter nemmeno leggere Vanity Fair mentre aspetta. Inoltre, s’informa con finta indifferenza sulla durata dello spettacolo.

La mamma salvatemi l’anno successivo corrompe una maestra perché le mandi un sms cinque minuti prima che sia il turno di suo figlio.

La mamma mission impossible

La vedi arrivare sudata, spettinata, con le borse della spesa in mano e un quarto d’ora di ritardo.

Non fa in tempo a sedersi che il bidello le tira la giacca dicendo che deve spostare la macchina, “sì signora lo so che non c’è più posto, del resto se arrivava prima”… Ed è a quel punto che la mamma mission impossible è veramente tutte noi.

Sì perché per arrivare alla recita con un quarto d’ora di ritardo, solo per vedere suo figlio che fa l’albero, è schizzata via dall’ufficio portandosi via il lavoro arretrato da fare la notte, ha ritirato un altro paio di figli nelle rispettive scuole, ha fatto la spesa, è andata in tintoria, ha chiamato la suocera, ha preso l’appuntamento col pediatra, col dentista e con l’idraulico. Purtroppo, la sua macchina è proprio davanti a quella della mamma salvatemi.

La mamma (del/della) protagonista

Ci sono mamme della protagonista, o del protagonista, che rimangono sorprese e commosse quando scoprono che il figlio che credevano così timido è stato scelto per la parte principale. E poi ci sono quelle che lo hanno sempre saputo.

Buon sangue non mente, pensa la mamma (della) protagonista, del resto anche lei da giovane recitava, sfortunatamente non aveva abbastanza santi in cielo, altrimenti… La mamma della protagonista si sente la vera protagonista della serata, e si aspetta che tutti i presenti, compresi i parenti della mamma sciame, si assiepino intorno a lei ossequiandola alla fine dello spettacolo. Accontentatela, e continuerà a salutarvi.

La mamma molesta

La mamma molesta è comprensibilmente orgogliosa della prestazione dei suoi figli, ma questo non le basta. Lei deve esternarlo.

Così, la povera malcapitata a cui è toccato il posto vicino, non avrà nessuna chance di potersi godere lo spettacolo, perché la mamma molesta verrà colta da logorrea a cascata e non smetterà mai di parlare di suo figlio, delle maestre, dei programmi, delle recite che faceva lei da piccola fino ad arrivare al teatro degli antichi greci. Se vedete una mamma con a lato due posti vuoti anche se il teatro è pieno e ci sono persone in piedi, probabilmente c’è un motivo.

La mamma Martha Stewart

Questo tipo di mamma si fa riconoscere già un mese o due prima della recita. Apre un gruppo di whatsapp, invita tutti e se commettete l’errore di partecipare, sarete in suo potere.

Il suo obiettivo è quello di organizzare un rinfresco per la recita. Un’idea carina, pensi.

Si parte con l’idea che “ognuno porta qualcosa”, e quel qualcosa può anche essere una bottiglia di succo di frutta a marchio super, e si arriva ad un buffet al cui confronto quello di Pippa Middleton per il suo matrimonio impallidisce.

Quando attaccherà con “Chi fa i vol-au-vent al tartufo bianco?” ci sarà un fuggi fuggi generale. Mamme che rinunciano a venire alla recita, o ci vengono sotto mentite spoglie, pur di non dover prendere ferie e aprire un mutuo per contribuire al menu a cinque stelle da lei studiato.

La mamma in sindrome pre-mestruale 

La mamma in sindrome pre-mestruale è quella che gioisce quando scopre che il figlio fa l’erba, perché forse questa volta riuscirà a contenere le emozioni. Ma non ce la fa.

Vedere il frutto del suo ventre, quello che fino a poco tempo fa gattonava e mangiava solo pappette, mentre è sul palco e canta e balla di fronte a tutti, le causa una prorompente crisi di pianto. E quando lo spettacolo fa ridere, lei ride e piange insieme.

Piange perché è felice, e orgogliosa, perché non aveva mai pensato di meritare un amore così, una gioia così grande. Ed è stupido, stupidissimo che ti venga in mente guardando una recita, ma è questo l’effetto che gli spettacoli di fine anno provocano a molte mamme.

Che pure non sono in sindrome pre-mestruale. Ma probabilmente, c’è una mamma in sindrome pre mestruale in tutte noi. In fondo, nemmeno la mamma salvatemi si perderebbe mai un saggio di fine anno.

E voi che tipo di mamma siete durante saggi e spettacoli di fine anno? Conoscete qualcuna delle mamme-tipo di cui abbiamo parlato? E qual è la vostra preferita?

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Источник: https://www.pianetamamma.it/il-bambino/giocare-e-crescere/cosa-pensano-genitori-recite-fine-anno.html

Gravidanza
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